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lunedì 12 aprile 2021

227. She's a Rebel

Altri post correlati: IL DUO ELETTRICO Storia: considerazioni finali e donne nei power duo 10.7.2014

INTRO

"She's a Rebel", una frase slogan che abbiamo avuto modo di sentire in varie occasioni. Sicuramente tutti conosceranno il brano dei Green Day del 2004, estratto dal famosissimo album American Idiot, ma ancora prima era il titolo di un libro musicale (She's a rebel: The History of Women in Rock and Roll - Gillian G. Gaar 1992), a raccolta delle biografie di musiciste che hanno fatto la storia della musica, a partire dagli anni '50 fino alle Riot Girls degli anni '80 ed ampliato successivamente con artiste del nuovo millennio.

"She's a Rebel" è però anche un programma radiofonico su RADIO BLUETU ARCI a cura di una mia carissima amica: Isabel Mariani. Isy - per gli amici - è da sempre interessata al mondo musicale in versione femminile, tanto da aver fondato una she-band, le Gretel's Revenge, dove militava come chitarrista elettrica e cantante dall'interessantissima voce (ha una formazione da conservatorio alle spalle) e scriveva musiche e testi in chiave grunge e punk; sua, inoltre, la pagina Fb Italian Riot Grrrls. Ma torniamo al suo programma radio... una carrellata di puntate monografiche di musiciste storiche o più recenti, famose o meno, ma tutte degne di nota. Con la sua metodica molto approfondita e una voce suadente, ci accompagna nelle biografie di Sister Rosetta e delle Go-Go's Girls, di Nina Simone o di Santa Ildegarda, della fisarmonicista nordica Maria Kalaniemi come delle donne del flamenco (qui il podcast completo). In questa rosa molto amplia di proposte, ha desiderato inserire anche i power duo femminili nazionali, coinvolgendomi, così, nella sua avventura radiofonica. Hanno risposto all'appello tre duo, nello specifico le TACOBELLAS, le IN.VERSIONE CLOTINSKY ed infine le IO E LA TIGRE. Qui la bella puntata radio di Venerdì 9 Aprile 2021 che mi ha invogliata ad approfondire l'argomento con un articolo dedicato a tutti i duo chitarra-batteria femminili italiani, esistenti o del passato. Ecco quindi il mio contributo alla causa She's A Rebel...


LE BAND ATTIVE

Sarà un caso, oppure no, ma gli unici duo al femminile di mia conoscenza, attualmente attivi, vengono tutti dalla medesima regione! Ossia dall'Emilia Romagna. Da sempre crocevia musicale, la zona ben si presta a band particolari, ma una concentrazione nazionale unicamente in questa regione è ben strana... opterei piuttosto per una tradizione che si è perpetuata, l'esistenza di una band al femminile che ha fatto scuola e ispirazione per altre ragazze. Magari le Riminesi My Sisterical, trio punk in rosa del 1999, partito da un poker di ragazze e che, dopo il suo scioglimento, vede nascere il duo Tabarez & la R. ...

Ma vediamo chi sono queste splendide pulzelle a due! In ordine di fondazione...

IN.VERSIONE CLOTINSKY Ravenna 2011 (AltRock, Indie, PopPunk, Lo-fi)

Le romagnole Valeria e Valeria (Vale a Valli, per necessità di distinzione) sono il duo al femminile più longevo attualmente attivo in Italia. Chitarra, voce e batteria minimale, nulla di più, niente di tutti quegli espedienti tecnici per 'far quadrare' le frequenze o per creare un muro di suono. Loro sono semplicemente disarmanti, con un'attitudine romantica e al contempo punk, che basta di per sé, motivo per cui vengono spesso accomunate ai Violet Femmes.

Amiche da sempre, in estate lavorano assieme in un hotel a conduzione familiare sul litorale adriatico ma nel resto dell'anno si dedicano ai live, girando tutta l'Italia con due dischi autoprodotti: Taxi (2016) e Frisbee (2018). In.Versione Clotinsky nasce come duo chitarra e voce, ma con i live si è pensato ad un maggior dinamismo, aggiungendo così la batteria.

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Video: "Funny Way" 2016: https://www.youtube.com/watch?v=1CyKcMh9pdg

"Dance III" 2016: https://www.youtube.com/watch?v=ulusxVInoCU

"Papaya" 2016 https://www.youtube.com/watch?v=1CyKcMh9pdg

"Okinawa" 2018  https://www.youtube.com/watch?v=wcMWkl2A7QQ

 

IO E LA TIGRE Cesena/Bologna 2013 (Grrr Power)

Questo duo pop punk, ubicato in città diverse, è formato da Aurora (Io) alla chitarra e voce e Barbara Suzzi (La Tigre) alla batteria. Un duo in arte e una coppia nella vita, con ideali ben precisi, racchiusi nella filosofia transgender. Nel 2014 autoproducono il loro Ep omonimo, uscito in digitale per Bomba Dischi mentre durante una pausa del tour entrano in studio per incidere 10 e 9 (da qui in poi sarà la Garrincha Dischi a seguirle), che nel dicembre del 2015 rappresenta il loro esordio discografico, ricevendo anche la candidatura alla Targa Tenco del 2016. Nello stesso anno entrano nel roster di Locusta Booking e a giugno 2017 esce l’Ep Per sempre. A settembre 2017, con una versione rivisitata di “Ho sempre Me”, partecipano alla realizzazione di “Tregua 1997-2017 Stelle Buone”, avverando così il sogno di collaborare con Cristina Donà. E' invece di fine 2018 Grrr Power, un album manifesto firmato dal musicista e regista Enrico Zavalloni. Creato in collaborazione con Indie Pride, affronta le tematiche del bullismosessismo e omo-transfobia. Non soltanto un disco di 10 tracce, quindi,  ma "un ruggito di orgoglio", come affermano le due, e un contributo alla causa stessa dell'Indie Pride, alla quale le due Tigri hanno aderito fin dagli albori e concretizzato ora nel videoclip del brano "Singapore". "Il punto centrale non è essere donna, maschio, gay, etero, bisessuale o trans. Il punto è semplicemente essere" e così, similmente, il loro rock non è al femminile, è rock e basta. Nel 2019 il duo intraprende un tour nazionale, ultimo atto musicale prima dell'avvento delle restrizioni da Coronavirus. Le Io e La Tigre hanno condiviso il palco con i Zen Circus, I Ministri, Nada, Sick Tamburo, Il Pan del diavolo e molti altri. Svariati i loro videoclip su Youtube, tutti con migliaia di visualizzazioni.

