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martedì 19 marzo 2019

176. RECENSIONE58: Vol.2: The Divide by Hyperwülff





Sarge e Wüllf vengono da Erion, un pianeta dove l'energia fluisce in equilibrio grazie al potere unificante di Hyperwülff. L'IperLupo, deprivato della sua forza e relegato in strati sottili della creazione da un nemico robotico, attende ora la reincarnazione grazie al potere unificante della musica, con l'apporto degli Eroniti e degli umani tutti. Bene gente, continuate a suonare quindi, e a elargire le vostre buone vibrazioni, che il Cosmo ne può solo giovare... Questo il concept degli HYPERWÜLFF, duo bolognese con una missione: salvare l'equilibrio delle cose tramite il potente strumento della musica.
Volume2: The Divide esce a fine 2018 ed è il naturale sequel del precedente Vol1: Erion Speaks, di tre anni prima. Attraverso questi volumi il duo dipana la trama della saga e convoca a sé nuovi proseliti grazie al 'metla', un post metal ibridato di stoner, sludge e doom, forte e potente, straziato e storto quanto basta. A fianco dei due eroi troviamo una bella cordata di etichette che credono nel messaggio di pace del duo: Shove Records, Deathcrush e Dischi Bervisti per i formati vinile+Cd (di cui 100 in edizione limitata bianco latte), 25 copie in tiratura ultra-limitata a cura di Teschio Dischi e Roughness Noise per la versione audio-cassetta.
Nell'articolo appena pubblicato c'è una breve descrizione di queste belle realtà dell'underground musicale nazionale, ma anche l'intervista ai due eroi della saga e una presentazione del duo dalla fondazione ad oggi: rimando quindi a tale pubblicazione (qui) per ogni approfondimento sul duo, per concentrarci invece qui sugli aspetti tecnici dell'album e sulla sua recensione a firma del nostro collaboratore Nicola Cigolini.

Video:
"Last Ride" Official Video https://youtu.be/-mXyRKlJzAM

Contatti Band:


Vol2: The Divide credits:
Scritto e suonato da The Sarge (chitarra e voce) e The Wüllf (batteria e droni)
Registrato e mixato da Bruno Germano @Vacuum Studio (Bologna)
Masterizzato da Carl Saff @Saff Mastering (Chicago)
Prodotto da Hyperwüllf e Bruno Germano
Cover Artwork: Solomacello
Internal Artwork: Nero
Pubblicato il 14 Settembre 2018
Etichette indipendenti: Shove Records, Dischi Bervisti, Death Crush, Teschio Dischi, Roughness Noise
FormatoVinile nero +Cd (Edizione limitata di 100 copie in vinile bianco) e audio-cassetta

Qui lo ascolti

The Divide 2018
Shove Records, Dischi Bervisti, Death Crush,
Teschio Dischi, Roughness Noise
(PostMetal, Sludge, Doom)

1. Erion Chant
2. Hypersphere
3. Recall! Recall!
4. Ghost Wolf
5. Last Ride
6. Stele Chant
7. Shattered Ground
8. 17 45 40.045-29 00' 27.9
9. Omniverse
10. Infinite Titan


RECENSIONE
HIPERWULFF "Volume Two: The Divide"
Lp 2018 Shove Records, Dischi Bervisti, Death Crush,
Teschio Dischi, Roughness Noise

Il Grande Lupo è fra noi e la battaglia con la bestia meccanica è giunta al termine, una battaglia che sicuramente ci ricorderemo per molto tempo!
Gli Hyperwülff sono The Sarge (chitarra e voce) e The Wulff (batteria e sinth) e con questo Volume Due portano a compimento la storia iniziata con Volume One: Erion Speaks, il primo capitolo di questa saga interstellare che ci narra le vicende del Grande Lupo che combatte contro la grande bestia meccanica di nome Robogoat, una visione ultrafuturistica di un universo parallelo raccontato attraverso le corde e le pelli di queste menti sapienti.
L'album ritrova in sé molte sfumature, che vanno dal metal più spinto, con derivazioni stoner, noise fino ad arrivare al doom, quindi un bel calderone che gli Hyperwülff sanno magistralmente mescolare per creare un sound bello pieno e compatto (ricordiamo che i gruppi che recensiamo qui sono sempre di due componenti, e non far rimpiangere altri strumenti è sempre molto arduo), un viaggio che porta con sé molti sapori, molte spigolature di un disco duro e crudo, con un concept ben pensato (fateli due dischi raccontando di un futuro non tangibile e con una storia così ben delineata) ed una fattura molto buona, il disco suona bello pieno e liscio in ogni sua canzone.

Tra i pezzi dell'album spicca Last Ride, una bella cavalcata dove ritroviamo i primi germi di desert rock che poi sarebbe diventato lo stoner che noi conosciamo bene, potrei dire un nome su tutti, i Kiuss, che va a finire in una sfuriata metal alla Slipknot e che alla fine lascia letteralmente senza fiato; sembra di aver fatto l'ultima corsa con l'IperLupo accanto, io ho ancora il fiatone!
Per il resto, ragazzi, vi consiglio assolutamente l'ascolto dell'intero album perché ovviamente essendo un concept non può essere menomato di qualche sua parte, ed ovviamente anche del primo volume che anche io mi accingerò a cercare per capire come tutto questo casino intergalattico abbia avuto inizio.
Dal punto di vista tecnico un lavoro godibilissimo, dove tutto suona al posto giusto nel modo giusto, complimenti vivissimi a Bruno Germano del Vacuum Studio di Bologna, che ha curato sia la ripresa che il mixaggio di questo gioiellino.

Concludo dicendo che appena avrò la possibilità di vedere gli Hyperwülff dal vivo non me li lascerò certo scappare, e credo che lo dobbiate fare anche voi.

Nicola Cigolini
8,5/10



Articolo a cura di Giusy Elle

175. HYPERWüLFF: l'anima saggia di un'altra galassia


INTRO
Ho seguito questo duo per anni, l'ho rincorso in momenti sbagliati (troppo impegnati nella registrazione del primo album per aderire alla EmilyDuo Compilation), li ho visti esibirsi live più di una volta, e finalmente eccoci qua, a parlare di loro e con loro: gli HYPERWULFF da Bologna, duo PostMetal con venature stoner, sludge, noise, doom e chi più ne ha più ne metta, è una bella proposta dell'underground nazionale, che dura da molto tempo sebbene con due soli album in 6 anni e miratissimi live. Un metal storto, contaminato, dove loro stessi riconoscono esserci qualcosa che non va, tanto da definire il proprio genere musicale 'metla', con un refuso che parla da solo... ma anche un concept duo che musica un potenziale romanzo sci-fi o film di fantascienza, come già altri nel mondo a due teste... Andiamo quindi finalmente a vedere chi sono gli urlatori metallari, provenienti da altre galassie, imparentati con l'IperLupo, saggio custode di un mondo di pace... 


