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martedì 13 novembre 2018

165. RECENSIONE54: Inerte by Ka

LISTA RECENSIONI 



Esce oggi, 14 Novembre 2018, Inerte, il primo full lenght ad opera del duo basso batteria NoiseCore da Bologna KA. Il frutto maturo di un profondo lavoro di ristrutturazione della propria estetica, nato del confronto con quella vivida scena musicale presente nella città, di cui oggi i Ka, originari dall'Abruzzo, fanno degna parte. Molti gli special guest concittadini, alcuni attinti anche dal mondo dei power duo chitarra-batteria come Michele Malaguti, chitarrista dei Nadsat e Demetrio Sposato, il batterista dei notissimi Cani Dei Portici.
Qui di seguito la prima recensione all'album, ad opera di Nicola Cigolini, batterista dell'ex power duo aretino Samcro mentre nell'articolo appena postato c'è una bella intervista di approfondimento a Giacomo e Daniele dei Ka, una carrellata sulle etichette indipendenti che appoggiano il loro album, e un po' di retrospettiva per capire il percorso del duo fino a questo momento. Rimando quindi anche alla lettura di questo post per inquadrare al meglio questa valida realtà del panorama power duo nazionale (qui l'articolo).
Ricordo che stasera si terrà anche il Release Party al Freakout Club di Bologna, in compagnia dei 124c41+ e XIX, al quale siete tutti ovviamente invitati!

Video teaser di Inerte https://youtu.be/l544ALw4WnA
Streaming di Inerte su Bandcamp, disponibile da oggi https://kaexperimentalduo.bandcamp.com/album/inerte


Contatti Band:

Inerte credits:
Registrazioni, editing e mix a cura di Artista Sadico
presso Grammofono Alla Nitro Studio di Pescara
Daniele Di Girolamo: batteria, synth, samples
Giacomo Guidetti: basso, chitarra, synth granulare, voce
Michele Malaguti (Nadsat): oscillatore in “Nel Baratro”
Demetrio Sposato (Cani Dei Portici): Batteria in “Terra Bruciata”
Davide Cherstich: voce in “Quiete”
Mario Di Battista (Ulan Bator e St.Ill): basso in “Sorgente”
Pubblicazione: 14 Novembre 2018
Etichette: Grammofono alla Nitro, Koe Records, E' un Brutto Posto dove Vivere, Dreamingorilla Records, Have You Said Midi?
Grafiche a cura di Giacomo Guidetti

Qui lo ascolti

Inerte 2018
Grammofono alla Nitro, Koe Records, E' un Brutto Posto dove Vivere,
Dreamingorilla Records, Have You Said Midi?
(NoiseCore)

Atto Primo:
Parte I. Nel Baratro
Parte II. Terra Bruciata
Atto Secondo:
Parte III. Quiete
Parte IV. Sorgente
Parte V. Dinqinesh


RECENSIONE
INERTE Ka
Ep 2018 Grammofono alla Nitro, Koe Records, E' un Brutto Posto dove Vivere,
Dreamingorilla Records, Have You Said Midi?

i KA, duo strumentale noisecore, composto da Daniele Di Girolamo alle pelli e all'elettronica e Giacomo Guidetti alle corde e alla elettronica anch'esso, è nato a Pescara nel 2013 ma con base operativa a Bologna dal 2015.

Dopo un primo Ep autoprodotto intitolato Forze Compatibili Con Enfasi Opposte (2014),ci arriva fra le mani in anteprima il loro primo disco intitolato Inerte, 5 brani, 5 interpretazioni di un sano noise italico che però non si ferma ad un assordante frastuono elettronico; c'è molto di più dentro questo disco... batterie spazianti nei generi più disparati, dal martoriare di timpani a degli incastri ricordanti blues o jazz (un azzardo? Proprio no!), linee di basso noise intervallate da arpeggi minimali ma raffinati, addirittura una spruzzatina di voce (testo molto bello ed intelligente nel brano "Quiete") che male di questi tempi Proserpio non fa.

Stare qui a parlare delle tracce sarebbe riduttivo, è il complesso che deve attirare la vostra attenzione, non si può stoppare a metà questo album, perché è nella totalità che se ne può ammirare il concetto e la forma, tutto di un fiato, grazie anche al fatto che è un lavoro intenso ma anche molto corto come tempi (il disco infatti dura 18 minuti circa).

I KA hanno dimostrato che anche con una manciata di parole si possono dire molte cose in un disco, e lo ritengo molto consigliabile agli amanti del genere ma anche a chi ci si sta approcciando per le prime volte, perché è davvero molto fruibile.

Registrazioni RIGOROSAMENTE Lo-Fi, ma per questo genere lo capisco e lo sostengo, patinare tutto questo sarebbe come lucidare le maniglie al Titanic, quindi lunga vita al Lo-Fi!!!

Un bel live nelle vicinanze cari miei e sono dei vostri, magari con voi che state leggendo... ci troviamo lì?

Nicola Cigolini
7.5/10



Articolo ad opera di Giusy Elle

164. l'Inerzia in movimento dei KA (oggi in uscita il nuovo album e release party al Freakout di Bologna)


INTRO
Ormai le dighe hanno ceduto e i duo basso-batteria stanno prendendo spazio tra le pagine Edp!!!! Ma in quanto duo cugini, sono ovviamente i benvenuti...
Dopo l'incursione dei fuzzosi THE INFRAMEN, è ora il turno dei KA il cui bassista, Giacomo Guidetti, ha contribuito in gran quantità alla causa Edp con le sue recensioni di qualità. Ricambiamo quindi di cuore oggi, in esclusiva con un'intervista ad hoc per l'uscita del loro album Inerte.


