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lunedì 14 settembre 2020

212. Il volo degli ALCA IMPENNE

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INTRO

Il duo che vi vengo a presentare oggi si chiama ALCA IMPENNE e viene da Napoli, come i loro concittadini THE MUSHROOMS (dei quali abbiamo già parlato qui), con i quali condividono pure l'estetica comune stoner, ereditata dai mitici anni '90, a dispetto dell'età di questi giovani musicisti. Anche i Catanesi ROUGH ENOUGH, presentati soltanto qualche mese fa (qui), si muovono su coordinate molto simili, a dimostrazione di come il grunge e lo stoner siano ben rappresentati al Sud dai duo chitarra-batteria.

RETROSPETTIVA 

by Marco Matta
I campani Lorenzo Abbate (chitarrista e cantante, classe 1994, studente universitario di ingengneria elettronica) e il batterista Antonio Originale (studente di batteria jazz al conservatorio di Napoli, classe '97) fondano il loro duo nel 2017 a Quarto, in provincia di Napoli, battezzandolo ALCA IMPENNE. L'alca impenne era un grande uccello antichissimo, dalle origini preistoriche, alto quasi un metro e molto simile ai pinguini e che, alla stessa maniera, non poteva volare per via delle ali troppo sottili ma che si muoveva agilmente in mare dove si tuffava e nuotava in profondità a caccia di pesci. Appartenente alla famiglia degli Alcidi, popolava un vasto areale nel Nord Atlantico ed aveva un ruolo importante nelle tribù dei nativi americani, tanto da essere un animale di culto, ma venne estinto verso la metà del XIX secolo per cause antropiche: pare che l'ultimo esemplare sia stato ucciso da dei pescatori nel 1844; secondo alcuni studi, la sua evoluzione è la piccola alca, conosciuta col nome più comune di gazza marina. Tutto questo immaginario ha influenzato la fantasia dei due giovani musicisti che hanno visto, in questa figura totemica, la storia e l'evoluzione del rock, ingombrante animale preistorico, dato per estinto, ma che ha saputo evolversi, in forma più snella, fino ai giorni nostri. E il rock che hanno scelto i nostri due, per esprimersi, è quello che giunge dalle aride e assolate terre di Palm Desert, nel suo rispolvero dell'hard rock lisergico degli anni '70, denominato Stoner. Un genere che fa capolino negli anni '90, quando Lorenzo e Antonio uscivano appena dalla culla. Una gran soddisfazione per i quasi attempati fan di questo genere, che per primi ascoltarono in diretta il suo nascere, vedere come anche le nuove generazioni possano appassionarsi a musica non necessariamente a loro coetanea e portarne avanti egregiamente la tradizione. Ricordo che i The Mushrooms, altro duo partenopeo di grunge e stoner, sono ancora più giovani, nati addirittura in questo secondo millennio. E' incredibile anche come lo stoner rock, caratterizzato da un basso cavernoso e molto potente, sia poi stato portato avanti da molte formazioni a due chitarra-batteria, dove questo strumento è addirittura assente.

Lorenzo (Nuova Ingegneria Musicale -rock) e Antonio (Ultima Haine -crossover; Leephunt -neosoul/pop, entrambe formazioni ancora attive), si incontrano nell'estate del 2017 al Charlie Recording Studio di Quarto, in provincia di Napoli e, accomunati da un medesimo sentire, fondano gli Alca Impenne per esprimere la loro idea musicale basata su energia, ritmo ed impatto, tre caratteristiche fondamentali del rock; vi aggiungono poi testi in italiano.

Dopo aver preso parte a diverse rassegne dell'undeground partenopeo e partecipato a manifestazioni organizzate, pubblicano nell'ottobre del 2018 il primo singolo "Riflesso", prodotto in collaborazione con Black Eight Studios di Napoli. In aprile dell'anno successivo la band rilascia il suo secondo singolo "Jon Snow", due brani che andranno poi a comporre il quartetto dell'omonimo Ep che verrà infine pubblicato nel Novembre del 2019.  Ad oggi i due hanno già registrato un nuovo singolo, "Marilena", uscito all'inizio dello storico lockdown da Covid-19.

Il progetto a due, con testi in italiano, riscontra da subito successo, grazie proprio all'impatto scenico e sonoro su palco, facendo sì che gli Alca Impenne si siano esibiti in svariate occasioni: la band è stata selezionata per la rassegna "Gravità Zero" organizzata dal collettivo Nadir, per la seconda edizione del Nerano Music Festival, ha partecipato al Bruno in the Garden, ha suonato presso lo stadio del Quartograd in occasione dell'anniversario della squadra ed ha vinto il contest del Meeting del Mare 2018, accedendo di diritto al Main Stage. Aprono anche i concerti dei Sula VentreBianco allo Scugnizzo Liberato, di Johnny Dal Basso al Sound Music Club (Frattamaggiore - NA) in occasione dell'uscita del loro terzo album e della band Downtown Boys (Subpop Records) al First Floor Club di Pomigliano d'Arco. Anche nel corso del 2019 partecipano a vari Festival risultando anche vincitori all'University Music Festival della loro città.

Non ci resta altro che ascoltare la musica di questi preistorici pinguini, vedere cos'hanno da dirci in fase di intervista, ed approfondire l'album con la recensione del nostro collaboratore Cesare Businaro (qui). Buona lettura e buon ascolto, quindi!

IL RE DEL NIENTE Official Video

Altri video:

"Il Re del Niente" live @ Scugnizzo Liberato https://www.youtube.com/watch?v=AG1dFBZ-kFI

"Jon Snow" Official Video https://www.youtube.com/watch?v=p9HsKXRRMbA

 


INTERVISTA

1. Ciao Lorenzo e Antonio, ben lieta di presentare un nuovo duo. Voi siete nati negli anni '90, proprio nel decennio in cui si sviluppava il genere musicale che proponete adesso con gli Alca Impenne. Grunge e Stoner non sono propriamente la musica della vostra adolescenza, anche se magari l'avete ascoltata proprio in quel periodo. Come vi ci siete approciati e perchè avete deciso di sviluppare un progetto in tal senso?

L: Il primo impatto che ho avuto con lo Stoner Rock è stato grazie all'ascolto dei Queens of the Stone Age, che erano in una compilation fatta da mio fratello. Da allora li ho sempre seguiti ed ho apprezzato sempre di più quel genere e band affini (Kyuss, Mondo Generator, Fu Manchu ecc.). Quello che mi ha spinto era il desiderio di avere un sound più aggressivo rispetto ad altri progetti precedenti. Poi ho conosciuto Antonio e ci siamo trovati sulla stessa lunghezza d'onda.
A: Ho iniziato a suonare la batteria dopo aver sentito John Bonham, ero alla ricerca di qualcuno che non mi dicesse di "suonare piano" piuttosto pretendesse quasi una determinata violenza sonora. Con Lorenzo è stato così, ci scrivemmo, facemmo una prova e capimmo che già solo in due poteva funzionare, per questo abbiamo deciso di sviluppare il progetto in questo senso.

2. Avevate entrambi altre esperienze in full band, come mai la scelta proprio del duo chitarra-batteria?

L: Cercare una coesione ritmica e di suono che non ero riuscito a trovare precedentemente con formazioni più ampie. Allora mi sono chiesto : “ E se suonassi basso e chitarra contemporaneamente? “ , e ci siamo trovati subito.
A: Sì, io collaboro/ho collaborato anche con altri progetti. La scelta del duo chitarra/batteria perché cercavamo una coesione ritmica che in altro modo non avremmo avuto.

