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venerdì 31 maggio 2013

07. BRUNO DORELLA: produttore discografico e batterista di duo.

(Altri post correlati: OVO ; STEFANIA PEDRETTI; RECENSIONE "ABISSO"; STEFANIA PEDRETTI un anno dopo)

INTRO E BIO
   Finalmente rieccoci qui, come promesso, con l'analisi più approfondita dei componenti degli OvO: Stefania Pedretti e Bruno Dorella.
   Con loro avevamo avuto l'opportunità di analizzare lo storico duo noise/avant-metal OvO (qui) ma essendo i due artisti coinvolti in altre interessanti collaborazioni, nonché parte di altri duo, vogliamo continuare con loro un ulteriore viaggio di approfondimento musicale: iniziamo subito con la biografia di Bruno e a seguire la sua intervista.

   Bruno Dorella, milanese di classe '73, ha una personalità molto varia che è frutto della sua molteplice esperienza di vita: da un lato segue studi classici mentre nel contempo frequenta ambienti anarcopunk e centri sociali occupati, appassionandosi di musica a 360°. E' in questi ambienti fertili di idee e iniziative che viene a contatto con realtà musicali noise, band alternative di ogni tipo e nazioni per le quali spesso organizza delle performance nel centro sociale La Sede di Vigevano dove sia lui che Stefania erano membri del collettivo. Era la seconda metà degli anni '90 ma l'aria che si respirava da quelle parti e la libertà espressiva che si metteva in atto, ricalcavano in tutto e per tutto la filosofia portata avanti nel decennio precedente da band come i Crass: ci si autogestisce, si collabora per fini comuni, si organizzano eventi e spettacoli in nome della libertà espressiva, ci si registra da soli i propri pezzi e da soli o con l'appoggio di una rete di band dagli ideali affini, si parte per tour in tutto il mondo, il DIY (Do It Yourself) di cui Dorella è stato fedele interprete in tutti questi anni.

   Dopo il diploma letterario e la militanza in qualche gruppo underground milanese, Bruno prende la decisione di dedicarsi completamente alla musica: sebbene il suo strumento principale sia la chitarra, s'improvvisa batterista nella singolare punk band WOLFANGO, esperienza che lo vedrà coinvolto per un paio di anni prima di lasciare il gruppo nel 1998. Di particolare questo trio ha tutto: ad iniziare dalla line-up che già rivela la predisposizione di Bruno per le band dalle "frequenze tagliate": siamo praticamente di fronte ad un duo basso-batteria più la voce femminile di Silvia Maglioni; al basso distorto troviamo Marco Menardi, anche lui cantante della band, mentre Bruno suona in realtà una "mezza batteria", come anticipazione del suo amore per i tamburi ridotti all'osso, in piedi e senza grancassa, caratteristica che lo accompagna anche nel duo OvO. Di loro ci restano un paio di album dalla registrazione lo-fi ("Wolfango" del '97 e "Stagnola" del '99, nei quali Bruno è presente solo nel primo, sostituito poi da Cristiano Marcelli), che molto fecero discutere : i brani sono di matrice grunge, cantati in italiano, ma per attitudine e ruvidità vengono spesso considerati punk (voci volutamente stonate e fuori sincrono; testi strampalati, divertenti ed originali, perfino semplici ed infantili; suoni forti e sgangherati; ritmica essenziale; ambientazione cruda e registrazioni lo-fi). La band viene più volte appellata come assurda ed "irriverente" per via degli atteggiamenti disinvolti dei membri, di date non onorate, di live anarchici dove i cantanti riuscivano anche a scordare i testi dei loro brani! Sicuramente un gruppo anomalo, sfrontato, che ha diviso l'opinione pubblica del tempo ma che ancor oggi si ricorda e fa parlare di sé. Annunciati dallo stesso Lindo Ferretti come gli eredi dei defunti CCCP o associati ai MARLENE KUNTZ, in realtà i Wolfango furono una band fuori dal comune, qualcosa di unico e diverso, sicuramente uno degli episodi musicali più singolari della musica rock-alterantivo italiana. Il  primo omonimo album è molto grezzo, essenziale, ma al suo interno troviamo delle chicche imperdibili, come il tormentone "Ozio" (qui) o "Batman e Robin"; mentre questo primo lavoro fu prodotto dal C.P.I. quasi come una sfida, Giorgio Canali sarà il produttore del loro secondo album, "Stagnola", dove cerca di
addolcire le caratteristiche così "crude e brutali" della band d'esordio con piccoli accorgimenti, per esempio introducendo le tastiere suonate da Silvia; sebbene l'impatto iniziale venga così a perdersi, assistiamo pure qui a dei piccoli capolavori, come è il caso di "Vola Via".

  
   Purtroppo la vita di questa formazione sperimentale ha le ore contate e dopo solo due anni dalla sua fondazione i membri si dividono; ciò che vogliamo qui sottolineare è come i Wolfango rivelino la passione di Bruno, fin dai suo esordi musicali, per tutto ciò che si dimostra sostanzialmente "nuovo" e diverso. In calce lascio i link di alcuni rari loro video, mentre purtroppo è stata tolta dalla rete una vera chicca storica: un video che riportava ben mezz'ora dell'indimenticabile programma musicale "Help" di TMC2, condotto da Red Ronnie, e con ospiti la nostra band milanese: si assisteva ad una stralunata intervista al giovane Bruno Dorella e alla programmazione di ben 6 brani del mitico trio! Contando di rintracciarla, prima o poi... Per amore di precisione e per la soddisfazione di quegli ancora recidivi ed orgogliosi fan dei Wolfango, di coloro che li ritengono tuttora la migliore band italiana di tutti i tempi, ricordiamo qui che le anime del gruppo hanno ripreso nel 2006 il progetto riducendolo ulteriormente alla forma di duo, dove Marco (cantautore folk) si è ormai trasformato in un one-man band, suonando la chitarra, sia elettrica che acustica, e una gran cassa e rullante assemblati in modo casalingo (una scatola di biscotti e una valigia) più un piatto, mentre la compagna Sofia canta e balla nella sua maniera spensierata e bizzarra. Restano un duo sperimentale, allestendo spettacoli multimediali dove spesso mettono in mostra le loro collezioni di locandine hand-made, foto, video e sculture di carta realizzate nel corso della loro carriera... creatività, ricerca, anarchia, spontaneità e delirio puro, restano sempre loro, i Wolfango!