RETROSPETTIVA
i KA sono un duo basso e batteria strumentale, noisecore, composto da Giacomo Guidetti (basso, chitarre, synth granulare e testi) e Daniele Di Girolamo (batteria, synth e samples), nato a Pescara nel 2013 e ormai attivo a Bologna sin dal 2015.

Dopo la pubblicazione, nel 2014, di un Ep autoprodotto intitolato Forze Compatibili Con Enfasi Opposte, che contiene in nuce l'identità a venire del duo, Ka si esibisce sui primi palchi abruzzesi.
L'anno successivo la formazione si trasferisce a Bologna, dove entra in contatto con gruppi locali, frequentando l'ambiente underground, hardcore e sperimentale della città.

Qui, parallelamente all'attività live (che porta alla condivisione di palchi con band come Lento, Storm{O}, Lleroy, Cani Dei Portici e alla presenza a festival come Zootropio e Krakatoa -qui un estratto della loro esibizione), inizia un nuovo processo di ricerca in cui il duo rinnova ed evolve la propria estetica incorporando elementi noisecore e drone per fonderli armonicamente alla già forte componente ambient del proprio sound: il risultato è un suono abrasivo e sporco al servizio di una musica dall'incedere lento e possente, pieno di basse frequenze e feedback.

Con queste premesse prende forma Inerte, primo disco ufficiale del duo in uscita proprio oggi, 14 Novembre 2018, con release party presso il Freakout Club di Bologna assieme alle band 124c41+ e XIX. Dopo aver letto queste righe e ascoltato l'album in streaming, accorrete tutti quindi al loro live!!!
Ma cosa dire intanto dell'album... In fisica, 'inerte' è ciò che è in stato di perfetta quiete. Questo disco è invece un po' il contrario: è il precipitato di un periodo tutt'altro che di equilibrio, piuttosto un lavoro in costante movimento. Contraddittorio, attraversato da tensioni contrastanti, è diviso in due atti: il primo più cupo e irruente, il secondo più riflessivo e con atmosfere gradualmente più chiare, così da rappresentare i due poli di un periodo di apatia che Inerte intende cannibalizzare e superare.

Ciò che i Ka hanno voluto fare con questo disco è stato un esercizio terapeutico autoriflessivo: un parlare a sé stessi attraverso i suoni. I musicisti ospiti in questo lavoro si sono inseriti perfettamente nel flusso generale del disco, pur mantenendo la loro identità artistica, e hanno reso questo parlare a sé stessi un paradossale soliloquio a più voci, regalando una dimensione intersoggettiva e collettiva ad un lavoro profondamente intimista e altrimenti individualista. Un paio di special guests di questa registrazione in studio fanno parte inoltre del mondo a due chitarra-batteria, come Demetrio Sposato dei Cani Dei Portici e Michele Malaguti dei Nadsat. Alla fine, riusciamo a rientrare nel territorio a noi più specifico ;) grazie al forte senso di comunità che queste line up mantengono tra loro.

Interessante a tal proposito anche la cordata di etichette indipendenti che rientrano tutte nella sfera dei power duo (Grammofono alla Nitro, Koe Records, E' un Brutto Posto dove Vivere, Dreamingorilla Records, Have You Said Midi? -di cui in calce un breve excursus) ma, per concludere con le parole dei Ka: "Inerte non è né una storia né una lezioncina di morale, è semplicemente la summa estemporanea e quasi autogenerata di un periodo di cambiamenti che ha segnato la band nel profondo"

A seguire l'intervista a Giacomo e Daniele mentre nell'articolosuccessivo, la prima recensione in assoluto a Inerte grazie alla penna di Nicola Cigolini, batterista degli ex duo Samcro.

Video teaser di Inerte https://youtu.be/l544ALw4WnA
Streaming di Inerte su Bandcamp, disponibile da oggi https://kaexperimentalduo.bandcamp.com/album/inerte


INTERVISTA
1. Ciao Giacomo e Daniele, c'è spazio anche per voi duo basso-batteria oggi su Edp! Lieti di ricevervi per un'occasione così importante come l'uscita del vostro primo full lenght. Iniziamo chiedendovi come vi siete trovati a Bologna, musicalmente parlando, dopo il vostro trasferimento dall'Abruzzo. Quale aria si respirava rispetto alla vostra regione d'origine?
Ciao Giusy, lieti e grati noi di essere qui su EDP!
Il contatto con Bologna è stato un po’ uno shock: noi siamo originari di Pescara e lì ci sono tutti i limiti delle realtà di provincia – ossia una non-scena agonizzante, la quasi-assenza di spazi per la musica alternativa e sotterranea, ecc. – mentre qui a Bologna le cose stanno diversamente, nonostante tante contraddizioni. Il clima bolognese è estremamente formativo e sempre sul pezzo: prendendone 2 per prenderne 100, si vedano l’Angelica Festival o il Discomfort Dispatch.
Delle contraddizioni, invece, ne parliamo un’altra volta!