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Video: "Il Giardino dei Ciliegi" 2014 https://www.youtube.com/watch?v=zsTFzVx41a0

"Lei sa" 2016 https://www.youtube.com/watch?v=yV49Cco7PgI

"Non finirà" 2017 https://www.youtube.com/watch?v=H4Erf4ZXK_0

"Luna Piena" 2018 (ballad) https://www.youtube.com/watch?v=hcSO2lpatSU

"Ieri il mondo mi è caduto addosso" 2018 https://www.youtube.com/watch?v=cuwjjeRvR1Y

"Singapore" 2019 https://www.youtube.com/watch?v=FJFkl8iG4bA

 

FROWN Ferrara 2015, Elder Sister e Younger Sister (Lo-fi girl talking) SORELLE

Ludovica (chitarra e voce) e Camilla (batteria), in arte Elder Sister e Younger Sister, sono due sorelle di Ferrara che suonano per diletto. Partite nel 2015 a registrare con lo smartphone in cantina, l'anno successivo iniziano con il primo concerto e non si fermano più. Essenzialmente live band, troverete poco su di loro in rete ed essendo poco social anche i loro profili sono scarsamente aggiornati. Delle Frown abbiamo un unico album, Tender Age, un 8 pezzi del 2018 ascoltabile su Bandcamp e che ci rivela un duo emo lo-fi, dalle coordinate dark-wave. La voce è tra PJ Harvey e Siouxsie, lirica e pop allo stesso tempo.

Link band: Facebook / Bandcamp


TACOBELLAS Modena 2017, Valentina Gallini e Greta Lodi (PostPunk)

Pensate a delle Bikini Kill con il poster di Donatella Rettore in camera o a una versione stoner delle Spice Girls e troverete le Tacobellas, le ultime nate tra i duo femminili ma anche le più attive, presenti e grintose. Valentina Gallini (Chitarra distorta, voce e tre ampli - per riprodurre anche il suono del basso) e Greta Lodi (batteria) vengono da Modena e fondano il proprio duo dopo aver suonato assieme in un trio precedente: la sintonia tra le due ragazze è cosa di vecchia data, quindi. Dopo i primi live in due, difficili ma elettrizzanti, le Tacobellas capiscono che il progetto sta prendendo la giusta piega. Nel 2019 esce il loro primo disco Total 90, 8 brani dalle sonorità anni '90 appunto, con sfumature post punk e sperimentali, registrato da AudioBrothers e prodotto da Fooltribe Dischi, La Barberia Records e Koe Records.

Durante la pandemia del 2020 registrano home made alcuni brani tra cui “Wrinkle Wrinkle Little Star” e “Jingle Balls” usciti nel periodo natalizio, contenuti in alcune compilation e pubblicati come singoli a Gennaio 2021 su Spotify. Segue "Talk To Me, I'm Sick" da cui un video. A Settembre 2020 registrano inoltre uno split (Banana Split, Discorso Records) assieme alla band I Disumani, compagni di scorribande live, pubblicato ai primi del Gennaio successivo su Spotify. Le Tacobellas hanno suonato circa 80 concerti tra il 2018 e il 2020 in giro per l’Italia mentre hanno registrato e post prodotto tutti i video clip delle loro canzoni, secondo storica filosofia DIY.

Link band: Facebook / Spotify / Ascolto dell'album

Video: "Total 90" 2018 https://www.youtube.com/watch?v=C3qfJvLJDLE

"Cut" O.V. 2018 https://www.youtube.com/watch?v=DIfpqD269VU

Live@BangBangRadio 2019 https://www.youtube.com/watch?v=4doS9gaIUI4

"Elephanttt" 2019 https://www.youtube.com/watch?v=PsvDg6yceKE

"Talk To Me, I'm Sick" 2020 https://www.youtube.com/watch?v=dNvsVwj9sFw

 

LE BAND DEL PASSATO

UTERUSACHE Venezia, Anni '90

Sicuramente uno dei più lontani power duo italiani, in quanto fondati negli anni '90. In aggiunta, un duo al femminile. Non sono ancora riuscita ad ottenere informazioni dettagliate in merito, ma so essere la prima band di Anna Lott, la batterista delle Amavo. Ci ha militato dai 16 ai 19 anni prima di passare a un duo basso-batteria (Corematto) ed infine al più noto e longevo Amavo.

Colgo l'occasione per chiedere il vostro aiuto, nel caso ne sappiate di più...

 

THE JAINS Milano 2001-2011 (Rock)

Se non siete giovanissimi vi ricordrete di sicuro delle due Vj di MTV Kris & Kris, simpatiche presentatrici della nota Tv musicale nella sua versione italiana. Ecco, la Canadese Kris Reichert si è trovata così bene in Italia da fondare pure una band! E' suo, infatti, il primo duo al femminile nazionale, The Jains, fondato assieme alla batterista Anna di Pierno, dopo che le due avevano militato in una cover band di sole donne. Truccate e con i tacchi, ci presentano un rock ispirato a P.J.Harvey e Hole in un set live accativante ed esplosivo. Kill the Ghost del 2005 (Tube Records) è l'album d'esordio di ben 10 tracce, tanto per partire... Il secondo disco in scaletta è Goddess in You, sempre per la Tube Rec., è rilasciato tre anni dopo e viene scritto e registrato con il produttore inglese Rob Ellis, storico collaboratore e produttore di P.J. Harvey e di altre band di spicco come Marlene Kunz, Placebo, Madrugada. L'ultima opera discografica delle due risale infine al 2010: Holy Changing Spirit che esce questa volta per la Acid Cobra e con la produzione di Amaury Cambuzat (Ulan Bator). Il tempo di realizzare il suo tour di presentazione che dopo ben 10 anni il duo si scioglie; sono del 2011 le ultime date live che troviamo nel loro sito.

Link band: Facebook / Sito / Spotify / Preview dell'album

 

ALLUN Milano 2003 (Noise, Sperimentale)

Le Allun nascono a Milano nel 1998 e, tra allargamento a super gruppo e momenti da solista, restano definitivamente in duo nel 2003. Un gruppo sperimentale e scioccante, un misto tra rumorismo e sfilate di moda con abiti bizzarri che, in formato a due, non è nemmeno chitarra-batteria ma che desidero nominare per gli intrecci con altri duo Edp a noi più noti. Troviamo qui alla chitarra elettrica, voce e violino, Stefania Pedretti, l'incredibile front woman degli OvO, assieme a Natalia Saurin (fotografa e grafica), che in questa formazione si dedica alla rumoristica. A quel tempo Bruno Dorella, il magico stregone alla batteria degli OvO, aveva ancora all'attivo la sua etichetta Bar La Muerte con la quale aveva pubblicato un album del duo garage romano all female Motorama, prodotto da Bugo, del quale parleremo a breve. E' proprio per questi intrecci che nel 2004 si concretizza un tour francese in abbinata tra Allun e Motorama... Tutto un discorso ponte che mi porta ad approfondire il ruggente duo laziale qui di seguito.

