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giovedì 24 gennaio 2013

04: OvO e BACHI DA PIETRA: una coppia di duo con un unico motore; OvO e ALLUN: una coppia di duo con un'unica voce. PARTE I: OvO

(Altri post correlati:  BRUNO DORELLA; STEFANIA PEDRETTI; RECENSIONE "ABISSO"; STEFANIA PEDRETTI un anno dopo; "CREATURA")


   Bentornati agli appuntamenti musicali dell'EDP in questo nuovo 2013! So che siete in molti a seguirci e apprendo con piacere che tanti di voi si stanno dimostrando addirittura affezionati lettori! E' con slancio rinnovato quindi che affrontiamo oggi un nuovo capitolo dell'underground musicale italiano.
   Dopo l'intervista a Le Scimmie e l'analisi musicale dei sottogeneri più "tenebrosi" del metal, ho pensato bene continuare sullo stesso filone... come non affrontare quindi un'intervista con il mitico e storico duo degli OVO?
   Gli OVO, con base per molti anni a Milano, sono tra i primi duo italiani che ho avuto il piacere di annoverare tra i membri dell'Electric Duo Project fin dalla sua fondazione. Bruno e Stefania si sono dimostrati da subito molto disponibili nel fornire materiale audio, fotografico e informazioni, e in questo nuovo incontro, in occasione dell'intervista a loro dedicata, hanno rinnovato tale mirabile predisposizione.
   I due componenti della band non sono dei semplici strumentisti ma dei veri e propri artisti che fanno della libertà espressiva e di ricerca i punti cardine della loro esistenza. E' così che Bruno fonda una propria etichetta discografica, la BAR LA MUERTE (con la quale produce interessanti progetti musicali ed artistici alternativi), nonchè si esprime in band molto diverse tra loro (suona la chitarra e compone i brani raffinati della band RONIN; accompagna alla batteria con classe la musica intimista di Giovanni Succi, nel duo BACHI DA PIETRA; ed infine contribuisce con la sua ritmica selvaggia e furiosa a definire il suono specifico del duo OvO). Stefania non è certo da meno! Parte dalle ALLUN, un supergruppo al femminile (infine ridotto anche qui alla più scarna dimensione di duo) dove la musica si inserisce in performance di vario tipo, tra cui sfilate di moda con abiti a dir poco alternativi e geniali! Negli OvO contribuisce con il suo canto gutturale al particolare sound massacrante e dissacrante del duo. Non paga delle sue esperienze in coppia, si esibisce anche da sola nel progetto ?ALOS, dove anche qui performance teatrale e musica si alternano, confrontano, ed infine fondono in un concept live spesso ispirato al mondo femminile e alle sue innumerevoli sfaccettature, anche storiche. Appassionata di arte grafica, compone gran parte del materiale visivo e propagandistico delle sue band, ma non trascura nemmeno l'aspetto scoutistico, curando per anni, assieme al gruppo PUNTO G, una serie di mostre collettive d'arte al femminile. Dopo anni di residenza a Berlino e con base ora a Ravenna (dove organizza mostre di vario tipo), gestisce assieme a Bruno e alla collega Francesca Morello il nuovo progetto DELIKATESSEN, con lo scopo di organizzare concerti e mostre, ovviamente estremi o comunque alternativi, o di scoprire nuovi e particolari talenti, dando una sferzata di vitalità all'aria assopita di provincia.
  E' evidente che materiale per un'intervista ce n'è a sufficienza! Ma anche per due! E' così che ho optato infine per dividere quest'intervista in due tranche: la prima, che proponiamo qui oggi, è dedicata completamente agli OvO e alla loro filosofia di vita, mentre nella seconda parte, che seguirà a breve, analizzeremo con piacere tutti i progetti paralleli dei due musicisti nonché la storia e la produzione degli altri duo che li vede coinvolti, completando così la figura poliedrica dei nostri prolifici artisti.
   Iniziamo quindi ad affrontare questo viaggio lungo ed intrigante nella caleidoscopica vita artistica di Bruno e Stefania degli OvO analizzando dapprima la loro biografia. I nostri lettori sono abituati ormai ai profili ricchi e completi che presentiamo qui all’EDP, quindi mettetevi comodi davanti al pc e... buona lettura!  

LA BESTIA Official Video
(Presenti anche nella nostra compilation EDP Vol.1, qui il link per il download)

BIOGRAFIA E LINK VIDEO
   Gli OVO sono Bruno Dorella alla batteria in un set up minimalista che suona in piedi (rullante, floor tom e un piatto con i quali crea un'atmosfera tribale) e la ex compagna Stefania Pedretti alla chitarra elettrica e voce, alternando pure basso super-distorto, violino od armonica; si presentano su palco da sempre mascherati: Bruno con abito da wrestler o incappucciato, mentre Stefania, seppur indossando soltanto una maschera sugli occhi, è caratterizzata da un look personale sul quale troneggiano i suoi dread locks chilometrici.
   I due erano già una coppia quando a fine 2000 fondano gli OvO, continuando così la tradizione dei married-duo, strada già battuta da tanti altri colleghi, anche a livello mondiale. Bruno aveva già abbandonato la sua band d'esordio, l'irriverente grunge-punk WOLFANGO con la quale si era distinto nell'ambiente dell'underground italiano e dirigeva già BAR LA MUERTE, la sua personale etichetta indipendente underground, purtroppo chiusa giusto un anno fa dopo quasi 13 di attività.
   All'epoca Stefania, originaria del Pavese, militava invece da qualche anno nel super gruppo femminile alternativo ALLUN, nato nel locale Centro Sociale di Vigevano, dove si esibiva in spettacoli misti tra musica e performance varie e dove i due già organizzavano concerti di band per lo più straniere; la chitarra e voce delle Allun esprime appieno le sue caratteristiche in questo nuovo progetto, ossia suoni cupi e profondamente distorti in una sequenza di granitici accordi e rumori, accompagnati da una vocalità ctonia, proveniente dagli antri stessi della Terra, esprimendosi in un growl molto personalizzato (“Ostkreutz” 2010), alternato da versi e cantilene infantili come da altri più simili ad incantesimi della notte delle streghe ( "Marie" video ufficiale). La voce e lo stile di Stefania sono quindi unici ed immediatamente riconoscibili e seppure entrambi amino giocare in questo progetto con l'immaginario macabro e satanista -senza per questo professare alcun credo in tema- è Stefania la persona più coinvolta nel simbolismo noir e particolarmente attratta da tutto ciò che concerne il mondo sciamanico e femminile, tant'è che svilupperà ulteriormente queste tematiche nei suoi futuri progetti paralleli. Fin dall'inizio, quindi, gli OvO si esprimono in uno stile molto personale: si basa sì su generi alternativi specifici e di nicchia del metal come Doom, Death, Sludge, Grind, Drone e Noise misti ad attitudine punk espressa principalmente nella filosofia del DIY (Do It Yourself), ma in una miscellanea del tutto unica, spontanea, strepitosa, di ricerca e avanguardia di grande impatto sonoro e visivo (ma sono veramente solo in due a suonare???) che viene da molti definita avant-metal pur i nostri non riconoscendosi in questo genere; i loro concerti sono spesso descritti come semplicemente "massacranti": un misto di dissonanze destabilizzanti, scordature, rumori, anarchia, inquietudine... assolutamente alienanti... sicuramente più musica come atto artistico, liberatorio e di ricerca che di mero intrattenimento sonoro ( "Nosferatu" Video Ufficiale, 2011).
   Gli OvO basano da subito la loro carriera sui concerti dal vivo e in questo senso li possiamo sicuramente definire una tour-band: dal 2001 ad oggi hanno all'attivo quasi 700 live che li hanno visti esibirsi in ogni parte d'Italia, in tutta Europa (compresa quella dell'Est ma anche in Grecia fino a toccare la Turchia) e a livello mondiale: Canada, Nord America, Messico, Israele... Non mancano le incisioni discografiche e le collaborazioni con innumerevoli altre band, anche internazionali, tra le quali ricordiamo gli statunitensi ROLLERBALL e il duo canadese NADJA; attualmente hanno all'attivo 6 album, 3 dei quali con la loro personale etichetta BLM, due con la statunitense LOAD RECORDS (etichetta noise da Providence, Rhode Island, la stessa del rinomatissimo duo basso e batteria LIGHTNING BOLT), fino all'ultimo lavoro "Cor Cordium" del 2011 con l'originale ed alternativa etichetta SUPERNATURAL CAT (vedi discografia completa a fine intervista e interessante approfondimento nella sezione "generi trattati nell'intervista").
   Quello degli OvO non è quindi un semplice progetto musicale quanto un vero e proprio stile di vita: nascono in un ambiente che plasma la loro attitudine di base ossia quella anarcopunk secondo la tradizione dei CRASS, quindi il DIY (acronimo del "fai da te", dall'autoproduzione alla cura personale dell'art-work della band, fino all'organizzazione dei tour tramite reti di gruppi musicali che condividono le medesime ideologie) e quel mondo di valori che si basa sull'ecologia, il rispetto per la natura, gli animali e la salute personale espressa nella dieta vegetariana o vegana. Secondo questa filosofia il rapporto e lo scambio con band affini, la collaborazione tra gruppi per fondare festival od eventi di vario tipo, la creazione di fanzine per pubblicizzare tutto ciò che concerne l'area punk, è cosa basilare che permette di sganciarsi dalle modalità operative delle Major. E' proprio in quest'ottica che si inseriscono appieno tutte le attività del duo: dall'autoregistrarsi e prodursi, specie all'inizio della loro carriera, alla cura della grafica delle loro opere, dall'organizzarsi personalmente i tour o al massimo appoggiandosi a una rete di band con affinità mentali simili, fino al concetto di "collaborazione artistica": è così che gli OvO amano affiancare altri musicisti ai loro tour, all'interno dei loro dischi come crearne di nuovi in piena e nuova collaborazione.