2. Bologna è infatti un crocevia nazionale molto interessante a livello musicale, da sempre. Questo confronto in che maniera vi ha influenzati e quali sono le principali innovazioni introdotte nella vostra estetica rispetto all'Ep degli esordi? Come sono cambiati il suono, la strumentazione, oppure il processo compositivo?
Sperando che questo non risulti presuntuoso, crediamo che l’influenza della città sia stata più presente su di noi come persone che come artisti, ci ha aiutati ad aprire la mente e a liberarci da vincoli e preconcetti. Esteticamente parlando siamo rimasti abbastanza fedeli alle premesse che avevamo gettato col primo lavoro, pur evolvendo tantissimo e incorporando nuovi suoni e direzioni di ricerca; siamo diventati più coesi e compatti, più consapevoli di noi e del nostro linguaggio. Quanto al modus operandi compositivo siamo sempre stati “free”, ora però abbiamo una diversa percezione dei nostri strumenti: non più strumenti musicali da usare in quanto tali ma semplici e puri mezzi, strumenti in senso lato, al servizio di bisogni e intuizioni.

3. C'è poi anche una nutrita schiera di power duo (tant'è che abbiamo anche creato una compilation regionale... la EmilyDuo Compilation...) a cui fare riferimento ed affiliarsi. Alcuni duo chitarra-batteria sono vostri amici e avete anche collaborato inserendoli nella registrazione del disco come special guests: ci volete parlare di questo senso di appartenenza e fratellanza?
Con Ka abbiamo iniziato a suonare nel 2013 dopo aver tentato la via del trio (fallita subito) ed eravamo praticamente l’unico duo in Abruzzo di cui fossimo a conoscenza, MILF esclusi. Qui a Bologna ci siamo trovati a casa e abbiamo conosciuto Cani dei portici e Nadsat coi quali non poteva non nascere amicizia! È stato spontaneo chiedergli di suonare sul disco perché in parte hanno contribuito anche loro a darci la direzione che ci ha portati a scrivere Inerte. C’erano punti del disco che sembrava li stessero chiamando così abbiamo lasciato che aggiungessero quel valore in più che solo persone esterne al duo potevano aggiungere.

4. Anche le etichette indipendenti che appoggiano Inerte ruotano attorno al mondo dei power duo: le avete scelte proprio per questo motivo?
La verità è che siamo semplicemente amici (Grammofono, Koe e È un brutto posto) o che lo siamo diventati grazie al fatto che quando gli abbiamo proposto il disco se ne sono innamorati (DreaminGorilla e HYSM).

5. Avete intitolato questo album Inerte mentre dichiarate che in realtà si tratta del frutto musicale di un periodo di profondi mutamenti. Come mai scegliere un titolo per rappresentare il suo opposto?
Inerte non è né un concept né una semplice miscellanea di pezzi ma il risultato di un periodo di crisi personale – crisi che è il filo conduttore del disco. È venuto fuori come reazione muscolare ad un periodo di cambiamento ma la verità è che quel periodo ci ha resi “inerti”, le cose cambiavano e non sapevamo bene come gestire la cosa e ci siamo immobilizzati, salvo poi rinsavire. Il risultato è stato il linguaggio venuto fuori, che è il vero contenuto del disco.
La speranza è che questo lavoro rappresenti bene la paradossalità di un periodo di trambusto e contraddizioni e di compresente staticità.

6. Cosa rappresenta l'immagine riprodotta sulla copertina?
(Giacomo) L’immagine di copertina è ripresa da una vecchia grafica che feci per una locandina nel 2014, forse 2015. La locandina non andò più in stampa perché il tipo del locale non aveva evidentemente nessuna sbatta così noi, innamorati dell’immagine, decidemmo di ritrovarle un senso un giorno. È diventata la copertina di Inerte per via della sua paradossalità: il cerchio è una forma che concentra l'energia visiva e la mantiene in tensione al proprio interno, generando così l’impressione di una staticità opprimente ma comunque, costantemente, sul punto di rottura.
(Daniele) Se guardate bene, poi, l’immagine che Giacomo ha usato per formare il “mandala” azzurro è un corpo umano.

7. Stasera si terrà il vostro Release Party in quella splendida realtà che è il Freakout Club di Bologna. Quali i vostri passi prossimi futuri?
Stasera abbiamo la fortuna di presentare il disco in una realtà unica come quella del Freakout e ne siamo orgogliosi. Prossimi step sono: concludere un EP che abbiamo in cantiere da 2 anni, continuare il lavoro che stiamo facendo su una sound performance pensata per le gallerie d’arte, e poi suonare. Magari anche con qualche data all’estero!
Ah, stiamo lavorando ad un videoprogetto che coprirà l’intero disco: un videoracconto in 5 parti, una per ogni traccia del disco.

Grazie mille Giacomo e Daniele per la condivisione dei vostri progressi musicali, a noi non resta che augurarvi il meglio da questa svolta e maturazione. All the best dall'Edp!!!
Grazie mille a te, Giusy, e al tuo staff per la disponibilità e l’impegno che mettete nel portare avanti EDP. Un abbraccio a te e a tutti i lettori!