Link band: Bandcamp

Video: "Due Bambine nel bosco" 2007 http://www.youtube.com/watch?v=lmNj-joSnXw


MOTORAMA Roma 2003-2010 (GaragePunk)

Motorama, un duo capitolino partito come quartetto nel lontano 1996 ma che già allora faceva a meno del basso: due le chitarre, una batterista e una vocalist. Del vecchio nucleo, nel 2003 restano soltanto Daniela "Black Guitarra" Petroni alla chitarra baritona e Laura Gulizia alla batteria, sostituita durante l'ultimo anno di attività da Donatella Nicotine Stix. Interessante questo esperimento a due delle Motorama che si sono esibite in lungo e in largo per l'Italia e l'Europa, ma anche nella West Coast americana, con una grinta selvaggia che le ha sempre contraddistinte, rendendo mitici i loro live al fulmicotone, in un misto personale tra punk, garage, rock'n'roll e noise, tutto ovviamente in salsa lo-fi. L'iconografia della band ricalca i cliché dell'america anni '60, dall'abbigliamento alle locandine, tutte disegnate dalla stessa chitarrista Daniela, con lo pseudonimo di Paulette Du. Essenzialmente live band, e nato in era pre internet, il gruppo pubblica il primo singolo soltanto con il nuovo millennio (all'epoca erano in trio) mentre il primo, devastante Lp, risale al 2003, registrato in trio ma, già per il tour, orfano della cantante Elena Catarci. No Bass Fidelity viene pubblicato dalla Bar la Muerte di Bruno Dorella e prodotto nientemeno che da Bugo, rivelandoci un background ereditato da Cramps, Sonics, Stooges, Jon Spencer Blues Explosion, Bikini Kills e Babes in Toyland. La sua promozione è destinata quindi al duo, che durante i live vede ormai Daniela alla voce, oltre che alla chitarra. Da qui in poi inizia un tour continuo, durato ben 5 anni; nel 2005 suonano persino al Sunset Tavern di Seattle, con nomi della vecchia scena locale sotto il palco. E' del 2008 invece Psychotronic is the Beat, il secondo album del duo, pubblicato questa volta in co-produzione tra l'americana Dead Beat Records di Cleveland e la laziale Radiation Records. Come per il nome della band, questo titolo è un riferimento al mondo dei B-movie, dei quali Daniela è grande appassionata. Da segnalare inoltre, nel 2010, l'uscita del rockumentary "That Psychotronic Beat" dedicato completamente al duo e ultimo capitolo per le ragazze. Nel 2011 infatti Daniela si sposta nel trio Plutonium Baby, dalle coordinate musicali molto simili, dove anche qui non c'è ombra del basso, sostituito dal più versatile synth. Attualmente questa band è ancora attiva mentre delle Motorama, che dovevano essere semplicemente in stand by, nessuna nuova all'orizzonte.

Per il nostro articolo di approfondimento, il secondo dell'EDP, e intervista a Daniela Petroni, lascio questo link.

Link band: Facebook

Video: Rockumentary "That Psychotronic Beat" Teaser


AMAVO Venezia 2003-2014 (Noise, Math rock, Art rock, No wave)

Le Amavo giungono da Venezia e si dedicano a musica estrema e di nicchia che del frenetico e rumoroso fanno scuola. Femminili ed aggraziate, su palcoscenico si trasformano in macchine da guerra, furiose come poche. Loro sono Silvia Lovo (chitarra e voce) e Anna Lott alla batteria. Curioso come Anna provenga da una tradizione di duo al femminile, avendo suonato da giovanissima nelle UTERUSACHE (chitarra e batteria, trai primissimi della line-up in generale) e nelle COREMATTO (basso e batteria).

Le Amavo hanno all'attivo un Ep autoprodotto, uno split con gli Svizzeri Peter Kernell e un paio di album (HappyMess e il relativamente più morbido GraceFool, con l'introduzione del synth), entrambi pubblicati con la From Scretch Records, oltre che la partecipazione a uno spot pubblicitario della Diesel. Su di loro ampio spazio nel volume "Le ragazze del rock" di Jessica Dainese. Hanno suonato centinaia di date in Italia e all'estero; memorabile la loro partecipazione al tour europeo 2013 degli Shellac! Ultimo capitolo di spicco prima dello scioglimento della band.

Link band: Facebook / Soundcloud

Video: "Jello" 2011 https://www.youtube.com/watch?v=wrVg0IWykII

"Sette e mezzo" 2011 https://www.youtube.com/watch?v=LduF6Blz33s

 

TABAREZ &LaR Rimini 2008-14, Rachele Cinnarelli e El Tabarez (PostPunk, Noise, Grunge)

Rachele "Rec" Cinnarelli fu la bassista di quella band tarantolata al femminile che sono state le My Sisterical, quartetto prima e terzetto poi, da Rimini. Grazie all'avvento del grunge riescono ad agganciarsi al mondo che vi ruotava attorno e alla scoperta di tutta una scena musicale al femminile che va da dalle Bikini Kill alle Hole di Courtney Love, passando per L7 e Babes in Toylands. Sciolto il gruppo nel 2003 per dispersione naturale delle componenti, Rachele continua a suonare il basso negli Occhi in Apnea e poi ancora nel trio Le Stronze, con però il Dott. Sanchez alla batteria (poi Don Tabarez). Uscita la chitarrista, Rachele prende il suo posto e ne nasce quindi il duo Tabarez & LaR; non un duo completamente al femminile, quindi, ma che ho voluto inserire per il forte legame che incarna con tutta la sfera musicale in rosa. Unadorned è l'Ep di 6 brani che il duo autoproduce nel 2012.

Link band: Facebook

 

AGATHA Milano 2010-17  (Sludge, Doom)

E per concludere un omaggio al mondo dei duo basso-batteria, che con Edp approfondisco meno per non disperdere l'attenzione sulle 2-piece a me più care. Le Agatha nascono a Milano come trio già nel 2003 e da subito si distinguono dalle altre band al femminile, sia per tecnica che genere prediletto (metal, hardcore, noise). E' solo nel 2010, dopo numerosissimi concerti in Italia ed Europa e due album all'attivo, che l'organico si riduce a due strumentiste: Pamela Pertnasch (basso e voce) e Claudia De Simone (batteria). La nuova formazione le porta a virare le coordinate musicali verso lentezze  e pesantezze sludge e doom, da cui il disco del 2011 Goatness. Gravis Atque Grevor è invece un 7 pezzi di Maggio 2013, tutti album che potete ascoltare sul profilo Bandcamp del duo. 

