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martedì 23 agosto 2016

115. RECENSIONE31: Uhu! Uhu! by Pressione su Malta



   I Pressione su Malta sono un duo messinese nato già nel 2009 ma che esce col suo Ep d'esordio solo a fine dicembre del 2015. Pian piano arriviamo anche noi con la sua recensione... Come abbiamo approfondito nell'articolo di presentazione al duo (qui), dapprincipio Andrea Cotugno e Alessandro Perroni nascono idealmente come trio ma non recuperato il terzo elemento restano in due col loro blues. Causa un pausa forzata di due anni (2012-2014), rischiano quasi di sparire per tornare invece più convinti e grintosi che mai!
   Lo splendido album rock e stoner Uhu! Uhu! ne è la conferma, tanto che la 2-man band riesce a firmare nientemeno che con la Go Down Records, etichetta indipendente italiana che vanta nel suo roster anche mostri sacri dello stoner come Fatso Jetson e Karma to Burn. L'album è stato registrato mixato e masterizzato al Dalek Studio di Messina mentre la grafica è ad opera congiunta della band e dell'etichetta di supporto.
   Passiamo ora alla recensione all'Ep a firma della penna sagace di Martino Vergnano, nostro prolifico recensore e chitarrista del duo piemontese I Cospiratori. Da certi riferimenti cronologici potete facilmente dedurre quanto al passo sono con l'articolo e l'intervista abbinati! Comunque, meglio tardi che mai. Qui all'Edp è tutto ad opera Giusy Elle che si destreggia come può... :) 
   Buona lettura ma soprattutto buon ascolto, che di album come questi non ci si stancherebbe mai.

“Marysun” live@Forte Cavalli (ME) https://www.youtube.com/watch?v=8NzcDJQ4i-I
Ascolto integrale di "Uhu! Uhu!" https://www.youtube.com/watch?v=75D3i-tMJKQ





Uhu! Uhu! 2015
Go Down Records
(Rock, Stoner)

1.Feed Me
2.MarySun
3.Jesus Christ
4.I Can't
5.You Can Put it Down
6.Move On
Hidden Track


RECENSIONE
PRESSIONE SU MALTA "Uhu! Uhu!",
Ep 2015 Go Down Records


"Rock anni '70 a loro insaputa" 
Eccomi qua care amiche e amici lontani e vicini a parlarvi di un altro grande album.
Prendetemi per pazzo, non sarete i primi a farlo e nemmeno gli ultimi, ma oggi mi va di fare una di quelle cose che potrebbero sembrare le "sparate esagerate" del Sig. Vergnano... quindi la sparo grossa e poi aggiusto la frittazza: il nuovo album dei Pressione su Malta Uhu! Uhu! è l'album rock del 2016!!! Ecco... l'ho sparata...
Quindi se state preparando un album rock a 'sto punto vi conviene aspettare il 2017 per pubblicarlo o rischiate di entrare in competizione con questo album che potrebbe, a sua volta, competere con i maggiori gruppi rock degli anni '70... ecco ne ho sparata un'altra ma ho il porto d'armi per poter fare sparate del genere e me ne assumo la responsabilità.
Adesso teniamo a mente i favolosi anni '70 (del 1900 ndr) e facciamo un salto indietro di qualche settimana...
Siamo ai primi di maggio (2016) e dalle mie parti l'inverno non aveva deciso di andarsene del tutto, la primavera aveva perso il treno e stava arrivando in autostop... con un gran ritardo...
pioveva, oh come pioveva e seduto sul divano, in compagnia di Barbera e sigarette, di colpo mi viene voglia di ascoltare un po' di rock anni '70... Deep Purple, Led Zeppelin... i Taste di Rory Gallagher... così grazie a questa nuova invenzione chiamata internet mi metto a cercare su YouTube canzoni di queste band e mi faccio un viaggio... di ritorno dall'isola di Wight dove hanno appena suonato i Taste mi chiedo: di quel rock a noi oggi cos'è rimasto? Chi ha raccolto l'eredità? Chi ha portato avanti quel discorso senza cadere nel revival ma attualizzando l'essenza di ciò che quei mostri sacri ci hanno lasciato? Suona il postino e sembra avermi portato la risposta alle domande che la notte prima mi tormentavano, è Uhu! Uhu! dei Pressione su Malta! Forse a loro insaputa hanno fatto il disco che è figlio di quel rock, però più che un puro esercizio di stile e di revival qui stiamo parlando di un rock 2.0! L'essenza e l'energia rimangono quelle, le sensazioni pure, qui non abbiamo prodezze vocali con gorgheggi che oggi sarebbero superflui e inutili così come non troviamo assoli-fiume di chitarra o batteria, qui nessuno ha più l'ansia di dover dimostrare che è bravo tecnicamente con cavalcate soliste fino all'alba. In Uhu ! Uhu! non ce n'è bisogno... ci sono riff da fare invidia agli Zeppelin, e batterie poderose, sicure, solide e questo già mi basterebbe, è l'essenza di quel favoloso rock, ma qui i Pressione fanno (e hanno) qualcosa di più, qualcosa che fa la differenza: la voce. Niente prodezze ma l'attitudine, le linee vocali, niente urla o gorgheggi, la voce è la ciliegina sulla torta in questo rock che arriva da lontano e vuole però guardare avanti senza dimenticare da dove arriva. 
Uhu! Uhu! ha un sound magistrale, insomma, funziona tutto... mi viene il dubbio... non starò forse diventando un buonista? Vogliamo trovare qualcosa che non va? Ok... il nome della band! Se l'album è uno dei dischi rock più belli di questa prima metà del 2016... ragazzi non me ne vogliate... ma il nome del duo "Pressione su Malta " lo trovo inversamente proporzionale alla bellezza granitica dell'album... ok ok è un problema mio ma una cosa che non mi piacesse volevo pur trovarla... 
Bene, ora passiamo ai voti visto che siamo a fine anno scolastico. Uhu! Uhu! dei Pressione su Malta si becca un dieci e lode, quindi cercatelo e compratelo o fatevelo regalare come premio per la vostra imminente promozione a scuola... esigetelo dalla vostra fidanzata come pegno d'amore, insomma cercate di procurarvene una copia e buon ascolto!

