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mercoledì 30 marzo 2016

96. In prima linea con i GUERRRA!




INTRO e RETROSPETTIVA
   E' tanto che non trattiamo duo dai suoni un po' più aggressivi qui all'Edp, quindi come non ovviare parlando di una band che si chiama niente meno che GUERRRA? Ma non un 'guerra' qualsiasi, bensì esaltato all'ennesima potenza da un rafforzo della sua consonante linguale come un ruggito di rabbia e sfida all'interno del nome stesso. Ma vediamo chi sono questi guerrieri musicali umbri...
   I GueRRRa nascono come trio nel 2011 a Terni dalla mente del chitarrista Marco Stentella, affiancato dai colleghi Lorenzo Nicolini alle pelli e Francesco Frabbolini al basso. La loro formula sonora è un jazz-math-core strumentale che sfocia nel 2012 nel concept Album "Lampo", dedicato alla Prima Guerr(r)a Mondiale. Fin dall'inizio infatti Marco desiderava fondare un progetto totalmente incentrato sulla violenza sonora espressa con nervosi riff matematici.
   Il disco, un ottimo misto tra tecnica e potenza, riscuote subito interesse e il trio si esibisce live con parecchi nomi di punta dell'underground nazionale e non, quali Fuzz Orchestra, Gronge, Squartet ma anche duo basso-batteria come i mitici Zeus!, i bolognesi Testadeporcu o gli statunitensi Sabot, trasferitisi anni fa nella Repubblica Ceca.
   Ma la vita del trio non sembra essere cosa facile: dopo il primo album il batterista abbandona la band venendo sostituito da Giulio Marconi, mentre poco prima dell'uscita del secondo disco è anche il bassita a lasciare... siamo nel settembre 2015 e i due sopravvissuti Marco e Giulio non vogliono sciogliere del tutto la band così si riorganizzano riducendo il combo a una più semplice 2-piece. Come disse qualcuno: "i Guerrra saranno anche solo in due, adesso, ma le erre rimangono tre..." infatti la formula sonora resta la medesima, un interessante mix di jazz, prog rock e hardcore strumentale che nulla nelle sue mitragliate ha in meno che nella formazione originale; il tempo di riarrangiare l'album in due (molti brani già pronti in trio con l'aggiunta delle prime composizioni concepite in duo) e il nuovo lavoro discografico, intitolato "Soprusi", è finalmente pronto per la pubblicazione, a tre anni di distanza dal primo disco in trio.
   Ancora un concept album per i GueRRRa, ben pensato ed elaborato, questa volta dedicato a otto brillanti personaggi storici, uno per brano, accomunati da un destino particolarmente ingiusto, tutte persone che hanno subito un sopruso dalla vita e dagli uomini loro contemporanei. I GueRRRa musicano così le vite anticonformiste di intellettuali e anarchici che dal passato fino ad oggi sono diventati vittime della storia proprio per le loro scelte e libertà di pensiero... donne come Ipazia d'Alessandria (fi­lo­so­fa neo­pla­to­ni­ca vit­ti­ma del­l’in­te­gra­li­smo cri­stia­no, uccisa e smembrata nel 415 d.C.), la giovane artista di performance-art Pippa Bacca, violentata e uccisa in Turchia nel 2008 durante un'esibizione itinerante vestita da sposa o come l'anarchica 'no tav' Maria Soledad Rosas, ingiustamente accusata di attentati in Val di Susa e morta suicida in carcere... oppure inventori come l'italiano Filoteo Alberini (il vero ideatore del cinema che perse però il primato a causa di una lungaggine burocratica nel deposito del brevetto), Nikola Tesla (il fisico ed ingegnere serbo, pioniere dell'elettromagnetismo che fu ostacolato per il suo comportamento poco ortodosso) o ancora Alan Turing, padre dell'informatica e inventore di una macchina in grado di decrittare i codici nazisti ma infine perseguitato dalla Corona Inglese per la sua omossessualità... Non mancano figure come Giordano Bruno o Max Stirner, filosofo dell'anarco-individualismo che morì prematuramente, dimenticato da tutti. Un disco dal tema impegnato, questo dei GueRRRa, una lode alle figure umane simbolo di libertà di pensiero non solo non capite, ma apertamente osteggiate.
   I brani dell'album però sono nove, con l'aggiunta di una traccia dedicata a una figura simbolica seppur non umana, quale lo è la scimmia, il primate da cui discendiamo. "SciMMMia" era un pezzo ideato in trio, la prima traccia del secondo album dalla quale i tre decidono di realizzare un video anteprima. Nonostante la genesi al di fuori del duo e il video già anticipato in tre, Marco e Giulio decidono di tenere comunque il pezzo introducendolo così, seppure un po' forzatamente, nel nuovo concept album intitolandolo "La Scimmia". Nel frattempo "SciMMMia" in trio ha fatto da apripista per l'uscita di "Fonderie Jazzcore", una compilation di Impatto Sonoro, ossia una raccolta di inediti, b-side, rare track e pezzi live della scena jazz-core italiana, distribuita in free download, che ha spinto molto la band. Simbolicamente la scimmia sta qui a rappresentare la parte libera e selvaggia di tutti noi, naturalmente anarchica ma anche bonaria che viene però presa di mira, nel video, da un cacciatore, bramoso solo di ucciderla. Nella visione dei GueRRRa il cacciatore "è la polizia che picchia i manifestanti, l'economia dello spreco e del disprezzo per la vita vera, l'impiegato/operaio strangolato in meccanismi disumanizzanti"... Il videoclip è stato girato e post prodotto da Michael Spezzi, che, nonostante il suo debutto nel campo dei video musicali, esprime appieno la filosofia alla base del brano.
   Nove storie per nove pezzi, si diceva, eppure il lavoro monumentale di questo album non finisce solo qui concretizzandosi anche in un artwork notevole, studiato nei minimi particolari secondo cura maniacale dei dettagli come ormai i due ci hanno abituati: all'interno del cofanetto, in cartoncino reciclato dalle insolite dimensioni di centimetri 18x18, troviamo nove tavolozze realizzate da Tagliamani, il quale ha sviluppato il concetto di sopruso associando ad ogni personaggio un animale in qualche modo martoriato e straziato. In copertina c'è una ragazza ridotta più o meno alla stessa maniera, mutilata, per un risultato forte e spiazzante, come la filosofia dei GueRRRa stessi. Il tutto presentato in versione serigrafata da parte di Vortice
   "Soprusi" (del quale potete leggere la nostra recensione ad opera del nuovo collaboratore Luca Sabata, batterista del duo partenopeo Karawane) è stato registrato live presso il Musical Academy di Terni ed è uscito ufficialmente il 26 Ottobre 2015 per le etichette Cave Canem e Kaspar House. Anticipato dal video di 'Ipazia' ad opera di Cosimo Brunetti (uno splendido gioco di danza tra una ballerina e uno sfondo animato), può essere ascoltato integralmente nel profilo Bandcamp dei GueRRRa . Noi procediamo invece con una breve descrizione delle etichette che appoggiano l'album per passare infine all'intervista con i due musicisti dei GueRRRa, Marco Stentella e Giulio Marconi, rispettivamente classi '84 e '92: due persone assolutamente interessanti! Marco infatti, dopo la laurea in filosofia e innumerevoli lavori poco soddisfacenti, approda in un terreno dove coltiva ulivi e vigne e dal quale cerca di ottenere tutto ciò che serve per il proprio sostentamento, una scelta coraggiosa e difficile di vita che influenza ovviamente la sua intera esistenza. Giulio nel frattempo studia Cooperazione Internazionale alla Sapienza di Roma...
   Ecco, questi sono i GueRRRa, un power duo energico e compatto, nervoso nella sua scelta musicale, ma dalla visione artistica ampia e complessa che porta avanti con audacia e convinzione, un po' come gli intellettuali e scopritori descritti nel proprio album...

