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venerdì 24 febbraio 2017

136. RECENSIONE41: XXIV by San Leo




   SAN LEO è un duo chitarra-batteria dalla provincia di Rimini che prende il nome e la propria iconografia dalla storia delle proprie terre. Formati nel 2013 sono Marco Tabellini alla chitarra (con alle spalle esperienze musicali che vanno dall'improvvisazione radicale al jazz-core, dal math rock alla classica contemporanea) e Marco Migani alle pelli (batterista in formazioni dal folk al black metal). Questo background colto e vario fa sì che la proposta musicale dei due, un postrock strumentale, sia originale ed interessante: nel suo processo sperimentale, come per l'alchimia del Conte Cagliostro al quale idealmente si rifanno, la musica dei due riesce a mescolare in maniera equilibrata Mathrock, Kraut e Freejazz. Richiami colti che non influiscono nella natura di ampio respiro dell'album, quattro suite strumentali apprezzabili e godibili ai più.
   Se volete conoscere tutto sulla biografia dei due musicisti, capire il loro punto di vista musicale grazie all'intervista diretta con Migani e Tabellini e dare un'occhiata alle etichette indipendenti che supportano il loro XXIV, rimando all'articolo d'approfondimento sulla band, appena pubblicato (qui). In questa sede ci soffermiamo invece sugli aspetti tecnici dell'album e sulla sua approfondita recensione ad opera di Bob Cillo, chitarra e voce del duo garage blues barese DIRTY TRAINLOAD.

Link Video:
XXIV , Video Teaser https://youtu.be/yfFDu_qN5Lw

Link band:

XXIV credits:
Tutti i brani scritti e composti da Marco "Tabe" Tabellini (chitarra) e Marco "Inserirefloppino" Migani (batteria)
Registrato e mixato presso M24 Studios di Milano, nel febbraio 2015, ad opera di Luca Ciffo (Fuzz Orchestra)
Masterizzato da Riccardo Gamondi (Uochi Toki) al Fiscerprais Studio
Etichette: Tafuzzy Records, Corpoc
Formato: Vinile nero 12", 300 copie numerate e formato digitale
3 Novembre 2015: anteprima streaming in esclusiva su bastonate.com
8 Novembre 2015: uscita ufficiale Lp e digitale
Release party @ The Night of Cusso Duro, Circolo ArciAlbini Saludecio (RN)


Qui lo ascolti


XXIV 2015
Tafuzzy Records, Corpoc
(Postrock Strumentale, Sperimentale)

1. Ammirando pilastri di roccia arenaria, ci ritrovammo a precipitare come foglie verso il brulicante cuore della materia
2. Alla deriva, incantati dalle rifrangenze del sole e cullati dalle onde, fino al sopraggiungere del gelido terrore: pinne brune tutt’intorno
3. Relegati nelle vastità di grotte sotterranee, celando tutta la rabbia e l’antico rancore nelle stanze di pietra viva
4. A piedi scalzi, su rocce acuminate e sentieri scoscesi, per raggiungere la vetta e disintegrarsi alla luce del sole



RECENSIONE
SAN LEO "XXIV"
Lp 2015 Tafuzzy Records, Corpoc

XXIV è il lavoro di esordio dei San Leo, duo romagnolo formato dal chitarrista Marco Tabellini aka M Tabe, già nei Uochi Toki, e dal batterista Marco Migani, in arte “Inserirefloppino”.
L’album è un vinile prodotto in tandem dalle etichette Corpoc e Tafuzzy e registrato nel Febbraio 2015 nello studio M24 di Milano dalle abili mani del poliedrico Luca Ciffo, chitarrista della Fuzz Orchestra.
Il disco è formato da quattro composizioni strumentali lunghe ed elaborate, tutte con durata superiore ai sette minuti e con titoli tali da fare impallidire Lina Weirtmuller, ad iniziare per esempio con: “Ammirando pilastri di roccia arenaria, ci ritrovammo a precipitare come foglie verso il brulicante cuore della materia”.
Per fortuna il formato digitale riporta una versione più facilmente fruibile dei titoli e il brano di apertura diventa semplicemente “Pilastri”. Questa attitudine eccentrica viene manifestata anche con una roboante presentazione con riferimenti ad una “visione al di fuori della contemporaneità”.
Vezzi a parte, ciò che veramente conta è che i San Leo impressionano fin dalle prime note con un sound sorprendentemente articolato e raffinato, tanto da ricordare più da vicino una “full band” del miglior progressive rock che non asciuttezza ed abrasività da tipico rock duo. In particolare, colpisce la grande escursione dinamica, che spazia con naturalezza e sapiente disinvoltura da suoni eterei quasi ambient all’impatto sonoro di granitici e imponenti “wall of noise”, con chitarra distorta dalle sonorità hard.
La seconda composizione, il cui titolo sintetico è “Pinne”, si apre con suggestive atmosfere che ricordano i Tangerine Dream di Phaedra. Più in generale il disco strizza più volte l’occhiolino a certo “Kraut Rock”, sebbene i San Leo, con approccio decisamente personale, riescano a fondere le loro influenze in un amalgama piacevolmente organico ed armonico.
Tutte le tracce dell’album hanno qualità omogenea e pari dignità e l’intero lavoro scorre godibile, senza cedimenti di sorta, alternando potenziali soundtracks dalle atmosfere coinvolgenti a momenti di maggiore pressione sonora.
Il fragore di alcuni climax mi riporta alla memoria addirittura “The Ascention”, il seminale capolavoro di Glenn Branca da cui tanto hanno imparato i Sonic Youth.
In conclusione i San Leo ci regalano un disco a cui non manca nulla, realizzato con gusto e passione, ottimo auspicio per i capitoli a venire. Non perdeteli di vista.

Bob Cillo
8/10





Articolo ad opera di Giusy Elle



135. La rocca di San Leo e il rock dei SAN LEO



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INTRO
   Eccoci alla presentazione di un altro duo qui all'Edp, un gruppo notevole, attivo da un po' di tempo. A distanza di un anno dalla pubblicazione di XXIV, il loro Ep d'esordio, sono pronti tra breve ad esporci il continuum della loro interessante proposta musicale ma per il momento vogliamo soffermarci su questa prima fase. Addentriamoci quindi nel post-rock strumentale secondo la visione dei SAN LEO da Rimini e nell'analisi del loro primo album che per parecchio tempo non s'è schiodato dal lettore della mia auto...

