I Longblond sono 2 personaggi
con occhiali da snowboard che suonano un rock pesante, ma ballabile,
contaminato da sintetizzatori analogici e digitali, con testi underground e
parole mixate in lingue diverse. Questo, in breve, il riassunto di questo duo
di recente formazione, ma con musicisti navigati, di cui poco altro è dato
sapere, visto l'anonimato che decidono di mantenere per il loro progetto.
Qualche informazione in più la potete trovare nel nostro articolo di
approfondimento, appena pubblicato qui, dove
invece si riesce ad apprezzare al meglio la loro concezione di duo
chitarra-batteria grazie all'approfondita intervista ai due fondatori: Max
Doink alla chitarra e seconda voce e R.D. alla batteria, voce ed elettronica.
L'Ep di debutto Lento is Dead ci presenta 4 tracce
cantate (e ballabili), tutte plausibili hit, seguite da un paio di brani
strumentali, nell'intenzione di variare l'atmosfera del disco. Tra batteria ed
elettronica, tecnica scratch e riff accativanti, distorsioni fuzz e ritmiche
funky, oltre che suoni potenti, i Longblond non si fanno mancare proprio nulla:
una band underground con una bella dose di universalità.
Vi lasciamo ora ai dettagli tecnici dell'album, ai video
d'accompagnamento, tutti ideati, montati e prodotti dallo stesso duo con la
propria Longblond Video Design (LBVD) e all'approfondita recensione del nostro
collaboratore di fiducia Cesare Businaro. Buon ascolto di questa band
rivelazione che farà muovere le chiappe anche ai più pigri di voi!
1. Dark Cities2. Understand Nada3. Rock'n'roll Service
4. Lento is Dead 5. Bad Fiestos6. Rio Fantasma
RECENSIONE
LONGBLOND Lento is Dead
Ep 2020
Autoprodotto
Si definiscono come
“experimental, alternative, heavy rock duo with electronics”, ma per quello che
riescono a proporre nei 20 minuti e rotti del loro CD d’esordio, questa
descrizione del loro genere suona perfino stretta.
Il batterista/cantante, con
doppia cittadinanza (italiana e ungherese), ci tiene a sottolineare (per non
dire rivendicare), quanto la città multietnica di Budapest, da sempre crocevia
culturale, nella migliore tradizione della Mitteleuropa danubiana, l’abbia
influenzato nel suo percorso di maturazione musicale e in effetti la proposta
dei Longblond suona molto internazionale, anzitutto per l’uso di una sorta di
“spanglish” nella stesura delle liriche (leggasi miscuglio di spagnolo e
inglese, ma non solo), che sono quindi più votate alla musicalità, che non alla
testualità delle stesse.
Il loro heavy rock, per la
tendenza a mantenersi perlopiù su ritmi accelerati, ripetendo quasi all’ossesso
power-chord ipersaturi, sconfina spesso in una sorta di cyber punk, sempre
sorretto da fraseggi o loop elettronici (sia melodici che percussivi), peraltro
mai invasivi e piuttosto efficaci, nel dare più spessore o groove, a quella che
rimane pur sempre una formazione minimale, composta da un solo chitarrista e –
come anticipato – un batterista/cantante.
I primi 4 pezzi (su un totale di
6 tracce), si sviluppano uniformemente entro le coordinate sonore appena
descritte, con linee vocali che richiamano, nella “darkeggiante” opener track
(infatti intitolata “Dark Cities”), i primi Therapy? (da “Nurse” a “Infernal
Love”), se non addirittura i Joy Division, anche per quel riff semi-arpeggiato
in perfetto stile “new wave”, che traina l’intero pezzo, mentre nella traccia
successiva, sorretta da un riff decisamente più duro e particolarmente
dinamico, tanto da ricordare i Tool più essenziali e tribaleggianti di
“Opiate”, si strizza l’occhio al Perry Farrell dei primissimi Jane’s Addiction
(quelli più sanguigni di “Whores”, “Chip Away” e “Pigs in Zen”), per poi virare
verso un approccio canoro che non saprei in altro modo definire, se non
menzionando il krishnacore degli Shelter (vedi il coro conclusivo di
“Understand Nada”, forse il mio pezzo preferito dell’intero lotto, che parrebbe
addirittura un campione – ma non lo è – del Ray Cappo, piuttosto che di alcuni
backing vocals di “Mantra”).
Con “Rock’n’Roll Service” il duo
accelera verso uno street rock dall’approccio più solare, mentre la title track
(“Lento is Dead”), anche per l’uso di un riffing più metallaro, torna su
registri più cupi, per poi deviare in coda su una sorta di hip-hop, con tanto
di rappato e perfino un Dj Scratch, che peraltro compare più volte anche
nell’arco degli altri brani, sia pure in più piccole dosi, richiamando – quando
sovrapposto a chitarre distorte – nientemeno che il crossover degli Incubus di
“S.C.I.E.N.C.E.”.
