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giovedì 9 settembre 2021

233. RECENSIONE84: The Past is Over by The Kings of Subhumans

LISTA RECENSIONI

LISTA RECENSORI

Sono in due e sono convinti: Mark Jordan Mendax (Marco Marchiori, chitarra, voce e testi) e Angelo Palma (batterista e produttore), sono i KoS - Kings of Subhumans, vengono da Roma e ci travolgono con rimembranze soniche anni '90. Fondati nel 2015, escono due anni dopo con un album di 10 tracce, Plastic Sinner, registrato e suonato però con un bassista, parentesi di riflessione per capire che la strada a due è invece possibile. Ne segue ovviamente un gran lavoro sui suoni ed ecco pronto il materiale per l'album del 2020, The Past is Over, ancora 10 tracce sulla scia del grunge più scuro alla Alice in Chains.

Per saperne di più sull'evoluzione dei Kos, sul loro incontro con Steve Albini, sul concept dell'album e molto altro, invito alla lettura del nostro articolo di approfondimento con tanto di intervista ai diretti interessati. Qui, a un anno di distanza dalla sua pubblicazione, vi lascio invece all'ascolto del disco, alla sua recensione ad opera della nostra Mimmi, batterista de I-Taki Maki, nonché alla visione del video dalla title track: un bel riassunto delle sonorità e della filosofia alla basedell'album, interpretato con maestria dal 3D producer Daniele Scali.

 

Video: "The Past is Over" https://www.youtube.com/watch?v=08-9lXPzSSk

Ascolto integrale di The past is Over https://open.spotify.com/album/0KoYC19J1hifA5ng9ZIMQr

Contatti Band: Facebook / Sito / Instagram / Spotify / Youtube Channel

 

The Past is Over credits:

Registrato presso Trafalgar Recording Studio di Roma da Giovanni Illuminati e Angelo Palma

Mixato e masterizzato da Angelo Palma

Data di pubblicazione: 1 Settembre 2020

Formato: Lp digitale, vinile di prossima pubblicazione


Qui lo ascolti

The Past is Over 2020

Autoprodotto (Grunge, Stoner)

 

1.Gone With My Gun  2.Angel Inhaler  3.The Past is Over

4.Pioneers  5.Hate  6.Ghost Town 

7.The Upsidedown   8.Kill the Drill  9.Wall 

10.Pretty Knives, Dirty Knives

 

RECENSIONE

KINGS OF SUBHUMANS The Past is Over

Lp 2020 Autoprodotto

 

I KOS - Kings of Subhumans - sono un di quei duo che ti lasciano incredulo a domandarti come tanta energia possa derivare da due soli strumenti.Eppure è così: dal sinergico incontro fra Mark Jordan Mendax (voce, chitarrista e songwriter) e Angelo Palma (batterista e produttore), deriva un sound potente, pieno, abbellito da linee vocali che si fanno apprezzare, sia nell'intenzione/interpretazione, sia negli interessanti sali-scendi di dinamiche così come nelle armonizzazioni. 

 

L'album di cui parliamo è “The past is over”, uscito a circa tre anni dalla pubblicazione del loro primo album, “Plastic Sinner”, del 2017.Qualche dato tecnico: il disco, anticipato dal videoclip del brano omonimo realizzato dal 3D Producer Daniele Scali, si compone di dieci brani registrati al Trafalgar Recording Studio di Roma da Angelo Palma, assistito da Giovanni Illuminati.

 

A questo punto, prima di descrivervi con parole mie il sapore, l'odore e la consistenza di questo album, credo sia fondamentale tenere in considerazione la descrizione che i nostri due energici protagonisti danno di loro stessi: “Siamo come due pugili che si sfidano all’ultimo sangue ogni volta che proviamo” rivelano.Wow, niente male come istantanea! In effetti, anche se probabilmente la prova tangibile di una tale descrizione la si riscontra assistendo a una loro performance live, già ascoltando il disco si riesce a immaginarli così, rabbiosi, combattivi, sinergici, complementari. 

 

Il disco si apre con una sirena spiegata e dei colpi di pistola, seguiti da un'apertura furiosa affidata a un rullante battente e ruggiti di chitarre, fino al cambio di tempo che dona respiro al pezzo. Uno dei pezzi più riusciti, e anche il preferito del duo stesso, come confessano in un'intervista Mark e Angelo, è “The Upsidedown”, singolo presentato a maggio dello scorso anno. “Sia la struttura dinamica del brano, sia il sound colgono il nostro intento. Chiaramente un omaggio a Stranger Things, solo che nel nostro caso il sottosopra rappresenta stati d’ansia e attacchi di panico” rivelano.In generale, tutte le componenti sonore risultano equamente sanguigne, presenti: i tamburi possenti, le chitarre graffianti, le voci aggressive, convincenti. 

 

Alternative rock si legge nella loro biografia, ma trovo la definizione troppo generica per una band del genere: il suono complessivo, un grunge in chiave moderna con innesti stoner, un “Seattle Sound” degli anni '90 ma con sede a Roma ai giorni nostri, è così abbondante che, come anticipato, si stenta a credere si tratti di un duo, e sono convinta che la stessa sensazione la si abbia assistendo a una loro esibizione live.

Peccato che per via della ormai nota pandemia da Covid19 abbiano dovuto rinunciare al tour di presentazione del disco, il cui primo appuntamento avrebbe avuto luogo a fine ottobre 2020 presso il Wishlist a Roma, release party che si terrà comunque a breve (il 20 Novembre prossimo) nel medesimo Club. Non manchiamo quindi di assistere al loro vigoroso live che incendierà di sicuro il palco!

Mimmi

 

 

 

Articolo ad opera di Giusy Elle

www.facebook.com/groups/ElectricDuoProject

electricduoproject@gmail.com

 


232. KINGS OF SUBHUMANS, in fuga nello spazio

INTRO

Dopo il garage demoniaco degli amici The Devils, presentati nello scorso appuntamento (qui), cambiamo completamente genere e periodo storico con la presentazione dei Kings of Subhumans, duo capitolino conosciuto anche con l'acronimo KOS, che ci travolgerà con le sue potenti sonorità anni Novanta. Li conosceremo meglio attraverso l'analisi dei due album finora pubblicati: Plastic Sinner (2017) e il più recente The Past is Over.