“Ipazia” official video https://www.youtube.com/watch?v=q4z6ba9Dyqs
"Soprusi" ascolto integrale www.guerrra.bandcamp.com  


LABELS
La Cave Canem DIY è un collettivo fondato nel 2012 a Santa Fiora (GR) che si dedica all'autoproduzione di realtà musicali alternative partendo dalla propria area geografica musicale senza però fermarsi ai propri confini. Cave Canem DIY non è solo etichetta discografica ma si impegna su molti altri fronti musicali: ha una sala prove disponibile per le varie band, organizza concerti ma anche altre attività culturali quali conferenze, dibattiti, seminari, proiezione e realizzazione di film e documentari, reading, incontri di musicoterapia e via dicendo. Originale l'attenzione per il gioco del Subbuteo (gioco del calcio in miniatura, da tavolo) attorno al quale realizzano eventi e workshop. Una gran bella realtà di volenterosi che mantiene alta l'attività culturale in quel del grossetano.
Con questa etichetta sono stati distribuiti: un lavoro dei CLOVER (interessante duo jazzcore chitarra-batteria da Pesaro Urbino, ormai sciolto e ridotto alla formula one-man band), un album dei Great Saunites, duo basso-batteria da Lodi ora stabilizzati alla Bloody Sound Fucktroy di Ancona, ed infine un Lp di BOLOGNA VIOLENTA, l'artista bolognese Nicola Manzan che dal 2014 milita nell'omonimo duo grindcore chitarra-batteria.  


Kaspar House Production www.facebook.com/kasparhouseproduction
Kaspar House ha sede a Eboli (SA) presso lo spazio autogestito Murotorto che condividono con altre realtà. Il fondatore dell'etichetta è Ferdinando Farro, il chitarrista del duo afro-punk MAYBE I'M, attualmente in stand by. In catalogo, oltre ad alcuni lavori dei Maybe I'm stessi, o dei JHATOR, nuovo duo (chitarra e sax) di Ferdinando, troviamo anche l'opera di debutto del duo math-noise bolognese NADSAT o alcune registrazioni degli HYSM?DUO, interessante ed attivissimo duo tarantino di Rock In Opposition e Avant Rock fin dal 2006, loro stessi fondatori di un'etichetta dal ricchissimo ed originale catalogo, ai quali abbiamo dedicato un lungo articolo all'incirca un anno fa.





