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domenica 28 giugno 2020

207. INSTRUMENTAL Versus VOCALIST Duo Compilation


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Compilation on line, freedownload, organizzata da Electric Duo Project, per la realtà dei duo Chitarra-Batteria/Basso-Batteria nazionali

E' tantissimo che non organizzo più una compilation, l'ultima infatti, la EmilyDuo Compilation, risale a Giugno 2016, esattamente a 4 anni fa! In effetti si tratta di lavori lunghi, per quanto riguarda l'organizzazione, ma questa prima parte del 2020, nel male, ci ha visti godere di molto e inaspettato tempo libero. E siccome non riesco a stare con le mani in mano, ho pensato di dedicarmi proprio alla creazione di una nuova compilation.

L'idea è simpatica: visto che tra i duo nazionali molti sono strumentali e che a volte, ascoltandone gli album, mi viene da canticchiarci sopra, ho pensato buona cosa far collaborare strumentisti e cantanti. La sfida è proprio questa: aggiungere una traccia vocale a dei brani nati come esclusivamente strumentali. La cosa non è tra le più semplici visto che spesso i brani senza cantato hanno una dinamica tutta loro, certamente non in forma canzone, e che i generi prediletti sono tra i più estremi, dal math rock allo sludge, dal postcore al noise estremo. Eppure, pur non mancando la disponibilità dei vari duo strumentali, anche i cantanti si sono fatti avanti, accettando la sfida. Visto comunque il loro minor numero, ho allargato la proposta anche a vocalist stranieri o a cantanti non appartenenti ai duo Edp e così, pian piano, quella che era nata come una bizzarra idea, stava realmente prendendo forma. Per l'occasione, hanno partecipato all'esperimento anche tre duo basso-batteria.

Il tutto è stato portato avanti come un gioco e una sfida, ma soprattutto come uno stimolo per instaurare nuove collaborazioni, nonché un modo per far circolare la realtà dei duo. Ho molto gradito l'entusiasmo delle varie band che mi ha confermato come, dopo anni, possiamo veramente considerarci una community. E' stato infine con il prezioso contributo del nostro grafico e recensore Mali Yea, del duo reggiano Anice, che si è potuta realizzare l'incisiva e sofisticata cover dell'album.

Per cui ho il piacere di annunciare che oggi, 30 Giugno 2020, esce ufficialmente la "INSTRUMENTAL Vs VOCALIST Duo Compilation" online! La potete ascoltare e scaricare sul nostro profilo Bandcamp, a libera offerta (anche zero, nessun vincolo...): il frutto della sua vendita sarà completamente devoluto alla raccolta fondi del CSA  Arcadia di Schio -VI-, realtà a rischio sopravvivenza, come molte associazioni musicali dedite ai live, a causa delle normative Covid di questo strano 2020 e alle politiche di certe amministrazioni comunali. 


INSTRUMENTAL Vs VOCALIST Duo Compilation


Ed ecco qui la tracklist e le coppie interessanti che hanno dato forma a questo gradito esperimento:



DONBRUNO (2015) è un'interessante duo basso-batteria barese dal sound colto e accattivante, riassumibile in un complesso hardfuzzmetaljazzpostpunk. Domingo Bombini e Ruggiero Dargenio giocano in casa con la traccia "Jacques Cousteau" per la cui collaborazione hanno scelto il contributo della concittadina Livia Monteleone.
Due Ep e un album per la loro strabiliante discografia e numerose date live lungo tutto lo Stivale.
LIVIA MONTELEONE è una cantante e polistrumentista pugliese dalla lunghissima e variegata carriera. Dal 2009 al 2011 ha fatto parte della sezione ritmica del duo barese DIRTY TRAINLOAD (qui l'articolo Edp), del quale il fondatore Bob Cillo è anche nostro recensore. Donna esplosiva e dalle innumerevoli risorse, tra le altre cose ha abitato per molti anni in California, dove gestiva il programma "Music in the Mail", all'interno della storica radio pirata Free Radio Santa Cruz, per la quale ha trasmesso anche puntate dedicate ai duo dell'Edp (qui il nostro articolo). Livia fa ancora parte dei Dirty Trainload, che con l'aggiunta del batterista Gianluca Balzano Quaranta sono ora un trio.


ENS-O è un duo trentino fondato da Stefano Pegoretti e Nicola Pandini, attivo nel territorio fin dal 2014. Molto più di un semplice combo chitarra-batteria, i due aggiungono tastiere e live electronics per creare paesaggi sonori e visivi, con visuals generati in tempo reale, per una performance legata al momento presente, unica e quindi irripetibile. Questo landscapes duo incentra la sua peformance sull'improvvisazione, motivo per cui l'Ep di debutto Ensemble-0.1 viene composto soltanto in questo 2020 (alcuni brani con l'aggiunta del basso). Per la nostra compilation è stata selezionata la terza traccia, "Damai".
CLAUDIA FERRETTI è una cantante e musicista bresciana, songwriter col nome d'arte CLAUDIA IS ON THE SOFA, sound artist, col nome CLAUDIA FERRETTI ISONDE.
Con due album da cantautrice calca i palchi di tutta Italia fino all'Europa del Nord, condividendoli con nomi di spicco, come Thurston Moore. Oggi è dedita a numerose collaborazioni. Sensibile traduttrice di emozioni, elabora atmosfere tematiche per le più svariate occasioni. Già vocalist per un brano dei concittadini SDANG! (
qui il nostro articolo), non poteva essere artista migliore per interpretare le sonorità degli Ens-O.
www.facebook.com/claudiaisonthesofa
www.claudiaisonthesofa.com
www.claudiaferretti.bandcamp.com


GROG è un duo basso-batteria da Reggio Calabria, attivo dal 2015. Luigi Malara e Filippo Buglisi sperimentano tra l'alt rock ed il noise, usando anche tastiere ed elettronica. Per la nostra compilation hanno dato in prestito la loro "Go to Guys".