3. Quali i vostri accorgimenti per sopperire alla mancanza del basso, strumento cardine nello Stoner?

L-A: Siamo incollati, sempre, continuamente. Non c'è una linea di cassa che non segua un riff di chitarra, non c'è un fill che non sia ritmicamente concepito per essere eseguito da tutti e due contemporaneamente.

4. Alca Impenne... un nome insolito per un gruppo musicale. Avete sentito parlare di questo pinguino estinto in qualche documentario? Perchè avete deciso di adottarne il nome? Cosa rappresenta per voi?

L-A: perché il rock per come lo conosciamo è un'evoluzione naturale del rock degli anni '60/'70 che ora si è estinto come l'Alca Impenne, che però, si è evoluto naturalmente nel corso del tempo trasmettendo i suoi geni ad animali come il pinguino o la gazza marina. 

5. Il vostro duo sembra incontrare un bel riscontro tra il pubblico, specie in fase live. Finora avete avuto un sacco di belle soddisfazioni tra Festival e manifestazioni varie. Com'è stata invece quest'ultima estate, alla luce delle restrizioni da Covid?

L: Sicuramente è quello su cui basiamo di più i nostri brani: vogliamo avere lo stesso impatto sia live che in studio. Con l'emergenza sanitaria abbiamo rallentato i ritmi, ma abbiamo anche rilasciato il 2 aprile un nuovo singolo, dal titolo “ Marilena “, che speriamo di riportare presto live.
A: Il live è la cosa a cui teniamo di più, siamo sempre super contenti quando le persone apprezzano e si divertono.

6. Lo Stoner è un genere nato negli Stati Uniti ma voi vi esprimete con testi in italiano: raccontateci il motivo di questa scelta. Personalmente ritengo che sia vincente comunicare nella lingua del proprio pubblico, il messaggio che si vuole veicolare viene immediatamente recepito. Nel vostro caso i testi narrano storie...

L-A: Abbiamo sempre creduto che il suonare/cantare siano sempre collegati ad un messaggio, qualsiasi esso sia. L'italiano ci è sembrata la scelta più giusta per cercare di fare arrivare i nostri messaggi nella maniera più diretta possibile.

7. Da subito avete pubblicato i vostri brani come singoli. Sono nati anche dei bei video, descriveteci un po' la genesi.

A: il nostro primo singolo si chiama Riflesso, co-prodotto in collaborazione con il Black8 Studios e video a cura di Agnese Mari. Con l'uscita dell'EP (che trovate su Spotify, YouTube, Bandcamp), registrato al Charlie Recording Studio, Lorenzo ha anche guadagnato la skill da Videomaker: infatti il video di "Jon Snow" così come quello de "Il Re del Niente" sono stati diretti, girati e montati da lui.  

L: con la collaborazione di Mayla Metitiero e di Chiara Masone ed Andrea Simeone (questi ultimi nel video de “ Il re del niente “)

8. Come si muove l'underground nella vostra città, tra band e locali?

L: Napoli è una città molto particolare, perchè è piena di talenti ma gli spazi sono ridotti e non tutti hanno la possibilità di esprimersi, soprattutto se si fanno generi abbastanza sostenuti.
A: Ci sono moltissime band valide a mio parere, ma le realtà che davvero ti danno la possibilità di suonare, sono molte, molte poche.
 

Grazie Lorenzo e Antonio per la vostra testimonianza nelle nostre pagine virtuali. Vi auguro di tornare al più presto a calcare palchi importanti con la grinta della vostra musica. Un abbraccio e... Stay Rock, Stay Duo!

Grazie a voi! e come diciamo sempre anche noi #TantaPower #TantoDuo!

 

Link band:  

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DISCOGRAFIA

ALCA IMPENNE Ep 2019, Autoprodotto (Power Rock, Stoner)

1.Joe Snow  2.Il Re del niente  3.Linn Karter  4.Riflesso

 

QUI lo ascolti / QUI la nostra recensione 

MARILENA Single track Aprile 2020

Autoprodotto (Power Rock, Stoner)






Link ad altre recensioni:

https://www.tuttorock.com/recensioni/alca-impenne-ep/

http://www.artistsandbands.org/ver2/recensioni/recensioni-demo-ep/9586-alca-impenne-ep

https://www.pinguinomag.it/%F0%9F%8E%A4-10-artisti-e-gruppi-indie-da-tenere-docchio-nel-2019-%F0%9F%8E%A7/

http://www.emmetag.it/i-tre-gruppi-emergenti-selezionati-da-emmetag-mdm19/

 


Articolo e intervista ad opera di Giusy Elle

www.facebook.com/groups/electricduoproject

electricduoproject@gmail.com


213. RECENSIONE76: Alca Impenne -Ep omonimo


ALCA IMPENNE è un duo nato in provincia di Napoli nel 2017 e fondato da Lorenzo Abbate (chitarra e voce) e Antonio Originale (batteria). Il genere che ci propongono è uno stoner/grunge cantato in italiano e suonato seguendo tre fondamenti irrinunciabili del rock: energia, ritmo ed impatto. Questo mix rende il duo molto efficace in fase live, tanto da essere selezionato in svariati contest o come apertura di varie band; anche l'Ep che viene pubblicato a fine 2019 è registrato in presa diretta, al fine di riprodurre l'energia che si sprigiona su palco.

4 i brani presenti nell'omonimo Ep d'esordio, due dei quali dapprima usciti come singoli, e ben due video realizzati dallo stesso chitarrista della band. Con il 2020 si perpetua la tradizione e in pieno lockdown viene pubblicata la nuova canzone "Marilena" in formato di singolo sul profilo Bandcamp del duo. 

A seguire tutti i dettagli dell'album e la sua recensione ad opera del nostro collaboratore Cesare Businaro, mentre nell'articolo appena pubblicato (qui) potete scendere nei particolari della band grazie alla retrospettiva del duo e all'intervista con gli stessi Lorenzo ed Antonio. Un buon proseguimento di lettura ed ascolto, quindi, con i nostri pinguini del Sud.

LINK

Video:

"Il Re del Niente" O.V. https://www.youtube.com/watch?v=mf5DW5r7Xxk

"Il Re del Niente" live @ Scugnizzo Liberato https://www.youtube.com/watch?v=AG1dFBZ-kFI

"Jon Snow" Official Video https://www.youtube.com/watch?v=p9HsKXRRMbA

 

Link band: Facebook / Instagram / Bandcamp / Spotify / Youtube Cahnnel

 

Alca Impenne credits:

Testo e musica: Alca Impenne

Registrato @Charlie Recording Studio (Quarto -NA-)

Mix: Mario Parascandolo

Master: Riccardo Martinelli

Artwork: Marco Provvisier

Etichetta: Autoprodotto

Formato: Ep, Cd e digitale

Pubblicato il 15 Novembre 2019

 

Qui lo ascolti


Alca Impenne 2019

Autoprodotto

(Power Rock, Stoner)

 

1. Joe Snow 

2. Il Re del niente 

3. Linn Karter 

4. Riflesso

 

RECENSIONE

ALCA IMPENNE "Alca Impenne"

Ep 2019 Autoprodotto

Volano alto, i vesuviani Alca Impenne, auto-definendosi su Bandcamp come power-duo di genere alternative/garage/stoner, citando Afterhours, Queens of the Stone Age e Royal Blood fra le loro influenze principali e prendendo spunto per il loro nome dall’evoluzione di un animale preistorico, forse con l’ambizione di poter contribuire all’evolversi di un rock, che in molti (pure troppi), danno ormai per estinto e non più capace, come l’alca senza piume (e diversamente dalla gazza marina, sua possibile – ed evoluta – discendenza), di spiccare il volo.