INTERVISTA
1. Ciao Marco e Giulio, benvenuti negli spazi Edp. Iniziamo parlando del vostro nome: nella sua scelta avevate in mente una guerra da dover combattere o tante da condannare?
M. Ciao! Per quel che riguarda il nome, in realtà, avevamo in mente le tante guerre che si combattono quotidianamente, in senso più o meno fisico e psicologico, per sopravvivere in un mondo completamente impostato sul concetto di conflitto e competizione a livello sociale ed economico, travestito però con una maschera di umanitarismo falso e ipocrita. In sostanza la critica, o la condanna se vogliamo, è verso un sistema che mette gli uomini uno contro l'altro a partire dalla vita di tutti i giorni fino ai conflitti tra stati o tra “civiltà” la cui storia non è che un inganno e che serve a nascondere storie di sopraffazione economica pura e semplice, una sopraffazione che uccide e affama.
2. Per combattere questo stato di cose, tu Marco hai fatto una scelta di vita forte, quella dell'autonomia agroalimentare, dell'autosostentamento. In molti la predicano ma assolutamente in pochi hanno il coraggio di seguirla. Ci racconti di questa tua scelta radicale? Come la gestisci? ti dedichi anche alla vendita dei tuoi prodotti?
M. La risposta si coniuga con coerenza alla mia vita. In poche parole cerco semplicemente di comprare meno possibile, ovviamente non è possibile raggiungere un autarchia totale, ma essendo vegetariano riesco a tirare fuori parecchio del mio cibo dalla terra, lavoro con gli ulivi e l'olio è uno dei pochi prodotti che vendo regolarmente, ho qualche gallina per le uova e mantengo un piccolo orto. Qualunque altra cosa devo comprare (il pane per esempio), cerco di prenderlo da gente del posto. Niente di rivoluzionario, ma allo stesso tempo profondamente importante a mio avviso. Farsi il cibo da sé è soprattutto un'esperienza enormemente educativa che tutti dovrebbero fare.
3. Nella ristrutturazione della band cosa vi ha fatto propendere per la formazione a due? Non era più semplice contattare un altro bassista?
M. Quella di diventare un duo è stata una scelta in parte voluta e in parte dettata dalla situazione e dal momento. Francesco, il nostro bassista, ha lasciato quando il disco era più o meno per metà concepito e in parte anche arrangiato in maniera abbastanza definitiva per un trio. Quindi forse sarebbe anche stato più semplice chiamare un altro bassista, ma reclutare una persona valida e tecnicamente preparata (oltre che disposta a strizzarsi il cervello dietro ai nostri tempi e cambi convulsi) avrebbe necessitato di troppo tempo. Allora abbiamo deciso di riarrangiare quanto possibile, scartare alcune cose e scriverne delle altre e uscire col disco senza ulteriori ritardi, ma il tutto rimanendo in due .
4. Da trio a duo avete dovuto riorganizzarvi, quindi, per di più con un album in uscita... Quali sono stati gli accorgimenti particolari per far funzionare la cosa? Marco, hai cambiato approccio alla chitarra o ai suoni? E tu Giulio, che sicuramente hai militato in svariate full band, come ti sei trovato a doverti confrontare con un singolo strumento?
M. Non posso certo dire di aver cambiato approccio alla chitarra se non in quell'evoluzione che comunque stava già avvenendo in trio... mentre per quel che riguarda il suono e l'uso dei pedali le cose sono davvero cambiate, inoltre stiamo inserendo (in minima parte è presente anche in SOPRUSI) una tastiera midi per arricchire ulteriormente il nostro suono.
G. Devo dire che mi son trovato bene, stranamente, molto molto bene. Il doversi confrontare con un singolo strumento ha avuto un risultato positivo su entrambi, personalmente ho cambiato modo di suonare, sfruttando al meglio quelle che sono le varie componenti della batteria, concentrandomi soprattutto sul suono e sulle risonanze di fusti e piatti. A livello creativo e mentale mi ha dato molta libertà in più rispetto al suonare con una formazione completa o con un trio. Se da un lato poteva divenire limitante, su di me ha avuto un effetto decisamente positivo e son contento della strada che stiamo intraprendendo a livello di amalgama, di suono, di composizione. Una nuova linfa, ecco.
5. Come nascono i vostri brani? Nel caso di un concept, cos'è che viene prima? L'idea o la musica che riporta a una tematica?
M. L'idea del concept è arrivata quando ancora la composizione era in alto mare, poi, pezzo dopo pezzo, è arrivata la musica. Ovviamente alla fine c'erano fin troppe storie adatte al concept e più cercavamo più trovavamo storie terribili che valeva la pena di “riraccontare”. Per quel che riguarda l'idea grafica ci siamo affidati a Tagliamani (http://tagliamani.tumblr.com/) che ha pensato di associare ad ogni pezzo una tavola serigrafata a mano.
6. I titoli dei brani di "Soprusi", si diceva, portano il nome di personaggi famosi che hanno appunto subito degli abusi nell'arco della loro vita e della loro carriera. Come avete scelto alla fine queste persone e che importanza hanno per voi? Poi ditemi: come interpretate musicalmente le loro figure, il loro carattere e l'insegnamento che hanno lasciato al mondo?
M. Alcune delle scelte dei personaggi sono state frutto di letture giovanili, da adolescente sono rimasto affascinato da figure come quelle di Ipazia d'Alessandria o di Giordano Bruno, non a caso sono icone del libero pensiero e dell'anticlericalismo. Nel mio personale sentire quei due pezzi sono in qualche maniera “epici“. Le storie di Pippa Bacca, di Alan Turing, di Max Stirner e anche di Tesla (sebbene sia il più famoso forse), sono storie che l'uomo comune ignora, ci sembrava quindi importante restituirgli a modo nostro, nel nostro piccolo, un po' di visibilità. Della prima abbiamo voluto rendere l'entusiasmo iniziale per l'impresa dell'artista che si trasforma nella tragica e violenta fine anticipata della sua avventura. Nel pezzo dedicato ad Alan Turing è evidente il richiamo al segnale morse e al suono digitale che si condensa nella seconda parte più “suonata” ed hard-core che vuole rappresentare la rabbia dell'emarginazione che Turing ha subito. In Max Stirner ho più pensato alle idee (a mio avviso rivoluzionarie e bellissime) che l'autore ha riversato nella sua opera “L'unico e la sua proprietà”… e quel pezzo ne è il risultato. In Nikola Tesla volevamo richiamare l'idea dell'elettricità con un pezzo bello schizzato... Lo stesso discorso di dare visibilità ad una storia sconosciuta è valso per Filoteo Alberini che però abbiamo scelto per la vicinanza geografica in una schiera infinita di inventori importantissimi ignorati dalla storia ufficiale. È un pezzo che abbiamo concepito pensando proprio al viaggio di Alberini a Parigi, quando portò la sua invenzione al cospetto dei fratelli Lumiere che lo ignorarono. La Scimmia è stata sopraffatta, sconfitta e relegata negli zoo dalla sua involuzione diretta, l'uomo. Abbiamo cercato di fare un pezzo ballabile (per quel che può significare per noi...) per recuperare quanto di scimmiesco ci portiamo ancora dietro. La storia di Maria Soledad Rosas è forse la più politica e rappresenta perfettamente il “sopruso di stato”, in musica abbiamo cercato un paesaggio desolante che in qualche maniera raccontasse la storia del gesto più estremo rendendolo qualcosa di eternamente scintillante .
7. Chi è il Cesare a cui è dedicato l'intero album?
M. Cesare è un personaggio che ha toccato la mia vita per pochissimo tempo, ma in maniera molto significativa: è il padre della mia ragazza che è morto di cancro oramai da un po'... una persona segnata da una fede profondissima che assolutamente non condividevo e non condivido ma che mi ha fatto capire in maniera ancora più forte l'immenso sopruso della morte. Infinitamente più ingiusta ed inaccettabile per chi crede amando allo stesso tempo profondamente la vita, non animato quindi dalla stessa fede dei preti ma da qualcosa di completamente diverso.
8. Toccante... Parlateci invece ora del video di Ipazia: com'è nato? Cosimo Brunetti sembra essere una vecchia conoscenza: già il video ufficiale di "Gerontofobia", dal primo album in trio, era stato girato da lui. Splendida l'idea di far interagire in una danza una ballerina e delle animazioni di sfondo...
Il video di Ipazia nasce tutto da Cosimo che come al solito si dimostra bravissimo nel concepire e realizzare delle ottime idee visuali sulla nostra musica . La tragica storia di Ipazia, in qualche maniera condensata, ci scorre davanti in un turbinio di danza e cartoni animati serpeggianti e inquietanti. Siamo sempre molto soddisfatti dei video di Cosimo e sicuramente continueremo questa proficua collaborazione.
9. Adesso che il tour promozionale dell'album è concluso, quale sono i prossimi passi per i GueRRRa?
Diciamo che il primo “tour de force“ ce lo siamo lasciati alle spalle nel 2015, ma non ci siamo mai fermati veramente e stiamo procedendo a fare concerti un po' in tutta Italia, inoltre stiamo già preparando la prossima uscita (si spera per l'autunno prossimo) di cui stiamo preparando i brani .
Allora restiamo in attesa! Intanto siamo giunti alla fine di questa intervista... Vi ringrazio per la vostra presenza nei nostri spazi e vi auguro di vincere la vostra GueRRRa musicale!
Ciao e grazie dello spazio!




