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mercoledì 27 luglio 2016

113. PUNTATE "Music in the Mail" DEDICATE AI DUO EDP


   Come ben saprete una tra le interessanti collaborazioni dell'EDP riguarda la trasmissione in onda dei brani di alcuni duo elettrici italiani chitarra-batteria negli States grazie a Kipli e al suo programma "Music in the Mail" all'interno di Free Radio Santa Cruz. Il programma va in onda ogni venerdì alle ore 18.00 e può essere ascoltato alle frequenze 101.3fm, in streaming al sito della radio, oppure riascoltando le puntate nell'archivio del programma.
   Per saperne di più sulla storica radio pirata, su Kipli dj e la nostra collaborazione, qui  il post con la splendida intervista alla diretta interessata. A seguire invece la lista delle puntate dedicate ai nostri duo.

Ascolto in streaming www.freakradio.org
Broadcast di tutte le puntate www.mixcloud.com/kipli

Free Radio Santa Cruz
Music in the mail
Livia Monteleone


PUNTATE DEDICATE AI DUO EDP


Articolo ad opera di Giusy Elle
www.facebook.com/groups/electricduoproject
electricduoproject@gmail.com



112. FREE RADIO SANTA CRUZ: Edp on air negli States


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INTRO
   Il 2016 è iniziato con una spiacevole sorpresa: da un giorno all'altro RockGarage Radio, all'interno della quale curavamo una rubrica di duo Edp ogni due settimane, ha improvvisamente chiuso i battenti. Di fronte all'esosa richiesta di pagamento per la trasmissione, da parte della Siae, gli organizzatori hanno deciso di declinare... ritenevano ingiusta la somma per loro che, progetto senza fini di lucro, trasmettevano un podcast diffuso da altri emittenti... (qui l'articolo della collaborazione con tutti i motivi della chiusura). Ci siamo trovati così senza duo "on air" dopo questa piacevole esperienza con il progetto radio di RockGarage e ci siamo perciò subito attivati per coprire la lacuna. Radio ce n'è tante, sul web, ma a noi piace sempre dare priorità a chi di duo se ne intende, se non addirittura a chi suona direttamente in una band di questa line-up, così, memori di una collaborazione già imbastita ma mai sviluppata, abbiamo contattato nuovamente Livia Monteleone, la polistrumentista pugliese da molti anni residente negli States, compare di Bob Cillo nel duo DIRTY TRAINLOAD negli anni 2009-2011 (qui il nostro articolo a loro dedicato). Livia, da squisita persona che si è sempre dimostrata, ha rinnovato la sua disponibilità per la collaborazione proposta, questa volta in maniera definitiva. Si trattava soltanto di attendere una nuova sede per Free Radio Santa Cruz che, da storica radio pirata degli States, deve ripetutamente cambiare la base d'appoggio per sopravvivere... Nel frattempo siamo arrivati alla pubblicazione della EmilyDuo Compilation (qui), molto apprezzata da Livia, che per il riavvio del suo programma ha deciso proprio di iniziare da qui, presentando l'Edp in generale e scegliendo 4 brani dalla suddetta compilation (ecco il podcast della prima puntata). Il frutto dell'unione di oggi porterà poi molti altri dei power duo italiani ad essere trasmessi via radio nei prossimi mesi, niente meno che in California!
   L'emittente: FREE RADIO SANTA CRUZ, 101.3fm (e in streaming al sito della radio); il programma: "Music in the Mail" in onda ogni venerdì ore 18.00; la presentatrice: Kipli Dj...
   Ma procediamo con ordine andando a presentare questo splendido personaggio che è Livia Monteleone...