Presenti nella nostra EmilyDuo Compilation

BIOGRAFIA
   San Leo è un'antica cittadina della Val Marecchia, nei dintorni di Rimini, sulla cui rocca sorge una fortezza rinascimentale famosa per essere stata la prigione del noto esoterista ed alchimista Conte di Cagliostro. Questo il contesto da cui prende il nome SAN LEO, un duo fondato nella provincia di Rimini nel 2013 ad opera di due Marco: "Tabe" Tabellini alla chitarra (classe 1985) e "Inserirefloppino" Migani alle pelli (1983). Il chitarrista ha alle spalle dei progetti di tutto rispetto che vanno dall'improvvisazione radicale al jazz-core, dal math rock alla classica contemporanea oltre a coltivare un'attività da solista concretizzata in ormai cinque dischi pubblicati. Migani dal canto suo ha un'ampia esperienza in band dai generi più disparati come gli Uyuni (folk psichedelico), Mr Brace (pop, lo-fi), Bancali in Pietra (progetto ambient/noise) e Onferno (Black metal). 
   Questo background colto e vario, da parte di entrambi, fa sì che la proposta musicale dei San Leo risulti interessante ed innovativa. Si muovono certo in un terreno già conosciuto, quello del post-rock, ma si aprono a sperimentalismi, aggiungono atmosfere di ampio respiro, ci stupiscono con un prodotto del tutto originale ed assolutamente personale.
   XXIV, uscito rigorosamente in vinile nero 12" in edizione limitata di 300 copie (e in
formato digitale), ci presenta quattro tracce dalla lunga durata, delle vere e proprie suite strumentali che si sviluppano e si snodano all'interno di ogni pezzo con idee per più brani. Le sonorità sono dilatate ed evocative, c'è abile uso della dinamica e il tutto ci trasporta in sviluppi interessanti ed inattesi. Nel loro sperimentalismo i San Leo mescolano geometrie kraut e spigolosità math attraverso elasticità quasi free-jazz, in tensione costante fra la contemplazione di piccole gemme melodiche e l’abbandono a granitici mantra. Un'ottima musica da ascoltare con attenzione ma anche come valido sottofondo per ogni occasione: un po' psichedelica e molto evocativa, è stata anche definita con il fantastico appellativo di mantra-core... L'alchimia del Conte Cagliostro, ai quali i due fanno riferimento, prende qui forma in un progetto musicale ben definito e ottimamente riuscito.
   I due strumenti base sono arricchiti con vari effetti, mai però troppo invadenti, che nell'insieme rendono questo disco piacevole da ascoltare e immediatamente fruibile anche da un pubblico non uso a questo genere musicale. Un'abilità non sempre riscontrabile in chi è musicalmente colto o addentro a generi di confine... Probabilmente per questo XXIV ha riscontrato sempre ottime recensioni da parte della critica ed entusiastici commenti dalla parte del pubblico: molti infatti i live nei quali si sono esibiti i San Leo, spesso in compagnia di altri power duo chitarra-batteria.
   Ricercati in tutto il loro progetto, ci presentano i titoli dei brani come vere e proprie didascalie che introducono l'atmosfera del pezzo; leggendoli nell'ordine si delinea quasi un percorso di caduta, dispersione ed ascesa finale. I brani vengono sviluppati prima dei titoli, in realtà, e a seconda dell'atmosfera evocata i due Marco hanno cercato una descrizione consona da usare come titolo. Ne nasce quasi un percorso iniziatico che fa di questo un concept album senza volerlo.
   XXIV esce l'8 Novembre 2015 in coproduzione tra Tafuzzy Records e Corpoc. Registrato da Luca Ciffo dei Fuzz Orchestra e masterizzato da Riccardo Gamondi degli Uochi Toki, si presenta in tutta la sua professionalità. Procediamo quindi presentando le etichette d'appoggio all'album per addentrarci nella concezione musicale dei San Leo grazie all'intervista con Marco Tabellini e Marco Migani. Nel prossimo articolo (qui) l'interessante recensione all'album ad opera del fondatore del duo blues barese Bob Cillo.


XXIV , Video Teaser https://youtu.be/yfFDu_qN5Lw


LABELS
Tafuzzy Records www.tafuzzy.com
Tafuzzy Records è un'etichetta discografica indipendente romagnola nata nel 2002 a Riccione. L'idea parte da un collettivo di band locali (Mr Brace, Fitness Pump e Cosmetic) per produrre dapprincipio la propria musica e per estendersi in seguito ad altre realtà. Attualmente nel collettivo sono rimasti 4-5 elementi che ad agosto realizzano anche un festival musicale a Riccione.
Questa la descrizione che danno di sé: "Cantiamo e scriviamo in italiano. Suoniamo pop con approccio lo-fi, testardaggine punk, visionarietà folk e spacconeria hip-hop".

Corpoc è nata a Bergamo nel 2011 da un'idea di Andrea e Francesco. Non si tratta di un'etichetta tout court: fanno sostanzialmente serigrafia, sia su commissione che su propria iniziativa, come nel caso di alcune produzioni discografiche. In pratica si tratta di uno studio di serigrafia che occasionalmente fa anche da etichetta, con un proprio catalogo di coproduzioni.
In catalogo troviamo altri duo chitarra-batteria come OVO, BACHI DA PIETRA o il duo elettronico Uochi Toki.
www.soundcloud.com/corpoc



INTERVISTA
1. Ciao a voi Marco1 (If: Inserirefloppino) e Marco2 (Mt: Marco Tabellini) e benvenuti qui all'Edp. Raccontateci come vi siete incontrati e perché avete deciso di formare proprio un duo.
If: Stessa zona, stessi giri, stessi amici... L’incontro è avvenuto di conseguenza. Abbiamo cominciato a suonare in due e quello che avevamo in mente è uscito fuori senza l’esigenza di allargare la formazione.
Mt: Tutto nasce da un concerto dei Pantera + Satyricon al quale andammo entrambi... Non ci incontrammo, ma mi piace pensare che il Fato fosse già all'opera…
Riguardo l'essere in due, ci sono tanti vantaggi sul piano della comunicazione e della logistica!

2. A cosa è dovuta questa vostra ispirazione al passato e alla storia delle vostre terre? Quanto dell'esoterismo del Conte di Cagliostro è presente nel vostro progetto? A livello iconografico ne fate molti riferimenti...
If: Sono molto legato alla mia terra, al mare d’inverno, alle colline dell’entroterra e ai suoi segreti. Il paese di San Leo con la sua storia, i suoi misteri e la sua rocca è uno dei posti che più rappresenta me e di conseguenza ciò che creo.
La musica è alchimia, è mettere insieme diversi elementi, anche i più disparati, sperimentare e capire come questi reagiscono tra loro, mescolare, distruggere e ricomporre per poi distillare il tutto nella composizione finale.
La vena esoterica ne è la conseguenza diretta e i riferimenti visivi che utilizziamo ci completano.
Mt: Pollice in su per quanto detto dal mio collega. Aggiungo che, per quanto mi riguarda, questo immaginario è come la cornice per un quadro: è utile a mettere il contenuto in una certa luce, ma alla fine ciò che conta resta l'opera.

3. Il vostro background musicale è molto vario: come avete combinato le vostre abilità tecniche?
Mt: Cercando di suonare nel modo più essenziale possibile, limitando ogni espressione di tecnica individuale che potesse risultare fine a se stessa.
If: Alchimia, per l’appunto.

4. Come nascono i brani dei San Leo e in che misura si concretizza il vostro sperimentalismo?
Mt: Inizialmente lasciamo che l'istinto faccia i suoi comodi per un po', poi facciamo intervenire il senso critico a mettere ordine!

5. L'improvvisazione è una dimensione a voi cara: c'è molto di improvvisativo nella nascita dei brani ma quale spazio le conferite in fase live e come tentate di riprodurre questo aspetto estemporaneo durante il recording?
If: Le nostre composizioni nascono dall'improvvisazione. Tratteniamo solo le parti che ci stimolano di più e che ci evocano maggiori sensazioni. Ma le emozioni fanno presto a cristallizzarsi perciò cerchiamo di lasciare un certo grado di indeterminazione. Ovviamente seguiamo un canovaccio, ma un canovaccio non rigido e con molti spiragli che mi permettono ogni volta di interpretare il pezzo in maniera diversa.
Mt: Per quanto mi riguarda l'improvvisazione è uno degli elementi del mio background, qualcosa che ho esplorato a dovere in altre circostanze... In un concerto San Leo per me di realmente improvvisato c'è ben poco (magari giusto qualche momento in cui sviso un po' con i pedali). Anche in fase di registrazione, abbiamo cercato di arrivare in studio con le idee ben chiare su cosa volevamo fare.

6. Il risultato della vostra musica è molto piacevole e di largo respiro, rivolto ad un pubblico sicuramente ampio, nonostante i richiami colti che si possono intuire. Era vostro desiderio iniziale arrivare a questo stile e a questo traguardo?
Mt: Ti ringrazio – la “piacevolezza” di cui parli ovviamente è un parametro soggettivo (magari a un’altra persona potremmo risultare più ostici… fa parte del gioco). I nostri desideri, allora come adesso, sono esclusivamente rivolti a fare quello che piace a noi due – non sarei neanche in grado di calcolare fattori esterni al nostro gusto e alla nostra sensibilità.
If: Il nostro desiderio era fare qualcosa che soddisfacesse innanzitutto entrambi al 100%.

7. Ci chiarite il significato del titolo dell'album e l'iconografia della cover?
Mt: Il titolo preferirei restasse ermetico e, come si suol dire, "aperto a diverse interpretazioni". L'iconografia della cover te la può descrivere meglio il mio compare, che è l’artefice principale!
If: Completati i brani e stilata la tracklist, il tutto ci trasmetteva  una sensazione di forte densità materica. Terra, roccia e sabbia. La cover è la sintesi di questo. I cinque cerchi sul retro invece simboleggiano il quarto giorno della Genesi.