RETROSPETTIVA
Questa storia inizia con due ragazzotti rodigini, ma che dico, due semplici bambini, che fin dagli undici anni stringono amicizia condividendo film, videogiochi, fumetti, giochi di ruolo. E che appena possono abbandonano questa realtà di provincia per trasferirsi a Bologna dove vanno a costituire il bel tessuto musicale di questa città, unica in tal senso. Loro sono Christian (Love in Elevator, Marnero, Graad) e Nicola, ma forse vi abbiamo già detto troppo... il progetto Hyperwülff desidera infatti celarsi dietro un velo di mistero (come già il duo fiorentino HATE and MERDA, oppure i mascherati CYBORG ZERO), in quanto proveniente da un altro pianeta. Come potremmo sapere tutto, infatti, di un duo extraterrestre???

I due amici crescono quindi assieme, condividono abitazione, passioni, gusti musicali e cinematografici, suonando spesso in band comuni. Niente di rilevante, tutti gruppi che si disgregano dopo soli pochi live, ma che affiatano ancor più i due strumentisti, fino a farli propendere per la soluzione a due. Siamo nel 2013 e già dalla prima session nasce un brano, l'incontro in sala prove diviene regolare e pian piano l'estetica del combo inizia a definirsi.

Ispirati al mondo fantascientifico (a tal proposito tra i duo mi vengono in mente i GRAFTAGE, altri metallari, e il combo basso-batteria pugliese THE INFRAMEN), elaborano una storia di tutto rispetto che va a definire i due album finora pubblicati, uno il sequel dell'altro, come nei prodotti più riusciti del mondo cinematografico. Dopo una prima demo, dove già si raccolgono brani embrione di cavalli di battaglia della band, escono quindi Volume1: Erion Speaks (Maggio 2015 Fallo Dischi, Martire, Shove, Deathcrush Distro, Taxi Driver e Icore Produzioni, nei formati vinile colorato e digitale) e il più recente Volume2: The Divide, uscito a Settembre 2018 per Shove Records, Deathcrush e Dischi Bervisti nei formati vinile+Cd (di cui 100 in edizione limitata bianco latte tra le quali 25 copie addirittura in tiratura ultra-limitata a cura di Teschio Dischi), e in audio-cassetta curata da Roughness Noise. Si parla di un pianeta lontano dove vivono THE SARGE (chitarra e voce) e THE WüLFF (batteria e droni), i nostri stessi musicisti impersonificati nei protagonisti della storia... Non ci resta quindi che parlare della trama di questa saga:

"Tutto si svolge sul pianeta Erion, una sorta di enorme campo energetico dove le creature vivono in risonanza con esso. Animali, piante e rocce hanno il potere di connettersi con questa grande forza, evolvendosi in tal senso. Su Erion9, l'unica grande città del pianeta, vivono anche gli umani, con un passato fatto di guerre interne, carestie, avanzamenti tecnologici come sulla Terra, ma che ad un certo punto della loro storia trovano un modo per vivere in pace tra di essi e con le altre forme di vita. Tra queste troviamo anche i lupi che vivono nelle Grandi Pianure, al di là della catena montuosa denominata The Ridge (la dorsale), il confine tra il territorio dei lupi e degli uomini e una sorta di patto di pace che permette ad entrambi di vivere lontano dai conflitti.

I lupi sono la forma di vita più collegata al pianeta e hanno sviluppato grandi poteri: i loro spiriti possono unirsi e dare vita all'Iperlupo, custode del pianeta. Tuttavia anche gli erioniti hanno la possibilità di entrare in contatto con esso attraverso la Stele di Laar, una grande pietra che funge da 'antenna' per raccogliere l'energia del pianeta. Questa ha permesso alla loro civiltà di basare la propria tecnologia su di essa, portando così alla pace interna. Ogni cosa vive dunque in equilibrio e tutto sembra perfetto, fino però all'inatteso arrivo di Robogoat, gigantesca macchina frutto di una tecnologia avanzata e sconosciuta che vaga di pianeta in pianeta alla ricerca di nuove fonti di energia da sfruttare. L'idillio viene sconvolto e il Volume Uno si chiude su questo sconfortevole panorama.

Il secondo disco inizia dove inevitabilmente il precedente finiva, cioè con la conclusione del grande scontro tra Robogoat e Hyperwülff che finiscono per annichilirsi a vicenda. Tuttavia Hyperwülff non è completamente morto, ma solo il suo corpo: egli continua a vagare sotto forma di spirito o energia, per lasciare ancora una fiammella di speranza in questa storia catastrofica. Il pianeta infatti è ormai reso instabile dagli eventi e l'unico modo per salvare l'Iperlupo è quello di portare in salvo la Stele di Laar alla ricerca di un pianeta sul quale siano presenti le condizioni per evocare nuovamente il grande animale. Volume Two quindi si concentra di più sui protagonisti umani della storia, Sarge e Wülff acquistano un ruolo più centrale negli eventi, essi infatti sono i due deputati a compiere questa missione. Sarge è un semplice "soldato" della resistenza, mentre Wülff ha la capacità di entrare in contatto con lo spirito dell'Iperlupo che all'occorrenza comunica e agisce nel mondo fisico attraverso di lui.

Sul pianeta Terra, infine, c'è la speranza di radunare più umani possibile attraverso la musica per chiedere il loro aiuto a mettersi in connessione con Hyperwulff per dargli le energie necessarie a ritrovare un corpo per tornare su Erion".

Abbiamo capito che Chris e Nicola sono cresciuti a pane e fantascienza per elaborare una trama così! Loro stessi si identificano con i personaggi chiave di questa vicenda interstellare, due eroi straziati dalla scomparsa dell'equilibrio dal proprio pianeta e desiderosi di riconquistare un mondo di pace... Niente di più attuale e tristemente noto, che come in una grande fiaba rispecchia soltanto la cruda e brutta realtà dove siamo costretti a vivere. Bello comunque il messaggio di speranza e il ruolo chiave che anche la musica può avere nel ripristinare un tanto desiderato e necessario equilibrio delle cose.

Procediamo ora con l'intervista agli stessi Sarge e Wülff del duo bolognese Hyperwülff mentre rimandiamo a fine articolo per una serie di cammei dedicati alle etichette indipendenti che battagliano al fianco dei nostri eroi per divulgare l'universale messaggio di pace. A seguire un articolo interamente dedicato agli approfondimenti tecnici del Volume2 della saga, e alla sua recensione a firma Nicola Cigolini (ex duo Samcro). L'augurio è sempre quello: buona lettura e buon ascolto! 