 
MARIA GO MIMMI GO, batterista del duo laziale I-TAKI MAKI (2012), ha colto la sfida al volo, aggiungendo un piacevolissimo arrangiamento vocale al brano dei colleghi calabri. La registrazione, come il mix e il mastering del brano feat, è stato curato dal chitarrista dei Taki, StrAw. Per sapere tutto sul questo duo, ormai stabilmente di stanza a Berlino e con ben 5 album all'attivo, qui l'ultimo nostro articolo a loro dedicato.




I NADSAT (2015) sono un combo chitarra-batteria bolognese ormai punto di riferimento nel mondo dei duo. Michele Malaguti alla violenza delle sei corde e Alberto Balboni alla potenza dei suoi tamburi, muovendosi tra il metal, il math rock ed il noise, hanno saputo costruire, negli anni, un sound distintivo, fatto anche di ricerca e sperimentazione. Giunti al loro terzo lavoro in studio, ci lasciano a disposizione per il featuring "Rhino", l'opening track al loro Feral del 2019. Per altre notizie sul duo, qui il nostro articolo di approfondimento.
 Il vocalist che ha interpretato alla perfezione lo spirito di "Rhino" è NA'RESH RAN, il fondatore dall'etichetta indipendente toscana, ormai di culto, DIO DRONE, che ha dato risalto a molti progetti musicali estremi della scena underground nazionale, uno su tutti i nostri colleghi OvO. Sebbene i Nadsat e Nàresh non si siano ancora incontrati a livello discografico, sono ottimi amici e questa nostra sfida è stata l'input per vederli collaborare. Dalla traccia featuring è stato anche realizzato un videoclip ad opera di Alberto Balboni.


RAI'SE è un duo vicentino di recente formazione che vede collaborare due navigati strumentisti: alla chitarra il lombardo Fabio Silvestri (ex FankyFourFingers) e alla batteria Luca Brunello, già nei Mangia Margot. Hanno appena pubblicato Crepa, un'interessante album in chiave post-core, autoprodotto ma curato nei minimi dettagli, che sta uscendo anche a livello europeo e negli USA.
"Commuovelalegge", il brano messo a disposizione per la compilation, è un pezzo al quali i due sono molto legati, e riporta anche un estratto del discorso dell'anarchico Bartolomeo Vanzetti al suo processo di condanna a morte negli Stati Uniti, tratto dal film a lui dedicato e interpretato da Gian Maria Volontè. Ogni altro tipo di approfondimento sul duo nel nostro articolo Edp (qui)
STEFANIA PEDRETTI, inconfondibile voce del duo noise estremo OVO, ormai conosciuto in tutto il mondo, e solista con il nome d'arte ?ALOS, ha apprezzato da subito questo brano e il concept che incarna, mettendo a disposizione la sua incredibile vocalità. La traccia, amalgamata dal fonico dei Raìse, Charlie di Carlo, ha arricchito con uno sfondo growl il già ottimo pezzo originario. In programma anche qui un video della collaborazione. Per gli ultimi aggiornamenti con gli OvO, a voi il nostro ultimo articolo sulla band.


SDANG!: duo bresciano post rock con predisposizione math e strutture prog, fondato nel 2014 da due professionisti della musica: Nicola Panteghini alla chitarra e il compositore e polistrumentista Alessandro "Petrol" Pedretti alla batteria. Nati come strumentisti live per la band I Giuradei, vantano collaborazioni di prestigio, come con il batterista dei Porcupine Tree, Colin Edward, da cui il trio Endless Tapes.
Per la nostra compilation lasciano a disposizione il brano "Il meccanismo dell'orologio" tratto dal loro terzo album in studio Il paese dei Camini Spenti. Qui il nostro ultimo articolo sul duo.
La sfida di interpretare vocalmente gli Sdang! viene presa al volo da MARCHO GRONGE da Roma, noto per aver fondato appunto i GRONGE, band ancor oggi attiva dal 1985, considerata seminale per tutta la musica degli anni '90 e in parte del duemila e dalla cui costola nacquero gli ZU. Della sua lunga biografia personale, lo ricordiamo in veste di pittore con i suoi celeberrimi DISEGNI BRUTTINI nonché gestore, negli ultimi anni, del locale romano B-Folk, che ha dato spazio a tanti originali progetti dell'underground nazionale.
Grazie a un marchio distintivo del tutto personale, aggiunge un tocco di avanguardia alla compilation, con la sua interpretazione "anarco dada", frutto di un intervento parlato, per una traccia volutamente non mixata con il resto del brano degli Sdang!


THE INFRAMEN è un duo basso-batteria stoner/garage lo-fi da Bari con un suono fuzzoso del tutto personale. Il combo nasce nel 2014 dall'unione di Robert Parker e dAs Ret, entrambi amanti dei film di supereroi giapponesi, videogiochi e fumetti in tema. Su queste basi fondano l'intero concept della band e i numerosissimi videdoclip amatoriali che si dilettano a creare. Anche per il brano "Fighting with James Brown", tratto dal primo album del 2016, e intitolato "Fighting with THEBUCKLE" dopo il featuring, dAs Ret ne ha creato uno spassosissimo a tema (qui).
Per i vari approfondimenti, potete consultare l'articolo Edp a loro dedicato.

