Post più popolari

martedì 2 dicembre 2014

44. GRAFTAGE: un innesto spaziale...



Altri post correlati: LombarDuo Compilation



INTRO/BIO
   Con oggi iniziamo un viaggio nel mondo del Black Metal con l'aiuto dei nostri recensori Cryptic & Maniac, ben inseriti nel genere musicale proposto e in tutti i suoi sottogeneri. Partiamo analizzando una band nuova (anche se i suoi componenti non sono certo alla prima esperienza musicale e il duo è attivo da qualche anno), nello specifico i GRAFTAGE da Varese.
   Il duo nasce a Cardano del Campo nel 2011 dall'unione di due musicisti già colleghi in altre band, il polistrumentista Batti "Blackheart" e il batterista Jo "The Weight", all'anagrafe Stefano Battistuz e Giovanni Bragiè, classe 1979 e '81. Batti, musicista autodidatta, pur militando in varie metal band, aveva iniziato a comporre dei brani da solista registrando personalmente tutte le parti musicali eccetto la batteria. "Secret Garden", il loro album d'esordio che andremo a presentare oggi, è nato quindi dalla mente singola del chitarrista del duo, come progetto personale, prima di essere allargato alla dimensione a due. Il progetto infatti, per maturare, necessitava ad un certo punto di una persona in grado di valorizzarne le idee, arrichendolo e completandolo. Avendo già lavorato insieme in un altro gruppo death black, gli Stormrising, e vista la fiducia reciproca, il progetto si avvia da subito con l'aggiunta del batterista Jo. L'unione delle due menti porta però a un lavoro più approfondito sui brani di Blackheart e le nuove composizioni che ne nascono sono un qualcosa di più completo ed articolato che si sviluppa infine in un vero e proprio Concept Album. Il duo Graftage nasce quindi dall'idea di completare un album già in forma di abbbozzo, ma il lavoro che ne segue è lungo e meticoloso e "Secret Garden" vede la luce solo due anni e mezzo dopo la formazione della band.
   Il nome GRAFTAGE, che nasce col tempo, è indicativo della formazione del duo: in inglese il termine significa infatti "innesto" e sta qui ad indicare un secondo membro che si è "addizionato" ad una "pianta" già in piena formazione. Come per gli innesti ciò che ne deriva è un risultato completo e nuovo, così l'incontro dei due porta a un lavoro più profondo e completo. In agronomia infatti l'innesto è un’operazione che permette di unire fisicamente due bionti moltiplicandone così le possibilità; un buon innesto porta molti vantaggi in quanto le piante innestate si influenzano reciprocamente, migliorandosi... Evocativo e significativo, il nome della band ne rappresenta quindi la sua formazione e il suo risultato: il power duo Graftage è così il risultato di un innesto, Graftage è l’innesto stesso operato dai suoi due componenti Blackheart e Jo.
   I due, già soddisfatti dalle attività live con le altre band, immaginavano Graftage come un progetto esclusivamente da studio e "Secret Garden", nella loro idea prima, doveva essere stampato esclusivamente per familiari ed amici più intimi. Le cose col tempo però si sono trasformate e Batti e Jo hanno iniziato a dare sempre più importanza e priorità al progetto Graftage, nonostante il lavoro, la famiglia e le altre band. Pubblicato il disco ora il problema restava quello di come presentarlo su palco! La fase live è stata un vero e proprio problema in quanto la musica ricca del loro album, come lo è sempre per le produzioni Black Metal, non si prestava certo alla riproduzione di due soli strumenti! Chitarra e batteria, basso e tappeti di synth, atmosfere spaziali crerate con suoni elettronici... La soluzione più naturale è quella quindi di allargare la formazione ad altrettanti musicisti quanti gli strumenti utilizzati in fase di recording. Pur restando concettualmente un duo per tutto ciò che riguarda la composizione, le prove e la registrazione di album, i Graftage si esibiscono su palco in forma di full band, con una serie di musicisti amici, già colleghi in altre band, amichevolmente definiti "turnamici"... formula già adottata da altri duo quali i bergamaschi SAKEE SED e i sardi SWALLOW MY PRIDE ai quali abbiamo dedicato specifici post (qui e qui). 
   Il 17 maggio 2014 è stato organizzato il release party di "Secret Garden" quando la band in fase allargata ha dato presentazione ufficiale al duo e all'album. A breve i Graftage inizieranno il loro tour di promozione e si stanno organizzando anche per i video degli estratti dall'album. Intanto noi vogliamo presentare quest'opera prima del duo, tanto amata e sofferta nella sua composizione. Come si diceva i brani rielaborati sono rientrati all'interno di un discorso più ampio ma ben definito che sfocia infine in un Concept Album. Ma dov'è, qual'è questo Giardino Segreto? Il filo d'Arianna che collega le dieci tracce (9 più un bonus) è una storia fantascientifica basata su antiche leggende dei popoli mesopotamici. Ci ritroviamo così proiettati in un'atmosfera spaziale, di saga stellare del Quarto Millennio... o del lontano passato? Chi siamo? Da dove veniamo? Cosa succederebbe se ad un tratto Nibiru, il pianeta degli Dei, venisse avvistato dai nostri telescopi? Queste le domande che sorgono dalla lettura dei testi, sì, perchè quest'album, per essere apprezzato appieno, abbisogna di un'attenta analisi dei testi stessi. Essendo la storia suddivisa in capitoli scenici la musica diventa assolutamente colonna sonora, tutt'uno con la trama descritta a supporto delle vicende narrate, e allora sì che si entra appieno nell'atmosfera dell'album! Come cd di semplice ascolto può sembrare a volte monotono, scostante, senza tiro; con l'ascolto guidato si capiscono invece molto meglio l'incedere, le pause, le atmosfere dilatate o solenni seguite da cavalcate strumentali, il ripetersi di certi temi o certe volute dissonanze... ogni cosa prende senso nello srotolarsi della storia. Un album quindi "importante", ambizioso, denso di ricerca, significato, stimoli alla riflessione, ma anche un'opera prima con qualche comprensibile punto debole, a partire dai mezzi usati per la registrazione, non sempre al top. Per il resto un'opera interessante, fuori dagli schemi, nata più come progetto personale che discografico in sè e attorno alla cui creazione si è mosso fin ora il duo Graftage. Ma lasciamolo presentare meglio, in tutte le sue sfumature e significati, da due cultori del genere come lo sono i nostri recensori metal Cryptic&Maniac! A loro la parola su questa recensione prima... noi procediamo con l'intervista ai due fondatori, Batti e Jo.