I 4 pezzi su 10 minuti e rotti del loro omonimo EP, pubblicato nel 2019 e al quale ha già fatto seguito – peraltro – un nuovo singolo (“Marilena”, prodotto nel bel mezzo del lockdown), certamente hanno il tiro dello stoner dagli stessi citato e si apprezzano, nella loro sostanziale uniformità, per l’energica coesione fra la batteria di Antonio Originale, precisa e incalzante dalla prima all’ultima bastonata e la chitarra di Lorenzo Abbate (nella band anche in veste di cantante), sempre distorta e splittata su due linee, di cui una ribassata di un’ottava (presumibilmente come fanno i Royal Blood, ma a parti invertite, con l’unico basso di Mike Kerr in formazione).

Senza eccedere in arrangiamenti, anche per essere stato l’EP completamente registrato in presa diretta, il rock (dal gusto pure grunge), proposto dagli Alca Impenne (che se fossero un power-trio, vedrebbero chitarra e basso destreggiarsi su possenti riff monotonici e suonati costantemente all’unisono), è serratissimo dalla prima all’ultima traccia (fatta eccezione per la terza, “Linn Karter”, eseguita in mid-time, se raffrontata alle altre, ma non per questo meno stoner); la produzione è cupa, per così dire ovattata e sembra riproporre certe sonorità doom dei Black Sabbath di “Paranoid” o dei Soundgarden di “Rusty Cage” (vd., per esempio, il riff principale dell’introduttiva “Jon Snow”): la riterrei una precisa scelta della regia, visto che l’oscurità, in particolare, del fuzzoso timbro di chitarra (quasi fosse suonata con i toni chiusi), contribuisce alla perforazione del mix da parte delle linee vocali, le quali si mantengono invece sempre in evidenza, ben definite e comprensibili, pur essendo spesso soltanto sussurrate o poco più (soprattutto nella blueseggiante “Il re del niente”, a metà della quale si apprezza, fra l’altro, lo stacco forse più riuscito dell’intero lotto, complice anche il verso molto efficace, per non dire catchy, che ne scandisce il crescendo prima dell’esplosione finale: “E’ evidente che l’abitudine non vale niente per chi ha il niente.”).

Se la contrapposizione fra voce e musica – al primo ascolto – suona un po’ straniante e persino come un difetto di registrazione, a ben vedere si tratta della nota stilistica più originale del power-duo e l’inconsueto approccio canoro finisce per valorizzare anche l’uso della lingua italiana, in quello che lungo tutte e quattro le liriche sembra un continuo dialogo (o litigio), con la stessa persona, a cui Lorenzo si rivolge in confidenza e senza mezzi termini (“Chissà se ti chiederai come ci si sente ad essere derisi così.”; “Come ti senti a vendere il corpo per il tuo niente?”; “Lo sai che sei più bella con le spalle verso di me?”; “Fingi ma la pelle non mente mai.”).


Cesare Businaro

6,5/10


Articolo ad opera di Giusy Elle

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electricduoproject@gmail.com

 

domenica 23 agosto 2020

211. RECENSIONE75: Poems About Destruction by Anice

Qui lo ascolti


POEMS ABOUT DESTRUCTION 2020

Coypu Records, Dreamingorilla Rec.

(AtRock, PostRock, Ambient)

1. Sobriedad 

2. Almost Love 

3. Watashi wa koko de nani o shite imasu ka 

4. Just another song 

5. Bleeding 

6. So close 

7. Fade Out 

8. All the things I never told you


 Dal 2011 ad oggi il duo strumentale reggiano Anice ha pubblicato 5 album in studio, dei quali finalmente l'ultimo Poems about Destruction è un full lenght. Il fondatore Mali Yea ha trovato dal 2017 un nuovo compare alle pelli, Nicola Bigliardi, dando una spinta evolutiva al sound della band: un post rock/ambient arricchito da field recording, droni ed elettronica.

Nella sua melanconica bellezza, questo nuovo disco ci parla di uno stato di cose sotto gli occhi di tutti, del rapporto di distruzione dell'Uomo con la Natura e delle sue conseguenze; una distaccata istantanea senza falsi moralismi accentuata dai visuals che accompagnano i live dei due.

Per ogni dettaglio sulla band e per la piacevole intervista con Mali e Nicola, approfondite pure nell'articolo appena pubblicato mentre qui vi lascio all'ascolto guidato dell'album con le parole della nostra nuova collaboratrice Mimmi, batterista del duo AltrRock I-Taki Maki. Buon ascolto e, come suggerimento, prendetevi un momento di pausa per lasciarvi andare alle dolci suggestioni che la musica degli Anice sanno sempre risvegliare in ognuno di noi! Buon viaggio sonoro quindi...

Contatti BandFacebook / Bandcamp


Poems About Destruction credits:

Artwork by Gabriella Saiello

Pubblicato il 25 Maggio 2020

Formato: Lp su vinile



RECENSIONE

ANICE Poems About Destruction

Lp 2020 Coypu Records/DreaminGorilla Rec

Poems About Destruction è l'ultimo lavoro degli Anice, Instrumental Duo nato a Reggio Emilia nel 2011, composto oggi, dopo un cambio di line up, da Mali Yea alla chitarra e Nicola Bigliardi alla batteria, nonché glockenspiel e synth.

Un disco che sa di malinconia, di potenza e di rabbia, in una miscela di sapori ed emozioni che percorrono tutto l'album ed esplodono in tracce come Just Another Song per risolversi nella compostezza di pezzi come Watashi Wa Koko De Nani O Shite Imasu Ka e nella traccia di chiusura All the Things I never Told You che, con la sua lunga atmosferica coda, accompagna chi ascolta alla conclusione di un vero e proprio viaggio.

Fedeli nella composizione e nelle sonorità alle peculiarità del genere, gli Anice percorrono esattamente le vie che ci si aspetterebbe da una instrumental post rock band che sappia il fatto suo. La parola d'ordine è appunto fedeltà, non perché si voglia trascurare l'importanza dell'innovatività, ma perché l'aderenza di genere surclassa in casi come questo, ogni esigenza di emergere per originalità, caratteristica che non nel 100% dei casi ha accezione positiva, se rischia di portar "fuori tema".

Le otto tracce, tutte di media lunga durata – fatta eccezione per l'arpeggiata Bleeding che resta sotto i due minuti – si fanno ascoltare come malinconico sottofondo di un susseguirsi di panorami sfocati e impossibili da acciuffare dal finestrino di un treno, di una buona lettura all'ombra di un odoroso albero in fiore, di una meditazione sui significati profondi della difficile situazione in cui ci troviamo in questi tempi di crisi sanitaria ed economica. Ma il disco esige, e merita, per essere compreso a fondo, sicuramente più di un ascolto, che vada a sviscerare e capire i motivi che sottendono ogni sali scendi di dinamiche, ogni esplosione di suono, ogni messaggio subliminale sapientemente nascosto tra quelle pieghe sonore.