DISCOGRAFIA
SOPRUSI 2015, Cave Canem/Kaspar House (math rock, jazzcore, strumentale)

1.Ipazia d'Alessandria 2.Filoteo Alberini 3.Giordano Bruno 4.Alan Turing 5.Nikola Tesla 6.La Scimmia 7.Pippa Bacca 8.Max Stirner 9.Maria Soledad Rosas.







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Articolo e intervista ad opera di Giusy Elle


mercoledì 2 marzo 2016

95. Live Reportage3: ROPOPOROSE




RETROSPETTIVA
   Come avevo già accennato in riferimento all'Angolo dei 33, ristopub di Trento, sono molti i power duo, anche dall'estero, che passano per il loro palco. Mercoledì 10 febbraio è stato il turno dei Francesi ROPOPOROSE. Come per il caso dell'one-man MARK SULTAN abbiamo fatto una capatina Natalie Bryant, madrelingua inglese, ed io, per un'intervista ai giovani ragazzi d'Oltralpe e un reportage del concerto.
I Ropoporose (ma che nome strano ed originale! quasi uno scioglilingua...) sono un duo interfamiliare, nato tra sorella e fratello, nello specifico Pauline e Romain Bérnard, classi '97 e '92. I due giovani ragazzi vengono da Vendon, città nella regione del Centro, sulle sponde della Loira, e ci stupiscono per la loro originalità, freschezza e coinvolgimento. La loro musica è infatti frutto dell'ascolto di band che vanno dai Sonic Youth al power duo francese chitarra-batteria PNEU ma filtrata attraverso il proprio modo di sentire e calibrata su misura per loro. Così non possiamo certo catalogarli in un genere preciso! Anche la canzonetta pop più semplice, in bocca a loro, assume un taglio del tutto personale e alla fine accattivante mentre la loro produzione non si ferma certo a questo: vanno dall'elettropop al math rock, aggiungono interventi noise e psichedelici per poi virare verso suoni un po' più duri in una miscela che alla fine viene integrata nel più ampio genere dell'Indie Rock. Come ritratta in una recensione in francese del loro primo Lp, la loro musica è tanto nero pece che color acquarello...
   I due ragazzi sono polistrumentisti e sebbene alla fine li ritroviamo lui alla batteria e lei alla chitarra, in realtà sono usciti con i ruoli capovolti e su palco li vediamo indifferentemente usare il synth, a volte anche a quattro mani, mentre Pauline aggiunge un set percussivo (floor tom e piatti) a lato della sua chitarra. L'elettronica fa parte della strumentazione del duo e la giovane Pauline fa anche uso di una loop station con la quale imbastire dei semplici tappeti sui quali poi giocare con note singole. Non sono certo supertecnici questi Ropoporose, eppure la semplicità della loro musica, ben arrangiata e composta, trova il suo senso e il suo valore. Ogni tanto poi li vediamo suonare fisarmoniche giocattolo oppure tastiere a fiato, tanto per dare un po' di colore ed originalità al tutto.
   Dalla fine del 2012, quando il duo si è formato, i Ropoporose hanno sfornato una serie di motivi, alcuni di impatto e molto orecchiabili, ma il tutto si è concretizzato a livello di recording soltanto nel 2015. In questo anno però hanno pubblicato di tutto: a gennaio un Lp di 9 pezzi, "Elephant Love", che riscuote subito il successo della critica; a luglio un Ep con tre brani nuovi e due remix; infine a dicembre un singolo remix dal primo album. In rete poi trovate un sacco di materiale su di loro: molte foto e innumerevoli video, sia ufficiali che live ben registrati. Insomma, stiamo parlando di musicisti giovanissimi e non possiamo certo meravigliarci se prediligono con tanta insistenza gli strumenti del web... Vi lascio quindi all'ascolto della loro musica attraverso i video selezionati mentre noi procediamo con il reportage del concerto all'Angolo dei 33. A seguire la trascrizione dell'attesa intervista a Pauline e Romain i quali ci spiegheranno dettagliatamente l'origine del loro nome, la loro concezione di duo, come sono diventati polistrumentisti e tante altre chicche per noi dell'Edp...