   Torniamo ora nel 1999 quando Bruno, all'uscita dai Wolfango, fonda nella sua natia Milano l'etichetta indipendente BAR LA MUERTE. Nata principalmente per registrare i suoi personali esperimenti musicali, così alternativi che nessun altro glieli avrebbe prodotti, col tempo Dorella produce tutta una serie di particolarissimi musicisti (ricordiamo artisti come Bugo, Larsen, Allun, Motorama, R.U.N.I, ?Alos, Inferno, l'one-man band Bologna Violenta, il duo Zeus!, Fuzz Orchestra, tanto per citarne solo alcuni!) rivelandosi uno tra i più attenti e sensibili osservatori della scena underground italiana. Guidato da un istinto tutto suo sceglie i personaggi da produrre non solo da un punto di vista musicale ma anche umano ponendo le basi così per duraturi rapporti d'amicizia e collaborazioni: amante dei tour, spesso li organizza assieme agli autori dei nuovi album da promuovere oppure collabora attivamente suonando in alcuni loro brani. Il caso più eclatante e duraturo nel tempo resta quello di una delle sue prime "scoperte" musicali, il coetaneo Cristian Bugatti, in arte BUGO. Il cantante-poeta aveva già una sua personalità artistica particolarissima quando il nostro Dorella lo incontra e, affascinato dall'originalità del personaggio, suona con lui la batteria invitandolo a  registrare il nuovo materiale presso la sua etichetta: da qui nasce il 7 pollici "Questione di Eternità", sempre del 1999. Bruno accompagnerà per anni il suo amico Bugo durante i live, suonando dapprima la batteria e in seguito anche il basso. Secondo la logica di collaborazione portata avanti fedelmente dal nostro Dorella, Bugo suonerà anche con i R.U.N.I, band targata BLMR (da cui l'EP "La pianta movente", sempre dello stesso anno), come fonico e produttore artistico registrerà i lavori delle Motorama per poi seguirle in tournè, come si affiancherà ai tour di altri membri della "famiglia" La Muerte, come Allun, per le quali registrerà anche un loro album. A dimostrazione di come questo ambiente abbia lasciato il segno nell'artista, nonostante nel 2003 egli firmi per la Universal dopo vari album con la BML (oltre al lavoro già citato ci sono anche "La prima gratta", 2000; "Sentimento westernato", 2001 ed infine l'EP "Ne vale la pena" dell'anno successivo), continuerà a frequentare la sfera Bar la Muerte collaborando per esempio con ?Alos (la nostra Stefania Pedretti degli OvO nel suo progetto solista) invitandola a degli interventi vocali e sonori nei suoi nuovi singoli.    Ciò che troviamo interessante riguardo questa etichetta underground e a Bruno Dorella come produttore è la sua attenzione per tutto ciò che risulta nuovo, alternativo, "diverso" ed è proprio in
quest'ottica che s'inserisce la sua passione per i duo: oltre a suonare la batteria negli OvO e nei Bachi da Pietra,  produce band come le MOTORAMA (duo+vocalist con l'album "No Bass fidelity" del 2003, e scarno duo chitarra e batteria per il successivo "Psychotronic is the Beat" del 2008, -V. nostra intervista n.02), gli ALMANDINO QUITE DE LUXE, married-duo da Bologna, il duo math/grind basso e batteria ZEUS! (Luca Cavina, bassista dei Calibro 35 -colonne sonore di film polizieschi- e Paolo Mongardi, ex batterista dei psichedelici Jennifer Gentle e batterista poi del duo pop Il Genio), nonché tra gli ultimi il singolare trio francese LE SINGE BLANC, nella formazione due bassi e una batteria.
   Nel 2004, assieme ad altre etichette dell'underground nazionale, partecipa all'organizzazione a Marina di Massa del TAGOFEST, un interessantissimo festival delle etichette indipendenti italiane.
   Purtroppo, dopo quasi 13 anni di prolifica ed intensa carriera di produttore noise/rock,
Dorella nel gennaio 2012 si vede costretto a chiudere la storica etichetta BLM a causa delle infelici congiunture di questi ultimi anni. E' stato un processo graduale ed inevitabile che ha comunque maturato con gran serenità, come ci spiegherà nel corso della nostra intervista.

   L'anno seguente Bruno, sollecitato dagli spettacoli noise allestiti nel CS di Vigevano, fonda gli OvO con la sua compagna Stefania Pedretti alla chitarra e voce. Di questo prolifico duo, degno rappresentante del noise italiano in tutto il mondo, e dei loro tredici anni di carriera musicale, abbiamo ampliamente trattato nell'intervista/retrospettiva a loro dedicata e alla quale rimandiamo senza dilungarci oltre in questa sede: http://electricduoproject.blogspot.it/2013/01/04-ovo-e-bachi-da-pietra-una-coppia-di.html

   Al fine di esprimere anche la sua vena creativa melodica e suonare il suo strumento principale, ossia la chitarra, nel 2001 Bruno fonda poi un'altra band, l'ancora attivissima RONIN -per la quale compone tutti i brani- composta da quattro validi e talentuosi musicisti: Bruno Dorella e Nicola Ratti alle chitarre, Chet Martino al basso, Enzo Rotondaro alla batteria, sostituito nel  2011 dallo stesso Paolo Mongardi dei duo Zeus! e Il Genio di cui sopra. Lo stile musicale è qui molto diverso: ha un caratteristico sapore di colonna sonora morriconiana, misto a folk (italiano e non), per lo più strumentale, con venature jazz in una miscellanea di tecnica e cuore, leggerezza e poesia, che si arricchisce di nuove e continue sfumature, sempre molto evocative, ad ogni nuova pubblicazione. Oltre ai loro 4 album all'attivo ("Ronin" 2004, "Lemming" 2007, "L'ultimo Re" 2009, e l'ultimo capolavoro "Fenice" 2011, tutti con etichetta Ghost Records a parte "Fenice", Santeria/Tannen, e tutti ottimamente recensiti - Lemming e Fenice vengono addirittura promossi dischi del mese per Blow Up e Rumore) non potevano mancare le vere e proprie collaborazioni col mondo cinematografico al quale la musica dei Ronin faceva appunto riferimento: a partire dal loro primo EP del 2002, anch'esso intitolato "Ronin", le loro musiche sono spesso richieste come colonne sonore. Questo EP accompagnerà quindi il medio metraggio "Rocca Petrosa" di Cosimo Terlizzi; un brano del primo omonimo album entrerà invece nella colonna sonora del film "Tu devi essere il lupo" di Vittorio Moroni; dal secondo album "Lemming" vengono estratti alcuni brani per il film "Vogliamo anche le Rose" di Alina Marazzi, dopodichè viene loro commissionata l'intera colonna sonora del film, grazie ad una collaborazione con la Warner Bros; altri brani di "Lemming" diventano la colonna sonora del documentario "Via Selmi 72" di Mauro Dicioca e finiscono anche tra le musiche di fiction e programmi televisivi come la serie tv "Non pensarci".

   I Ronin sono quindi una band più "classica" rispetto agli altri progetti musicali del Dorella, ma caratterizzata dal genere di musica scelto: quello delle colonne sonore western, assolutamente conosciuto ma in realtà molto meno suonato. I membri sono degli ottimi strumentisti e caratteristica del gruppo, secondo una filosofia tanto cara al nostro Bruno, è quella di affrontare sempre una ricca attività concertistica che vede i nostri suonare live in tutta Italia e nell'Europa intera.