RETROSPETTIVA

I Kings of Subhumans (nome ispirato al livello di sub-umanità raggiunto dalle società moderne e alla bassezza morale dei loro leader), un duo alt-rock che attinge a piene mani dal grunge, nasce a Roma nel 2015 dall'incontro di due conoscenti dell'underground laziale: MARK JORDAN MENDAX (voci, chitarre e parole) e ANGELO PALMA (batterista e produttore). I loro percorsi musicali sono differenti ma l'energia che li caratterizza, nel periodo del loro incontro, è comune e si esprime alla perfezione nei suoni che contraddistinguono la band. Entrambi classe '81, hanno avuto la fortuna di crescere con il rock grezzo e viscerale degli anni '90: Marco Marchiori porta nel cuore il grunge fin dalla band d'esordio, qand'era ancora minorenne, per poi passare a situazioni alt-rock sempre più complesse (gli ultimi Bless the Donkey, per esempio, erano una formazione di 5 elementi che si scambiavano gli strumenti in completa scioltezza); il batterista Angelo porta invece un'eredità più punk hardcore ed essendo polistrumentista ha persino pubblicato quest'anno un album per pianoforte dal titolo Portraits.

Angelo cercava qualcosa di più dinamico ed espressivo, Marco desiderava sfogare le delusioni di band concluse accanendosi su riff e distorsioni pesanti e ciò che nasce diventa linfa nuova per entrambi: pian piano confezionano i brani che andranno a comporre il primo album d'esordio Plastic Sinner, del 2017, registrato, mixato e masterizzato da Alessandro Gavazzi nel suo Hell Smell Studio e uscito insieme al videoclip del singolo "Who Shot The Rabbit? (spread your love)”; è dell'anno successivo, invece, il video della title track.

Sebbene in due, per la registrazione di questo album e per i live promozionali i Kos si avvalgono del sostegno di un bassista (Giacomo Nardelli), come capita a volte per alcune 2-piece chitarra-batteria. Se lo andate ad ascoltare, ciò che troverete sarà dunque l'album di un trio, eppure, invece di trasformarsi definitivamente in una band a tre, Mark e Angelo si trovano ancora più convinti della formazione a due e affrontano così la sfida più ardua, quella di lavorare sul suono per ottenere una resa vincente e convincente anche solo con due strumenti.

Il risultato è travolgente: tra volumi e settaggi corretti riescono ad ottenere un suono pulito, potente ed aggressivo grazie anche alle idee chiare di dove voler arrivare e alla professionalità del batterista stesso, laureato in ingegneria del suono e già operativo nell'ambito del service. Nel 2019 sono quindi pronti i brani per The Past is Over, il secondo album del duo, cucito addosso come un abito su misura, tanto nella produzione che nelle 10 tracce che lo compongono, scure e dagli argomenti scomodi come il periodo di incertezze che avrebbe travolto, di lì a breve, i Kos, il comparto artistico e l'umanità intera. 

Il successo dei live prima, il buon riscontro di Plastic Sinner e le entusiastiche interviste, portano quasi i Kos a registrare l'album a Chicago con Steve Albini, affine al sound grezzo raggiunto dal duo e personalmente conosciuto ad un concerto degli Shellac, ma la difficoltà di movimento causa pandemia nonchè l'entità dell'investimento riportano i due musicisti ai confini nazionali. Non si tratta comunque di un ripiego perchè il sound del duo era così personalizzato che continuare a lavorarci sopra autonomamente sembra la soluzione più logica e naturale. Entrano quindi nello storico Trafalgar Recording Studio di Roma, già una seconda casa per loro, dove Angelo cura le registrazioni con l’ausilio di Giovanni Illuminati per poi procedere autonomamente al mixing e mastering nel proprio studio personale.

Inizialmente intitolato "Resiliency Sound Department", The Past is Over è pronto per la pubblicazione a primavera 2020 ma è chiaro fin da subito che non si tratta del periodo migliore: è preferibile rimandare, anche a seguito della cancellazione di varie date del tour che durante l'estate li avrebbe visti esibirsi in giro per lo Stivale a promozione dell'album. A Maggio rilasciano intanto il singolo "The Upsidedown" (accompagnato dal progetto fotografico di Jean Marc Caimi e Valentina Piccinni) che, con la sua tematica incentrata sugli stati d'ansia e attacchi di panico, trova subito risonanza in una marea di ascoltatori bloccati tra le mura domestiche e in preda ad emozioni molto simili.


 Il disco esce finalmente il primo settembre 2020, in versione esclusivamente digitale, accompagnato dall'omonimo videoclip, ben confezionato dal 3D producer Daniele Scali. I due musicisti sono qui astronauti forzati all'abbandono della terra, probabilmente distrutta da una guerra fratricida: non c'è più possibilità di ritorno, il passato è concluso e la partita a scacchi definitivamente persa.

Il titolo dell'album è sia ispirato all'insegna di un albergo a Berlino che a un articolo di un blog sulla salute mentale dove si spiegava che, per procedere con la propria nuova vita, bisogna accettare la fine del passato e della sua influenza sul presente. Ma in senso lato può anche intendersi come fine dell'umanità a seguito di una scellerata autodistruzione, versione ben rappresentata in questo video, da cui un fotogramma come cover del disco.

"The Past is Over" Official Video

Per la notte di Halloween il disco avrebbe dovuto essere ufficialmente presentato al Wishlist Club di Roma ma il secondo lockdown interrompe anche questa attività. Per la natura live dei Kos, che vivono del pubblico sotto al palco, non resta che procedere con l'ennesimo stop.

Un album travagliato nella sua pubblicazione, quindi, come nella stesura dei brani stessi, legati dal filo rosso di argomenti scomodi e delicati quali depressione, attacchi di panico, misantropia e dipendenze varie. I suoni scuri che seguono, con rimembranze alla Alice in Chains, sono il naturale contorno al concept mentre l'energia che ci travolge durante l'ascolto è frutto di un "duello" ad armi pari tra i due strumentisti.

Dopo aver coltivato l'immagine del duo su Spotify, con ottimi risultati (l'album ha superato i duecentomila passaggi e molteplici sono stati i contatti diretti con gli ascoltatori) la speranza era almeno quella di suonare live The Past is Over questa estate, in Italia ed Europa: della serie 'meglio tardi che mai'. Ma ecco nuovi ostacoli all'orizzonte! Le ultime normative anti contagio (?) impongono agli eventi culturali, anche all'aperto, un pubblico seduto, come a teatro, cosa che non rientra proprio nelle dinamiche della band. Certi generi richiedono il sudore del pubblico e un sano scambio di energia tra il sopra e il sotto palco, tutte situazioni molto lontane dai nuovi obblighi concertistici: i Kos decidono quindi di non esibirsi a queste condizioni rimandando ulteriormente i propri live. 