Link band:

DISCOGRAFIA
INERTE 2018 Lp formato Cd e digitale, Grammofono alla Nitro, Koe Records, E' un Brutto Posto dove Vivere, Dreamingorilla Records, Have You Said Midi? (NoiseCore)

Atto Primo: Parte I. Nel Baratro Parte II. Terra Bruciata
Atto Secondo: Parte III. Quiete Parte IV. Sorgente Parte V. Dinqinesh


Qui lo ascolti / Qui la nostra recensione


FORZE COMPATIBILI CON ENFASI OPPOSTE 2014 Ep, Autoprodotto (Noise, Math, Sperimentale)

1. 3:32 A.M. 2. Metempsicosi 3.Forze compatibili con enfasi opposte





Qui lo ascolti


LABELS
Grammofono alla Nitro www.grammofonoallanitro.com
GAN, ovvero Grammofono alla Nitro Records, è l'etichetta pescarese di Fabio di Zio, meglio conosciuto come Artista Sadico, voce dei Sax This Candy ed ex membro occulto dei Milf. Nata ufficialmente nel 2008 a Pescara, ma con progetti che risalgono fino a cinque anni prima, è una di quelle etichette indipendenti che amano lavorare al di fuori dalle mere logiche di mercato, attenta esclusivamente a dar luce alle nuove ed interessanti realtà musicali nazionali, senza distinzioni di genere musicale e sempre secondo il vecchio motto punk del Do It Yourself.
Entrambi i lavori discografici dei MILF sono usciti con questa label mentre non ci sono altri duo nel loro roster.

DreaminGorilla Records www.dreamingorillarecords.is
DGR nasce già nel 2005 a Savona ad opera di Francesco Cerisola ma il primo album viene pubblicato solo nel 2010 in quanto sopravvengono altre attività correlate al loro nome, quali l'organizzazione di concerti e la promozione delle band. Nel loro roster troviamo in coproduzione uno Split tra BOLOGNA VIOLENTA e i Surgical Beat Bros (duo elettro-pop da Roma con Fabio Recchia dei Germanotta Youth e Antonio Zitarelli, già batterista del duo sax-batteria Mombu), e l'ultimo lavoro in studio dei LEGNI VECCHI. Anche i Bresciani SDANG! si affidano a questa realtà discografica con il loro secondo album La malinconia delle Fate nonché gli ASINO con il disco Amore e i TRISTAN DA CUNHA per il loro Praia. www.facebook.com/dreamingorillarecords

E' un brutto posto dove vivere
www.facebook.com/eunbruttopostodovevivere
Casa discografica e di distribuzione, la EUBPDV è stata fondata a Padova nel 2014 da Fabio Zanaga. Si tratta di una realtà incentrata sulla sottocultura Underground che non si dedica soltanto alla musica ma spazia anche tra le altre forme d'arte. E' un progetto indipendente, autoprodotto e no profit portato avanti con passione dall'unico fondatore, noto anche come DjFlass. Co-conduttore della web radio e omonima tapelabel Scaglie di Rumore (etichetta incentrata nella produzione e distribuzione di musica punkhardcore) fonda questa label nell'ottica di scoprire e proporre realtà sempre legate alla scena underground ma non trattate dalla già citata label.
EUBPDV non fa distinzioni di generi, propone ciò che gli piace e conta una ventina di uscite con gruppi da tutto lo Stivale con diversi suoni e diverse proposte. Nel nostro caso ricordiamo Due dei CANI DEI PORTICI, Crudo, il primo full lenght dei NADSAT, ma anche gli ultimi lavori dei TWO BIRDS ONE STONED, FOLIE A DEUX e MARMO.
Esiste anche un blog dove vengono pubblicate interviste alle band ed ad altri artisti locali, articoli su festival, eventi ed altro ancora; non si tratta di una Booking Agency ma spesso vengono organizzati concerti per far festa con gli amici. Insomma, un tuttofare il nosro amico Fabio DjFlass!!!!
L'evoluzione per il futuro è quella di produrre anche libri, riviste o fanzine mentre finora è stato stampato Ragazzo in Vendita, fumetto post/porno realizzato da Punx666 & Delicatessen.

HYSM? Independent Music Catalogue
HYSM? nasce a Taranto nel 2006 innanzitutto come duo elettrico: Stefano Spataro (chitarra baritona, basso e voce) e Jacopo Fiore, già batterista di un altro breve esperimento a due, i DARDO CHALET. Entrambi usano anche tastiere, sintetizzatore e loop station per un suono distorto, acido, allucinato, un noise basato sull'improvvisazione sperimentale. Essenzialmente un duo, non disdegnano collaborazioni di ogni tipo con musicisti vari che possono condividere quindi il palco con i nostri due. Nel 2008 nasce la loro etichetta discografica per pubblicare all'inizio i lavori e le collaborazioni degli Hysm?Duo stessi; ora seguono un numero vasto di artisti, sia con uscite di album che compilation suddivise per genere musicale, arrivate ormai al numero 68 e nella prima della quale (noise) compare anche la nostra band Ongaku2. Lo scopo dell'etichetta è quello di fornire musica di qualità a prezzi assolutamente popolari, se non gratuitamente. E' di recente la decisione di pubblicare su bandcamp il catalogo completo in freedownload... Hanno pubblicato con quest'etichetta vari altri duo prima dei Ka, non sempre chitarra-batteria, tra questi ultimi invece, oltre agli ONGAKU2, troviamo anche i GARAGE OLIMPO da Roma e il duo salernitano di stampo afro-punk MAYBE I'M (progetto ormai concluso). http://hysm.bandcamp.com

Koe Records low profile distro koerecords.wordpress.com
Si tratta della casa discografica e di distribuzione nata a Bologna nel 2014 dallo stesso batterista dei Cani dei Portici, Demetrio Sposato. Una piccolissima realtà nata per supportare alcune band dell'underground locale. Portata avanti con la filosofia DIY non ha scopi di lucro ed è supportata soltanto dalla passione per la musica del fondatore stesso. Nel loro catalogo troviamo i lavori dei CANI DEI PORTICI stessi e anche dei NADSAT oltre ovviamente a questo ultimo lavoro dei KA. https://www.facebook.com/koerecords