Chiudono il CD 2 brani (“Bad
Fiestos” e “Rio Fantasma”), sostanzialmente strumentali, per quanto son ridotti
al minimo gli inserti vocali, che staccando nettamente dagli altri 4, sarebbero
stati forse più valorizzati, se posti in scaletta come transizioni fra una
traccia e l’altra di quelle precedenti, mentre la scelta di piazzarli a fine
disco, rischia di condannarli – a lungo andare – allo skip, ma in effetti
meritano attenzione, perché vanno ulteriormente ad arricchire la proposta – in
conclusione – eclettica dei Longblond: se la prima alterna accordi
punk/hardcore a una sorta di “polka ungherese”, per poi sfociare in un
rilassante stacco chill-out, la seconda riesce a sovrapporre una specie di
“litania musulmana” a una base hip-hop che non avrebbe sfigurato su un disco
dei Living Colour (ogni riferimento – chitarristico – alla loro “Always Wrong”
èpuramente – credo – causale).
Salto di atmosfera con la presentazione di questo secondo
duo: da quelle notturne degli Eremo (qui) al
rock danzereccio dei LONGBLOND. Tutto merito di un heavy rock condito con
l'elettronica, in un ricco mix personale, subito identificativo di questa
interessantissima band.
PRESENTAZIONE
Anche i Longblond fanno parte di quei duo misteriosi che
celano la propria identità dietro a vari tipi di maschere; dalla passione per
gli sport invernali estremi del batterista, qui si scelgono gli enormi occhiali
da snowboard per nascondere gran parte del volto. In questa categoria vengono
in mente anche i CYBORG ZERO (qui il nostro
articolo) come i M.I.L.F. (vai al nostro ultimo
articolo su di loro) e gli HATE AND MERDA (qui).
L'idea è quindi di restare sul vago, in quanto ad informazioni: l'area di
provenienza non è definita (tra Padova e Bassano del Grappa, con un pizzico di
Ungheria), i nomi diventano soprannomi ed acronimi (Max Doink alla chitarra e
seconda voce e R.D. alla batteria, voce ed elettronica) e di ambiti lavorativi
o dell'età non parliamone, neanche fossero signorine! Insomma, nemmeno sotto
tortura potrò dirvi di più... Ma pur non menzionando le band che hanno visto i
nostri due militare in precedenza, vi basti sapere che questi anonimi
strumentisti non sono certo di primo pelo e che arrivano a questo punto dopo
svariate ed eterogenee esperienze musicali. Ascoltandone la musica ve ne
potrete facilmente rendere conto.
Il progetto attuale si distoglie comunque dai precedenti e i
due esecutori, già amici in precedenza, si ritrovano in sala prove più per
jammare che non con l'intenzione di fondare una vera e propria band. Era il
2016 e i due ci prendono gusto tanto che le jam si susseguono regolarmente, in
un godurioso momento di sfogo a tutto volume con improvvisazioni strumentali
sullo stile dei Primus, divagando tra noise, parti atmosferiche, metal, rock e
ambient... Quando le idee diventano interessanti si concretizzano alcuni brani
mentre elettronica e voce vengono introdotti gradualmente, in quell'ottica di
sperimentazione che caratterizza il duo. Ecco come sono nati i Longblond, nome
ispirato al fatto che uno è alto e l'altro biondo...
Integrare il sound con basi elettroniche è comunque un
processo naturale, grazie al background del batterista, mentre il repertorio
viene infine completato con gli accompagnamenti del basso synth. In questo
processo di costruzione del proprio linguaggio sonico, per ultima viene
introdotta la voce, non necessariamente intesa come mezzo di comunicazione ma
quasi uno strumento musicale tra gli altri strumenti, impostata com'è tra
suoni, vocalizzi, frasi sì parlate ma a volte con parole volutamente storpiate,
se funzionali al pezzo stesso: ne è un esempio "Understand Nada ", un
titolo con abbinamento tra parole di lingue differenti (come anche "Bad
Fiestos" o "Lento is Dead"), dove la voce compare anche a
riproporre la ritmica di una parte percussiva. La voce, intesa quindi alla
stregua degli altri strumenti, viene leggermente megafonata (sia in fase di
registrazione che nei live) mentre vengono aggiunte delle seconde voci,
pre-registrate o cantate dal chitarrista dal vivo. I testi descrivono diversi
argomenti come l'impellenza di esprimersi con la propria arte, la ribellione ai
canoni imposti, il riscatto e la controcultura fuori dagli schemi, le grandi
città lucenti e allo stesso tempo spente. Con il 2019 iniziano gli acclamatissimi live nei locali
della zona, mentre la pandemia in agguato si prepara a bloccare ogni attività
successiva.