Link band: Facebook / Bandcamp

Video: "1981" Live 2012 https://www.youtube.com/watch?v=SokwlGIhIQA

"1981" https://www.youtube.com/watch?v=donz1Pzlv9Q


Articolo a cura di Giusy Elle

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electricduoproject@gmail.com


 

 

domenica 7 marzo 2021

226. RECENSIONE81: Lento is Dead by Longblond

LISTA RECENSIONI

LISTA RECENSORI 


I Longblond sono 2 personaggi con occhiali da snowboard che suonano un rock pesante, ma ballabile, contaminato da sintetizzatori analogici e digitali, con testi underground e parole mixate in lingue diverse. Questo, in breve, il riassunto di questo duo di recente formazione, ma con musicisti navigati, di cui poco altro è dato sapere, visto l'anonimato che decidono di mantenere per il loro progetto. Qualche informazione in più la potete trovare nel nostro articolo di approfondimento, appena pubblicato qui, dove invece si riesce ad apprezzare al meglio la loro concezione di duo chitarra-batteria grazie all'approfondita intervista ai due fondatori: Max Doink alla chitarra e seconda voce e R.D. alla batteria, voce ed elettronica.

L'Ep di debutto Lento is Dead ci presenta 4 tracce cantate (e ballabili), tutte plausibili hit, seguite da un paio di brani strumentali, nell'intenzione di variare l'atmosfera del disco. Tra batteria ed elettronica, tecnica scratch e riff accativanti, distorsioni fuzz e ritmiche funky, oltre che suoni potenti, i Longblond non si fanno mancare proprio nulla: una band underground con una bella dose di universalità.

Vi lasciamo ora ai dettagli tecnici dell'album, ai video d'accompagnamento, tutti ideati, montati e prodotti dallo stesso duo con la propria Longblond Video Design (LBVD) e all'approfondita recensione del nostro collaboratore di fiducia Cesare Businaro. Buon ascolto di questa band rivelazione che farà muovere le chiappe anche ai più pigri di voi!

Video:
"Dark Cities" 11.2.2020
https://www.youtube.com/watch?v=yAEYSVBciRQ
"Rock’n’roll Service" 19.1.2021 https://www.youtube.com/watch?v=uuIZdAkknMQ
 

Contatti Band: Facebook / Instagram / Bandcamp / Spotify / Youtube Cahnnel

 

 Longblond credits:

Registrato e mixato @Lignum Lab Recording di Villa del Conte (PD) da Massimo Berti (Ceo Mass)

Pubblicato il 30 Novembre 2020

Formato digitale e Cd

Special guests: Ceo Mass ai cori; Dj Einstein: parti originali di scratch

 

Qui lo ascolti


Lento is Dead 2020 Autoprodotto

(Heavy rock with electronics)

1. Dark Cities  2. Understand Nada  3. Rock'n'roll Service 

4. Lento is Dead   5. Bad Fiestos  6. Rio Fantasma 

 

RECENSIONE

LONGBLOND Lento is Dead

Ep 2020 Autoprodotto

Si definiscono come “experimental, alternative, heavy rock duo with electronics”, ma per quello che riescono a proporre nei 20 minuti e rotti del loro CD d’esordio, questa descrizione del loro genere suona perfino stretta.

Il batterista/cantante, con doppia cittadinanza (italiana e ungherese), ci tiene a sottolineare (per non dire rivendicare), quanto la città multietnica di Budapest, da sempre crocevia culturale, nella migliore tradizione della Mitteleuropa danubiana, l’abbia influenzato nel suo percorso di maturazione musicale e in effetti la proposta dei Longblond suona molto internazionale, anzitutto per l’uso di una sorta di “spanglish” nella stesura delle liriche (leggasi miscuglio di spagnolo e inglese, ma non solo), che sono quindi più votate alla musicalità, che non alla testualità delle stesse.

Il loro heavy rock, per la tendenza a mantenersi perlopiù su ritmi accelerati, ripetendo quasi all’ossesso power-chord ipersaturi, sconfina spesso in una sorta di cyber punk, sempre sorretto da fraseggi o loop elettronici (sia melodici che percussivi), peraltro mai invasivi e piuttosto efficaci, nel dare più spessore o groove, a quella che rimane pur sempre una formazione minimale, composta da un solo chitarrista e – come anticipato – un batterista/cantante.

I primi 4 pezzi (su un totale di 6 tracce), si sviluppano uniformemente entro le coordinate sonore appena descritte, con linee vocali che richiamano, nella “darkeggiante” opener track (infatti intitolata “Dark Cities”), i primi Therapy? (da “Nurse” a “Infernal Love”), se non addirittura i Joy Division, anche per quel riff semi-arpeggiato in perfetto stile “new wave”, che traina l’intero pezzo, mentre nella traccia successiva, sorretta da un riff decisamente più duro e particolarmente dinamico, tanto da ricordare i Tool più essenziali e tribaleggianti di “Opiate”, si strizza l’occhio al Perry Farrell dei primissimi Jane’s Addiction (quelli più sanguigni di “Whores”, “Chip Away” e “Pigs in Zen”), per poi virare verso un approccio canoro che non saprei in altro modo definire, se non menzionando il krishnacore degli Shelter (vedi il coro conclusivo di “Understand Nada”, forse il mio pezzo preferito dell’intero lotto, che parrebbe addirittura un campione – ma non lo è – del Ray Cappo, piuttosto che di alcuni backing vocals di “Mantra”).

Con “Rock’n’Roll Service” il duo accelera verso uno street rock dall’approccio più solare, mentre la title track (“Lento is Dead”), anche per l’uso di un riffing più metallaro, torna su registri più cupi, per poi deviare in coda su una sorta di hip-hop, con tanto di rappato e perfino un Dj Scratch, che peraltro compare più volte anche nell’arco degli altri brani, sia pure in più piccole dosi, richiamando – quando sovrapposto a chitarre distorte – nientemeno che il crossover degli Incubus di “S.C.I.E.N.C.E.”.