"Secret Garden" Free Download  http://www.graftage.net/giardinosegreto/download

Presenti nella nostra "LombarDuo compilation"

INTERVISTA
1.Ciao a voi Batti e Jo e benvenuti all'appuntamento delle interviste EDP. Cominciamo col chiedervi come vi siete avvicinati al metal e al vostro strumento. Nel particolare Batti, come è nata la tua passione per il polistrumentismo? Quali gli strumenti che suoni?
Batti: Ciao Giusy ed un saluto a tutti i lettori di EDP! Il mio avvicinamento al metal ha una lunga storia. Devo innanzitutto ringraziare mio padre, il quale fin da piccolo mi faceva addormentare “cullato” dai dischi storici di band come Pink Floyd, Deep Purple, Led Zeppelin, Supertramp, Creedence ecc ecc. Lui mi ha trasmesso l’amore per la musica ed il gusto per i suoni sperimentali; lo spirito adolescente e ribelle mi ha poi guidato verso il metal in tutte le sue forme, anche le più estreme; mantengo tutt’ora però il gusto per la ricerca e per la melodia.
Non mi definisco un polistrumentista ma un musicista che cerca con tutti i mezzi di esprimere le proprie emozioni e la propria arte: è questo lo spirito con cui mi sono avvicinato ai vari strumenti. Nasco chitarrista, iniziai con una band simphonic black metal in cui il caso mi ha voluto anche cantante, in seguito mi sono musicalmente “incontrato” con alcuni pianisti/tastieristi, componendo con loro molti pezzi e questo mi ha fatto avvicinare anche al mondo dei sinth e delle tastiere in genere. Posso dire di aver sempre giocato a fare il bassista in qualche modo, mentre alla batteria sono completamente scoordinato, fuori tempo e fuori luogo: per questo il mio misantropico progetto solista si è trasformato in un duo!
Jo: la mia storia musicale è decisamente più pragmatica, non ho mai avuto una vera identità musicale fino agli anni 2000, dove nella confusione più totale un nostro amico comune mi avvicinò al sano heavy metal, da lì musicalmente incapace non feci altro che seguire i miei amici facendomi influenzare dai loro generi preferiti, finché, e ricordarmi il come mi è impossibile, (imparerete che la mia memoria è quasi peggio di “tom 10 secondi” googlatelo e capirete) nel 2005 sono finito a cantare cover negli Stormrising (di cui Batti vi ha già parlato). Passati 2 anni e diversi concerti sulle spalle, gli Stormrising perdono il gran batterista (sottolineerei gran), si sciolgono e cosa rimane? Una saletta, e la voglia di provarci!
Vecchio di 26 primavere e con una batteria umida di vino (^_^!) racimolo i reduci e inizio veramente il mio percorso da batterista suonando un po’ di tutto, metal, rock, punk, ska, quasi cercando una identità, che si è finalmente definita in questo duo.

2.Entrambi avete militato (e ancora suonate) in altre band, anche assieme: cosa trovate di diverso e speciale nella dimensione duo?
B. Nel nostro duo abbiamo trovato quello che negli altri progetti non potevamo avere. Nella nostra esperienza ci siamo sempre dovuti scontrare con continui cambi di line up e con persone che non avevano la nostra stessa volontà e spirito di sacrificio: molto spesso basta un componente sbagliato per rovinare gli equilibri di un gruppo, il song writing diventa lungo e ci si perde inevitabilmente per strada. Il duo ci ha dato una maggiore velocità nelle decisioni, una linea comune condivisa, il confronto fra di noi a volte è duro ma c’è una fiducia reciproca ed un’amicizia che ci permette di poter andare avanti nonostante tutto. In un gruppo di 4 o 5 persone di solito ci sono degli elementi trainanti ma persi quelli il gruppo è alla deriva. I Graftage sono un innesto, ognuno di noi due è quindi elemento fondamentale per la buona riuscita del nostro progetto.

Graftage e i "turnamici"
3.Graftage, nato come progetto parallelo e dietro le quinte, non si era posto il problema della trasposizione del disco su palco. Una volta di fronte al problema avete optato per l'ausilio di altri strumentisti: parlateci di questa scelta e di quelli che voi chiamate con affetto "turnamici"...
B. “Secret Garden” è un disco molto particolare. Contrariamente a tutti gli altri progetti che ci hanno visti coinvolti, insieme e non, “Secret Garden” è nato in completa libertà: non ci sono stati vincoli relativi al numero di componenti ed alle loro caratteristiche, sono state sovraincise più tracce di chitarra, a volte il basso ha due linee distinte, ovviamente tutto questo è stato realizzato non tenendo minimamente conto di una sua trasposizione live.
Ci siamo scontrati con il problema quando abbiamo deciso di fare un release party in cui volevamo presentare il disco ufficialmente in un locale della zona. La sfida è riuscire a ricreare l’atmosfera presente nel disco e per questo non potevamo rinunciare ad alcuni elementi fondamentali quali le tastiere ad esempio. Abbiamo quindi optato per i “turnamici”: loro sono per lo più musicisti con cui suoniamo o abbiamo suonato in passato in altri progetti e con cui abbiamo stabilito ormai una consolidata amicizia.

4.Pensate che possa dimostrarsi utile trasformarsi in full band, col tempo?
B. No, questo lo escludiamo completamente, il nostro progetto dipende completamente dal fatto di essere solo in due. Vogliamo assolutamente mantenere quella libertà espressiva che ha caratterizzato le fasi di stesura del nostro primo disco: di fatto ora la maggiore difficoltà per noi è quella di mantenere questa libertà, tenendo conto però di tutta l’esperienza fatta, di tutte le lodi e le critiche ricevute.