BIOGRAFIA
   Dietro lo pseudonimo Kipli troviamo un volto già noto, qui all'EDP: Livia Monteleone del duo Dirty Trainload. Livia nasce in Italia (Genova, 1954, ma cresce a Bari), scopre il mondo del rock psichedelico e del punk britannico grazie al fratello maggiore e già a 18 anni abbandona la famiglia per farsi un po' di esperienza di vita. Fermatasi infine a Roma per sei anni studia per un po' lingue straniere all'univeristà, canto lirico, improvvisazione vocale e jazz. Suonava già un po' di chitarra quando un incontro con un trio di buskers stranieri le apre gli occhi nei confornti di una realtà ancor più affascinante, quella di musicista vagabondo... Erano gli ultimi anni '80 e dopo un periodo di 'immersione profonda' nel mondo degli street performers e uno studio forsennato di accordi jazz sulla chitarra, partì anche lei all'avventura per un lungo periodo, a cavallo della propria moto. Un'esperienza di vita che la mette in contatto con tanti splendidi personaggi underground: musicisti, artisti, giocolieri, performers di ogni tipo, e anche molti artigiani di talento. Dopo più di un anno di avventure 'on the road', passato viaggiando come street musician in Europa, grazie ad un amico sassofonista approda infine in California, a Santa Cruz, città da sempre nido di idee nuove e ribelli, comunità attiva nei campi dell'arte e della musica, patria per chi si batte per l'ecologia, la salute, la vita alternativa e spirituale. Qui suona dapprima nel mondo del jazz, poi, imbracciata una chitarra elettrica, dà vita ad un paio di band che producono i suoi pezzi in stile funk-rock. Tra tutti i progetti con cui collabora il suo preferito resta comunque il duo Dirty Trainload con il quale ha suonato per un paio di anni e co-scritto l'album "Trashtown" (2011, Otium-CNI). Livia ha anche una professione in mano, quella artigianale di vetraia, e nell'arco di vent'anni sono molte le opere grandiose in vetro piombato che nascono dalle sue mani, grandi progetti per privati, chiese ed opere pubbliche. Purtroppo un incidente con la sua moto la costringe all'inoperosità e causa i molteplici interventi a cui viene sottoposta è costretta ad abbandonare ogni progetto musicale e lavorativo. E' in questo periodo che la sua vita prende una svolta nuova. Inizia a frequentare Free Radio Santa Cruz (FRSC) come ospite nel programma di un amico, familiarizzando con la stazione indipendente e progettando infine il suo programma personale.
   Free Radio Santa Cruz nasce nel 1995 e si tratta di una vera e propria radio pirata, ebbene sì, proprio una radio pirata! ma con delle caratteristiche peculiari: una delle uniche negli States ad essere sopravvisuta per così tanti anni (citata anche da Wikipedia in una lista di radio pirata storiche)  e nata nella comunità per la comunità, tanto da essere da questa adorata e rispettata. Nel 2010 riceve perfino una targa di riconoscimento niente meno che dal sindaco stesso di Santa Cruz! Tale Mike Rotkin... Il film "I Love Radio Rock" del 2009 del resto, che glorifica una radio pirata inglese degli anni '60, contribuì molto a dare maggior notorietà e rispetto a queste tipologie di realtà (qui il trailer). Con studio e locazione dell'antenna ovviamente clandestini, da 20 anni è sì on air senza permessi nè pagamenti ma anche senza pubblicità e under-writers essendo portata avanti dalle donazioni della comunità e dai programmatori stessi che si auto-finanziano e auto-gestiscono. Il broadcast è sempre presente, 24 ore al giorno, ogni giorno, in sfida alle regole federali; vanno in onda per protestare contro il controllo delle onde radio e per produrre e far ascoltare una diversità di programmi non offerti nelle stazioni radio comunemente controllate dalle corporazioni federali. FRSC è inoltre parte di un crescente movimento di micro-radio, che supporta il lavoro di media indipendenti e altre stazioni radio pirata e non commerciali.
   E' muovendosi tra questi studi che nota una miriade di cd, ancora nel loro involucro, prender polvere sugli scaffali... erano album spediti all'emittente da musicisti come lei, da band desiderose di un ascolto, un passaggio radio e che invece giacevano totalmente abbandonati nel dimenticatoio! Nello spirito DIY della radio si prende l'impegno di ascoltarli e catalogarli scoprendo, nel contempo, delle produzioni molto interessanti, dei piccoli capolavori... ecco allora l'idea di aggiungere un programma al palinsesto della radio, un intervento periodico che potesse dar luce e merito a tutte queste realtà sconosciute dell'underground che inviavano il loro materiale alla radio. Era il Marzo del 2014 e nasceva il programma radiofonico "Music in the Mail" programmato e condotto dalla nostra Livia, in arte Kipli. Col tempo le cose si sono evolute ed ora è Livia stessa a cercare attivamente band interessanti da proporre al proprio pubblico o a farsi inviare materiale nella propria casella postale (da cui il nome del programma). Non si limita ad un genere specifico, anzi, il suo spettro musicale è vario e comprende stili tra i più disparati, l'importante è che ci sia qualcosa di nuovo e originale da proporre.
   Nel programma si trasmettono alcuni brani delle band selezionate e di alcune si passa ad un vero e proprio approfondimento con presentazione e intervista telefonica. Duo vari sono già comparsi in programma grazie all'attenzione di Livia per questa line-up, e perfino la sua prima puntata, quasi per caso, si incentra su questa formazione. Vengono inoltre presentate altre realtà musicali, come etichette indipendenti di particolare interesse con le quali Kipli ha deciso di collaborare. E' in questo spirito di collaborazione e semplice desiderio di informazione che nasce il rapporto tra Music in the Mail e EDP. Di tanto in tanto Livia selezionerà alcuni power duo italiani chitarra-batteria dalla nostra Community presentandoli infine tramite i canali del suo programma radiofonico. Un altro servizio, tra quelli già attivi, che aggiungiamo ai nostri duo italiani e nel contempo un canale internazionale per la diffusione del fenomeno power duo e dell'operato dell'EDP. Sarà nostra cura aggiornare il link qui di seguito con tutti gli interventi radiofonici a noi dedicati.
   Lieti di accrescere le modalità di diffusione dell'EDP, passiamo ora ad un incontro diretto con Livia Monteleone che ci presenterà il suo concetto di informazione musicale, la sua visione politica della vita, la sua dedizione e servizio per la comunità e molto altro ancora. Un'intervista lunga e approfondita per una persona che merita davvero!

Ascolto in streaming www.freakradio.org
Broadcast delle puntate www.mixcloud.com/kipli
"I Love Radio Rock" trailer del film https://www.youtube.com/watch?v=qX1SSiFWF-s




INTERVISTA
1.Ciao Livia, lieta di presentare finalmente la nostra collaborazione musicale! Tra il tuo programma radiofonico "Music in the Mail" e la realtà EDP. Dimmi, in che misura hai considerato interessante il nostro Progetto italiano?
Penso che qualsiasi iniziativa che aiuti il network del mondo musicale sia importante, necessario!
Mettere in luce il lavoro di un'artista, o di una band, che meritano attenzione, è certo una cosa utilissima, soprattutto per un universo sonoro che gravita lontano dal mainstream.

2. Prima di arrivare alla radio, parliamo un po' di te: come sei diventata polistrumentista?
Finire con più di uno strumento, e spesso suonando contemporaneamente più strumenti di quanto sia saggio fare, è stata un po' una sorpresa sviluppatasi lentamente... un ossimoro.  Da sempre la mia strada si è sviluppata con una chitarra. Imparavo vagando fra le acque di diversi stili, mano a mano, fra l'altro invidiando e desiderando spesso lo strumento altrui!
Con le mie bands ero sempre alla chitarra ritmica, ma scrivevo spesso i riffs o le linee di basso.  Arrivata alle soglie del vagone di blues dei Dirty Trainload, con quella locomotiva inarrestabile di Bob Cillo alla chitarra... non c' era da pensarci due volte: a parte la mia funzione principale, la voce, dovevo sostenere e partecipare al suono che volevamo raggiungere con i pezzi che scrivevamo. Un suono sporco, immediato, diretto, 'in your face'.  Ho cominciato con un voice effect dai 10000 settings (!) e un set up di batteria un po' ispirato ad uno dei miei duo preferiti!!  ...si chiamavano Restavrant e ora Snakearm, check them out. Grancassa e charleston con giocattoli vari fissati al floor tom e pentolame vario appeso intorno a me. Ho provato e riprovato e son riuscita a cavalcare il mulo testardo dell'one-man-band, suonando un banjo tenore o un'armonica, mentre marcavo il tempo. Poi si è aggiunto un'occasionale presenza della chitarra baritona, finendo con avere appunti su quali strumenti dovevo suonare per i diversi pezzi, tanto era il girotondo immane!