8. Quali i criteri di scelta per Luca Ciffo (Fuzz Orchestra) e Riccardo Gamondi (Uochi Toki) per la registrazione e mastering di XXIV? If: Ci siamo rivolti a loro perché ne apprezziamo il lavoro.
Mt: Ho sempre ammirato il lavoro di Luca con la Fuzz Orchestra e i Bron Y Aur, e per registrare XXIV ero certo che sarebbe riuscito ad aiutarmi a trovare il suono roccioso e allo stesso tempo dinamico che immaginavo. Ci siamo trovati veramente a nostro agio a lavorare con lui.
Rico, ancor prima di essere un amico e un fonico stra-competente, è un diabolico genio del male. Quali migliori credenziali...
9. So che i titoli sono nati successivamente ai brani, anzi dall'atmosfera di questi ispirati. Alla fine, rileggendoli in sequenza, si delinea una specie di viaggio, una caduta nell'abisso e una finale risalita alle vette. Questo percorso come si è delineato in fase di realizzazione dell'album? Si può parlare, anche se in senso lato, di un concept album? C'è un messaggio che volete comunicare con la vostra musica strumentale?
Mt: Mi fa piacere che tu abbia immaginato questa chiave di lettura/ascolto, anche se nelle nostre intenzioni non era presente un filo narrativo esplicito – posso solo dire che generalmente non opero in modo molto cerebrale e il mio fine principale è sempre quello di fare brani che siano evocativi su un piano fisico e psichico... poi chiunque è libero di viaggiarci dentro (o intorno) come più gli aggrada!

10. Ormai è passato un anno dal vostro disco d'esordio e nel frattempo avete calcato numerosissimi palchi: ci fate un punto della situazione? Quanto siete soddisfatti dell'innegabile risultato ottenuto finora? E quanto ve lo aspettavate? If: Siamo molto soddisfatti. Quando abbiamo cominciato l’avventura San Leo non ci aspettavamo niente.
Mt: Dall'inizio non ci siamo mai aspettati praticamente niente, quindi continuo tuttora a essere grato ed esterrefatto ogni volta che qualcuno/a esprime il suo apprezzamento per un live o per il disco.
Sulla situazione più in generale abbiamo avuto il piacere di conoscere diverse realtà, locali, persone, e la parola chiave che torna spesso è "resistere"... L’impressione è di essere come Atreyu nella Storia Infinita, in fuga e allo stesso tempo in lotta contro il dilagare inesorabile del Nulla…

11. Avete condiviso il palco con parecchi duo chitarra-batteria in occasione di serate power duo: ci fate qualche nome?
Hysm?duo, Il Cloro e soprattutto Evil Possum!

12. So che a breve uscirà il vostro secondo lavoro discografico. Ci potete anticipare qualcosa? Sarà un Ep o un full lenght? Siete in fase di recording: a quando la data di rilascio? Avete sviluppato ulteriormente la vostra proposta sonora?
If: Si! Il disco è un full length e come il precedente sarà stampato in vinile. Le riprese sono state fatte a Novembre 2016 e l’uscita è prevista per Maggio 2017.
Mt: Più che sviluppare abbiamo voluto consolidare il nostro linguaggio con un sound però decisamente diverso, maggiormente informato dall'esperienza live maturata nell’anno precedente. Sentiremo come rende in vinile.

Bene, l'intervista si conclude qui. Vi ringrazio per la vostra cortese collaborazione e vi auguro uno splendido percorso musicale assieme. Intanto lascio spazio alle vostre dichiarazioni finali mentre noi vi attendiamo all'uscita del nuovo lavoro discografico.
If: Ciao ci si vede in giro
Mt: Grazie a te e a Edp!


Link band


DISCOGRAFIA
XXIV 2015, Tafuzzy Records, Corpoc (PostRock, MathRock, Sperimentale)

1. Ammirando pilastri di roccia arenaria, ci ritrovammo a precipitare come foglie verso il brulicante cuore della materia
2. Alla deriva, incantati dalle rifrangenze del sole e cullati dalle onde, fino al sopraggiungere del gelido terrore: pinne brune tutt’intorno
3. Relegati nelle vastità di grotte sotterranee, celando tutta la rabbia e l’antico rancore nelle stanze di pietra viva
4. A piedi scalzi, su rocce acuminate e sentieri scoscesi, per raggiungere la vetta e disintegrarsi alla luce del sole

QUI la nostra recensione



Link ad altre recensioni


Articolo e intervista ad opera di Giusy Elle

martedì 7 febbraio 2017

134. RECENSIONE40: Discordia by Bologna Violenta




   BOLOGNA VIOLENTA nasce nel 2005 nell'omonima città come progetto solista del violinista e polistrumentista trevigiano Nicola Manzan. Dopo 5 album grindcore, vari singoli, remix e numerosissime collaborazioni con nomi di spicco dell'underground -e non solo- nazionale, il progetto si assesta nel formato a due con il valido batteristra marchigiano, anch'egli polistrumentista, Alessandro Vagnoni (Dark Lunacy, Infernal Poetry). Dal loro incontro nasce l'album Discordia, 16 tracce grindcore/avantgarde con una vena un po' più "easy listening" del resto della discografia di Nicola: lo spazio lasciato libero dalla gestione della drum-machine gli dà adito di giocare maggiormente con le melodie. Il tutto sempre all'interno di una cornice fortemente grindcore.
   L'album esce per Overdrive Records e conta numerosi ospiti al suo interno, in onore del senso di collaborazione tanto caro al Manzan. Troviamo quindi il charango di Monique Mizrahi (Tre Allegri Ragazzi Morti e Honeybird & the Monas) su Colonialismo, la tromba e trombone degli Ottone Pesante su Leviatano, il pianoforte di Paolo Polon su Sigle di telefilm e le voci di Tiffany Taylor, Fabio “Reeks” Recchia, Жон тугалган e Johna Foliowa sparse per le altre tracce dell'album. Un album non di facile ascolto ma conferma dell'interessante e longeva carriera del progetto Bologna Violenta.
   Per tutti i dettagli sull'album e i suoi video, per la retrospettiva del progetto solista fino alla formazione del duo, per sapere qualcosa di più sull'etichetta di riferimento e per poter godere dell'intervista ai due, rimando all'articolo di approfondimento sulla band, appena pubblicato (qui).

Link video:
"Incredibile lite al supermercato" https://www.youtube.com/watch?v=TiwaLEItt5E

Link band:



Discordia Credits:
Nicola Manzan: chitarra, violino, viola, violoncello, sintetizzatori, programmazione.
Alessandro Vagnoni: batteria, basso.
Monique “Honeybird” Mizrahi: charango su Colonialismo.
Ottone Pesante (Paolo Raineri: tromba, Francesco Bucci: trombone) su Leviatano.
Paolo Polon: pianoforte su Sigle di telefilm.
Tiffany Taylor: voce su Incredibile lite al supermercato.
Fabio “Reeks” Recchia: voce su L’eterna lotta tra il bene e le macchine.
Жон тугалган: voce su Lavoro e rapina in Mongolia.
Johna Foliowa: voce su Lavoro e rapina in Mongolia.
Il disco è stato registrato tra agosto 2015 e febbraio 2016 a Casa Violenta da Nicola Manzan con l'aiuto di Nunzia Tamburrano.
Batteria e basso registrati al Plaster Recording Studio da Alessandro Vagnoni.
Charango registrato da Monique “Honeybird” Mizrahi al Dynamic Zebra Studios, NYC.
Ottoni registrati allo Studio Pesante.
Il mixaggio è stato effettuato al Plaster Recording Studio da Alessandro Vagnoni.
Il mastering è stato effettuato a Casa Violenta da Nicola Manzan.
Tutte le musiche sono di Nicola Manzan tranne Colonialismo di Nicola Manzan e Monique Mizrahi.
Tutti i ritmi sono di Alessandro Vagnoni.
Tutti i brani sono editi da Kizmaiaz Edizioni Musicali.
Concept grafico: Nicola Manzan, eeviac.
Realizzazione grafica: eeviac
Nicola Manzan usa chitarre Gibson, violini Carioni e corde D’Addario.
Alessandro Vagnoni usa piatti Paiste e bacchette Vic Firth.
Paolo Polon suona un pianoforte Bechstein gran coda (1927).
Pubblicato l'11 Aprile 2016 per Overdrive Records e Dischi Bervisti
Formato: Vinile nero 12", Cd digipack e Audiocassetta
Distribuzione: Goodfellas
Contatto Stampa: Dischi Bervisti press@dischibervisti.com 
Booking: Ben Tellarini ben.tellarini@gmail.com 