ANDREA MARCARINO era il candidato migliore per interpretare i suoni dei colleghi baresi. E' chitarra e voce, assieme al batterista Maxim Sclavo, dei Cuneesi THEBUCKLE, duo stoner dalle sonorità potenti. Entrambi anche membri della storica band piemontese anni '90, ora in reunion, Unwelcome. Qui il nostro articolo del 2015 sul duo.



I TRISTAN DA CUNHA vengono da Pavia e sono il chitarrista Francesco Vara (Altaj) e il collega alle pelli Luca Scotti. Il duo, fondato nel 2016, propone un'interpretazione della musica molto personale, fatta di suoni rarefatti e sospesi, un post-rock in forma di slow-core. "Too Deep for Us", la traccia scelta per la nostra compilation, fa parte del loro terzo Ep "Onda do Mar", uscito nei primi mesi di questo 2020.
Qui l'articolo Edp con gli approfondimenti sulla band.
 
JULINKO è il progetto musicale di GIULIA PARIN ZECCHIN, nato a Praga nel 2015. Un post-rock, dark e sperimentale, dove la voce dell'artista dipinge panorami sospesi in una sorta di folk etereo venato di contaminazioni varie. Una scelta fortunata, quella dei Tristan da Cunha, visto che l'apporto dell'artista ha elevato l'atmosfera del brano di partenza portandolo a livelli di rara bellezza.
www.facebook.com/julinko.julinko



VULBO: stoner/math per questo duo chitarra-batteria da Bergamo, fondato nel 2017 da Alessandro Frosio e Antonio Cassella. Il brano "Need Rot" è tratto dal loro album di debutto "Vulbo" del 2018 e hanno scelto espressamente gli amici Milf per questa collaborazione featuring. Di prossima uscita il nostro articolo su di loro.




DON ALEJANDRO (chitarra e voce) e Carlito (batteria), sono i musicisti del controverso duo pescarese MILF (2011), al quale si aggiunge da sempre un terzo membro dietro le quinte, ARTISTA SADICO, nella veste di fonico e produttore della band, con la propria etichetta Grammofono alla Nitro, ma anche, per un periodo, alla voce e synth. Tra vari stop e momenti di intensi live, ad oggi la band resta definitivamente incentrata sui due soli musicisti che stanno lavorando all'uscita del loro terzo lavoro discografico. Sono Don Alejandro e Artista Sadico, invece, gli artefici dei vocalizzi vari sul brano degli amici Vulbo per un risultato strepitoso che, in forma del tutto inattesa, porta persino a ballare...
Il nostro ultimo articolo sul duo è reperibile qui.


ZOLLE è un duo heavy metal/hard rock da Bruzzelle (LO) fondato nel 2012 da Marcello Bellina (chitarra) e Stefano Contardi (batteria). Per loro suonare è una festa e ogni concerto una scenografica avventura. Basano l'iconografia della band sulla bucolica vita di campagna, tra trattori e animali della fattoria: il maiale è il loro animale totemico che campeggia su ogni cover dei 4 album finora registrati. Tutto l'artwork del duo è ad opera dello stesso chitarrista, conosciuto con il nome d'arte BERLIKETE (il colore è aggiunto invece da Eviac). Si sono esibiti in tutta Europa, da cui la richiesta di effettuare il featuring con un carissimo amico londinese, conosciuto durante i loro live d'oltremanica, egli stesso parte di una 2-piece chitarra-batteria. Qui il nostro ultimo articolo sul duo; a breve l'aggiornamento.

HARRY ARMSTRONG, dopo una lunga carriera di chitarrista e cantante in svariate hard band britanniche, approda al duo chitarra-batteria NOISEPICKER creando uno stile proprio aggiungendo, alla base blues, un tocco di punk e doom. E' attualmente anche cantante della band BLIND RIVER






MALI YEA fa parte dello staff di Edp come recensore ma soprattutto come grafico. Suo è l'artwork della cover di questa compilation.
E' anche fondatore e chitarrista del duo reggiano ANICE, giunto ormai al sesto lavoro discografico, Poems about Destruction, di recente pubblicazione. Il duo è attualmente attestato nella formazione che vede alla batteria il collega Nicola Bigliardi. Qui il nostro ultimo articolo su di loro; a breve l'aggiornamento.




Organizzato da Giusy Elle x Electric Duo Project (EDP)



lunedì 8 giugno 2020

206. MARMO e "Viceversa"


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Marmo2: La pesantezza del MARMO (2018)
Presenti nella nostra EMILY DUO COMPILATION (2016)


INTRO
In attesa della compilation di prossima uscita (sorpresa!), ecco un ultimo, breve articolo di aggiornamento sui duo. Anche dei Marmo infatti abbiamo già parlato e ne seguiamo la carriera fin dagli inizi. Dopo la pubblicazione di 3 Ep, eccoci ora al loro quarto lavoro in studio, Viceversa, un 4 tracce registrtato live in studio. Qui a seguire un breve riassunto sulla carriera del duo e la recensione al nuovo Ep da parte del nostro collaboratore Nicola Cigolini (ex SAMCRO). Come sempre: buona lettura e buon ascolto a voi!