Link video e audio:
"Last Ride" Official Video https://youtu.be/-mXyRKlJzAM
Ascolto integrale di Volume2: The Divide



INTERVISTA
1. Ciao Christian e Nicola, benvenuti al nostro appuntamento Edp... O dovrei chiamarvi Sarge e Wülff? Il concept del vostro duo è ben definito, inserito nell'estetica sci-fi: in che senso vi identificate con gli eroi della vostra saga?
La tipologia di fantascienza alla quale abbiamo deciso di rifarci è quella che si interessa più degli stadi di alienazione. Sarge e Wülff provengono da un posto molto lontano nel tempo e nello spazio e fanno i conti con cose spesso fuori della loro portata. Dopo tutto quel che hanno dovuto attraversare, ora il problema è trovare un modo per comunicare con i terrestri. Come i protagonisti della nostra storia, siamo in viaggio. A lungo abbiamo galleggiato in assenza di gravità. Se li vogliamo chiamare eroi, ci sta, anche se esempi di questi uomini ce ne sono diversi anche qui sulla Terra. Uomini che hanno tentato di costruire punti di contatto, reti, ponti. Insomma, crediamo, come i nostri personaggi, che il modo migliore per mettere insieme le persone sia attraverso la musica. Forse è un concetto un po’ naif, ma su Erion si viene educati anche a questo.

2. Il Bene attentato da forze negative è una costante dei racconti (o dei timori?) della razza umana. Quanto ci vedete di attuale ai giorni nostri? Quando siete partiti con la saga avevate un riferimento sociale preciso o vi siete semplicemente rifatti alla tradizione del fantascientifico in generale?
Come accennato prima, ci sono diverse tipologie di fantascienza. Personalmente non trovo molto interessante quella “alla Star Wars” (con tutto il bene per Lucas), che non fa che replicare un vecchio stereotipo ormai oltre il trito. Mi sembra la solita storia, dalla Bibbia in poi, però imbellettata di laser e strane creature. E se anche la nostra narrazione è stata parzialmente stereotipica fino a questo punto, è stata una cosa necessaria per gettare delle basi e raccontare un inizio, non sicuramente per consolidare l’idea che al mondo esistano bene e male in eterna contrapposizione o che esistano particolari predestinazioni. Non siamo convinti che Robogoat conosca la differenza tra bene e male. È un grande predatore meccanico che vaga di pianeta in pianeta alla ricerca di energie per continuare ad esistere. Magari la sua prima vittima è stata la civiltà che l’ha costruita… Non è conoscendo questo che Erion e Hyperwülff risorgeranno, ed è un po’ il problema di visione anche rispetto ai problemi che troviamo sulla terra. Questo senso di fatalismo proprio della cultura occidentale non fa che ammorbare se stessa in favore di narrazioni in cui esistono buoni e cattivi. Cosa faremmo se un giorno ci svegliassimo e scoprissimo che i cattivi siamo proprio noi? E sappiamo bene quanto questo ragionamento sia già applicabile qui ed ora…

3. I volumi 1 e 2 pubblicati finora sono il continuo l'uno dell'altro, come nei sequel dei film o di una serie di romanzi. Avete mai pensato di scrivere anche il libro di Hyperwüllf?
Se un libro è possibile, la cosa a cui abbiamo pensato più spesso è il formato fumetto. Ma non solo, abbiamo immaginato questo e molto altro. Ci sono così tanti linguaggi di cui sarebbe bello potersi avvalere e ci piace pensare di poterli usare tutti per declinare la nostra narrazione. Se fra qualche tempo diventerà necessario, lo faremo. Il bello del concept è che permette di muoversi tra linguaggi e generi sonori diversi. Vogliamo continuare a tenere viva la storia impiegandone il più possibile, secondo le suggestioni che ci vengono in mente.

4. Tra la vostra discografia c'è il brano remix di una colonna sonora... quale film vi piacerebbe musicare con uno dei vostri brani?
Sarebbe bello lavorare a qualsiasi sonorizzazione, magari anche per un videogioco… Se dovessi immaginare per forza un film forse sarebbe “Total Recall”. Quello con Schwarzenegger ovviamente.

5. Raccontateci qualcosa sulla realizzazione del video di "Last Ride".
Inizialmente doveva essere il video per un altro pezzo. Poi man mano lo è diventato per Last Ride. Ci piaceva l'idea che per comunicare coi terrestri, i nostri personaggi utilizzassero immagini provenienti dalla loro cultura. Mi capita a volte di perdermi a pensare alla radiosfera e di quante informazioni spariamo nel cosmo sotto forma di raggi cosmici che contengono al loro interno comunicazioni radio e qualsiasi sorta di flusso di dati: immagini, video, audio… Ecco, abbiamo immaginato che un potenziale visitatore dallo spazio attingesse a questo enorme pozzo per crearsi un vocabolario da condividere coi terrestri, fatto di film, anime, documentari, esperimenti psichedelici...

6. Fin dall'inizio delle vostre pubblicazioni vi siete appoggiati a una cordata di etichette indipendenti. Alcune sono state riconfermate, con altre state intraprendendo una nuova avventura: come vedete, dal vostro punto di vista ed esperienza, la collaborazione tra queste piccole ma volenterose realtà dell'underground?
Ognuna di queste realtà è stata fondamentale, va detto prima di tutto. Ci piace l’underground. Ha una dimensione umana preminente e anche se ciclicamente qualcuno prova a usarlo come terreno di caccia per nuovi fenomeni, o tenta lui stesso di diventarlo, puntualmente vediamo questi miraggi dissolversi entro poco. Non siamo interessati a questo. Per noi è importante creare qualcosa che duri più a lungo possibile, così come tutte queste etichette lottano per fare lo stesso. È una sinergia. Se ci fossero più persone ai concerti sarebbe ancora più bello, ma capisco che al momento ci sia una brutta sbornia di fenomeni da baraccone in giro in un tempo in cui sempre più ci isoliamo anche quando siamo tra gli altri. In ogni caso, noi vogliamo stare con chi tiene duro.

7. Voi partite da una cittadina di provincia come Rovigo per approdare alla città musicale per eccelenza che è Bologna, come ci descrivereste le due realtà cittadine nell'ambito musicale e come le avete viste evolversi negli anni?
Non vediamo il punto di parlare di Rovigo visto che è un posto che per sua stessa scelta rimane invisibile. Per cui lasciamolo pure dove sta. Abbiamo molti amici che suonano e quelli che si sbattono riescono a fare quel che facciamo anche noi. Rovigo per noi è stato un posto da cui abbiamo avuto necessità di scappare il più presto possibile. Bologna invece è il posto dove fai di tutto per restare, per partecipare… È una città di crocevia dove si possono fare tante esperienze diverse e soprattutto è abbastanza piccola da far vivere a contatto tra loro i diversi gruppi, quindi le realtà si mescolano e rimangono vive, nonostante ci siano spesso forti tentativi esterni di cancellare questa tendenza.