Il 2020 è quindi il momento giusto per registrare i vari
singoli e raccoglierli nel primo Ep della band, un 6 pezzi autoprodotto dal
titolo Lento is Dead, pubblicato il 30 Novembre e registrato al Lignum Lab Recording di Villa del Conte (PD) da Massimo Berti (Ceo Mass), autore
anche del mixing e di voce di rinforzo in alcuni cori. Vi troviamo 4 brani
cantati ai quali segue uno strumentale, per sottolineare la doppia anima del
progetto ma anche per variegare l'esperienza dell'ascolto mentre "Rio
Fantasma", l'ultimo pezzo, è inteso come un outro, o una bonus track,
quasi un sunto dell'intero album con le sue molte frasi pescate dai quattro
pezzi vocali precedenti e inserite in sottofondo. Originali poi le parti di
scratch, suonate dall'amico Dj Einstein e rielaborate dalla band per ottenere
pattern funzionali ai pezzi.
Il titolo, che non vuole essere nè una condanna nè una
lotta, si rifa alla semplice constatazione di come il ritmo lento di vita, ma
anche il lento "strappa-mutande" che si ballava in coppia una volta,
sia ormai sorpassato, superato, morto, appunto (a parte l'inattesa onda di
ritorno col lockdown...). E nell'ottica del fast e del ballabile a ritmo
cardiaco serrato, i due sono dei veri e propri maestri! Tra batteria ed elettronica,
tecnica scratch e riff accativanti, distorsioni fuzz e ritmiche funky oltre che
suoni potenti, i Longblond non si fanno mancare proprio nulla: rudi e
underground, ma con un linguaggio facilmente compensibile, ogni loro proposta è
una potenziale hit. Personalmente, li considero una vera e propria
rivelazione... Freschi ed accattivanti ma tosti quanto basta.
Possiamo godere anche di un paio di video clip tratti
dall'album: per primo esce "Dark Cities", l'11 febbraio 2020 ad
anticipazione dell'album stesso, mentre è di più recente pubblicazione
"Rock'n'roll Service", dalla terza traccia, un video che con i suoi
sfondi a striscie bianche e rosse o bianche e nere, ci rimanda all'iconografia
del duo di storica memoria White Stripes. Entrambi sono ideati, montati e
prodotti da Longblond Video Design (LBVD), quindi in sostanza auto prodotti.
E' ora di entrare nel vivo della musica dei Longblond
guardando i video, ascoltando l'album, leggendo la sua recensione
ad opera del nostro collaboratore Cesare Businaro oltre che, ovviamente, vedere
cos'hanno da dire in merito i diretti interessati con l'intervista che gli
abbiamo preparato. Buon ascolto quindi a tutti voi di questo nuovo duo, che già
ci fa ballare e del quale, ne sono sicura, sentiremo anche molto parlare.
1. Un saluto a voi, duo
mascherato! Vi chiamerò in questa sede Long (chitarrista) e Blond (batterista),
visto che gli acronimi mi paiono troppo asettici. Partiamo innanzitutto con
questa vostra caratteristica, di sicuro non nuova ma sempre destabilizzante, di
voler mantenere l'anonimato su tutto il progetto: niente identità personali né
dati sulla vostra carriera precedente. Perché la scelta di tutta questa
riservatezza?L’anonimato ci permette di
focalizzare al 100% sul nostro sound attuale, sulla nostra musica,
esclusivamente su quello che stiamo e vogliamo produrre come band, e non tanto
sulle nostre singole personalità ed identità, ci permette di staccare dalle
esperienze precedenti, dai generi musicali passati, è come ripartire da zero,
da una tela bianca, senza vincoli, senza pensieri, per noi almeno è stato così,
e l’utilizzo delle maschere ha facilitato questo nostro pensiero di volere un
distacco dalle nostre diversità, dalle nostre storie passate come singoli, e
quando le mettiamo diventiamo esclusivamente i Longblond e la loro musica.
2. I Longblond sono quindi un
restart, un nuovo Punto Zero, da cui ripartire e ricostruirsi musicalmente. So
che il vostro linguaggio musicale, così composito e stratificato, è nato
casualmente all'inizio, jammando, ma si è sviluppato secondo una visione ben
precisa. Ci volete raccontare il percorso intrapreso? Esatto, un
restart. Tutto è iniziato con delle lunghissime sessioni di prove strumentali
senza uno scopo ben definito se non quello di jammare in stile noise, con anche
parti atmosferiche, e inoltre metal, rock, funky e ambient psichedelico...
unico scopo era la sperimentazione, divertimento a volumi altissimi. Una volta
poi create le classiche strutture dei brani rock, è iniziato l’inserimento,
strato dopo strato, di nuovi suoni, vocalizzi, cantati, parlati, basi
elettroniche, i bassi synth di accompagnamento, scratch, seconde voci e così
via, tutto a strati e pian piano, in quanto il progetto è nato senza
un’identità di genere ben definito, questo da una parte è un gran vantaggio
cioè la libertà di esprimersi senza vincoli, però può e potrebbe portare anche
a punti morti in cui non si sa bene come proseguire, diciamo che la creatività
e l’assenza di standard da seguire a noi ha permesso di sviluppare i vari brani
a modo nostro creando una nostra identità che brano dopo brano si é consolidata
3. Analizziamo singolarmente i
vari livelli: chitarra e batteria, parlateci della vostra strumentazione.