RETROSPETTIVA E AGGIORNAMENTO
Campione Frizzino (chitarra) e Gianluca Piras (pelli) sono attivi in quel di Forlì fin dal 2014, ossia da quando, assieme all'amico Paolo il Faro (management), fondano il duo strumentale MARMO dalle ceneri del precedente duo chitarra-batteria PICEA CONICA. Le sonorità post metal anni '90 stanno alla base della loro musica e, dopo 3 Ep, anche questo quarto lavoro discografico ricalca una formula ormai vincente: chitarra granitica, pesante e rocciosa come il loro nome, batteria dai ritmi calzanti e serrati e condimenti noise. Un duo che da sempre ha saputo soddisfare i fan di Helmet, Melvins e Pelican e di tutta la magica realtà sonora che vi ruota attorno.

Abbonati alla formula dell'Ep, si presentano allo scoccare degli ultimi giorni del 2019 con la pubblicazione di un nuovo album, un 4 tracce questa volta registrato in presa diretta nel concittadino Soundscape Studio, e rilasciato, questa volta, esclusivamente in formato digitale.
Dopo una piccola parentesi con E' Un Brutto Posto Dove Vivere, per la pubblicazione del precedente La Gravità del Buio, Viceversa esce completamente autoprodotto. Ascoltatevi quindi questa bella bombetta post metal ma gari mentre leggete il suo approfondimento con la recensione in calce di Nicola Cigolini. 

Ascolto integrale di Viceversa


Link band: Facebook / Bandcamp



RECENSIONE
MARMO Viceversa
Ep Dicembre 2019 Autoprodotto

Eccomi a parlare nuovamente dei Marmo, duo forlinese di nascita ma carrarese di adozione, dopo la mia recensione al loro prim Ep del 2016, Inside; tornano quindi i MARMO con un mini live in studio dal nome Viceversa.

In questo periodo di quarantena forzata, del mondo della musica e delle arti in generale, la parola "live", seppur su un supporto telematico, fa crescere dentro di me quella voglia di poter tornare a goderci quello che amiamo di più, ovvero la musica dal vivo!

Ma torniamo a noi, Viceversa è un Ep live che si compone di 4 tracce, registrate presso il SounndScape Studio di Forlì, dove i due componenti (Frizzino alle corde e Piras alle pelli) si lanciano in questo sound noise/post metal che cattura subito con le ritmiche di "Babele", un rabbioso e marmoreo pugno nello stomaco dove il duo mette subito le cose in chiaro su cosa voglia essere questo disco.
Passiamo poi ad "Osmosi", forse il pezzo più debole dell'album (e un 4 pezzi in totale non dovrebbe permetterselo, un pezzo debole...) un po' monotono e con nel finale anche qualche errore di esecuzione vero e proprio, che non mi ha molto entusiasmato.
La terza traccia, "Viceversa", che dà il nome anche all'Ep, è invece uno dei pezzi più belli che abbia mai ascoltato su questo genere, molto vivo, molto aggressivo ma anche cerebrale, 3 minuti e venti di bei riff, belle idee, bel mood, bel groove e sopratutto che non stanca, dall'inizio alla fine (il che, per della musica strumentale, non è mai un male).
L'ultimo brano, molto più cerebrale, è "Idra", 6 minuti di pezzo ben pensato e con buone idee che forse però si potevano esplorare meglio.

In conclusione un lavoro con un pezzo veramente forte, che i ragazzi hanno saputo valorizzare anche nel concedergli il privilegio di "nome del disco" che però non ha propriamente il contorno che merita, ma che si sente che è comunque "pensato" e soppesato.
Sulla parte tecnica i due sono dei carriarmati e sanno il fatto loro, come lo studio che li ospita, visto che suona tutto molto bene.

Appena si potrà (e mi auguro il più presto possibile), speriamo di poterci fare una birretta insieme ai Marmo, ovviamente dopo un loro live!


Nicola Cigolini
6,5/10



DISCOGRAFIA
VICEVERSA 2019 Autoprodotto (PostMetal, Noise, Instrumental)

1.Babele  2.Osmosi  3.Viceversa  4.Idra







LA GRAVITA' DEL BUIO 2018, E' un Brutto Posto dove Vivere (PostMetal, NoiseCore)

1.Lilith  2.In my Room  3.Madre  4.Il Buio







INSIDE 2016, Autoprodotto (PostMetal, Noise, Sludge)

1.Humanity  2.Expand the Hurt  3.The Dark Sheen  4.Rude  5.You  6.Demons (Evil)









Articolo e intervista ad opera di Giusy Elle


mercoledì 13 maggio 2020

205. RECENSIONE72: Molto poco zen by Rough Enough




ROUGH ENOUGH: un duo siciliano che omaggia il bel garage punk degli esordi dei power duo, dagli storici White Stripes ai nazionali BSBE così come certe sonorità della band concittadina Uzeda mentre, con il cantato in italiano, si inserisce appieno nella tradizione Altrock nostrana. Loro sono Fabiano Gulisano (chitarra e voce) e Raffaele Auteri (batteria e cori).
Due gli Lp già sfornati, di cui il secondo, Molto poco zen, è quello di cui trattiamo in questa sede. Frutto di un intenso percorso di crescita personale, raccoglie e sviluppa, in chiave punk, suoni sporchi, ritmiche viscerali e testi provocatori. Un bel 12 tracce da 46 minuti (compresa un outro ghost track) in bilico tra rock, punk e suggestioni blues. I loro testi, piuttosto intensi, parlano di una società in preda ad ansie, paure e preoccupazioni, un mondo che può cambiare solo se si abbandonano tutti gli alibi. Esce il 18 gennaio 2019 per OverDub Recordings mentre viene anticipato da un primo video tratto da "Mackie", la prima traccia dell'album; al suo interno anche una piccola chicca di Ufo dei The Zen Circus.
Per tutti i dettagli sul disco, sulla band e per gli approfondimenti con la loro intervista, rimando all'articolo appena pubblicato; qui a seguire, invece, l'ascolto guidato di Molto poco zen con l'esaustiva recensione del nostro Cesare Businaro. A voi i suoni grezzi e ruvidi dei catanesi Rough Enough, un duo da tener d'occhio, perchè ci sta già preparando una nuova vagonata di rock!