5.Passando a "Secret Garden": com'è che da canzoni disgiunte tra loro siete passati all'idea del concept album? Com'è nata questa trama storico-futurista d'ispirazione mesopotamica?
B. Quando abbiamo fondato i Graftage ho fatto vagliare a Jo tutto il materiale già in mio possesso, c’erano un paio di canzoni da ri-arrangiare ed alcune altre parti da sistemare. Da subito parlando di tematiche e di emozioni espresse dalle varie composizioni ci siamo resi conto che tutto aveva un filo conduttore, avevamo solo bisogno di un espediente narrativo che ci avrebbe permesso di concretizzare quelle emozioni e di convogliarle in un viaggio mentale attraverso vari stadi di evoluzione, un viaggio che ci avrebbe portato nel giardino segreto.
Per la trama abbiamo preso spunto da alcune teorie fantarcheologiche formulate da un archeologo scrittore di nome Shinckin, sviluppando poi una storia ben definita.

6.Diteci infine qual è, questo Giardino Segreto... un luogo reale, immaginario?
B. Il giardino segreto ha una molteplicità di significati, io non saprei dirvi con certezza dove sia o che cosa sia, la chiave sta nell’ascolto del disco, sarà la musica a guidarvi in questo luogo speciale: per noi è stato così.

7.Qual è il messaggio che volete inviare con questa storia? Quale la morale?
B. Come si può facilmente immaginare in un’opera del genere nulla viene lasciato al caso ed ogni parola, ogni frase, ha un suo significato. L’obiettivo era creare un testo che avesse molti livelli di lettura, il disco ci parla quindi di abbandono, di distruzione, ma anche di speranza e coraggio. Di certo uno dei messaggi a cui noi teniamo di più è il confronto dell’uomo con l’infinito, che nella nostra storia è rappresentato dallo spazio, ed il pericolo costante di ricadere nel vuoto oblio siderale.
Non ci sono morali, le tematiche nascono da riflessioni e meditazioni volutamente incompiute, lasciamo che sia il lettore a completarle con la propria personalità, facendole sue.

8. Come mai questa scelta insolita di scrivere i testi indifferentemente in Italiano e in Inglese, anche all'interno dello stesso brano?
B. In molti ci hanno fatto questa domanda e la risposta è in realtà molto semplice. L’italiano è per noi lingua madre ed abbiamo una capacità espressiva maggiore grazie ad una maggiore conoscenza della retorica e del lessico stesso, perciò abbiamo scelto la lingua italiana come lingua alta; l’italiano è quindi per noi la lingua degli dei; non dimentichiamo che è anche la lingua più usata in musica soprattutto in ambito classico.
L’inglese è di certo una lingua più semplice e più popolare, quindi è stata scelta come lingua per gli esseri umani.
Ovviamente questa è una regola e noi abbiamo giocato molto con le eccezioni, una su tutte il capitano che nella traccia Storm ed in Hyper parla in italiano: questo perché esprime concetti che riteniamo più alti, quindi più vicini al pensiero degli dei.

9.La realizzazione finale di "Secret Garden" ha richiesto molto tempo, com'è rielaborare a lungo lo stesso materiale? Pensate che potrà risultare più agevole la composizione diretta tra voi due, nei brani a venire?
B. Tutto il processo di composizione è stato caratterizzato da continue rielaborazioni. Per usare un concetto matematico, abbiamo lavorato per approssimazioni successive. Siamo ancora molto “immaturi” e le difficoltà tecniche per chi come noi sceglie la via della completa autoproduzione sono veramente tante. Tuttavia ci siamo resi conto che rielaborare il materiale insieme lo arricchiva. Perciò in futuro pensiamo non tanto al poter creare in maniera più veloce e dinamica ma alla possibilità di rendere i pezzi più elaborati e profondi andando a sperimentare nuove sonorità.

10.A che punto siete con la promozione dell'album? So che avete in progetto un tour e la realizzazione di un video.
B. Questo nostro primo album ci sta dando molte soddisfazioni. Non abbiamo la struttura pubblicitaria che ci permetterebbe di fare numeri più grandi e non abbiamo proposto il nostro lavoro a nessuna casa discografica: la nostra arte è in download gratuito sul nostro sito. Tuttavia in molti ci contattano entusiasti della nostra musica ed è per questo che abbiamo deciso di organizzare delle date in un mini tour. Questo permetterà a molti di poter ascoltare “Secret Garden” in versione live, conoscerlo e condividerlo. Le idee da realizzare sono ancora molte, chi avrà la pazienza di seguirci vedrà presto molte novità, a partire dalla prima data ufficiale il 7 Dicembre al The One di Cassano d’Adda.

Batti e Jo, lieta di questa presenza nei nostri spazi, vi auguro una buona promozione dell'album e lascio a voi concludere con parole vostre.
Salutiamo tutti di cuore e ringraziamo tutti quelli che ci hanno contattato e che hanno apprezzato il nostro modo di affrontare la musica. In un mondo che corre dobbiamo recuperare il nostro tempo per fermarci ad apprezzare arte e sentimento. Seguiteci nel giardino segreto…
Buon lavoro EDP!



DISCOGRAFIA
SECRET GARDEN 2014, Autoprodotto

1.Enuma Elish 2.As Gods 3.Planet of Gods 4.Storm 5.We Are Leaving You, Gea 6.Dead and Empty 7.Secret Garden 8.Theia, the Day of Doom 9.Hyper 10.Bonus Track