VIDEO
Empty-Headed” demo version 2012 https://www.youtube.com/watch?v=bM7mSr6yy4Y
On se tape l'incruste aux Rockomotives” https://www.youtube.com/watch?v=ykUYagX7zx8
Live 30.1.2014 “Empty Headed” @ Le Temps Machine




LIVE REPORTAGE 
Natalie ed io arriviamo un po' più tardi stasera all'Angolo dei 33, ma i Ropoporose stanno ancora provando i suoni, quel che basta per farci capire l'ambientazione sonora nella quale ci andremo ad immergere in quest'occasione. In breve finiscono il sound check ed iniziamo a chiacchierare. Romain e Pauline sono molto alla mano e disponibili, conosciamo anche un amico musicista di famiglia che per l'occasione li accompagna in veste di autista visto che Pauline non ha la patente mentre il fratello l'ha appena conseguita, troppo presto per permettergli di usarla in tutta Europa... Ceniamo assieme e quindi ci concentriamo sull'intervista. Pauline è più spigliata in generale, e prende in mano lei la situazione in inglese mentre il fratello Romain, dal largo sorriso, interviene solo saltuariamente con qualche puntualizzazione.
In breve sono le 22.00 ed è l'ora del concerto, i due non si sono ancora scaldati e salgono sul palco vestiti dei loro maglioni. Eccoci in breve avvolti nelle sonorità alla Ropoporose, a volte eteree, grazie alla vocina sottile o da bimba che Pauline volutamente confeziona, a volte più psichedeliche, nel rincorrersi di note tra loop station e chitarra, altre ancora molto più energiche grazie a un crescendo di suoni e sovrapposizioni di tracce di chitarra, batteria e synth. Il drumming di Romain è lodevole, sempre preciso e sul pezzo, mai troppo pesante ma sufficientemente ricco e sofisticato. Ci caliamo in una sonorità insolita, che attinge sì a certi suoni anni '90 ma che si spinge fino al noise, a volte, mentre spesso risulta ipnotica e trascinante, in un mix molto personale e coinvolgente. A volte sembra invece di avere proprio i Sonic Youth su quel palco! Metà di loro, a dire il vero... ma che suonano come per tutti e quattro messi assieme...
Dopo trenta minuti è l'ora della title track, "Elephant Love", si passa ad un brano nuovo ed ecco finalmente "Consolation", il pezzo più catching (anche se ne contiamo almeno altri due a pari merito) della produzione musicale dei Ropoporose. Il drum style di Romain continua ad affascinarmi, ben sviluppato tanto nelle parti lente che in quelle più veloci mentre con l'elettronica a volte ci sembra di trovarci in sonorità da full band, giusto un attimo per tornare poi alla realtà del duo. Sono le 21.55 quando i ragazzi ci propongono la bellissima "Empty Headed" e io penso "ma hanno proprio dei gran cavalli da battaglia nella loro scuderia, questi Ropoporose!" Il concerto non stanca mai, ogni tanto Pauline getta la chitarra indietro e suona qualche nota al synth, una volta anche il fratello si stacca dal seggiolino da batterista per aggiungere il suo contributo in un pezzo a quattro mani sulla tastiera mentre la giovane Francese non disdegna l'uso delle percussioni: a lato il suo set si arrichisce di una versione minimalista di batteria, giusto un rullantino e un floor tom, un piatto e nulla più, eppure assistiamo a momenti di unisono col fratello batterista, oppure di contrappunto in un gioco di botta e risposta. Tutta la loro musica è varia, basata sulle dinamiche, sugli stop&go e senza essere troppo tecnica risulta comunque molto ben arrangiata e confezionata.
Abbiamo da poco superato le 23.00 ed è l'ora dell'ultimo brano, una canzone lenta e rilassante, tra il pop e il folk, che vede Romain spostarsi alla chitarra mentre la sorella si esibisce con una fisarmonica giocattolo... che piacevole chiusura... non mi meraviglio se questi Ropoporose troveranno il loro spazio felice, una piccola e degna dose di successo, perchè hanno talento e originalità e sanno rivolgersi ad un ampio spettro di pubblico. Restiamo quindi sintonizzati sui loro canali web per controllare cosa faranno in seguito questi due giovani ragazzi, per seguire la loro carriera che sicuramente ci degnerà di piacevoli sorprese e piccoli, grandi momenti di magia... Lunga vita ai Ropoporose!



INTERVISTA
1. Natalie: Ciao Ropoporose, benvenuti in Italia e grazie di dedicare un po’ del vostro tempo all’EDP. Prima di parlare del vostro set-up e della vostra musica, ci raccontate qualcosa sul vostro bellissimo e misterioso nome?
Romain: Sì, lo farà Pauline.
Pauline: Ropoporose è un misto dei nostri soprannomi con l’aggiunta delle lettere esse ed e finali.
E’ solo un mix perciò non vuol dire niente. Forse avrà un significato per qualcuno un giorno, qualsiasi interpretazione sarebbe bella. A dire il vero, non sapevo nemmeno che ci chiamavamo così! Siamo andati in un locale a suonare e Romain ha raccontato che quello era il nostro nome mentre io non ne sapevo nulla.

2. Siete fratello e sorella, presumo che siate cresciuti nella stessa casa. Quand'è che avete deciso di suonare assieme come 2-piece?
Romain: Tre anni e un mesa fa. Non so perché, era un periodo che ascoltavamo la stessa musica, le stesse band e così ci è sembrato il momento giusto per iniziare assieme.
Pauline: Abbiamo iniziato a suonare assieme perché volevamo fare una cover della band Girls, dalla California. E’ il gruppo preferito di Romain e siccome io sono la sorella minore, provo a copiarlo ascoltando quella che ascolta lui. Comunque, non siamo riusciti a fare quella cover e così abbiamo iniziato a fare musica nostra.

3. Siete entrambi polistrumentisti, suonate chitarra, batteria, synth e molto altro. Normalmente vediamo Pauline alla chitarra e Romain alla batteria, ma non siete stabilizzati così con i Ropoporose; vi abbiamo visti suonare anche nei ruoli opposti...
Romain: Proviamo a scambiarci gli strumenti perché e molto interessante e divertente. Facendo così, possiamo sperimentare e trovare suoni nuovi.
Pauline: Quando suoni lo strumento che non conosci bene, il suono è più innocente e spontaneo.

4. Siete stati ispirati o influenzati da qualche duo quando avete deciso di suonare come 2-piece?
Pauline: A dire il vero non ascoltavamo nessun duo, forse è per quello che stiamo provando a fare il più possibile in due. Ascoltavamo Arcade Fire, e loro sono in otto sul palco.
Romain: Ascoltavamo Sonic Youth, Death Three, e tante band post punk. Ma non i duo, non ascoltavamo per esempio gli White Stripes.