Sebbene delusi, in alternativa ci sono comunque molte altre cose da fare: verrà lanciato un terzo singolo, alcuni remix e probabilmente anche un altro video; s'è deciso per la stampa in vinile di The Past is Over in attesa di registrare il terzo album in studio, frutto del nuovo materiale composto in quest'ultimo anno e  che, ci anticipano, sarà decisamente più sperimentale e miscelato all'elettronica; infine a gennaio è programmata la pubblicazione di un mini live registrato al Red Couch Studio da Leonardi Ceccarelli (chitarrista e produttore dei K_mono). Notizia dell'ultima ora è che si riprova col release parti al Wishlist di Roma, questa volta il 20 Novembre prossimo.

In attesa di tutto ciò ci mettiamo intanto in contatto con i diretti interessati, Marco Marchiori e Angelo Palma, per un approfondimento attraverso le domande in fase di intervista. D'obbligo un ascolto alla bomba sonica che è The Past is Over, meglio ancora con la guida della recensione ad opera della nostra Mimmi (batterista de I-Taki Maki) che da Berlino ci guida tra le pieghe cupe ma potenti del duo laziale Kos.

 

Ascolto integrale di The past Is Over 

Link band: Facebook / Sito / Instagram / Spotify / Youtube Channel


INTERVISTA

1. Benvenuti nei nostri spazi per questa intervista, Marco e Angelo. In quanto community dedicata ai power duo chitarra-batteria siamo interessati a tutto ciò che ruota attorno a questa line-up. La nostra domanda, per iniziare, riguarda quindi il vostro essere duo per scelta, non soltanto per caso o necessità. Siete partiti in due, nella composizione dei brani e per le prove, ma poi per la registrazione dell'album e i vari live vi siete avvalsi del contributo di un bassista. Perché questa scelta e cosa vi ha fatti poi tornare indietro anziché trasformarvi definitivamente in trio?  

M: Innanzitutto grazie per l'ospitalità. Grazie a voi abbiamo avuto la possibilità di conoscere tanti duo di valore e ci ha fatto sentire meno soli in questo strano periodo. Per quanto riguarda noi, nasciamo come duo ed è esclusivamente per una mia esigenza che questo progetto si sia sviluppato a pieno solo in una seconda fase. Mi spiego: quando sono nati i Kos, io venivo da progetti (Neurotika, Bless the Donkey, Biorn) in cui ero sì cantante e chitarrista, ma con compiti che mi permettevano di concentrarmi maggiormente sulle parti cantate. Con i KoS è stato come tornare alle origini, quando da adolescente ero una piccola macchina di riff pesanti. Con angelo ci siamo trovati alla grande e ad essere sincero lui era convinto da subito della fattibilità del duo. Io ero invece un po' scettico ed è per questo che abbiamo coinvolto l'ottimo Gicaomo Nardelli al basso, anche perché alcuni pezzi di Plastic Sinner non potevano e non possono essere seguiti senza basso. Poi, una volta scelto di procedere in due, ho avuto bisogno di un po' di tempo per riadattarmi e convincermi che avrei potuto reggere gran parte della baracca sonora anche da solo. E' senza dubbio una sua vittoria.

A: Ahahaha, è vero! Avevamo, ed abbiamo ancor di più adesso, una maggiore intensità in duo che in trio, Di certo avevamo ed abbiamo un obiettivo comune sia del progetto che dal punto di vista sonoro. Il nostro percorso è abbastanza lineare. Questo non ci preclude in futuro di collaborare con bassisti o altri musicisti in generale, ma diciamo che con The Past is Over si è fortificata la nostra alchimia sonore rendendola granitica.

 2. Riarrangiare i brani per due e trovare una soluzione credibile e potente, visto anche il genere, ha di sicuro messo alla prova le vostre abilità tecniche. Come avete trovato la quadra per il giusto sound con i soli vostri due strumenti?  

A: Lavoro, lavoro, lavoro. Capire cosa funziona cosa no. Quale pezzo sì, quale no. The Past is Over è il risultato della nostra ricerca in tal senso. Ovviamente Marco ha dovuto lavorare sull’effettistica di par misura al modo di arrangiare, al tipo di accordatura etc…L’obiettivo nostro, ma soprattutto mio in quanto ho curato le riprese, il mix ed il master, era quello di rendere il più fedelmente possibile il nostro live sound nell’album. 

M: L’importante è che fosse brillantemente scuro ahahhaha. Scherzi a parte non ci siamo posti molto il problema del riarrangiare in quanto avevamo ed abbiamo molto materiale nuovo su cui lavorare. Possiamo senza dubbio dire che comporre per un progetto a due può risultare più complicato di un progetto a 5, ma questo è il bello. P.S. il pulsante del pedale  POG mi ha denunciato per maltrattamenti.

3. L'album che nasce in questo assetto, The Past is Over, era pronto per la pubblicazione a primavera 2020. Spostata la release in autunno, per ovvi motivi, ma egualmente saltata, questo è uno di quei dischi che non è mai stato realmente presentato su palco, tant'è che non è nemmeno stato fisicamente stampato per la vendita ai live. Non avete quindi mai avuto modo di suonare in duo a un concerto dal vivo, mi pare di capire. Se sì, com'è stata la reazione del pubblico, secondo voi, rispetto alle performance in trio? Se no, come vi aspettate la risposta del pubblico? A: Sì purtroppo ancora non abbiamo potuto presentare The Past is Over, è vero, ci siamo andati vicino due volte, come è vero che non suoniamo dal vivo da Luglio 2019 e ci manca terribilmente. Come ci dispiace non aver ancora potuto stampare il vinile con il progetto grafico per il quale abbiamo tanto lavorato, ma prima o poi succederà. Fortunatamente abbiamo avuto modo di sperimentare la formazione a due in diversi live prima di chiuderci in studio e prima del Covid19. E’ stato fondamentale per testare e darci convinzione. Le reazioni, molto positive,sotto ogni punto di vista ci hanno dato sicuramente una spinta in più.

M: Io ho un pessimo ricordo della nostra ultima esibizione legata ad una serie di problemi tecnici che ha caratterizzato il mio finale di performance. Provo nostalgia anche di quei momenti però! Ahahahhha. Per quanto riguarda The Past is Over, nonostante avessimo già portato live la maggior parte dei pezzi, possiamo parlare tranquillamente di coito interrotto. Reso meno doloroso dalla distribuzione digitale che ci ha portato una fettina di visibilità e feedbacks positivi che non ci aspettavamo ed in parte ha appagato il nostro desiderio di arrivare fuori dalle mura amiche/nemiche.