Video:

Contatti Band: Facebook / Bandcamp / Soundcloud / Spotify / Instagram


Molto poco Zen credits:
Scritto e suonato da Rough Enough: Fabiano Gulisano (chitarra, voce, testi) e Raffaele Auteri (batteria e cori)
Registrato e mixato da Davide Iannitti @Sonic Fun House (CT)
Masterizzato da Filippo Strang @VDSS (Roma)
Pubblicato il 18 Gennaio 2019
Formato Cd e digitale
A&R: Marcello Venditti
Label & Management: Overdub Recordings
Distribuzione: Code7/Plastic Head
Ufficio Stampa: Purr Press


Qui lo ascolti

Molto poco zen 2019
OverDub Recordings
(AltRock, GaragePunk)

1- Mackie
2- Una lunga serie di scelte sbagliate
3- Finchè morte non ci separi
4- Non è colpa mia
5- Il quarto stato
6- Polvere
7- U.F.O.
8- Kairo
9- Ode ai relitti
10- Noia
11- Esercizio di stile
12- Molto poco zen


RECENSIONE
ROUGH ENOUGH "Molto poco zen"
Lp 2019 OverDub Recordings / Code7/Plastic Head

Degni del loro nome, i catanesi Rough Enough propongono in “Molto poco zen”, un indie/rock “abbastanza grezzo”, pregno com’è di un punk re-interpretato, complice la struttura minimale del duo, in maniera tanto essenziale, ruvida e tagliente, da render merito altresì alla loro provenienza geografica. Ogni riferimento ai concittadini Uzeda (e così ai Fugazi, per quanto li ispirarono), non è per niente casuale, mentre per i frangenti più melodici della loro proposta e soprattutto per l’approccio vocale – con liriche in italiano, fatta eccezione per qualche verso in dialetto (“picchì tu si spettu, u fai ppi campari”) – sembra lecito (e nemmeno troppo azzardato), accostarli a formazioni del calibro di C.S.I., Marlene Kuntz o Verdena.

Senza prendersi eccessivamente sul serio, tanto da poter fare della sana e divertente auto-ironia, inserendo “a metà disco spaccato” la registrazione di una telefonata con un presunto mentore dall’accento toscano (“U.F.O.”), che pretende di elargire consigli su come scrivere testi più “ganzi” per piacere alla gente, il duo, quasi cercando un approccio confidenziale con l’ascoltatore, al quale in effetti – dai rumori di sottofondo, che si percepiscono in apertura alla prima traccia (“Mackie”) – sembra voler offrire una birra e una sigaretta in compagnia, canta lo sfogo di una generazione (presumibilmente l’ultima), che stenta a riconoscersi nel mondo attuale, a cui rinfaccia la pretesa di distruggere la propria “idea di normalità” (“Non è colpa mia”), manipolandola con il “quarto potere” (“Il quarto stato”) e al cui modello (o prodotto stereotipato) di persona, arriva nella title track ad augurare, con sadico umorismo, una morte – tutto sommato – “molto dolce”: quella cioè di soffocarsi con il Nesquik, qui forse preso a simbolo della globalizzazione e del modello di consumismo, dal quale il nostro narratore ribelle e “molto poco zen”, vuol prendere le distanze.

Musicalmente, il duo non abusa di effetti o stratagemmi particolari, per supplire alla mancanza di altri strumenti nel proprio organico, oltre alla chitarra di Fabiano Gulisano e alla batteria di Raffaele Auteri; qua e là compare, a rinforzarne il sound, la cui dinamica è sostanzialmente rimessa al livello di saturazione della seicorde, un uso comunque moderato del pitch shifting, vuoi per toccare le frequenze più basse (vd. il riff di “Polvere”, tanto fuzzoso e roboante, da suonare stoner), vuoi per armonizzare la chitarra come fosse un organo (vd. l’interludio melodico di “Non è colpa mia”), ma senza in ogni caso snaturare la semplicità della proposta, che unita all’efficacia delle liriche (incisive e orecchiabili), è ciò che si apprezza fin dal primo ascolto del platter.

Degni di menzione a parte, l’ipnotico – seppur breve – assolo della già citata “Polvere” (forse l’unico di tutto il disco) e l’introduzione di “Ode ai relitti” (sullo stile – romantico – degli Afghan Whigs).

Cesare Businaro
7/10


Articolo ad opera di Giusy Elle

204. ROUGH ENOUGH: rudi quanto basta



INTRO
Ci capita spesso di presentare duo del Nord Italia, molto meno dalle altre regioni. Come dimostra la mappatura dei duo chitarra-batteria nazionali dell'archivio Edp, è evidente la diversa presenza di combo lungo lo Stivale, ma questa suddivisione non tiene conto di quanti giovani musicisti meridionali, al Nord per lo più per studio, fondano delle interessantissime band nella nuova sede di residenza. Non è però il caso del duo di oggi, catanese d'origine, che nella propria Sicilia milita, studia, lavora e tiene alto il nome delle 2-piece nazionali. Andiamo a vedere come si muove l'onda grezza del rock nella bella isola trinacria.