Mimmi

 



Articolo ad opera di Giusy Elle

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electricduoproject@gmail.com

210. La poetica romantica degli ANICE

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Anice by Veronica Galassi
Anice by Veronica Galassi

INTRO

Dopo una pausa per le vacanze estive, Edp riparte con i suoi articoli ed è con piacere che parliamo oggi del duo reggiano Anice, il cui chitarrista, Mali Yea, è nostro collaboratore di fiducia nella veste di recensore e grafico: è suo per esempio l'artwork della copertina della compilation INSTRUMENTAL Vs VOCALIST, di recente pubblicazione (qui). L'occasione per questo incontro è il loro nuovo album Poems About Destruction.

AGGIORNAMENTO

Il duo strumentale Anice nasce a Reggio Emilia già nel 2011 e dopo un cambio di batteristi si attesta nel 2017 nell'attuale formazione che vede il fondatore Mali Yea alla chitarra e Nicola Bigliardi alla batteria e glockenspiel. Negli anni, il sound della band subisce vari cambiamenti ed ora si stabilisce in un post rock/ambient arricchito da droni, field recording ed elettronica. Il tutto valorizzato da distopiche video proiezioni che hanno come tema centrale l’impatto devastante che ha l’essere umano sulla natura.

Abbiamo presentato la band nel 2017 quando Mali, dopo un periodo di ferma, era riuscito finalmente a ricomporre gli Anice con l'arrivo di Nicola e assieme stavano portando su palco l'Ep Gold, registrato col precedente batterista; erano anche a buon punto con del materiale nuovo che doveva essere pubblicato l'anno successivo nel primo full lenght della band, ma nuovamente qualcosa va storto e causa una pausa forzata di Nicola, il progetto Anice subisce un nuovo fermo.

Mali non si arrende e nell'attesa procede autonomamente, seppur sempre col nome di Anice, pubblicando un paio di audiocassette: Anemic Songs, 4 piacevoli brani strumentali per chitarra acustica, e Syncretism, uno split con The Star Pillow, il progetto drone-ambient del musicista sperimentale Paolo Monti, dalla sensibilità molto affine al nostro Mali. Entrambe le pubblicazioni escono per l’etichetta Priceless Tapes - Musicassette, fondata dallo stesso Mali Yea nel 2018.

Rientrato Nicola Bigliardi, il 2020 vede finalmente concretizzarsi il discorso artistico iniziato nel 2018 grazie alla pubblicazione di Poems About Destruction, un bellissimo album, il quinto lavoro discografico in studio della band e finalmente il primo full lenght. Un Lp di 8 nuovi inediti, questa volta stampato esclusivamente su vinile in 250 copie, grazie al supporto delle etichette discografiche Coypu Records e Dreamingorilla Rec.

A tratti si riconosce l'andamento tipico delle vecchie composizioni del duo (non vai certo a fare jogging al parco con gli Anice nelle cuffiette!) ma nel complesso ci troviamo di fronte a un lavoro decisamente più maturo e completo. Se sei un sognatore, questo è l'album che fa per te: tra elettronica ambient, interventi drone ed arpeggi vari, si delinea un' atmosfera incantata e sospesa, altamente struggente, che pervade l'intero album. Una poesia musicale che rende questo disco una perfetta colonna sonora per i momenti più sereni e delicati della giornata. Certo, c'è una melanconia di base che pervade le composizioni, che si rifa al contest dell'album, ma che non è mai pesante o cupa.

Prima di presentarvi brevemente le due etichette indipendenti che appoggiano questo lavoro discografico e a rimandarvi all'ascolto guidato dell'album grazie alla recensione di Maria Go Mimmi Go (qui), batterista del duo I-Taki Maki e nostra nuova collaboratrice, mi piace sottolineare quanto il duo si sia prodigato in collaborazioni. Gli Anice hanno infatti militato dapprincipio nell'ensemble ambient/doom Dolpo, che si ispira a un antico rituale Bön prebuddista (culto dei morti praticato dai monaci nepalesi), mentre attualmente fanno parte del grande collettivo di Arzân (The Reggioemilian Extemporaneous Symphonic Rock Supergroup), orchestra con più di trenta elementi, diretta da Olivier Manchion: un ambizioso progetto che raggruppa al suo interno musicisti provenienti da importanti formazioni quali Giardini di Mirò, Spartiti, Offlaga Disco Pax e Julie’s Haircut.

Vi lascio quindi procedere soavemente con l'ascolto di Poems About Destruction per poi continuare con l'intervista ai nostri Mali Yea e Nicola Bigliardi. Mettetevi comodi quindi... buon ascolto e buona lettura.

 

POEMSABOUT DESTRUCTION

Ascolto integrale

 

LABELS

Coypu Records www.coypurecords.bigcartel.com

Etichetta indipendente fondata a Fano (PU) nel novembre 2014 da Alessandro Ferri e Mattia Beltutti. Nel loro roster, tra artisti di varie nazioni, compaiono il duo basso-batteria WARIAS e i riminesi SAN LEO con il loro Y.

 

www.facebook.com/CoypuRecords

DreaminGorilla Records www.dreamingorillarecords.is

DGR nasce già nel 2005 a Savona ad opera di Francesco Cerisola ma il primo album viene pubblicato solo nel 2010 in quanto sopravvengono altre attività correlate al loro nome, quali l'organizzazione di concerti e la promozione delle band. Nel loro roster troviamo numerosi duo, specie chitarra-batteria: ricordiamo uno Split tra BOLOGNA VIOLENTA e i Surgical Beat Bros (duo elettro-pop da Roma con Fabio Recchia dei Germanotta Youth e Antonio Zitarelli, già batterista del duo sax-batteria Mombu), i LEGNI VECCHI, un paio di album dei Bresciani SDANG!, gli ASINO con il disco Amore, i TRISTAN DA CUNHA con il loro Praia nonché Inerte del duo basso-batteria KA. Prima dei nostri ANICE si aggiungono alla lista anche Dom e Y dei SAN LEO  www.facebook.com/dreamingorillarecords


INTERVISTA

1. Carissimi Mali e Nicola, ci ritroviamo su questi spazi dopo 3 anni, ben ritrovati quindi! Vi avevo lasciati che stavate portando su palco l'Ep Gold, pubblicato con il precedente batterista Tommaso di Tullio, mentre stavate componendo materiale nuovo per il vostro primo full lenght che avrebbe dovuto essere pubblicato nel 2018. Poems about Destruction, uscito in realtà a Maggio 2020, è proprio quel disco che non ha visto la luce fino ad oggi? Anni difficili, per gli Anice...

M- In realtà Gold, pubblicato per BleuAudio Records nel 2017, era una raccolta di materiale che avevo registrato con il vecchio batterista, prima che le nostre strade si dividessero all’improvviso nel 2016, materiale che ho deciso di pubblicare comunque, durante quel difficile periodo sabbatico dettato dalle circostanze…Per quanto riguarda Poems about Destruction, la sua genesi ha davvero del surreale e del tragicomico. Ora ci scherziamo su ma abbiamo seriamente affrontato problemi d’ogni sorta in tutte le fasi di produzione che ci hanno messo veramente a dura prova: dalle prese in studio (quelle iniziali risalgono persino a luglio 2017), al missaggio, al mastering, alla ricerca delle etichette discografiche, fino ad arrivare allo stampatore che addirittura ci ha spedito tutti i vinili con sopra impressi i centrini di un altro album di una band a caso... insomma, cose esilaranti di questo tipo.  