Articolo ed intervista ad opera di Giusy Elle






giovedì 20 novembre 2014

43. RECENSIONE 7: Western Mon Amour by I-Taki Maki




   Dopo la presentazione del duo I-TAKI MAKI e una lunga chiaccherata con Mimmi e strAw nell'intervista a loro dedicata (qui) eccoci all'analisi più approfondita del loro ultimo full album "Western Monamour – The West Way [Of Life]"; andremo fin nei dettagli grazie alla recensione prima del nostro nuovo collaboratore Leonardo Sanzò (qui la presentazione dello staff). 
   Questo duo vede la luce ad Alatri, Frosinone, nel 2012, e da subito si dedica alla stesura di brani dal testo in italiano. Lo stesso anno esce il Cd d'esordio "Magneto" e a ruota gli Ep “Riciclaggio di Canzoni Sporche” (frutto della rilettura, con nuovi arrangiamenti, di una selezione di pezzi contenuti nell'opera prima) e “Tank-Man”, positivamente recensito da varie riviste nazionali e web. Nel frammezzo qualche canzone tributo a Caterina Caselli e Lucio Battisti.
   La produzione discografica de I-Taki Maki non è mai a caso, non si tratta di brani fine a sè stessi ma sempre inseriti in un contesto ben definito. La loro tematica prediletta sono gli eroi, quelli del nostro tempo come quelli del passato, tant'è che tre dei loro dischi sono a uno di questi dedicati: Pier Paolo Pasolini (Magneto), Lo Sconosciuto di Piazza Tienanmen (Tank-Man) e Melchiade Coletti (Western Monamour – The West Way [Of life]). Si tratta quindi di Concept Album che sviluppano tematiche ben precise; l'ultimo, come suggerito dal titolo, è dedicato al mondo del West. Più ancora che nei lavori precedenti si assite a una rappresentazione “cinematografica” dei personaggi, ognuno dei quali rispetta dei canoni e la cui storia nasce e si sviluppa rispettando gli stereotipi tipici dello Spaghetti Western. Mentre a partire da "Magneto" e fino a "Tank-Man", quindi, le canzoni narravano di personaggi realistici o immaginari, in lotta contro il male e immersi nei temi fondamentali dell’amore, della rivoluzione e della libertà, con "Western Monamour" i protagonisti nascono da un immaginaria sceneggiatura Spaghetti Western. Ogni brano va a presentare un tipico personaggio dell'immaginario collettivo Western, con tanto di sottolineatura degli stereotipi base. Eccoci quindi di fronte al Cacciatore di Taglie, al Venditore di Armi, allo Sceriffo come alla Ballerina di Can Can. Gli stessi autori si sono ritagliati due personaggi a propria immagine e somiglianza, sia fisica (grazie alle splendide illustrazioni di Massimiliano Meregalli) che caratteriali: l'eroe principale Garrincho "Monamour" Steeldust, il Pistolero Mezzosangue, e la Cowgirl in cerca di giustizia Penelope Keller. Personaggi le cui storie intrecciandosi vanno a costruire la trama del disco intero, per raccontare, con quest'ambientazione Western, le difficoltà, le ingiustizie, la corruzione, i tradimenti che tutti noi viviamo quotidianamente anche ai giorni nostri.
   "Garrincho Monamour Steeldust" è anche il primo singolo estratto da cui si è realizzato il video ufficiale. Girato da Viola Pantano, già collaboratrice per altre opere dei due, il video narra la storia del misterioso pistolero mezzosangue, in lotta contro il male e le ingiustizie; la scelta stilistica del bianco e nero e la presenza di alcuni richiami stereotipati, tipicamente "spaghetti western", vanno a rinforzare la già significativa capacità narrativa della canzone stessa. Per la promozione di questo video e per il booking I-Taki si sono avvalsi del valido aiuto dell'Agenzia Cococi di Monelle Chiti, nota fotografa musicale con la quale abbiamo già avuto l'occasione e il piacere di confrontarci in un'interessante intervista (qui). 

"Garrincho Monamour Steeldust" (da Western Monamour) Video ufficiale di Viola Pantano
“Morgan Monsanto” (da Western Monamour) Video Ufficiale
Teaser di "Western Monamour" ad opera di Mattia Galione
"Western Mon Amour" Full Album


WESTERN MONAMOUR – THE WEST WAY [OF LIFE] 2014 Cd, La Valvola,

1.Intro 2.Luis El Misionero La Boca (il cacciatore di taglie) 3.John Steeldust (il venditore di armi) 4.Garrincho Monamour Steeldust (il pistolero mezzosangue) 5.Penèlope Keller (la cowgirl della prateria) 6.Il Bottaio (la memoria del paese delle croci) 7.Butch Patterson (lo sceriffo) 8.Todd, Red e Sonny Buscaglia (i tagliagole) 9.Trixie Monroe (la ballerina di Can-can) 10.Morgan Monsanto (il cattivo padrone) 11.Dalidà Blueberry (la signora del West) 12.Outro





RECENSIONE
"Western Monamour – The West Way [Of Life]", 2014, La Valvola
Recensione by Leonardo Sanzò

   Western Mon Amour è un disco del duo laziale I Taki Maki. Dopo Magneto (2012) e due Ep ecco che Mimmi e strAw si ripresentano al pubblico con questo nuovo lavoro.
   Qui ci raccontano un mondo a noi lontano, con una minuzia e una cura per i dettagli che ascoltandolo ti ritrovi immerso davvero nel West, al bancone di un saloon a bere whiskey, e a vedere da lì la vita del paese che scorre, che vive, con i suoi personaggi, i suoi ritmi, i suoi suoni. Come una Spoon River morriconiana, come dei Calibro 35 con le parole, ecco che davanti a te si srotolano le vite dei dodici personaggi di questa storia, con i loro peccati, i loro amori, le loro pistole. E come un filo della memoria lungo centinaia di anni, ecco che l'ascolto mi riporta ai giorni nostri, con lo sceriffo che pensa ai propri comodi senza mai schierarsi, alla ballerina di Can-Can e i suoi baci che valgono più di un pugno di dollari, citazione annessa, i tre fratelli Buscaglia che pagano con la vita le loro malefatte, e la traccia 6 che ricorda irrequivocabilmente la collina di De Andrè.
   Musicalmente i due ragazzi sanno il fatto loro, arrangiamenti semplici, scarni ma mai banali, chitarre riverberate come nella miglior tradizione di film spaghetti western che vanno di pari passo con una traccia percussiva incalzante, poche note di glockenspiel e due voci complementari che si inseguono, si scambiano, si corrompono. Ottima scrittura in italiano, come per fare per una volta nostri gli eroi, i cattivi, e tutti gli altri personaggi tipicamente e storicamente americani. Bellissimo anche il progetto grafico curato dagli stessi i Taki Maki e con le illustrazioni di Massimo Meregalli.
   Cadete anche voi nel burrone temporale che è Western Mon Amour (prodotto da La Valvola), dal quale tornerete alla vostra vita, alle vostre comodità, ai vostri eroi, ai vostri peccati, inesorabilmente cambiati.