Partiamo dal caso dei ROLLERBALL (Live 2011): questi sono un quintetto jazz-rock e d'avanguardia fondato nei primi anni '90 a Portland (Montana) e con qualcosa come 14 album all'attivo, con i quali gli Ovo vengono in contatto durante un tour del 2001. In breve i concerti diventano praticamente una jam session tra le due band che amano non solo alternarsi ma anche confondersi sul palco; dall'affinità creatasi nasce così un bel disco targato Bar La Muerte, “My First Cowboy” del 2002. I Rollerball incidono dunque per l'italiana Wallace Records collaborando poi con le band parallele di Bruno, i Ronin e i Bachi da Pietra, andando in tour con le Allun mentre la loro pianista Mae Starr inizia una collaborazione ancor più intensa con Stefania, componendo per lei brani al piano registrati poi nell'album "Ricordi Indelebili". I NADJA, duo canadese drone-doom metal, operano alla stessa maniera sfornando split con artisti di ogni sorta. Aidan Baker è l'anima del gruppo che fonda nel 2003 come progetto solista per poter esplorare liberamente i lati più "duri" dell'ambient sperimentale. Per poter esibirsi in live affianca poi la bassista e cantante Leah Buckareff mentre lui si alterna a strumenti come la chitarra, il pianoforte, la batteria, effetti, drum machine... Il duo combina sonorità elettroniche ed atmosferiche con potenti e profonde linee vocali growl, partiture ritmiche lente e decadenti (tipiche del Drone doom), e spunti chitarristici che richiamano lo shoegaze (“Breakpoint”). Dal loro incontro con gli OvO nasce una collaborazione che sfocia in un cd di quattro tracce (o "movimenti", come li chiamano loro: "The Life and Death of a Wasp" 2010) e in una lunga tournè assieme ( "Movement 2: trapped in a jar" ). Da queste collaborazioni non nascono soltanto piacevoli incontri musicali ma vere e proprie amicizie che durano nel tempo, a dimostrazione di quanto la musica possa essere vissuta come base su cui fondare l'intera propria esistenza...  In quest'ottica delle collaborazioni e sperimentazioni i due musicano anche una piece teatrale nel 2011 per la compagnia Lenz/Rifrazioni di Parma.         

Scena da  AENEIS #5 DI QUALI PENE E TORTURE
Nel loro nomadismo innato e nella loro ricerca di luoghi dove esprimersi musicalmente ed incontrare anime affini, i due abitano in grandi metropoli come Milano e Berlino (2006-2011) eppure, nell'ottica di un sano vivere a contatto con la natura, alternano poi la residenza in piccoli paesini (come è il caso di Rocchetta Nervina, sulle colline liguri sopra Ventimiglia) o in cittadine di provincia: l'ultimo trasloco li ha riportati ora in Italia, nello specifico a Ravenna, dove si stanno rimettendo in gioco con un nuovo progetto: DELIKATESSEN; si tratta di un collettivo di artisti capitanato da Bruno, Stefania e la sua nuova compagna Francesca Morello, nell'ottica di selezionare band della zona, alternative ed innovative, con le quali creare eventi d'avanguardia; non trattano solo musica ma anche altri aspetti artistici: una su tutte la recente mostra fotografica dell'artista queer danese Goodyn Green in occasione del XXV Festival di Rimini, primo festival queer italiano. C'è da scommettere che i nostri non passeranno certo inosservati nella tranquilla vita di provincia del ravennate! Ma per sapere questo ed analizzare meglio tutto ciò che è stato accennato nel corso della loro biografia, lasciamo ora la parola agli stessi Bruno Dorella e Stefania Pedretti degli OvO; vi ricordo solo di non perdere la rubrica “Generi underground” che troverete a fine intervista, dopo la sezione “discografia”, nella quale parleremo di anarcopunk, della mitica etichetta Supernatural Cat, di Grind e Drone metal, della tecnica di canto growl e di molto altro ancora! A voi finalmente il duo...



INTERVISTA



1. E' con immenso piacere e un po' di emozione che oggi finalmente vi conosco più personalmente, Bruno e Stefania. Negli anni abbiamo mantenuto qualche contatto e vi ho sempre seguiti e promossi, nell'ambito dell'EDP, perché vi ho da sempre considerati una coppia interessante, al di là del semplice duo. Quest'intervista vuole essere il mezzo più appropriato per dimostrarlo.
   Vorrei iniziare con gli OvO, ovviamente. Correva l'anno 2000: qual è l'ambiente musicale che vi ha fatti incontrare e come è nata l'idea del duo?  
B: Ho visto Stefania per la prima volta al glorioso festival Sonoria, a Milano, precisamente durante il set dei Sepultura. Dopo quel concerto siamo stati una coppia nella vita per 11 anni. Andavamo a vedere gli stessi concerti, e ad un certo punto abbiamo cominciato anche ad organizzarli, in un centro sociale autogestito di Vigevano. Eravamo stimolati dall’incontrare tutti questi gruppi in tour, dall’avere continui input da chi veniva a suonare da noi. Io avevo appena lasciato i Wolfango, mentre Stefania aveva da poco formato le Allun. A un certo punto ci è sembrato naturale iniziare a suonare e viaggiare insieme, e continuiamo a farlo tuttora, anche se non siamo più una coppia.

S: Entrambi siamo cresciuti nell'ambiente H.C. Punk (Hardcore Punk, N.d.r.), frequentavamo soprattutto posti occupati ed autogestiti o locali con programmazioni veramente interessanti, come fu a Milano il Tunnel.
Il duo, come dice Bruno, è nato un po' da sé, in maniera naturale, ma grazie anche all'occasione che ci diedero i Cock E.S.P, un fantastico gruppo noise americano che ci propose di fare un tour insieme. La loro proposta è stata la spinta decisiva a creare gli OVO. I COCK E.S.P., noise band degli anni ’90, da Minneapolis… Non li conoscevo, ma vedo che è già nel loro stile unire musica rumoristica e performance, come lo era per le !Allun e sarà poi la caratteristica dei tuoi progetti da solista in ?Alos, interessante! Cock ESP “1993-99”

2.Il nome della vostra band è evidentemente un palindromo, sottolineato anche dalla doppia maiuscola; so Stefania che tu sei appassionata di giochi di parole e lettura dei vocaboli all'incontrario (ne parleremo più approfonditamente in seguito): è quindi una tua idea? E qual è il suo significato in rapporto al duo?
S: Sì, amo fare e scombussolare l'alfabeto, le parole nelle loro forme consuete. Iniziai così con le Allun e mi venne naturale farlo anche mentre cercavo il nome per questo nuovo gruppo...così mentre guardavo il telefono Nuovo mi venne in mente la parola OvO , semplicemente Nuovo senza Nu...mi suonava bene, appunto era palindromo, aveva un potenziale grafico e disegnandolo poteva diventare molte cose, un viso...o come feci anni dopo un gufo.  