Per concludere l'argomento vorrei soffermarmi brevemente sull'etichetta GHOST RECORDS (http://www.ghostrecords.it): si tratta di un'etichetta nata nel 2002 a Varese dalla mente di Francesco Brezzi, inizialmente per realizzare la compilation "13 songs from the Lakes County" con brani delle band più significative della zona; nell'ottica di dare visibilità nazionale ai gruppi locali si affianca poi ad un'altra etichetta indipendente, la maggiormente diffusa Gamma Pop. Successivamente amplia il suo roster con band nazionali ma anche estere vincendo nel 2004 il premio istituito dalla giuria di qualità del MEI (Meeting delle Etichette Indipendenti) come "Miglior Etichetta Indipendente Italiana" e quello per il miglior video indipendente assoluto con “Tell Me Marie” dei loro One Dimensional Man. Fa sempre piacere dar luce a queste realtà sconosciute ai più ma che possono essere assolutamente annoverate tra i "fiori all'occhiello" della professionalità nazionale e grande esempio dell'intramontabile qualità made in Italy.

   Proseguiamo infine con un ultimo capitolo: il duo BACHI DA PIETRA. Finora abbiamo visto il nostro artista coinvolto in una full band concertistica inserita nel mondo cinematografico italiano, in un duo noise che suona in ogni parte del globo, nonché produttore musicale e scopritore/promotore di talenti underground: sembrerebbe una carriera già piena di ogni tipo di impegni e soddisfazioni personali ma a quanto pare tutta quest'attività concertistica e creativa non è sufficiente ad esaurire l'enorme energia di Bruno che, nel 2004, si lascia sedurre per il ruolo di batterista in un altro duo, i Bachi da Pietra, appunto, capitanato dal chitarrista e cantante Giovanni Giuseppe Succi (ex Madrigali Magri, noto semplicemente come Giovanni oppure Gianbeppe). Mentre per i Ronin compone tutti i brani e negli OvO partecipa attivamente alla loro composizione, qui almeno si "accontenta" di accompagnare le evoluzioni musicali del compagno di avventura, dimostrando per l'ennesima volta tutta la sua abilità nel creare atmosfere evocative pur utilizzando pochissimi pezzi del set di batteria.
   Descrivere la musica dei Bachi da Pietra non è cosa facile... le basi sono sicuramente un certo tipo di blues lento, primordiale, avvolto però in un'atmosfera noir sulla quale Giovanni intesse le sue storie, mai esplicite ma rivelatorie di un mondo complesso, subdolo e cinico, che volutamente critica. S'introduce quindi la sua voce, calda e bassa, in un cantato che è quasi un parlato sofferto, strascicato; la lingua è l'italiano, inserendo alla fine quest'artista nel filone del cantautorato rock nazionale; Succi è un gran maestro nell'uso delle parole, utilizzando più allitterazioni che rime scontate e dando predilezione ad una serie precisa di vocaboli: insetti e materia inorganica compaiono ripetutamente nei suoi testi o nei titoli dei brani e degli album, e il nome della band ne è già un degno rivelatore; i testi, assolutamente mai banali, rivelano un mondo personale dell'artista ricco e combattuto ma non parlano mai apertamente dell'argomento trattato: ti lasciano immaginare, o sognare, l'immensità che c'è dietro. Sì, perché nell'insieme questa è musica intimista, struggente, ipnotica perfino, che ti avvolge e porta via in una spirale di dolce e struggente melanconia, adatta sicuramente agli ascoltatori amanti delle tonalità minori e di una certa vena nostalgica... il "blues dell'oblio".. questa è la descrizione più consona che ho trovato in riferimento alla musica dell'ermetico Succi.

  Per quanto riguarda la produzione discografica dei due, troviamo all'attivo ben 5 album di cui l'ultimo, "Quintale" - uscito a gennaio di quest’anno con la nuova produzione di Giulio Ragno Favero- sposta l'attenzione del compositore verso sonorità decisamente più hard rock! Ci si muove tra l'heavy metal più classico al metal più duro, con interventi noise o stoner: i suoni sono ovviamente più distorti e Bruno ha aggiunto per l'occasione un charleston al suo minimale set di batteria mentre la voce di Giovanni e il suo stile di cantato mantengono una linea di base sicuramente riconoscibile seppur si lasci andare, in alcuni brani, ad evoluzioni vocali di più largo respiro. Nel complesso una bella svolta per i Bachi da Pietra, oltremodo molto gradita al pubblico tanto che in pochissimo tempo l'album sta riscuotendo un notevole successo; si sono evoluti, quindi, cambiati nel nome della sperimentazione a loro tanto cara. Tanto per sottolineare quanto il lato di ricerca musicale sia sempre stato un filone di base del loro "far musica" prendiamo l'esempio del loro primo album "Tornare nella Terra" che, per ottenere un certo tipo di sonorità ma al naturale, è stato registrato nella cripta di una chiesa... libertà espressiva, indipendenza, non scendere a compromessi, sono dei capisaldi a cui Bruno Dorella si è sempre tenacemente ancorato e che con questo duo vengono in effetti altamente onorati: basti pensare alla durata dei brani, che non seguendo le logiche di mercato radiofonico si sviluppano indifferentemente dai due ai sette minuti di registrazione, o alla capacità di osare: prendiamo uno su tutti il brano "Zuppa di pietre" che altro non è che un intervento di suoni e rumori in stile noise, appunto. Lunga vita quindi a questo duo di qualità e ai molteplici progetti musicali del "nostro" Bruno che, seppur diversi, mantengono un indubbio grado di coerenza rispetto ai valori etici ed artistici di cui Dorella si fa da sempre sostenitore.

  Nel 2006 Bruno e Stefania si trasferiscono a Berlino per poi rientrare in Italia, lui nel 2010 e lei l'anno successivo, stabilendosi in quel di Ravenna con i rispettivi nuovi compagni. Alla chiusura dell'etichetta BLM Bruno, Stefania e la sua compagna Francesca Morello fondano il collettivo DELIKATESSEN con il quale organizzano concerti ed eventi alternativi nella zona ravennate. Anche di questo, quanto del periodo berlinese, abbiamo già trattato nell'intervista dedicata agli OvO per cui ora semplicemente proseguiamo con l'intervista al diretto interessato... Buona lettura a tutti.


LINK VIDEO
WOLFANGO
“Ozio” MTV Sonic1997 http://www.youtube.com/watch?v=NtSKQMsgovw 
“Ozio” Video ufficiale su MTV2 http://www.youtube.com/watch?v=LUfhv5spRk0
“Verità” live @A com’è 1997 http://www.youtube.com/watch?v=pqhGYAZPGkU  
“Ozio” live @A com’è 1997  http://www.youtube.com/watch?v=8tdoU3Jap90 
"Fuga del prete" live: http://www.youtube.com/watch?v=eixiKDL6u0U 

BACHI DA PIETRA
“Non è vero quello che dicono” https://www.youtube.com/watch?v=ETde3EiokTc

BLM Records
MOTORAMA “Wild Girl” http://www.youtube.com/watch?v=38lAmxjx98M
ALLUN “Due Bambine nel Bosco” http://www.youtube.com/watch?v=pPifzH04z7M
ZEUS! “Grindmaster Flesh” Official Video http://www.youtube.com/watch?v=VTle-xG-074
LE SINGE BLANC “Roquetes” live http://www.youtube.com/watch?v=He29eRAMFNg
BOLOGNA VIOLENTA “Sangue in Bocca” http://www.youtube.com/watch?v=hhygVKBkNV0





INTERVISTA
1.Ben trovato per questa seconda parte dell'intervista, Bruno! Vorrei iniziare analizzando innanzitutto il tuo mondo musicale come strumentista per passare infine al Dorella produttore, per cui dimmi, qual è stato il tuo approccio al mondo della musica? Nelle tue band suoni sia la batteria che la chitarra senza disdegnare il basso distorto per cui come e quando sei diventato un polistrumentista?
E’ tutta colpa di mio cugino Marco, che a 12 anni mi regalò una chitarra acustica ed una cassetta con War e The Unforgettable Fire degli U2. Il mostro era nato. Non ho mai studiato, sono completamente autodidatta, ma ho ascoltato e ascolto talmente tanta musica che ho un’idea abbastanza precisa di quello che va fatto e di come si fa. Questo approccio autarchico, abbastanza indifferente alla teoria e anche alla pratica degli strumenti, rende piuttosto facile essere un polistrumentista, nel senso rinascimentale del termine. Suono un po’ di tutto, senza eccellere in nulla. Nel mio caso ci sarà sempre qualcuno che suona meglio di me, ma sono le mie idee che contano. Su quelle ho molta meno concorrenza.