3. Come hai deciso in così giovane età di abbbandonare tutto e tutti per una vita musicale all'avventura in giro per il mondo?
Ho sempre avuto la sensazione, o meglio, la consapevolezza, chiara e limpida, che questa vita è la mia opportunità all'esistenza. Non ho pazienza per 'itinerari dovuti'. L'università, formar famiglia, il 'lavoro' proficuo, o sicuro... chi se ne frega. Ho da sempre voluto esplorare e sperimentare, imparare quanto più posso, ciò che mi importa, e a modo mio. Viaggiare soddisfa una enorme parte di questi bisogni, la musica un'altra.

4. Quali i ricordi belli di quel periodo e quali le difficoltà?
Ricordi magici: suonare con gente con cui non puoi parlare la stessa lingua. Capirsi a gesti, e poi incontrarsi in pieno fra le note.
Le difficoltà: la povertà ti limita certo i movimenti! C'è parecchio che non ho potuto fare... non ne ho avuto i mezzi. Ma ho fatto molto, moltissimo... con ben poco in tasca. Ho anche dovuto vivere la diffidenza di persone di vedute limitate e cultura un po' chiusa, non abituate a vedere una ragazza che viaggia da sola in moto (non ne ho incontrata un'altra, di donne in moto, negli anni '80... in tutta Europa!), o con il mio stile di vita 'on the road'.

5. Come sei approdata infine a Santa Cruz, California?
Mi son trasferita a Santa Cruz al seguito di un amico sassofonista californiano, col quale avevo scorrazzato un po' in moto per l'Europa e l'Africa. Ho sempre vissuto in grandi città, e volevo una vita 'in the country', ma non lontana da quegli elementi culturali che per me sono importanti. Santa Cruz, ad un'ora di auto a sud di San Francisco, una città piccola e decentrata, culla della cultura Hippie, centro di una università ed un college, patria del surf, dello skateboard, della mountain bike, del rock psichedelico, della lotta per la Marjuana legalizzata, mi calzò a pennello.

6. Oltre che polistrumentista non hai nemmeno barriere di genere musicale, com'è suonare in ambienti jazzistici e poi fondare rock bands?
Ognuno ha la propria crescita, e a volte sembra un pò una metamorfosi.
Non ho avuto nè una guida, nè una persona fidata a cui affidarmi o con cui confidarmi. Se come ascoltatrice il mio mondo era popolato dal rock ed il blues sin da giovanissima, come cantante e chitarrista non sapevo come svilupparmi. Ed ero solissima. Non rinnego nulla, tutto mi è servito, e molto. Siamo tutti il prodotto di ciò che abbiamo fatto, ed io sono contentissima del mio fardello del passato. Devo dire che mi ha aiutato tremendamente a crescere. Certo è che non mi interessa per niente esprimermi con sofisticati 'scat' o frasistica jazz, o far sentire i miei acuti da alto soprano. Mi interessa colpire il cuore del concetto, far vibrare le corde che contano, raggiungere il bulls-eye del target sonoro ed emotivo con quello che propongo con la musica e le parole. ...E divertirmi!
E come ho notato poi fra tanti bravissimi musicisti, l'apertura a diverse forme espressive del suono è una conseguenza naturale di chi ha curiosità ed apertura mentale, culturale. Se ti trincei dietro al tuo punk rock o il tuo garage blues, o la tua musica elettronica in modo esclusivo, perdi un cosmo di meraviglie. Questo comunque non significa che non hai dei filtri. Anzi. Penso di avere dei filtri a tripla trama. Solo il fior fiore, per Music in the Mail!

7. In seguito al tuo incidente in moto la tua vita è cambiata. Ha subito uno stop e una svolta, ci vuoi parlare di quell'esperienza?
Hhhhmmm... no. Scherzo... Che dire, un giorno sei lì a due passi dal tuo tour con Bob Cillo, una sfilza di pezzi nuovi bollenti, date in tutta Europa, ed il giorno dopo ti han detto che son passate 2 settimane, e che non sei morta e che fra qualche mese potrai perfino camminare... La mia comunità di amici si è riunita intorno a me, e mi ha aiutato per un anno intero (Bob incluso!), dividendosi il calendario per occuparsi di me. Sedia a rotelle, droghe pesanti, un sacco di operazioni. Quattro anni tosti tosti.
Sono la stessa persona, ora, nessuna epifania spirituale, ma son piena di gratitudine verso i miei amici e la mia famiglia, ho una gran voglia di vivere, una gran gioia, desiderio di fare mille cose, aiutare quanto più posso la mia comunità, e non ho paura di nulla. No, manco di risalire su una moto...

8. Free Radio Santa Cruz è una delle realtà che hai incontrato in questo nuovo percorso: descrivici lo spirito dell'emittente, i suoi scopi e la sua difficoltà nel portare avanti i propri intenti.
FRSC è una radio pirata da lunga data, fin dal 1995, e una delle poche ad aver sopravvissuto così a lungo. Alcuni dei fondatori sono ancora fra noi, nel collettivo, e son davvero personaggi incredibili, dei militanti delle airwaves. Nel collettivo siamo tutti volontari, e ci auto-tassiamo per provvedere alle spese. A volte organizziamo eventi fund-raisers, e comunque siamo sempre 'in rosso'.
Ogni giorno ci sarebbe il rischio che la polizia si presenti con un mandato di perquisizione e che si chiuda tutto. Ma non succede da molti anni. Successe forse tre volte, da quanto ho sentito, di certo negli anni '90. Invece la comunità ama Free Radio Santa Cruz, e la sostiene.
Spesso invece dobbiamo cambiare la sede dell'antenna, quella infatti è la parte “pirata” (come riproposto nel logo) più visibile e fragile di questo enterprise. A volte abbiamo dovuto cambiare la locazione nel giro di due settimane! Ci vuole molta pazienza, aiuto di un bel gruppo di gente, pick ups grandi, e l'intervento di un paio dei nostri 'ingegneri' per dirigere tutto il lavoro. Ovvio, ci vuole anche un nuovo 'pirata' che abbia fegato ed un posto adatto di sua proprietà da offrire per l'antenna. Proprio di recente abbiamo avuto uno stop causa fase di trasferimento. Questo quindi è un enterprise totalmente illegale ma noi ne andiamo fieri!
Andiamo in onda per protestare il controllo delle onde radio, per portare controllo e responsabilità locale alla comunità dei media, per produrre e mandare in onda una diversità di programmi che comunemente non vengono proposti nelle stazioni radio controllate dal potere delle corporazioni. L'FFC (Federal Communications Commission), si occupa del regolamento delle onde radio nell'interesse pubblico ma noi crediamo che abbia fallito in questo incarico dimostrandosi invece controllato da interessi monetari.