Allora, siamo in 2, ma la nostra strumentazione fa per quattro. Per la chitarra
utilizziamo 2 testate valvolari e 2 casse da 240 e 300 watt, combinando insieme
a pedaliere ed effettistiche varie le 2 linee di suono, a volte il cambio al
volo dei settaggi avviene con un vero e proprio balletto del chitarrista sul un
enorme pedaliera studiata nei minimi dettagli, tutti i passaggi sono in tempo
reale, non programmati digitalmente. Possiamo dire che nonostante il nostro
sound si avvalga di basi elettroniche, quindi una parte digitale abbastanza
innovativa, siamo comunque legati anche ai suoni rock quelli belli pompati,
analogici, quelli classici del vero rock dagli anni ’70 in poi, infatti come
batteria per la registrazione del nostro Ep Lento is Dead abbiamo usato
una cassa vintage bella grossa da 24” della Ludwig Vistalite del '76, e come
tom e timpano sempre di quegli anni, fusti molto potenti e ricchi di bassi,
tutto contornato da piatti molto sonori, sia in studio che in live.
4. Come vengono gestite le basi
elettroniche durante i live? Sono pre registrate o costruite al momento?
Le basi elettroniche generalmente nascono post brano, ma in questo ultimo
periodo è successo che siano il punto di partenza, e per i live usiamo delle
basi pre programmate. Infatti per il momento in due sarebbe difficile gestire
un terzo strumento sul palco, quindi usiamo un portatile e una scheda audio,
inoltre un altro problema sarebbe anche la quantità enorme di collegamenti e di
cavi necessari per tutta questa strumentazione extra, e nei locali può creare
un problema di spazi e anche di tempi, soprattutto se si condivide il palco con
altre band, quindi per adesso, almeno in questa cosa, cerchiamo di essere
minimal, anche se non si esclude in futuro di eseguire dal vivo parti col synth
o attivare in tempo reale tramite pad elettronici delle basi o dei singoli
suoni.
5. Anche la voce è stata aggiunta
per avere un "suono" in più. Sono tanti gli usi che ne fate: come la
gestite, di volta in volta, in maniera funzionale al pezzo? All’inizio
era solo musica strumentale, successivamente sono nate le parti vocali, c'era
l'esigenza di aggiungere dei "suoni", dei vocalizzi, delle frasi
parlate, per dare appunto una voce al progetto. Strato dopo strato si sono
formati i testi, sono per la maggior parte in inglese, a nostro avviso la
lingua con la giusta musicalità per il nostro mix di generi, ma per la ricerca
di alcune sonorità parte dei testi sono formati da parole volutamente
storpiate, sbagliate o slang di altre lingue che però suonano corrette per il
brano, il ritornello di "Understand Nada” ne è un esempio, inoltre nello
stesso brano c'è anche una parte di voce che ripropone una parte ritmica di uno
strumento percussivo, quindi anziché suonare la parte, l'abbiamo cantata
ricercando parole e suoni. La voce infatti è stata aggiunta per avere un "suono"
in più, per completare il progetto Longblond, non per avere un lead sound che
spicchi di più, ma un ingrediente in più, dosato alla pari degli altri
strumenti. L’effetto voce voluto è un effetto leggermente megafonato sia in
registrazione che nei live, ci sono anche alcune seconde voci sia
pre-registrate che cantate dal vivo.
6. Trovo molto efficaci le parti
di scratch inglobate nel tessuto sonoro dei vari brani: conferiscono groove,
rendono originale il vostro rock e nel contempo richiamano subito alla mente la
vostra seconda natura elettronica. Vi siete avvalsi dell'aiuto di un amico dj,
per registrarle, ma poi queste tracce sono state ulteriormente manipolate:
raccontateci come vi è venuta l'idea di inserirle nel vostro linguaggio,
innanzitutto, e come si sviluppa l'integrazione all'interno della vostra
musicalità. Come le parti vocali, vedi il discorso della
“stratificazione musicale” di prima, anche l’utilizzo dello scratch è stato
aggiunto a brani già esistenti e consolidati, e l’idea è nata da quel senso di
necessità di un supporto musicale, un qualcosa in più e ritmico, simile ad una
percussione, a un pattern o loop, e questa necessità pian piano ha costruito
nella nostra testa il suono dello scratch old school dei dj anni ’90. Per molti
con la parola “elettronica” si intende una vastissima famiglia di suoni
analogici e digitali, effetti, e altre stranezze sonore e spesso si incorpora
anche lo scratch, del resto esistono già possibilità digitali per riproporre
suoni simili, ma ancora non è la stessa cosa come un dj dal vivo con i suoi
dischi. Dj Einstein è un ottimo dj con dei suoni potenti, reali, e con idee
creative, ha suonato in diverse band alternative inoltre ha una fortissima
cultura del mondo dj tra Beastie Boys e Run DMC. Nel pomeriggio passato insieme
ha messo in console diversi dischi e insieme abbiamo creato delle parti per
alcuni brani, lui è stato molto intuitivo, e bravo ad interpretare le ritmiche
che a voce gli proponevo, e a creare degli scratch convincenti, inoltre abbiamo
registrato un bel po’ di freestyle scratching che poi solo successivamente
abbiamo elaborato coi Longblond e adattato ai nostri brani, sia dell’Ep che ad
altri.