4. A proposito di digitale... quanto ha aiutato, in questa fase di stop forzato dai live, la promozione sul web? L'epoca del cd è quasi finita, appannaggio di una schiera di nostalgici presto attempati mentre i giovani prediligono la fruizione rapida, del momento, scevra dall'acquisto fisico di un oggetto; avete quindi puntato sulla distribuzione digitale e in particolar modo su Spotify, con un discreto successo visto che avete superato i 200.000 ascolti. Volete spiegare ai nostri colleghi non ancora avvezzi a questo social, come si fa a raggiungere tali risultati? E a che pro visto le irrisorie royalties che il colosso concede agli artisti? Si riesce a collezionare quindi pubblico anche restando lontano dai palchi ma saranno loro il pubblico ai live di domani? Saranno loro ad acquistare i nostri supporti fisici?

M: E’ stato fondamentale, come lo sarebbe stato anche senza pandemia. Per una realtà indipendente ma ambiziosa come la nostra la distribuzione digitale è la chiave per aprirti a tanti possibili fan. Spotify è solo una delle tantissime piattaforme digitali su cui ascoltare la musica ma credo sia quella che paghi di “più” ed è quella più utilizzata insieme ad I tunes. Dietro ai nostri risultati c’è un duro lavoro  di mesi legato al mondo delle playlist e dei loro curatori in previsione delle releases e soprattutto la collaborazione con alternative rock band indipendenti da tutto il mondo come i Fried in Salt, Mulberry Sky, Blacklava, Hollin Kings, Atrio, Odd Lottery etc.  e poi tante, tante e-mail e tanta pazienza. Se c’è una cosa che ho imparato durante il Lockdown è quanto sia importante il lavoro che precede la release di un singolo, un album, un videoclip o qualsiasi prodotto tu voglia far uscire. Con questo non dico di aver scoperto l’acqua calda ma almeno ho trovato risposte a quesiti che per noia o superba ignoranza mi ero attardato a cercare.

A: Marco ha svolto un ottimo lavoro in un campo del quale non sapevo quasi nulla e mi ha invogliato ad interessarmi e a cercare metodi alternativi per riuscire ad ottenere in prospettiva quella visibilità che oggi viene prima di qualsiasi cosa per far in primis ascoltare la tua musica, creare una fan base e poi dulcis in fundo far acquistare la tua musica e far venire gente ai tuoi concerti dove acquistare il tuo merchandising. Ovviamente parlo di un mondo pre e post Pandemia e soprattutto parlo di una realtà indipendente a 360 gradi.

5. The Past is Over stava quasi per essere prodotto da Steve Albini. Lo avete conosciuto a un concerto degli Shellac, come siete riusciti ad arrivare a lui e com'è stato l'incontro? La difficoltà di movimento e l'investimento economico importante vi ha fatto registrare in casa, grazie anche al punto di forza di avere un sound engineering in seno al duo. Alla fine siete più che soddisfatti di questa scelta, mi pare; un nome così importante legato al vostro album, però, non avrebbe potuto essere una svolta per la band? Una specie di lasciapassare per concerti e festival come una marcia in più nella vendita del disco?

M: Che giornata epica quella dell’incontro con Albini! Eravamo in piena promo di Plastic Sinner: avevamo suonato a RadioRock, fatto uscire il videoclip di "Who Shot the Rabbit?" e proprio dopo un’intervista a Radio Godot abbiamo deciso di andare a sentire gli Shellac, dei quali siamo dei grandi fan, al Monk a Roma. L’idea di lavorare con Albini è quel qualcosa che tutti gli amanti dell’alternative rock bramano, spesso più per concetti legati all’immagine che per questioni tecniche legate al sound e questo venne confermato dal concerto stesso, dove in un paio di occasioni dei fan tra il pubblico hanno colto l’occasione data da Albini per porgli domande inquietanti sul come svoltare le loro vite. Io personalmente camminavo a 20 cm da terra in quei giorni e già stavo lavorando sui brani di The Past is Over. "The Upsidedown" in particolare per me era perfetta e lo è tuttora per essere registrata e prodotta da Albini. Quindi a fine concerto e all’apice dell’ubriacatura, dopo aver contagiato Angelo con la mia visione e forte del mio tatuaggio della copertina di In Utero sulla spalla (“I think i know that picture” S.Albini), siamo andati da Steve che insieme al resto della band era sceso tra il pubblico a vendere il merch degli Shellac e a farsi foto. Abbiamo avuto l’onore di presentarci, scambiare due parole e dargli un paio di copie del nostro primo album Plastic Sinner che fortunatamente avevamo con noi, gli abbiamo esposto il nostro desiderio di lavorare con lui in futuro, un bel selfie controluce e tutto qui. La cosa l’avevamo anche presa sul serio così da farci un preventivo. Avevamo anche visto dei posti dove dormire nei pressi dell’Electrical Audio di Chicago. Solo che poi a sangue freddo abbiamo deciso di investire di più su noi stessi, nel senso che abbiamo deciso di sfruttare a pieno la nostra confort zone dove nel mentre stavamo già lavorando sul set a due.

A: Il nostro progetto ha avuto la fortuna di nascere e crescere all’interno di uno studio storico come il Trafalgar Recording Studio di Roma - praticamente una seconda casa - e sicuramente la possibilità di registrare lì mi aveva sempre stuzzicato come d’altra parte la possibilità di lavorare con Albini. Abbiamo valutato bene tutti i pro ed i contro, personalmente avevo una riserva sulla registrazione in analogico puro di Albini che, secondo me, sarebbe stata perfetta per alcuni brani mentre per altri meno. Diciamo che alla fine ha prevalso soprattutto il voler curare personalmente tutte le fasi sia della registrazione che del mixaggio e del master senza fretta, in modo da entrare nei brani a 360 gradi e sperimentare alcuni tipi di ripresa e mixaggio che in futuro rappresenteranno un prezioso bagaglio di esperienza per me e per i KoS. Per me è stata una sfida in quanto, nonostante le tante esperienze come studio manager allo StarStudios di Roma e gli anni come backliner ad Emergenza Rock,The Past is Over rappresenta la mia prima vera produzione e della quale andiamo orgogliosi per tantissimi motivi: di certo il fatto che sia nostro al 100% è un valore aggiunto.

6. Molte band sono ripartite coi live questa estate. In maniera contingentata, ovviamente, secondo le normative vigenti. Voi avete rinunciato a questi compromessi perchè suonare di fronte ad un pubblico seduto va al di là della vostra concenzione di esibizione live come momento di condivisione attiva con le persone presenti. Avete in programma di ripartire a settembre-ottobre, nei locali al chiuso. Non temete che l'ennesima ondata virale renderà impossibile questi eventi? Di fronte al rischio di restare fermi per anni, a conti fatti non è preferibile esibirsi anche se in condizioni limitanti?