Chiudono il CD 2 brani (“Bad Fiestos” e “Rio Fantasma”), sostanzialmente strumentali, per quanto son ridotti al minimo gli inserti vocali, che staccando nettamente dagli altri 4, sarebbero stati forse più valorizzati, se posti in scaletta come transizioni fra una traccia e l’altra di quelle precedenti, mentre la scelta di piazzarli a fine disco, rischia di condannarli – a lungo andare – allo skip, ma in effetti meritano attenzione, perché vanno ulteriormente ad arricchire la proposta – in conclusione – eclettica dei Longblond: se la prima alterna accordi punk/hardcore a una sorta di “polka ungherese”, per poi sfociare in un rilassante stacco chill-out, la seconda riesce a sovrapporre una specie di “litania musulmana” a una base hip-hop che non avrebbe sfigurato su un disco dei Living Colour (ogni riferimento – chitarristico – alla loro “Always Wrong” è  puramente – credo – causale).


Cesare Businaro

7/10

 

Articolo ad opera di Giusy Elle

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electricduoproject@gmail.com


225. La scossa elettro-rock dei LONGBLOND

INTRO

Salto di atmosfera con la presentazione di questo secondo duo: da quelle notturne degli Eremo (qui) al rock danzereccio dei LONGBLOND. Tutto merito di un heavy rock condito con l'elettronica, in un ricco mix personale, subito identificativo di questa interessantissima band.

PRESENTAZIONE

Anche i Longblond fanno parte di quei duo misteriosi che celano la propria identità dietro a vari tipi di maschere; dalla passione per gli sport invernali estremi del batterista, qui si scelgono gli enormi occhiali da snowboard per nascondere gran parte del volto. In questa categoria vengono in mente anche i CYBORG ZERO (qui il nostro articolo) come i M.I.L.F. (vai al nostro ultimo articolo su di loro) e gli HATE AND MERDA (qui). L'idea è quindi di restare sul vago, in quanto ad informazioni: l'area di provenienza non è definita (tra Padova e Bassano del Grappa, con un pizzico di Ungheria), i nomi diventano soprannomi ed acronimi (Max Doink alla chitarra e seconda voce e R.D. alla batteria, voce ed elettronica) e di ambiti lavorativi o dell'età non parliamone, neanche fossero signorine! Insomma, nemmeno sotto tortura potrò dirvi di più... Ma pur non menzionando le band che hanno visto i nostri due militare in precedenza, vi basti sapere che questi anonimi strumentisti non sono certo di primo pelo e che arrivano a questo punto dopo svariate ed eterogenee esperienze musicali. Ascoltandone la musica ve ne potrete facilmente rendere conto.

Il progetto attuale si distoglie comunque dai precedenti e i due esecutori, già amici in precedenza, si ritrovano in sala prove più per jammare che non con l'intenzione di fondare una vera e propria band. Era il 2016 e i due ci prendono gusto tanto che le jam si susseguono regolarmente, in un godurioso momento di sfogo a tutto volume con improvvisazioni strumentali sullo stile dei Primus, divagando tra noise, parti atmosferiche, metal, rock e ambient... Quando le idee diventano interessanti si concretizzano alcuni brani mentre elettronica e voce vengono introdotti gradualmente, in quell'ottica di sperimentazione che caratterizza il duo. Ecco come sono nati i Longblond, nome ispirato al fatto che uno è alto e l'altro biondo...

Integrare il sound con basi elettroniche è comunque un processo naturale, grazie al background del batterista, mentre il repertorio viene infine completato con gli accompagnamenti del basso synth. In questo processo di costruzione del proprio linguaggio sonico, per ultima viene introdotta la voce, non necessariamente intesa come mezzo di comunicazione ma quasi uno strumento musicale tra gli altri strumenti, impostata com'è tra suoni, vocalizzi, frasi sì parlate ma a volte con parole volutamente storpiate, se funzionali al pezzo stesso: ne è un esempio "Understand Nada ", un titolo con abbinamento tra parole di lingue differenti (come anche "Bad Fiestos" o "Lento is Dead"), dove la voce compare anche a riproporre la ritmica di una parte percussiva. La voce, intesa quindi alla stregua degli altri strumenti, viene leggermente megafonata (sia in fase di registrazione che nei live) mentre vengono aggiunte delle seconde voci, pre-registrate o cantate dal chitarrista dal vivo. I testi descrivono diversi argomenti come l'impellenza di esprimersi con la propria arte, la ribellione ai canoni imposti, il riscatto e la controcultura fuori dagli schemi, le grandi città lucenti e allo stesso tempo spente. Con il 2019 iniziano gli acclamatissimi live nei locali della zona, mentre la pandemia in agguato si prepara a bloccare ogni attività successiva.

Il 2020 è quindi il momento giusto per registrare i vari singoli e raccoglierli nel primo Ep della band, un 6 pezzi autoprodotto dal titolo Lento is Dead, pubblicato il 30 Novembre e registrato al Lignum Lab Recording di Villa del Conte (PD) da Massimo Berti (Ceo Mass), autore anche del mixing e di voce di rinforzo in alcuni cori. Vi troviamo 4 brani cantati ai quali segue uno strumentale, per sottolineare la doppia anima del progetto ma anche per variegare l'esperienza dell'ascolto mentre "Rio Fantasma", l'ultimo pezzo, è inteso come un outro, o una bonus track, quasi un sunto dell'intero album con le sue molte frasi pescate dai quattro pezzi vocali precedenti e inserite in sottofondo. Originali poi le parti di scratch, suonate dall'amico Dj Einstein e rielaborate dalla band per ottenere pattern funzionali ai pezzi.

Il titolo, che non vuole essere nè una condanna nè una lotta, si rifa alla semplice constatazione di come il ritmo lento di vita, ma anche il lento "strappa-mutande" che si ballava in coppia una volta, sia ormai sorpassato, superato, morto, appunto (a parte l'inattesa onda di ritorno col lockdown...). E nell'ottica del fast e del ballabile a ritmo cardiaco serrato, i due sono dei veri e propri maestri! Tra batteria ed elettronica, tecnica scratch e riff accativanti, distorsioni fuzz e ritmiche funky oltre che suoni potenti, i Longblond non si fanno mancare proprio nulla: rudi e underground, ma con un linguaggio facilmente compensibile, ogni loro proposta è una potenziale hit. Personalmente, li considero una vera e propria rivelazione... Freschi ed accattivanti ma tosti quanto basta.

Possiamo godere anche di un paio di video clip tratti dall'album: per primo esce "Dark Cities", l'11 febbraio 2020 ad anticipazione dell'album stesso, mentre è di più recente pubblicazione "Rock'n'roll Service", dalla terza traccia, un video che con i suoi sfondi a striscie bianche e rosse o bianche e nere, ci rimanda all'iconografia del duo di storica memoria White Stripes. Entrambi sono ideati, montati e prodotti da Longblond Video Design (LBVD), quindi in sostanza auto prodotti.