9. Muovendoti tra l'Italia e gli States, tua seconda patria, hai una prospettiva ampia e realistica delle realtà musicali nei due Paesi. Inoltre come hostess di un programma radiofonico per realtà underground sei la persona più adatta a rispondere a queste domande: come ci descriveresti il panorama musicale underground negli States? Le giovani band d'Oltreoceano incappano nelle nostre stesse difficoltà per emergere dal Mare Magnum dell'anonimato?
Ho il sospetto che il panorama musicale underground ovunque assuma diversi aspetti, forme, rilevanze, ricezione, in modo immediato, imprevedibile. Tutto può cambiare nel giro di poco tempo.
Da diciottenne ho lasciato Bari che non aveva che un debole battito cardiaco per quanto riguarda una cultura musicale underground. Ora l'intera Puglia mi sa dà parecchi punti alla mia Santa Cruz, alla lunga. Ho imparato che non è più prevedibile come una volta: ci si aspettava le chicche a New York, San Francisco, Los Angeles, Seattle. Ora ci sono artisti fuori dall'ordinario dove meno te li aspetti, e a volte se son più di due, creano una corrente già lì, nel buco di Timbuktu.
Il crollo del muro di Berlino come sappiamo ha creato una geografia culturale diversa, che negli ultimi due decenni ha maturato panorami musicali nuovi, pieni di energia, rinvigoriti da nuove influenze.
Il crollo del monopolio delle case discografiche ha cambiato la situazione per la produzione, e lo sviluppo a macchia d'olio dei forum internet ha modificato il consumo. Al di fuori del noioso mainstream la gestione è sempre più in mano agli stessi artisti, il potere è decentrato. E` un bellissimo periodo, secondo me. Un pullulare di talento, di forme espressive diversissime, e non ci sono confini. Dalla 'mia' West Coast al Giappone (questo il territorio 'coperto' fin ora dal mio programma) trovi bellissima musica, artisti che meritano attenzione.
Le difficoltà sono un pò le stesse dappertutto, immagino. A condizioni simili, simili problemi.
Nelle città più grandi o venues popolari è più difficile ottenere gigs, pagano poco e magari devi garantire un certo numero di pubblico, a meno che tu non abbia un nome abbastanza conosciuto che da sè garantisce quel tipo di richiesta. Bands organizzano tours affidandosi all'entusiasmo e all'appoggio 'concreto' dei loro sostenitori.
Io stessa ospito intere bands a casa mia quando passano a suonare per Santa Cruz!
Nel Mare Magnum dell'anonimato nuota la maggior parte di noi musicisti, su tutto il pianeta, e si arriva sulla spiaggia una bracciata alla volta, con molto lavoro, con dedizione, molti gigs.
Dovremmo sostenere e promuovere tutte quelle piccole realtà ed iniziative che ospitano eventi artistici fuori dal mainstream. Quelle sono le culle del successo. Di tutti noi.

10. Come selezioni le band da trasmettere e quali i criteri per mandarle in onda?
...“Music in the Mail”: il concetto iniziale era che io suonassi pezzi scelti dai cd che riceveva la radio. Ora le cose si sono evolute ed io stessa sono molto attiva nel cercare bands interessanti da proporre alla mia audience.
Ovvio le mie scelte sono dettate soprattutto dal mio gusto che però, col tempo, si è evoluto in direzioni diverse, con interesse sempre crescente verso musica fuori dall'ordinario, dal prevedibile. Musica fuori dal canone 'canzone', musica che spinge i confini del cervello. Detto ciò apprezzo anche la tradizione, se fatta bene e con personalità. Insomma, il mio gusto spazia a 360 gradi, ma ho un filtro a trama fitta. Non per questo ho uno spettro musicale limitato, anzi, i generi e le bands che propongo sono fra i più disparati. Ciò che conta per me, è che siano interessanti, che propongano qualcosa che sia completamente fuori dagli 'stampini musicali' che ammorbano l'universo e che eseguano bene quel che vogliono suonare.

11. Hai all'attivo collaborazioni anche con case discografiche interessanti e particolari, cosa ci dici al proposito?
Ho cominciato -e continuato- soprattutto con contatti diretti con le bands, aiutata un po' dal fatto che già conoscevo alcuni gruppi e persone. Bob Cillo, con tutti i suoi numerosi contatti con gente splendida, che apprezza da tempo Dirty Trainload, mi ha dato più che una mano, mi ha dato tutto un braccio!
Ma se vogliamo parlare di case discografiche... please! Fatevi un favore! Fatevi un giro musicale accompagnati dalla casa produttrice Music a la Coque. Pino Montecalvo è da molto tempo un talent scout e coraggioso produttore.
Anche i Lepers Production offrono parecchio materiale fuori dall'ordinario ed un approccio puramente anarchico, sia nelle collaborazioni musicali, che nel consumo. Miriadi di saporiti downloads gratuiti.
Ho usato poco le case discografiche più 'tradizionali', come per esempio Zephir Music in Belgium
perchè, come ho menzionato, preferisco un approccio diretto con le bands.

12. La tua esperienza come dj radiofonica in cosa ti ha arricchita?
Non mi ritengo proprio una “dj”. Spesso mi presento come 'DJ Kipli' perchè aiuta la mia identificazione immediata con un progetto radiofonico e musicale. Ma in realtà il mio è un lavoro di ricerca, da talent scout, poi da editor, scegliendo il materiale, segmenti di intervista, reviews, ed aggiungendo anche le mie umili opinioni. Questo tipo di lavoro ha raffinato le mie capacità di 'ascoltatore'. La mia attenzione è più affilata. Provo un grande entusiasmo quando dei talenti pazzeschi come Duke Garwood, o Noura Mint Seymali accettano di collaborare con me. Sento che non ci sono confini per quello che posso fare con il mio show, chi posso proporre, è come... sky is the limit! Sento anche una certa 'responsabilità' (e gran piacere) nel promuovere gente che merita, ora che indosso una veste che -nel suo piccolo- me lo permette.