2.Alla fine della tua maturità classica hai preso l'ardua scelta di dedicarti completamente alla musica, com'è nata questa passione e com'erano le potenzialità e le prospettive nell'Italia di 15 anni fa? In una situazione socio-economica come oggi, affronteresti lo stesso percorso? Sei stato supportato o meno dalla tua famiglia d'origine in questo insolito ed azzardato progetto?
La decisione non è stata ardua. Tutt’altro. Non c’era scelta, tutto il mio essere era assolutamente certo che quella fosse l’unica cosa da fare. Nonostante tutto, non me ne sono pentito e lo rifarei, soprattutto oggi, dove le prospettive sono talmente poche che tanto vale tentare la sorte. Qual è l’alternativa? Prendere una laurea per diventare precario o disoccupato? La mia famiglia mi ha aiutato e supportato, non so quanto ci credesse, ma non ha sollevato obiezioni.

3.WOLFANGO è stata la tua prima band che, seppur di breve durata, ha lasciato il segno nel bene e nel male nel panorama musicale underground italiano, una band che ancor oggi viene nominata e da alcuni addirittura rimpianta. Ci vuoi raccontare qualcosa di quell'esperienza, magari anche qualche aneddoto? Facevate un genere alternativo, una mistura di folk con attitudine punk, cantato in italiano: vi ho visti spesso denominati come una "band irriverente", personalmente mi sono fatta un'idea di quell'aggettivo, ma vorrei che ci spiegassi tu la motivazione di un tale appellativo.
Non assocerei Wolfango con il folk. Semmai con un grunge lo-fi, con attitudine punk ma con potenzialità pop. Marco e Sofia, gli altri due Wolfango che sono anche coppia nella vita, sono persone straordinariamente prive di barriere e falsità, forse per questo la band era giudicata irriverente. E’ irriverente essere se stessi, essere onesti, soprattutto se si è “strani”, ovvero non omologati. E loro omologati non lo erano, su questo non ci piove. Aneddoti… Ce ne sarebbero tanti, ma è una storia di 15 anni fa, lasciamola perdere…

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4.Allo scioglimento dei Wolfango fondi in breve il duo OvO -del quale abbiamo già ampliamente parlato (qui)- e il gruppo RONIN. Queste si sono dimostrate band decisamente più longeve, tant'è che ancor oggi risultano molto attive. Nei Ronin suoni la chitarra e componi i brani: si può dire che questo sia il progetto in cui ti esprimi nella tua forma più completa, ossia tanto di compositore quanto di strumentista melodico?
Ho fondato le due band a poca distanza l’una dall’altra, prima OvO e poi Ronin. Ma ho cominciato a comporre musica per Ronin un po’ prima, visto che OvO era all’inizio un gruppo di improvvisazione. Non so se i Ronin siano il gruppo con cui mi esprimo in modo più completo, sicuramente è l’unico gruppo in cui compongo i brani, quindi sicuramente è nei Ronin che trova compimento la mia vena compositiva. Ma anche negli OvO metto molta composizione.

5.Le musiche dei RONIN sono per lo più strumentali, inserite in un contesto ben definito che varia tra il folk (italiano e non), il blues fino alle atmosfere di chiara matrice morriconiana. Quando è nata questa tua passione per le colonne sonore? Sei appassionato di uno specifico genere di film?
La consapevolezza della colonna sonora come musica è arrivata con quel brano stupendo che è "Here’s To You" di Ennio Morricone, cantato da Joan Baez per la colonna sonora di Sacco e Vanzetti. Era una canzone che mi faceva piangere, un giorno guardo il disco (avrò avuto 10 anni), e leggo che questo Ennio Morricone fa colonne sonore. Da allora ci faccio caso, quando guardo un film, e compro e ascolto regolarmente colonne sonore. Non ho un genere di preferenza, sono pantagruelico e antispecialistico in tutto nella vita.

6.I tuoi brani qui sono estremamente soavi, descrittivi e pacificanti, nonché assolutamente evocativi: come componi, per sonorità o per immagini?
Compongo per sonorità, ma avendo ben presente che esse siano adattabili alle immagini.

7.Molti dei tuoi pezzi sembrano già belli e pronti per una colonna sonora, tant'è che sono stati spesso utilizzati in questo senso in film, serie tv e documentari: come si creano questi agganci? Sei tu a proporre i tuoi brani o il regista/produttore cinematografico li ascolta e li vede già come accompagnamento e sfondo per le sue immagini?
Di solito è il regista o il produttore a contattare me o il mio editore (Warner Chappell). Io non sono inserito nel mondo del cinema, non conosco nessuno a parte coloro che hanno voluto lavorare con me. Quindi non sono in grado di propormi. In teoria dovrebbe farlo l’editore. In pratica poi non so bene come funzioni. Mi chiamano e basta.

8.Come si diceva molti vostri brani già composti sono stati scelti come colonne sonore, ma nel caso del film "Vogliamo anche le Rose", di Alina Marazzi, l'accompagnamento alle immagini vi è stato esplicitamente richiesto a priori: hai riscontrato delle differenze o delle complicanze nel nuovo approccio compositivo? Ti sei basato sulle scene della trama cercando di dar loro forma e sostegno, evocando strumentalmente ciò che la scena stessa suggeriva o hai affrontato la composizione in maniera diversa?
Sono due cose molto diverse. Il regista che sceglie un brano che reputa adatto alla scena ha quello in mente, e farebbe di tutto per averlo. Invece il regista che ci affida la colonna sonora ha in mente la nostra sonorità, ma poi da lì parte un rapporto a volte molto stimolante, ma a volte anche molto stressante, tra il desiderio del regista e lo stile del compositore. E’ una cosa molto bella, a volte anche molto faticosa, ma sicuramente una delle esperienze più stimolanti che io abbia mai fatto. Alina è una persona speciale e con lei non ci sono praticamente problemi, dà delle indicazioni molto chiare sull’atmosfera che vuole per ogni scena, e noi glie le creiamo.