Voto 7.5/10



Articolo ad opera di Giusy Elle




42. I-TAKI MAKI: il duo che guarda al passato



Post correlati: 




   Molti di voi ricorderanno l'intervista realizzata alla fotografa musicale toscana Monelle Chiti (qui) e che lei e' anche titolare e fondatrice di un'agenzia promozionale, ovvero Cococi Ufficio Stampa. Ebbene, nel suo roster non ci troviamo solo il duo elettrico chitarra-batteria SAKEE SED (già qui analizzato) ma anche il duo I-TAKI MAKI da Alatri, Frosinone. E' con loro oggi che parleremo di musica, cinema, e ovviamente di duo. E che vi presenteremo il loro ultimo album "Western Monamour – The West Way [Of Life]" attraverso la sua recensione ad opera di Leonardo Sanzò, recensore dello staff EDP di recente formazione (qui). 
   Ancora un nome giapponese per la band di quest'oggi! Dopo la retrospettiva sul duo di improvvisazione radicale, gli ONGAKU2 da Cagliari (qui), torniamo ora nel continente con questo duo laziale. In arte strAw e Mimmi, all'anagrafe Luca e Maria ('76 e '82), questa coppia nella vita fonda il duo ad inizio 2012 poco dopo la decisione di Mimmi di imparare a suonare la batteria. Una line up ovvia vista la predilezione di strAw per la formazione power duo! (LALEGGEDELLEFRAGOLE 2007-09, con Luciah alla batteria; LA BASTILLE 2009-11, con il batterista GerryWill ed infine il duo chitarra acustica/batteria e percussioni IL FANTASTICO MONDO DI CONCHITA MARTINEZ 2010-11, in compagnia di Antrè. Qui li ascolti). Avendo in casa un chitarrista veterano, quindi, i suoi esercizi si arricchiscono da subito della componente melodica e da queste prove nasce il materiale che da lì in breve diventerà il loro primo album, "Magneto" (2012), targato, come tutti quelli a seguire, “La Valvola”, l’etichetta fondata da strAw qualche anno addietro; è nato il duo, ne segue il nome, "Una cascata di Maki", il piatto tipico giapponese di cui entrambi vanno ghiotti. L'articolo è per loro tanto importante quanto il trattino, in quanto "Tutte le grandi band hanno un articolo" (cit. dal Film “The Committements"), poi suona bene, è formato da due parole (ad evocazione dei componenti della band) ed infine è essenziale e diretto, come la musica che piace a loro. Ho sempre sostenuto che il nome di una band può essere un'importante chiave di lettura, immediata, della band stessa! Genere? Un'alternative rock con forti influenze post punk e garage che esprimono con i loro due strumenti ma anche con qualche abbellimento sonoro originato dal glockenspiel o dal chimes, dal cembalo o la diamonica, dall'ukulele o l'organo, alcuni usati nei live, altri come sola sovraincisione in studio… assolutamente non predominanti però, soltanto dei piacevoli ornamenti sonori, sapientemente dosati nel rispetto della scelta minimale della band. Cantano entrambi -in italiano- la bella voce, Mimmi, l'aveva già... Spesso paragonati agli americani The White Stripes, per ovvia affinità di composizione del duo, vengono anche accostati, nel panorama musicale dei duo italiani, all'indie rock dei Lombroso di Milano e al cantautorato toscano del duo Asino, riconoscendo comunque la propensione personale ad un genere di ampio respiro che loro definiscono, in senso vario, altrock.
   In soli due anni e mezzo di attività I-Taki Maki inanellano una serie impressionante di live, passaggi e partecipazioni radio, interviste, importanti segnalazioni a concorsi (vengono anche chiamati da Deejay Tv per un “acoustic live” in Via Massena nel programma televisivo Occupy Deejay) oltre a comparire in interessanti compilation. Sarà l'entusiasmo della neofita Mimmi, che gode subito del piacere di realizzare musica, a renderla così attiva nel fronte della promozione e della ricerca dei live? Frutto dell'impegno costante a ritagliare la giusta fetta di tempo alla loro musica, tra un impegno di lavoro e l’altro, nel loro caso nel sociale (Maria ha una duplice laurea, in Sociologia e in Servizio Sociale mentre anche Luca frequenta studi come Social Worker).
   E non mancano certo le registrazioni! Dopo il cd d'esordio seguono a ruota gli Ep “Riciclaggio di Canzoni Sporche” (frutto della rilettura, con nuovi arrangiamenti, di una selezione di pezzi contenuti nell'opera prima “Magneto”, come suggerisce il titolo) e “Tank-Man”, positivamente recensito da varie riviste nazionali e web. E' infine del 2014 l'opera lunga "Western Monamour – The West Way [Of Life]”. Come per l'Ep precedente, un concept album, questa volta ambientato nel mondo dell'antico West. Come in un film di Sergio Leone si succedono dei "fotogrammi sonori" a dipingere scene e personaggi le cui storie intrecciandosi vanno a costruire la trama del disco intero, per raccontare, con un’ambientazione Western, le difficoltà, le ingiustizie, la corruzione, i tradimenti che tutti noi viviamo quotidianamente. Qui la recensione EDP e a seguire l'intervista coi due.

VIDEO
"Garrincho Monamour Steeldust" (da Western Monamour) di Viola Pantano
“Morgan Monsanto” (da Western Monamour)
Teaser di "Western Monamour" ad opera di Mattia Galione
"Western Mon Amour" Full Album



INTERVISTA
1.Ciao Mimmi e strAw, benvenuti negli spazi EDP. Del vostro nome sappiamo già tutto. Per iniziare a conoscerci diteci invece quali sono stati gli ascolti che vi hanno accompagnato fino a qui e quali quelli attuali. Da chi vi sentite maggiormente influenzati?
Mimmi- Odiamo qualsiasi forma di idolatria quindi gli artisti che ci influenzano ed a cui ci ispiriamo sono per noi degli esempi di vita, non dei miti. Come risulta evidente dai nostri lavori, fonte di ispirazione sono ovviamente musicisti e grandi band ma anche registi, autori e scrittori.
strAw- Da un punto di vista musicale, ascoltiamo tante cose, impossibili da elencare… volendo essere sintetici e quindi non esaustivi, ci appassiona, il rock degli anni ‘60/’70, le forme primitive del blues come il delta blues, la psichedelia, il garage, il punk e il post-punk, ma anche alcune produzioni della musica pop e non tralasciamo un tipo di cantautorato italiano e ovviamente tutte le varie contaminazioni che derivano da questi generi musicali; ci ispiriamo, poi, ai grandi autori della letteratura, dell’animazione e del cinema, italiani e stranieri.