13. So che dedichi altro tempo della tua vita alla comunità di Santa Cruz, ci vuoi parlare della tua attività di volontariato?
In breve: sono la leader di un gruppo di supporto per un centinaio di persone afflitte da Linfedema, una condizione (trauma meccanico del sistema vascolare linfatico) spesso conseguenza del percorso terapeutico del cancro, soprattutto per le donne. Non c'è molta informazione, perfino nel mondo medico, nè strutture, per un problema che affligge il 40% circa delle donne che hanno subito mastectomia o isterectomia (ed altri tipi di interventi chirurgici).
Mentre ero in cura per via del mio incidente, ho studiato per diventare terapista del linfedema, e da un paio di anni offro sessioni terapeutiche gratuite a chi non se lo può permettere. Collaboro con diversi centri, due cliniche a Santa Cruz, e poi partecipo ad iniziative di volontariato che beneficiano i senza tetto. Partecipo come posso, quanto più posso. Incontro bella gente e mi sento utile. Complimenti, davvero!

14. Avevi anche un'altra professione, oltre quella di musicista, prima dell'incidente: eri artigiana vetraia, artista del vetro piombato, lavoro che sei riuscita a riprendere in mano solo di recente. Hai realizzato opere grandiose in vent'anni di attività, raccontaci come è nata quest'avventura, come realizzi le tue opere, dove si trovano adesso...
A 30 anni mi son sentita finalmente in dovere di 'crearmi un mestiere'. Ero a San Francisco. Mi son guardata intorno, ed ero circondata da vetrate piombate stile vittoriano, Art Deco, e giù di lì.
Ho pensato: imparo a far vetrate e poi propongo disegni diversi. Ho trovato un artista che mi ha preso sotto la sua 'ala', ho lavorato gratuitamente per lui per un paio di anni, apprendistato 'vecchio stile' insomma,
e poi mi son messa in proprio. Quando mi son trasferita a Santa Cruz ho accettato l'unico lavoro a tempo pieno che abbia mai avuto in vita mia, e per 10 anni ho avuto la fortuna di essere a capo di progetti maestosi, per chiese ed edifici comunali. Queste opere sono sparse in Sylicon Valley, giù nella Monterey Bay, a San Francisco, ed ovviamente nella contea di Santa Cruz. Veramente dei lavori spettacolari, Livia. Complimenti!

15. Nonostante i tuoi innumerevoli progetti musicali, ricordi sempre con affetto e nostalgia la collaborazione con Bob Cillo nei Dirty Trainload. Raccontaci la tua versione di quel periodo.
Bob Cillo è un Bluesman con la B maiuscola. Onestamente: un pezzo da 90. E' anche una gran bella persona. Una bomba di energia. Eravamo un 'team' che funzionava a meraviglia, davvero in sintonia per il 'come' ci si dedicava. Musicalmente davo a Dirty Trainload una presenza rock mentre Dirty Trainload svelava la mia anima blues. Abbiamo scolpito quel bell'album, Trashtown, con dedizione ed entusiasmo. Abbiamo collaborato nel mezzo di pazzesche difficoltà e circostanze, e non abbiamo permesso che nulla diventasse un ostacolo insormontabile. A volte Bob ha dovuto praticamente portarmi sul palco in braccio. Dei nostri tours ho amato ogni momento, i posti magnifici visitati durante i viaggi, gli amici nuovi e quelli ritrovati, altri musicisti, bocconi divisi in un'osteria, e soprattutto, of course, i nostri concerti, i momenti sul palco.
Ora Dirty Trainload va forte, sempre sui binari sudici del blues di quell'inarrestabile treno in corsa che è Bob.

Bene carissima Livia, grazie a questa intervista abbiamo conosciuto meglio la bella persona che sei. Non possiamo far altro che augurarti il meglio per il tuo futuro, mentre restiamo in contatto per i duo "on air"... sarà un piacere lavorare con te! Lunga vita alla collaborazione mentre ti lascio intanto concludere...
Grazie Giusy, grazie EDP. Sono onorata per cotanta attenzione nei miei confronti.
Auguro a tutti coloro che saggiamente seguono il progetto EDP, bellissime scoperte musicali di cui godere!
E a voi, duo italiani: non vi meravigliate se un giorno di questi busserò alla vostra porta...
Livia Monteleone – in arte: Kipli

Sito Radio: www.freakradio.org
Archivio delle puntate già andate in onda: http://www.mixcloud.com/kipli
"Music in the Mail" - Free Radio Santa Cruz - PO Box 7811- Santa Cruz, CA 95061 USA




Articolo ed intervista ad opera di Giusy Elle


venerdì 15 luglio 2016

111. RECENSIONE30: Terminus Ep by Nadsat




   Quello di oggi è un duo nuovo, formato nel 2015 nella bassa bolognese. I fondatori: Michele Malaguti e Alberto Balboni, rispettivamente chitarra elettrica e batteria. Il lavoro discografico: Terminus Ep.
   Entrambi amanti della letteratura e cinematografia fantascientifica, trasportano questa loro passione all'interno del progetto musicale che, dal nome della band NADSAT (lingua inventata dallo scrittore Anthony Burgess nel suo Arancia Meccanica) fino ai titoli dei loro brani, ricalcano terminologia ed eventi provenienti dal Cielo, dallo Spazio e da ipotetici mondi futuri. L'Ep Terminus risulta così un concept album imperniato intorno a questo argomento.
   I brani sono per lo più strumentali, a parte il finale -brevi strofe cantate dallo stesso Michele- e la traccia iniziale che, come un intro, ci prepara alle sonorità intergalattiche proposte dai due. La voce di Gianni Pedretti (collega di Michele nella band Detour Doom Project) con spoken word ci ricorda la fragilità della Terra mentre si atterra in un altro pianeta da conolizzare... Si tratta di cinque pezzi per una ventina di minuti abbondanti di musica nei generi math rock e noise, impreziositi da interventi prog e psichedelici.
   Magistralmente registrato al SubCave Studio di Bologna da Gianluca "Pecos" Grazioli è stato pubblicato il 21 Marzo 2016 e distribuito e coprodotto da Kaspar House. L'artwork è ad opera di Inserirefloppino (il batterista Marco Migani del duo corregionale San Leo) ed è seguito dall'Ufficio Stampa La Concertini di Musica Brutta.
   Per tutti i dettagli sulla band e per l'intervista ai due, rimando al nostro articolo di presentazione ai Nadsat (qui).