8. Ci sono altri power duo che trattano lo sci-fi nella loro musica, conoscete i Graftage di Varese e il duo basso-batteria The Inframen da Bari? Avete mai pensato di proporre un vostro live ai convegni di fantascienza?
Purtroppo non conosciamo questi gruppi ma porremo presto rimedio! Suonare a un convegno di fantascienza?! Non sarebbe male! Mh… Anche ad un incontro di e-sports non sarebbe male... O una convention di fumetti... A gennaio siamo riusciti a realizzare un piccolo progetto che avevamo in cantiere da qualche tempo. Assieme a Lippa del Freakout, temibilissimo cultore di Mortal Kombat Trilogy, armati di un proiettore che sparava sulla pelle della grancassa, abbiamo dato vita ad una doppia esibizione. Lui giocava e noi suonavamo. È stato un momento di grande bellezza. Molto originale! Da ripetere...

Mappa di Erion
9. I prossimi traguardi del duo Hyperwülff? E per quanto riguarda la saga, diteci, che siamo curiosi... Hyperwülff è destinato a reincarnarsi per portare l'ordine su Erion?
Se Hyperwülff, Sarge e Wülff riusciranno o meno a farcela dipende solo dai terrestri. Noi siamo qui per chiedere loro aiuto. Abbiamo bisogno che sempre più persone siano connesse all’Iperlupo, fino a che non saranno abbastanza da permettergli di rigenerarsi e tornare su Erion. La prossima tappa sarà un EP, che vedrà la luce a brevissimo, e andrà considerato come un’appendice a Volume Two: The Divide. Questo ci darà la possibilità di sdoppiare le linee narrative tra dischi ed EP, permettendoci di dare più dettagli sulla storia e adattare le sonorità man mano che sarà necessario. Abbiamo cominciato con questo Addendum One e ci siamo addentrati in territori sonici che fino ad ora avevamo solo toccato brevemente. Unitevi all’Iperlupo!

10. Trovo splendido il supporto degli umani dal pianeta Terra che con l'energia positiva della musica riescono a fornire il loro contributo per il bene dell'Universo. Qual è realmente la valenza che date all'arte musicale, in tutte le sue forme?
Partiamo dal presupposto che, prima di considerare il valore del contributo artistico visto dall’esterno, noi suoniamo per soddisfare un bisogno privato, come probabilmente ti dirà la maggior parte delle persone a cui fai questa domanda. Detto questo, e sempre per quella che è la nostra esperienza, il valore sta nella condivisione che si crea di fronte all’atto musicale. È uno dei rari momenti di comunione e in cui si può avvertire di essere altro da sé. Molto spesso abbiamo fantasticato sul portare in giro un progetto “aperto” in cui chiunque avesse voglia di contribuire potesse unirsi a noi in una lineup fluida. Anzi, ribadiamolo qui e adesso: umano, se la vicenda dell’Iperlupo ti tocca, mettiti in contatto con noi!

Grazie Sarge e Wülff della vostra testimonianza. Vedo che il vostro duo è una vera e propria missione, a più livelli... Noi vi auguriamo di diffondere il messaggio di pace dell'IperLupo e vi lascio concludere con una vostra constatazione finale. W il potere della musica, sempre!
ALL HAIL ERION!


Link band:


DISCOGRAFIA
VOLUME TWO: The Devide 2018, Shove Records, Deathcrush, Dischi Bervisti, Teschio Dischi, Roughness Noise (PostMetal, Sludge, Sci-fi)

1. Erion Chant  2.Hypersphere 3.Recall! Recall! 4.Ghost Wolf 5.Last Ride 6.Stele Chant 7.Shattered Ground  8. 17 45 40.045 -29 00' 27.9  9.Omniverse  10.Infinite Titan



Qui lo ascolti
Qui la nostra recensione

VOLUME ONE: Erion Speaks 2015, Fallo Dischi, Martire, Shove, Deathcrush Distro, Taxi Driver, Icore Produzioni (PostMetal, Sludge, Sci-fi)

1.Impactor/White Heat  2.Hyperwülff  3.Robogoat 4.Entering 5. 20 Pillar  6.In Ruins  7.Raging Hunger 8.Several Bones


Qui lo ascolti



LABELS
Etichetta indipendente italiana fondata nel lontano 1994 ad Alessandria e gestita da Manuel Piacenza. HardCore, Emo, Crust, Grindcore... questi i generi prediletti dalla Shove Records.


Death Crush Distro
Death Crush (d.i.y. and blasphemies) nasce nel 2008 dall’unione di 4 ragazzi (Marco, Fazi, Matteo e Maio) attivi nell’underground punk di quegli anni nelle provincie di Ancona, Macerata ed Ascoli, con base comune a Jesi. L’intento era quello di promuovere ed aiutare le band affini, sia a livello musicale che di attitudine, distribuendo i loro dischi in giro per la penisola, tutto in pieno stile do it yourself. Nel corso del tempo però i fondatori si sono persi un po' di vista e dopo 11 anni è rimasto il solo Maio a seguire questa piccola etichetta indipendente. Per quanto riguarda i duo presenti nel roster Death Crush, troviamo i Clover (Pesaro, Selvatic Core) con l'album Raika.

Dischi Bervisti www.dischibervisti.com
Dischi Bervisti viene fondata a Treviso nel 2012 come etichetta di musica indipendente per supportare l'uscita del nuovo album di Bologna Violenta: Utopie e piccole soddisfazioni. L'idea nasce dallo stesso Nicola Manzan (solista dei Bologna Violenta, ora in duo con batteria) e da Nunzia Tamburrano che da lì in poi continuano l'attività con band a loro affini, spesso di amici. Proprio per questa filosofia, dettata dal gusto personale, non c'è un genere specifico supportato dalla casa editrice.
Essendo Bologna Violenta, la band del fondatore, in realtà un progetto solista da poco approdato alla formazione di duo elettrico, una 2-man band di AvantGarde e GrindCore della quale ci siamo già occupati (qui), molti sono i duo presenti nel loro catalogo. Oltre agli OVO (Doom, Sludge, Noise, Ravenna) troviamo i CANI DEI PORTICI, i METEOR (noise, Brescia), gli HATE&MERDA (sludge, Firenze), l'ex duo chitarra-batteria THE RAMBO (PunkCore, Noise da Lodi) e il duo lui-lei di chitarre HARMONIC PILLOW. Compare anche il nome di Alos?, ossia il progetto solista di Stefania Pedretti, chitarra e incredibile voce del duo OvO.
Dischi Bervisti non è solo etichetta di musica indipendente ma anche Ufficio Stampa diretto da Nunzia e dedicato anche a band non presenti nel proprio roster.