2.Mimmi, conosco molti musicisti che hanno imparato a suonare uno strumento in tarda età, me per prima, e so che le difficoltà possono essere maggiori che non da ragazzi: com'è stato per te imparare a suonare la batteria da adulta? Conoscevi già un po' di musica? Sapevi già cantare, mi pare...
M- Indubbiamente quello che si riesce ad apprendere da bambini è un tesoro prezioso… da grandi si fa di certo più fatica, per ovvie influenze di fattori biologici ma soprattutto, io credo, per via della difficoltà a conciliare i mille impegni e di riservare alla musica il giusto spazio… sono felice di aver impegnato tanta energia e dedizione ad apprendere e migliorare sempre di più la capacità di suonare e di cantare perché la musica ripaga come niente altro! Ora mi sto dedicando anche al pianoforte che, come prevedevo, mi sta dando grossissime soddisfazioni… tanto che per la prima volta ho preso a scrivere e a comporre anche io con strAw, mentre fino ad ora mi ero sempre occupata solo dell’arrangiamento delle parti di drumming.

3.Voi siete dei compagni di vita, e questa è una domanda che pongo di solito in tale caso: già il duo è una forma intima per una band, com'è per voi, che siete anche una coppia, condividere questa totalizzante passione in comune? Quali i pro e quali i contro?
M- Siamo convinti che sia un punto di forza, una caratteristica che ci rende più forti sul palco, dove traspare la complicità tra noi. Oltre questo, un secondo vantaggio è sicuramente il fatto di condividere a 360 gradi le proprie passioni e investire energie e tempo nella medesima direzione (abbiamo visto tanti bravi musicisti alle prese con la dura scelta tra le prove in saletta e la cena romantica con la ragazza/o). Certo non sempre tutto fila liscio… i malumori e le incomprensioni a volte, complice la stanchezza, rischiano di appesantire la situazione, ma basta risollevare il morale tenendo sempre a mente quali sono le vere priorità: la musica e l’amore, il rispetto reciproco e quello per il nostro progetto.

4.Tu strAw hai suonato in altri duo chitarra-batteria prima de I-Taki Maki: LALEGGEDFELLEFRAGOLE (a proposito, è da lì il tuo nick strAw?), LA BASTILLE, IL FANTASTICO MONDO DI CONCHITA MARTINEZ. Da dove tutta questa predilezione per la formula power duo?
S- Sì, dopo una serie di band più numerose, ho avuto altri progetti power duo batteria-chitarra e da diversi anni mantengo questa formula. La scelta è stata dettata dalla praticità… è già difficile mettersi d’accordo in due,
figuriamoci in 3/4/5 persone; ora che suono con Mimmi alla questione pratica si aggiunge, chiamiamola così, una spinta naturale a non voler altri tra e con noi… Quello che fa la differenza ne I-TM è sostanzialmente il rapporto che ho con lei, con la quale sono legato a doppio filo, dalla musica e a livello sentimentale. Ritengo che questo sia il mio progetto migliore, in cui mi sento più sicuro, più maturo, grazie alle esperienze che ho avuto in precedenza, e più determinato perché ora riesco a concepire tutto quello che ho in testa grazie soprattutto al supporto di Mimmi. Stiamo così bene che non abbiamo mai pensato di trovare un terzo o addirittura un quarto elemento… chissà forse un giorno avremo voglia di suonare con un’intera orchestra con tanto di coristi :D

5. Il tuo nickname strAw deriva dal tuo periodo con il duo Laleggedellefragole?
strAw è infatti l’abbreviazione di strawberry (fragola in inglese)… ho iniziato ad usarlo nel 2004 ma la gestazione è lunga, arrivando fino al 2007… questi 4 anni sono stati un periodo particolare, denso di cambiamenti… il primo input è stata la canzone di Siouxie & the Banshees “Christine”, il cui ritornello dice “strawberry girl banana split lady”… non so perché, ma decisi di usare lo pseudonimo strawberry (la A maiuscola è per rafforzare la mia identità politica, lascio a te capire quale); poi il viaggio a Berlino, città che mi ha dato sensazioni mai provate altrove… mentre passeggiavo vidi una locandina del famoso manga “Ichigo 100%” e fui così attratto e colpito in quel magico contesto che decisi che strawberry sarebbe stato sempre il mio pseudonimo. In seguito registrai un ep come strAwberrylaw, il mio primissimo demo solista, (voce chitarra una drum machine)… poco dopo, quando fondai il primo duo, strAwberrylaw diventò laleggedellefragole.
Ora è solo strAw (che significa paglia) e tutto torna perché da circa un anno sono un fan di Luffy Cappello di Paglia (anche il manga torna).

6.Quali i power duo chitarra-batteria con cui avete condiviso i palchi?
M- Abbiamo avuto il piacere di conoscere gli Orange 8 (he-she duo di chitarre ma anche basso e batteria, qui un bel video -N.d.a.) in occasione di una semifinale Arezzo Wave, e con loro abbiamo condiviso il palco del Cafè Latino di Roma; con i Rubbish Factory invece, abbiamo suonato sul palco del Contestaccio, in occasione dello Speciale Sziget Martelive. Entrambe delle splendide serate che ricordiamo con piacere.

7.Nella vostra produzione discografica attingete spesso al mondo cinematografico, con vari riferimenti: da dove l'interesse per il cinema in generale e per lo Spaghetti Western in particolare?
S- Il cinema, così come la letteratura, è uno strumento ineguagliabile per viaggiare con la fantasia, con cui il nostro immaginario si arricchisce di esperienze e conoscenze, sin da quando siamo bambini… esattamente come la musica, che riteniamo un’arte affine e complementare rispetto alle altre due, da cui attingiamo emozioni e prendiamo ispirazione. Lo Spaghetti Western è una grossa fetta di cultura cinematografica italiana, è un genere che ci rappresenta fortemente e di cui noi siamo appassionati… ci è sembrato un ottimo contesto in cui ambientare le storie attualissime di corruzione, violenza, amore e morte, creando questa trasposizione di personaggi che incontriamo nella società in cui viviamo, in un’ambientazione arida e lontana, nel tempo e nello spazio.