Ascolto integrale di Terminus Ep

Contatti:
www.facebook.com/nadsatmusic
www.nadsat1.bandcamp.com/releases
www.youtube.com/channel/UC7gEpJUXFJqWtCHIgYPlAtg
Booking: nadsat.band@gmail.com



TERMINUS EP

1.Kepler-452B
2.Landing
3.Ares3 (presente nella nostra EmilyDuo Compilation)
4.R.Romina
5.Eta Carinae



RECENSIONE
NADSAT
TERMINUS EP (Autoprodotto/Kaspar House 2016)
Genere: math rock, noise, strumentale, sperimentale.
Voto: 6,5/10

Ecco che, direttamente da Bologna, mi capitano per le mani questi NADSAT, duo Noise/Math-Rock formato da Michele Malaguti (Chitarra, Sample,Voci, Concept) e Alberto Balboni (Batteria, Concept).
Il disco in questione è il loro primo lavoro, un EP di 5 tracce, della durata complessiva di circa 21 minuti e totalmente strumentale, eccezion fatta per le tracce 1 e 5. Ispirato da opere cine-letterarie fantascientifiche e da tutto ciò che concerne i fenomeni universali, ha come concetto i curiosi dilemmi dell’uomo che sgomento, ad ogni alzata di sguardo verso il cielo, si chiede il perché dell’esistenza di questo ignoto che lo circonda.

Si parte con ‘Kepler-452b’, intro dalle atmosfere claustrofobiche, con un insert vocale in italiano parlato da Gianni Pedretti (Colloquio, Detour Doom Project, Neronoia). Il brano scorre bene ed introduce, in un andamento dal vago sapore Doom, ‘Landing’. Questa seconda traccia già fa capire le “cattive” intenzioni del duo, orientato sulla possenza e sul groove. Il tempo di immedesimarmi e ‘Landing’ è già alla fine (al minuto 3.31 odo un miagolio, e non è un mio problema neuronale. Provare per credere!). Segue ‘Ares 3’, rapida nell’esecuzione e chirurgica come un bisturi, fino al finale lento e roccioso. Come se non bastasse, la successiva ‘R.Romina’, è introdotta da una interessante scarica di batteria che porta ad un’apertura quasi Psycho/Punkabilly che ben presto lascia spazio, a metà brano, ad atmosfere sulfuree da Sludge, per tornare alla psicosi iniziale. Si chiude in bellezza, con ‘Eta Carinae’. Con i suoi 6’16’’, è il brano più lungo del disco. Nonostante ciò, la ricchezza di suoni e le variazioni ritmiche ben studiate, lo rendono fluido e non noioso. A circa 3’55’’ c’è una parte cantata, che porta il tutto ad un delirio ritmico e ad una chiusura, così come l’apertura, che viaggia tra spazio e orbite.
Insomma, davvero un bel lavoro, questo ‘Terminus EP’. Ben pensato, ben realizzato e senza troppi fronzoli. Come dicevo, sono circa 21 minuti al servizio di rumori ben congegnati, suoni al limite della neo-psichedelia e ritmiche all’insegna del groove. Un buon inizio, per un duo che potrebbe benissimo guardare al cielo e viaggiare proprio in quegli orizzonti e spazi sconfinati, a cui si ispira.

Danilo 'Damage' Peccerella







Articolo ad opera di Giusy Elle

110. Il Cielo, lo Spazio e il Cosmo dei NADSAT


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EmilyDuo Compilation


INTRO
   Dopo la presentazione ufficiale dell'EmilyDuo compilation, il fortunato volume 3 delle compilation regionali Edp (evidentemente dedicata ai duo chitarra-batteria dell'Emilia Romagna e presentata nello scorso articolo), ritorniamo a parlare di band, presentandovi un duo proprio di questa regione. Come per altri duo trattati ultimamente (vedi i GLOBETROTTER o gli HYSM?DUO), ci troviamo di fronte a musica strumentale, in questo caso in chiave math-rock sperimentale. Vediamo quindi di scendere nei dettagli dei NADSAT...

BIOGRAFIA
   Libri e film di fantascienza, profondità dell'universo, sonde spaziali e pianeti lontani... queste le coordinate stellari del duo chitarra-batteria di recente formazione NADSAT, nato nel 2015 nella bassa bolognese, da due giovani ragazzi provenienti da Crevalcore e San Giovanni in Persiceto. I due in questione sono il chitarrista Michele Malaguti (1992), che si adopera anche ai campionamenti e in qualche rara occasione alla voce, e il collega batterista Alberto Balboni (1990).
   Studente-lavoratore il primo (Scienze Politiche -indirizzo Sviluppo e Cooperazione Internazionale) con all'attivo collaborazioni nel mondo degli eventi musicali e lavoratore il secondo, in realtà si conoscono da parecchio tempo avendo entrambi militato nella band altrock Il Salotto del Loto e facendo attualmente parte del trio noise Carneviva (mi giungono voci di un recentissimo scioglimento della band). Come si diceva, sono entrambi appassionati di opere fantascientifiche e lo si evince già a partire dal nome. Nadsat è infatti la lingua inventata dallo scrittore Anthony Burgess per far comunicare alcuni dei giovani personaggi del suo romanzo distopico A Clockwork Orange, il meglio noto, a livello nazionale, col titolo di Arancia Meccanica. Del resto ci sono altri duo che cercano ispirazione nello sci-fi e nell'insondabilità dello spazio infinito, così ricordiamo i lombardi GRAFTAGE (qui il nostro articolo di presentazione) e i loro corregionali HIBAGON. 
Terminus è il primo lavoro discografico della band, un Ep di cinque pezzi già però strutturato nella forma di concept album ed imperniato, guarda caso, su argomenti fantascientifici. La copertina, scura e vaga, ci ricorda la profondità della volta celeste ammirata da un pianeta lontano...
   Registrato con una qualità sorprendente, musicalmente parlando si muove tra il math rock e il noise, con soluzioni sperimentali prog e psichedeliche. Assolutamente interessante, è un'opera prima che sta riscuotendo successo sia nella critica che tra il pubblico, un inizio promettente quindi per un giovane duo che avrà ancora modo di sorprenderci...
   Rilasciato il 21 Marzo 2016, Terminus Ep è stato registrato, mixato e masterizzato al Sub Cave Studio di Bologna da Gianluca "Pecos" Grazioli. Nella traccia introduttiva "Kepler -452B" (Parte? Non parte? Ah ecco, sì, inizia...) compare la voce di Gianni Pedretti (Colloquio, Detour Doom Project -con lo stesso Michele Malaguti-, Neronoia) in formato spoken word: ci presenta l'atterraggio in un pianeta da colonizzare e ci ricorda la fragilità della Terra... L'artwork è ad opera di Inserirefloppino (il batterista di un altro duo chitarra-batteria emiliano, i postrock SAN LEO). Promosso da La Concertini di Musica Brutta di Simone Barra nonché distribuito e coprodotto da Kaspar House, ha avuto l'onore di comparire su Impatto Sonoro per l'anteprima in streaming.
   Detto questo spendiamo qualche parola sull'etichetta di supporto all'ep (già presentata in fase di analisi di altri duo), passiamo all'incontro diretto con Michele Malaguti e Alberto Balboni grazie all'intervista ai due, e infine al post successivo con la recensione a Terminus Ep ad opera del nostro collaboratore Danilo 'Damage' Peccerella del duo sperimentale beneventano Globetrotter.
   Come già dissero i Nadsat stessi: "La sonda è atterrata. Inizio delle trasmissioni..."