5. A proposito di White Stripes: il vostro album di debutto s'intitola ‘Elephant Love’, un nome simile al famosissimo quarto album degli White Stripes, ‘Elephant’. C'è qualche riferimento?
Romain: Sì, è vero è simile, ma no, non c’è nessun riferimento, però è simpatico, se ci pensi.
Pauline: Che sorpresa, non l'avevo nemmeno notato! E’ un po’ strano realizzarlo adesso. Comunque, abbiamo scelto il nome perché, quando facevamo l’album, ho trovato un disegno di un elefante molto colorato che ho fatto quando avevo quattro anni. Era molto bello, l’elefante è una cosa bella e colorata così abbiamo messo quel disegno sul retro delle cover dell'album ed EP. Inoltre, ci piace molto l’album di Connan Mockasin ‘Forever Dolphin Love’, così abbiamo aggiunto il 'Love' all'elefante...
Romain: Quello è il richiamo a ‘Forever Dolphin Love’.

6. Suonate assieme dal 2012 ma è stato l'anno scorso, nel 2015, che è scoppiato il fenomeno Ropoporose e ora siete conoscuiti in varie parti del mondo. Com’è stata questa cosa per voi e quand’ è che avete deciso di fare il tour all’estero?
Pauline: Veramente non abbiamo deciso noi di andare all’estero, anche se era una cosa che sicuramente desideravamo. Abbiamo avuto delle belle occasioni e possibilità di suonare all’estero. Abbiamo suonato nel Québec, in Svizzera, in Belgio e prima di arrivare in Italia eravamo in Slovenia. Stiamo veramente muovendoci adesso, è molto eccitante, sempre posti nuovi e nuove persone, è veramente bello.
Romain: E’ molto stimolante perché possiamo viaggiare e suonare. E’ come fossimo in vacanza e in aggiunta suoniamo. E’ un bellissimo modo di viaggiare.
Pauline: E’ anche più bello delle vacanze.

7. Siete studenti o vi state dedicando completamente alla musica?
Pauline: Ho iniziato a studiare all'Università a Settembre ma è fallito e ho lasciato perdere perché non avevo tempo di frequentare le lezioni o partecipare agli esami. Riinizierò quando avrò tempo.
Romain: Io ero uno studente universitario ma è da un anno che mi dedico solamente alla musica. E’ il primo anno, penso che sia cool. Non abbiamo tanti soldi però ci piace molto viaggiare e suonare così.
Pauline: Abbiamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno.

8. Ho visto che per i vostri album vi siete avvalsi dell'aiuto di alcuni arrangiatori. In cosa è consistito il loro apporto?
Pauline: Sono per prima cosa nostri cari amici e poi hanno lavorato con noi, come consiglieri, sul recording. Ci fidiamo di loro e siccome sono anche grandi musicisti, abbiamo ascoltato volentieri le loro idee.
Romain: Tra noi c’è un’atmosfera molto familiare, lanciavamo un'idea e loro ci davano dei consigli. E' stato perfetto per il primo album perché noi siamo ancora inesperti e loro l’hanno fatto diventare più fluido.

9. Durante il live proponete le canzoni con la stessa formula dell’album o ci aggiungete dell’improvvisazione?
Pauline: Non facciamo improvvisazione però non suoniamo con la stessa formula dell’album semplicemente perché le canzoni sono state arrangiate, per l’album. Nel live è più energico, più visuale, non possiamo suonare tutto com'è stato fatto in studio. Suoniamo le canzoni come le suonavamo prima dell’album. Non abbiamo cambiato nulla.

10. Personalmente sento molta freschezza ed energia nella vostra musica. Mi piace come riuscite a combinare i suoni di diverse epoche, dagli anni '60 fine ad oggi. Bravi, sieti proprio in gamba. Allora, siamo pronti ad ascoltarvi e vedervi su palco!
Ropopoprose, grazie da EDP.
Pauline: Grazie mille a voi.
Romain: Grazie mille.


DISCOGRAFIA
ELEPHANT LOVE Lp Gennaio 2015, Yotanka/Differ-Ant
Vinile+Cd

ELEPHANT LOVE
1.Day of May 2.Desire 3.Moira 4.Who-Who 5.Empty-Headed 6.Elephant Love 7.Consolation 8.My God 9. 40 Slates




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BIRD BUS Ep Luglio 2015, Ropoporose/Yotanka


1.Birdbus 2.Spanish Heart 3.B-55 4.Birdbus (Funken remix) 5.Spanish Heart (Funken Remix)






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EMPTY-HEADED (Oldkids remix) Singolo Dicembre 2015, Ropoporose/Yotanka

1.Empty-headed (Oldkids remix)





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Articolo ad opera di Giusy Elle
Intervista e traduzione ad opera di Giusy Elle e Natalie Bryant


giovedì 18 febbraio 2016

94: SAMCRO2: I Colpevoli...