3.Fin dagli esordi del progetto OvO avete registrato una gran mole di materiale e prediletto le performance live: dal 2000 ad oggi avete all'attivo quasi 700 concerti in giro per il mondo; si può dire che il live tour sia una vostra essenza artistica peculiare! Cosa vi spinge a muovervi così tanto e ad incontrare pubblici diversi? Quanto sono importanti per voi il rapporto diretto con il pubblico e la condivisione del messaggio veicolato dalla musica?
B: la passione per il viaggio va di pari passo con quella per la musica. La vita in tour di un gruppo underground può essere molto bella, ma è anche terribilmente dura, quindi non è per tutti. Per noi invece è parte del progetto, quasi un manifesto programmatico. E il contatto con il pubblico è ovviamente fondamentale in tutto questo, non solo dal palco al parterre, ma anche prima e dopo il concerto. Avere a che fare con le persone del luogo in ogni angolo del Mondo in cui ci capita di finire è un tesoro dal valore inestimabile.

S: il rapporto diretto sia con il pubblico che con gli organizzatori è veramente fondamentale, soprattutto in un tour “esotico” come fu in Turchia e nei Paesi Balcanici nel 2001 o nei 7 tour fatti negli U.S.A. Ti permette di conoscere molto meglio il paese in cui stai viaggiando, è un ottimo modo per essere parte della vita di quel luogo nelle poche ore in cui ti ci trovi. Fa crescere moltissimo.
Attualmente comincia a capitare che il pubblico si stupisca nel vederci dietro al banchetto o vederci sorridere fra di loro in abiti “civili”...ma penso che sia proprio questo il bello: creare questo tilt fra noi sul palco e noi nel pubblico.

4.  Avete girato più volte l'Europa con i vostri concerti, nonché vi siete esibiti in Israele, Nord America e Messico. Una domanda che rivolgo spesso ai musicisti, nelle mie interviste: come avete organizzato i tour, specie i più lontani? C'è una rete di amicizie musicali, dietro, stile DIY o vi siete appoggiati ad Agenzie di Booking?  Che differenza avete notato tra il pubblico europeo e mondiale in confronto a quello italiano? Nel vostro specifico: qual è l'ambientazione tipica che accoglie una performance come la vostra e quale il pubblico che vi segue?
B: Tutti i nostri primi tour sono stati organizzati grazie alla rete di amicizie e di mutuo scambio che rende la musica underground così speciale. Conoscere altri musicisti, sentirsi in sintonia, restare in contatto ed aiutarsi negli anni. In seguito abbiamo anche integrato questa rete di conoscenze con il lavoro di agenzie di booking, soprattutto in America. Le reazioni del pubblico ai concerti degli OvO sono particolarmente buone in America, un po’ perché lì il pubblico è molto preparato (suonano tutti e solitamente vanno in un locale principalmente “per vedere il concerto”, non per socializzare o bere o farsi le canne), un po’ perché hanno più voglia di essere sfidati, coinvolti nello show. In Europa in generale il pubblico è un po’ più “blasé”, erige un muro tra sé ed il gruppo, e non gradisce troppo essere sfidato o coinvolto. In questo non vedo grande differenza tra l’ Italia e l’Europa, a volte abbiamo avuto esperienze di grande apertura mentale in zone periferiche o di sorprendente chiusura in grandi città. Non c’è un’ambientazione tipica per un nostro concerto, suoniamo volentieri negli squats come nei rock clubs, in luoghi di architettura industriale o in festival. Posso però dire che più grosso e potente è l’impianto audio, più ci piace suonare. Il pubblico che ci segue è variegato, vedi magliette degli Slayer come dei Lightning Bolt. A noi piace pensare di avere un pubblico molto eclettico.

5. Quanto impegno occupa l'organizzazione di un tour e quale la soddisfazione primaria di suonare in ambienti e luoghi sconosciuti, con ritmi totalmente diversi dalla routine? So che i vostri tour sono spesso brevi e mirati: qualcuno li vive quasi come una vacanza, una bella occasione per fare incontri interessanti... com'è per voi?
B: I nostri tour non sono così brevi, ne abbiamo fatti anche di 2 mesi e mezzo suonando ogni sera. L’organizzazione è lunga, se devo organizzare io ogni singola data. Diciamo che per un tour di un mese in Europa comincio a muovermi 5-6 mesi prima. La soddisfazione è quella di portare la nostra musica al Mondo, di vedere come reagisce la gente, di conoscere luoghi nuovi con la loro cultura, la loro cucina, le loro usanze. Non li chiamerei una vacanza, siamo molto professionali, siamo “macchine da tour”.  Può sembrare poco poetico, ma se sei una rockstar e qualcun altro ti guida il tour bus, ti trova il locale, ti monta e smonta il palco, ti vende i cd, ti ritira i soldi a fine serata e poi ti mette a letto quando sei sbronzo, puoi anche viverti il tour tra sesso, droga e rock and roll. Ma se, come nel nostro caso, tutte queste cose le devi fare tu, impari presto a capire quanto puoi reggere senza rovinarti. Noi lo facciamo con passione e restando in buona saluta fisica e mentale da 13 anni, forse proprio perché lo viviamo come viaggio, non come vacanza. E i due concetti sono molto diversi.

6.Gli OvO si presentano su palco con un look specifico, rientrando nella tipologia delle band mascherate: Stefania usa una semplice mascherina sul volto mentre tu, Bruno, ti presenti con un abito da wrestler o incappucciato; la tradizione di suonare mascherati, con scritte sui corpi, oppure quasi nudi, è stata seguita da varie band nella storia del rock. Anche qui in Italia, e in particolare tra i duo, c'è chi adotta  miese  mascherate per le proprie performance: mi piace ricordare gli storici ALMANDINO QUITE DE LUXE, di Bologna, o ai più recenti TOYS EATERS, di Chieti, ai CATACUMBAS da Sottobologna o ancora agli ABOVE the TREE & E-SIDE da Ancona. Le maschere hanno una valenza e un simbolismo molto ricchi: nascondono, separano dagli "altri", disinibendo il carattere e infondendo coraggio; sono un "limitare" tra due mondi, svelano quindi anche ciò che c'è dietro e facilitano l'immedesimazione nel personaggio che rappresentano; vengono spesso e da sempre utilizzate in tutto il mondo in riti di passaggio e di iniziazione...  qual'è stata invece per gli OvO la motivazione iniziale di questa scelta e come vivete voi il live dal retro della vostra maschera?
S: I gruppi mascherati sono molti , purtroppo non così tanti in Italia e nel giro off,  ma già ottimi come quelli citati da te. Ne trovi di più nel giro R'n'R' o grind e ancor più nel giro noise. Non so se c'è un esatta o unica motivazione che porta tutti noi a fare ciò; penso siano moltissimi fattori che si fondono insieme.
Quando sono nati gli OvO io suonavo già con le Allun, un gruppo completamente performativo con maschere, vestiti autocostruiti e molto altro, quindi mi venne istintivo proporre a Bruno di mascherarci anche noi, e continuo a farlo, anche nel mio progetto solista ?Alos ho il viso “dipinto” con cicatrici e sangue. Amo il trasformismo, il giocare e la musica è anche gioco e un divertimento, anche se non si direbbe guardandoci. Grazie alla maschera, per me, è come se mi fondessi completamente con me stessa, non è un diventare altro, ma un completamento...Negli anni ho riflettuto molto sul perché delle maschere e dei vestiti e per ora penso sia un po' come nel teatro giapponese o in generale nel teatro, un flusso...il tutto inizia nel backstage: sei tutti insieme, ti togli i tuoi soliti abiti e insieme ti rivesti con quelli di scena, tutti i problemi, le preoccupazioni, tutto viene un po' lasciato lì con gli altri abiti e sereno sali sul palco e dai tutto te stesso al pubblico.
Di maschere ne abbiamo cambiate parecchie, all'inizio Bruno ne aveva una bianca simil-veneziana e io una da diavolo...poi ho cominciato a farmi da sola le mie e quella vecchia di Bruno con materiale riciclato...poi in Messico abbiamo comprato quella da  wrestler e da allora Bruno usa quella, ma a breve penso che la cambierà, io ora ne indosso una fatta ad uncinetto.
                           