BIOGRAFIA
I ROUGH ENOUGH sono un duo alt-rock catanese composto da due giovani attivi nel sociale: il chitarrista Fabiano Gulisano, psicologo classe '89, e il collega alle pelli Raffaele Auteri ('94), studente di sociologia. Un duo fortemente voluto ma dagli esordi complessi, che si stabilizza finalmente in questa formazione soltanto nel 2017.

Fabiano, dopo militanze in band poco durature, inizia a comporre materiale personale con il preciso intento di creare un duo chitarra-batteria, ed è nel 2014, con Danilo Bonfiglio, che riuscirà a concretizzare su palco la decina di pezzi fino ad allora abbozzati. La demo dei brani giunge anche a  Daniele Grasso della Dcave Records che, per primo, coglie il potenziale della band proponendo un contratto per la pubblicazione di quel materiale con la succursale The Kids Are All Right. Sembra una bella notizia! Ma il batterista non si sente di firmare... sarà Gabriele Sinardi a prendere il suo posto al Cave Studio di Catania per registrare Get Old and Die(2016), opera prima di ben dieci tracce grintose, con la quale i Rough Enough si presentano nella scena musicale locale; purtroppo anche questo batterista misteriosamente sparisce, lasciando sospesa la promozione dell'album. Sarà l'incontro fortuito ma decisivo con Raffaele Auteri, infine, a salvare il duo, portando finalmente il bell'album sui palchi e attraendo la giusta attenzione sulla band: i loro live sono energici e incandescenti, un fresco mix di corpose distorsioni di chitarra e drumming dall’attitudine punk, un ottimo omaggio a duo come gli storici White Stripes o i nostrani BSBE ma anche a certe sonorità della band concittadina Uzeda.

Dopo gli opening act per One Dimensional Man e Giungla, vari festival e un tour di presentazione, i due si apprestano a comporre il materiale per rientrare in studio di registrazione. Ne nasce un altro Lp (12 le tracce), dal titolo Molto poco zen, cantato completamente in italiano, a differenza dei brani misti con l'inglese dell'opera precedente. La sua musica è  travolgente e positiva ma i testi ci rivelano un duo che medita, come molti ormai, sulle problematiche di questo mondo: non è la politica il tema principale, nemmeno lo scompiglio ecologico, ma l'uomo in sé e il suo sentire, soprattutto il suo soffrire. Molto poco zen è la risposta a piccole crisi personali e raccoglie pensieri in bilico tra la metariflessione, la paura della morte, l'illusione e la noia ma è anche una forte critica al giornalismo sensazionalistico o all'inciviltà del cittadino medio. E' sì uno spaccato di quotidianità appesantita da un generale mal di vivere, ma anche "una sorta di 'urgenza sociale', il bisogno di ritrovare la collettività che non riesce a trovar pace e diventa rabbia mista a delusione [...] la necessità di un cambiamento in positivo, la voglia di fare nonostante la complessità degli eventi", un'incitazione a migliorare che rivela una luce di speranza, come riportato nel comunicato stampa della band.

Molto poco zen viene registrato e mixato da Davide Iannitti (Loveless Whizzkid, Stash Raiders, Cambogia) presso la Sonic Fun House di Catania e, con il mastering di Filippo Strang, viene pubblicato il 18 Gennaio 2019 dall'Overdub Recordings di Marcello Venditti. Anticipato dal video della prima traccia "Mackie", contiene anche una piccola chicca di Ufo dei The Zen Circus: un simpatico dialogo telefonico con Fabiano, mentre elargisce alcuni improbabili suggerimenti... A pochi giorni dalla pubblicazione esce anche un secondo video, tratto dalla title-track, la ballad che conclude l'ascolto del disco. A proposito di video: dopo il live per la data Catanese del festival itinerante "Rocketta Summer Live 2019", un loro brano viene scelto per la realizzazione di un videoclip in pellicola 8mm, che viene infine presentato nella manifestazione cittadina "Terre di Cinema".

E' ora di ascoltare un po' di musica: qui in calce i due video tratti dall'album e nell'articolo a seguire l'ascolto e la recensione di Molto poco zen a firma Cesare Businaro. Qui procediamo con una breve presentazione dell'etichetta prescelta per la pubblicazione e con l'intervista ai nostri Fabiano Gulisano e Raffaele Auteri. Buona lettura e buon ascolto, quindi, poi mi farete sapere... i Rough Enough sono rudi abbastanza?

 
Link video: "Mackie" / "Molto poco Zen"
Ascolto integrale di Molto Poco Zen


LABELS
OverDub Recordings http://www.overdubrec.com
L'Overdub Recordings è un'etichetta discografica indipendente fondata nel 2013, tra Firenze e Benevento, da Marcello Venditti. Nasce come branchia della più nota Worm Hole Death, nell'ottica di esplorare nuovi territori sonori. L'alternative rock è il genere prediletto, ma ciò che accomuna le pubblicazioni di questa label è soprattutto lo spirito e l'attitudine delle sue band: spiccate qualità artistiche e attitudine ben precisa, che vengono quindi supportate nello sviluppo di progetti immediatamente riconoscibili dal punto di vista sonoro e comunicativo. I ROUGH ENOUGH sono il primo power duo con cui l'etichetta si sia approcciata finora.
https://www.facebook.com/OverdubRecordingsLabel