INTRO
   Ci sono nomi che si ripetono, qui all'Edp, duo che lasciano il segno e che si ripropongono con regolarità... uno di loro è sicuramente quello dei SAMCRO, two-piece aretina di rock-blues sanguigno formata dal chitarrista, cantante e compositore Mario Caruso e il suo collega alle pelli Nicola Cigolini. Li abbiamo incontrati all'uscita del loro primo album, "Terrestre" del 2014 (qui), abbiamo di recente seguito la figura di Mario nella veste di scrittore debuttante, con il suo romanzo di narrativa "Un Salto nel Buio" (qui) e li ritroviamo infine oggi all'uscita di "Colpevoli", il loro secondo full lenght, pubblicato il 22 dicembre 2015 e presentato ufficialmente il 5 gennaio successivo al Pastificio Elettrico di Arezzo. Nell'articolo di presentazione dei Samcro abbiamo capito l'origine del loro nome, il differente background musicale dei due fondatori e la magica interazione che ha portato alla peculiarità della loro musica, ora, a un anno e mezzo di distanza dall'album di debutto e dopo un intenso anno di attività live che li ha visti sui palchi di gran parte d'Italia, vediamo i Samcro pronti a ripartire con un disco di rock duro e crudo, sempre in tensione sul metronomo, un undici pezzi adrenalici che nel secondo brano, "La Ricostruzione", vede anche l'intervento di voce narrante da parte di Paolo Benvegnù, special guest di spicco. Solo alla fine dell'album possiamo godere di un attimo di riposo, ci si rilassa su una lunga splendida ballad (12 minuti) dalle sonorità dolci ed aperte, come la porta di benvenuto che l'autore spalanca ai moderni migranti, giunti per mare dopo pene e sofferenze, ansie, paure e rinnovate speranze... "Benvenuto" è infatti il titolo del brano di chiusura: dopo il cantato un lungo intermezzo sonoro, la risacca del mare, il dolce fragore delle onde che si spezzano sulla costa, sulla banchisa, su una spiaggia salvifica... infine torna la musica che lentamente si trasforma in una melodia orientaleggiante, quasi a mostrare la via dello scambio e della convivenza... questo il messaggio finale che i Samcro vogliono comunicare con il loro nuovo lavoro discografico "Colpevoli".
   Sebbene ci siano voluti solo 9 mesi di composizione per passare da un disco all'altro, i segni di un processo evolutivo ci sono tutti. Se da un lato i notevoli punti di forza del primo album (energia, coinvolgimento, grinta e freschezza) sono stati mantenuti e valorizzati, dall'altro il contenuto dei testi si è arricchito di spessore. Mentre in "Terrestre" Mario cantava delle semplici cose di tutti i giorni, ora ci presenta un Concept Album concentrato sulle problematiche sociali di questi ultimi anni: ci parla di immigrazione, dei sordidi giochi delle banche, dei problemi forti di oggi giorno, attraverso però la critica aperta nei confronti dei maggiori "colpevoli", gli ipocriti appunto, coloro che: "fanno finta di non vedere o che per comodità preferiscono guardare il tutto attraverso un piccolo schermo", citando il loro comunicato stampa. I testi sono sempre in italiano, lingua prediletta del compositore Caruso vista anche la sua grande passione per la Letteratura Classica del nosto Paese, mentre il cantato fa l'occhiolino al rock cantautorale di Giovanni Succi del duo piemontese BACHI DA PIETRA, dei quali i Samcro dichiarano apertamente di subire il fascino e l'influenza. La voce è più matura, sviluppata roca, e i suoni della chitarra più grossi e pesanti.
   L'album, pubblicato dalle riconfermate Soffici Dischi e Warning Records, è distribuito da Audioglobe. Ma vediamo di andare più a fondo alle tematiche di quest'ultimo lavoro in studio del duo con l'intervista ai diretti interessati, Mario Caruso e Nicola Cigolini della two-piece aretina Samcro, e con una breve impressione-recensione del nostro collaboratore Martino Vergnano.


RECENSIONE
SAMCRO "Colpevoli"
Lp 2015, Soffici Dischi/Warning Records

Che bello il nuovo disco dei Samcro, porca miseria già dopo tre pezzi so che gli darò 10. Il dramma è che mi piace talmente tanto che so già che farò una recensione di merda... bravissimi, disco pazzesco e suoni pazzeschi... il duo elettrico come me lo immagino: fuzz, batteria, riff, e poi il cantato in italiano... 10 bon... cos'altro potrei dire? Bravissimi... sono bloccato di fronte a cotanta "duoelettricità"! 10... anzi dieci e lode... vostro Martino Vergnano, a voi studio.

10/10
Martino Vergnano


Ascolto di "I COLPEVOLI"





INTERVISTA
1. Bentornati negli spazi Edp, cari Mario e Nicola. Mi sembra che siete molto attivi come duo, due album a un anno e mezzo di distanza l'uno dall'altro, molti live in giro per l'Italia, addirittura la stesura e pubblicazione di un romanzo nel qual mentre! Raccontateci come è stato questo periodo...
M. È stato un anno lungo, per certi aspetti anche difficile, ma abbiamo deciso di fare un disco riversandoci tutto quello che avevamo da dire. Abbiamo trascorso giornate intere in sala prove a registrare provini su provini: la voce che non va, i passaggi che non funzionano. Ciò che ha valorizzato le nostre difficoltà facendone virtù è stato il tipo di concept scelto. In questo disco, nient’altro che le parole hanno funzionato da combustibile per questa nuova miscela di suoni molto più potenti e studiati, dove siamo fieri di dire che, forse per la prima volta, almeno secondo noi, parole, interpretazione e musica vanno di pari passo.

2. Quando avete iniziato a comporre il materiale per il secondo album? 9 mesi, pari alla gestazione di un bambino, sembra essere il vostro tempo medio di composizione: Mario, hai composto in questa tempistica un album e altrettanto tempo ti è voluto per concepire il tuo romanzo, pensate di riuscire a mantenere una media del genere anche per i prossimi lavori?
M. Sì, pensiamo che ci vuole almeno un anno per lavorare davvero su un disco, specie se si vuol valorizzare i testi ed elaborare un concept. I nostri nove mesi sono stati intensi, ma in realtà qualcosa era pensata anche prima, ecco perché parliamo di un anno.

3. Quali le maggiori novità in "I Colpevoli" rispetto al precedente "Terrestre"? Ci sono state scelte fatte "a tavolino"? Le tematiche dei testi riconducono il tutto a un Concept Album... Inoltre sento i suoni ispessiti, la voce più matura... soprattutto questa è passata da una timbrica pulita, che comunque mi piaceva molto, a una versione più felpata, roca a volte...
M. Mentre Terrestre era un disco più contaminato dal blues, come i testi, semplici all’apparenza ma criptici, Colpevoli è la svolta che cercavamo. Già prima che l’album nascesse sentivamo come un irrefrenabile impulso di creare un disco che mettesse luce su una situazione disperata, tuttavia inserendosi in un contesto globale, poiché oggi, a prendere posizione su una cosa precisa, si rischia di essere accusati di qualunquismo. In relazione di ciò, senza prendere una posizione politica, né ideologica, né inquisitoria, né morale, abbiamo musicato non una condanna né tantomeno un giudizio, ma un’analisi, a volte ironica com’è nel nostro stile, a volte più crudele, non solo sul dramma dell’emigrazione africana, ma anche del fatto stesso in senso globale e su come questo viene metabolizzato nella più spicciola realtà, che può essere quella di un adolescente provinciale, fino a quella delle grande istituzioni. Il disco non vuol essere mai troppo diretto, ci siamo riservati di nascondere alcune cose dietro a qualche “allegoria e derisione”.