7. So che con gli Almandino avete suonato più di una volta: avete fatto delle serate live tematiche anche con altre band mascherate? E con quali duo avete condiviso il palco o realizzato progetti?
B: L’affinità con altre band mascherate è spesso data da un approccio artistico e performativo alla musica, più che dalla maschera in sé. Il fatto che ci si ritrovi spesso a suonare insieme è probabilmente indice di una sensibilità comune. Oltre agli Almandino (R.I.P.) abbiamo suonato spesso con i Lightning Bolt, altro mostruoso duo mascherato. Così come con gli amici C-Utter, di Barcellona, o con lo storico Uomo Involtino (R.I.P.) di Brescia. Ci dispiace solo non aver mai suonato con i Gwar!!! Molti vi invidieranno sapendo di aver suonato con i LIGHTNING BOLT (vostri colleghi di etichetta Load Records) ! Sono in effetti un duo di riferimento per molte 2-piece band e non solo.. E i GWAR, era da molto che non li sentivo nominare, però mi pare siano ancora attivi, dopo quasi 30 anni, per cui non disperare! Una heavy metal band statunitense anni ’80 con la passione per il trasformismo mascherato stile film di extraterrestri!: “Let Us Slay”  

8. La vostra musica è sicuramente particolare: scava nel subconscio, nelle profondità della Terra stessa, per portare alla luce tormenti e visioni insolite della realtà. Inoltre, per via della voce estrema e gutturale di Stefania, dei suoni profondi e tenebrosi dei vostri due strumenti e del rafforzo che spesso date con immagini e titoli dei brani, è stata a volte definita "satanica". In realtà conoscendovi meglio come persone posso dire che avete una profondità dietro che va ben oltre a tutto questo: ci volete spiegare la vostra concezione di spiritualità?
B: Trattandosi di un argomento così soggettivo ti daremo probabilmente due risposte molto diverse.
Io personalmente, pur avendo una natura molto astratta, speculativa e spirituale, mi sono imposto, per la mia salute mentale, di limitare molto questo lato della personalità. Paradossalmente è stata proprio Stefania a farmi capire che per sopravvivere al Mondo dovevo diventare un po’ più pratico. Il resto me l’ha insegnato lo stare in tour. Mi interessa comunque una spiritualità laica panica, olistica, e in questo senso consiglio il lavoro di studiosi prestigiosi come Mircea Eliade o Giorgio Galli, ma anche di giovani come l’amico Daniele Bolelli. Per quanto riguarda il satanismo, ci piace semplicemente giocare con l’estetica dell’heavy metal.

S: Spessissimo mi son sentita dire dopo il concerto che ero: la moglie di satana o sua sorella o satana stesso... mi fa molto sorridere tutto ciò; essendo completamente anticristiana, non riconosco neanche il diavolo, essendo anarchica non riconosco i dualismi creati da questa società, ma amo molto l'immaginario cupo e sanguinolento dell'horror movie e del metal, penso che sia da lì che arrivi il nostro immaginario.
Penso che sia esattissimo ciò che scrivi tu: noi smoviamo il subconscio.
A proposito della spiritualità..non so...sto riflettendo molto su questo, soprattutto da quando suono il nuovo live di ?Alos, nel quale, per chi ama la magia, l'esoterismo e tutto ciò che può suscitare “altro” identifica il  mio live. Ho letto e sto leggendo molto su questi argomenti, proprio per cercare se c'è un lato “spirituale”. Io sinceramente sono molto atea e pragmatica. Credo che ciò che suscitiamo siano istinti arcaici, feeling preistorici che continuano a coesistere dentro tutti noi.
Ma chissà, magari un giorno mentre faccio un concerto comincerò a lievitare e forse da lì comincerò a credere nelle energie...

9. Bruno, tu suoni negli OvO un set di batteria molto minimalista: due tamburi e un piatto, solitamente in piedi. Conferisci un suono tribale, primordiale al duo, e a volte sembra ci sia perfino la doppia cassa.... come fai con così pochi pezzi ad ottenere un suono così pieno e potente? Tu invece Stefania suoni per lo più la chitarra (ci dici marca e modello?) ma ogni tanto anche il basso, e agli inizi del duo pure il violino: qual'è  lo strumento con cui senti di esprimerti al meglio?
B. Ho lavorato tanto negli anni a questo set minimale. Inizialmente l’ho adottato perché non sapevo suonare la batteria (periodo Wolfango), ma poi ho capito che limitando le possibilità aguzzavo l’ingegno, e in questo modo sono diventato un batterista quantomeno originale. Batteristi anche molto bravi possono essere terribilmente noiosi e prevedibili davanti ad un set standard. Io sono tra quelli. Invece davanti a questo set minimale ho raggiunto uno stile personale. 

S: Io attualmente suono una Fender Stratocaster giapponese, quella che Bruno si comprò a 15/16 anni, è modificata, non uso le normali corde da chitarra, in particolare ne uso una da basso. Ma con il nuovo disco la cambierò, dopo tutti questi anni ho voglia di cambiare suono.
Direi che la voce, che io considero come uno strumento, è dove mi esprimo di più. Con essa posso veramente ampliare i miei studi ed esprimere al meglio la mia musica. Poi viene la chitarra, ma fusa con gli effetti.

10. Bruno, pur avendo avuto una casa discografica propria (L'etichetta Bar La Muerte della quale parleremo più ampiamente nella seconda parte dell’intervista) con la quale producevi progetti sia vostri che di altri artisti, voi OvO avete inciso anche con altre case discografiche (Load, Blossoming Noise fino all'ultimo vostro lavoro "Cor Cordium" con l'etichetta di culto Supernatural Cat!): qual'è il motivo di una tale strategia?
B: Sì, ho chiuso Bar La Muerte esattamente un anno fa, a Gennaio 2012. Avere un’etichetta ed auto prodursi possono non essere esattamente la stessa cosa. Nel mio caso non ritenevo necessario produrre i miei gruppi, anzi, mi ha sempre fatto piacere avere un riconoscimento esterno, qualcuno che ritenesse il mio lavoro così valido da meritare di uscire. Inoltre, restando con Bar La Muerte limitavo i miei gruppi al mio “giro” di contatti, invece entrando in altre etichette abbiamo allargato i nostri orizzonti. 

11. Tra "Assassine", il vostro primo album del 2001 e l'ultimo lavoro in studio "Cor Codium", che evoluzione musicale è avvenuta nell'arco di questi dieci anni? C'è un album in particolare che preferite fra tutti?
B: Mi piace vedere 3 fasi nella nostra discografia. Una prima fase (Assassine e Vae Victis) in cui eravamo un gruppo di pura improvvisazione, aperto a contributi di altri musicisti sia in studio che dal vivo, in cui il live era Momento Eletto mentre sottovalutavamo il lavoro in studio, considerando un album come la fotografia di una sessione di improvvisazione. Avevamo anche pochi mezzi, quindi anche il suono di questi dischi è molto low fi. La seconda fase (Cicatrici, Miastenia) è quella in cui siamo diventati un duo ed abbiamo cominciato a creare delle canzoni, o qualcosa di simile, dalle improvvisazioni di partenza. I pezzi nascevano sul palco, e cercavamo poi di trasporli su disco. Quest’operazione non era facile, perché l’”atto” performativo non sempre rende l’idea, quando viene fissato in una registrazione. Inoltre i mezzi erano ancora pochi, e quindi il suono continuava ad essere low fi. Infine la terza fase, quella rock (Crocevia, Cor Cordium), in cui abbiamo capito che il disco ha un valore in sé e non è soltanto o necessariamente un corollario al tour. Abbiamo quindi iniziato a comporre i brani in studio, e a registrarli in modo molto professionale, con risultati di cui andiamo fieri. Il prossimo disco aprirà una nuova fase ancora, ma ancora non so definirla…

S: Oltre a ciò che ha scritto Bruno aggiungerei, da parte mia, la crescita e consapevolezza musicale.
Sono una musicista autodidatta e in questi 10 anni dal suonare/cantare solo d'istinto ho appreso e imparato a modellare questo istinto in uno stile creando un mio modo di suonare specifico e ormai “quadrato”. Un' altra cosa interessante che è avvenuta dal passaggio dall'improvvisazione alla costruzione dei pezzi é l'accrescimento dell'intesa tra me e Bruno non più solo dettata dal feeling.
Penso che Cicatrici e Cor Cordium siano fra i miei preferiti.