M: Siamo rimasti un po’shockati dal primo lockdown in quanto ha mandato all’aria il nostro tour che ci avrebbe portato per la prima volta a Milano, Firenze, Bologna etc. e per il quale avevo lavorato parecchio. Ci abbiamo riprovato ad Ottobre scorso ma visto l’incombere di un altro lockdown abbiamo deciso di metterci l’anima in pace, lavorare sugli ascolti, preparare il terzo album ed attendere la riapertura dei “nostri” liveclub innanzitutto per solidarietà, poi per principio. Credo che ogni tipo di musica abbia il suo contesto, il suo teatro, non so se mi spiego. Personalmente non trovo molta differenza nell’esibirmi in sala prove di fronte ad un muro e di fronte a 20 persone sedute a distanza. D’altro canto siamo però anche stanchi di regalare le nostre migliori performance al nulla ed è per questo che se ci fossero state le condizioni giuste avremmo suonato quest’estate.

A: Super news: abbiamo da pochissimo fissato l'ennesima data del release party al Wishlist Club che sarà sabato 20 Novembre prossimo, sperando che sia la volta buona! Nel mentre siamo già molto dentro al terzo album ed andremo avanti così.

7. I temi delle vostre canzoni riguardano il disagio del vivere espresso in tutti quegli squilibri psichici tanto diffusi in questa società moderna: dall'ansia e attacchi di panico di "Upsidedown"a dipendenze varie, misantropia, degenerazioni sociali... Tematiche affrontate prima dell'avvento del Covid eppure assolutamente attuali nell'incertezza di questi ultimi fenomeni. Come mai la scelta di questo concept?

M: Sinceramente sia "The Upsidedown" che "The Past is Over" nascono dagli abissi più profondi della mia anima e del mio disagio personale di quel periodo, al quale abbiamo cercato di trovare un senso universale e, dove non  era possibile con le parole, abbiamo cercato di farlo attraverso l’immagine vuoi con le fotografie di Valentina Piccinni e Jean Marc Caimi per quanto riguarda "The Upsidedown", vuoi con il videoclip di Daniele Scali per "The Past is Over". Inizialmente "The Upsidedown" non doveva essere il singolo anticipatore dell’album ma proprio la situazione che si è venuta a creare ci ha portati a fare questa scelta ed è andata bene. Per la prima volta ho sentito di essere arrivato a qualcuno con i miei stessi problemi, le mie stesse paure e questo senso di empatia amplificato dalla pandemia ha generato benessere sia in me che in chi ha ascoltato e condiviso la nostra musica. Inoltre credo di essere cresciuto molto in questi ultimi 3 anni e sicuramente questo sta influenzando parecchio il mio modo di comporre e soprattutto i contenuti che ci terranno ancor più lontani dal mainstream e probabilmente ci creeranno problemi. Ma a noi piace così.

8. Il passato è finito, è passato appunto. Cosa dobbiamo attenderci per il futuro di questo mondo complesso? Il futuro espresso nell'immagine di copertina, rivolto verso lo spazio, può essere una soluzione? Oppure si tratta solo di un'immagine che esprime il desiderio di fuga da questa realtà?

A: Domande importanti. Noi abbiamo cercato solo di rappresentare uno dei paradossi della storia recente del genere umano unendola alla nostra situazione attuale. Più che una soluzione, se non fanno seriamente qualcosa, è una possibilità che può trasformarsi in realtà molto prima del previsto.

M: La copertina trasuda nichilismo e nello stesso tempo ci pone di fronte al fallimento stesso ed inevitabile dell’uomo, direbbe un mio caro amico. C’è chi fa a gara a chi ce l’ha più lungo nello spazio mentre il mondo intero affronta la crisi globale più grande dai tempi della seconda guerra mondiale, è un dato di fatto.

9. Nuovo materiale è già in cantiere, cosa ci potete anticipare? Continuità o evoluzione rispetto a Past is Over? Il titolo dell'album sarà The Future is Here?

A: Come dicevo prima siamo già in preproduzione del terzo album che parte già con il vantaggio di un bagaglio di esperienza importante dal punto di vista della effettiva produzione oltre al desiderio di affrontare anche forme diverse di struttura dei brani e di farli suonare ancora più aggressivi, dove necessario. Abbiamo già un nucleo importante di brani ma come saprete in questa fase possono sempre uscire cose interessanti ed improvvise. Non vediamo l’ora di suonare dal vivo anche per testarli Live visto che Marco ha introdotto una loop machine ed ha ampliato parecchio il suo set. Per quanto riguarda il titolo chiedetelo a Marco visto che cambia 1000 volte prima di decidere!

M: Ahahhhahahah è vero, mai come in questi ultimi due anni ho cambiato idea. Mi deve essere venuta la crisi dell’ultima pennellata. Scherzi a parte, dal punto di vista della ricerca sonora questo è stato per me un periodo incredibile visto che il lockdown mi ha dato l’opportunità di sperimentare molta elettronica, quindi anche ritmiche differenti da quelle pure rock 100%, oltre a lavorare con la loop station e creare delle atmosfere importanti. C’è da lavorare ma siamo a buon punto anche dal punto di vista dei testi e del concept dell’album oltre che ovviamente il titolo che però non vi diremo… Di sicuro argomenti scomodi come Julian Assange o la Palestina non ci faranno vincere il premio simpatia ma d’altra parte non sono i premi il motivo per cui siamo i Kings of Subhumans.  Stiamo prendendo delle decisioni importanti per il futuro e speriamo vada tutto bene e che soprattutto si possa tornare ad organizzare eventi sicuri senza l’ansia e la delusione di vederli annullati.

Grazie mille per la vostra preziosa testimonianza a nome di Edp tutto. Vi lascio concludere con parole vostre, mentre attendiamo il magico momento di riappropriarci delle nostre vite e delle nostre passioni, musica e concerti dal vivo in primis!

Grazie ancora a voi per l’interesse e per lo spazio concessoci. Che dire... lasciamoci con l’augurio di rivederci sottopalco felici e sudati e con tanti progetti nuovi da condividere con l’universo ma in primis qui sul pianeta Terra.