2. Da che i brani erano pronti per l'incisione al momento reale del compimento dell'album, ci sono state ulteriori modifiche? Il suono ha continuato ad evolversi, nel frattempo?

M- Quest’ultimo lavoro, parlo a livello personale, mi è costato grande dedizione ed enormi sacrifici, la realizzazione è stata molto laboriosa, anche se da un primo ascolto non si direbbe affatto, tuttavia lo ritengo un valore aggiunto il fatto che non si percepisca minimamente lo “sforzo” che c’è dietro. Questa avventura è durata quasi 3 anni e in quel lasso di tempo ero completamente concentrato sul risultato finale, è solo nell’ultimo anno che abbiamo ripreso a comporre qualcosa di nuovo. Non potevamo aprire un nuovo capitolo senza prima aver concluso quello precedente.

N- Ci sono state solo pochissime modifiche in corso, ma in generale i brani sono rimasti gli stessi. Quello che più è cambiato credo sia stato il suono nelle sue dinamiche e la nostra consapevolezza nell'esecuzione.

3. Mali, ci vuoi descrivere con tue parole come dal 2011 ad oggi si sono evolute le sonorità della band e a che punto si trova ora lo stile degli Anice? Quali le influenze che hanno portato alle sonorità di oggi?

M- Buona parte del merito, riguardo l’evoluzione della band, va attribuito a Nicola e alla sua grande voglia di sperimentare nuove sonorità, soprattutto dopo la sua idea di introdurre diversi strumenti come il glockenspiel e il synth che si discostano parecchio dal precedente standard chitarra e batteria. Per il resto sono stati fondamentali gli innumerevoli concerti che ho avuto la fortuna di ascoltare in questi ultimi anni. Anche se nell’immediato molte cose non riuscivo a capirle e apprezzarle, col tempo è come se le avessi introiettate nel profondo, assimilate e rielaborate, sono entrate a far parte della mia maniera personale di fare musica… Ciò nonostante puntiamo sempre a una sintesi espressiva e stilistica che ci caratterizzi in modo univoco e ci renda immediatamente riconoscibili.

4. Il titolo Poems about Destruction ci fa pensare ad un concept dietro questa nuova proposta discografica. Deduco una critica sullo stato attuale delle cose nel mondo: una presa di posizione molto diffusa tra gli artisti di questi tempi, molti dischi insistono su questo argomento infatti. Pensi possa esserci una qualche possibile riscossa in futuro?

M- Esatto, dietro a tutto c’è un concept abbastanza chiaro che prima non avevamo, è stata una necessità maturata nel corso degli anni, al progetto serviva un’identità ben definita, un segno distintivo, specie se la musica è priva di testi e il suo messaggio non è immediatamente comprensibile ai molti. In questo caso, un “immaginario” di fondo è un ulteriore valore aggiunto che da un senso a tutto il resto.Più che un presa di posizione il concept di base non è altro che la sublimazione della mia avversione per il genere umano che mi caratterizza da sempre.

N- Il concept che abbiamo adottato vuole essere soltanto un “flash” sullo stato attuale delle cose, senza prediche o sterili critiche. La situazione è insostenibile ma come sempre l'uomo se ne accorgerà tardi.

5. I live prevedono anche la proiezione di video in tema: chi li ha creati e cosa rappresentano?

M- Il montaggio che solitamente proiettiamo durante i live l’ho realizzato io, è una semplice raccolta di clip di disastri naturali causati dall’uomo che si trovano facilmente in rete, il video è tutto girato in time lapse. Come non rimanere colpiti dall’irresistibile fascino dell’orrore? Vorrei precisare però che non è nostra intenzione moralizzare o sensibilizzare il nostro pubblico, come potrebbe fare un Banksy oggi, quello è un approccio che non condivido e che non ci appartiene, fortunatamente. Non è compito nostro fare i predicatori, i risvegliatori di coscienze, lo scopo è puramente evocativo e suggestivo. Fra l’altro l’idea è nata in tempi non sospetti, molto prima di tutte queste manifestazioni a favore del clima e dell’ambiente che ora vanno per la maggiore (anche se Nicola deve aver pubblicato una foto di Greta da qualche parte, hahaha!), non c’è nessuna connessione fra le due cose.

6. Poems about Destruction è il vostro primo full lenght, dopo tanti anni. Per l'occasione è stato pubblicato in vinile, però mi chiedo, come mai SOLTANTO in questa versione? Di solito il Cd è la base e il vinile la chicca in aggiunta... tenendo conto che, sebbene il supporto old style stia tornando molto in auge, non molti possiedono un giradischi, non vi pare una scelta limitante per la circolazione della vostra musica?

M- Il vinile è sempre stato un mio grande sogno e sono contento di essere finalmente riuscito a raggiungere tale obiettivo, dopo tanti anni. Tuttavia se il Cd non è disponibile è perché semplicemente non c’erano le risorse per realizzarlo, triste ma vero. C’è da considerare però che con l’aria che tira presto anche i Compact Disc rischieranno di cadere nel dimenticatoio, gira addirittura la voce che nel 2021 smetteranno di produrli, mentre il vinile inaspettatamente gode ancora di ottima salute. Bisogna prendere atto che le nuove generazioni ormai ascoltano tutto in streaming, su Spotify o altro, con sempre meno attenzione e interesse. Per assurdo forse tra una decina d’anni sarà una scelta coraggiosa e controcorrente pubblicare un album su Cd. Nonostante tutto anche noi abbiamo il nostro Bandcamp per chi eventualmente fosse interessato al formato digitale.

7. La copertina è molto bella, sullo stile del precedente Anemic Songs: c'è la stessa mano dietro l'artwork?

M- In generale mi sono sempre occupato io dell’artwork e delle grafiche, invece per questa occasione speciale ho deciso di affidare il soggetto della cover a una mia cara amica, Gabriella Saiello, un’artista della mia città che si occupa principalmente di collage. Personalmente sono molto soddisfatto del risultato, inoltre all’interno dell’album c’è un bellissimo poster realizzato sempre da lei.

8. Coypu Records e Dreamingorilla Rec. sono le vostre compagne di avventura, come siete arrivati a sceglierle tra molte? Vero è che non sono nuove nell'ambito dei duo elettrici...

M- Trovare etichette interessate al nostro genere è stata una vera impresa titanica, ho passato 5 mesi a scrivere a un sacco di label ma i dinieghi sono stati parecchi. Ad alcune il materiale piaceva molto ma erano impossibilitate ad aiutarci principalmente per problemi finanziari, tutt’oggi molte di loro navigano in cattive acque perché questo settore in Italia è in crisi da tempo e le piccole label indipendenti fanno davvero fatica a sbarcare il lunario. Coypu Records e Dreamingorilla Rec sono state le prime a credere in noi e per questo sono loro molto grato, l’aiuto che ci hanno dato è stato di fondamentale importanza. In questa storia una delle cose più assurde che ci è capitata è stata in particolare un’etichetta, della quale preferisco non fare il nome, che ci aveva proposto un contratto di 1 anno dove ci chiedeva di sborsare circa 3.000 euro per “farci suonare in giro”, di contro però nessun finanziamento per il disco fisico in vinile che rimaneva totalmente a carico nostro, del quale però pretendeva il 50% degli incassi. Assurdo.