12. Le collaborazioni in disco o in live non vi mancano di certo, sia come Ovo che con i vostri progetti paralleli; personalmente adoro le collaborazioni di ogni tipo: che valenza date voi a questo approccio?
B: Fondamentale per la crescita artistica del gruppo e dei singoli.
S: Fondamentale come dice Bruno, quasi necessario. Lapidari ma esplicativi!

13. Per un periodo della vostra collaborazione come OvO siete stati anche una coppia nella vita; i duo annoverano spesso membri della medesima famiglia e quella dei "married duo" è una formazione piuttosto diffusa: penso ovviamente ai WHITE STRIPES, o qui in Italia nuovamente agli ALMANDINO QUITE DE LUXE o al mio caso specifico, i TALKING SOUND, dove alla batteria troviamo mio marito, per cui questa domanda mi preme anche a livello personale: com'è stato per voi, in quanto coniugi, condividere tante passioni assieme e in particolare la formazione del duo? Ci sono dei pro e dei contro, immagino, ad essere così intimi.
B: Io personalmente vedo solo pro. Se si è corretti e rispettosi dei sentimenti dell’altro/a, e se tutti e due i membri sono consapevoli dell’avventura che si sta affrontando insieme, non ci sono contro. Ok, qualche litigata ci può scappare. Ma quello può succedere anche stando a casa.

S: Non riesco proprio a vedere dei contro per quel che ci riguarda. Anche adesso che non siamo più una coppia nella vita, rimaniamo una coppia artistica salda e felicissima di condividere tutto ciò che ci dà la vita musicale.

14. Come nascono i brani degli OvO? C'è un progetto alla base dei vostri album o si tratta di una raccolta di brani nati dall'emozione del periodo? Le frequenti citazioni in latino, specie nei titoli, sono un retaggio degli studi classici di Bruno?
B: Stranamente le citazioni latine vengono più da Stefania, così come gran parte dell’immaginario estetico e tematico degli OvO. Io mi occupo di più della struttura dei pezzi, a cui Stefania dà poi il tocco di maggiore originalità con la sua voce e di abrasività con la chitarra.

S: Come nascono i brani e quale evoluzione è avvenuta nella fase creativa del disco è spiegato sopra, per l'ultimo disco, ad esempio, si è creato tutto in studio partendo da personali desideri di stili o di strumentazione che si volevano inserire.
Per i titoli sono spesso io che lancio le idee, leggo tantissimo e quando trovo qualche input interessante per OvO, me lo segno e poi lo propongo a Bruno.

15. Stefania, come abbiamo visto la tua vocalità conferisce un'impronta inconfondibile alle tue opere, sia negli OvO che negli altri progetti musicali che porti avanti; non si tratta di un vero e proprio growl: sebbene il punto di partenza sia una comune predilezione per i suoni profondi e gutturali, la spinta risulta diversa, con una timbrica finale del tutto personale: ci vuoi raccontare come è nata e si è sviluppata questa tua tecnica di canto? A volte ci sento dentro i giochi sperimentali che i bambini fanno con la voce, altre ci riconosco degli esercizi di rilassamento vocale che insegnano i logopedisti, ma con uno sforzo più teso; nelle tecniche personali di canto si riesce a volte a trovare un proprio equilibrio, delle altre si vanno incontro a problematiche fisiche: dopo tutti questi anni hai mai riscontrato problemi legati all'apparato vocale?
S: Wow è veramente bello leggere delle riflessioni così dettagliate e pertinenti, non accade spesso e ci tengo a ringraziarti, quando rispondo ad  interviste a volte scopro parole ed argomentazioni che spiegano ciò che faccio, che io da sola non riuscirei a trovare, grazie.
Il mio uso della voce è molto fisico, partendo da questo presupposto io utilizzo a pieno il mio diaframma, ma non solo, anche il torace, le spalle, tutto il mio corpo, penso sia per questo che riesco a giungere a delle sonorità molto profonde, con gli anni ho affinato un dono naturale e istintivo, riuscendo a controllarlo. Non ho mai voluto fare workshops di canto, ma ne ho fatto diversi invece di teatro fisico e butoh che hanno aiutato molto la mia crescita musicale.
A volte mi diverte definire la mia voce come se avesse una sua vita propria, proprio perché anche in situazione di raffreddore o mal di gola, lei lavora su altre vie e non ne subisce conseguenze.
Comunque no non ho mai avuto problemi, proprio perché canto non di gola ma di pancia...
negli anni purtroppo ho visto tanti amici/e che sono incappati in grossissimi problemi per l'utilizzo improprio della voce; è veramente doloroso.
Nel mio caso più canto, più sono in tour e più essa si riscalda e suona meglio...è il mio strumento acustico, come un violino… Belle riflessioni... Ci tengo comunque a sottolineare che queste mie affermazioni sono solo frutto di un “sentire” personale: magari un “tecnico” della voce avrebbe di che confutare…

16.Ed ora vorrei sapere qualcosa di più della "lingua" che hai elaborato per esprimerti nei testi delle tue canzoni. Non li trascrivete nel libretto dei cd per cui bisogna appellarsi al proprio udito ed intuizione... mi pare di capire che usi suoni onomatopeici, a volte parole in altre lingue (latino, tedesco), per i nomi delle tue band hai sempre prediletto la scrittura all'incontrario dei vocaboli: com'è nata questa tua passione? Ti piace giocare con le parole o è un tentativo di rendere più criptico il messaggio da veicolare con il testo? Qual è la tematica che prediligi nei tuoi "racconti" musicali?
S: Esatto, amo giocare con le parole e riflettere e far riflettere sul linguaggio, molte volte si dà la “lingua” per qualcosa di assodato, statica, ma è completamente il contrario, è qualcosa che è sempre in mutamento. Con la mia non-lingua, risalgo un po' all'origine del linguaggio, quando forse nella preistoria si comunicava solo con suoni e solo con il tempo essi son diventati parole, vocaboli e poi linguaggio. In OvO comunque è più una scelta di suono, nel senso che io considero la voce uno strumento e quindi emetto suoni, anche la chitarra emette suoni non parole, per me hanno la stessa funzione.
Non ho tematiche, non immagino qualcosa di preciso, come dicevo sopra sono suoni.
Solo in ?Alos nell'ultimo mio lavoro “Era” ho cominciato a dare un immaginario a ciò che emettevo e nei vari pezzi nel mio meta linguaggio racconto di stati d'animo, tempi passati e tempi futuri e molto altro.

17. Nel 2007 avete lasciato l'Italia per trasferirvi a Berlino, dove avete vissuto per ben 5 anni: cosa vi ha spinto verso una scelta così forte e cosa vi ha fatto prediligere questa città europea? Come avete trovato l'ambiente musicale nella metropoli teutonica?
B: Pensavamo da un po’ a trasferirci, e non avevamo mai amato Berlino. Poi un giorno l’abbiamo capita, magicamente. Eravamo ospiti da Claudio Rocchetti, e glie ne abbiamo parlato (N.d.A. musicista ambient e sperimentale www.caludiorocchetti.bandcamp.com). Lui cercava dei coinquilini, e pochi mesi dopo eravamo lì a vivere. Ci è piaciuto, è stata un’esperienza importante. L’ambiente musicale è strano, i tedeschi hanno in generale gusti piuttosto standard, persino a Berlino, e quindi ci siamo trovati molto meglio con i tanti stranieri che risiedono in città. Il problema è che Berlino è inguaribilmente hipster, e questo non fa parte della nostra personalità.

S: Come scrive Bruno era da un po' che volevamo trasferirci, a me nasce l'impulso di cambiare casa ogni 2 anni circa...e dopo la Liguria e Milano, abbiamo sentito il desiderio di andare all'estero.
La scelta di Berlino è stata un po' casuale o meglio dettata dalla casualità che Claudio cercasse coinquilini, in più avevamo già ottimi amici che vivevano in quella città e quindi in massimo 2 mesi eravamo a vivere lì.
Il rapporto con la città è stato intenso e continuo ad avere un forte legame con Berlino. Ogni 6 mesi o meno ritorno per una vacanza e/o concerto.
Involontariamente, forse, Berlino è stata anche partecipe di grossi cambiamenti nella mia vita personale, è durante la nostra permanenza berlinese che io e Bruno ci siamo “lasciati” e io ho cominciato a seguire di più il mio lato queer.
L'ambiente musicale è strano, come dice Bruno troppo “inscatolato” per le nostre nature di outsider, ma si sono create delle belle collaborazioni. Per me, nello specifico, vivere a Berlino mi ha permesso di esprimermi maggiormente nel campo della performance e dell'arte.