Articolo e intervista ad opera di Giusy Elle


venerdì 26 ottobre 2018

163. RECENSIONE53: A Place to Leave by I-Taki Maki





I-Taki Maki... un duo del quale abbiamo ampiamente trattato... Ciociari di nascita ma vagabondi nell'anima, Mimmi e strAw si trasferiscono presto a Berlino dove fanno la gavetta come buskers. Con il terzo album all'attivo, Dust... and it will be for ever, si aprono invece le porte dei club.
Ormai inseriti nel tessuto cittadino, non scordano però le fatiche di inserirsi in un nuovo tessuto sociale e, di fronte al massiccio fenomeno migratorio di questi ultimi anni, non restano certo indifferenti, del resto si tratta di una tematica che da sempre sta a cuore ai due. A Place to Leave, il loro quarto Lp in studio, diventa così un concept album imperniato sui dolori, le sofferenze e le paure di questi nuovi diasporati.
A seguire la recensione del nostro collaboratore Mali Yea, chitarrista del duo reggiano Anice, ma se volete saperne di più sul duo, sulla loro esperienza in Germania, o approfondire il loro punto di vista sulla tematica della migrazione grazie alla nostra intervista, rimandiamo all'articolo di aggiornamento appena pubblicato (qui).

Video
Glasses” Balcony TV https://www.youtube.com/watch?v=ZEWzmFund3o

Contatti Band:

A Place to Leave credits:
Scritto e suonato da: Go-Mimmi-Go (Voce, batteria, glockenspiel melodica, percussioni) e StrAw (Voce, chitarre, loops, tastiere)
Special Guest: Antonio Tortorello, tastiere su "The Grey Side of the Sky"
Registrato da strAw al Yattaman Studioz (Altari FR)
Missato e mastgerizzato da StrAw al Glasower Castle (Berlino)
Prodotto da: La Valvola 
Artwork di StrAw
Foto di Kate Seabrook

Qui lo ascolti

A Place to Leave 2018
La Valvola
(DarkWave, SlowCore)
1. Closer
2. White Wall Slot
3. Glasses
4. Inside a Strom
5. The Gray Side of the Sky
6. Empty Rooms
7. That Was...
8. On the grass
9. Goodnight


RECENSIONE
I-TAKI MAKI "A Place to Leave"
Lp 2018 La Valvola

Una tendenza abbastanza diffusa, perlomeno nell’ambito “duo” italiano, è quella di portare i suoni all’estremo… amplificatori sparati a cannone e distorsioni esasperate, necessarie sì ma spesso stucchevoli se utilizzate arbitrariamente… per molti è una via obbligata, una risposta impulsiva contro l’horror vacui generato dal timore di non essere mai “abbastanza”…
La maggior parte dei duo, da questo infelice punto di vista, sembra confluire verso quel minimo comun denominatore che tutti tende a uniformare, spesso impoverendo la “biodiversità” che tanto ci è cara. Questo fortunatamente non è il caso dei I-Taki Maki, progetto che fluttua accortamente tra lo slow core di carattere intimistico e l’alternative rock in versione minimale.

I-Taki Maki sono essenzialmente Mimmi (voce, batteria, glockenspiel, melodica) e strAw (voce, chitarra, loops, keyboards), coppia sul palco come nella vita reale, duo formatosi nel 2012 ad Alatri, provincia di Frosinone e in pianta stabile a Berlino a partire dal 2015.

Il loro quarto album intitolato A Place to Leave, pubblicato l'8 gennaio 2018 e prodotto da La Valvola, può essere considerato un concept album, infatti tutte le composizioni si sviluppano attorno al tema principale che si riassume sostanzialmente in questa frase: “Dedicated to the ones who found their safe place & to everyone who is still looking for it”. Ciò che ne risulta sono 9 brani dal sapore dark, attraversati argutamente da un impalpabile filo conduttore che denota una certa maturità stilistica, influenzata probabilmente dalla loro prolifica permanenza berlinese. L’architettura del disco è ben congegnata e tutte le canzoni del disco sembrano far parte di un'unica composizione corale, dosata nei "respiri", nei pieni e nei vuoti. "Closer" ad esempio, il primo brano ad aprire le danze, restituisce immediatamente una nitida fotografia dell'immaginario della band, fino alla conclusiva "Goodnight", versione moderna delle ninne nanne che non ci hanno mai cantato da bambini. Personalmente non sono mai stato un amante del cantato, ma in questo caso, sin dall'inizio, è difficile non farsi trascinare sotto la superficie morbida dei cuscini del divano, pilotati dalla calda voce della cantante. Un viaggio in autostrada nella corsia di destra, rasentando gli 80 km/h, con tutto il tempo utile per godersi il panorama che si srotola nei suoi più piccoli dettagli ai nostri occhi.