9.Com'è nato il nome RONIN? Mi viene subito in mente la famosa saga Giapponese dei "Quarantasette Ronin", i fedelissimi samurai che, all'uccisione del proprio signore, non sopportando l'idea di vivere senza di lui, presero l'iniziativa personale di vendicarlo sacrificando così la loro vita personale. Molti film ed episodi di cartoni animati riprendono questo evento: è da lì che vi siete ispirati o dalla lettura dei testi originali? Oppure avete fatto riferimento al senso più generico del termine? In generale i Ronin, ossia gli "Uomini Onda", erano infatti una categoria particolare di samurai in quanto senza padrone e fissa dimora, dei guerrieri erranti che a volte difendevano i villaggi dagli attacchi di nemici esterni mentre altre li saccheggiavano per la loro sopravvivenza, sostanzialmente dei mercenari al soldo di chiunque fosse disposto ad ingaggiarli...
E’ esattamente questa figura contraddittoria, girovaga, mercenaria, eroica e perdente che mi affascina.

10.Come descriveresti la carriera dei Ronin (la tua band di musicisti, ovviamente...!)
Eroica. Cristallina nel suo essere senza macchia artistica, dolorosa perché ha perso tanti amici e musicisti per strada, perdente come deve essere ogni eroe che non accetta compromessi.

11.L'ultimo vostro capolavoro, "Fenice", è del 2012: avete già in programma un nuovo album? E di questo, ci sono state richieste per qualche colonna sonora, come da tradizione?
Purtroppo questo disco non ha ancora sonorizzato alcun film, quindi aspettiamo che qualche regista lo ascolti e si faccia avanti!

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12.Nel 2004 decidi di accompagnare con la batteria le composizioni di Giovanni Succi, fondando un altro duo, i BACHI DA PIETRA: ci racconti come è nato il vostro incontro e come hai deciso di aggiungere questo impegno musicale ai numerosi che già avevi? Ricordiamo che a questo punto suonavi sia nei Ronin che negli OvO, nonché gestivi una tua etichetta discografica producendo degli altri artisti!
E’ stata una di quelle coincidenze troppo strane per essere casuali. Conoscevo i Madrigali Magri (all'epoca la band del Succi, N.d.a.) e Giovanni conosceva i miei gruppi, non ci eravamo mai visti. Nel breve arco di qualche mese io gli scrivo un attestato di stima via mail per lo splendido ultimo disco dei MM “Malacarne”, poi ci incontriamo per caso a Milano, ad un concerto in Conchetta, e poi una casa editrice chiede sia a lui che a me (separatamente) di scrivere della musica per un bizzarro quanto intrigante progetto di libro con colonna sonora, stimolando tra l’altro gli invitati ad interagire e collaborare tra loro. A quel punto l’ho ovviamente invitato a fare un pezzo insieme, ed è nata “Stella”. Doveva essere una cosa estemporanea, ma abbiamo capito subito che invece era nato un gruppo. Ne ho preso atto, adattando i miei impegni a questa nuova realtà.

13.Come per gli OvO, la filosofia che sottostà alle altre tue band è la priorità per i live. Finora hai all'attivo centinaia di concerti per ognuno dei tuoi progetti musicali: mi dici come riesci a coordinare e gestire il tutto? La cosa mi stupisce e mi affascina al contempo...
La prima regola è: non fare altro. Lascia il lavoro, gli studi, i corsi, e suona. Fatto questo passo, ti assicuro che sei a metà dell’opera. Poi arriva la fase in cui cominci a contattare chiunque per suonare. Se sei fortunato e fai della musica che piace alla gente che piace, presto la macchina si mette in moto da sola, e tu fai la star. Se invece la tua musica piace a poche mosche bianche in questo mondo tanto cattivo, continui  a contattare chiunque per suonare per tutta la vita, come faccio io. Ma ti assicuro che prima o poi qualcuno lo trovi!

14.BACHI DA PIETRA... è un nome che trovo assolutamente affascinante: ci racconti la sua genesi e il suo significato recondito? Troviamo in questo abbinamento la leggerezza della seta sostituita dalla gravità dell'inorganico: la pesantezza, solidità, concretezza, densità della pietra e della terra è ben espressa nella musica di Giovanni e confermata dal continuo ripetersi del termine nei titoli dei brani e degli album: quant'è importante per lui quest'elemento inorganico e quale la valenza che gli conferisce?
Dovresti chiedere queste cose a lui, che è la mente del gruppo. Io so’ batterista, so’r braccio...

15.La musica e i testi di Giovanni Succi parlano di un vissuto profondo, tormentato, assolutamente non banale, quasi intimo, direi: mi suggeriscono un compositore attento alle dinamiche della vita e ai tormenti della psiche; le sue interviste rivelano d'altro canto un personaggio critico, disincantato, caustico e spiazzante nel suo sarcasmo: mi confermi questa sua personalità o si tratta di una semplice impressione? Com'è lavorare con un personaggio così interessante ma nel contempo così complesso? Magari privatamente è uno spasso!
E’ una persona estremamente profonda, colta e critica. Hai centrato in pieno definendolo interessante e complesso. Per lo più lavorare con lui è molto stimolante, mi ha insegnato molto. In rari casi può essere anche molto faticoso, proprio per questa sua complessità.

Foto by Gabriele Spadini
16.Tu stesso definisci il tuo ruolo in questo duo, in maniera ironica e divertente, come di gregario, di semplice accompagnatore ritmico: tu sei i "colpi" del duo, un'umile strumentista quasi, anziché un musicista... in realtà noto che anche qui il tuo intervento non è di comune accompagnatore ma di valido interprete che, con poche pennellate di gran maestria, riesce a dar degno contorno all'immagine, alla trama suggerite dalla chitarra e dalla voce. Sottolineando l'atmosfera del brano in questa maniera, mi pare che il tuo ruolo sia ancora una volta evocativo e descrittivo, come nei Ronin, seppure in maniera diversa, ovviamente... è come se questa caratteristica ti accompagnasse sia nel tuo ruolo di chitarrista che di batterista... cosa ne dici, è solo un mio delirio?
E’ stato veramente difficile imparare a “suonare poco”, a sottrarre anziché aggiungere, e a livello stilistico è stato sicuramente il più grande contributo di Giovanni al mio essere musicista. Quando a me sembrava di aver scarnificato un ritmo fino all’osso, lui mi diceva “togli ancora”. Mi sembrava impossibile, quasi fastidioso. Poi ci provavo e, accidenti, funzionava! Era meglio! Vedo delle analogie con i Ronin in questo, in effetti, ma le due cose non sono collegate, perché nel caso dei Ronin si tratta di una mia esigenza, mentre nel caso dei Bachi è un’esigenza di Giovanni, che è stato anche difficile assecondare all’inizio.