INTERVISTA
1. Fabiano e Raffaele, benvenuti a questo nostro appuntamento dell'Edp. Conosco meno la scena musicale della vostra regione, volete introdurci alle sonorità isolane? Com'è l'underground dalle vostre parti, quali i generi prediletti e com'è la realtà dei locali? Quali le città più ricettive, in tal senso, e nello specifico nel catanese?
R.- La Sicilia ha una storia importante negli anni '80 e '90, grazie soprattutto a band di calibro internazionale come gli Uzeda, che inevitabilmente hanno condizionato le sonorità tipiche catanesi negli anni a venire, prediligendo il post rock, l'alternative rock e tutto il filone anni '90. Negli ultimi anni i gusti si sono allargati, complice internet e la sempre maggior presenza di progetti meno chitarristici, creando un'interessante amalgama di musicisti. Fortemente presente una componente per ogni genere, dall'elettronica all'hardcore punk, dall'indie pop al metal, dallo shoegaze al post rock. Ovviamente, non tutti riescono a esibirsi con la stessa frequenza, complice il gusto degli spettatori e i locali, che per la maggior parte prediligono progetti più soft, ma non mancano festival e rassegne importanti (Ypsigrock, Rocketta) o locali storici che continuano a proporre concerti di qualità (Candelai a Palermo, Retronouveau a Messina, Zo a Catania).
In questo momento storico, Catania si è un po' affievolita: pochi locali e, purtroppo, pochi spettatori, che preferiscono dj set e serate dance alla musica live. Si resiste, ma sarebbe bello percepire più curiosità nell'ascoltatore medio; spesso si vedono sempre le stesse facce ai concerti undergorund.

2. Fabiano, avevi in mano un repertorio personale, per chitarra e voce, che volevi concretizzare proprio con la sola batteria. Il duo è quindi una scelta ben ponderata: vuoi illustrarci le motivazioni di questa tua decisione? Avevi in mente qualche duo di riferimento?
F. Dopo disastrose esperienze in formazioni di tre o più elementi puntavo all’essenziale: un “partner in crime” con il quale condividere le esperienze ed una botta sicura di energia ai live, cercavo la comodità di prendere decisioni, organizzare prove e spostamenti in maniera “snella”. Come tanti, mi sono sentito incoraggiato dai White Stripes, dai BSBE, per poi scoprire tante altre formazioni non solo chitarra e batteria, ma anche basso e batteria. Ovviamente essere in due ha anche aspetti meno positivi, come il carico delle spese che risulta leggermente più pesante.

3. A livello tecnico, come risolvete la presenza del suono scaturito da due soli strumenti?
F. Negli anni abbiamo costruito ed integrato il nostro set up (specifici effetti in pedaliera, segnale sdoppiato su amplificatore per chitarra e per basso) nell’ottica di creare un muro di suono e giocare dinamicamente con momenti di riempimento e svuotamento. Al di là di questo, conta l’energia che mettiamo in ballo quando suoniamo!

4. Il vostro prodotto finale è in forma-canzone ma so che partite dall'improvvisazione. Come si sviluppa quindi un vostro brano?
F. Ci sono riff improvvisati durante le jam in sala e idee che nascono fuori. Si tratta sempre di qualcosa di viscerale e spontaneo che poi elaboriamo tenendo d’occhio la classica forma della canzone. Selezioniamo, limiamo e togliamo il superfluo, finchè il risultato piace ad entrambi e reputiamo abbia una sua coerenza interna.

5. Molto poco zen, il vostro secondo disco, si potrebbe definire un concept album. I testi seguono una tematica comune e ci mostrano una società indifesa, emotivamente debole, in preda a timori e insicurezze. E' semplicemente un guardarsi in giro, Fabiano, oppure queste figure vengono ispirate dalla tua professione di psicologo? E in quale misura questo 'quadro' vi pare così poco Zen?
F. Guardarsi in giro è fondamentale, guardarsi dentro pure, saper coniugare entrambe le cose e imparare a fare esperienza di quel che ci accade è un’abilità che va allenata: sicuramente in questo la psicologia mi ha dato una mano. Il messaggio dell’album ruota intorno alla difficoltà di connettersi emotivamente con se stessi e con il mondo nel qui ed ora, per vari motivi: rabbia, tristezza, angoscia, paura. Emozioni che, nonostante i buoni propositi, non sempre riusciamo ad accettare e comprendere: in questo senso siamo “molto poco zen”.

6. Fortunatamente l'album non è solo il ritratto di un mondo in difficoltà, si sente anche l'urgenza di una soluzione, parlateci del messaggio positivo che si cela dietro le tante debolezze dei giorni nostri.
R. Il messaggio positivo è quello che il cambiamento parte sempre dal basso. L'idea di un disco sociale e, inevitabilmente, politico (seppur non esplicitamente) rimarrà sempre quella di far porre domande a chi lo ascolta. Prendere atto che c'è un problema nella società moderna, nei modi di fare, di porsi con gli altri. Capire che finché si resta solo a guardare, allora resteremo per sempre a lamentarci. Forse, più di tutti, far capire che non si è soli, abbandonati in una società di cui non vorremmo far parte. Credo che, in fondo, dietro ci sia il più primordiale senso di comunità dell'uomo sociale di raggrupparsi e convivere secondo valori comuni e consolidati, che non ritroviamo nella maggior parte dei componenti della società.