8.Vi piacerebbe scrivere la colonna sonora di un film, e caso mai di quale genere?
M- Beh, sarebbe meraviglioso! Dando per scontato il genere Spaghetti Western, per il quale ci saremmo divertiti molto a musicare le scene, un sogno sarebbe stato scrivere la colonna sonora di uno dei capolavori de la Nouvelle Vague, che però è una corrente notoriamente radicata in un contesto storico e temporale ormai lontano, quello degli anni ’50. C’è un regista, tuttavia, che si lega ad entrambi questi generi, con due film “omaggio”: Quentin Tarantino, con Four Rooms (omaggio alla Nouvelle Vague) e Django Unchined (omaggio al Django di Corbucci del ‘66)… gli facciamo una telefonata per chiedergli di chiamarci a musicare il suo prossimo film? Come no!

9.Dove vi ispirate per i personaggi che dipingete nelle vostre canzoni? Nell'ultimo concept album, "Western Monamour", c'è tutta una serie di episodi dove presentate personaggi ben definiti, come cammei, in una sequenza di fotogrammi...
S- Nell’ultimo lavoro, più ancora che nei precedenti, c’è una rappresentazione “cinematografica” dei personaggi, ognuno dei quali rispetta dei canoni e la cui storia nasce e si sviluppa rispettando gli stereotipi tipici dello Spaghetti Western. Mentre a partire da Magneto e fino a Tank-Man, quindi, le canzoni narravano di personaggi realistici o immaginari, in lotta contro il male e comunque immersi nei temi fondamentali dell’amore, della rivoluzione e della libertà, con Western Monamour i protagonisti nascono da un immaginaria sceneggiatura Spaghetti Western.

10.In gran parte della vostra produzione musicale mettete a confronto bene e male, dipingete eroi a simboleggiare quelli del quotidiano: quali sono?
M- Gli eroi del nostro tempo faticano a sopravvivere, è vero… tuttavia, alcuni sono così forti nello spirito e nelle idee, che non muoiono mai. Ci sono diversi artisti che riteniamo eroici, perché con la loro vita e la loro arte comunicano messaggi che condividiamo e che salverebbero il mondo, come Jannacci, De Andrè, Bergman, Miyazaki e tanti altri che è impossibile nominare. Su tutti ci sono tre grandi uomini a cui ci sentiamo fortemente legati ed a cui abbiamo dedicato i nostri lavori: Pier Paolo Pasolini (Magneto), Lo Sconosciuto di Piazza Tienanmen (Tank-Man) e Melchiade Coletti (Western Monamour – The West Way [Of life]).

11.E spesso compaiono due personaggi principali, un lui e una lei: vi immedesimate un po' nei personaggi che create?
M- L’ultimo disco è sicuramente quello in cui le nostre caratteristiche personali, caratteriali e fisiche, emergono maggiormente, confluendo nei due protagonisti, Garrincho Monamour Steeldust e Penélope Keller che hanno le nostre sembianze, grazie al bravissimo illustratore Massimiliano Meregalli che si è occupato di raffigurare tutti i personaggi di Western Monamour. Ma sono simili a noi anche caratterialmente, come se le loro scelte fossero le nostre, fossero quelle che avremmo fatto noi al loro posto. Ma ovviamente tutti i nostri personaggi, dell’ultimo come del primo disco, hanno qualcosa di noi, qualcosa che ci rappresenta, dicono
 qualcosa per nostro conto o vivono esperienze che abbiamo fatto o vorremmo fare. Il bello della musica, crediamo, sia proprio questo, la capacità di oltrepassare il confine della realtà per vivere realisticamente i propri sogni.

12.Vi ho presentati come "il duo che guarda al passato" per via della vostra attenzione e predilezione per i vecchi film, i tributi ai grandi musicisti di qualche decennio fa, gli eroi dei fumetti di quand'eravamo piccoli... cosa c'è di vero nella mia affermazione?
S- Beh possiamo dire che in sostanza siamo dannatamente dei nostalgici, ogni tassello ci serve per rimarcare tutto quello che siamo e quello che abbiamo imparato come fosse una sequenza progressiva della nostra vita e non vogliamo staccarci da essa, perché ci fa sentire bene, ci fa sentire vivi, come guardare una foto di quando eravamo piccoli e magicamente ripercorrere tutta la nostra vita a ritroso per vedere chi siamo e cosa siamo diventati.

13.Raccontateci qualcosa dei vostri ultimi video.
M- Garrincho Monamour Steeldust, è il primo singolo estratto dall’ultimo disco: girato da Viola Pantano, nostra consolidata collaboratrice, il video narra, attraverso un'alternanza di immagini di immediato impatto, la storia del misterioso pistolero mezzosangue, uno dei protagonisti del Concept Album “Western Monamour – The West Way [Of Life]”. La scelta stilistica del bianco e nero e la presenza di alcuni richiami stereotipati, tipicamente "spaghetti western", vogliono rinforzare la già significativa capacità narrativa della canzone, in cui ritroviamo la storia di un coraggioso uomo del West, a simboleggiare gli eroi che quotidianamente, nella nostra società, lottano contro i "cattivi".
L’orrore della Globalizzazione è il singolo estratto dall’EP Tank-Man: girato da Viola Pantano in collaborazione con Mattia Galione e Massimiliano Meregalli, il video sfrutta immagini simboliche per una rappresentazione concettuale dei contenuti testuali della canzone e in un crescendo che segue le dinamiche della parte strumentale. Due individui antagonisti, un uomo e una donna in disputa, in un mondo globalizzato in cui regna la competizione ma nessun essere umano può vincere sul predominio dell’economia sull’uomo e sulla natura, se non giocando la partita con carte diverse.
S- Ci sono, poi, sul nostro canale You Tube, una serie di video live, alcuni autoprodotti, altri in stile buskers che riteniamo abbiano una grande capacità di rappresentare il nostro lato più intimo, senza palchi, senza barriere, senza amplificazione, per far sentire accanto a noi chi lo guarda.