E' ora di entrare nel vivo della musica dei Longblond guardando i video, ascoltando l'album, leggendo la sua recensione ad opera del nostro collaboratore Cesare Businaro oltre che, ovviamente, vedere cos'hanno da dire in merito i diretti interessati con l'intervista che gli abbiamo preparato. Buon ascolto quindi a tutti voi di questo nuovo duo, che già ci fa ballare e del quale, ne sono sicura, sentiremo anche molto parlare. 

 

"Rock'n'roll Service" Official Video

 

Altri Video: "Dark Cities"

Ascolto integrale di Lento is Dead  

Link band: Facebook / Instagram / Bandcamp / Spotify / Youtube Channel


 

INTERVISTA

1. Un saluto a voi, duo mascherato! Vi chiamerò in questa sede Long (chitarrista) e Blond (batterista), visto che gli acronimi mi paiono troppo asettici. Partiamo innanzitutto con questa vostra caratteristica, di sicuro non nuova ma sempre destabilizzante, di voler mantenere l'anonimato su tutto il progetto: niente identità personali né dati sulla vostra carriera precedente. Perché la scelta di tutta questa riservatezza? L’anonimato ci permette di focalizzare al 100% sul nostro sound attuale, sulla nostra musica, esclusivamente su quello che stiamo e vogliamo produrre come band, e non tanto sulle nostre singole personalità ed identità, ci permette di staccare dalle esperienze precedenti, dai generi musicali passati, è come ripartire da zero, da una tela bianca, senza vincoli, senza pensieri, per noi almeno è stato così, e l’utilizzo delle maschere ha facilitato questo nostro pensiero di volere un distacco dalle nostre diversità, dalle nostre storie passate come singoli, e quando le mettiamo diventiamo esclusivamente i Longblond e la loro musica.

2. I Longblond sono quindi un restart, un nuovo Punto Zero, da cui ripartire e ricostruirsi musicalmente. So che il vostro linguaggio musicale, così composito e stratificato, è nato casualmente all'inizio, jammando, ma si è sviluppato secondo una visione ben precisa. Ci volete raccontare il percorso intrapreso? Esatto, un restart. Tutto è iniziato con delle lunghissime sessioni di prove strumentali senza uno scopo ben definito se non quello di jammare in stile noise, con anche parti atmosferiche, e inoltre metal, rock, funky e ambient psichedelico... unico scopo era la sperimentazione, divertimento a volumi altissimi. Una volta poi create le classiche strutture dei brani rock, è iniziato l’inserimento, strato dopo strato, di nuovi suoni, vocalizzi, cantati, parlati, basi elettroniche, i bassi synth di accompagnamento, scratch, seconde voci e così via, tutto a strati e pian piano, in quanto il progetto è nato senza un’identità di genere ben definito, questo da una parte è un gran vantaggio cioè la libertà di esprimersi senza vincoli, però può e potrebbe portare anche a punti morti in cui non si sa bene come proseguire, diciamo che la creatività e l’assenza di standard da seguire a noi ha permesso di sviluppare i vari brani a modo nostro creando una nostra identità che brano dopo brano si é consolidata

3. Analizziamo singolarmente i vari livelli: chitarra e batteria, parlateci della vostra strumentazione. Allora, siamo in 2, ma la nostra strumentazione fa per quattro. Per la chitarra utilizziamo 2 testate valvolari e 2 casse da 240 e 300 watt, combinando insieme a pedaliere ed effettistiche varie le 2 linee di suono, a volte il cambio al volo dei settaggi avviene con un vero e proprio balletto del chitarrista sul un enorme pedaliera studiata nei minimi dettagli, tutti i passaggi sono in tempo reale, non programmati digitalmente. Possiamo dire che nonostante il nostro sound si avvalga di basi elettroniche, quindi una parte digitale abbastanza innovativa, siamo comunque legati anche ai suoni rock quelli belli pompati, analogici, quelli classici del vero rock dagli anni ’70 in poi, infatti come batteria per la registrazione del nostro Ep Lento is Dead abbiamo usato una cassa vintage bella grossa da 24” della Ludwig Vistalite del '76, e come tom e timpano sempre di quegli anni, fusti molto potenti e ricchi di bassi, tutto contornato da piatti molto sonori, sia in studio che in live.

4. Come vengono gestite le basi elettroniche durante i live? Sono pre registrate o costruite al momento? Le basi elettroniche generalmente nascono post brano, ma in questo ultimo periodo è successo che siano il punto di partenza, e per i live usiamo delle basi pre programmate. Infatti per il momento in due sarebbe difficile gestire un terzo strumento sul palco, quindi usiamo un portatile e una scheda audio, inoltre un altro problema sarebbe anche la quantità enorme di collegamenti e di cavi necessari per tutta questa strumentazione extra, e nei locali può creare un problema di spazi e anche di tempi, soprattutto se si condivide il palco con altre band, quindi per adesso, almeno in questa cosa, cerchiamo di essere minimal, anche se non si esclude in futuro di eseguire dal vivo parti col synth o attivare in tempo reale tramite pad elettronici delle basi o dei singoli suoni.

5. Anche la voce è stata aggiunta per avere un "suono" in più. Sono tanti gli usi che ne fate: come la gestite, di volta in volta, in maniera funzionale al pezzo? All’inizio era solo musica strumentale, successivamente sono nate le parti vocali, c'era l'esigenza di aggiungere dei "suoni", dei vocalizzi, delle frasi parlate, per dare appunto una voce al progetto. Strato dopo strato si sono formati i testi, sono per la maggior parte in inglese, a nostro avviso la lingua con la giusta musicalità per il nostro mix di generi, ma per la ricerca di alcune sonorità parte dei testi sono formati da parole volutamente storpiate, sbagliate o slang di altre lingue che però suonano corrette per il brano, il ritornello di "Understand Nada” ne è un esempio, inoltre nello stesso brano c'è anche una parte di voce che ripropone una parte ritmica di uno strumento percussivo, quindi anziché suonare la parte, l'abbiamo cantata ricercando parole e suoni. La voce infatti è stata aggiunta per avere un "suono" in più, per completare il progetto Longblond, non per avere un lead sound che spicchi di più, ma un ingrediente in più, dosato alla pari degli altri strumenti. L’effetto voce voluto è un effetto leggermente megafonato sia in registrazione che nei live, ci sono anche alcune seconde voci sia pre-registrate che cantate dal vivo.