Per oggi questo è tutto, a voi studio amiche e amici di EDP...
semper voster 

Martino Vergnano
10/10






Articolo ad opera di Giusy Elle


114. Rock e ancora rock per i PRESSIONE SU MALTA


INTRO e BIO
   I Pressione Su Malta sono un duo di vecchia data che ho avuto modo di conoscere quando l'Edp si muoveva ancora su Myspace, quando la band si chiamava Erithema prima ed Erytema con grafica differente poi.
   Sono Siciliani di Messina e concretizzano la band nel 2009 quando il batterista Alessandro Perroni (classe '86) pubblica un annuncio per ricercare altri musicisti con cui suonare. All'appello risponde il chitarrista concittadino Andrea Cotugno ('89) e i due si riuniscono in sala prove. Partiti con l'idea di formare un canonico terzetto rock passano al vaglio svariati bassisti per realizzare infine che il duo è la loro formula ideale, che insieme si completano e sono più che sufficienti. Registrato una demo di 3 pezzi, iniziano ad esibirsi nei locali della zona e queste prime esperienze live confermano il loro sentire...
   La musica che propongono agli inizi è garage blues, grezzo e pungente, visto che Alessandro aveva militato per anni in una band dal suono simile. Sebbene il chitarrista provenisse da un'esperienza con una cover band di Ligabue, si adatta facilmente al genere, che abbraccia con gran piacere ed accompagna in maniera efficace. Tra il 2012 e il 2014 si prendono una pausa per tornare infine più convinti che mai, con uno stile ancora più accattivante, un ottimo rock venato da atmosfere stoner, di quello fatto di riff da ascoltare e da ballare, quasi, di quello che condensa tutta l'energia del genere, dagli anni '70 fino ai '90. Anche il nome cambia ora, in Pressione su Malta, che con l'isola dell'Adriatico e lo sbarco dei migranti nulla ha a che vedere. La Malta del duo è proprio quella usata in edilizia e come spiegano loro stessi: "La pressione sulla malta è un procedimento per costruire muri forti e indistruttibili. Metafora che rispecchia il sound incisivo di questo duo".
   Uhu! Uhu! è il lavoro con cui si presentano ora, un Ep di ben 6 brani più una ghost track (24 minuti in totale), che li acclama a tutti gli effetti come tra le migliori stoner band del panorama underground italiano. E' così che nel 2015 firmano per la Go Down Records, mitica etichetta indipendente che vanta nel suo roster band internazionali del calibro dei Karma to Burn e dei Fatso Jetson! L'appoggio di un'etichetta di tale caratura li porta a realizzare un interessante tour primaverile nel 2016 che gli fa riscuotere un gran successo in tutto il nord Italia. Si distinguono in particolare al "Maximum Festival" di Treviso, rivolto alle migliori band della scena stoner italiana e non solo.
   Passiamo quindi all'analisi dell'etichetta a loro associata e all'approfondimento degli argomenti qui esposti nell'intervista con Andrea Cotugno e Alessandro Perroni del duo PRESSIONE SU MALTA da Messina. Nell'articolo a seguire l'entusiastica recensione ad opera di Martino Vergnano del duo piemontese I Cospiratori.

“Marysun” live@Forte Cavalli (ME) https://www.youtube.com/watch?v=8NzcDJQ4i-I


LABELS
Go Down Records www.godownrecords.com
La Go Down Records è un collettivo di amanti della musica nato nel 2003 a Savignano sul Rubicone (Forlì-Cesena) dalle menti di Leonardo Cola e Max Ear con lo scopo di divulgare il rock di alcune promettenti band italiane. Si concentrano da subito su generi quali il Garage, lo Stoner e il Rock'n'Roll. Col tempo aggiungono anche band internazionali, artisti del calibro dei Fatso Jatson o dei Karma to Burn, pubblicando album con suoni che vanno dagli anni '60 ai '90: Psycho rock, Hard rock, Desert metal sono i generi prediletti. Attualmente è anche studio di registrazione e negozio di dischi.
In Italia sono distribuiti da Good Fellas e sono presenti anche all'estero, tra Olanda, Svezia e Spagna.
Altro duo presente nel loro roster, oltre ai nostri Pressione su Malta, sono i Bolognesi ALICE TAMBURINE LOVER, duo lui-lei chitarra e basso di blues folk.



INTERVISTA
1. Eccoci qui con voi oggi, Andrea e Alessandro. Dopo tanti anni che vi seguo è doveroso conoscersi un po' meglio! Quand'è che avete realizzato che il terzo elemento che cercavate per la vostra band non era poi così indispensabile? Come mai avete deciso di restare un duo?
Inizialmente il nostro intento era quello di cercare un bassista per fare grunge ma in seguito abbiamo realizzato che in due è tutto più facile ed entusiasmate dunque abbiamo deciso di rimanere in due principalmente perché abbiamo possibilità di amalgamare le nostre idee in modo più efficace, sia nel sound, che curiamo molto, sia nella composizione dei brani.

2. Avevate in mente qualche duo di riferimento?
Nessuno in particolare, ma ci piacciono molto i Royal Blood e i Death from Above 1979.

3. Come vi muovete tecnicamente per ovviare alla mancanza delle basse frequenze?
Utilizziamo una testata e cassa per basso splittata in una testata e cassa per chitarra, per quanto riguarda la pedalboard, utilizziamo un octaver digitale di base e un ocataver analogico di rinforzo.

4. La vostra carriera si può suddividere in due momenti decisamente diversi: siete nati con un nome (Erythema) e con un genere (blues) diversi da quelli che proponete oggi. Quale il motivo di questo cambio di direzione?
Erythema era un nome provvisorio, in seguito ci siamo resi conto che fosse un nome, (scusa la volgarità), di merda, e abbiamo cambiato in PRESSIONE SU MALTA. Un nome che rispecchia il sound che abbiamo deciso di intraprendere.

5. Com'è stato il vostro incontro con la Go Down Records? Come l'avete scelta, come vi hanno accettati e come vi trovate oggi in una realtà di tutto rispetto quale quest'ottima etichetta indipendente italiana?
Ci è stata consigliata dalla Dalek Studio di Messina dove abbiamo registrato il nostro EP. Abbiamo subito inviato i nostri brani alla Go Down Records, i quali si sono resi subito disponibili nel collaborare con noi.