Recentissima etichetta indipendente nata a Padova nel 2018 dall'opera congiunta di Alice e Francesco, con lo scopo di pubblicare dischi (in formato analogico, vinile o cassetta) in tiratura molto limitata ma nel contempo molto curata. Tutte le uscite vengono numerate e timbrate a amano, ogni dettaglio viene curato assieme alla band e al team di supproto grafico (gestito da Deesorder) il tutto infine serigrafato (The Mesh). Il Volume2 degli Hyperwulff è la prima collaborazione dell'etichetta con un power duo chitarra-batteria. Auguriamo sicuramente lunga e prospera vita a questa realtà dell'editoria indipendente dell'underground.

Etichetta Bolognese avviata da Gianluca e dedicata completamente alla registrazione e distribuzione su formato audio-tape.


Articolo e intervista a cura di Giusy Elle




martedì 19 febbraio 2019

174. RECENSIONE58: Giudi e Quani by Giudi&Quani






GIUDI E QUANI è un duo veronese chitarra-batteria ma anche il titolo del loro album, un full lenght di 10 tracce uscito a Dicembre 2018, dopo quasi 3 anni dalla fondazione del combo. Alla chitarra Francesco Quanilli, dalla formazione vasta alle 6 corde, mentre la collega Giuditta Cestari, batteria e voce del duo, vanta una lunga carriera da professionista: suona in svariate band, ne forma ad ogni angolo del mondo (Londra, Australia) e presta la sua abilità alle pelli come turnista.
Questo background dei due conferisce una presenza valida ma rilassata su palco, dove si esibiscono in maniera sciolta e divertita, contagiando con la loro allegria il pubblico intero. Ci presentano un live vario, fatto di brani inediti e molte cover mirabilmente arrangiate nello stile del duo, che mescola, in una formula vincente, vari generi musicali: l'energia del rock, l'attitudine punk, l'allegria funk e il calore del soul. Il successo per i due è assicurato infatti attualmente suonano ben un paio di volte la settimana tra Veneto e regioni limitrofe mentre il release live, tenutosi a teatro, li ha visti raddoppiare l'esibizione per accontentare il gran pubblico accorso per l'occasione.
Se volete approfondire il percorso musicale dei Giudi e Quani, ascoltare cos'hanno da dire Giuditta e Francesco nell'intervista concessaci, leggere un loro live report o capire come sono arrivati alla pubblicazione del full lenght grazie alla raccolta fondi di Musicraiser, vi indirizzo al nostro articolo appena pubblicato, mentre qui vi lascio all'approfondimento tecnico dell'album eponimo e alla sua recensione ad opera di quel maestro delle 6 corde che è Bob Cillo dei Dirty Trainload, storico duo di blues "dissidente" da Bari.

Video:

Contatti Band:

Giudi e Quani credits:
I Giudi e Quani sono: Francersco Quanilli (chitarre) e Giuditta cestari (Batteria e voce)
Album scritto, suonato e prodotto da Giuditta Cestari e Francesco Quanilli
Testi di Giuditta Cestari
Registrato e mixato da Paolo Camponogara presso Mellowsong Studio (VR)
Masterizzato da Francesco Ambrosini e Lorenzo Dal Ri presso Gold Pate Studio
Foto by Gianluca De Santi
Artwork by Caludia Cattelan
Hanno partecipato: Lukasz Kurowski (chitarre, traccia 7), Francesco Benini (hammond tracce 2 e 4), Francesco Ambrosini (tastiere traccia 10)
Pubblicato a Dicembre 2018
Formato Cd e digitale
Label: Autoprodotto
Distributore: Freecom Music

Qui lo ascolti

Giudi e Quani 2018
Autoprodotto/Freecome
(GaragePunk, Soul)

1. Queen of Pony
2. Bro Vs Bro
3. The Doves
4. Hang your earrings
5. Looking for more
6. Wing
7. Dear Friend
8. Teen Trap
9. Feeling High
10. Time of the Day



RECENSIONE
GIUDI E QUANI "Giudi e Quani"
Lp 2018 Autoprodotto/Freecom


Il duo veronese di Giuditta Cestari e Francesco Quanilli, in arte Giudi e Quani, esordisce con un album omonimo. Giudi canta seduta alla batteria, Quani suona la chitarra e fornisce supporto vocale alla lead singer. A dispetto dell’organico esiguo, il duo è in grado di liberare un sound ricco, energico e potente.

Dirò subito che il loro prodotto è molto ben confezionato, valorizzato da un sapiente lavoro di studio e di produzione. L’approccio e le sonorità sono invece più vicine a certo “mainstream rock” che all’attitudine “garage” che ci si attenderebbe dal loro tipo di formazione. Sin dalla iniziale “Queen of Pony” l’energia della band ricorda a tratti i primi Skunk Anansie, con inevitabile parallelo tra la voce graffiante di Giudi e lo stile canoro di Skin. L’Inglese di Giudi è perfetto e messo a servizio di liriche curate, tanto da dare l’impressione di ascoltare una band che canta in madrelingua.

Quani alle chitarre mostra altrettanta perizia e disinvoltura. Come spesso accade nelle formazioni in duo, Quani usa un pedale octave per inspessire il suono ed estendere la gamma sonora del suo strumento verso le frequenze basse. Tutto funziona egregiamente anche alle prese con le sonorità più rilassate del successivo brano “Bro Vs. Bro”.

Qui e lì il duo si concede qualche scivolata in un pop dal sapore più melodico, come ad esempio accade nei due brani conclusivi e in “Dear Friend”, ma nel disco a farla da padrone è sicuramente un sound di matrice rigorosamente rock.

Indovinatissima la scelta del singolo “Looking for More”, brano che svetta rispetto alle altre composizioni dell’album, distinguendosi per intensità espressiva con un linguaggio diretto e senza fronzoli. Il singolo è anche accompagnato da un riuscito video-clip che restituisce il ritratto di una band vitale e dotata di carisma.
Sono dunque certo che in futuro Giudi e Quani sapranno far parlare di loro, soprattutto se sapranno affrancarsi dalle tentazioni “mainstream pop” che a tratti affiorano in questo interessante lavoro di esordio.