4. Mario, nell'intervista per l'occasione dell'uscita del tuo romanzo, ti chiedevo in cosa differisse il processo di scrittura tra un romanzo e una canzone. Ovviamente sottolineavi come nel romanzo ci si possa dilungare in ogni forma di descrizione e sviluppo della tematica mentre nel testo di una canzone bisognasse condensare i concetti e puntare tutto sull'essenza. Ora che con "I Colpevoli" hai trattato argomenti più "corposi", hai adattato il tuo stile di scrittura?
M. Sì i testi sono scritti tutti da me ad eccezione di “Opponibile” nato da un’idea di Nicola e poi arricchita insieme. Per la scrittura di questi testi ho adottato un registro alternativo al mio normale modo di scrivere: ho lavorato più sulle parole tenendo conto della loro musicalità e della metrica, è più un fatto di gusto che uno letterario in questo genere. Probabilmente ciò che avvicina più la letteratura e la musica è il cantautorato, ma nel rock, a maggior ragione quando c’è il blues di mezzo, occorre fare delle scelte, delle quali comunque vado fiero.

5. Sono tanti i "colpevoli" in una società che non va ma tu, Mario, punti il dito anche verso chi tacitamente guarda e non si muove, verso chi prende poca posizione. Come vedi i travagliati giorni contemporanei e che soluzione suggerisci?
M. I colpevoli che descriviamo noi sono quelli pervasi da indifferenza e passività. Soprattutto questa ultima condizione è quella deleteria. Finché non ci sarà una solidarietà genuina e ogni pregiudizio razziale sarà bandito, continuerà ad esserci passività e intolleranza. Non dimentichiamoci chi siamo, noi italiani, e non dimentichiamoci nemmeno la nostra storia che, guarda caso, è caratterizzata in gran parte da emigrazione: in fondo, tutti i popoli del mondo sono nomadi, è un fatto antropologico provato.

6. Nella seconda traccia dell'album, "La Ricostruzione", godete di un intervento di spicco quale il cantante Paolo Benvegnù. Come è stata l'idea di coinvolgerlo e come si è sviluppata la collaborazione?
N. L’idea è nata in sala prove quando Mario ha portato quella porzione di testo parlato e me lo ha fatto sentire, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata “questo pezzo sarebbe bellissimo se a interpretarlo fosse Paolo Benvegnù”, era una mia ferma convinzione far cantare quella parte proprio a lui. Fortuna ha voluto che al Simmetrie Festival eravamo il gruppo di apertura proprio dei Benvegnù, e da una semplice domanda è partita una bellissima collaborazione, sana e senza fronzoli come nella musica dovrebbe essere sempre. Paolo è stato gentilissimo e in meno di due settimane avevamo il pezzo pronto.

7. Mi incuriosisce la genesi del brano di chiusura, "Benvenuto". Lo considero un pezzo forte dell'album pur discostandosi completamente dal resto delle composizioni; può quasi considerarsi canzone-manifesto di un fenomeno sociale di spicco come lo è quello dell'immigrazione in questi ultimi anni. E' un benvenuto, ovviamente, ma velato di tristezza, di sospesa malinconia... da un lato per la nostalgia del passato lasciato alle spalle, dall'altra per la consapevolezza del destino incerto che li attende ora, alla fine del loro viaggio, penso... è così?
M. È un pezzo nell’ottica di quelle persone realmente sensibili al dramma dell’emigrazione. Quel “benvenuto” si inserisce in un discorso molto più globale, ci sono parole che lo fanno intendere ma, dato che ci piace essere un po’ labirintici, questo “benvenuto”, paradossalmente, è il pezzo con più positivismo dell’album. Non solo è rivolto a chi viene, ma anche a chi va; è rivolto a quelli che giudicano con razzismo ed etnocentrismo, affinché anche loro possano essere dei bevenuti in un’ottica più solidale. A un discorso così più volte si sente rispondere: «ma son tutti criminali, e hanno la cultura delle bestie». Inutile dire che questo pensiero non ha consistenza. Gli umani possono essere crudeli come no, ci saranno sempre i “buoni” e i “cattivi”. Non può essere né una questione di razza né di religione.

8. Immagino siate pronti per il tour promozionale dell'album. Avete in programma anche date fuori confine? Sebbene i testi siano in italiano ci vedo una gran internazionalità nella musica dei Samcro...
M. Per ora le date del tour si concentrano soprattutto in Italia, perché è qui che dobbiamo lavorare a fondo. Ma il fatto di andare all’estero ci ha da sempre attratto e stiamo studiando a delle possibilità per spostarci su gran parte dell’Europa centrale. L’America è un progetto, per ora, troppo ambizioso: per noi sarebbe un sogno, pertanto non escluderemo l’ipotesi. 

9. Un'ultima domanda a Mario scrittore: come procede con la promozione e la vendita del tuo romanzo di debutto "Il grande buio"?
M. Procede davvero bene, e molto meglio di quanto mi aspettassi. Il 2015 è stato un anno magnifico sotto questo punto di vista, e sdoppiarmi tra letteratura e musica è stata una sfida ma anche una bella soddisfazione. Sto cominciando adesso a raccogliere tutte le opinioni dei lettori del romanzo, come quelle degli ascoltatori del disco dei SAMCRO: la dura fatica prima o poi pagherà, l’importante è crederci, sempre.

Grazie ancora Mario e Nicola, tanta buona musica a voi!



DISCOGRAFIA
TERRESTRE 2014, Soffici Dischi/Warning Records

1.Terrestre 2.Parentesi 3.Police Tango 4.Causa Effetto 5.Ritorno 6.Trenitalia.com  7.Cartone 8.Tu Come Stai 9.Un Motivo





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Qui la nostra recensione

COLPEVOLI 2015, Soffici Dischi/Warning Records

1.Dalle Ceneri 2.La ricostruzione 3.Reagire al dolore 4.Opponibile 5.Martin X 6.Similitudine  7.Mahmud 8.Kingsley 9.Colpevoli 10.Il mare dentro di te 11.Benvenuto






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Articolo e intervista ad opera di Giusy Elle