6. Al giorno d'oggi ci sono moltissime band che si autoproducono. Quali secondo voi i punti di forza di appoggiarsi invece ad un'etichetta discografica importante?
Noi pensiamo che autoprodursi richieda maggiori sforzi e bisogna anche saperci fare e purtroppo in una città come la nostra, in cui esiste solo un locale che appoggia le band emergenti, è parecchio difficile muoversi e autoprodursi. Ovviamente un'etichetta importante ti apre le porte verso nuove realtà.

7. Uscite col vostro Ep di debutto a ben sei anni dalla nascita del duo. Come mai poca produzione discografica, visto anche il bel materiale che avete sempre proposto ai live?
Oltre a svariati problemi che non sto qui ad elencare, abbiamo anche perso parecchio tempo per trovare la nostra identità musicale. Finalmente ci siamo riusciti!

8. Uhu! Uhu!: in che senso questo titolo?
Non abbiamo perso tempo a cercare un nome identificativo per l’ep così abbiamo deciso di inserire un verso del brano I CAN’T.

9. Come ci descrivete la scena musicale siciliana, in generale, e quella della vostra Messina in particolare? Quali i generi musicali che furoreggiano e come è cambiata in questi ultimi dieci anni?
Devo dire che da 10 anni a questa parte attraverso i social è più facile farsi notare, di conseguenza anche a Messina si è creata una comunità che promuove le nuove band emergenti. Per quanto riguarda i generi diciamo che anche qui va forte il pop rock e l’indie. In fondo come in tutti i locali d'Italia girano sempre gli stessi gruppi.

10. Dopo questo splendido esordio, ormai dell'anno scorso, come vi state muovendo? E' in programma un full lenght?
Stiamo lavorando al nostro primo album che uscirà nel 2017 anticipato da un singolo con videoclip.

Ok, allora ci si prepara professionalmente! Grazie ancora per la vostra disponibilità, Andrea e Alessandro. Tanta buona musica e grandi soddisfazioni a voi! Un saluto dall'Edp tutto mentre vi lascio concludere con parole vostre...
Grazie a te per la passione che metti e che hai sempre messo nel tuo lavoro, magari un giorno organizzeremo quel famoso raduno di tutti i power duo d'Italia! A presto, PSM

Link band


DISCOGRAFIA
Uhu! Uhu! 2015, Go Down Records (Rock, Stoner)

1.Feed Me 
2.MarySun 
3.Jesus Christ 
4.I Can't 
5.You Can Put it Down 
6.Move On 
+Hidden Track






Qui lo ascolti
Qui la nostra recensione



Link ad altre recensioni



Articolo e intervista ad opera di Giusy Elle


mercoledì 27 luglio 2016

113. PUNTATE "Music in the Mail" DEDICATE AI DUO EDP


   Come ben saprete una tra le interessanti collaborazioni dell'EDP riguarda la trasmissione in onda dei brani di alcuni duo elettrici italiani chitarra-batteria negli States grazie a Kipli e al suo programma "Music in the Mail" all'interno di Free Radio Santa Cruz. Il programma va in onda ogni venerdì alle ore 18.00 e può essere ascoltato alle frequenze 101.3fm, in streaming al sito della radio, oppure riascoltando le puntate nell'archivio del programma.
   Per saperne di più sulla storica radio pirata, su Kipli dj e la nostra collaborazione, qui  il post con la splendida intervista alla diretta interessata. A seguire invece la lista delle puntate dedicate ai nostri duo.

Ascolto in streaming www.freakradio.org
Broadcast di tutte le puntate www.mixcloud.com/kipli

Free Radio Santa Cruz
Music in the mail
Livia Monteleone


PUNTATE DEDICATE AI DUO EDP


Articolo ad opera di Giusy Elle
www.facebook.com/groups/electricduoproject
electricduoproject@gmail.com



112. FREE RADIO SANTA CRUZ: Edp on air negli States


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INTRO
   Il 2016 è iniziato con una spiacevole sorpresa: da un giorno all'altro RockGarage Radio, all'interno della quale curavamo una rubrica di duo Edp ogni due settimane, ha improvvisamente chiuso i battenti. Di fronte all'esosa richiesta di pagamento per la trasmissione, da parte della Siae, gli organizzatori hanno deciso di declinare... ritenevano ingiusta la somma per loro che, progetto senza fini di lucro, trasmettevano un podcast diffuso da altri emittenti... (qui l'articolo della collaborazione con tutti i motivi della chiusura). Ci siamo trovati così senza duo "on air" dopo questa piacevole esperienza con il progetto radio di RockGarage e ci siamo perciò subito attivati per coprire la lacuna. Radio ce n'è tante, sul web, ma a noi piace sempre dare priorità a chi di duo se ne intende, se non addirittura a chi suona direttamente in una band di questa line-up, così, memori di una collaborazione già imbastita ma mai sviluppata, abbiamo contattato nuovamente Livia Monteleone, la polistrumentista pugliese da molti anni residente negli States, compare di Bob Cillo nel duo DIRTY TRAINLOAD negli anni 2009-2011 (qui il nostro articolo a loro dedicato). Livia, da squisita persona che si è sempre dimostrata, ha rinnovato la sua disponibilità per la collaborazione proposta, questa volta in maniera definitiva. Si trattava soltanto di attendere una nuova sede per Free Radio Santa Cruz che, da storica radio pirata degli States, deve ripetutamente cambiare la base d'appoggio per sopravvivere... Nel frattempo siamo arrivati alla pubblicazione della EmilyDuo Compilation (qui), molto apprezzata da Livia, che per il riavvio del suo programma ha deciso proprio di iniziare da qui, presentando l'Edp in generale e scegliendo 4 brani dalla suddetta compilation (ecco il podcast della prima puntata). Il frutto dell'unione di oggi porterà poi molti altri dei power duo italiani ad essere trasmessi via radio nei prossimi mesi, niente meno che in California!
   L'emittente: FREE RADIO SANTA CRUZ, 101.3fm (e in streaming al sito della radio); il programma: "Music in the Mail" in onda ogni venerdì ore 18.00; la presentatrice: Kipli Dj...
   Ma procediamo con ordine andando a presentare questo splendido personaggio che è Livia Monteleone...