Bob Cillo
7/10


Articolo ad opera di Giusy Elle



173. L'allegria contagiosa dei GIUDI & QUANI



INTRO e Live Report
Causa un sacco di impegni, tra lavoro, famiglia e hobby non arrivo a seguire con frequenza i live musicali; appena c'è un power duo in regione, però, vedo di non farmelo scappare! I GIUDI E QUANI, giovane e frizzante combo veronese, non mi erano sfuggiti all'attenzione grazie a un simpatico loro intervento a Balcony Tv Trento. Quando ho saputo che si esibivano nel paese accanto al mio, in comodissimo orario aperitivo (eh sì, perché noi lavoratori che ci alziamo all'alba ogni giorno odiamo i concerti delle 22.00 che prima di un'ora, un'ora e mezza sai già che non iniziano, mentre scalpiti al pensiero che questo terzo turno della giornata lo pagherai all'indomani...), non me li sono certo lasciati scappare. Presa un'oretta di permesso dal lavoro eccomi all'OKO Bar di Pergine Valsugana, un piccolo e comunissimo bar di paese gestito però da uno storico e lungimirante Giorgio Eccer (BarOko di Mattarello e Flambard di Trento) che della musica live fa il suo stendardo da sempre. La clientela affezionata, coltivata nei decenni e formata da molti (ex) musicisti, è insolitamente eterogenea per età e stile, mentre molte donne s'aggirano per il locale. Una piacevole sorpresa che finalmente non mi fa sentire in minoranza... Arrivo che il locale è già affollato eppure fino alla fine del live continua a stiparsi gente mentre i due giovani sul palco danno il meglio di sé: alla batteria dal set up minimalista c'è una giovane e graziosa pulzella che suona con grinta, canta con passione e sempre elargisce sorrisi con gioia accattivante; il suo compagno alle 6 corde, anche lui con presenza scenica e abilissimo allo strumento, ne viene in parte eclissato. Non è comunque un equilibrio stonato perché Giuditta, il punto focalizzante del live, ha il senso dell'equilibrio: ha energia da vendere, suona canta urla sorride dialogando col pubblico, ma senza mai esagerare. E' fascinosa e ribelle, dolce e grintosa, perfino selvaggia, ma mai sopra le righe... Sebbene l'attenzione cada inevitabilmente sulla componente femminile del duo, l'energia che scaturisce dal palco è ovviamente frutto congiunto del sudore di entrambi. 
Un piacevole concerto quindi, tra brani originali e cover rivisitate nel loro stile personale: una miscellanea di più stili, tra potenza del rock, sguardo disincantato-ironico del punk e l'energia vitale del soul, che parla al cuore e all'anima di ognuno di noi. Niente di nuovo, a dire il vero, eppure tanto di comunicativo e coinvolgente per un duo dalle solide basi musicali e da un repertorio vastissimo, basti pensare che possono coprire una serata di 4 ore senza ripetere un brano, e che il loro album d'esordio è da subito un dieci pezzi... Giudi&Quani hanno un qualcosa in più e il pubblico lo percepisce... per il release party hanno scelto una serata a teatro ma i biglietti sono svaniti subito tanto da... dover raddoppiare l'esibizione nella sera stessa! Non è cosa da tutti i giorni, vero? Andiamo quindi ad approfondire il duo per capire la magica ricetta del loro successo.


BIOGRAFIA
Fin qui la descrizione di un concerto live dal punto di vista di un anonimo spettatore: due giovani musicisti che senza ombra di dubbio si divertono a suonare e che comunicano questa gioia palpabile alla platea intera. Se poi vai ad analizzare un po' la biografia, beh, si inizia a capire un sacco di cose! Il perché di tanta scioltezza e agio su palco, oppure il motivo di tale destrezza nei vari generi musicali. Sì perché i 'giovani ragazzi' non sono poi così giovani (sembrano ancora universitari, in effetti!) ma hanno avuto tutto il tempo per costruirsi una carriera, tra band dai generi più disparati, tour europei, o il ruolo stesso di turnista. Esperienze non da poco! Entriamo quindi nei dettagli del loro percorso formativo musicale per capire più a fondo Giudi e Quani come punto di arrivo.

Francesco Quanilli (classe '89) si esibisce dal vivo fin dall'età di 16 anni incominciando col rock anni '70/glam e funk (Skyquake) per poi intraprendere un percorso prog da cui la formazione dei Masons (2007-2014). Un'esperienza, questa, concretizzata in due album molto intensi che gradualmente dal prog più purista si spostano verso sonorità più indie e blues attingendo a pieno dal rock inglese (prima fase; seconda fase). Dalle ceneri della band nascono invece gli Hardcobaleno, trio electro/prog/rock, mentre Francesco non disdegna jam session di vario tipo, da cui la conoscenza con Giuditta e la successiva nascita dei Giudi e Quani. Ecco quindi che la maestria di Francesco alle 6 corde è ampiamente giustificata...

Ma cosa dire di quell'esplosiva compagna alle pelli??? Giuditta Cestari (1986... alla faccia che delle pulzelle non si rivela l'età...) picchia i tamburi fin dai teneri 12 anni (mentre inizia un percorso di studio al piano) formando da subito la prima band punk e ska. Un gruppo dalla lunga carriera live che sfocia soltanto nel 2006 nella pubblicazione del primo, omonimo album. Dal 2003 Giudi suona in pianta stabile col fratello Arrigo Cestari (Bikini the Cat) 
nella band Lord Byron e le sue Amiche Ruspe, con il quale hanno inciso un Ep nel 2005 mentre è di prossima pubblicazione il primo full-lenght. Fin qui tutto normale... ma l'energia vulcanica di Giuditta non poteva restare arginata nella semplice routine delle band di casa! Amante delle collaborazioni, ogni scusa è buona per formare un nuovo combo: nel 2008-2009, periodo in cui studia in Olanda, fonda la band Can't Dutch This, mentre durante un soggiorno in Australia (2010-2011) come non può creare una nuova band? Ecco il turno degli All Day Breakfast... Ovviamente anche tra i confini nazionali la ragazza si dà da fare: nel 2014 incide due brani come cantante nell'Ep della band veronese Nexus; tra il 2012 e il 2015 suona come batterista e backing vocalist nella band stoner-punk Brains Thieves ma anche in una formazione padovana hard rock in versione all-female. Nel 2015 presta i suoi servizi di batterista e vocalist nei due tour italiani del chitarrista australiano Tim Mcmillan fino a suonare, l'anno successivo, in un'orchestra completa, per un concerto a Teatro Ristori a Verona. Il progetto ORCHESTRA OF DOOM (in collaborazione con “Fucina Culturale Machiavelli”) è un'esperienza originale che andava a proporre brani di Black Sabbath e Ozzy Osbourne riarrangiati interamente per orchestra dal Maestro Andrea Battistoni con la speciale partecipazione di nomi internazionali di spicco: Whitfield Crane alla voce (Ugly Kid Joe), Lee Richards dei Godsmack (Dropbox, Another Animal, Richards-Crane) e nuovamente Tim McMillan alle chitarre acustiche. Grande esperienza dalla splendida resa che vogliamo condividere con voi (qui il rockumentary). Nel 2018, infine, Giuditta partecipa come batterista a due tour, uno italiano e uno tedesco, per Joel Sarakula, musicista e songwriter australiano con base a Londra.
Ebbene ragazzi, anche se non avete ancora ascoltato la Cestari in azione, potete crederci che il suo talento non passa inosservato, vero? Come dicevo, certe carriere parlano da sole...