Mali Yea


Articolo ad opera di Giusy Elle


162. Il lungo cammino de I-TAKI MAKI


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INTRO
A conclusione di una rassegna musicale estiva che ho curato in Valsugana (come duo chitarra-batteria presenti i Tristan da Cunha e i GueRRRa) e che mi ha tenuta ferma per qualche mese con gli articoli Edp, posso ora finalmente continuare il nostro viaggio assieme e lo faremo oggi con il duo ciociaro I-Taki Maki.
Grazie ai continui aggiornamenti inviati da Mimmi, abbiamo più volte avuto modo di argomentare su questo duo, tant'è che con oggi siamo arrivati ben al nostro quarto appuntamento. Non che ci sentissimo da poco! In effetti le ultime news risalgono a quasi tre anni fa, precisamente al Gennaio del 2016. A quanto pare il tempo vola, l'acqua passa sotto i ponti e I-Taki procedono con la furia di un treno in corsa la loro carriera musicale. Perché non aggiornarsi quindi? Ecco a voi le novità del duo ciociaro, tra residenza a Berlino e il quarto album stampato...



AGGIORNAMENTI
Con I-Taki Maki ci siamo lasciati con un articolo imperniato su due punti focali della loro vita: l’uscita del terzo album, Dust… and it will be Forever e il trasferimento a Berlino. Il duo si forma a Frosinone nel 2012 ma dopo un paio di album Mimmi e strAw (batteria e chitarra) decidono di dare una svolta radicale alla loro carriera trasferendosi in pianta stabile nella capitale teutonica. Nuovo ambiente, nuovi giri musicali, la lingua da imparare... un grande atto di coraggio per i due che si è svelato essere però una mossa vincente in quanto la musica è ora proprio l'attività principale della loro vita.

Dapprincipio la gavetta nella metropoli è iniziata con l'attività di busking nelle piazze, vie e metrò berlinesi ma grazie all'uscita del terzo album si è dato l'avvio a un vero e proprio circuito di live nei vari club. La prima importante esibizione è stata quella all’Heim(e)lich Verein per la presentazione del disco dopodiché l’attività si è svolta prevalentemente a Berlino e dintorni, toccando però anche altre capitali o cittadine europee, compresa l’Italia. Dalla presentazione di Dust ad oggi I-Taki Maki si sono già esibiti in più di 100 performances tra Berlino, Lipsia, Bochum, Lubecca, Colonia, Amburgo, Amsterdam, Praga, Budapest, Ferrara, Roma e altre città italiane.  

Sempre nel 2016 è iniziata, nel frattempo, la fruttuosa collaborazione con i video makers di “The Open Stage Berlin”, dalla quale sono scaturiti 3 official video: un primo video live per il brano “Black Autumn Sun”, estratto dal terzo album, e due altri official video per i brani “White Wall Slot” e “Closer”, ad anticipare il nuovo disco. Un anno dopo, a settembre 2017, c’è stata invece l’anteprima del brano “Glasses”, tratto dal nuovo album in uscita, in un live acustico per Balcony TV Roma.

Infine nel gennaio 2018 va in stampa il quarto album, A Place to Leave, completamente autoprodotto, come i lavori precedenti, con l'etichetta personale La Valvola. Il disco è composto da 9 brani, tutti collegati tra loro da un fil rouge: l'attualissima tematica della migrazione. In ogni brano infatti si ritrovano i temi delle emozioni e dei dolori che accomunano tutti coloro che lasciano la propria patria, casa, famiglia, affetti, quotidianità per iniziare una nuova esistenza altrove. Un richiamo ovviamente alla storia personale della band ma soprattutto agli avventurosi trasferimenti di migliaia di profughi e rifugiati politici che, a differenza di loro, non hanno scelto, ma dovuto andarsene dalle proprie patrie e famiglie. A loro è dedicato ogni accordo ed ogni parola del disco, come da nota all'interno del packaging.

Un disco che ci mostra delle novità, come sempre con I-Taki... dapprincipio si cantava solo in italiano, e pian piano s'è introdotta la lingua inglese; la voce era priorità di strAw, mentre col tempo diventa appannaggio della collega alla batteria; ora influenze dark e slow core lanciano la band verso nuove atmosfere, un po' più lontane della versione Indie/PostPunk alla quale ci avevano abituati ma che ben si amalgamano al tessuto musicale imbastito fino ad ora. Nove brani lenti, cupi, come i pensieri dei naufraghi e le lunghe onde da attraversare... ne parleremo ovviamente con i due musicisti nell'intervista a seguire mentre sarà Mali Yea (chitarrista del duo Anice) ad approfondire l'album con la sua recensione nel prossimo articolo. Benvenuti nel Nuovo Mondo de I-Taki Maki, dove speranza e orizzonti più felici sono l'augurio per tutti i migranti del mondo.

Link video:
INTERVISTA
1. Ciao Mimmi e strAw, bentrovati sui nostri spazi. Ancora a Berlino, voi... potete dire che la scelta del trasferimento in Germania sia stata una buona cosa, la ritenete abbastanza definitiva? Facciamo il punto della situazione con una lista dei pro e contro di non essere rimasti in Italia.
strAw: Ciao Giusy, grazie per la solita cordiale accoglienza. Ancora a Berlino, noi… zum Glück!! (per fortuna). Ad oggi direi che, sì, possiamo essere fieri della scelta fatta e ritenerci estremamente fortunati nell’aver avuto l’ardire e quel pizzico di coraggio necessario a prendere una decisione del genere. Se sia definitiva ancora non lo sappiamo, nel senso che ci sono altre mete in realtà che ci incuriosiscono parecchio. Quello che speriamo sia davvero definitivo è sicuramente il fatto di non vivere in Italia. Non per interpretare il ruolo di quelli che sputano nel piatto in cui hanno mangiato, né di quelli che quando vanno a vivere all’estero iniziano a snobbare l’Italia. Ai tempi della nostra partenza, tre anni fa, la nostra terra natia era per noi un luogo da cui andare via – a place to leave - perché non era in grado di offrirci quello che cercavamo, non rappresentava più un posto in cui sentivamo di poter vivere felici; ad oggi rappresenta un luogo a cui non ci sentiamo più legati se non dagli affetti, gli amici e i parenti che ancora vivono lì. Non sentiamo alcun legame con un paese guidato da una classe politica che ci rappresenta sempre meno e abitato da persone con la maggior parte delle quali sentiamo di non avere niente in comune. In questa motivazione credo siano racchiusi tutti i pro ed i contro di cui ci chiedevi nella domanda.