BIOGRAFIA
   Dietro lo pseudonimo Kipli troviamo un volto già noto, qui all'EDP: Livia Monteleone del duo Dirty Trainload. Livia nasce in Italia (Genova, 1954, ma cresce a Bari), scopre il mondo del rock psichedelico e del punk britannico grazie al fratello maggiore e già a 18 anni abbandona la famiglia per farsi un po' di esperienza di vita. Fermatasi infine a Roma per sei anni studia per un po' lingue straniere all'univeristà, canto lirico, improvvisazione vocale e jazz. Suonava già un po' di chitarra quando un incontro con un trio di buskers stranieri le apre gli occhi nei confornti di una realtà ancor più affascinante, quella di musicista vagabondo... Erano gli ultimi anni '80 e dopo un periodo di 'immersione profonda' nel mondo degli street performers e uno studio forsennato di accordi jazz sulla chitarra, partì anche lei all'avventura per un lungo periodo, a cavallo della propria moto. Un'esperienza di vita che la mette in contatto con tanti splendidi personaggi underground: musicisti, artisti, giocolieri, performers di ogni tipo, e anche molti artigiani di talento. Dopo più di un anno di avventure 'on the road', passato viaggiando come street musician in Europa, grazie ad un amico sassofonista approda infine in California, a Santa Cruz, città da sempre nido di idee nuove e ribelli, comunità attiva nei campi dell'arte e della musica, patria per chi si batte per l'ecologia, la salute, la vita alternativa e spirituale. Qui suona dapprima nel mondo del jazz, poi, imbracciata una chitarra elettrica, dà vita ad un paio di band che producono i suoi pezzi in stile funk-rock. Tra tutti i progetti con cui collabora il suo preferito resta comunque il duo Dirty Trainload con il quale ha suonato per un paio di anni e co-scritto l'album "Trashtown" (2011, Otium-CNI). Livia ha anche una professione in mano, quella artigianale di vetraia, e nell'arco di vent'anni sono molte le opere grandiose in vetro piombato che nascono dalle sue mani, grandi progetti per privati, chiese ed opere pubbliche. Purtroppo un incidente con la sua moto la costringe all'inoperosità e causa i molteplici interventi a cui viene sottoposta è costretta ad abbandonare ogni progetto musicale e lavorativo. E' in questo periodo che la sua vita prende una svolta nuova. Inizia a frequentare Free Radio Santa Cruz (FRSC) come ospite nel programma di un amico, familiarizzando con la stazione indipendente e progettando infine il suo programma personale.
   Free Radio Santa Cruz nasce nel 1995 e si tratta di una vera e propria radio pirata, ebbene sì, proprio una radio pirata! ma con delle caratteristiche peculiari: una delle uniche negli States ad essere sopravvisuta per così tanti anni (citata anche da Wikipedia in una lista di radio pirata storiche)  e nata nella comunità per la comunità, tanto da essere da questa adorata e rispettata. Nel 2010 riceve perfino una targa di riconoscimento niente meno che dal sindaco stesso di Santa Cruz! Tale Mike Rotkin... Il film "I Love Radio Rock" del 2009 del resto, che glorifica una radio pirata inglese degli anni '60, contribuì molto a dare maggior notorietà e rispetto a queste tipologie di realtà (qui il trailer). Con studio e locazione dell'antenna ovviamente clandestini, da 20 anni è sì on air senza permessi nè pagamenti ma anche senza pubblicità e under-writers essendo portata avanti dalle donazioni della comunità e dai programmatori stessi che si auto-finanziano e auto-gestiscono. Il broadcast è sempre presente, 24 ore al giorno, ogni giorno, in sfida alle regole federali; vanno in onda per protestare contro il controllo delle onde radio e per produrre e far ascoltare una diversità di programmi non offerti nelle stazioni radio comunemente controllate dalle corporazioni federali. FRSC è inoltre parte di un crescente movimento di micro-radio, che supporta il lavoro di media indipendenti e altre stazioni radio pirata e non commerciali.
   E' muovendosi tra questi studi che nota una miriade di cd, ancora nel loro involucro, prender polvere sugli scaffali... erano album spediti all'emittente da musicisti come lei, da band desiderose di un ascolto, un passaggio radio e che invece giacevano totalmente abbandonati nel dimenticatoio! Nello spirito DIY della radio si prende l'impegno di ascoltarli e catalogarli scoprendo, nel contempo, delle produzioni molto interessanti, dei piccoli capolavori... ecco allora l'idea di aggiungere un programma al palinsesto della radio, un intervento periodico che potesse dar luce e merito a tutte queste realtà sconosciute dell'underground che inviavano il loro materiale alla radio. Era il Marzo del 2014 e nasceva il programma radiofonico "Music in the Mail" programmato e condotto dalla nostra Livia, in arte Kipli. Col tempo le cose si sono evolute ed ora è Livia stessa a cercare attivamente band interessanti da proporre al proprio pubblico o a farsi inviare materiale nella propria casella postale (da cui il nome del programma). Non si limita ad un genere specifico, anzi, il suo spettro musicale è vario e comprende stili tra i più disparati, l'importante è che ci sia qualcosa di nuovo e originale da proporre.
   Nel programma si trasmettono alcuni brani delle band selezionate e di alcune si passa ad un vero e proprio approfondimento con presentazione e intervista telefonica. Duo vari sono già comparsi in programma grazie all'attenzione di Livia per questa line-up, e perfino la sua prima puntata, quasi per caso, si incentra su questa formazione. Vengono inoltre presentate altre realtà musicali, come etichette indipendenti di particolare interesse con le quali Kipli ha deciso di collaborare. E' in questo spirito di collaborazione e semplice desiderio di informazione che nasce il rapporto tra Music in the Mail e EDP. Di tanto in tanto Livia selezionerà alcuni power duo italiani chitarra-batteria dalla nostra Community presentandoli infine tramite i canali del suo programma radiofonico. Un altro servizio, tra quelli già attivi, che aggiungiamo ai nostri duo italiani e nel contempo un canale internazionale per la diffusione del fenomeno power duo e dell'operato dell'EDP. Sarà nostra cura aggiornare il link qui di seguito con tutti gli interventi radiofonici a noi dedicati.
   Lieti di accrescere le modalità di diffusione dell'EDP, passiamo ora ad un incontro diretto con Livia Monteleone che ci presenterà il suo concetto di informazione musicale, la sua visione politica della vita, la sua dedizione e servizio per la comunità e molto altro ancora. Un'intervista lunga e approfondita per una persona che merita davvero!