9. Mali, in attesa della concretizzazione di questo album ti sei espresso da solista con quattro tracce in acustico, Anemic Songs oltre a pubblicare uno split con Paolo Monti nel suo progetto The Star Pillow. Anche nel full lenght proponi una versione per sola chitarra acustica sulla falsa riga della traccia di chiusura del lavoro precedente. Quali le differenze della tua espressione da solo o in duo?

M- L’Ep acustico è stato un lavoro che ho portato avanti da solo nel periodo in cui Nicola era impossibilitato a suonare, stessa cosa per lo split con il mio caro amico Paolo Monti. Nel 2018 Nicola ha sofferto di tendinite e altri problemi di salute e successivamente si è trasferito per un intero anno a Venezia per motivi di studio. Non sempre le vite delle persone coincidono alla perfezione, è una questione di delicati equilibri esistenziali e arrivare a concretizzare qualcosa è un grande traguardo che non bisogna mai dare per scontato.In Anemic Songs mi sono messo alla prova con il fingerpicking, tecnica a mio avviso adatta solo a maniaci ossessivi-compulsivi (si scherza eh!), ispirato in un certo qual modo dall’amico musicista Des Moines, a.k.a. Simone Romei, grande amante dell’American primitive guitar. In versione duo invece lavoriamo ad altre sonorità, sempre scure e introspettive, ma con risvolti decisamente differenti.

10. I due lavori di cui sopra sono usciti in audiocassetta con la tua etichetta Priceless Tapes - Musicassette. Cosa hai pubblicato nel formato tape in questi ultimi anni? Come viene recepito questo formato old style? E' un'esclusiva di un pubblico nostalgico o si avvicinano anche i giovani? Inoltre, bisogna rifarsi ai vecchi walkman o vengono costruiti dei più moderni lettori? Non sono aggiornata...

M- Le musicassette per quanto mi riguarda non hanno mai perso il loro fascino, anche se il pubblico più giovane non ne ha mai vista una in vita sua. Voi mettere il piacere di riavvolgere il nastro di una cassetta con una biro Bic? Rimane comunque un prodotto esclusivamente di nicchia, per collezionisti o feticisti del vintage come me. Il mercato è molto ridotto e non è affatto facile rientrare delle spese. Di recente ho pubblicato un remix dei Dolpo, un Ep dei Tristan da Cunha e un album dei Lampo, ultimamente però mi sono fermato causa lockdown e relativo blocco di tutte le attività live. Invece per quanto riguarda i vecchi walkman io sono un grande appassionato e collezionista, molti di quelli che si trovano online non funzionano ma a volte basta veramente poco per sistemarli, spesso si tratta semplicemente di sostituire le cinghie di gomma interne che con gli anni tendono letteralmente a sciogliersi. Esistono anche walkman moderni in grado di trasferire la musica dal nastro al digitale ma personalmente preferisco sempre il fascino del vintage.

11. Per concludere, sentiamo la vostra opinione sullo stato attuale del mondo della musica. Già prima non era roseo, ma ora? E in futuro? Come lo vedete, soprattutto quello dell'underground?

M- Credo che nell’ultimo periodo, causa pandemia globale, sia tutto gravemente a rischio. Molti locali sono a un passo dalla chiusura e se devo essere sincero suonare live è l’ultimo dei problemi. Il quadro non è per niente rassicurante e l’underground, dove solitamente girano molti meno soldi, è ancora più esposto delle grandi realtà già consolidate. Al momento credo sia impossibile fare delle previsioni, bisogna abituarsi all’idea di navigare a vista e sperare che la situazione migliori gradualmente, è l’unica cosa che posso augurare a tutti.

N- L'underground a differenza del resto, vive di luce propria, è un'entità a sé stante che si nutre di musica senza l'ossessione che quello che si fa debba per forza piacere alla massa. Purtroppo attualmente la stragrande maggioranza della musica in circolazione, quella mainstream in particolare, è soprattutto marketing, l'underground ha resistito a tutto questo e fortunatamente oggi è ancora un luogo sicuro in cui fare della sperimentazione.

Grazie Mali e Nicola, qualche live sta ripartendo, non vedo l'ora di rivedervi su un palco! Grazie a voi di Edp, certo, ci vediamo volentieri a qualche concerto!

 

Link band:  Fb / Bandcamp


DISCOGRAFIA

POEMS ABOUT DESTRUCTION 2020, Lp Coypu Records, Dreamingorilla Rec. (altrock, postrock)

1.Sobriedad  2.Almost Love  3.Watashi wa koko de nani o shite imasu ka  4.Just another song  5.Bleeding  6.So close  7.Fade Out  8.All the things I never told you

 Qui lo ascolti / Qui la nostra recensione

ANEMIC SONGS 2018, Ep Priceless Tapes Musicassette (acoustic, guitar solo)

 1.Untitled1  2. Untitled12  3. Untitled3  4. Untitled4

 

 Ascolto: https://anice1.bandcamp.com/album/gold

GOLD 2017, Ep Autoprodotto (altrock, postrock)

1.Summer Light  2.Falling Silence  3.Touch You  4.Gold

 

 Qui lo ascolti / Qui la nostra recensione

WASTE 2016, Ep Autoprodotto (altrock, postrock)

1.Bloody Square  2.Slow Life  3.The Truth in the Middle

4.Obsolescence

 

 Ascolto / Recensione

THE EMBRACE IS A PERFECT CIRCLE 2014, Album Autoprodotto (altrock, postrock)

1.Full Colours  2.Cathartic Monkey  3.Drunk Moon  4.Sand in my Shoes  5.Ad Hoc  6.Great  7.Watch the World from Afar  8.The Embrace is a Perfect Circle  9.Ghost Track

Ascolto / Recensione



Link ad altre recensioni:

https://www.ondarock.it/speciali/dpi104.htm

http://www.rockgarage.it/?p=85236&fbclidlA

 

Articolo e intervista ad opera di Giusy Elle

www.facebook.com/groups/electricduoproject

electricduoproject@gmail.com

 

sabato 11 luglio 2020

208. Che Macello questi ZOLLE!

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Presenti nella nostra Instrumental Vs Vocalist Compilation


INTRO
Per via dell'organizzazione della INSTRUMENTAL Versus VOCALIST Compilation, ho inevitabilmente rallentato la presentazione dei vari duo. Nel frattempo la lista già lunga delle band in attesa si è ulteriormente infittita, ci aggiorniamo quindi da subito con Macello, il nuovo album dei lodigiani Zolle.

RETROSPETTIVA E AGGIORNAMENTO
Procede inarrestabile, con passo da dinosauro, il percorso discografico degli Zolle, strampalato duo strumentale metal dalla provincia di Lodi del quale abbiamo sempre trattato con spasso, visto la goliardia con la quale loro stessi si presentano. Macello, il loro ultimo lavoro discografico, esce il 3 aprile 2020, in piena emergenza Covid-19 e nell'epicentro della zona rossa...

Gli Zolle nascono nel 2012 a Bruzzelle, un paesello della provincia di Lodi, e sono Marcio e Ste (Marcello Bellina - Morkobot, Viscera/// - alla chitarra e Stefano Contardi alla batteria); vivono in zona di aperta campagna e tutta la loro simbologia si appella al mondo agreste, dai titoli dei brani (Trakthor, LeeQuame, Mayale, Weetellah, Porkeria, Porkona, Porkimede, Thorthellion, Brasathor, Interiora...), fino ai simpatici video che li vedono protagonisti, tra osterie e trattori all'arrembaggio. Il maiale, del quale non si getta mai niente, diviene il loro animale totemico.