17.Come negli OvO, anche nei Bachi suoni un set minimalista di batteria, senza cassa (solo nell'ultimo album hai aggiunto il charleston). Nel primo caso resti in piedi, prediligendo la potenza del suono, nel secondo giochi invece con spazzole, mazzette e, a seconda del brano, usi molto il tamburo, conferendo un suono primordiale al pezzo; anche negli OvO prediligi l'uso dei tamburi rispetto ad un accompagnamento canonico di batteria. Ci dici come ti approcci diversamente alle musiche di Stefania e Giovanni e quale le diversità che vivi, da batterista, nelle due band?
Fino a “Quintale” dei Bachi Da Pietra era molto semplice, come dici tu. Potenza e violenza negli OvO, classe primitiva nei Bachi. Con Quintale si sono mescolate le carte, perché anche i Bachi sono passati ad un suono rock potente. Come sai, a me piace che i progetti siano ben distanziati, e trovavo che lo stile di batteria dei Bachi si fosse avvicinato un po’ troppo ad OvO, seppur con risultati molto soddisfacenti. La conseguenza potrai vederla nel prossimo album degli OvO. Un cambio di rotta verso un suono più complesso, oscuro, ricco, meno pirotecnico ma più ipnotico, con l’aggiunta di una forte componente elettronica nei ritmi di batteria. Lo stiamo mixando proprio in questi giorni, ne sono molto orgoglioso. E noi molto desiderosi di ascoltarlo!

18.La musica dei Bachi da Pietra, fino al penultimo album "Quarzo", è di matrice blues con forti venature noir, cupa a volte, più spesso struggente, indubbiamente sviluppata attorno alle tonalità minori. Colgo l'occasione per farti una domanda più generica in merito: ho notato che non solo i musicisti ma in realtà tutti i fruitori di musica, a seconda del proprio carattere, apprezzano istintivamente e in maniera spiccata o le tonalità maggiori (più allegre, solari, positive e spensierate) o quelle minori (più "tristi", struggenti e riflessive). Mi pare tu sia vocato principalmente alle minori, come è anche il mio sentire personale: che ci dici al proposito?
Ho eliminato la parola “maggiore” dal mio vocabolario. Risposta lapidaria ma "evocativa", tanto per mantenere l'aggettivo...

19.Ricapitolando: suoni sia in un paio di duo (OvO e Bachi da Pietra) che nella full-band Ronin: quali differenze riscontri tra il lavoro in band con pochi componenti rispetto ad un'altra dove ci sono più "teste" da coordinare e maggiori impegni da far coincidere?
Più si è, più la coordinazione è difficile, senza dubbio. Non per niente in questi anni di crisi le one-man bands e i duo vanno alla grande, mentre i gruppi molto allargati ormai sono una rarità. Il difficile è coordinare gli impegni, più che il lavoro di composizione. Quello è distribuito molto chiaramente. Una persona compone e sta dietro al progetto, gli altri arrangiano le loro parti strumentali. Nei Bachi è Giovanni, nei Ronin sono io. Negli OvO la composizione è più istintiva, quindi divisa al 50% , ma poi sto io dietro al progetto, per quel che riguarda contatti, tour, dischi eccetera, mentre Stefania si occupa del lato grafico ed estetico.

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20.Ed ora passiamo ad un ruolo diverso da quello di mero musicista per analizzare invece la figura del Dorella produttore discografico. Da poco più di un anno hai preso la drastica decisione di chiuderne l'attività, ma trovo egualmente significativo analizzare questo lato della tua carriera, così importante sia per delineare al meglio la tua personalità che per l'impatto lasciato nella musica underground italiana. Avevi poco più di vent'anni quando hai fondato la tua etichetta indipendente BAR LA MUERTE: cosa ci puoi raccontare dell'entusiasmo o dei problemi che caratterizzarono quel periodo? Quale il motivo e la scelta di un nome così singolare?
Più che di entusiasmo parlerei di incoscienza. Quella necessaria per imbarcarsi in un’impresa del genere. Alla fine ci ho rimesso parecchi soldi, ma sono contento di averlo fatto. All’inizio (1999, il millennio scorso!) l’etichetta si chiamava Tijuana, ma non ho mai avuto fortuna coi nomi. Infatti poco dopo mi scrisse un’altra etichetta dicendomi di aver depositato il nome. Non so nemmeno se fosse vero, né se poi loro siano andati avanti. Io ho cambiato nome in Bar La Muerte, in omaggio alla cultura esoterica latino americana, ma anche alla provincia italiana, incarnata nella nostra concezione unica di quel luogo sacro e mai abbastanza studiato che è il bar. Con questo nome sono andato a produrre più di 50 dischi nei seguenti 13 anni. Spero che loro abbiano fatto almeno altrettanto.

21.Oltre a registrare e produrre alcuni dei tuoi lavori (OvO e Ronin) e quelli di band a te vicine  (Allun e ?Alos), hai seguito e valorizzato tutta una serie di artisti sia italiani che esteri: con quale criteri sceglievi le band da produrre?
Principalmente facevo uscire i progetti miei e di Stefania, ma col tempo le persone che ci aiutavano e che ci erano vicine mi chiesero di far uscire i loro lavori, e in molto casi mi sembrava anche un buon modo di ricambiare il loro aiuto, spesso quantificabile in registrazioni gratuite, artwork, mastering, prestazioni in studio, eccetera. Era un modo di ricambiare facendo uscire ottimi gruppi. Non c’era un vero criterio, anche perché l’etichetta, come il sottoscritto di cui era emanazione, aveva il maledetto difetto di essere eclettica. 

22.Visto che il rapporto tra te e gli artisti che producevi non si limitava ad una semplice registrazione e promozione del prodotto, ma spesso collaboravi tu stesso musicalmente (uno su tutti, con l'artista Bugo) o gli organizzavi tournè in accoppiata con una delle tue band, mi pare di intuire che il rapporto di amicizia fosse molto importante per te e che l'aspetto umano della cosa avesse un suo peso... ricercavi un certo grado di affinità caratteriale oltre che musicale, con le band che producevi?
L’amicizia era di gran lunga il fattore più importante. Non avrei mai prodotto un gruppo per questioni solo artistiche, la conoscenza e fiducia delle persone era fondamentale.

23.Nella tua carriera musicale libertà d'espressione e zero compromessi sono un tuo dogma, come ti rapportavi invece con la musica degli artisti che producevi? Sceglievate assieme un taglio da dare al loro prodotto, ti presentavi con proposte ben precise oppure producevi l'artista così come ti "arrivava"?
Non ho mai aperto bocca sulla musica o sull’artwork. Quello era il prodotto che loro volevano far uscire, e così usciva.