Qui lo ascolti

Discordia 2016,
Overdrive Records, Dischi Bervisti

(Grindcore, Avantgarde Retrò)
1. Sigle di telefilm
2. Il canale dei sadici
3. Incredibile lite al supermercato
4. Un mio amico odia il prog
5. Il tempo dell'astinenza
6. Leviatano
7. Chiamala rivolta
8. L'eterna lotta tra il bene e le macchine
9. I postriboli d'Oriente
10. Binario morto
11. Discordia
12. Lavoro e rapina in Mongolia
13. Il processo
14. Passetto
15. I felici animali del circo
16. Colonialismo



RECENSIONE
BOLOGNA VIOLENTA "Discordia"
Lp 2016 Overdrive Records, Dischi Bervisti

Quando il postino mi ha bussato al citofono e ho letto sul pacchetto il mittente, avevo già capito che il contenuto fosse l’ultimo disco di BOLOGNA VIOLENTA, al che non ho dato modo, al postino in questione, di bussare due volte. E, curioso, ho aperto la busta.
Oltre a due adesivi (uno dei quali è già appiccicato sulla mia batteria), trovo questo digipack davvero ben confezionato, dall’artwork semplice ma d’impatto (in tutti i sensi, visto che tratta di due locomotive accartocciate l’una sull’altra) e ben fatto.
BOLOGNA VIOLENTA è un progetto nato dal violinista e polistrumentista Nicola Manzan nel 2005, che ha sempre sperimentato sonorità che spaziano dal Grindcore al Noise, tra svariate collaborazioni con musicisti italiani e non solo, militando anche in progetti alternativi e dai diversi approcci musicali. Ma eccoci al dunque.

Discordia, il quinto di BOLOGNA VIOLENTA e uscito nel 2016, è un disco di 16 tracce, per la durata di circa 24 minuti e mezzo. La novità principale di questo album è l’ingresso di un secondo elemento fisso: il batterista e bassista Alessandro Vagnoni (DARK LUNACY, INFERNAL POETRY). Si può quindi affermare che BOLOGNA VIOLENTA è, ad oggi, un duo.
Vorrei premettere che Discordia è un disco non adatto a tutte le orecchie, quindi il mio approccio a questa recensione sarà alchemico, simbiotico e basato sul mood emozionale. Ecco perché l’ho inserito nel lettore, ascoltandolo d’un fiato, per assimilarlo e per farmi una prima idea di ciò che avevo tra le mani. A distanza di qualche giorno lo sto riascoltando, in cuffia, dividendolo in parti solo per un lato puramente tecnico. Non vi ammorberò con pipponi inutili e chiacchiere noiose, perché sento questo disco come un concept sonoro che va ascoltato senza sosta. Ed è così che lo analizzerò, come unico elemento colmo di particolari, utilizzando nomi di musicisti e band affini non necessariamente come termine di paragone, ma più che altro per portare il lettore a farsi un’idea di ciò di cui stiamo parlando, magari ricercando e scavando in quell’underground estremamente interessante, ma fatto anche di musicisti notevolmente dotati.
Apre il disco ‘Sigle di telefilm’, introdotto dal piano, malinconico e dalla vena classica, di Paolo Polon.
La furia de ‘Il canale dei sadici’ lascia spazio ad una ‘Incredibile lite al supermercato’, con la voce graffiante di Tiffany Taylor (che mi ricorda il nome di una porno star, ma non vorrei sbagliarmi e sviare il discorso). E’ piacevole, per me, ricordare a primo impatto una certa ‘Bonehead’ di quei pazzi dei NAKED CITY, come le fasi più isteriche dei MELT BANANA.
Segue ‘Un mio amico odia il prog’, brano che, neanche a dirlo, è progressivo e non poco. E mi ricorda quanto sono nostalgico, se penso ai romani INFERNO SCI-FI GRIND ‘N’ ROLL.
Poi c’è la serratissima e groovissima ‘Il tempo dell’astinenza’, a cui segue ‘Leviatano’, in cui sono presenti Paolo Ranieri (tromba) e Francesco Bucci (trombone) degli OTTONE PESANTE.
‘Chiamala rivolta’ e ‘L’eterna lotta tra il bene e le macchine’ sono due macigni Prog-Grind notevolmente schizoidi. Nella seconda traccia c’è la voce di Fabio “Reeks” Recchia.
‘I postriboli d’Oriente’, come si evince dal titolo, inizia proprio con un richiamo alle sinuose sonorità tipiche dei paesi d’Oriente. Inutile dire che il finale di questo brano è eclettico e folle.
Poi c’è ‘Binario morto’, brano che mi piace particolarmente per la sua completezza e per l’atmosfera buia e claustrofobica che lo pervade. Gli unisoni tra gli strumenti mi rimandano a quei due grandi nomi dell’Industrial Metal quali STRAPPING YOUNG LAD e FEAR FACTORY.
‘Discordia’ è il brano che prende il titolo del disco, seguito da ‘Lavoro e rapina in Mongolia’, pezzo in cui musica suadente Mongola, accompagnata di un certo discorso incomprensibile (a meno che non conosciate la lingua), si intervalla con sfuriate Death/Grind, per poi chiudersi in un canto melodico. Qui hanno collaborato, alle voci, Жон тугалган e Johna Foliowa.
‘Il processo’, ‘Passetto’ e ‘I felici animali del circo’, viaggiano dal Prog al Death e Black Metal. Ricordo ancora la mia adolescenza segnata da DEATH, OPETH e affini.
Il disco si chiude con ‘Colonialismo’, epico e sontuoso brano in cui suona il charango di tale Monique “Honeybird” Mizrahi, che rimanda a quei FANTOMAS di quel genio del male di Mike Patton. Chissà se effettivamente il titolo di questo pezzo si ispira alla storia del charango, strumento a corde simile ad una piccola chitarra, introdotto in Sudamerica dagli Spagnoli, dopo che ne avevano conquistato le terre.
Ci tengo a dire che questo ‘Discordia’ è un continuo rimando ad influenze di band passate. Personalmente ci sento molti richiami musicali preesistenti, ma in compenso ha dei tappeti orchestrali esageratamente ricchi e ben curati.
Il disco è esagerato, in tutti i sensi: è iper tecnico e chirurgico come un bisturi, è colmo di suoni e ottimamente eseguito. A livello compositivo è molto vario e ben congegnato. Ha il sound giusto, forse un po’ piatto e non molto dinamico, ma adatto al genere proposto. La mia curiosità più grande sarebbe quella di vedere BOLOGNA VIOLENTA dal vivo, per comprendere appieno l’esecuzione dei brani in fase di concerto.

Danilo 'Damage' Peccerella
7.5/10






133. La discordia dei BOLOGNA VIOLENTA


INTRO
   Abbiamo iniziato l'anno nuovo presentando ABOVE THE TREE, ossia l'artista solista Marco Bernacchia che a un certo punto della propria carriera si abbina ad un batterista con il risultato di fondare un duo chitarra-batteria (qui l'articolo). Proseguiamo oggi sullo stesso filone parlando di BOLOGNA VIOLENTA, interessante realtà della controcultura nazionale ad opera di Nicola Manzan e di come diventi I Bologna Violenta dall'incontro con Alessandro Vagnoni. Nemmeno a farlo apposta due artisti (Marco e Nicola) che hanno pure collaborato assieme...