6. Trovo molto efficaci le parti di scratch inglobate nel tessuto sonoro dei vari brani: conferiscono groove, rendono originale il vostro rock e nel contempo richiamano subito alla mente la vostra seconda natura elettronica. Vi siete avvalsi dell'aiuto di un amico dj, per registrarle, ma poi queste tracce sono state ulteriormente manipolate: raccontateci come vi è venuta l'idea di inserirle nel vostro linguaggio, innanzitutto, e come si sviluppa l'integrazione all'interno della vostra musicalità. Come le parti vocali, vedi il discorso della “stratificazione musicale” di prima, anche l’utilizzo dello scratch è stato aggiunto a brani già esistenti e consolidati, e l’idea è nata da quel senso di necessità di un supporto musicale, un qualcosa in più e ritmico, simile ad una percussione, a un pattern o loop, e questa necessità pian piano ha costruito nella nostra testa il suono dello scratch old school dei dj anni ’90. Per molti con la parola “elettronica” si intende una vastissima famiglia di suoni analogici e digitali, effetti, e altre stranezze sonore e spesso si incorpora anche lo scratch, del resto esistono già possibilità digitali per riproporre suoni simili, ma ancora non è la stessa cosa come un dj dal vivo con i suoi dischi. Dj Einstein è un ottimo dj con dei suoni potenti, reali, e con idee creative, ha suonato in diverse band alternative inoltre ha una fortissima cultura del mondo dj tra Beastie Boys e Run DMC. Nel pomeriggio passato insieme ha messo in console diversi dischi e insieme abbiamo creato delle parti per alcuni brani, lui è stato molto intuitivo, e bravo ad interpretare le ritmiche che a voce gli proponevo, e a creare degli scratch convincenti, inoltre abbiamo registrato un bel po’ di freestyle scratching che poi solo successivamente abbiamo elaborato coi Longblond e adattato ai nostri brani, sia dell’Ep che ad altri.

7. Il linguaggio raggiunto, seppur all'inizio di questa nuova avventura, mi pare molto universale nella sua trasversalità. E' comprensibile ai più, seppur di matrice heavy rock, e risulta anche molto internazionale. Come avete intenzione di presentarvi? Quale il vostro pubblico di riferimento?

Sicuramente i molti gruppi internazionali che abbiamo ascoltato e le varie esperienze di vita che abbiamo fatto hanno influito sul nostro genere creando il nostro sound, il nostro mix, ed essendo appunto un mix di generi un pubblico di riferimento ben preciso non pensiamo di avercelo, i brani hanno sfumature differenti, più rock alcune, più alternative altre, o con più elettronica... dipende. Quindi anche l’ascoltatore potrebbe arrivare da influenze musicali differenti, per farti un esempio ad un ragazzo polacco che ascolta Hip-hop è piaciuto molto l'Ep, ma allo stesso momento ad una ragazza italiana che ascolta rock pesante e stoner è piaciuto ugualmente quello che facciamo, quindi come vedi è abbastanza difficile per noi definire un pubblico di riferimento.

8. Avevate iniziato a suonare dal vivo da neanche un anno, prima del blocco causa pandemia: immagino i vostri live potenti e molto coinvolgenti: come descrivete la reazione del pubblico alla vostra proposta musicale? E' musica che invita a ballare, la vostra, una specie di rock dance... Sì, i concerti sono iniziati nella primavera del 2019, l’Ep non era ancora uscito e stavamo lavorandoci a sprazzi, comunque siamo riusciti a trovare delle realtà che ci hanno permesso di esibirci anche senza presentare il classico demo al bancone. La risposta è stata sicuramente positiva, nonostante il pubblico non avesse precedentemente ascoltato le nostre cose, appunto non avendo ancora materiale registrato. Rock dance? Non saprei, nella nostra musica c'è dentro un po' di tutto, definirlo con 2 parole è difficile in quanto ogni brano ha qualcosa di differente come mix di generi.

Per quanto riguarda il vostro Ep Lento is Dead, com'è stato il processo di registrazione e rifinitura dell'album in questo complicato 2020? Raccontateci un po' l’esperienza. L’Ep è stato registrato e masterizzato al Lignum Lab Recording, il processo è stato divertente e un’ottima esperienza ma anche abbastanza lungo in quanto l’abbiamo registrato, mixato e consolidato il master in periodi differenti, a sprazzi, sia perché questo studio è molto richiesto sia per avere il tempo di maturare bene le varie idee per noi da aggiungere, quindi non c’era fretta e tra una serata in studio e la successiva diverse volte sono passati anche mesi.

10. Due i videoclip attualmente all'attivo: dall'opening track è uscito il video ad anticipazione dell'Ep mentre il secondo è stato pubblicato in questo 2021. Due video interessanti, girati con la vostra Longblond Video Design -LBVD-, producete infatti videoclip anche per terzi, giusto? Riguardo il video di "Rock'n'roll Service", è solo una mia impressione oppure tutti quegli sfondi a righe sono ispirati all'iconografia dei nostri predecessori famosi, i White Stripes? E' una casualità o un richiamo voluto? La produzione dei video musicali per noi è stata una sfida, e con la LBVD siamo riusciti a sbizzarrirci e sviluppare idee visive, oltre che sonore, legando meglio il nostro progetto, divertimento sì, in parte, ma ovviamente anche molto lavoro, tra riprese, montaggio, creazione e ricerca di idee che comunque mettano in primo piano l’artista e la musica. Essendo direttamente produttori di questi video riusciamo a dare il colore giusto al sound, o almeno proviamo ad avvicinarci a quella che potrebbe essere un’idea che leghi le due cose, due mondi, l’ascolto e la visione. White Stripes grande band, in questo caso il richiamo visivo è più che altro un semplice caso.

11. Come avete gestito questo anno di fermo e come siete preparati per la ripartenza? Quali i vostri progetti futuri? Lo stop forzato del 2020 l’abbiamo sfruttato creando e progettando il nostro secondo video "Rock’n’Roll Service", inoltre abbiamo scritto e consolidato alcuni brani e alcune basi elettroniche, anzi diciamo parecchie basi. Quando abbiamo potuto muoverci, abbiamo provato dal vivo nel nostro studio, le prove via streaming non fanno per noi, abbiamo bisogno del sound reale del rock, dell’aria della gran cassa e i volumi dei Marshall. Come progetti ne abbiamo un bel po’ in scaletta, tra registrazioni in studio e la progettazione di alcuni video per noi e altre band.