24.Tra i primi ad aver fatto parte della "Famiglia La Muerte" ricordiamo Cristian Bugatti, l'estroso artista in arte BUGO; con lui hai suonato sia la batteria che il basso distorto e prodotto gli inizi della sua carriera. Nonostante abbia successivamente firmato con la Universal, ha continuato a collaborare con Bar la Muerte e con gli artisti della tua etichetta, a volte producendo alcuni loro lavori, altre accompagnandoli in tournè: ci vuoi raccontare qualcosa di questo duraturo sodalizio?
La prima volta che Cristian, detto Bugo, si presentò al centro sociale di Vigevano che io e Stefania gestivamo, lo fece a nome Crackers. Io avevo un concerto coi Wolfango, quindi non lo vidi, ma Stefania mi chiamò entusiasta. Pochi giorni dopo tornò di pomeriggio con la chitarra. Io e Dusko, che allora suonavamo in un gruppo punk chiamato Sick Dogs, ci unimmo a lui in un po’ di cazzeggio. Alla fine di quella jam gli chiesi di fare un disco insieme. Facemmo un paio di concerti in duo (lui voce e chitarra, io batteria), il primo senza nome allo stesso centro sociale (chi fece il volantino ci chiamò Brugo), il secondo a Bologna, a nome Spermatozoi, o qualcosa del genere. Poi registrammo il 7” “Questione D’Eternità”, aggiungendo anche un bassista (Fabio De Giorgi). Quello uscì a nome Bugo. Anche dopo il primo album “La Prima Gratta” Bugo faceva fatica a trovare concerti, quindi gli davamo una mano portandolo in giro con le Allun, il gruppo di Stefania. Abbiamo girato così per un po’, a volte lui suonava da solo, a volte con me, a volte con altri. Quando poi le cose hanno cominciato a girargli bene ha spesso ricambiato, ad esempio un anno mi ha fatto fare il bassista nel tour estivo di Dal Lo Fai Al Ci Sei, ha registrato “Onussen” delle Allun, insomma per molto tempo abbiamo collaborato assiduamente, anche perché mentre io girovagavo lui viveva a casa mia a Milano (quella dove è stato girato il video de Il Casalingo qui). Poi io sono andato a vivere a Berlino e lui in India. Bel riassunto, grazie!

25.Nella nostra intervista 02 dedicata al duo capitolino MOTORAMA (qui), con Daniela abbiamo già accennato al vostro lavoro insieme (i due album "No Bass Fidelity" del 2003 e "Psycotronic is the beat" del 2008 sono usciti con etichetta BLM): cosa ti ha colpito del loro sound in particolare tanto da proporre tu per primo una collaborazione lavorativa?
E’ stato strano, una casualità. Sai, nel 2001 o giù di lì non arrivavano tante e-mail come adesso, e non esistevano i social network, gli “eventi”.. Quindi ricevere una mail che pubblicizzava un concerto da parte di un gruppo sconosciuto non era una cosa del tutto normale. Aprii la mail, e vidi che il concerto pubblicizzato sarebbe avvenuto a Roma, proprio in un giorno in cui sarei stato nella capitale ed avevo un day off. Quindi andai a vederle, e mi piacquero tanto da far partire una collaborazione. Quando si dice i casi della vita...   

26.Uno degli ultimi duo che hai prodotto sono gli ZEUS! nella line-up basso e batteria. Una musica strumentale di estrazione prog-math rock per il bassista dei Calibro 35 e l'ex batterista dei Jennifer Gentle nonché del duo pop IL GENIO (nello specifico Luca Cavina e Paolo Mongardi, da Imola). Cosa ci racconti del vostro rapporto musicale? So che ora Paolo è addirittura il nuovo batterista dei tuoi Ronin!
Loro si arrabbiano se dici prog-math. Cosa posso dirti, quando ho visto gli Zeus! la prima volta sono rimasto colpitissimo, e gli ho subito proposto di fare il disco insieme. Sono strepitosi. Quando Enzo Rotondaro ha lasciato i Ronin mi è stato naturale chiedere a Paolo di entrare alla batteria, anche perché viviamo nella stessa città, Ravenna. In effetti è sempre difficile descrivere la musica innovativa: si tende a rapportarla a qualcosa che già si conosce, perdendo in realtà il vero senso del divenire artistico in atto.. Come potremmo definire, in alternativa, il nuovo genere da loro proposto? Ah, non saprei... qualcosa tipo mathgrind?

27.Ci hai già svelato nella scorsa intervista di come spesso tu abbia curato i tour degli OvO personalmente, hai sempre suonato in più band, con BLM registravi e producevi tutta una serie di artisti, inoltre le hai affiancato anche un Ufficio Stampa: hai mai avuto dipendenti fissi che ti aiutavano nella tua attività o hai fatto sempre il più possibile da solo, al massimo avvalendoti dell'aiuto di alcuni collaboratori scelti tra amici e musicisti affini?
Mai avuto collaboratori. Ho sempre fatto tutto da solo come un cane.

28.Come hai maturato la decisione di chiudere la tua storica etichetta? E' stato un processo doloroso e sofferto?
Per niente! Semplicemente il mestiere di discografico oggi è completamente diverso da quello di 10 anni fa. Tutto il mondo è cambiato, anche il mestiere di musicista è diverso oggi. Ma “fare i dischi”, per quel che mi riguarda, mi interessa solo “alla vecchia”. Portarseli in giro negli squat, ai banchetti, nei circuiti antagonisti, nell’autoproduzione, nel DIY. Oggi queste cose non esistono più, la maggior parte del lavoro si svolge su Internet, che è anche un bel posto, ma preferisco la puzza di squat.

29.So che sei stato molto ben voluto come produttore discografico, sia a livello umano che professionale, tanto da essere definito "il gigante buono della discografia italiana" ("gigante" per la stazza fisica che ti contraddistingue...). Sei consapevole degli apprezzamenti attorno al tuo nome e nel contempo di aver lasciato un vuoto sensibile nella scena musicale underground italiana con la chiusura della BML Records?
Gli apprezzamenti mi fanno piacere ma, dati di vendita alla mano, il buco che ho lasciato non è molto grande, anzi, direi che è ridicolmente piccolo... In questo caso non parliamo di mera quantità: sono sicura che c'è tutto un filone musicale che resterà meno valorizzato, senza il tuo contributo!

30.Sia nella formazione chitarra-batteria che basso-batteria, hai suonato e prodotto molte band con queste line-up. Potremmo dire "duo, duo e ancora duo"! Ci sveli la tua passione od attrazione per questa formazione particolare? In quanto fondatrice dell'Electric Duo Project non potevo non approfondire le motivazioni che portano un musicista a prediligere su tutti questa specifica line-up!
A dire il vero non ho preferenza per un tipo di formazione rispetto ad un altro, almeno come produttore. Non sento che il duo mi dia di più o di meno di un’orchestra o di una one-man band. Invece è una formula che mi piace tantissimo da musicista, anche perché mi trovo bene con una certa tipologia di musicista (Stefania Pedretti, Giovanni Succi, Marco dei Wolfango, lo stesso Bugo) che si presta molto bene a suonare senza altri strumenti armonici, supportato solo dal ritmo, e con un ottimo controllo della voce, tutti elementi che permettono di ottimizzare la formazione nella snellezza del duo.