I loro concerti sono una festa, tra fiaschi di vino, formaggio e salame, che ci riportano all'atmosfera della sagra paesana o delle feste con i palloncini colorati. Gli Zolle non si prendono sul serio, ma sul serio compongono heavy metal (squadrato da contaminazioni matematiche), rumoroso e scenografico, nonostante l'età: due strumenti e nulla più.

Giunti al quarto album, Macello è l'ennesima festa dei sensi ma anche la più cruda espressione degli opposti della vita: fine ed inizio, morte e vita, assenza e presenza, tragedia ed opportunità... Qualche parola abbozzata di testo, è la novità della carriera mentre per il resto i due restano riconoscibilissimi, nei suoni pesanti del loro "lard" rock. La bella copertina è come sempre firmata da Berlikete (lo stesso bizzarro chitarrista del duo) e colorata dall'amico Eeviac. Oltre che nei formati digitale e Cd, il disco viene anche stampato su un coloratissimo vinile, degno del miglior collezionista di storici supporti.
Qui la sua recensione grazie al contributo del nostro prolifico collaboratore Nicola Cigolini.

Registrato e mixato nell'agosto 2019 nientemeno che dal geniale Giulio RagnoFavero (One Dimensional Man, Teatro Degli Orrori, Zu) al Sotto il Mare Recording Studios di Madonna dell'Uva Secca (Verona) e masterizzato da Giovanni Versari, viene pubblicato, come l'album precedente, dalla Subsound Records, storica etichetta indipendente capitolina con un roster pieno zeppo di interessanti nomi dell'underground nazionale.

Unisciti anche tu alla sagra degli Zolle, c'è molto da assaporare, nel loro piatto...


"S'offre" Video



LABELS
Subsound Records www.subsoundrecords.it
Si tratta di una storica etichetta indipendente nata a Roma nel 2005 (ex Produzione Deflore) dall'idea del fondatore, Davide Cantone.
Nomi bellissimi nel suo eclettico roster dove troviamo produzioni dai generi molto vari, dall'Industrial allo Sperimentale, dal Metal al Jazzcore, dal Grind all'Afrogrind, dalla Musica d'Avanguardia al Drone... è proprio l'ecletticità il marchio distintivo della label. Tra gli artisti citiamo giusto i Mombu, gli Inferno ma anche Surgical Beat Bros, Osso, Lili Refrain... ZOLLE è il primo duo chitarra elettrica e batteria a sfondare le porte della label (con il loro terzo album InFesta) mentre segue, nel 2019, Feral dei NADSAT. Gli Zolle riconfermano l'etichetta per la loro uscita discografica Macello del 2020. www.facebook.com/subsoudrecords


 Macello recording session

INTERVISTA
1. Ciao Marcello e Stefano, ormai siete di casa qui a Edp. Ogni due-tre anni vi ospitiamo per l'uscita dei vostri nuovi album. Per questo 2020 è stata l'ora di Macello, ma, che dire... è uscito proprio in un gran macello di periodo! In piena tragedia Coronavirus e nel bel mezzo della zona rossa... com'è stato il periodo per voi di Lodi? Ne siete usciti fisicamente indenni? E avete mai pensato di posticipare la pubblicazione del disco?
S: Eccoci, indenni ed igienizzati. Innanzitutto con un pensiero di empatia e conforto alle persone che hanno incontrato sofferenze e perdite, del nostro territorio e non solo. Abbiamo anche un mazzo di fiori per te Giusy, per l’ospitalità a Edp. Te lo passa Marcio, che ama fare il brillante. Lo ha comprato a Codogno, non temere! Eheheheh … Codogno ormai è una località famosa quanto Bruzzelle, Eheheheh … Personalmente ho apprezzato la quarantena, nel senso che ho trovato anche aspetti positivi. In primo luogo una vita più dilatata, con meno rincorsa al fare. Avevo bisogno di pausa. Tanto orto, cene generose senza il pensiero del domani, fuoco del camino a tenere compagnia, tempo per pensare e creare.
Posticipare il disco? No, il capo è Marcio e lui non è mai in ritardo. Sono io quello del dopo, dell’attesa, dell’incertezza. Un po’ per natura, un po’ per deformazione professionale. Lui, invece, è quello del subito, della certezza, del fare.
M: Ciao Giusy, iniziamo subito toccando ferro (meno male che usiamo chitarre e batterie di alluminio e rame :D). Per ora siamo sopravvissuti e non ci siamo ammalati. PER ORA.
Il periodo è stato strano, io sono di Codogno, prima di tutta questa storia era quasi un vanto provenire da un paese completamente sconosciuto (nessuno sapeva dove fosse, ma nemmeno Lodi se è per quello :D). In due settimane nella nostra zona è deragliato un treno dell’alta velocità ed è arrivata una pandemia. Inizialmente pensavamo che finisse tutto subito, non stavamo realizzando il fatto che non ci saremmo più rivisti per 3 mesi. Effettivamente, ora, quei 3 mesi ci mancano, ahahah! Scherzi a parte, siamo stati tra quelli “fortunati” e senza particolari problematiche dovute al virus. Ma alcune persone attorno a noi, hanno visto la morte in faccia. 
Per quanto riguarda l’uscita del disco, ci siamo affidati alla decisione di Davide di Subsound (che ne sa senz’altro più di noi). Tutto sommato poteva andare peggio, nonostante la mancanza di concerti, stiamo riuscendo a vendere copie ugualmente. D'altronde Macello è un gran bel disco, ahahahahah!

2. Avevate in programma il tour promozionale? A quando le prossime date?
S: Eh sì. Avevamo. Sicuramente porteremo in giro Macello. Probabilmente, purtroppo, non quanto fatto con Infesta, anche perché in questo periodo, potendo provare spesso, stiamo componendo diversi spunti nuovi. Iniziamo a sentire possibile l’incisione di un prossimo disco già ad Agosto 2021. Le premesse ci stanno soddisfacendo.
M: Vediamo se indovini…eheheh! La cosa buffa è che esattamente una settimana prima dell’arrivo della pandemia abbiamo stretto la mano al temibile Daniele di C’Mon Artax Booking. Qualcosa avremmo già fissato per l’autunno, ma preferiamo toccare di nuovo i nostri strumenti di rame e alluminio (e non solo) ed aspettare ad annunciarli. Però siamo fiduciosi, Dan è preso bene!

3. Macello sotto tanti aspetti si riconferma un prodotto Zolle: l'incedere è inconfondibile. Nello stesso tempo avete voluto osare con un po' di voce, in un paio di brani. Come mai questa novità? Quale effetto è stato usato per trasformarla? Il risultato non è per niente male, si poteva anche estendere l'esperimento all'album intero, secondo me.
S: Ti spiego la genesi della novità vocale. Mancano circa tre settimane all’ingresso in studio. Siamo in saletta. Ore 22.30 circa. Vedo lacrimucce scendere sul volto di Marcio. A metrono peraltro, perché lui è preciso anche quando piange! Eheheh… Gli chiedo come mai. Lui, singhiozzando e sbuffando: “Perché voglio cantare, voglio cantare”. Così gli passo il fazzoletto, lo invito a soffiarsi il nasino e gli prometto che Macello avrà voci. Anche un testo, quello di S’offre, per stare a tema. Se quel pianto fosse avvenuto qualche mese prima…  probabilmente avremmo esteso. Ora guardiamo al futuro, con i fazzolettini di carta sempre pronti.
M. Ti prego, non chiamarlo prodotto! Macello è un disco, canzoni, sudore, divertimento, sentimenti, guai a te se lo chiami ancora prodotto! 
Mah, non ricordo esattamente perché abbiamo aggiunto la voce, ci siamo trovati a fare dei versi sopra quasi tutti i brani, poi abbiamo tenuto solo le parti che ci piacevano. L’unica cosa certa è che le nostre voci (“cantiamo” entrambi) fanno cagare, quindi abbiamo preferito migliorarle con un vocoder. Avevamo provato anche una talkbox, ma era un casino centrare quel tubo ogni volta, c’era d’avere anche un po’ schifo. Ahahahah!