Ascolto in streaming www.freakradio.org
Broadcast delle puntate www.mixcloud.com/kipli
"I Love Radio Rock" trailer del film https://www.youtube.com/watch?v=qX1SSiFWF-s




INTERVISTA
1.Ciao Livia, lieta di presentare finalmente la nostra collaborazione musicale! Tra il tuo programma radiofonico "Music in the Mail" e la realtà EDP. Dimmi, in che misura hai considerato interessante il nostro Progetto italiano?
Penso che qualsiasi iniziativa che aiuti il network del mondo musicale sia importante, necessario!
Mettere in luce il lavoro di un'artista, o di una band, che meritano attenzione, è certo una cosa utilissima, soprattutto per un universo sonoro che gravita lontano dal mainstream.

2. Prima di arrivare alla radio, parliamo un po' di te: come sei diventata polistrumentista?
Finire con più di uno strumento, e spesso suonando contemporaneamente più strumenti di quanto sia saggio fare, è stata un po' una sorpresa sviluppatasi lentamente... un ossimoro.  Da sempre la mia strada si è sviluppata con una chitarra. Imparavo vagando fra le acque di diversi stili, mano a mano, fra l'altro invidiando e desiderando spesso lo strumento altrui!
Con le mie bands ero sempre alla chitarra ritmica, ma scrivevo spesso i riffs o le linee di basso.  Arrivata alle soglie del vagone di blues dei Dirty Trainload, con quella locomotiva inarrestabile di Bob Cillo alla chitarra... non c' era da pensarci due volte: a parte la mia funzione principale, la voce, dovevo sostenere e partecipare al suono che volevamo raggiungere con i pezzi che scrivevamo. Un suono sporco, immediato, diretto, 'in your face'.  Ho cominciato con un voice effect dai 10000 settings (!) e un set up di batteria un po' ispirato ad uno dei miei duo preferiti!!  ...si chiamavano Restavrant e ora Snakearm, check them out. Grancassa e charleston con giocattoli vari fissati al floor tom e pentolame vario appeso intorno a me. Ho provato e riprovato e son riuscita a cavalcare il mulo testardo dell'one-man-band, suonando un banjo tenore o un'armonica, mentre marcavo il tempo. Poi si è aggiunto un'occasionale presenza della chitarra baritona, finendo con avere appunti su quali strumenti dovevo suonare per i diversi pezzi, tanto era il girotondo immane!

3. Come hai deciso in così giovane età di abbbandonare tutto e tutti per una vita musicale all'avventura in giro per il mondo?
Ho sempre avuto la sensazione, o meglio, la consapevolezza, chiara e limpida, che questa vita è la mia opportunità all'esistenza. Non ho pazienza per 'itinerari dovuti'. L'università, formar famiglia, il 'lavoro' proficuo, o sicuro... chi se ne frega. Ho da sempre voluto esplorare e sperimentare, imparare quanto più posso, ciò che mi importa, e a modo mio. Viaggiare soddisfa una enorme parte di questi bisogni, la musica un'altra.

4. Quali i ricordi belli di quel periodo e quali le difficoltà?
Ricordi magici: suonare con gente con cui non puoi parlare la stessa lingua. Capirsi a gesti, e poi incontrarsi in pieno fra le note.
Le difficoltà: la povertà ti limita certo i movimenti! C'è parecchio che non ho potuto fare... non ne ho avuto i mezzi. Ma ho fatto molto, moltissimo... con ben poco in tasca. Ho anche dovuto vivere la diffidenza di persone di vedute limitate e cultura un po' chiusa, non abituate a vedere una ragazza che viaggia da sola in moto (non ne ho incontrata un'altra, di donne in moto, negli anni '80... in tutta Europa!), o con il mio stile di vita 'on the road'.

5. Come sei approdata infine a Santa Cruz, California?
Mi son trasferita a Santa Cruz al seguito di un amico sassofonista californiano, col quale avevo scorrazzato un po' in moto per l'Europa e l'Africa. Ho sempre vissuto in grandi città, e volevo una vita 'in the country', ma non lontana da quegli elementi culturali che per me sono importanti. Santa Cruz, ad un'ora di auto a sud di San Francisco, una città piccola e decentrata, culla della cultura Hippie, centro di una università ed un college, patria del surf, dello skateboard, della mountain bike, del rock psichedelico, della lotta per la Marjuana legalizzata, mi calzò a pennello.

6. Oltre che polistrumentista non hai nemmeno barriere di genere musicale, com'è suonare in ambienti jazzistici e poi fondare rock bands?
Ognuno ha la propria crescita, e a volte sembra un pò una metamorfosi.
Non ho avuto nè una guida, nè una persona fidata a cui affidarmi o con cui confidarmi. Se come ascoltatrice il mio mondo era popolato dal rock ed il blues sin da giovanissima, come cantante e chitarrista non sapevo come svilupparmi. Ed ero solissima. Non rinnego nulla, tutto mi è servito, e molto. Siamo tutti il prodotto di ciò che abbiamo fatto, ed io sono contentissima del mio fardello del passato. Devo dire che mi ha aiutato tremendamente a crescere. Certo è che non mi interessa per niente esprimermi con sofisticati 'scat' o frasistica jazz, o far sentire i miei acuti da alto soprano. Mi interessa colpire il cuore del concetto, far vibrare le corde che contano, raggiungere il bulls-eye del target sonoro ed emotivo con quello che propongo con la musica e le parole. ...E divertirmi!
E come ho notato poi fra tanti bravissimi musicisti, l'apertura a diverse forme espressive del suono è una conseguenza naturale di chi ha curiosità ed apertura mentale, culturale. Se ti trincei dietro al tuo punk rock o il tuo garage blues, o la tua musica elettronica in modo esclusivo, perdi un cosmo di meraviglie. Questo comunque non significa che non hai dei filtri. Anzi. Penso di avere dei filtri a tripla trama. Solo il fior fiore, per Music in the Mail!