BIOGRAFIA
   Bologna Violenta è il progetto solista grindcore di Nicola Manzan (1976), violinista e polistrumentista trevigiano, fondato nel 2005 a Bologna, da cui il nome. Sotto questo pseudonimo pubblica ben 4 album strumentali da solista (fitti di tracce, dove ci presenta la sua concezione del mondo, musicale o meno che sia), un quinto album in duo, molti singoli oltre ad aver collaborato con una miriade di artisti dell'underground e non solo. Registra tutto in solitaria usando batterie elettroniche che mescola a chitarre grindcore su tappeti di orchestre classiche; non rari gli estratti vocali da vecchie registrazioni radio o televisive. Ne nasce così un mix originale di sonorità estreme, conturbante a volte, spesso musicalmente furioso ma soprattutto critico nei confronti della vita moderna, non necessariamente contemporanea. Le tematiche affrontate nei propri testi parlano infatti dei drammi della vita, dalla guerra al contrasto tra l'essere umano e il mondo che lo circonda, ma in particolare del difficile rapporto tra gli esseri umani stessi. Sintomo di una mente pensante ma anche tormentata, che cerca di dare spiegazione allo stravolgere umano della vita.
   Nell'anno della fondazione di Bologna Violenta esce subito un Cd omonimo (in larga parte influenzato dall’immaginario dei film polizieschi), che nel 2011 viene ristampato in vinile. Ben 27 tracce sparate, come una pistolettata, a una media di 30 secondi all'una... Un concept album ispirato alla cronaca nera della città di Bologna, dove all'epoca Manzan viveva: i titoli quasi ricalcati da quelli giornalistici o dagli episodi di telefilm polizieschi, appunto. Da subito si delinea quindi il percorso musicale di Nicola, tutto volto allo sperimentalismo e che si associa al panorama avantgarde; i titoli dei brani, che ricalcano i vocaboli del nome del progetto, ci mostrano invece la valenza sociale e 'politica' dei suoi messaggi.
   E' del 2010 Il Nuovissimo Mondo, disco nuovamente ispirato alla cinematografia (nello specifico ai "mondo-movies"), pubblicato dall'allora Bar la Muerte di Bruno Dorella, grande scouter che battezzò innumerevoli talenti underground nazionali. Da allora è nata un'amicizia tra i due che si protrae ancor oggi: si frequentano, condividono i palchi ma anche gli album visto che Manzan ha ripetutamente collaborato con qualche proprio intervento ai dischi dei Ronin, la band di Dorella chitarrista ed autore. Il Nuovissimo Mondo è ancora una lunga carrellata di brani dalla breve-media durata, registrati in momenti e studi separati, nei cinque anni dall'album d'esordio; nel frattempo, infatti, Manzan si era trasferito nella sua natìa Treviso. Da qui in poi il progetto Bologna Violenta diventa fortemente live: vediamo infatti Nicola esibirsi come one-man-band non solo su molti palchi italiani ma anche europei.
   Ancora un paio di anni ed ecco il terzo album, Utopie e piccole soddisfazioni, a sorpresa un disco assolutamente apolitico, pubblicato in Cd, vinile in copie numerate e formato digitale. Ma la parentesi intimista dura poco visto che nel 2014 esce il controverso Uno bianca, un album nato per presentare i fatti di cronaca della famosa organizzazione criminale bolognese che terrorizzò l'Emilia Romagna e dintorni a cavallo tra gli anni '80 e '90. Il disco ripercorre in 27 tappe, quasi in una sequenza di file da investigatore, le gesta criminali di questa violentissima banda capitanata dai fratelli Savi e paradossalmente formata da cinque poliziotti (oltre che da un civile), una banda di terroristi che nel corso delle sue socrribande si lasciò alle spalle ben ventiquattro morti e un centinaio di feriti. Mentre negli album precedenti per parlare di problemi sociali e politici Manzan usa un linguaggio tipicamente sarcastico, qui non c'è più spazio per la fantasia con il risultato di un disco violento e spietato, il marchio estremo della produzione di Bologna Violenta. Un omaggio alla città di Bologna con un racconto musicale di una delle pagine più violente della sua storia. Ancora pistolettate, spesso al di sotto del minuto di esecuzione.
   Pubblicato in Cd digifile (una specie di minivinile 5"), vinile 12" e formato digitale, questo concept album esce per la prestigiosa Wallace Records ma anche tramite Dischi Bervisti, la nuova avventura nel campo della produzione discografica indipendente dello stesso Nicola Manzan. Fondata nel 2012, quest'etichetta nasce per produrre i lavori del fondatore stesso (Utopie e piccole soddisfazioni è l'album d'esordio) ma col tempo contribuisce alla pubblicazione di opere di amici o musicisti dallo stile musicale affine. Molti i duo che ci propongono i loro dischi via Bervisti, dai METEOR (noise, Brescia) agli HATE&MERDA (duo sludge da Firenze, loro stessi fondatori di un'etichetta discografica, la sempre più riconosciuta Dio Drone), fino al duo di chitarre lui-lei HARMONIC PILLOW. Anche Stefania Pedretti, una delle metà degli Ovo assieme a Dorella, ha avuto modo di uscire con questi amici per il suo progetto solista Alos?. In breve Dischi Bervisti diventa anche Ufficio Stampa grazie al lavoro di Nunzia Tamburrano, la compagna stessa di Nicola, per presentarsi al momento come una valida e completa proposta dell'underground discografico nazionale.
   Ma Nicola Manzan non è solista per amore del ripiego su sé stesso. Strumentista apprezzato, oltre che a prestarsi per musicare documentari e cortometraggi, contribuisce col suo apporto musicale in molti progetti di amici e colleghi, tra quelli più o meno famosi dell'underground, fino a personaggi universalmente riconosciuti come Ligabue (Secondo Tempo, 2008). Oltre alla collaborazione con Above the Tree and Drum Ensemble du Beat nel loro Cave Man e in almeno tre album dei Ronin, il percorso delle pubblicazioni discografiche di Bologna Violenta è molto prolifico comprendendo numerosissimi singoli, split, remix, e comparse in compilation; c'è anche un feat con Johnny Mox, artista solista trentino del quale abbiamo recentemente parlato a proposito del suo progetto Stregoni assieme appunto a Marco Bernacchia degli Above the Tree. Troviamo poi le note di Manzan in album dei Baustelle, Paolo Benvegnù, Fuzz Orchestra, Il Teatro degli Orrori, Luminal, Zen Circus... ha collaborato anche con alcuni duo come gli Harmonic Pillow, i Pan del Diavolo e i Kill Your Boyfriend. C'è una sezione, nel suo profilo facebook, proprio dedicata alla raccolta completa degli album dove Nicola compare come special guest (qui). Tra tutti questi incontri non poteva non incappare infine nell' "anima gemella" in grado di farlo assestare nel formato 2-piece...
   Pare che Bologna Violenta non fosse un progetto solista per vocazione ma semplicemente per necessità, non avendo mai trovato un artista affine desideroso di condividere e sviluppare il suo sentire musicale. Dopo dieci anni di musica più o meno solitaria, e la forte esigenza di un partner alla sezione ritmica, si presenta infine l'occasione. Alessandro Vagnoni, batterista e bassista marchigiano classe 1980 (Resurrecturis, Infernal Poetry, Dark Lunacy, The Shell Collector), suonava all'epoca con gli Infernal Poetry, il cui cantante faceva da fonico a Nicola con i Baustelle. Ne nasce un'amicizia profonda, soprattutto a livello umano, per scoprire poi anche un'affinità musicale nel percorso non certo facile scelto da Nicola, una condivisione del concetto musicale sia a livello etico che professionale. E' fatta, siamo nel 2015 e il progetto Bologna Violenta diventa definitivamente un duo chitarra-batteria. Alessandro Vagnoni si presta non solo come batterista dal vivo, arricchendo e rendendo più coinvolgenti le performance di Nicola, ma anche come polistrumentista in studio.
   Il quinto album dei Bologna Violenta, l'apolitico Discordia, è quindi pensato e registrato in due, il primo a quattro mani. L'abbinata ha dato i suoi risultati: la batteria acustica lascia maggior libertà di fraseggio alla chitarra di Nicola che si esprime qui in maniera più melodica. L'album sotto molti aspetti è più maturo e completo, da loro stessi definito come "pop", per quanto questo termine possa aver senso nella musica di Manzan: musica difficile ma qui con forti sfumature easy-listening; anche i brani diventano più lunghi trasformandosi quasi in vere e proprie "canzoni".
   Attualmente in lavorazione sul secondo album in duo, dicono però che si ritornerà in terreni più estremi... Anche i concerti ne guadagnano: una botta di energia e violenza che vale il doppio, chitarre velocissime, batteria furiosa, un dinamico grind duo a dimostrazione delle capacità tecniche straordinarie dei suoi strumentisti. Il tutto arricchito da un serie di visual creati da Nicola stesso. Entrano a far parte del kit di Bologna Violenta one-man a partire dal tour di Uno Bianca, come strumento necessario per approfondire il significato dei brani strumentali. Viste le tematiche degli album non potete che immaginarli come sono: violenti, macabri e inquietanti...
   A proposito di video, ne sono stati realizzati due ufficiali da Discordia. Essendo il concetto alla base dell'album incentrato sulla tendenza degli umani a farsi guerra tra loro, il primo estratto, ad anticipazione dell'album stesso, non poteva non cadere sul terzo brano, esplicitamente intitolato "Incredibile lite al supermercato". Ovviamente contiene scene di violenza, immagini riprese coi cellulari e caricate sul web, montate per l'occasione, mentre gli strumenti picchiano come non ci fosse più un domani... Girato da Leonardo Amati del Trivel Collective. E' invece di recente pubblicazione (gennaio 2017) il video "Colonialismo", tratto dalla traccia di chiusura all'album stesso, nata in collaborazione con Monique Mizrahi (Tre Allegri Ragazzi Morti e Honeybird & the Monas) che suona qui un charango, strumento sudamericano a sei corde, simile a una chitarra. E' lo strumento stesso e la sua sonorità ad aver ispirato il titolo al brano mentre il video è stato realizzato assemblando una serie di scene tratte dal documentario Africa Addio di Gualtiero Jacopetti e Franco Prosperi, dove l'orrore del colonialismo è presentato in tutta la sua crudeltà. Abbinamento come sempre riuscito con il grindcore furioso della band.
   Discordia viene pubblicato l'11 aprile 2016 via Overdrive Records e Dischi Bervisti ed è distribuito da Goodfellas. Come spesso per gli album di Manzan i formati su cui viene inciso sono molteplici, qui dal vinile nero 12" e Cd alla nostalgica audiocassetta. La copertina, studiata da Nicola stesso in collaborazione con Eeviac (l'ormai grafico musicale di culto, autore di splendide copertine d'album e non solo) rappresenta i rottami di due locomotive, accartocciate tra di loro, ad esasperare il concetto di 'scontro'. Molti gli special guests presenti nel disco, secondo la tradizione collaborativa tipica di Nicola: ritroviamo la tromba e trombone degli Ottone Pesante, il charango di Monique “Honeybird” Mizrahi (Tre allegri ragazzi morti), il pianoforte di Paolo Polon e una serie di voci sparse per le varie tracce. Musica di confine ma di qualità per Bologna Violenta... un progetto preciso, e ben calibrato nel suo essere estremo, che è persino stato materia d’esame nel corso di “Arte digitale” all’Accademia di Belle Arti di Venezia...
   Eccoci giunti alla fine di questa presentazione; non ci resta che scendere nei dettagli: dell'album grazie alla recensione ad opera di Danilo 'Damage' Peccerella, nell'articolo dedicato (qui) e della band, con l'intervista a Nicola Manzan e Alessandro Vagnoni del duo grindcore Bologna Violenta. Buona lettura quindi, e buon ascolto dell'album e dei video correlati.