7. Il linguaggio raggiunto,
seppur all'inizio di questa nuova avventura, mi pare molto universale nella sua
trasversalità. E' comprensibile ai più, seppur di matrice heavy rock, e risulta
anche molto internazionale. Come avete intenzione di presentarvi? Quale il
vostro pubblico di riferimento?
Sicuramente i molti gruppi internazionali che abbiamo
ascoltato e le varie esperienze di vita che abbiamo fatto hanno influito sul
nostro genere creando il nostro sound, il nostro mix, ed essendo appunto un mix
di generi un pubblico di riferimento ben preciso non pensiamo di avercelo, i
brani hanno sfumature differenti, più rock alcune, più alternative altre, o con
più elettronica... dipende. Quindi anche l’ascoltatore potrebbe arrivare da
influenze musicali differenti, per farti un esempio ad un ragazzo polacco che
ascolta Hip-hop è piaciuto molto l'Ep, ma allo stesso momento ad una ragazza
italiana che ascolta rock pesante e stoner è piaciuto ugualmente quello che
facciamo, quindi come vedi è abbastanza difficile per noi definire un pubblico
di riferimento.
8. Avevate iniziato a suonare dal
vivo da neanche un anno, prima del blocco causa pandemia: immagino i vostri
live potenti e molto coinvolgenti: come descrivete la reazione del pubblico
alla vostra proposta musicale? E' musica che invita a ballare, la vostra, una
specie di rock dance... Sì, i concerti sono iniziati nella primavera del
2019, l’Ep non era ancora uscito e stavamo lavorandoci a sprazzi, comunque
siamo riusciti a trovare delle realtà che ci hanno permesso di esibirci anche
senza presentare il classico demo al bancone. La risposta è stata sicuramente positiva,
nonostante il pubblico non avesse precedentemente ascoltato le nostre cose,
appunto non avendo ancora materiale registrato. Rock dance? Non saprei, nella
nostra musica c'è dentro un po' di tutto, definirlo con 2 parole è difficile in
quanto ogni brano ha qualcosa di differente come mix di generi.
Per quanto riguarda il vostro Ep Lento
is Dead, com'è stato il processo di registrazione e rifinitura dell'album
in questo complicato 2020? Raccontateci un po' l’esperienza. L’Ep è
stato registrato e masterizzato al Lignum Lab Recording, il processo è stato
divertente e un’ottima esperienza ma anche abbastanza lungo in quanto l’abbiamo
registrato, mixato e consolidato il master in periodi differenti, a sprazzi,
sia perché questo studio è molto richiesto sia per avere il tempo di maturare
bene le varie idee per noi da aggiungere, quindi non c’era fretta e tra una
serata in studio e la successiva diverse volte sono passati anche mesi.
10. Due i videoclip attualmente
all'attivo: dall'opening track è uscito il video ad anticipazione dell'Ep
mentre il secondo è stato pubblicato in questo 2021. Due video interessanti,
girati con la vostra Longblond Video Design -LBVD-, producete infatti videoclip
anche per terzi, giusto? Riguardo il video di "Rock'n'roll Service",
è solo una mia impressione oppure tutti quegli sfondi a righe sono ispirati
all'iconografia dei nostri predecessori famosi, i White Stripes? E' una
casualità o un richiamo voluto? La produzione dei video musicali per noi
è stata una sfida, e con la LBVD siamo riusciti a sbizzarrirci e sviluppare
idee visive, oltre che sonore, legando meglio il nostro progetto, divertimento
sì, in parte, ma ovviamente anche molto lavoro, tra riprese, montaggio,
creazione e ricerca di idee che comunque mettano in primo piano l’artista e la
musica. Essendo direttamente produttori di questi video riusciamo a dare il
colore giusto al sound, o almeno proviamo ad avvicinarci a quella che potrebbe
essere un’idea che leghi le due cose, due mondi, l’ascolto e la visione. White
Stripes grande band, in questo caso il richiamo visivo è più che altro un
semplice caso.
11. Come avete gestito questo
anno di fermo e come siete preparati per la ripartenza? Quali i vostri progetti
futuri? Lo stop forzato del 2020 l’abbiamo sfruttato creando e
progettando il nostro secondo video "Rock’n’Roll Service", inoltre
abbiamo scritto e consolidato alcuni brani e alcune basi elettroniche, anzi
diciamo parecchie basi. Quando abbiamo potuto muoverci, abbiamo provato dal
vivo nel nostro studio, le prove via streaming non fanno per noi, abbiamo
bisogno del sound reale del rock, dell’aria della gran cassa e i volumi dei
Marshall. Come progetti ne abbiamo un bel po’ in scaletta, tra registrazioni in
studio e la progettazione di alcuni video per noi e altre band.