18. Pensavo esattamente il contrario: che in una metropoli non ci si potesse trovare “ingabbiati” in un genere, in uno stile, in un marchio… Comunque quali sono i ricordi più belli di quel periodo?
B: La grande quantità di notti in giro, le tante Albe viste, la neve per mesi e mesi d’Inverno, il sole fino a tardi d’Estate, la possibilità di vedere tantissime cose, anche in un solo giorno o in una sola notte, l’offerta infinita di cibo di ogni livello e di ogni provenienza.

S: Esatto, se penso a Berlino immagino di tornare a casa con l'alba pedalando nell'aria frizzante del mattino.
Poi la neve e i canali ghiacciati, le abbuffate di cibo vegan e i continui party.
Ma soprattutto le infinite ore nei caffè a fare le chiacchiere con gli amici.

19. Di recente, e di preciso nel 2011, avete fatto rientro in Patria prediligendo, come vostra residenza, la cittadina di Ravenna: ci spiegate la scelta di una città di provincia dopo l'esperienza coinvolgente di una capitale europea?
B: Qui la colpa è mia. A Berlino io e Stefania ci siamo divisi (in totale amicizia), ed io ho conosciuto mia moglie Nathalie. Lei voleva andarsene da Berlino, ed abbiamo scelto l’Italia. Le ho mostrato Milano, la mia città di provenienza, e giustamente mi ha espresso delle perplessità al riguardo. Così abbiamo cominciato a pensare ai pro ed ai contro, e siamo giunti a Ravenna, che mi piace tantissimo. La colpa è anche un po’ di Chris Angiolini, che gestendo un locale come il Bronson d’Inverno ad una spiaggia come l’Hana Bi d’Estate assicura alla città una programmazione musicale di primo livello, nonostante le dimensioni ridotte. Stefania è arrivata un anno dopo di me.

S: Quando ho ricominciato a sentire il desiderio di cambiare casa, ho valutato la scelta che aveva fatto Bruno e, sinceramente, ho sempre voluto vivere vicino al mare, così mi sono trasferita anche io a Ravenna.
La mia idea iniziale era di cambiare città/abitazione ogni 6 mesi, ma dopo lo scorso inverno in Veneto e l'estate ancora qui a Ravenna, ho deciso di fermarmi più stabilmente qui. Per ora mi piace moltissimo, è vero è una piccola città, ma dopo Berlino nessuna città italiana può essere definita tale, e preferisco attualmente una dimensione più ”a misura d'uomo” che una città frenetica come Milano o Roma.
Ravenna poi offre tantissime iniziative di grande spessore culturale, appunto i concerti al Bronson o all’Hana-bi, ci sono poi molti altri piccoli posti che stanno offrendo serate interessanti come il Cisim o il Moog, ma l'offerta per me veramente speciale in questa città consiste nel teatro...qui o in generale in Romagna esistono alcune tra le migliori compagnie di teatro/danza d'avanguardia italiane e sto scoprendo un nuovo mondo che trovo veramente affascinante. E’ interessante veder sfatati i miti delle cittadine di provincia rispetto alle grandi città. Mi pare parliate quasi meglio di Ravenna che di Berlino! Tenendo conto delle dovute differenze, ovviamente…


20. A proposito di teatro, come OvO avete musicato anche una piece teatrale: come è nata questa collaborazione e com’è lavorare con una compagnia teatrale, intendo i ritmi delle prove ecc. Avete sfruttato qualche brano già vostro oppure avete creato la musica apposta per questo spettacolo? Come è nata quest’avventura?

B: Abbiamo lavorato con la compagnia teatrale Lenz/Rifrazioni di Parma; suonammo anni fa nel loro teatro, credo fosse il 2006, invitati da loro stessi nell'ambito di una serie di spettacoli sulle Metamorfosi di Ovidio. Loro pensavano che il nostro concerto fosse adatto, e così è stato. Nel 2011 ci hanno richiamati per un titanico adattamento dell' Eneide, uno spettacolo per ognuno dei 12 Libri. A noi è toccato il 5°, quello sui Giochi in onore di Anchise. Lavorare con loro per noi è stato facile e fantastico, ma credo si tratti di un'alchimia speciale che si è creata, perché sento invece da molti musicisti che lavorare col teatro è molto difficile e spossante. Noi abbiamo fatto molte prove, trasferendoci anche a Parma per alcuni giorni nei mesi prima dello spettacolo, ma il clima è sempre stato di collaborazione e di rispetto reciproco. Le prove erano molto lunghe, tutto il giorno e gran parte della sera, ma ne è valsa totalmente la pena e i brani sono stati tutti composti apposta per lo spettacolo.



21. Tornando all’area ravennate: qui avete fondato, in collaborazione con Francesca Morello, un progetto molto interessante, denominato DELIKATESSEN. Mi pare di aver capito che si tratta di un tentativo di dar ordine e forma al panorama musicale estremo e di nicchia della zona; trattate anche altre forme di arte, se non erro...
B: Il succitato Chris fa molto, ma ha locali grandi, che richiedono di essere riempiti, e deve quindi lasciare forzatamente da parte un’area musicale che a noi interessa molto. Cerchiamo, in maniera per ora molto rilassata ed amatoriale, per non rischiare di ostacolare i nostri impegni musicali, di colmare almeno un po’ questo buco. Non ci interessa solo la musica, siamo aperti a tutte le forme d’arte, e stiamo organizzando anche delle mostre.

S: Esatto, oltre alla musica, soprattutto da parte mia, abbiamo organizzato la prima mostra in Italia di Goodyn Green (una fotografa danese, ma residente a Berlino) e ora sto progettando la prossima mostra che sarà il 13 marzo con Ango the meek dead, artista italiano sempre residente a Berlino.
Per ora sto cercando di curare mostre a tematica queer, sempre per l'idea di portare in questa città forme estreme e differenti d'arte.

22. Immagino che abbiate portato una notevole ondata di novità, e fors'anche di scalpore, nell'assonnata vita di provincia ravennate; avete trovato un pubblico pronto per questo tipo di spettacoli all'avanguardia o state anche qui coordinando e dando luce ad un ambiente per lo più di nicchia?
B: In effetti quando sono arrivato a Ravenna sono persino usciti articoli sui quotidiani che riportavano l’arrivo di questo gran musicista, addirittura da Berlino. In effetti qui succede poco, la vita scorre pacifica, ed anche un nuovo arrivo può essere un piccolo evento. Ma non pretendiamo di portare nessuna novità, né scalpore. D’altronde i nostri gruppi suonavano qui anche prima che venissimo a viverci.

S: Il bello di Ravenna è che è molto reattiva, per la mostra sono usciti articoli su tutti i giornali e sono venute tantissime persone all'inaugurazione, persone di età veramente differenti, molte erano preparate a ciò che stavano vedendo, ma per altre sarà stato, sicuramente, un po' uno shock. 
Non trovo questa città così assonnata, magari lo è in certi campi, ma trovo che Ravenna ha una bella preparazione culturale, in questo non è per nulla una città di provincia.

23. La trovo una notizia confortante!
Infine, quali i prossimi progetti e traguardi per il duo OvO?
B: Abbiamo appena registrato un nuovo disco. Dobbiamo ancora aggiungere delle parti, mixarlo, insomma è presto per capire che creatura abbiamo partorito, ma sicuramente è un passo importante, un nuovo cambio di coordinate, e abbiamo intenzione di portarlo in giro per gran parte della seconda metà del 2013 e della prima del 2014. Vorrei farne il tour mondiale più lungo della nostra carriera. Inoltre abbiamo registrato un disco in collaborazione con i Morkobot, creando un’alchimia veramente bella tra i due gruppi. Non so quando uscirà, ma ne è venuta fuori della musica molto interessante. (MORKOBOT, noise band: “Ultramorth” 2011)

S: Il nuovo disco vede grandi cambiamenti da parte mia, dopo più di 10 anni ho cambiato la chitarra, ho aggiunto pedali/effetti (artigianali) che hanno ampliato molto lo spettro del mio suono, sono molto soddisfatta in questo. Anche nella voce ho attuato nuove scoperte. Ma non vogliamo anticipare troppo.
Traguardi più imminenti: saremo di nuovo in tour ad Aprile, dopo questa piccola pausa in cui abbiamo registrato e dato spazio agli altri nostri progetti musicali. Ci avete proprio incuriositi, a questo punto! Restiamo in attesa dei nuovi album; teneteci aggiornati! Sarà fatto!