"Incredibile lite al supermercato" https://www.youtube.com/watch?v=TiwaLEItt5E


LABELS
Overdrive Records www.over-drive.it

La Overdrive nasce nel 2011 in provincia di Catanzaro per stabilirsi poi definitivamente a Milano. Oltre alla stampa musicale nei formati vinile, cd e dvd, e al mastering finale dell'album, cura con attenzione anche le rifiniture del packaging oltre che occuparsi del materiale promozionale e del merchandising della band.Tra i duo in catalogo troviamo anche le AGATHA, storico duo femminile basso-batteria dalla capitale lombarda.
www.facebook.com/Overdrive-178907108798691





INTERVISTA
1. Carissimo Nicola, benvenuto qui all'Edp. Sono felice di aver approfondito con questa retrospettiva il tuo percorso musicale che mi incuriosiva da parecchio tempo. La formazione del duo chitarra-batteria è l'occasione per intervistarti, ma partiamo dagli albori: ci parli del tuo percorso di ascolti musicali? Lo studio del violino presume una cultura classica a monte: quando sei arrivato a conoscere generi di confine come l'avantgarde o il grindcore? E come hai integrato queste influenze col tuo strumento primo?
N: Ho iniziato ad ascoltare musica fin dalla più tenera età. Mio padre aveva una collezione di vinili di musica classica e vari dischi di cantautori e musica mista dal folk ai documentari in vinile. Fin dai quattro o cinque anni ho iniziato ad ascoltare vinili autonomamente, il giradischi mi era stato dato in affidamento e passavo le giornate ad ascoltare musica a caso, ispirandomi di volta in volta alle copertine, alle durate, a quello che non avevo ancora sentito. A cinque anni ho iniziato a studiare musica, a otto a suonare il violino, strumento in cui mi sono diplomato a vent’anni circa. In questo lasso di tempo ho assimilato molte nozioni di natura tecnica, ma allo stesso tempo verso i quattordici anni ho iniziato a suonare la chitarra (che non ho mai realmente studiato) e ad ascoltare musica diversa. Prima un po’ di metal, poi hardcore, punk e tutte le varie deviazioni tipo, appunto, il grindcore e le cose più rumorose. Verso i diciott’anni ho iniziato a suonare con varie band, oltre ad avere un’attività abbastanza intensa di concerti con varie formazioni classiche. Il fatto di poter suonare con realtà così diverse faceva sì che potessi tenere tutto parecchio separato: da una parte il violino e la classica, dall’altra la chitarra e il rock e affini, anche se capitava che dovessi registrare qualche parte di violino in studio per progetti più o meno rock. Solo successivamente, diciamo dal 2000 in poi le due cose hanno iniziato a fondersi, forse anche per il fatto che da quel periodo non ho più suonato classica. Il violino è il mio strumento, quindi sentivo il bisogno di portarlo in ambiti dove di solito non lo portavo. E così ho iniziato a collaborare con molti gruppi e alla fine, negli ultimi anni, il violino (e gli archi in generale) sono diventati parte integrante del mio progetto più estremo, ovvero Bologna Violenta, dove cerco di mescolare la classica con sonorità ben più estreme. Il fatto di usare uno strumento conosciuto per essere melodico, non implica il fatto che debba per forza essere usato in questo modo, anche se può essere un ottimo mezzo per creare qualcosa di molto fastidioso e quindi efficace per ciò che faccio con questo progetto.

2. All'epoca della fondazione di Bologna Violenta, abitavi ovviamente in quella città. C'è chi vi riconosce una seconda casa e la sublima, penso ai Cani dei Portici, mentre tu, da osservatore esterno, quasi come un investigatore, ti sei sempre concentrato sui vizi e la corruzione della città in cui vivevi. Pare quasi che la tua vocazione mancata sia quella del giornalista di cronaca! Ci vuoi parlare del tuo rapporto conflittuale con Bologna? Specchio comunque del tuo sentire il mondo intero...
N: Ti dirò… anche per me è diventata una seconda casa per anni. Ci sono stati vari momenti della mia vita in cui non riuscivo a star lontano da Bologna. Era una specie di non-luogo dove mi ero creato una vita molto diversa da quella che avevo dove sono cresciuto. Allo stesso tempo, però, è diventata per me un simbolo del fatto che se non si sta bene con se stessi, neanche una città nuova e piena di stimoli può sistemare le cose. Sono andato a viverci in un momento in cui sentivo di aver più o meno esaurito tutto a Treviso, ma una volta arrivato lì è stato tutto molto più duro di quello che mi potessi immaginare. La colpa, ovviamente, non era della città, ma era una mia situazione psicologica particolare che mi ha portato a guardare questa città “felice e accogliente” con occhi diversi, magari non quelli del cronista, ma di quello che vuole scavare sotto la superficie per vedere cosa c’è che non va, dietro a tante cose belle (o presunte tali). Dall’osservazione di Bologna sono passato per vari motivi a cercare una visione più generale degli esseri umani, un po’ come nel film documentario Mondo Cane in cui vengono raccontate le vicende più curiose, ma a volte anche tragiche, di varie popolazioni del mondo. Tutto questo è coinciso proprio con la nascita di Bologna Violenta e tutta questa serie di meccanismi mentali si è sempre riflessa in modo pesante sulla sua musica. Non ce l’ho con Bologna, anche se mi ha lasciato alcune cicatrici pesanti nei ricordi.

3. Vedi veramente solo odio, conflitto e lotta attorno a te? Il mondo e la sua gente è veramente lanciata senza speranza in un percorso di non ritorno?
N: Se da un lato penso che l’estinzione umana sia ormai inevitabile (a volte penso che sarebbe anche necessaria), devo dire che non vedo solo odio e discordia intorno a me. Non è possibile dire una cosa del genere. Conosco fortunatamente molte persone che potrebbero essere di esempio per un’umanità migliore, ma ho sempre l’impressione che siano una piccola minoranza. Il resto mi sembra un continuo tutti contro tutti. Viviamo in un paese molto ignorante, quindi il livello di comunicazione è molto basso, di conseguenza la gente tende a litigare per niente.