E' stato un vero piacere, Long e
Blond, approfondire il vostro modo di intendere il duo rock; sicuramente una
visione alternativa ed originale, vi ringrazio quindi per la vostra
testimonianza. Vi lascio infine concludere con parole vostre mentre personalmente
vi auguro una fulgida carriera, come ben meritate, ricca di soddisfazioni, in
attesa di poter ballare anch'io a un vostro prossimo live! Ringraziamo
voi per lo spazio. In conclusione possiamo dire che i Longblond sono 2
personaggi anonimi con occhiali da snowboard che suonano un rock pesante
contaminato da sintetizzatori analogici e digitali, con testi underground con
parole in lingue diverse.
DISCOGRAFIA
LENTO
IS DEAD 2020,
Autoprodotto (Heavy Rock w. Elettronic)
1.Dark
Cities2.Understand Nada3.Rock'nRoll Service4.Lento is Dead5.Bad Fiestos6.Rio
Fantasma
I Nitritono sono il side project
di rock sperimentale del chitarrista classico Siro Giri, assieme al batterista
Luca Lavernicocca. I due strumentisti piemontesi (provincia di Cuneo) decidono
di suonare assieme già nel 2012 proprio nell'ottica di sperimentare un nuovo
linguaggio sonoro miscelando
elementi sludge/doom, psichedelia e noise. Dai primi tentativi della
demo d'esordio, l'espressione dei due si fa sempre più matura e lo attestano
l'album successivo (Panta Rei, 2017 Edison Box) ma ancor più il recente
lavoro discografico Eremo, pubblicato alla fine dell'anno appena
trascorso e appoggiato da una cordata di etichette. Si tratta di 6 tracce
prevalentemente strumentali, scure e potenti, alternate da momenti di quiete,
che si ispirano a band quali Zu, Swans e Om. Il suono della chitarra è poi
sapientemente costruito, tra ribassamento dell'accordatura in La e splittaggio
su ben 3 amplificatori: uno da basso e due da chitarra, per la distribuzione
corretta di tutta la gamma di frequenze.
Eremo è un concept album ispirato al potere
rigenerante degli ambienti naturali più isolati e selvaggi, da cui i titoli dei
vari brani. Dall'ultima traccia del disco, un featuring con l'artista elettronico
Petrolio, viene girato anche un video in bianco e nero (Valentina Ruffa e Francesco Romagnolo)
che raccoglie tutto il simbolismo raccolto nell'album stesso, a partire dalla
presenza massiccia del Monviso, la loro "montagna di casa".
Per
approfondire questi ed altri argomenti consigliamo la lettura del nostro articolo appena pubblicato, con retrospettiva,
analisi delle etichette discografiche coinvolte ma soprattutto con l'intervista
ai due fondatori. In questa sede procediamo con qualche dettaglio tecnico
sull'album e con la sua recensione ad opera del nostro collaboratore reggiano
Mali Yea, chitarrista del duo strumentale Anice.
I Dischi del Minollo,
Shove Records, Vollmer Industries,
Brigante Records & Productions, Longrail
Records
(Noise, Ambient metal, Sperimentale)
1. Re di pietra 2. Samos
3. Passo di Terre
Nere 4. Hospitales
5. Bric costa rossa 6. Costa da Morte
(feat. Petrolio)
RECENSIONE
NITRITONO Eremo
Ho avuto occasione di sentire i
Nitritono dal vivo un paio di anni fa, in Associazione Ekidna, per puro caso,
quando ancora esistevano i “concerti” e il pubblico non era obbligato a
mantenere la distanza di 1 metro tra una persona e l’altra per scongiurare
contagi di massa, anche se, virus a parte, ai live che frequentavo di solito il
“distanziamento” era già tradizione da tempo...
Ricordo che all’epoca non mi erano
dispiaciuti ma, allo stesso tempo, non mi avevano entusiasmato particolarmente.
Spesso, dipende tutto dalle circostanze del momento, dal mood della serata,
dalla carica alcolica, da cosa andiamo cercando in quel determinato istante
della nostra esistenza, e da altri noiosissimi fattori che per fortuna vostra
non starò qui a elencare.
Tuttavia è necessario specificare,
nonostante sia scontato, che esiste una differenza abissale tra l’ascolto di
una band in concerto mentre si cazzeggia con una birra in mano e quello invece
più raccolto e attento che si può esperire, per esempio, fra le mura
domestiche, nella propria stanza, lontano dalla frenesia del mondo esterno. I
“tempi” sono differenti, ma soprattutto, in una certa misura, lo siamo anche “noi”.
E qui cambia tutto. Ascoltare il loro recente lavoro è stata una vera
riscoperta.
L’album intitolato “Eremo”, pubblicato
lo scorso novembre 2020 dal duo Nitritono, Luca Lavernicocca (batteria) e Siro
Giri (chitarra), è una coproduzione: I Dischi del Minollo, Shove Records,
Vollmer Industries, Brigante Records and Productions, Longrail Records ed è stampato unicamente su vinile.