31.Ed ora il domandone finale: molti ritengono che sia difficile, quasi impossibile, vivere di musica in Italia: te e Stefania siete l'esempio che dimostra esattamente il contrario, anche se so non essere assolutamente facile! La stessa domanda la porrò a lei nel corso dell'intervista dedicata, ma ora lo chiedo a te: quale ritieni sia la strategia utile per realizzare questo sogno? Suonare live il più possibile, pubblicare e vendere i propri cd, suonare in più band contemporaneamente e collaborare con vari artisti, affiancare a quella di musicista attività correlate o un mix di tutto questo? Cosa ti senti di dire ai giovani duo che ci stanno seguendo e che vorrebbero intraprendere una carriera in questo senso?
Per questa risposta non basterebbe un libro. Posso intanto chiarire una cosa: io vivo di musica, ma il rapporto tra le mie ore di lavoro e quello che guadagno è assolutamente sbilanciato, qualunque normale lavoratore mi direbbe che sono pazzo. Detto questo, non esiste una strategia, altrimenti l’avremmo scoperta tutti e saremmo tutti musicisti di professione. Secondo me si tratta al 33% di talento e bravura, al 33% di testa, al 33% di fortuna. Quell’1% che resta è il fattore X che determina la tua posizione nel mondo della musica: dallo scantinato allo stadio. Vorrei sottolineare che bravura (e/o talento: sono cose diverse, ma non stiamo a puntualizzare) e testa sono due cose che necessariamente devono convivere, altrimenti la cosa non funziona. Un musicista bravissimo, talentuoso, che ha studiato e conosce alla perfezione il suo strumento, ma non ha la testa giusta per fare questo mestiere, ha poche speranze. Così come la testa giusta, se non supportata da un minimo di abilità e di talento, non porta molto lontano. Avere la testa significa essere affidabili, non fare i capricci, essere pronti a sacrificarsi molto. L’ideale della rockstar capricciosa è molto lontano dalla realtà della stragrande maggioranza dei musicisti. Sicuramente suonare tanto dal vivo aiuta a crescere musicalmente e ci fa capire subito se siamo tagliati per questa vita. Sono tutti bravi a suonare nel proprio villaggio e tornare a casa a dormire nel proprio lettino. Le prime trasferte, le prime notti a dormire sul pavimento, la prima rottura del motore del furgone, il primo gestore di locale stronzo che non ti paga, permettono subito di capire chi è tagliato per questa vita e chi no. L’autoproduzione è un’altra via possibile, ma oggi, col potere di Internet, direi che è anche sufficiente farsi un buon video amatoriale ma furbo ed avere un buon ep online per iniziare. Invece collaborare con altri artisti o affiancare vari gruppi o altre attività a quella principale è una scelta che deve rimanere artistica, non dettata dal bisogno. Alla fine sempre di musica stiamo parlando, deve nascere da un’esigenza espressiva e non di lavoro. Cosa posso dire ai giovani che vogliono intraprendere questa carriera? Beh, che aspettate? Datevi da fare! Oggi viviamo in un mondo in cui c’è un piccolo spazio per chiunque abbia qualcosa da dire. Se avete quei 33% di cui si parlava sopra già sarete a buon punto. Il resto lo deciderà quel fottutissimo 1%... Analisi estremamente interessante!

   E con questo ti ringrazio ancora, Bruno, per la pazienza e la collaborazione offertemi, nonché per l'opportunità di sondare una carriera così ricca, prolifica, varia ed interessante come la tua! Non posso far altro che augurarti un buon proseguito nel tuo ricco percorso musicale invitandoti, nel contempo, a tenerci aggiornati sulla pagina EDP dei tuoi futuri sviluppi artistici. Un saluto musicale a te!











DISCOGRAFIA

WOLFANGO
WOLFANGO 1997, I Dischi del Mulo.

1.Verità  2.Ozio  3.Battericidio  4.Alligatori  5.Strade  6.Meravilgie  7.Batman e Robin  8.Summer Holiday  9.Uva passa  10.Prima  11.T.p.  12.Augustin








RONIN
RONIN EP 2002, Bar la Muerte, registrato e mixato da Marco Milanesio all'Acqualuce Studio di Alpignano, agosto 2001

1.Ronin Theme  2.Nada  3.Canzone d’amore moldava  4.Ronin Theme (Storm Reprise)  5.Outro




RONIN 2004, omonimo album di debutto, Ghost Records, registrato, mixato e masterizzato da Marco Milanesio.

1.Intro  2.Calavera  3.I am just like You  4.Nada  5.Miniature  6.Mandrake  7.Mar Morto  8. 6am Coffee  9.Lava





LEMMING 2007, Ghost Records/Audioglobe, cd del mese gennaio 2007 su Blow Up e Rumore.

1.I pescatori non sono tornati  2.La banda  3.Mantra infernale  4.Il Galeone  5.Portland  6.You Need it, then it Comes  7.L'Etiope 
8.Mar Morto  9.Lemming



VOGLIAMO ANCHE LE ROSE 2008, Rhino Records/Warner Music, Colonna sonora dell'omonimo film.

1.Tema di x  2.Tema di Anita  3.La casalinga pasticciona  4.La danza degli uomini  5.Cinegiornale  6.Here’s to You  7.Tema di Teresa  8.Sognu di Teresa  9.La fabbrica delle bambole  10.Tema di Valentina  11.Governo vecchio  12.Grandi pensatori  13.Tema di x (titoli di coda)



L’ULTIMO RE 2009, Ghost records

1.L’ultimo re  2.Fuga del prete  3.Meandro  4.Lo spettro  5.Tre miniature  6.Bleedingrim  7.Venga la guerra  8.Morte del prete  9.Morte del re






FENICE 2012, Santeria: versione cd, Tannen Records: versione vinile, disco del mese di gennaio su Blow Up

1.Spade  2.Benevento  3.Selce  4.Jambiya  5.Fenice  6.It was a very good Year  7.Gentlemen Only   8.Nord   9.Conjure Men







BACHI DA PIETRA
TORNARE NELLA TERRA 2005 Sperimentale (WallaceRecords/Audioglobe)

1.Primavera del sangue  2.Aprile D.C.  3.2:40  4.Solare  5.Verme  6.Zolle  7.Stella  8.Prostituisciti  9.Stirpe Confusa






NON IO 2007 Sperimentale, Folk (WallaceRecords/Die Schachtel/Audioglobe)

1.Casa di legno  2.Altri guasti  3.Non io  4.Fisica elementare  5.Lunedì  6.Farfallazza  7.Check Life  8.Bastiano  9.Giorno perso  10.Ofelia




TARLO TERZO 2008, Wallace Records

1.Servo  2.Mestiere che paghi per fare  3.Tarlo della seta  4.I suoi brillanti anni ottanta  5.Lina  6.Seme nero  7.Lui verrà  8.Andata  9.FBD (fosforo bianco democratico)  10.Dal nulla per nulla  11.Per la scala del solaio





QUARZO 2010, Santeria/Wallace Records

1.Pietra della gogna  2.Bignami  3.Dragamine  4.Niente come la pelle  5.Zuppa di Pietre  6.Muta  7.Morse  8.Notte delle blatte  9.Pietra per pane  10.Non è vero quel che dicono  11.Orologeria  12.Fine pena







INSECT TRACKS 2010, LP Live, Wallace Records

Lato A: 1.Per la scala del solaio  2.Andata  3.Notte delle blatte  4.Casa di legno
Lato B: 1.Mestiere che paghi per fare  2.I suoi brillanti anni Ottanta  3.Strada verso Incisa  4.Prostituisciti/Verme



QUINTALE 2013, La Tempesta

1.Haiti  2.Brutti versi  3.Coleotteri  4.Enigma  5.Fessura  6.Mari lontani  7.Io lo vuole  8.Pensieri, parole, opere  9.Paolo il tarlo  10.Sangue  11.Dio del suolo  12.Ma anche no  13. Baratto@bachidipietra.com (traccia presente solo nelle versioni digitali dell’album)






OVO
Per la discografia completa degli OvO rimandiamo alla lista in calce all’intervista a loro dedicata (qui)



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