4. Si vede spesso la tua musica descritta come 'avantgarde retrò': ci vuoi spiegare questo ossimoro?
N: Beh, è una definizione che mi sembrava simpatica, principalmente, ma anche azzeccata. Penso che, se da un lato ci sia una continua ricerca da un punto di vista musicale, per creare qualcosa di veramente nuovo, dall’altro c’è anche una forte componente legata alla musica del passato. Spesso scrivo le parti di archi come se fossero dei pezzi di musica classica, rispettando le regole dell’armonia e via dicendo, ma magari sotto ci sono chitarre che fanno rumore e batterie in blast beat.

5. I titoli dei tuoi brani sono spesso evocativi, immaginifici. Nel corso della tua carriera live hai inoltre introdotto dei visual di tua composizione a sottolineare questo sentire. La tua composizione musicale si basa quindi su immagini della mente ben precise? Del resto ti sei basato fin dal principio su film (polizieschi) e anche l'ultimo album si apre con un titolo, dopo undici anni, in tema.
N: Bisogna innanzitutto tenere in considerazione il fatto che faccio principalmente musica strumentale, quindi col titolo devi già dare un’immagine abbastanza chiara di quello che vuoi dire. Penso che questo derivi dal mio background classico, penso ad esempio ai Quadri da un’esposizione di Musorgskij o a The Planets di Holst. Pur non essendo un grande amante dei concept album, alla fine mi son ritrovato a fare dei concept abbastanza importanti. Penso ad Uno Bianca, lì ad esempio i pezzi sono nati dalla lettura di libri e da immagini che trovavo su youtube, quindi la suggestione grafica era molto forte, anche perché spesso conoscevo i posti in cui si erano svolti i vari misfatti della banda. Altre volte il titolo e le immagini che andranno nel visual durante il concerto arrivano dopo che il pezzo è finito, mi arriva spesso tipo un’intuizione mentre sto facendo altro, come in alcuni pezzi dell’ultimo album, in cui dietro ad un concept generale (la discordia) si alternano vari momenti quasi slegati tra loro.

6. Hai musicato documentari e cortometraggi, è questa una tua dimensione ideale?
N: È un tipo di lavoro che mi piace molto fare. Direi che è una delle mie dimensioni preferite senza ombra di dubbio,

7. Nel 2012 concretizzi una tua etichetta personale, la Dischi Bervisti, per la pubblicazione di Utopie e piccole soddisfazioni. Col tempo produci altre band, tra le quali anche duo chitarra-batteria: ci delinei il suo sviluppo? Che ruolo ha, in questo momento, la DB nella tua vita musicale?
N: L’etichetta è nata proprio per dare una casa al mio terzo disco. Mi piaceva l’idea di avere un distributore che credeva in me e qualche altra etichetta che mi aiutava, ma l’intenzione era quella di far uscire più o meno tutto quel che riguardasse BV attraverso la mia etichetta, come per poter avere sempre un controllo accurato dei dischi dall’inizio alla fine. Ovviamente questa cosa ha fatto sì che dopo poco abbiamo iniziato ad aiutare alcune band di amici a pubblicare i loro dischi, mentre Nunzia, la mia compagna, ha iniziato a curare l’ufficio stampa sia per BV che per le band che glielo chiedevano e che le piacevano. Al momento siamo a più di trenta release, tra digitale e fisico, e abbiamo in programma già altre uscite molto interessanti e in cui crediamo molto.
DB ha un ruolo molto importante, perché mi tiene costantemente in contatto con un’infinità di band e mi fa capire anche come funzionano le cose fuori dalle mie quattro mura. Mi serve per BV, come BV serve all’etichetta. Facendo due conti, devo dire che gran parte delle coproduzioni le faccio grazie ai guadagni del merch di BV, ma allo stesso modo ho la possibilità di aiutare da un lato i gruppi che mi piacciono, dall’altro riesco ad ampliare i confini del mio mondo. Comunque, ad essere sinceri, è un lavoraccio quasi sempre in perdita!!!

8. Hai avuto modo di condividere l'amicizia con molti duo chitarra-batteria nella tua lunga carriera musicale. Pensavi di approdare a questa line-up, prima o poi? O è stato un puro caso trovare proprio in un batterista la tua anima ideale con cui collaborare in maniera fissa e continuativa?
N: La mancanza più grande che ho sempre sentito, soprattutto dal vivo, è quella della batteria. Un batterista vero dà un altro tipo di groove ai pezzi anche se sono stati scritti al computer e anche se poi vengono suonati alla perfezione. D’altra parte, sentivo che la parte ritmica era un po’ il mio punto debole, quindi un batterista che mi aiutasse sotto questo aspetto e che portasse anche un po’ di aria fresca sarebbe stato più che il benvenuto. Quindi la scelta è stata tutt’altro che casuale. Ho avuto modo di conoscere vari batteristi e di capire quale potesse fare al caso mio, senza neanche mai sforzarmi troppo, però. La condizione di one-man-band spesso è molto comoda. Poi è arrivato Alessandro, che mi sembrava quello giusto, con una mentalità molto aperta anche se molto preparato tecnicamente. L’ho studiato per qualche anno (o meglio, mi ha stalkato per anni, ma in maniera mai fastidiosa), poi mi sono definitivamente convinto del fatto che avremmo dovuto suonare insieme dopo averlo visto eseguire dei brani di BV che ritenevo insuonabili.
La cosa più strana, a cui però ho quasi fatto l’abitudine, è proprio quella di pensare che adesso non sono più solo, che certe idee devo comunque farle vagliare ad un’altra persona. Devo comunque dire di essere fortunato, con Alessandro c’è una bella intesa anche fuori dal palco, quindi è un piacere lavorare e condividere delle idee con lui. Con tutte le date che abbiamo già fatto mi sembra quasi strano pensare che prima fossi da solo!

9. Hai collaborato sempre moltissimo con tanti artisti di varia estrazione. Com'è invece stabilirsi in due nel proprio progetto musicale? Che valore aggiunto ha conferito Alessandro Vagnoni, secondo te, a Bologna Violenta? E come reagisce il pubblico a una proposta a due anziché solista?
N: Innanzitutto c’è la questione di cui sopra, ovvero del fatto che la parte ritmica non è il mio forte, quindi sento che Alessandro mi ha dato una mano ad andare avanti con la “ricerca” anche sotto questo punto di vista. Poi c’è anche da dire che dal vivo mi ero un bel po’ stancato di essere da solo e al centro dell’attenzione. Facendo due conti, avrò fatto una cosa come 400 concerti senza neanche i visual, in cui per quaranta minuti dovevo dare il massimo con tutti gli occhi puntati addosso. Sentivo il bisogno di essere in due sul palco anche per una questione di energia. Mi rendo conto che in due c’è un altro tipo di feeling, sia sul paco che fuori. La gente è ben disposta perché penso che guardare uno che suona la chitarra su una base non sia sempre il massimo… per quanto molti dicessero che potevo anche fare tutto da solo, ultimamente sentivo la necessità di avere una sorta di complice sul palco.

10. Una domanda anche a te, Alessandro. Da polistrumentista che sei hai una visione ampia della musica. Come ti sei approcciato al progetto già ben definito di Nicola? Quali le tue soluzioni per far quadrare una band di due soli strumenti?
A: Diciamo che io ho un approccio agli strumenti e alla tecnica molto diverso da Nicola, il quale è diplomato al Conservatorio; io invece ho sempre e solo rubato dai dischi e dagli amici tutto quello che sentivo e vedevo fare, il tutto sintetizzato dalla mia personale visione della musica. La cosa buffa del lavorare insieme a Nicola, in fase compositiva, è che lui ha un'idea diversa da come io "sento" una particolare ritmica mentre io, d'altro canto, non capisco più niente quando lui mi rimanda indietro il pezzo finito, dovendomelo ristudiare da capo. Anche sapendo suonare altri strumenti, quello che fa Nicola è ancora un mistero per me. Ha un iter compositivo e un modo di arrangiare i suoi brani che è suo e basta. Io mi limito a farmi investire dalla sua musica senza troppo stare ad interpretarla e a cercare di fornirgli un materiale ritmico in cui lui possa ritrovarsi, dopo 9 anni e più ad avere tutta la fase di scrittura in mano. Su disco, oltre alla batteria, suono anche il basso. Nicola si occupa di chitarre, archi e synth. Per il live ci avvaliamo di sequenze pre-registrate (suonate comunque da noi): questo ci permette di essere sul palco in due senza snaturare la vocazione "cameristica" della musica di Bologna Violenta.