Eremo prende corpo e sostanza da 6 brani cupi e riflessivi, misantropi,
contraddistinti da movimenti musicali granitici e fragorosi, in alcuni casi, e
in altri, statici e pacati, una suite sonora quasi interamente strumentale, le
“liriche” ci sono ma hanno un ruolo marginale, di secondo piano, quasi
ornamentali. Le composizioni gravitano tutte attorno al protagonista
principale: il “Re di Pietra”, l’imponente Monviso, il tema centrale ricorrente
che cuce pazientemente la trama di un disco per alcuni tratti prevedibile ma
mai banale. La montagna del Monviso si percepisce nella sua essenza, una
presenza massiccia e pesante (“Passo di Terre Nere”), diventa il luogo ideale
dove ritirarsi “immaterialmente” e dedicarsi con raccoglimento alla penitenza e
alla contemplazione.
Degna di
nota la collaborazione di Petrolio, alla sezione droni, nel pezzo di chiusura
“Costa Da Morte”.
Dopo la carrellata delle
pubblicazioni discografiche dell'anno appena trascorso, la compilation
di 11 brani estratti (qui) e la creazione delle
playlist EDP su Youtube e Spotify (qui),
procediamo finalmente con la presentazione dei duo. E siccome qualcuno disse:
"Beati gli ultimi che saranno i primi"... iniziamo gli approfondimenti
dall'ultimo duo inserito nella compilation NEW RELEASES 2020: i NITRITONO.
Vista poi la loro attività fin dal 2012, diciamo anche che era ora...
BIOGRAFIA
NITRITONO, un neologismo composito, un collage tra 'nitrito'
(all'epoca il chitarrista aveva una fissa coi versi degli animali) e 'tritono',
l'intervallo tra note di quarta eccedente (o quinta diminuita che dir si
voglia) che porta a quella specifica dissonanza denominata diabolus in
musica; questo intervallo, nel medioevo, veniva comunque usato dai
menestrelli e più avanti da compositori anche diversissimi tra loro, da
Monteverdi a Beethoven. Ancor oggi si usa nel metal (gli Sleyer hanno
pubblicato persino un album con questo titolo), nella musica gotica, nei film
horror, ed è persino alla base del suono della sirena della polizia! Questo per
preparare al terreno dove si muovono i due musicisti piemontesi di oggi,
"Sir" Siro Giri (chitarra elettrica) e Luca Lavernicocca
(batteria).
Siro Giri (reale nome all'anagrafe) nasce nel 1989 e già da
piccolo ha le idee chiare su cosa farà da grande: suonerà la chitarra! Scopre
lo strumento all'età di dieci anni e il percorso è segnato, dalle medie ad
indirizzo musicale fino alla laurea a pieni voti al conservatorio in Didattica dell’Insegnamento Strumentale.
Questo infatti il suo lavoro attuale, visto che insegna musica, di ruolo, alla
scuola secondaria di primo grado. La chitarra classica è quindi il suo
strumento primo e dopo la laurea segue corso di perfezionamento e frequenta
svariate masterclass con concertisti di fama mondiale. Ha all’attivo numerosi
concerti e un progetto discografico monografico su musiche originali per
chitarra della seconda metà del Novecento di autori italiani. Accanto
all’attività solistica è anche attivo nel progetto del Duo Giri, un piacevole
dialogo tra flauto traverso e chitarra classica. La sua curiosità e l'interesse
per lo strumento va però oltre la versione classica della musica e così Siro
espande i suoi orizzonti sonori dal rock alla musica d'ambiente: scrive le
colonne sonore di alcuni spettacoli teatrali, accompagna reading di scrittori
vari ma soprattutto suona stabilmente nel duo Nitritono dove spazia in una vasta
gamma di generi, miscelando elementi sludge/doom, psichedelia, sfumature noise
e sperimentali.
Diverso il
percorso del compagno alle pelli Luca Lavernicocca (Classe '91). Anche lui
insegnante, ma di lingue straniere, inizia a studiare la batteria a 15 anni
facendo della musica un hobby, seppur preso seriamente. Nel 2012, pur militando
in una band post-rock, inizia l'avventura a due con Siro per via di una
medesima condivisione di ascolti, tra i quali anche materiale estremo, tipo i
Bologna Violenta di Nicola Vanzan. Dopo neanche un anno il gruppo di Luca si
scioglie e il duo resta per entrambi l'unico progetto elettrico stabile nel
quale investire le proprie risorse.
Già a dicembre
2013 pubblicano un omonimo 6 pezzi in streaming, istantanea del percorso
sperimentale che stavano affrontando, a partire da musiche degli Zu, Melvins e
Fantomas. Ancora idee confuse che invece trovano un linguaggio più omogeneo e
coerente con le composizioni successive, raccolte infine nel 2017 in Panta
Rei, il primo full lenght del duo, regitrato, mixato e masterizzato a
Bologna da Enrico Baraldi e pubblicato con la Edison Box, etichetta
indipendente con sedi a Cuneo e Torino, che darà appoggio successivamente anche
ad altri duo (ai Bresciani SDANG! con Il paese dei camini spenti, 2018 e il recente singolo "La crepa nella diga di
Itaipu" come ai RINUNCI A SATANA? con il loro Blerum
Blerum del 2018).