2. Il vostro nuovo disco, A Place to Leave, uscito ormai a inizio 2018, è un concept album dedicato alla migrazione. La vostra esperienza di emigrati assieme a quella più tormentata delle migliaia di persone che arrivano in Europa dalle parti più disparate e meno felici del mondo, è stato l'input per musicare questo fenomeno, si tratta quindi di un evento personale collegato a questo evento più ampio? Voglio dire, tutti noi ci sentiamo toccati dalla disperazione di queste persone, ma voi avete potuto immedesimarvi un po' di più nel loro "spaesamento", immagino... Come si vive il fenomeno in una Berlino piuttosto che a Roma?
Mimmi: Non saprei rispondere con precisione riguardo la differenza tra Berlino e Roma perché non ho abbastanza esperienza diretta su come si comporta la capitale italiana e non sono una persona a cui piace parlare per sentito dire. Posso certamente affermare che la situazione a Berlino, seppur nelle difficoltà, è abbastanza orientata all’accoglienza, specialmente dei rifugiati politici a cui il governo garantisce aiuti economici e strumenti di integrazione fondamentali, come corsi gratuiti – e obbligatori – di tedesco. Per quanto mi riguarda, la tematica mi è cara da molto prima che noi stessi vestissimo i panni di migranti. All’università l’argomento della diversità e dei flussi migratori sono sempre stati al centro dei miei interessi più marcati. Ho lavorato per quasi dieci anni in Italia come sociologa e mi sono sempre occupata di progettazione sociale nell’ambito dell’accoglienza, della promozione della convivenza pacifica tra etnie e culture diverse e dell’integrazione dei migranti sul territorio. Senza dubbio “A Place to Leave” è l’album più autobiografico a cui abbiamo mai dato vita, in cui si trovano molte emozioni vissute in prima persona. Il fatto di essere migranti noi stessi certamente ci ha motivati a dare voce al sentimento che questa esperienza comporta, cercando di racchiudere nei testi e nelle sonorità tutte le gioie e i dolori che abbiamo vissuto e tentando di immedesimarci nelle difficoltà ben più serie che le altre categorie di migranti devono affrontare. Per altre categorie intendo quelle che non rientrano nel concetto di “migranti economici” (in cui potremmo classificarci noi) ma tutti coloro che sono costretti a fuggire da situazioni ben più serie quali guerre, povertà assoluta, catastrofi naturali, tutti eventi socio-economici e ambientali da cui non si può far altro che fuggire. L’obiettivo del nostro ultimo lavoro non si ferma al solo tentativo della trasmissione delle emozioni, quanto al tentativo di trasmettere un messaggio, un appello. Crediamo fermamente sia arrivato il momento, per ognuno di noi, di prendere coscienza del fatto che la cultura dell’accoglienza è la sola via percorribile, non solo perché è la più umana e l’unica moralmente accettabile, ma perché rappresenta la necessità di riconoscere le proprie responsabilità nella disperazione altrui. Il nostro stile di vita (intendo quello di un cittadino medio di un qualsiasi paese sviluppato) ha delle conseguenze sulle opportunità che verranno negate a qualcun altro (nei PVS o nei paesi poveri del mondo). A questo si sommano le folli politiche estere di tutti, e ribadisco, tutti i paesi “ricchi”. Non è questo il luogo per scendere nei dettagli ma basta guardare allo schifoso, vergognoso, abominevole piano a livello internazionale che sta alla base della guerra in Siria, o alla situazione della Libia e così molti altri luoghi da cui si continua a fuggire. Per questo credo sia doppiamente inumano lasciare annegare le persone in mare, negando loro un posto sicuro in cui ricostruire la propria vita, perché la loro fuga, in un modo o nell’altro, è la conseguenza delle nostre scelte di vita o delle politiche dei nostri governi. Perché la loro infelicità è anche colpa nostra ed il minimo che possiamo fare è almeno di provare a rimediare alle conseguenze, visto che siamo incapaci di prevenire le cause.

3. Le nuove sonorità del disco, più cupe, lente, dark, che lo pervadono dall'inizio alla fine, sono una naturale evoluzione del vostro sound o sono state appunto ispirate dall'atmosfera pesante di questo concept?
strAw: direi entrambe le cose… anche se noi scherziamo spesso nel dire che è per via della cupezza del cielo grigio di Berlino, a cui abbiamo dedicato anche uno dei brani del disco, “The Grey Side of the Sky”. In realtà dipende in parte dalla durezza delle tematiche delle liriche, a cui ci è venuto spontaneo accostare atmosfere più intense, più cupe appunto. Ci accorgiamo di aver centrato il bersaglio quando, spesse volte, a fine concerto, qualcuno del pubblico si avvicina per ringraziarci per le forti emozioni trasmesse.