4. Tante le riconferme per Macello, dall'abbinata Berlikete-Eviac per l'artwork della copertina, al tocco prezioso di Giulio Ragno Favero alla produzione, fino al rinnovo della firma con la Subsound Records. Per ognuna di queste collaborazioni ci volete parlare dei punti di forza, per cui non si cambia ricetta?
S: Ci stanno addosso, non possono fare a meno di noi. Ci spiace deluderli. Così rinnoviamo la collaborazione. Almeno sono educati, perché ringraziano.
M: Per quanto riguarda Giulio è semplice: chi c’è di più bravo e preparato dopo Bob Rock? Per quanto riguarda Eeviac, abbiamo notato che i miei disegni travolti dal suo modo di colorare acquistano una sfumatura del tutto inaspettata e nuova, ci troviamo molto bene anche a livello umano nonostante sia Giulio che Eeviac siano vegetariani. Ahahahah!

5. Con Zolle avete sempre esplorato il mondo agreste della vita di campagna dei giorni nostri, tra trattori e trattorie. Certo che un concept sul mattatoio non è tra i più leggeri... come vi è venuto in mente l'argomento e come siete riusciti a presentarlo in maniera simpatica? E' quasi un ossimoro...
S: Risposta vera e prolissa: abbiamo fatto tutto a caso. Ora la risposta falsa, più sintetica. Macello, in gergo, significa confusione. La confusione in realtà è rappresentata dal numero 2, o meglio, dalla presenza del 2 all’interno di un 1. Un bel Macello! Confusa? Confusi? Ehehehhe… Prendiamo il mattatoio dai, che si presta. Un luogo. Un 1, appunto. Lì accade che qualcuno perda vita, qualcun altro tragga vita. Compresenza di morte e nascita. Ecco il 2 dentro l’1. Colpo di scena: ambivalenza e paradosso costituiscono il concept di Macello. Il suino, come sempre del resto, è solo una copertura.
M: Poi oh, va’ che noi siamo simpatici, eh!

6. Non temete una diatriba con qualche associazione animalista?
S: No, assolutamente. Ci sentiremmo incompresi e mal interpretati. Peraltro noi da piccoli facevamo riferimento al WWF, mica al Telefono Azzurro.
M: Non pensavamo di aver toccato un tema così scabroso, ahahahah! Pensa te. Sarebbe curioso se qualcuno perdesse tempo per fare la morale proprio a noi. Con tutti i problemi che ci sono. Per prima cosa li ringrazieremmo per la cortese attenzione. Eh poi sai mica che pubblicità?!

7. Simpatico il videoclip a cartoon per il primo estratto dall'album "S'Offre". Raccontateci un po' la sua genesi.
S: Col video di Infuso, del precedente album Infesta, abbiamo temuto di aver dato il massimo in camera! Della serie, riusciremo ad essere così soddisfatti in futuro? Video costoso quello. Abbiamo offerto un pranzo ai frequentatori della Trattoria, a pochi minuti dalla sala prove. Programma immaginato: convivio con brio, a seguire esibizione Zolle, con prevista carica da parte dei commensali, ad insultarci e disprezzarci. Riscontro reale: commensali allegretti, presi benissimo dal suono ruvido e potente, incapaci di agire qualsiasi violenza ai nostri danni, anzi, desiderosi di sentire tutto il disco. Dunque “mini live” con pubblico speciale. Eheheheh …
Questo per dire che Infuso, in passato, ci ha stupiti per il suo svolgersi.
S’offre ci stupisce oggi. Perché? Perché piace anche a noi! Eravamo pessimisti, dopo la vetta raggiunta in passato, invece no.
M: Più o meno è proprio cosi. Ci è venuto in mente di fare un video animato perché non ci sarebbe mai ricapitata un’occasione ed un’atmosfera come per il video di Infuso. Qualche tempo fa eravamo rimasti piacevolmente stupidi delle animazioni che Marcello Lega di That’s Motion (e chitarrista dei Sondag) aveva creato partendo dal fumetto contenuto nell’album dei temibili Nijls, disegnato da Berlikete (che poi sarei io, ma non dirlo a nessuno). Così, complice la quarantena Codognina ho trovato il tempo per fare un sacco di scarabocchi e Marcello (Lega, non io) li ha animati, stupendoci anche questa volta (evviva, ci è andata bene di nuovo!)

8. Quest'anno noi di Edp siamo usciti con una recentissima compilation, la INSTRUMENTAL Vs VOCALIST. L'idea è stata di proporre ai duo strumentali la sfida con un cantante, la cui traccia era da apporre a un proprio brano. Voi, per questo featuring, avete scelto un amico britannico, tale Harry Armstrong, chitarra e voce del duo d'oltremanica Soundpicker. Come lo avete conosciuto e perchè avete scelto proprio il suo contributo?
S: È uno dei pochi “veri cantanti” che abbiamo incontrato suonando in giro. Ci siamo anche trovati molto bene umanamente, durante le date inglesi condivise qualche anno fa. Quando Marcio mi raccontava di questa iniziativa della compilation, entrambi abbiamo pensato ad Harry. L’altra idea? Stefania degli OvO! Ma abbiamo scelto di proteggerla, anzi, di proteggerci! Eheheheh …
M: Ste, finalmente sei stato conciso, bravo!

Bene cari Zolle, ci auguriamo di rivederci a breve per qualche live! (ahahahahah! Illusa! :D)
Intanto buon proseguimento musicale, e che questo macello di 2020 possa presto finire...
Buon proseguimento globale a te ed a tutti voi!


DISCOGRAFIA
MACELLO Lp, Cd e Vinile 2020, Subsound Records


1.S'Offre  2.D'Io  3.M'Io  4.M'Accetta  5.L'Ara  6.L'Ama  7.L'Affetto  8.D'annata  9.L'Aura 





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INFESTA Lp, Cd e Vinile 2017, Subsound Records

1.Kadregah  2.Versum  3.Lårdo  4.Magnum  5.Thorthellion  6.Brasathor  7.Interiora  8.Infuso  9.UnDoom





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PORKESTRA Lp, Cd e Vinile 2015, Bloody Sound Fucktory

1.Porkediem  2.Porkeria  3.Porkasmatron  4.Porkona  5.Porkemon  6.Porkimede  7.Porkata  8.Porkobot  9.Porkenstein  10.Porkastica  11.Pork vader  12.Porkangelogabriele



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ZOLLE Lp, Cd 2013, Supernatural Cat


1.Trakthor  2.LeeQuame  3.Forko  4.Mayale  5.Man Ja To Ja!  6.Melicow  7.Heavy Letam  8.Weetellah  9.Trynchatowak  10.Moongitruce



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Articolo e intervista ad opera di Giusy Elle