 

DISCOGRAFIA

THE PAST IS OVER 2020, Autoprodotto (Grunge, Stoner)

1.Gone With My Gun  2.Angel Inhaler  3.The Past is Over 4.Pioneers  5.Hate  6.Ghost Town  7.The Upsidedown 8.Kill the Drill  9.Wall  10.Pretty Knives, Dirty Knives

 

 

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QUI la nostra recensione

PLASTIC SINNER 2017, Autoprodotto (Grunge, Stoner)

1.Plastic Sinner  2.Be Careful with the Pigs Cech  3.Who Shot the Rabbit? (Spread Your Love)  4.New Model Hero  5.Freedom, Prison, Threesome  6.Kings of Subhumans  7.Vondelpark (Psychedelic Star)  8.Mayday (Application Mind control)  9.Endelssy  10.Without You

 

 

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Link ad altre recensioni:  

https://cattiveabitudini.blog/kings-of-subhumans-the-past-is-over/

https://www.blogdellamusica.eu/kos-kings-of-subhumans-the-past-is-over-recensione/

https://www.indie-roccia.it/recensioni/kings-of-subhumans-the-past-is-over/

Link ad altre interviste:

https://thesoundcheck.it/2020/12/03/the-past-is-over-e-il-nuovo-album-dei-kos/

https://www.musicaincontatto.it/2020/11/10/kings-of-subhumans-il-rock-quello-vero-avra-sempre-uno-spazio-da-conquistare/

https://www.faccecaso.com/2020/11/06/kings-of-subhumans-intervista-faccecaso/

https://www.rattlermag.com/home/intervista-kings-of-subhumans

https://www.blogdellamusica.eu/kos-kings-of-subhumans-intervista/

https://www.rockon.it/musica/playlist/i-kings-of-subhumans-ci-consigliano-5-brani-per-chi-ha-nostalgia-dei-concerti/

https://musicmap.it/interviste/new.asp?id=623

https://soundsgoodwebzine.com/kos-quando-lalternative-rock-e-unarte

https://mieonline.it/kos-the-past-is-over-e-il-nuovo-album-lintervista-su-mie

https://www.oltrelecolonne.it/kings-of-subhumans-siamo-due-leoni-in-gabbia/

 

Articolo e intervista ad opera di Giusy Elle

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domenica 11 luglio 2021

231. RECENSIONE83: Beast Must Regret Nothing by The Devils

LISTA RECENSIONI

LISTA RECENSORI

The Devils, un nome e una garanzia di diavoli su palco. Loro sono Switchblade Erika e Gianni Blacula (rispettivamente batteria /voce e chitarra), sfacciatamente brutali col loro trash'n'roll e audaci nei testi come soprattutto nell'immagine blasfema che danno di sé. Ma sono anche la dimostrazione di come sapendo osare -imprescindibile però l'ottima proposta di base- si possa far carriera a livello mondiale pur partendo dal più oscuro underground. La loro storia parte infatti dall'interland napoletano nel 2015 per approdare ai giorni nostri al terzo album in studio con la produzione di Alain Johannes e un duetto con Mark Lanegan. Tutto quello che c'è in mezzo lo potete approfondire nel nostro articolo appena pubblicato; intanto buon ascolto dei due demoni partenopei, guidati dalla recensione del nostro collaboratore di fiducia Bob Cillo (Dirty Trainload).


RECENSIONE

THE DEVILS "Beat Must Regret Nothing"

Lp 2021 Goodfellas

Il titolo della overture “Roar”, mantiene quanto promette e questo “Beast Must Regret Nothing” dei napoletani “Devils”, inizia a ruggire già dalle prime note. Aggiungo subito che una volta carpita l’attenzione dell’ascoltatore, il rock’n’roll sanguigno del duo non molla la presa. Per la sua intera durata, il lavoro procede serrato ed incisivo fino all’ultima battuta, senza perdere un colpo.

Il biglietto da visita è dei più lusinghieri: la produzione è firmata da Alain Johannes che ha collaborato, sia in veste di musicista che di producer, con Queens of The Stone Age, Chris Cornell, PJ Harvey, Mark Lanegan  e Them Crooked Vultures.

A detta dei Devils, la collaborazione con Johannes non si limita alla cabina di regia: “ha allargato i nostri orizzonti musicali partecipando anche agli arrangiamenti e suonando tutti gli strumenti presenti nello studio”. Ne scaturisce un’alchimia palpabile che regna sovrana su tutto l’album.

Il sound è potente e accattivante, richiama subito alla mente riferimenti culturali di gran classe: Cramps, Alan Vega, Jon Spencer. Il timbro delle chitarre di Gianni Blacula è ottimo, con fuzz pedal spiegato al vento ma sempre ben dosato. La batteria di “Switchblade” Erika pompa con grande potenza e precisione, forte anche di un sapiente aiuto di post-produzione. Erika ricopre brillantemente anche il ruolo di “lead vocalist”, come dimostrato dal bluesaccio “Real Man”, primo singolo tratto dall’album. Il brano è accompagnato da un video-clip in cui Erika veste i panni della “sexy-panterona”.

Altro momento clue del disco è “Devil Whistle, Don’t Sing”, per la quale si è scomodato nientemeno che il “Big Daddy” Mark Lanegan. Il vocione di Lanegan fa da contrappunto ad un riff di grande efficacia.

Sempre a proposito di eccellenti riferimenti culturali, segue una brillante reinterpretazione della strepitosa versione di Link Wray di “Ain’t That Lovin’ You Babe”, scritta da Jimmy Reed. Purtroppo nel press kit inviatomi mancano le note di copertina ma, andando a naso, credo che si tratti dell’unica cover presente nel lavoro.

La linea di basso di “Roll With Me” evoca addirittura lo spettro di Tracy Pew, spina dorsale dei leggendari Birthday Party di Nick Cave.

Chiude la maestosa title track, proverbiale “ciliegina sulla torta”. Qui Alain Johannes imbraccia una cigar box guitar ad 8 corde. La componente acustica delle sue droning notes, conferiscono al suono una forma compiuta e matura creando un perfetto blend con la fuzz guitar di Gianni. Anche questo brano è accompagnato da un riuscito video-clip.

In conclusione, questo “Beast Must Regret Nothing” è un’opera di grande fattura; ci restituisce senza riserve l’immagine di una band in florido stato di salute creativa.  Feeling ed energia dei due musicisti sono supportati da una produzione dalla tecnica impeccabile, in un riuscito connubio.

Ho visto in un paio di occasioni i Devils esibirsi dal vivo, tra cui sul prestigioso palco del Beat Festival di Salsomaggiore. Il pericolo era che i due si affidassero troppo alla pantomima un po’ fasulla del prete satanico e della suora-bagascia. Questo album dimostra inequivocabilmente che la sostanza c'è. Spero che il nuovo lavoro possa rappresentare per la formazione un deciso e definitivo salto di qualità e che il duo partenopeo riesca ad affermare la propria personalità senza lasciarsi imprigionare in cliché stantii e ruoli angusti.