LABELS
Kaspar House ha sede a Eboli (SA) presso lo spazio autogestito Murotorto che condividono con altre realtà. Il fondatore dell'etichetta di produzione e distribuzione è Ferdinando Farro, il chitarrista del duo afro-punk MAYBE I'M, attualmente in stand by. In catalogo, oltre ad alcuni lavori dei Maybe I'm stessi, o dei JHATOR, nuovo duo di Ferdinando (chitarra e sax), troviamo anche l'album jazz-math-core Soprusi, opera prima per i GUERRA nella lineup a due (qui il nostro articolo su di loro). Non mancano alcune registrazioni degli HYSM?DUO, interessante e prolifica band tarantina di Rock In Opposition e Avant Rock fin dal 2006, loro stessi fondatori di un'etichetta dal ricchissimo ed originale catalogo, ai quali abbiamo dedicato un articolo anche di recente.



Presenti nella nostra EmilyDuo Compilation con il brano Ares3


INTERVISTA
1. Ciao Michele a Alberto, grazie per la presenza qui all'Edp. Raccontateci come vi siete conosciuti e come nascono i Nadsat.
Ci siamo conosciuti più o meno fra il 2010 e il 2011, iniziammo a suonare insieme nei Salotto Del Loto.

2. Perchè proprio un duo chitarra-batteria?
Era già da qualche tempo che parlavamo della possibilità di formare un duo, questa cosa affascinava entrambi. Di certo c'era la volontà di provare una formazione nuova per noi, ridotta all'osso ma al contempo molto versatile e libera.

3. Quali le vostre soluzioni tecniche per reggere la mancanza degli altri strumenti?
MICHELE: le soluzioni tecniche sono molto semplici e riguardano principalmente la chitarra. Utilizzo due amplificatori, uno da chitarra e uno da basso, ma il centro di tutto è l'Octaver. Questo pedale genera un'ottava bassa e grazie ai due output posso utilizzare i due amplificatori in maniera combinata, con la sola ottava bassa generata dall'effetto che suona nell'amplificatore da basso. Sembra una cosa astrusa detta così ma è molto intuitivo e davvero semplice. Ovviamente abbiamo ricercato un suono che ci permettesse di avere la resa migliore possibile dal vivo.

4. A partire dal nome della band fino a quello del vostro Ep di debutto, fate riferimento alla letteratura e cinematografia fantascientifica. Come mai questa decisione di trasportare in musica una passione completamente diversa?
Crediamo che questa decisione sia dovuta al “salto nel buio” in cui ci siamo lanciati con questa formazione e questo progetto. Siamo sempre stati affascinati dall'esplorazione spaziale e di conseguenza dalla fantascienza. Crediamo che riflettano l'essenza profonda e inconscia del genere umano: noi siamo e saremo sempre degli esploratori, dei viaggiatori. La curiosità è la più importante e potente spinta dell'umanità: ogni grande o piccola conquista parte da lì. Inoltre la fantascienza, quella fatta bene, ha implicazioni esistenziali e sociologiche incredibili. Pensiamo ad esempio a “Blade Runner”, o alle opere di Asimov, a Kubrick, a Dick e Burgess. C'è veramente di tutto: la sopravvivenza, il concetto di Io e di volontà di vivere, l'esistenzialismo, l'ignoto, la riflessione sociologica e sul futuro, il rapporto fra intelligenza artificiale ed esseri umani.

5. Terminus è diviso in cinque tracce molte delle quali portano titoli ispirati al cosmo (sonde, stelle, pianeti). Nel caso di un concept album strumentale come questo, avevate già in mente degli argomenti specifici da trasportare in musica oppure è la musica che nasce in sala prove ad ispirare i titoli alla fine?
Per quanto riguarda il nostro Ep è difficile dire se sia nata prima la musica o il concept. Crediamo che già dalla composizione del primo pezzo qualcosa fosse nell'aria, semplicemente le due cose si sono evolute insieme sullo stesso binario. La scelta dei titoli, della grafica e dei campionamenti ha fatto il resto e ha delineato meglio il concept.

6. Quale sarebbe la trama di un ipotetico film con Terminus Ep come colonna sonora?
M: Difficile dirlo. Come regista ed estetica immagino il Ridley Scott di “Alien”. Probabilmente sarebbe una storia di sopravvivenza, un ritorno ai primordi della vita ma in un contesto di esplorazione spaziale. Sarebbe un film dai pochi dialoghi, con lunghi piani sequenza, in un ambiente ostile e terribile, ma incredibilmente bello.
ALBERTO: immagino un'odissea spaziale, quasi kubrickiana, tempeste di polvere e solitudine. Rocce, montagne, niente di più, un ambiente scarno e lontanissimo.