   Cari OvO, è stato veramente costruttivo analizzare con voi la vostra musica, in maniera così profonda e dettagliata. Visto però che siete persone (e personaggi) dalle mille sfaccettature, interessanti ed insoliti, prolifici e perfino imprevedibili, i nostri incontri non si fermano qui. Ho dedicato una seconda parte dell'intervista ai vostri progetti paralleli, estremamente interessanti, che ci riveleranno le altre sfaccettature della vostra poliedricità. Ci rincontriamo quindi prossimamente per concludere questo nostro viaggio assieme! A presto e grazie intanto per la vostra gentilezza e collaborazione.

Grazie a te per l'intervista e per le domande così specifiche ed interessanti, grazie
baci



www.ovolive.blogspot.com (sito ufficiale)
http://www.youtube.com/user/ovochannel?feature=watch (channel, con streaming di tutto l'ultimo album “Cor Cordium”)
Un’interessante intervista su Rock.it  

http://delikatessenevents.blogspot.it


DISCOGRAFIA

OVO CD


ASSASSINE 2001 Bar La muerte

1.Ingresso  2.Gara di ballo  3.Short Hermit  4.Crash  5.Ari Up, parte I  6.Ti amo Assassina  7.Hell Yeah!  8.Ari Up, parte II  9.Mezzanotte  10.Il velo strappato  11.610 ragazze nella vasca rossa  12.Untitled



VAE VICTIS 2002 Bar la Muerte; rock, sperimentale.  
1.Bufera di neve  2.Nema Problema  3.Uru Uru  4.Maman  5.Mare Nero  6.Cape Ambelos  7.Villa Amalias  8.Taksim  9.Rakia  10.Nel bel mezzo del cortile dell’ex


CICATRICI 2004 Bar La muerte, Ebria Records, Audioglobe; Lo-Fi, sperimentale, noise.
1.Candida  2.La peste  3.Ombra nell’ombra  4.Efesto  5.La saponatrice di Ferrara  6.Spezzata  7.L’anno del cane  8.Phiphenomena  9.Signora bella con cane gentile


MIASTENIA 2006 Load up Records, Goodfellas.
rock, sperimentale.
1.Anime morte  2.Fobs Unite  3.CoCo  4.Mammut  5.Voodoo  6.Due paia di cuori  7.Rio Barbaira   8.Miastenia


CROCEVIA 2008 Load Records.
1.Ostkreuz  2.Tiki 2020  3.Case bruciate  4.Croce del Sud  5.Haiku1  6.Crocevia  7.Rigaer Strasse  8.Tiki 2010  9.Respiro  10.Haiku2  11.Via Crucis

COR CORDIUM 2011 Supernatural Cat; rock, metal,  Lo-fi, strumentale, noise.
1.Lungo computo  2.Nosferatu  3.Marie  4.Penumbra y caos  5.Orcus  6.Smelling Death Around  7.Catacombecatacombe  8.La Bestia  9.The Owis are not what they look like  10.In ogni caso nessun rimorso



Album in collaborazione:


OvO/Rollerball MY FIRST COWBOY (2002 Bar La Muerte)
1.Demon Paw  2.Hyperspasm  3.Walker  4.Hagakure  5.Brighton  6.Until Yesterday  7.Midnight Playboy  8.My first Cowboy  9.Fallout  10.Pig Fucker  11.Bear 13  12.Jacopoism  13.Estragon  14.Castle Everyday  15.White Elephant  16.Peter Piper’s Brother
17.Il doppio (Sex Maniac)


OvO RMXD by Daniele Brusaschetto (2008 Blossoming Noise) electronic.

1.Lombrichi dopo la pioggia  2.Pastorale  3.Epilessia secondo Satana  4.Torchio da ossa  5.Problema  6.La cavia persiana  7.Quanto vive un ragno?  8.Scarlattina  9.Quanto vive un ragno, Barbarella?  10.Teschi ci osservano dal basso  11.Cuori rotti  12.Barbarella



OvO/Nadja THE LIFE AND DEATH OF A WASP (2010 Bis Aufs Messer)
01 Movement 1: A Wasp Flying Around the Sugar Jar 
02 Movement 2: Trapped in the Jar
03 Movement 3: Put Some Sugar in My Cup, Please 
04 Movement 4: Drowned in Coffee 



GENERI underground trattati nell'intervista:
   Sebbene gli OvO non siano certo una punk band, spesso compare anche questo genere tra quelli che li definiscono; la realtà è che del punk loro assorbono principalmente l'attitudine in quanto nati in un ambiente grindcore e anarcopunk: vediamo quindi di analizzare questi generi musicali.
HARDCORE punk : si sviluppa simultaneamente in Inghilterra e negli Stati Uniti a cavallo tra gli anni '70 e il decennio successivo. Musicalmente si rifà ai primi periodi del punk, ossia brani veloci e di breve durata, cantato urlato e avversione per ogni forma di virtuosismo con però l'aggiunta di sonorità più aggressive e distorte; la critica violenta agli stereotipi del periodo è la tematica principale dei loro testi e i concerti della prima scena hardcore diventano spesso luoghi di battaglia tra fan e polizia. Criticano e rifiutano il sistema, anche quello musicale delle Major, puntando sul "Do It Yurself" (DIY) con registrazioni casalinghe lo-fi, auto-organizzazioni di concerti o festival, utilizzo di fanzine fotocopiate (giornaletti autoprodotti) per promuovere le attività del movimento. Mentre l'hardcore ricalca quindi quell'atteggiamento nichilista tipico del primo periodo punk, nuove tendenze iniziano a circolare nel movimento ispirandosi ad idee più specifiche e a un vero e proprio progetto politico. Assistiamo quindi alla nascita dell' ANARCHOPUNK in Inghilterra e dello STRAIGHT EDGE negli Stati Uniti i quali si allontanano invece dalla visione nichilista ed autodistruttiva dei primi punk in nome di ideali più nobili e specifici quali il salutismo (dieta vegetariana o vegana), l'ambientalismo e l'animalismo (ecologia, rifiuto delle pellicce e della vivisezione a scopo medico) e perfino il pacifismo. Lo sviluppo maggiore del sottogenere avviene in Inghilterra dove la band CRASS viene ricordata come la capostipite del movimento, fondando addirittura una propria etichetta discografica indipendente, la Crass Records, con la quale pubblicava, a prezzi molto vicini a quelli di costo, le proprie produzione e quelle di molte band anarcho punk degli anni '80 contribuendo così alla nascita dell'etica DIY; in breve queste ideologie passano da scelta musicale a vero e proprio stile di vita. E' in questo ambiente che si formano musicalmente Bruno e Stefania e sebbene con gli OvO non suonino prettamente punk, è l'attitudine di base del filone anarchico del genere a plasmarli nelle loro scelte di vita.
   All'interno della filosofia DIY si muovono molte realtà musicali anche al giorno d'oggi e l'etichetta statunitense SUPERNATURAL CAT, scelta dagli OvO per la pubblicazione del loro ultimo album "Cor Cordium", può di diritto farne parte. Per chi non fosse conoscitore del mondo delle label discografiche vorrei aprire qui una breve parentesi per illustrare questa singolare realtà musicale, assolutamente degna di nota, relativamente giovane ma già di culto nel panorama underground mondiale! Molti di voi avranno già sentito parlare del MALLEUS ROCK ART LAB, un collettivo di artisti dedicati alla realizzazione di poster art; ebbene, l'etichetta SC è un suo progetto musicale parallelo con la volontà di entrare nel mondo della discografia internazionale basandosi esclusivamente sui quei tratti già distintivi del collettivo stesso, come originalità e libertà d'espressione, secondo una linea guida seguita anche da Bruno con la sua stessa etichetta indipendente. Sicuramente la loro attitudine segue una direzione opposta rispetto alle logiche commerciali e produttive del panorama discografico attuale, ma proprio qui risiedono il loro fascino e punto di forza: con quest'etichetta escono solo progetti unici, singolari, alternativi, dal suono nuovo, dove la libertà espressiva del singolo artista e l'ispirazione che lo guida sono il fulcro dell'intero progetto. Anche il prodotto di supporto della musica viene trattato da loro con una filosofia specifica ed una cura maniacale per i particolari e, nell'ottica che un disco sia il prodotto artistico ma anche artigianale, unico ed originale di una band, lo rivalutano ulteriormente con rifiniture de luxe come copertine disegnate completamente a mano, copie a tiratura limitata, incisioni anche su vinile, ecc. Dopo la chiusura dell'etichetta BLM di Bruno e l'allontanamento dalla Load Records dei suoi ultimi album, gli OvO non potevano trovare locazione migliore, coerente e più idonea per la loro produzione artistico-musicale, e tutti noi andiamo assolutamente fieri di poter vedere un duo italiano nei cataloghi di un'etichetta discografica così nobile e scevra di logiche meramente commerciali come la Supernatural Cat! Per chi fosse interessato, in Italia le opere del suo catalogo vengono distribuite da GOODFELLAS.
  