E' evidente che per i due, in particolare per Giuditta, la musica è parte fondamentale del proprio sostentamento, ma non pensiate che l'energia della ragazza si esaurisca per così poco! In tutto questo è riuscita a diplomarsi al Liceo Linguistico, raggiungere la laurea in Scienze della Comunicazione, Editoria e Giornalismo (con tesi di laurea sui fumetti e il graphic novel autobiografico), specializzarsi con un master in didattica dell'italiano, che insegna privatamente, mentre da anni lavora pure nel mondo dell'abbigliamento... per non farsi mancare nulla, poi, e per compensare una mente che sostiene essere iperattiva, si dedica agli sport intensi, come skateboard, pattinaggio, surf... anche Francesco denota una vena sportiva non da poco, cimentandosi per anni nello judo e divertendosi con gli sport invernali adrenalinici, tipo sci freeride. Anche lui mentre professa la sua attività di fisioterapista... a questo punto un po' d'invidia mi sorge e in fase d'intervista dovrò proprio chiedere loro la ricetta segreta della colazione del super musicista!

Da incontri in varie jam session veronesi, Francesco e Giuditta decidono infine di suonare assieme, questa volta è per entrambi un'esperienza minimale, e il duo GIUDI E QUANI si forma ufficialmente nel Febbraio 2016 tra le mura di casa, visto che i due sono stati coinquilini per quattro anni. Condividere la quotidianità, dalle bollette alla gestione dell'appartamento, ha messo le basi a quel senso di forte complicità necessario per un duo, unendoli sia come amici che come musicisti. Contrariamente a quanto si può pensare, i due in realtà non sono una coppia nella vita.

Come si diceva nell'intro, il genere musicale del duo fa incontrare stili diversi: la potenza del rock, l'irruenza del punk, il tutto mescolato col soul, secondo Giudi e Quani il linguaggio sonoro che più di altri parla all'anima e al cuore della gente... che sia questo, o tutti insieme, l'ingrediente segreto del successo del duo? Oppure la loro maestria in combinazione con una sana simpatia che pervade ogni loro esibizione? Sì perché di successo si può parlare, basti pensare che attualmente suonano un paio di volte la settimana nella loro zona mentre una serata a teatro per la presentazione dell'album non è bastata, tanto da dover raddoppiare l'evento... Hanno inoltre già suonato per eventi importanti come il concerto di beneficenza ABEO 2018 al Teatro Romano di Verona assieme alla band Soul System, vincitrice di X-Factor, al Festival I-DAYS 2017 a Monza, nella giornata in cui si sono esibiti Radiohead, James Blake e Michael Kiwanuka nonché in Piazza Bra a Verona per il capodanno 2018 davanti a un pubblico di oltre 20.000 persone, assieme a Veronica Marchi e ancora ai Soul System.

Il loro eponimo album d'esordio esce nel Dicembre 2018, in forma autoprodotta grazie alla campagna di crowdfunding con la piattaforma italiana Musicraiser ed è distribuito dall’Editore Freecom; ora disponibile in streaming anche su Spotify e Youtube mentre nel Gennaio 2019 è uscito il primo videoclip per il singolo “Looking for More" che raccoglie simpatici estratti dai loro vari live. Giudi e Quani, ottimamente recensito dalla stampa del settore, è un album eterogeneo come le emozioni che contiene: amore, incomunicabilità, libertà, disperazione quotidiana e voglia di combattere le difficoltà. Da subito un 10 pezzi per una mezz'oretta totale di musica, che ci fa immaginare all'istante l'approccio comunicativo dei due, come fossimo già sotto il palco ad acclamarli... Ecco quindi qui un po' di link per ascoltare questo duo rivelazione degli ultimi anni mentre nell'articolo a seguire potremo godere della recensione del nostro Bob Cillo (Dirty Trainload). Procediamo ora con la testimonianza diretta dei due giovani musicisti, grazie all'intervista a Giuditta Cestari e Francesco Quanilli del duo veronese GIUDI E QUANI. Come sempre... buon ascolto e buona lettura!

Ascolto integrale di Giudi e Quani https://open.spotify.com/artist/5coNbZ3COTBOYg3AfDKdYx


INTERVISTA
1. Ciao a voi Giuditta e Francesco, mi fa proprio piacere ospitare un duo fresco e allegro come il vostro. Avete raccolto una bella esperienza alle spalle prima di fondare il duo GIUDI E QUANI, come siete approdati alla fine a questo progetto, e perché proprio il duo?
Giudi: Ciao! La scelta di fondare una band in due con Quani è nata senza premeditazioni, ci siamo incontrati in un momento particolare in cui entrambi avevamo voglia di sperimentare nuovi progetti musicali e metterci in gioco; l’idea del duo ci ha permesso di portare il nostro show nelle situazioni più svariate, grazie alla strumentazione essenziale, ad incastro perfetto nella FIAT Panda di Quani. Il duo ci ha portato a sviluppare arrangiamenti creativi e di puntare all’essenzialità come chiave interpretativa.

2. Francesco, so che sei molto versatile dal punto di vista dell'amplificazione usando svariate soluzioni per la resa a due, a seconda degli ambienti. Anche senza sdoppiare il suono della chitarra nell'ampli del basso, riesci ad ottenere suoni potenti e presenti. Ci sveli un po' delle tue soluzioni tecniche?
Quani: L' obiettivo è ottenere un un suono caldo e aggressivo che permetta di riempire una vasta gamma di frequenze,  dando profondità al contenuto armonico. Le tecniche per ottenerlo sono diverse: spesso collego chitarra e pedali direttamente nel mixer, in line, attraverso una d.i con il segnale stereo. Significa che il suono acquisterà maggior apertura dando l’impressione di essere circondati; inoltre in questo modo si ottiene una particolare ruvidezza e distorsione del suono differente dagli amplificatori, in alcuni casi molto interessante.
Talvolta invece splitto il segnale come nelle soluzioni più standard, ossia divido il suono in 2, separo la linea di frequenze basse dalle frequenze medio-alte rispettivamente attraverso un amplificatore da basso e uno da chitarra. Questo mi permette di avere una buona copertura sonora ed è molto soddisfacente da suonare, conferisce molta potenza!
3. Tutte le vostre esperienze passate vi hanno conferito maturità e leggerezza sul palco, si vede che riuscite proprio a divertirvi. Come descrivereste il momento attuale nel percorso della vostra carriera?
G: Personalmente è un momento in cui voglio riuscire a esprimermi sfruttando tutti gli input di vita e musicali che ho sperimentato fino ad oggi, che mi hanno fatta crescere e maturare maggiore consapevolezza individuale e musicale. So che c’è tanta strada da fare e questo mi dà la spinta a voler tirare fuori nuove idee e scoprirmi allo stesso tempo, dar voce a emozioni che ancora non hanno avuto modo di emergere.
Q: Abbiamo percepito entrambi un’ottima risposta da chi ci ha ascoltati finora e vogliamo portare con noi questa bella energia per produrre sempre nuovo materiale.