7. In seguito al tuo incidente in moto la tua vita è cambiata. Ha subito uno stop e una svolta, ci vuoi parlare di quell'esperienza?
Hhhhmmm... no. Scherzo... Che dire, un giorno sei lì a due passi dal tuo tour con Bob Cillo, una sfilza di pezzi nuovi bollenti, date in tutta Europa, ed il giorno dopo ti han detto che son passate 2 settimane, e che non sei morta e che fra qualche mese potrai perfino camminare... La mia comunità di amici si è riunita intorno a me, e mi ha aiutato per un anno intero (Bob incluso!), dividendosi il calendario per occuparsi di me. Sedia a rotelle, droghe pesanti, un sacco di operazioni. Quattro anni tosti tosti.
Sono la stessa persona, ora, nessuna epifania spirituale, ma son piena di gratitudine verso i miei amici e la mia famiglia, ho una gran voglia di vivere, una gran gioia, desiderio di fare mille cose, aiutare quanto più posso la mia comunità, e non ho paura di nulla. No, manco di risalire su una moto...

8. Free Radio Santa Cruz è una delle realtà che hai incontrato in questo nuovo percorso: descrivici lo spirito dell'emittente, i suoi scopi e la sua difficoltà nel portare avanti i propri intenti.
FRSC è una radio pirata da lunga data, fin dal 1995, e una delle poche ad aver sopravvissuto così a lungo. Alcuni dei fondatori sono ancora fra noi, nel collettivo, e son davvero personaggi incredibili, dei militanti delle airwaves. Nel collettivo siamo tutti volontari, e ci auto-tassiamo per provvedere alle spese. A volte organizziamo eventi fund-raisers, e comunque siamo sempre 'in rosso'.
Ogni giorno ci sarebbe il rischio che la polizia si presenti con un mandato di perquisizione e che si chiuda tutto. Ma non succede da molti anni. Successe forse tre volte, da quanto ho sentito, di certo negli anni '90. Invece la comunità ama Free Radio Santa Cruz, e la sostiene.
Spesso invece dobbiamo cambiare la sede dell'antenna, quella infatti è la parte “pirata” (come riproposto nel logo) più visibile e fragile di questo enterprise. A volte abbiamo dovuto cambiare la locazione nel giro di due settimane! Ci vuole molta pazienza, aiuto di un bel gruppo di gente, pick ups grandi, e l'intervento di un paio dei nostri 'ingegneri' per dirigere tutto il lavoro. Ovvio, ci vuole anche un nuovo 'pirata' che abbia fegato ed un posto adatto di sua proprietà da offrire per l'antenna. Proprio di recente abbiamo avuto uno stop causa fase di trasferimento. Questo quindi è un enterprise totalmente illegale ma noi ne andiamo fieri!
Andiamo in onda per protestare il controllo delle onde radio, per portare controllo e responsabilità locale alla comunità dei media, per produrre e mandare in onda una diversità di programmi che comunemente non vengono proposti nelle stazioni radio controllate dal potere delle corporazioni. L'FFC (Federal Communications Commission), si occupa del regolamento delle onde radio nell'interesse pubblico ma noi crediamo che abbia fallito in questo incarico dimostrandosi invece controllato da interessi monetari.

9. Muovendoti tra l'Italia e gli States, tua seconda patria, hai una prospettiva ampia e realistica delle realtà musicali nei due Paesi. Inoltre come hostess di un programma radiofonico per realtà underground sei la persona più adatta a rispondere a queste domande: come ci descriveresti il panorama musicale underground negli States? Le giovani band d'Oltreoceano incappano nelle nostre stesse difficoltà per emergere dal Mare Magnum dell'anonimato?
Ho il sospetto che il panorama musicale underground ovunque assuma diversi aspetti, forme, rilevanze, ricezione, in modo immediato, imprevedibile. Tutto può cambiare nel giro di poco tempo.
Da diciottenne ho lasciato Bari che non aveva che un debole battito cardiaco per quanto riguarda una cultura musicale underground. Ora l'intera Puglia mi sa dà parecchi punti alla mia Santa Cruz, alla lunga. Ho imparato che non è più prevedibile come una volta: ci si aspettava le chicche a New York, San Francisco, Los Angeles, Seattle. Ora ci sono artisti fuori dall'ordinario dove meno te li aspetti, e a volte se son più di due, creano una corrente già lì, nel buco di Timbuktu.
Il crollo del muro di Berlino come sappiamo ha creato una geografia culturale diversa, che negli ultimi due decenni ha maturato panorami musicali nuovi, pieni di energia, rinvigoriti da nuove influenze.
Il crollo del monopolio delle case discografiche ha cambiato la situazione per la produzione, e lo sviluppo a macchia d'olio dei forum internet ha modificato il consumo. Al di fuori del noioso mainstream la gestione è sempre più in mano agli stessi artisti, il potere è decentrato. E` un bellissimo periodo, secondo me. Un pullulare di talento, di forme espressive diversissime, e non ci sono confini. Dalla 'mia' West Coast al Giappone (questo il territorio 'coperto' fin ora dal mio programma) trovi bellissima musica, artisti che meritano attenzione.
Le difficoltà sono un pò le stesse dappertutto, immagino. A condizioni simili, simili problemi.
Nelle città più grandi o venues popolari è più difficile ottenere gigs, pagano poco e magari devi garantire un certo numero di pubblico, a meno che tu non abbia un nome abbastanza conosciuto che da sè garantisce quel tipo di richiesta. Bands organizzano tours affidandosi all'entusiasmo e all'appoggio 'concreto' dei loro sostenitori.
Io stessa ospito intere bands a casa mia quando passano a suonare per Santa Cruz!
Nel Mare Magnum dell'anonimato nuota la maggior parte di noi musicisti, su tutto il pianeta, e si arriva sulla spiaggia una bracciata alla volta, con molto lavoro, con dedizione, molti gigs.
Dovremmo sostenere e promuovere tutte quelle piccole realtà ed iniziative che ospitano eventi artistici fuori dal mainstream. Quelle sono le culle del successo. Di tutti noi.