4. I testi sono interessanti, parlano ovviamente di paure e speranze, il primo brano è una vera e propria preghiera, ma non si intravede mai però una vera e propria soluzione di felicità. Diversamente, in questo caso, avreste intitolato l'album A Place to Live, immagino... come vedete il futuro per queste generazioni di immigrati? Quanto è possibile una sana e durevole integrazione?
Mimmi: Una vera e propria soluzione di felicità, per usare le tue parole che trovo siano azzeccatissime, non la si trova in maniera definitiva in nessuna delle canzoni, questo è forse vero. Ma in quasi tutte ci sono forti cenni al potere della speranza (On the Grass, Empty Rooms, The Grey Side of the Sky), della condivisione (White Wall Slot, Glasses, That was…), della vicinanza di qualcuno su cui possiamo contare (Closer, Inside a Storm, Goodnight). Sul titolo abbiamo dibattuto parecchio, anche perché è una sorta di gioco di parole visto che leave e live suonano in maniera abbastanza simile. Ma, appunto, alla fine abbiamo deciso di rimarcare l’accento sull’azione di lasciare un luogo piuttosto che quella di trovarne uno in cui vivere, perché la prima azione è quella che genera il fenomeno migratorio. Onestamente non vedo un futuro roseo al momento per i migranti di tutto il mondo, ci sono luoghi di approdo capaci di un’accoglienza migliore rispetto ad altri, ma in generale è un fenomeno abbastanza mal tollerato un po’ ovunque. Non saprei dirti quanto sia possibile una effettiva, reale, praticabile sana e durevole integrazione, anche se nel mio cuore io sarò sempre convinta che la convivenza pacifica tra diversi sia tutt’altro che impossibile. Quello che auspico è una inversione di rotta rispetto all’attuale tendenza di intolleranza e respingimenti, specialmente nel paese di cui mi vergogno di essere cittadina; un’inversione che prenda la rotta dell’accoglienza, non solo perché è la scelta moralmente corretta da fare, ma perché non c’è altra soluzione ad un fenomeno che esiste da sempre e che sempre esisterà. Non è poi così costruttivo, né culturalmente ed economicamente vantaggioso continuare ad innalzare barriere e confini… forse è per questa capacità di abbattere muri che Berlino ci rappresenta così bene.

5. Dalla pubblicazione di A Place to Leave ad oggi quali altre novità sono intercorse? E quali i progetti futuri per I-Taki Maki?
strAw: è successo parecchio! Abbiamo avuto modo di suonare il nostro nuovo album in molti locali europei, soprattutto in Germania ma anche Repubblica Ceca, Ungheria, Olanda e, naturalmente, Italia. Questo ci ha dato modo di conoscere molti musicisti di grossa caratura artistica e morale, nonché di esperire grandi e piccoli palchi, ognuno a suo modo straordinariamente impattante sulla nostra persona e sulla nostra esperienza artistica. Alcuni dei pezzi di “A Place to Leave” sono stati scelti per far parte della colonna sonora di uno short movie indipendente girato a Berlino dall’attrice e regista tedesca Mirjiam Verena Jeremic; il singolo “White Wall Slot”, inoltre, è stato scelto come sigla iniziale per una serie TV intitolata “L’uomo nuovo”, regia di Andrea Murchio, la cui proiezione tecnica è avvenuta lo scorso 28 settembre presso la Sala Movie della Film Commission Torino Piemonte e la cui puntata pilota è stata realizzata col sostegno logistico della stessa Film Commission. Riguardo il futuro, quello a cui puntiamo al momento è di dedicarci all’attività live, godendoci, per ora, una piccola pausa da quella compositiva. Riprenderemo quando saremo abbastanza ispirati da essere sicuri di avere qualcosa di importante da dire.

Grazie come sempre, Mimmi e strAw, per la vostra presenza qui a Edp. Un buon proseguimento di carriera e un abbraccio da tutti noi!


DISCOGRAFIA
A PLACE TO LEAVE 2018 CD, La Valvola

1.Closer 2.White Wall Slot 3.Glasses 4.Inside a Strom 5.The Gray Side of the Sky 6.Empty Rooms 7.That Was... 8.On the grass 9.Goodnight






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DUST... AND IT WILL BE FOREVER 2015 Lp, La Valvola,

1. Catherine 2. Trapped 3. Women’s faces 4. How can I resist? 5. So walk, walk with me 6. Black autumn sun 7. …and i twill be forever 8. Leers 9. Three sisters of mine 10. Try, hope & start again 11. Dust 12. A movie to fall in love 13. Between night & sunrise



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WESTERN MONAMOUR – THE WEST WAY [OF LIFE] 2014 Lp, La Valvola,

1.Intro 2.Luis El Misionero La Boca (il cacciatore di taglie) 3.John Steeldust (il venditore di armi) 4.Garrincho Monamour Steeldust (il pistolero mezzosangue) 5.Penèlope Keller (la cowgirl della prateria) 6.Il Bottaio (la memoria del paese delle croci) 7.Butch Patterson (lo sceriffo) 8.Todd, Red e Sonny Buscaglia (i tagliagole) 9.Trixie Monroe (la ballerina di Can-can) 10.Morgan Monsanto (il cattivo padrone) 11.Dalidà Blueberry (la signora del West) 12.Outro

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TANK-MAN 2013 Ep, La Valvola

1.Bucuresti Gara de Nord 2.Senza far rumore 3.Lo sconosciuto di Piazza Tienanmen 4.L'orrore della globalizzazione 5.La luce dell'abat-jour





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Articolo e intervista ad opera di Giusy Elle