14.La scelta stilistica di cantare in italiano da cosa è dettata? Vostra predilezione per la sonorità della lingua, ascolti predominanti della produzione musicale italiana, chiarezza di messaggio per il pubblico nazionale?
M- Tutte le nostre scelte sono dettate dall’istinto del momento, compresa quella di scrivere in italiano. Finora i messaggi e le sonorità sono “nate” spontaneamente in italiano. Tuttavia siamo consapevoli del fatto che tutto ciò che nasce dal nostro estro è abbastanza indipendente dalla nostra volontà razionale, vive, per così dire, di vita propria. Chissà, quindi, quali istinti andremo ad assecondare in futuro… la sperimentazione non può subire l’imposizione di confini ragionati, lungi da noi, quindi, imporci dei paletti.

15.Vi siete dati molto da fare in questi pochissimi anni dalla vostra fondazione nel campo della promozione, del booking, del recording... Come gestite il tutto, concerti compresi, con il lavoro e lo studio?
M- Ci vuole molto molto impegno, una dedizione completa, una vocazione alla causa… partendo dal presupposto che la musica per noi non è una cosa a cui dedicarsi nel tempo libero ma una professione, proprio come i nostri altri impegni professionali (anzi, direi superiore), non si tratta di trovare del tempo da dedicate alla band ma di saper conciliare tutti gli impegni che abbiamo. Il nostro duo è la nostra vita, oramai! Non c’è differenza tra Maria, Luca, Mimmi, strAw, I-Taki Maki… siamo un’entità unica… è tutto il resto che fatica a trovare spazio! purtroppo non ci possiamo permettere di fare un solo mestiere, come tutti i giovani che oggi si difendono dalle difficoltà di appartenere alla nostra generazione… la fortuna è che, più o meno, i nostri lavori ci piacciono tutti… la nostra massima aspirazione, resta, comunque, quella di poter fare musica per tutta la vita.

16.Fino adesso avete autoprodotto e autopromosso tutti i vostri album ed Ep; per “Western Monamour – The West Way [Of Life]”, specificamente per l’uscita del primo singolo e video, avete invece deciso di appoggiarvi ad un'agenzia promozionale, la Cococi di Monelle Chiti. A cosa è dovuto questo cambio di rotta?
M- Sono approdati alla Cococi, prima di noi, alcuni amici e colleghi militanti nella band “7 Training Days”, grazie ai commenti positivi dei quali ci siamo incuriositi rispetto all’agenzia di Monelle Chiti. Il tempo occorso per conoscerci è stato davvero breve, abbiamo iniziato subito la collaborazione, che dobbiamo dire è stata ed è tuttora molto fruttuosa… la tua conoscenza, Giusy, e del mondo EDP, per esempio, è una diretta derivazione del lavoro di Monelle, che cogliamo l’occasione di ringraziare anche qui, nello spazio che gentilmente ci concedi. Abbiamo iniziato, inoltre, un cammino di sperimentazione con Valentina Genna, che per la stessa Cococi si occupa di Booking. Due brave professioniste per un’ottima agenzia.

17.Essendo così prolifici mi chiedo, anche se l'ultimo album è uscito da non molto, avete già nuovi brani all'attivo? Un'idea per la prossima pubblicazione? Altro concept album? Quali in generale i vostri prossimi passi?
S- Siamo ancora molto presi da Western Monamour, a cui abbiamo dedicato tante energie e passione… ce lo vorremmo godere ancora un po’ prima di tornare definitivamente a comporre. Certo, iniziamo a pensare già a progetti futuri… Ci sono da qualche tempo delle spore ispiratrici nell’aria che non ci sentiamo di ignorare del tutto, tuttavia, questa volta vorremmo prenderci tutto il tempo per assaporare il presente, prima di tuffarci in quello che sarà domani e che sta già germogliando. Intanto cerchiamo di fare più live possibile, per far conoscere il nostro progetto e per comunicare con un pubblico sempre più numeroso.

18.Grazie di tutto, della vostra presenza qui all'EDP e della disponibilità dimostrata nel gestire quest'incontro virtuale. Vi auguro una lunga e soddisfacente carriera mentre lascio a voi concludere con parole vostre...
Mimmi&strAw- Grazie a te e allo staff EDP, per la splendida realtà che hai creato e che state facendo crescere così in fretta. Grazie dell’augurio (non chiediamo di meglio) e della dedizione, palese e fortissima, con cui conduci la macchina… c’è tanto bisogno di gente che vive di musica! Quanto a noi, ci rivolgiamo ai lettori… cercateci sui vari portali e social network e venite ai nostri concerti se capitiamo dalle vostre parti. C’mon!



DISCOGRAFIA
MAGNETO 2012 CD, La Valvola

1.Snooz 2.La rapina 3.Shotaro 4.La Scatola di Julien e Sophie 5.L’imprevedibile bomba-H 6.Amy Winehouse 7.Qualcosa è cambiato 8.Shambalababa



Qui lo ascolti:

CASELLI/BATTISTI 2013, Tributo Cd 3 pollici, La Valvola

1.Nessuno mi può giudicare 2.L'aquila





Qui lo ascolti:

RICICLAGGIO DI CANZONI SPORCHE 2013 Ep, La Valvola

1.La scatola di Julien e Sophie 2.La Rapina 3.Qualcosa è cambiato 4.Snooz



Qui lo ascolti:


TANK-MAN 2013 Ep, La Valvola

1.Bucuresti Gara de Nord 2.Senza far rumore 3.Lo sconosciuto di Piazza Tienanmen 4.L'orrore della globalizzazione 5.La luce dell'abat-jour





WESTERN MONAMOUR – THE WEST WAY [OF LIFE] 2014 Cd, La Valvola,

1.Intro 2.Luis El Misionero La Boca (il cacciatore di taglie) 3.John Steeldust (il venditore di armi) 4.Garrincho Monamour Steeldust (il pistolero mezzosangue) 5.Penèlope Keller (la cowgirl della prateria) 6.Il Bottaio (la memoria del paese delle croci) 7.Butch Patterson (lo sceriffo) 8.Todd, Red e Sonny Buscaglia (i tagliagole) 9.Trixie Monroe (la ballerina di Can-can) 10.Morgan Monsanto (il cattivo padrone) 11.Dalidà Blueberry (la signora del West) 12.Outro




Articolo ed intervista ad opera di Giusy Elle