10. Come selezioni le band da trasmettere e quali i criteri per mandarle in onda?
...“Music in the Mail”: il concetto iniziale era che io suonassi pezzi scelti dai cd che riceveva la radio. Ora le cose si sono evolute ed io stessa sono molto attiva nel cercare bands interessanti da proporre alla mia audience.
Ovvio le mie scelte sono dettate soprattutto dal mio gusto che però, col tempo, si è evoluto in direzioni diverse, con interesse sempre crescente verso musica fuori dall'ordinario, dal prevedibile. Musica fuori dal canone 'canzone', musica che spinge i confini del cervello. Detto ciò apprezzo anche la tradizione, se fatta bene e con personalità. Insomma, il mio gusto spazia a 360 gradi, ma ho un filtro a trama fitta. Non per questo ho uno spettro musicale limitato, anzi, i generi e le bands che propongo sono fra i più disparati. Ciò che conta per me, è che siano interessanti, che propongano qualcosa che sia completamente fuori dagli 'stampini musicali' che ammorbano l'universo e che eseguano bene quel che vogliono suonare.

11. Hai all'attivo collaborazioni anche con case discografiche interessanti e particolari, cosa ci dici al proposito?
Ho cominciato -e continuato- soprattutto con contatti diretti con le bands, aiutata un po' dal fatto che già conoscevo alcuni gruppi e persone. Bob Cillo, con tutti i suoi numerosi contatti con gente splendida, che apprezza da tempo Dirty Trainload, mi ha dato più che una mano, mi ha dato tutto un braccio!
Ma se vogliamo parlare di case discografiche... please! Fatevi un favore! Fatevi un giro musicale accompagnati dalla casa produttrice Music a la Coque. Pino Montecalvo è da molto tempo un talent scout e coraggioso produttore.
Anche i Lepers Production offrono parecchio materiale fuori dall'ordinario ed un approccio puramente anarchico, sia nelle collaborazioni musicali, che nel consumo. Miriadi di saporiti downloads gratuiti.
Ho usato poco le case discografiche più 'tradizionali', come per esempio Zephir Music in Belgium
perchè, come ho menzionato, preferisco un approccio diretto con le bands.

12. La tua esperienza come dj radiofonica in cosa ti ha arricchita?
Non mi ritengo proprio una “dj”. Spesso mi presento come 'DJ Kipli' perchè aiuta la mia identificazione immediata con un progetto radiofonico e musicale. Ma in realtà il mio è un lavoro di ricerca, da talent scout, poi da editor, scegliendo il materiale, segmenti di intervista, reviews, ed aggiungendo anche le mie umili opinioni. Questo tipo di lavoro ha raffinato le mie capacità di 'ascoltatore'. La mia attenzione è più affilata. Provo un grande entusiasmo quando dei talenti pazzeschi come Duke Garwood, o Noura Mint Seymali accettano di collaborare con me. Sento che non ci sono confini per quello che posso fare con il mio show, chi posso proporre, è come... sky is the limit! Sento anche una certa 'responsabilità' (e gran piacere) nel promuovere gente che merita, ora che indosso una veste che -nel suo piccolo- me lo permette.

13. So che dedichi altro tempo della tua vita alla comunità di Santa Cruz, ci vuoi parlare della tua attività di volontariato?
In breve: sono la leader di un gruppo di supporto per un centinaio di persone afflitte da Linfedema, una condizione (trauma meccanico del sistema vascolare linfatico) spesso conseguenza del percorso terapeutico del cancro, soprattutto per le donne. Non c'è molta informazione, perfino nel mondo medico, nè strutture, per un problema che affligge il 40% circa delle donne che hanno subito mastectomia o isterectomia (ed altri tipi di interventi chirurgici).
Mentre ero in cura per via del mio incidente, ho studiato per diventare terapista del linfedema, e da un paio di anni offro sessioni terapeutiche gratuite a chi non se lo può permettere. Collaboro con diversi centri, due cliniche a Santa Cruz, e poi partecipo ad iniziative di volontariato che beneficiano i senza tetto. Partecipo come posso, quanto più posso. Incontro bella gente e mi sento utile. Complimenti, davvero!

14. Avevi anche un'altra professione, oltre quella di musicista, prima dell'incidente: eri artigiana vetraia, artista del vetro piombato, lavoro che sei riuscita a riprendere in mano solo di recente. Hai realizzato opere grandiose in vent'anni di attività, raccontaci come è nata quest'avventura, come realizzi le tue opere, dove si trovano adesso...
A 30 anni mi son sentita finalmente in dovere di 'crearmi un mestiere'. Ero a San Francisco. Mi son guardata intorno, ed ero circondata da vetrate piombate stile vittoriano, Art Deco, e giù di lì.
Ho pensato: imparo a far vetrate e poi propongo disegni diversi. Ho trovato un artista che mi ha preso sotto la sua 'ala', ho lavorato gratuitamente per lui per un paio di anni, apprendistato 'vecchio stile' insomma,
e poi mi son messa in proprio. Quando mi son trasferita a Santa Cruz ho accettato l'unico lavoro a tempo pieno che abbia mai avuto in vita mia, e per 10 anni ho avuto la fortuna di essere a capo di progetti maestosi, per chiese ed edifici comunali. Queste opere sono sparse in Sylicon Valley, giù nella Monterey Bay, a San Francisco, ed ovviamente nella contea di Santa Cruz. Veramente dei lavori spettacolari, Livia. Complimenti!

15. Nonostante i tuoi innumerevoli progetti musicali, ricordi sempre con affetto e nostalgia la collaborazione con Bob Cillo nei Dirty Trainload. Raccontaci la tua versione di quel periodo.
Bob Cillo è un Bluesman con la B maiuscola. Onestamente: un pezzo da 90. E' anche una gran bella persona. Una bomba di energia. Eravamo un 'team' che funzionava a meraviglia, davvero in sintonia per il 'come' ci si dedicava. Musicalmente davo a Dirty Trainload una presenza rock mentre Dirty Trainload svelava la mia anima blues. Abbiamo scolpito quel bell'album, Trashtown, con dedizione ed entusiasmo. Abbiamo collaborato nel mezzo di pazzesche difficoltà e circostanze, e non abbiamo permesso che nulla diventasse un ostacolo insormontabile. A volte Bob ha dovuto praticamente portarmi sul palco in braccio. Dei nostri tours ho amato ogni momento, i posti magnifici visitati durante i viaggi, gli amici nuovi e quelli ritrovati, altri musicisti, bocconi divisi in un'osteria, e soprattutto, of course, i nostri concerti, i momenti sul palco.
Ora Dirty Trainload va forte, sempre sui binari sudici del blues di quell'inarrestabile treno in corsa che è Bob.