7. Siete un duo nuovo ma sia come critica che pubblico state ricevendo una forte risposta positiva. Ve lo aspettavate?
Sinceramente no. Sappiamo di fare musica non proprio immediata, già solo il fatto di aver fatto un disco quasi completamente strumentale può tagliare fuori una grossa fetta degli ascoltatori. Siamo soprattutto contenti del riscontro nei live, il pubblico reagisce davvero bene e per noi è una cosa bellissima. Ne approfittiamo per aprire una piccola parentesi: in Italia la musica live è bistrattata, delegittimata, considerata un fastidio. Tutto ciò è semplicemente vergognoso...la gente è affamata di musica, di cultura, di arte e di socialità. Noi ce ne rendiamo conto quando suoniamo in giro, e bisogna assolutamente sostenere tutti coloro che ancora si spaccano la schiena per creare certi eventi. Per quanto riguarda la critica fino ad ora è stata generosa con noi e ne siamo davvero felici, speriamo di continuare su questa strada e di migliorare in quelle cose in cui dobbiamo migliorare.

8. Ora siete in fase promozionale dell'album; ci sono già brani pronti per un ipotetico full-lenght?
Siamo più o meno a metà strada nella composizione del prossimo disco. Questa volta sarà un album, prevediamo 8 brani nella scaletta e quello che abbiamo fino ad ora ci piace tantissimo. Stiamo già suonando cose nuove live e per ora sembrano rendere bene.

9. Pensate di restare nelle tematiche sci-fi anche nei lavori futuri?
Il prossimo disco quasi sicuramente non avrà un concept dietro e non ritornerà la tematica fantascientifica. Forse ci sarà il titolo di un pezzo che può richiamare questi argomenti ma la cosa finisce lì. Sarà un disco libero ed eterogeneo, anche perché non vogliamo fossilizzarci su una cosa e portarla avanti per inerzia. Stiamo cercando di fare un disco sincero, viscerale e molto di pancia, forse più sperimentale e noise del primo. Vorremmo riuscire a infilare anche qualche sonorità jazzcore qua e là ma è ancora da vedere. Noi cerchiamo con umiltà di fare il nostro, quello che ci riesce meglio e soprattutto quello che ci piace.

10. Raccontateci gli ascolti musicali che stanno alla base della vostra formula personale di math-noise rock.
M: io e Alberto abbiamo gusti molto diversi, il che è una ricchezza enorme. Tuttavia spesso ci incontriamo a metà strada e abbiamo ascolti in comune. Direi che come importanza per la nostra musica sono da citare di certo gli Zu, Il Teatro degli Orrori, Zeus, Fuzz Orchestra, The Mars Volta e tanti altri. Alberto viene dal mondo metal ed ha portato alcuni elementi nel suo modo di suonare la batteria, soprattutto nella “botta” diciamo.
A: anche secondo me band come gli Zu hanno avuto grande influenza, personalmente ritrovo anche elementi nella ritmica che possono essere riconducibili a gruppi che adoro come Tool, Primus, Meshuggah.

11. E cosa state ascoltando in quest'ultimo periodo?
M: ultimamente io sto ascoltando molto gli Swans, l'ultimo dei Radiohead, Zu, Fuzz Orchestra, At The Drive-In, Oxbow. Sono anche un appassionato di elettronica e sono letteralmente innamorato di James Holden in questo periodo, mi fa impazzire. Adoro poi Ben Frost, Tim Hecker, Burial, Jon Hopkins, Four Tet, Blanck Mass e altri producer. Ho sempre detto che prima o poi uscirò con un progetto elettronico, ho qualche cosa da parte ma è ancora tutto in stallo e in fase embrionale, potrebbero volerci anni, chissà.
A: in questo periodo ascolto spesso i Meshuggah, gli Zu, gruppi emergenti italiani tipo i Cani dei Portici ed i Mood. Vorrei citare anche i Mastodon, Nine Inch Nails, Tying Tiffany, Röyksopp, moltissimo death metal (passione di famiglia) come Cattle Decapitation, Criptopsy, Death, Coffin Surfer.

12. E' appena stata pubblicata la nostra EmilyDuo Compilation (qui) dove comparite anche voi col brano Ares3. Che effetto vi ha fatto il suo ascolto panoramico? Conoscevate già tutti i duo chitarra-batteria della vostra regione?
La Emily Duo Compilation ci è piaciuta davvero tantissimo e per noi è stato un piacere farne parte. Crediamo sia davvero un ottimo punto di partenza per coloro che non conoscono i duo della regione, potendo trovare una selezione davvero eterogenea e di altissima qualità. Conoscevamo alcuni dei duo presenti, ad esempio gli amici Cani Dei Portici e Legni Vecchi, i San Leo (il batterista Marco è autore delle grafiche del nostro ep e delle nostre magliette), gli OvO e i The Chicken Queens.

13. Quali i power duo con i quali avete condiviso i palchi nella vostra recente carriera live?
Fra i duo con i quali abbiamo condiviso il palco ricordiamo con affetto gli amici Cani Dei Portici. Abbiamo aperto il release party del loro ultimo disco al Freakout Club di Bologna e resta ancora il miglior concerto che abbiamo mai fatto, a livello di esecuzione, suoni, atmosfera e pubblico. Abbiamo anche suonato un paio di volte assieme ai Legni Vecchi, nel modenese, davvero bravi e imperdibili dal vivo. A Fabriano abbiamo affiancato i GueRRRa (qui l'articolo Edp su di loro), un gruppo math/jazzcore di Terni con il quale abbiamo legato molto e che consigliamo a tutti quelli che amano la follia sonora e i tempi dispari a raffica.

Siamo alla fine ormai, vi lascio concludere...
Ringraziamo l'EDP e tutti quelli che ci mettono il loro tempo per l'intervista e le altre attività.
Noi da qui fino a settembre saremo in piena fase di composizione e non vediamo l'ora di uscire con nuovo materiale. Un saluto a tutti e grazie!

www.facebook.com/nadsatmusic
https://nadsat1.bandcamp.com/releases
www.youtube.com/channel/UC7gEpJUXFJqWtCHIgYPlAtg


DISCOGRAFIA
TERMINUS EP 2016, Kaspar House (mathrock, noise, strumentale, sperimentale)

1.Kepler-452B 
2.Landing 
3.Ares3 
4.R.Romina 
5.Eta Carinae


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Articolo e intervista ad opera di Giusy Elle
electricduoproject@gmail.com