4. Giuditta, so che suoni da tanti anni anche nei "Lord Byron e le sue Amiche Ruspe", la band di tuo fratello Arrigo. Sono un po' curiosa, è il tuo fratello maggiore, quello che ti ha avvicinato alla musica, magari alla batteria stessa? Sei cresciuta in un ambiente musicale?
G: Sì, la mia è una famiglia di creativi, mio padre musicista sin da adolescente, batterista negli ANABAS negli anni ’60, ancora attivo (suona ogni weekend in giro!), mi ha sempre esposta a diversi generi musicali, educandomi all’ascolto. Mio fratello Arrigo, polistrumentista e pittore, mi ha da sempre mostrato il suo mondo, in cui mi sono immersa totalmente fin da piccola, da quando assistevo alle elementari alle prove dei suoi gruppi, nella taverna di casa, o assistevo ai live nei locali... dal grunge al funk al blues, fino a che non abbiamo nel 2003 cominciato a suonare nella stessa band. Un sogno diventato realtà! Adoro mio fratello e lo ringrazierò sempre per tutto il suo supporto incondizionato nei miei confronti.

5. Vi siete formati esattamente tre anni fa e a Dicembre dello scorso anno avete pubblicato il vostro primo lavoro discografico, direttamente un full lenght, di quelli alla vecchia maniera, con ben 11 tracce. Avete raccolto un bel po' di materiale inedito in questo periodo... come si sviluppa il vostro processo creativo?
G: Non abbiamo ancora sviluppato un metodo compositivo unico; alcuni brani nascono da un testo scritto al quale accompagno una melodia o degli accordi base con il pianoforte, che in seguito vengono rielaborati assieme attraverso una scelta armonica mirata al suono che vogliamo ottenere e alle preferenze stilistiche di ciascuno; altri brani nascono da un riff e poi si strutturano man mano attraverso la scelta delle linee melodiche della voce e degli stacchi ritmici che ci convincono di più; altri brani erano maturi già da qualche anno ma li tenevo nel cassetto da tempo, in attesa del momento per farli esplodere ;). Sicuramente l’aspetto ritmico è importante essendo in due ed entrambi amiamo le melodie, quindi cerchiamo sempre di dedicare il tempo necessario per sceglierle (anche a costo di sbatterci la testa un bel po’ haha).

6. La dimensione live è sicuramente il vostro mondo, ma molta di questa freschezza traspare anche dai brani registrati, come avviene il processo di recording?
G: Abbiamo scelto di registrare le tracce di batteria e chitarra ritmica assieme proprio per mantenere una certa naturalezza e fedeltà con il live. In seguito abbiamo sovrainciso ulteriori tracce di chitarra e le voci. Per il brano “Dear friend”, voce e chitarra sono state incise assieme. Synth, organo Hammond e violini sono stati incisi in seguito.

7. Per la pubblicazione di Giudi e Quani vi siete avvalsi della raccolta fondi tramite Musicraiser. Ci volete descrivere il percorso di questa campagna crowdfounding? Come descrivereste la vostra esperienza?
G: Musicraiser è una piattaforma di raccolta fondi che permette ai musicisti di finanziare il proprio progetto attraverso delle donazioni fatte dai fan, in cambio di ricompense decise dai musicisti. (album, merchandise, concerti speciali, ecc). La nostra esperienza con Musicraiser è stata molto positiva, siamo riusciti a impostare una campagna di successo, in cui abbiamo superato il budget che ci eravamo prefissati, permettendoci così di coprire le spese delle incisioni e della stampa dei dischi. Abbiamo inoltre partecipato a due eventi live organizzati da Musicraiser a Milano, esibendoci a Base e al Rocket.

8. State suonando veramente molto in questo periodo, un paio di volte la settimana, nella vostra zona. Simpatico il primo video di "Looking for More", che riporta appunto estratti delle vostre esibizioni. Avete in programma anche un tour fuori regione, magari questa estate?
G: Sicuramente la nostra intenzione è quella di suonare il più possibile e spostarci in nuove zone, ad esempio il 15 Febbraio saremo a Siena. Seguiteci sui nostri canali Facebook e Instagram dove aggiorniamo sempre tutte le date!

9. Infine, me lo ero ripromessa... mi dovete spiegare come riuscite ad avere tutta questa energia! Sul palco date molto, vi riuscite a destreggiare tra impegni quasi totalitari con la musica ma poi c'è anche il lavoro quotidiano, se riuscite a trovare tempo libero addirittura vi cimentate in sport energici! Riposare, mai?
G: La musica ci ricarica le batterie, quindi non è per noi una fatica, anzi! Di certo c’è una passione viscerale alla base, che ci fa vivere i piccoli sacrifici a cui andiamo incontro non come un peso ma come una scelta positiva... insomma... la musica è la nostra vita e ci rende felici!

Vi lascio concludere con parole vostre mentre vi auguro di raggiungere grandi soddisfazioni con il duo Giudi e Quani! Buona carriera a voi...
Grazie Giusy per il tuo grande entusiasmo e per l’attenzione che dai alle band emergenti, il tuo è un lavoro davvero apprezzato! Anche noi ci auguriamo di continuare questa avventura sempre con il fuoco dentro, ottenere soddisfazioni e riuscire a raggiungere più persone per condividere assieme l’energia della musica, che ci permette di sognare e ritrovarci !

Link band

DISCOGRAFIA
GIUDI E QUANI 2018, Autoprodotto/Freecome (GaragePunk, Soul)

1.Queen of Pony 2.Bro Vs Bro 3.The Doves 4.Hang your earrings 5.looking for more 6.Wing 7.Dear Friend 8.Teen Trap 9.Feeling High 10.Time of the Day

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Articolo e intervista ad opera di Giusy Elle