7. Il vostro genere musicale si presta bene all'inglese, tant'è che molti dei testi del primo album erano scritti in tale lingua. Già comparivano i primi pezzi in taliano, però... Con questo secondo disco vi siete completamente vocati alla lingua nazionale. Certo, c'è una bella tradizione di Alt-rock italiano, ma visto il messaggio delle canzoni, è stata anche una scelta dettata dalla necessità di comunicazione, nel desiderio di far arrivare più direttamente il messaggio proposto?
F. L’inglese è stato un primo approccio per comunicare senza esporsi troppo. In qualche modo usare una lingua diversa dalla nostra dà una sensazione di protezione dal giudizio altrui, quando non si è pronti a mettersi “a nudo” di fronte al pubblico. Poi ho preso sicurezza, ho scelto di scrivere i testi in italiano e mi è piaciuto sempre di più, proprio per l’immediatezza del messaggio. Fare musica è comunicare, anche se continuo a combattere comunque contro un’altra mia difesa, l’ermeticità, quando tratto argomenti che mi stanno particolarmente a cuore, e non sempre vinco.

8. Due dischi e due etichette discografiche. Ci raccontate di queste realtà da voi selezionate?
R. Sono stati due approcci totalmente diversi, dettati da dinamiche compositive differenti. Nel primo disco la produzione assunse un ruolo di guida “artistica”, che da un lato forse permette di lavorare meglio in produzione, ma dall'altro finisce con lo smontare il prodotto. Il primo disco ha un'essenza live totalmente diversa, si discosta moltissimo dall'impacchettamento che ha ricevuto in registrazione. Il secondo disco è nato in maniera opposta, ci riamo ritrovati a comporre tra il 2017 e il 2018 in maniera spontanea; essendoci appena formati, ci è venuto quasi naturale buttarci su canzoni nuove, che fossero di entrambi. Quindi la registrazione con Davide Iannitti al Sonic Funhouse Studio, esperienza che ci ha molto formato in ottica di musicisti di professione. Abbiamo da subito avuto piena libertà, potendo gestire come meglio credevamo il sound, i suoni e la composizione. Davide è stato poi una guida importantissima, ha preso davvero a cuore il progetto e siamo felicissimi del lavoro svolto. L'idea era dal principio quella di un disco “live”, sporco, ruvido, viscerale. Volevamo che l'impatto del concerto venisse cristallizzato nelle canzoni registrate. A disco finito ci siamo messi in contatto con Overdub Recordings che ha amato il prodotto e si è deciso di collaborare per la produzione effettiva, trovando un'etichetta professionale e molto affine al genere che suoniamo e, soprattutto, a una ricerca continua di qualità ed emozione punk. Ci è da subito piaciuto l'atteggiamento di Marcello Venditti, che ha sempre seguito il progetto lasciandoci sempre la libertà necessaria e cercando sempre un punto d'incontro, senza mai imporsi solo per il ruolo che ricopriva. E' bello trovare persone che riescono a capire i musicisti.

9. Ben due video tratti dall'album. Come si sono sviluppate le riprese?
R. Le riprese dei due videoclip sono state affidate a Mauro Sodano, che non possiamo che ringraziare. Ci piaceva l'idea di ricalcare visivamente le emozioni del disco: il set di Mackie risultava perfetto, essendo anche il luogo in cui è stata scattata la foto che divenne copertina dell'album e dando continuità visiva al progetto. Poi per una serie di circostanze ci siamo ritrovati sempre a girare video in luoghi dissestati, andando sempre più a ricalcare visualmente questa sensazione di decadenza di cui cantiamo nelle nostre canzoni. Metaforicamente, vederci suonare in una città come Catania o vederci suonare in un rudere abbandonato, a noi risulta quasi la stessa cosa.

10. Dopo quasi un anno e mezzo dalla pubblicazione di Molto poco zen, quali i progetti futuri dei Rough Enough?
R. Sicuramente il primo tour fuori dalla Sicilia. Era già in programma per Marzo, ma ovviamente abbiamo dovuto rimandare il tutto a un momento più felice per l'Italia. Speriamo di poter tornare presto a suonare, cercando anche di capire come si gestiranno nell'imminente futuro i concerti dopo l'emergenza coronavirus.
Già da tempo stiamo lavorando al nuovo disco, abbiamo composto molte canzoni e aspettiamo di avere le idee chiare sulle ultime composizioni prima di prepararci alla registrazione effettiva. Cercheremo di alzare ancora l'asticella: le canzoni nuove, a nostro avviso, sono un grandissimo passo in avanti a livello tecnico e compositivo rispetto a Molto Poco Zen, senza che comunque snaturino quella che è l'essenza del progetto. Molto poco zen è un disco punk nell'anima, ci piace per quello, ma con questo terzo disco cerchiamo di raggiungere una maturità musicale che sentiamo di dover mostrare da tempo. Sarà un disco più cattivo e intenso, vicino alle sonorità post rock/noise anni 90.

Bene Fabiano e Raffaele, siamo giunti alla conclusione di questa piacevole intervista. Non ci resta che ringraziarvi ed augurarvi un meritato proseguio di carriera! Grazie anche a voi! Ci si vede ai Live!
 


DISCOGRAFIA
MOLTO POCO ZEN 2019, Overdub Recordings (Altrock, GaragePunk)

1.Mackie  2.Una lunga serie di scelte sbagliate  3.Finchè morte non ci separi  4.Non è colpa mia  5.Il quarto stato  6.Polvere  7.U.F.O.  8.Kairo  9.Ode ai relitti  10.Noia  11.Esercizio di stile  12.Molto poco zen


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GET OLD AND DIE 2016, The Kids Are Alright (Dcave Records), (Altrock, GaragePunk)

1.Blob  2.#42  3.Vite sbagliate  4.19.05  5.Face the Day  6.Big All  7.Sala d'attesa  8.Bisturi  9.Call My Name  10.The Day is My Enemy (The Prodigy)




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Articolo e intervista ad opera di Giusy Elle