11. Com'è nato e si è sviluppato il vostro album a quattro mani? Discordia è un po' diverso dalle altre registrazioni di Bologna Violenta.
N: I pezzi sono nati dalle batterie di Alessandro che io ho ricomposto e sistemato in base alle mie idee e necessità. Dopo aver scritto le varie parti le abbiamo registrate ognuno per conto proprio (lui basso e batteria ed io tutto il resto), Alessandro ha poi mixato ed io ho masterizzato. Tutto abbastanza semplice e lineare, anche se per me fare un disco è sempre una mezza tragedia. Mi sento cadere il mondo addosso e mi sento investito di mille responsabilità. Comunque direi che in generale il disco ha avuto uno sviluppo abbastanza lungo, i primi provini erano abbastanza vecchi, subito successivi ad Uno Bianca, credo, ma la realizzazione è stata tutto sommato molto veloce. Se suona un po’ diverso è perché Alessandro è molto bravo dietro al mixer e anche perché volevamo dargli una sonorità meno grezza ed aggressiva di Uno Bianca e dei dischi precedenti.

12. Il prossimo album a due come si svilupperà, che piega ha intenzione di prendere? Ci potete dare qualche anticipazione? Sarà nuovamente un concept album?
N: Questa domanda mi riempie di molta ansia (scherzo, ovviamente). Non so se sarà un concept, al momento ho qualche provino e un mare di batterie che mi ha mandato Alessandro. Abbiamo anche delle idee per stravolgere tutto, ma non sappiamo se è ancora il momento giusto per farlo. Per ora vediamo di finire questo tour che dura da quasi un anno, poi capiremo il da farsi!

Grazie per la vostra presenza nei nostri spazi, Nicola ed Alessandro, e per la vostra cordiale disponibilità. Vi auguro una lunga carriera insieme e, come dico spesso: Stay rock, Stay duo! Volete concludere con qualche parola vostra?
N: Grazie infinite a voi per lo spazio che ci concedete! La cosa che mi sento di dire è di supportare la musica indipendente, di cercare di essere curiosi e di andare oltre a quello che ci propinano tv e radio commerciali. C’è un mondo di musica da scoprire, che magari può essere anche particolare o può non piacere a tutti, ma se non altro non è banale come gran parte di quello che viene dato in pasto alle masse.


Link band:


DISCOGRAFIA
DISCORDIA 2016, Overdrive Records, Dischi Bervisti, Goodfellas (Grindcore, Avantgarde Retrò)
1.Sigle di telefilm 2.Il canale dei sadici 3.Incredibile lite al supermercato 4.Un mio amico odia il prog 5.Il tempo dell'astinenza 6.Leviatano 7.Chiamala rivolta 8.L'eterna lotta tra il bene e le macchine 9.I postriboli d'Oriente 10.Binario morto 11.Discordia 12.Lavoro e rapina in Mongolia 13.Il processo 14.Passetto 15.I felici animali del circo 16.Colonialismo

Qui lo ascolti
https://bolognaviolenta.bandcamp.com/album/discordia
QUI la nostra recensione


UNO BIANCA 2014, Woodworm, Wallace Records, Dischi Bervisti (Grindcore, Avantgarde)
1. 19 giugno 1987- Pesaro: rapina casello A-14
2. 31 agosto 1987- San Lazzaro di Savena (BO): rapina casello A-14
3. 3 ottobre 1987- Cesena: tentata estorsione
4. 30 gennaio 1988- Rimini: rapina supermercato Coop
5. 19 febbraio 1988- Casalecchio di Reno (BO): rapina supermercato Coop
6. 20 aprile 1988- Castelmaggiore (BO): attacco pattuglia carabinieri
7. 19 settembre 1988- Forlì: rapina supermercato Coop
8. 26 giugno 1989- Bologna: rapina supermercato Coop
9. 15 gennaio 1990- Bologna: rapina ufficio postale
10. 6 ottobre 1990- Bologna: rapina tabaccheria
11. 10 dicembre 1990- Bologna: assalto campo Rom
12. 22 dicembre 1990- Bologna: attacco lavavetri extracomunitari
13. 23 dicembre 1990- Bologna: assalto campo Rom
14. 27 dicembre 1990- Castelmaggiore (BO): rapina distributore
15. 4 gennaio 1991- Bologna: attacco pattuglia carabinieri
16. 20 aprile 1991- Bologna: rapina distributore
17. 30 aprile 1991- Rimini: attacco pattuglia carabinieri
18. 2 maggio 1991- Bologna: rapina armeria Volturno
19. 19 giugno 1991- Cesena: rapina distributore
20. 18 agosto 1991- San Mauro a Mare (Fc): agguato auto senegalesi
21. 28 agosto 1991- Gradara (Ps): scontro a fuoco con due poliziotti
22. 24 febbraio 1993- Zola Predosa (Bo): rapina bianca
23. 7 ottobre 1993- Riale (Bo): rapina bianca
24. 3 marzo 1994- Bologna: rapina bianca
25. 24 maggio 1994- Pesaro: rapina bianca
26. 21 ottobre 1994- Bologna: rapina bianca
27. 29 marzo 1998- Rimini: suicidio Giuliano Savi
Qui lo ascolti
https://bolognaviolenta.bandcamp.com/album/uno-bianca


UTOPIE E PICCOLE SODDISFAZIONI 2012, Wallace Records, Dischi Bervisti (Grindcore, Sperimentale, Avantgarde)
1.Incipit 2.Vorrei sposare un vecchio 3.Utopie 4.Sangue in bocca 5.Costruirò un castello per lei 6.E' sempre la solita storia, ma un giorno muori 7.Valum tavor Serenase 8.You're enough 9.Lasciate che i potenti vengano a me 10.Remerda 11.Intermezzo 12.Il convento sodomita 13.Terroe nel triregno 14.Mi fai schifo 15.Il bimbo 16.Lutto della testa 17.Piccole soddisfazioni 18.Popolo bue 19.Le armi in fondo al mare 20.Transexualismo 21.Finale -con rassegnazione

Ascolto e freedownload
https://bolognaviolenta.bandcamp.com/album/utopie-e-piccole-soddisfazioni


IL NUOVISSIMO MONDO Vinile 2010, Bar la Muerte, (Grindcore, Sperimentale, Avantgarde)
1.Il nuovissimo mondo 2.Morte 3.Trapianti giapponesi 4.Danze cecene 5.El Grindo 6.Un virus terrificante 7.Le regine delle riviste porno 8.il sommo fallo 9.Maledetta del demonio 10.Chirurgia sociale 11.Nudo e crudele 12.Blue Song 13.La donna nel mondo 14.Mondo militia 15.Il trionfo della morte 16.La mattanza 17.Il declino della musica contemporanea 18.Un Paese pietoso 19.Stronzi 20.Una buona cosa 21.Sono diventati tutti mostri 22.Pistola e dare ordini 23.L'uomo: ultimo atto?


Ascolto e freedownload
https://bolognaviolenta.bandcamp.com/album/il-nuovissimo-mondo


BOLOGNA VIOLENTA Cd 2005, Vinile 12" e formato digitale 2011, Grind Block, Hypershape, Destrozado Records (Avantgarde, Sperimentale, Grindcore)
1.Città violenta 2.Il cittadino si ribella 3.Corruzione al palazzo di giustizia 4.Paura in città 5.Violenza contro la violenza 6. Bologna trema, la polizia può sparare 7.La violenza, quinto potere 8.Bologna odia 9.Bologna, l'altra faccia della violenza 10.La via della droga 11.Bologna rovente 12.Bologna drogata, la polizia non può intervenire 13.Bologna centrale del vizio 14.I violenti di Bologna bene 15.Bologna, difendersi o morire 16.Bologna spara! 17.Bologna calibro9 18.Bologna nera 19.Bologna a mano armata 20.Provincia violenta 21.La morte risale a ieri sera (i bolognesi ammazzano il sabato) 22.I padroni della città 23.Puttane a Bologna (Bologna come Budapest) 24.La città sconvolta, caccia spietata ai rapitori 25.Bologna si ribella 26.Bologna: ultimo atto? 27.Tira la boccia

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https://bolognaviolenta.bandcamp.com/album/bologna-violenta-12-vinyl



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Articolo e intervista ad opera di Giusy Elle