Bene carissima Livia, grazie a questa intervista abbiamo conosciuto meglio la bella persona che sei. Non possiamo far altro che augurarti il meglio per il tuo futuro, mentre restiamo in contatto per i duo "on air"... sarà un piacere lavorare con te! Lunga vita alla collaborazione mentre ti lascio intanto concludere...
Grazie Giusy, grazie EDP. Sono onorata per cotanta attenzione nei miei confronti.
Auguro a tutti coloro che saggiamente seguono il progetto EDP, bellissime scoperte musicali di cui godere!
E a voi, duo italiani: non vi meravigliate se un giorno di questi busserò alla vostra porta...
Livia Monteleone – in arte: Kipli

Sito Radio: www.freakradio.org
Archivio delle puntate già andate in onda: http://www.mixcloud.com/kipli
"Music in the Mail" - Free Radio Santa Cruz - PO Box 7811- Santa Cruz, CA 95061 USA




Articolo ed intervista ad opera di Giusy Elle


venerdì 15 luglio 2016

111. RECENSIONE30: Terminus Ep by Nadsat




   Quello di oggi è un duo nuovo, formato nel 2015 nella bassa bolognese. I fondatori: Michele Malaguti e Alberto Balboni, rispettivamente chitarra elettrica e batteria. Il lavoro discografico: Terminus Ep.
   Entrambi amanti della letteratura e cinematografia fantascientifica, trasportano questa loro passione all'interno del progetto musicale che, dal nome della band NADSAT (lingua inventata dallo scrittore Anthony Burgess nel suo Arancia Meccanica) fino ai titoli dei loro brani, ricalcano terminologia ed eventi provenienti dal Cielo, dallo Spazio e da ipotetici mondi futuri. L'Ep Terminus risulta così un concept album imperniato intorno a questo argomento.
   I brani sono per lo più strumentali, a parte il finale -brevi strofe cantate dallo stesso Michele- e la traccia iniziale che, come un intro, ci prepara alle sonorità intergalattiche proposte dai due. La voce di Gianni Pedretti (collega di Michele nella band Detour Doom Project) con spoken word ci ricorda la fragilità della Terra mentre si atterra in un altro pianeta da conolizzare... Si tratta di cinque pezzi per una ventina di minuti abbondanti di musica nei generi math rock e noise, impreziositi da interventi prog e psichedelici.
   Magistralmente registrato al SubCave Studio di Bologna da Gianluca "Pecos" Grazioli è stato pubblicato il 21 Marzo 2016 e distribuito e coprodotto da Kaspar House. L'artwork è ad opera di Inserirefloppino (il batterista Marco Migani del duo corregionale San Leo) ed è seguito dall'Ufficio Stampa La Concertini di Musica Brutta.
   Per tutti i dettagli sulla band e per l'intervista ai due, rimando al nostro articolo di presentazione ai Nadsat (qui).


Ascolto integrale di Terminus Ep

Contatti:
www.facebook.com/nadsatmusic
www.nadsat1.bandcamp.com/releases
www.youtube.com/channel/UC7gEpJUXFJqWtCHIgYPlAtg
Booking: nadsat.band@gmail.com



TERMINUS EP

1.Kepler-452B
2.Landing
3.Ares3 (presente nella nostra EmilyDuo Compilation)
4.R.Romina
5.Eta Carinae



RECENSIONE
NADSAT
TERMINUS EP (Autoprodotto/Kaspar House 2016)
Genere: math rock, noise, strumentale, sperimentale.
Voto: 6,5/10

Ecco che, direttamente da Bologna, mi capitano per le mani questi NADSAT, duo Noise/Math-Rock formato da Michele Malaguti (Chitarra, Sample,Voci, Concept) e Alberto Balboni (Batteria, Concept).
Il disco in questione è il loro primo lavoro, un EP di 5 tracce, della durata complessiva di circa 21 minuti e totalmente strumentale, eccezion fatta per le tracce 1 e 5. Ispirato da opere cine-letterarie fantascientifiche e da tutto ciò che concerne i fenomeni universali, ha come concetto i curiosi dilemmi dell’uomo che sgomento, ad ogni alzata di sguardo verso il cielo, si chiede il perché dell’esistenza di questo ignoto che lo circonda.

Si parte con ‘Kepler-452b’, intro dalle atmosfere claustrofobiche, con un insert vocale in italiano parlato da Gianni Pedretti (Colloquio, Detour Doom Project, Neronoia). Il brano scorre bene ed introduce, in un andamento dal vago sapore Doom, ‘Landing’. Questa seconda traccia già fa capire le “cattive” intenzioni del duo, orientato sulla possenza e sul groove. Il tempo di immedesimarmi e ‘Landing’ è già alla fine (al minuto 3.31 odo un miagolio, e non è un mio problema neuronale. Provare per credere!). Segue ‘Ares 3’, rapida nell’esecuzione e chirurgica come un bisturi, fino al finale lento e roccioso. Come se non bastasse, la successiva ‘R.Romina’, è introdotta da una interessante scarica di batteria che porta ad un’apertura quasi Psycho/Punkabilly che ben presto lascia spazio, a metà brano, ad atmosfere sulfuree da Sludge, per tornare alla psicosi iniziale. Si chiude in bellezza, con ‘Eta Carinae’. Con i suoi 6’16’’, è il brano più lungo del disco. Nonostante ciò, la ricchezza di suoni e le variazioni ritmiche ben studiate, lo rendono fluido e non noioso. A circa 3’55’’ c’è una parte cantata, che porta il tutto ad un delirio ritmico e ad una chiusura, così come l’apertura, che viaggia tra spazio e orbite.
Insomma, davvero un bel lavoro, questo ‘Terminus EP’. Ben pensato, ben realizzato e senza troppi fronzoli. Come dicevo, sono circa 21 minuti al servizio di rumori ben congegnati, suoni al limite della neo-psichedelia e ritmiche all’insegna del groove. Un buon inizio, per un duo che potrebbe benissimo guardare al cielo e viaggiare proprio in quegli orizzonti e spazi sconfinati, a cui si ispira.

Danilo 'Damage' Peccerella







Articolo ad opera di Giusy Elle