Bob Cillo

9/10

 


Video:

"Real Man" https://youtu.be/I8eI4NDOkQU

"Whistle Don’t Sing" (feat. MARK LANEGAN) Official Audio https://youtu.be/MpmNeSpbiNY

"Beast Must Regret Nothing" (feat. ALAIN JOHANNES) https://youtu.be/jGZ4iCMX7XU

"I Appeared to the Madonna" https://youtu.be/5xMWSONBH6Q

 

Contatti Band: Facebook / Instagram / Sito / Bandcamp / Youtube Channel

 

Beast Must Regret Nothing credits:

Registrato nell'autunno 2019 @Auditorium Novecento di Napoli

Masterizzato a primavera 2020 a Los Angeles da Alain Johannes

Pubblicato il 23 Aprile 2021 per Goodfellas

 

Qui lo ascolti


Beast Must Regret Nothing 2021 Goodfellas

(GarageBlues)

1.Roar    2.I Appeared To The Madonna    3.Real Man    4.Life Is A Bitch  5.Time Is Gonna Kill Me   6.Don’t Call Me Any More    7.Whistle Don’t Sing (feat. Mark Lanegan)    8.Ain’t That Lovin’ You Babe    9.Devil’s Tritone    10.Roll With Me    11.Beast Must Regret Nothing (feat. Alain Johannes)

 

 

Articolo ad opera di Giusy Elle

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230. L'inferno blasfemo dei THE DEVILS

Provengono direttamente da qualche girone dantesco e dopo aver firmato un patto di sangue con Satana in persona, ottengono fama e successo. Jim Diamond, Alain Johannes, Mark Lanegan, i personaggi con cui hanno collaborato; Jon Spencer, The Sonics, Mudhoney, i musicisti con cui hanno suonato. Dai bassifondi partenopei ai palchi mondiali, ecco un excursus sulla carriera dei nostrani THE DEVILS. L'occasione, l'uscita del loro terzo album in studio, Beast Must Regret Nothing.


DAGLI ESORDI AI GIORNI NOSTRI

Loro sono Erica Toraldo e Gianni Vessella, due napoletani che del rock'n'roll più verace e blasfemo hanno fatto un credo di vita. Già musicisti, si incontrano nel 2015, anno in cui formano il duo The Devils, nome ispirato al leggendario film horror di Ken Russel del 1971; ciò che li accomuna è un background musicale fatto di note selvagge: una passione nata per entrambi in giovane età nei sobborghi malfamati della città, dove tutto ciò che è ribelle alimenta l'energia pulsante che circola da quelle parti.

Erica al tempo suonava il basso in una band punk ma per l'occasione passa alla batteria con il nome di Black Sticks Killer mentre il nostro Gianni si accanisce sulla sei corde con lo pseudonimo di Elvis Fucking Christ. I Cramps e The Sonics sono le loro muse ispiratrici e la musica che nasce in quel garage dell'hinterland napoletano è fatta di canzoni brevi e riff furiosi in un mix tra punk e blues, per un garage rock primitivo e martellante. Da subito si delinea anche la loro estetica, l'immagine con cui si presentano su palco e che li caratterizza come personaggi: si attinge da un serbatoio torbido e blasfemo, dove sex and rock'n'roll vanno a braccetto, le suore sono sodomizzate e gli eccessi all'ordine del giorno; i testi non sono da meno e l'irriverenza la fa da padrona.

Foto by Didier Vanspranghe
E' con questa formula ed urgenza che vengono creati e pubblicati i primi due album dei The Devils: Sin, You Sinners del 2016 e Iron Butt dell'anno successivo, entrambi registrati e mixati in non più di tre giorni ed ascoltabili sul profilo Bandcamp del duo. Cattivissimi e trasgressivi, il reverendo e la suora sono così pronti per la crociata evangelica, dove il crocefisso viene sostituito da un fallo e le allusioni sessuali sono più che esplicite.

Un po' perché in Italia il rock'n'roll verace non ha mai avuto grandissimo seguito ma anche perché la nazione bacchettona avrebbe avuto sicuramente qualcosa da ridire sulla proposta estetica del duo, i Devils puntano da subito all'estero, per una decisione che risulterà più che vincente, a partire dall'idea di proporsi a Jim Diamond (il produttore dei primi White Stripes, The Sonics e Dirtbombs), una volta saputo che si era trasferito in Francia. La demo non passa inosservata e il genio di Diamond viene ad arricchire la proposta già vincente del duo. Per la pubblicazione del primo album viene poi scelta l'etichetta svizzera Voodoo Rhythm Records, fondata dall'One Man band Reverendo Beat-Man nonché leader della band psycobilly The Monsters e in breve i due si ritrovano sui palchi di mezza Europa e a seguire anche in Canada, per un tour on the road di oltre 400 date. All'interno si inserisce Iron Butt, il secondo lavoro con la riconferma delle due collaborazioni, un album che è ancor più brutale di quello d'esordio e dove i brani si alternano al ritmo di un paio di minuti all'uno in quello che ormai si può definire Trash'n'roll mentre lo spirito peccaminoso del duo diventa sempre più sfacciato.

Video da Sin, You Sinners: "Coitus Interruptus"

Video da Iron Butt: "Put your Devil in my Ass"

Nel frattempo nasce il materiale per il nuovo album e improvvisamente assistiamo a dei sostanziali cambiamenti: gli abiti talari finiscono in soffitta e un'aderentissima tutina di lattice (alternata a una in pizzo) è tutto ciò che rimane a definire la silhouette di Erica, assestando così il look nel filone motor sexy, mentre i due musicisti si fanno ora chiamare Gianni Blacula e Switchblade Erika. Le canzoni che escono in questa fase, e che vengono raccolte nell'album Beast Must Regret Nothing, segnano però la svolta più rilevante essendo molto più sobrie e pensate, a sottolineare la maturità espressiva del duo: si va a perdere la frenesia e l'isteria dell'album precedente per dare spazio a sonorità più soft, di matrice blues, mentre il metronomo si assesta su battiti più sostenibili. Durante un tour in Spagna dei Devils a settembre del 2019, saputo che in zona c'era anche Alain Johannes (sì, proprio lui, colui che ha seguito artisti del calibro degli Arctic Monkeys, Queen of the Stone Age, PJ Harvey, Mark Lanegan, Chris Cornell...), non esitano a proporre il materiale ancora grezzo al noto produttore e, magicamente, anche questa volta la palla va in buca. Il talento del duo viene riconosciuto e valorizzato con questa nuova collaborazione: lo stesso Alain, infatti, collabora attivamente alla produzione dell’album partecipando anche agli arrangiamenti e suonando vari strumenti, interviene cantando nella title track e suggerisce infine un duetto nientemeno che con Mark Lanegan che presta la sua voce su "Whistle Don't Sing", la traccia numero sette dell'album.