E' stato un vero piacere, Long e Blond, approfondire il vostro modo di intendere il duo rock; sicuramente una visione alternativa ed originale, vi ringrazio quindi per la vostra testimonianza. Vi lascio infine concludere con parole vostre mentre personalmente vi auguro una fulgida carriera, come ben meritate, ricca di soddisfazioni, in attesa di poter ballare anch'io a un vostro prossimo live! Ringraziamo voi per lo spazio. In conclusione possiamo dire che i Longblond sono 2 personaggi anonimi con occhiali da snowboard che suonano un rock pesante contaminato da sintetizzatori analogici e digitali, con testi underground con parole in lingue diverse.

 

DISCOGRAFIA

LENTO IS DEAD 2020, Autoprodotto (Heavy Rock w. Elettronic)

1.Dark Cities  2.Understand Nada  3.Rock'nRoll Service  4.Lento is Dead  5.Bad Fiestos  6.Rio Fantasma

 

QUI lo ascolti


QUI la nostra recensione


 

Articolo e intervista a cura di Giusy Elle

www.facebook.com/groups/electricduoproject

electricduoproject@gmail.com

 

 

lunedì 1 febbraio 2021

224. RECENSIONE80: Eremo by Nitritono

LISTA RECENSIONI

LISTA RECENSORI  

I Nitritono sono il side project di rock sperimentale del chitarrista classico Siro Giri, assieme al batterista Luca Lavernicocca. I due strumentisti piemontesi (provincia di Cuneo) decidono di suonare assieme già nel 2012 proprio nell'ottica di sperimentare un nuovo linguaggio sonoro miscelando elementi sludge/doom, psichedelia e noise. Dai primi tentativi della demo d'esordio, l'espressione dei due si fa sempre più matura e lo attestano l'album successivo (Panta Rei, 2017 Edison Box) ma ancor più il recente lavoro discografico Eremo, pubblicato alla fine dell'anno appena trascorso e appoggiato da una cordata di etichette. Si tratta di 6 tracce prevalentemente strumentali, scure e potenti, alternate da momenti di quiete, che si ispirano a band quali Zu, Swans e Om. Il suono della chitarra è poi sapientemente costruito, tra ribassamento dell'accordatura in La e splittaggio su ben 3 amplificatori: uno da basso e due da chitarra, per la distribuzione corretta di tutta la gamma di frequenze.

Eremo è un concept album ispirato al potere rigenerante degli ambienti naturali più isolati e selvaggi, da cui i titoli dei vari brani. Dall'ultima traccia del disco, un featuring con l'artista elettronico Petrolio, viene girato anche un video in bianco e nero (Valentina Ruffa e Francesco Romagnolo) che raccoglie tutto il simbolismo raccolto nell'album stesso, a partire dalla presenza massiccia del Monviso, la loro "montagna di casa".

Per approfondire questi ed altri argomenti consigliamo la lettura del nostro articolo appena pubblicato, con retrospettiva, analisi delle etichette discografiche coinvolte ma soprattutto con l'intervista ai due fondatori. In questa sede procediamo con qualche dettaglio tecnico sull'album e con la sua recensione ad opera del nostro collaboratore reggiano Mali Yea, chitarrista del duo strumentale Anice.


Video: "Costa da Morte" feat. Petrolio O.V.

Contatti Band: Facebook / Bandcamp / Instagram / Youtube Cahnnel

 

Eremo credits:

Registrato ad Ottobre 2019 da Elia @Vattelapesca Studio

Mix e mastering: Lucynine (Sergio Bertani)

Pubblicato in formato vinile il 2 Novembre 2020

Artwork: Cristina Saimandi - "Contrappunto"

Labels: I Dischi del Minollo, Shove Records, Vollmer Industries,

Brigante Records & Productions, Longrail Records

 

Qui lo ascolti

Eremo 2020

I Dischi del Minollo, Shove Records, Vollmer Industries,

Brigante Records & Productions, Longrail Records

(Noise, Ambient metal, Sperimentale)

1. Re di pietra   2. Samos

3. Passo di Terre Nere   4. Hospitales

5. Bric costa rossa   6. Costa da Morte (feat. Petrolio)

 

RECENSIONE

NITRITONO Eremo

Ho avuto occasione di sentire i Nitritono dal vivo un paio di anni fa, in Associazione Ekidna, per puro caso, quando ancora esistevano i “concerti” e il pubblico non era obbligato a mantenere la distanza di 1 metro tra una persona e l’altra per scongiurare contagi di massa, anche se, virus a parte, ai live che frequentavo di solito il “distanziamento” era già tradizione da tempo...

Ricordo che all’epoca non mi erano dispiaciuti ma, allo stesso tempo, non mi avevano entusiasmato particolarmente. Spesso, dipende tutto dalle circostanze del momento, dal mood della serata, dalla carica alcolica, da cosa andiamo cercando in quel determinato istante della nostra esistenza, e da altri noiosissimi fattori che per fortuna vostra non starò qui a elencare.

Tuttavia è necessario specificare, nonostante sia scontato, che esiste una differenza abissale tra l’ascolto di una band in concerto mentre si cazzeggia con una birra in mano e quello invece più raccolto e attento che si può esperire, per esempio, fra le mura domestiche, nella propria stanza, lontano dalla frenesia del mondo esterno. I “tempi” sono differenti, ma soprattutto, in una certa misura, lo siamo anche “noi”. E qui cambia tutto. Ascoltare il loro recente lavoro è stata una vera riscoperta.

L’album intitolato “Eremo”, pubblicato lo scorso novembre 2020 dal duo Nitritono, Luca Lavernicocca (batteria) e Siro Giri (chitarra), è una coproduzione: I Dischi del Minollo, Shove Records, Vollmer Industries, Brigante Records and Productions, Longrail Records ed è stampato unicamente su vinile.

Eremo prende corpo e sostanza da 6 brani cupi e riflessivi, misantropi, contraddistinti da movimenti musicali granitici e fragorosi, in alcuni casi, e in altri, statici e pacati, una suite sonora quasi interamente strumentale, le “liriche” ci sono ma hanno un ruolo marginale, di secondo piano, quasi ornamentali. Le composizioni gravitano tutte attorno al protagonista principale: il “Re di Pietra”, l’imponente Monviso, il tema centrale ricorrente che cuce pazientemente la trama di un disco per alcuni tratti prevedibile ma mai banale. La montagna del Monviso si percepisce nella sua essenza, una presenza massiccia e pesante (“Passo di Terre Nere”), diventa il luogo ideale dove ritirarsi “immaterialmente” e dedicarsi con raccoglimento alla penitenza e alla contemplazione.

Degna di nota la collaborazione di Petrolio, alla sezione droni, nel pezzo di chiusura “Costa Da Morte”.


Mali Yea

 

Articolo ad opera di Giusy Elle

www.facebook.com/groups/ElectricDuoProject

electricduoproject@gmail.com