   Del Doom e dello Sludge, due sottogneri "dark" del metal, abbiamo già avuto modo di parlare nel corso dell'intervista 03 a Le Scimmie, ora vorrei infine accennare brevemente alle caratteristiche di altri sottogeneri che troviamo spesso abbinati al nome OvO, ache se, ormai lo sappiamo, loro sono tutto questo assieme ma molto di più, in una formula di ricerca e d'avanguardia che viene denominata AVANT-GUARD METAL. Del DOOM , il "Metal lento", abbiamo già accennato nella scorsa intervista, mentre non abbiamo ancora parlato del suo sottogenere DRONE (si parla infatti di Doom Drone Metal) ossia di quel Doom, per lo più strumentale, misto a sonorità ambient e noise che in aggiunta presenta un suono elettronico di bordone (il termine inglese "Drone" significa infatti "ronzio, vibrazione") e che viene usato come abbellimento in questo genere per lo più sperimentale. I padrini vengono riconosciuti negli EARTH, band di Seattle, Washington, nel 1990 e ancora attivi mentre saranno i SUN O))) a rappresntare al meglio il genere, dalla loro fondazione nel 1998 fino ad oggi. Anch'essi originari di Seattle, sono in realtà un duo e i suoi membri si occupano indifferentemente di tutta la strumentazione della band.
   Altri sottogeneri estremi dell'Heavy Metal e ai quali gli OvO possono far riferimento sono anche il BLACK e il DEATH METAL: nel Black Metal le tematiche sataniste sono la caratteristica più evidente, anche se altre predilette riguardano l'occultismo, il nichilismo, la morte. Il movimento può essere distinto in due momenti storici e musicali ben definiti e assai diversi tra loro: quello d'esordio, nato nei primi anni '80, si rifà decisamente all'Heavy Metal classico, allo Speed metal (il metal veloce) o al Trash metal, tipici dell'epoca (il nome gli venne conferito principlamente per l'atmosfera oscura che le band ricreavano in fase di live e non per la sonorità della loro musica, ispirandosi al titolo di un album della band Venom) mentre nella seconda fase, anni '90, si definiscono tratti sonori completamente diversi, nuovi, che caratterizzano il Black Metal moderno. Della prima ondata di Black ricordiamo i capostipiti VENOM, gli Svizzeri CELTIC FROST, gli HELLHAMMER, ma il loro stile è destinato quasi a scomparire verso fine anni '80. Sarà nell'Europa del Nord dei primi anni '90, e principalmente nei Paesi Scandinavi, che si delineano invece i tratti del Black Metal moderno con il gruppo norvegese MAYHEM. A metà anni '80 iniziano la loro carriera ispirandosi allo speed e trash metal più classici mentre è solo in seguito che presentano una svolta risolutiva nel loro stile dando il via così alla cosidetta "seconda ondata black metal": atmosfere cupe e decadenti, riff di chitarra convulsi, spesso suonati in tremolo, pattern di batteria martellanti con uso di doppia casa e voci urlate in screaming (letteralmente "urlo lancinante").
   Il Death Metal trae invece origine dallo speed metal di band come SLAYER o i tedeschi KREATOR e si sviluppa sul finire degli anni '80 ispirandosi a tematiche trash. Dal nome (Death=morte) già si intuiscono i temi trattati nei loro testi, che riguardano appunto morte, dolore e sofferenza, ma anche horror, satanismo ed occultismo; le chitarre sono ancora più distorte e dalle sonorità molto più basse, rispetto al trash, e si muovono su scale alternative, come le scale diminuite, le arabe o le orientali (v. per es, pentatonica giapponese);  d'obbligo la doppia cassa nella batteria, per creare il famoso "muro di suono", e uso di tecniche specifiche che permettano ritmiche velocissime; ma ciò che caratterizza subito il genere è la tecncia GROWL usata per il canto. Come per lo scream del Black Metal, anche questa tecnica fa uso sostanzialmente del diaframma, che qui viene sottoposto a forte pressione con rapida e brusca emissione d'aria mentre si mettono le corde vocali in leggera vibrazione e distorsione; entrambi sono suoni gutturali ma il growl predilige tonalità molto basse (specie nel brutal death metal) sebbene possa applicarsi anche a quelle più alte: il risultato è una voce grossa, cavernosa, "ruggente", che richiama subito alla mente i versi e i grugniti di demoni dell'oltretomba, tanto per intendersi... La tecnica si può ritrovare già nel blues, dove veniva usata però come semplice abbellimento per conferire enfasi e sottolineare passaggi di particolare intensità (V. per es. Louis Armstrong) e in minima parte anche in artisti come Creedence Clearwater Revival, Who, Genesis... E' solo negli anni '90 però che essa verrà rivalutata ed utilizzata come cantato principale nei generi più tenebrosi del metal (death, black, grindcore, fino al nu metal che spesso alterna i due cantati scream e growl). Essendo una tecnica atonale che fa poco uso delle corde vocali, se non "grattandole" un po', altra caratteristica peculiare ed insolita che mi ha sempre affascinata di questa tecnica è che praticamente azzera la differenza tra le voci maschili e femminili dei cantanti! ...se non fosse per la potenza espressa.
   Nominiamo infine il GRINDCORE (abbreviato in grind), genere spesso confuso col Death Metal per via di forti similarità (chitarre molto distorte, batteria velocissima, voce gutturale), considerato sia come un ramo estremo dell'Hardcore Punk che di derivazione dell'Heavy Metal; i capostipiti vengono identificati nei NAPALM DEATH (testi politicizzati, alternanza di growl e scream) e il genere viene portato avanti da band come i CARCASS (suoni primitivi e testi in tema col nome della band, per es. resoconti di autopsie in chiave umoristica dark). E' un genere molto violento, velocissimo, dalle sonorità martellanti, che alla fine potremmo riassumere come estremizzazione dell'Hardcore punk o come un Death Metal con tempi punk... La musica è così, si influenza, si contamina, si fonde per infine evolversi in generi nuovi e specifici e ciò che stanno facendo gli OvO con la loro ricerca musicale è, in ultima analisi, proprio questo: una summa di sonorità evolute in un qualcosa di completamente nuovo che apre la strada per altri generi a venire... tutto questo è già Avant Metal...


LINK video dei gruppi menzionati:
Drone (Doom Drone Metal)
EARTH “Introduction” dall'album "Pentastar" 2006
SUNN O)) live in Berlin 2006
Black Metal (prima ondata)
VENOM “Black Metal” live
CELTIC FROST “To Megatherion” 1985
“A Dying God coming into Human Flash” official video 2006, notare le differenze di stile.
HELLHAMMER “Angel of Destruction” 1983 
Black Metal (seconda ondata)
Death Metal
SLAYER “Cult” 
KREATOR “Phobia” live 
Cantato Growl
LOUIS ARMSTRONG “When you are smiling” 
OPETH  "Ghost of Perdition", voce maschile
ARCH ENEMY "We Will Rise", cantante femminile
Grindcore (Grind)
CARCASS “Heartwork” live







2 commenti:

  1. Anche questa una bella intervista! Mi piacerebbe ascoltare qualche pezzo!

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  2. Nella sezione BIOGRAFIA E LINK VIDEO tutto ciò che è colorato di verdolino è un link diretto ad un loro video. Buon ascolto e buona visione!

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