Il cambio di rotta prevede anche una nuova collaborazione editoriale e il 23 aprile 2021 il disco esce per l'italianissima Goodfellas, già precedentemente in collaborazione col duo seppur in veste di distributore. L'album in realtà era stato registrato già nell'autunno del 2019 (in due settimane allo storico Auditorium Novecento di Napoli, dove lavora anche Fabrizio Piccolo, il chitarrista del rinomato duo chitarra-batteria Mesmerico) e pronto per la pubblicazione, dopo i lavori di rifinitura a Los Angeles, a  primavera successiva, quando però l'esplosione della pandemia da Covid19 ferma ogni attività. L'album resta quindi in stand by per un anno quando, visto che ormai nuovi brani stavano facendo capolino sulla scaletta del duo, si intuisce che non si può più rimandare e viene quindi ufficialmente pubblicato.

Il release dell'album viene anticipato da alcuni video: "Real Man" apre le danze a gennaio 2021, assieme all'Official Audio del featuring con Mark Lanegan; a febbraio è l'ora della title track con tanto di comparsa di Johannes in persona, infine, un mese dopo e a pochi giorni dall'uscita dell'album stesso, è il turno di "I Appeared to the Madonna". Qui a seguire i link d'ascolto mentre per l'approfondimento dell'album, con la meticolosa recensione del nostro Bob Cillo (come non rivolgermi a lui visto che la passione per il blues grezzo e verace di Hound Dog Taylor lo accomuna alla band - ricordiamo che Gianni ha pure la mano polidattile del bluesman tatuata sull'avambraccio!) rimando a uno spazio dedicato (qui). In questa sede avremmo dovuto procedere con l'intervista ai nostri demoni partenopei ma in mancanza di risposta vi dovrete accontentare di questa mia presentazione.


Link video"Real Man" / "Whistle Don’t Sing" (feat. MARK LANEGAN) Official Audio / "Beast Must Regret Nothing" (feat. ALAIN JOHANNES) / "I Appeared to the Madonna"

 

Ascolto integrale di BeastMust Regret Nothing


Link band: Facebook / Instagram / Sito / Bandcamp / Youtube Channel


LABELS

Goodefellas (label, distro e promo)  https://www.facebook.com/goodfellasdistribuzione/

Nata nel 2000 dall'incontro di addetti ai lavori con numerose esperienza alle spalle, Goodfellas si impone da subito per l'accuratezza e la qualità delle sue proposte fino a diventare, oggi, tra le più rispettate realtà indipendenti internazionali. Le attività di distribuzione esclusiva e promozione -oltre al lavoro di scouting sul territorio nazionale come etichetta discografica- ne caratterizzano l'operato. Ad oggi, il grosso del lavoro è rappresentato ancora dalla vendita dei Cd con il download digitale in continua ascesa ed il vinile come zoccolo duro; grande attenzione, infatti, è sempre stata rivolta nel corso degli anni al formato vinile, rilanciato anche attraverso un puntuale programma di ristampe di titoli classici e non. Goodfellas è impegnata parallelamente anche nel lavoro di sincronizzazione, valorizzando alcuni degli artisti in catalogo ed introducendoli allo sterminato mondo della cinematografia e della pubblicità. Più di ogni altro cenno biografico parlano però i titoli in catalogo e le prestigiose realtà indipendenti con cui da anni collaborano.

 

DISCOGRAFIA

BEAST MUST REGRET NOTHING  (GarageBlues)

1.Roar  2.I Appeared To The Madonna  3.Real Man  4.Life Is A Bitch  5.Time Is Gonna Kill Me  6.Don’t Call Me Any More  7.Whistle Don’t Sing (feat. Mark Lanegan)  8.Ain’t That Lovin’ You Babe  9.Devil’s Tritone  10.Roll With Me  11.Beast Must Regret Nothing (feat. Alain Johannes)

QUI lo ascolti

QUI la nostra recensione

IRON BUTT 2017, Voodoo Rhythm Records (Trash Rock'n'roll)

1.Put Your Devil into my Ass  2.Red Grave  3.Pray You Parrots  4.Guts is Enough  5.White Collar Wolf  6.Don't tell Jesus  7.Big is our Sin  8.Radio Maria Anthem  9.The Devil's Trick is not a Treat  10.The People suite


 QUI lo ascolti


SIN YOU SINNERS 2016, Voodoo Rhythm Records (GaragePunk, Rock'n'roll)

1.Puppy Nun  2.Coitus Interruptus (From a Priest)  3.Magic Sam  4.Drunk Town  5.Don't Look in the Basement  6.Misery  7.Azazel  8.Sin, You Sinners!  9.Hell's Gate  10.Shaking Satan's Balls

 


 QUI lo ascolti


Link ad altre recensioni:

https://www.hardsounds.it/recensioni/the-devils-beast-must-regret-nothing

https://www.mescalina.it/musica/recensioni/the-devils--beast-must-regret-nothing

https://www.ondarock.it/recensioni/2021-thedevils-beastmustregretnothing.htm

https://www.thenewnoise.it/the-devils-beast-must-regret-nothing/

https://www.metal-hammer.de/reviews/the-devils-beast-must-regret-nothing

https://www.iyezine.com/the-devils-beast-must-regret-nothing

https://www.rocknation.it/records/the-devils-beast-must-regret-nothing

https://sentierisonori.blogspot.com/2021/04/beast-must-regret-nothing-di-devils-cd.html

https://napoli.repubblica.it/cronaca/2021/04/24/news/the_devils_rock_napoli_lanegan-297848470/

https://www.rockit.it/recensione/53153/devils-beast-must-regret-nothing

https://www.impattosonoro.it/2021/04/23/recensioni/the-devils-beast-must-regret-nothing

https://artnoir.ch/the-devils-beast-must-regret-nothing/  (In tedesco)

https://www.sensationrock.net/2021/04/22/the-devils-beast-must-regret-nothing  (In francese)

https://newnoisemagazine.com/album-review-the-devils-beast-must-regret-nothing

Link ad altre interviste:

https://rumoremag.com/2021/03/27/intervista-the-devils-beast-must-regret-nothing/

https://www.rocknation.it/interview/the-devils-intervista

https://www.sentireascoltare.com/articoli/intervista-the-devils-2021/

 

Articolo e intervista ad opera di Giusy Elle

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