E' grazie a questo disco che i live dei Nitritono escono dai confini regionali
per arrivare fino in Centro Italia.
Dopo uno
split album con i Ruggine, dell'anno successivo, tornano nel 2020 con un disco
più corposo: il loro Eremo, uscito ai primi di Novembre. Si tratta di un concept album che raccoglie sei
tracce strumentali
post-rock/post-metal in un elogio alla natura solitaria e selvaggia che tanto
affascina i due compositori. Con tratti marcatamente noise, doom/sludge e
psichedelici, si dipingono scenari specifici, come il Monviso ("Il Re di
pietra", massiccio di oltre 3800 metri), il santuario di Samos, una delle
tappe più difficili del cammino di Santiago di Compostela, fino al "Costa
da Morte", nel nord della Galizia, una delle zone marine più impervie
della Terra: questa traccia, a conclusione dell'album, è una bella collaborazione
con l'amico Enrico Cerrato (InfectionCode, Gabbiainferno, Moksa), in arte
Petrolio, artista elettronico di dark ambient, ormai conosciuto ovunque per via
della sua instancabile attività live. Di questo brano è stato anche realizzato
un video, in bianco e nero, con varie scene di natura cruda e selvaggia,
diretto da Valentina Ruffa e Francesco Romagnolo. E' "Passo di Terre
Nere", la terza traccia dell'album, che fa invece da gloriosa chiusura
alla nostracompilationNew Releases 2020.
Pubblicato in
forma fisica esclusivamente su Vinile (edizioni limitate in nero ma anche in
rosso), Eremo esce per I Dischi del Minollo e in distribuzione per una
bella cordata di etichette: Shove Records, Vollmer Industries,
Brigante Records & Productions e Longrail Records, tutte realtà già note
nel mondo dei duo, come da breve presentazione qui in calce. Un'ultima nota
sull'artwork della cover che, come per le altre copertine dei Nitritono, è ad
opera della pittrice Cristina Saimandi, niente
meno che la madre stessa del chitarrista Siro. Sempre belli, seppur rari,
questi incroci artistici famigliari...
Bene, non
resta che ascoltare qualcosa del duo strumentale di Cuneo Nitritono, continuare
con l'interessante intervista a Siro e Luca, per concludere, nell'articolo a
seguire, con la recensione di Eremo ad opera
del nostro collaboratore Mali Yea (Anice).
I Dischi del Minollo www.minollorecords.com
Il 'minollo' è un animale immaginario inventato dal compianto Massimo Troisi in
un famoso sketch de La Smorfia, similmente I dischi del Minollo vogliono
proporsi come qualcosa di nuovo, immaginario ed inedito nell’ormai saturo
mercato discografico. Questa realtà abruzzese viene fondata nel
2007 da Francesco Strino (Art
Director) e Daniela Nativio (Media Relations & Press Office) che con
passione decidono di produrre, promuovere e diffondere le opere di quegli
artisti in grado di farli innamorare del proprio sound. Proprio per questo
l'etichetta non è incentrata su un unico genere musicale ma spazia da una
sonorità all’altra senza limiti di sorta. Nel loro roster, prima dei Nitritono,
troviamo i lodigiani HIBAGON e i riminesi SAN LEO (Y). www.facebook.com/idischidelminollo
Etichetta
indipendente italiana fondata nel lontano 1994 ad Alessandria e gestita da
Manuel Piacenza. HardCore, Emo, Crust, Grindcore... questi i generi prediletti
dalla Shove Records. Tra i duo del loro catalogo ricordiamo anche gli HATE and
MERDA e i Bolognesi HYPERWULFF
Etichetta musicale indipendente nata a Cuneo nel 2013 e
basata sulla filosofia del Do It Yourself, viene fondata da Alberto Cornero
(musicista indipendente) e Francesco Groppo (tecnico del suono), personaggi
attivi nella scena musicale locale da quasi vent'anni. I due decidono
dapprincipio di offrire supporto alla rigogliosa scena musicale della zona per
poi allargarsi alle band del resto d'Italia e infine anche a proposte
dall'estero.
Prerogativa principale è quella di non porsi limiti di
genere ma di supportare e produrre i progetti che più piacciono, offrendo loro
servizi che spaziano dalle riprese effettuate con lo studio mobile
professionale WhereverRecording, alla preparazione di grafiche, alla gestione
dei rapporti con pressing plants, etc. Spaziano quindi dal Pop al
PowerViolence, passando per PostRock, Noise, DoomJazz e PostHardcore.
Nell'ottica del DIY amano anche, quando possibile, instaurare e mantenere
contatti diretti con le band che supportano e che sono prima di tutto
costituite da persone con le quali è bello scambiare opinioni per crescere e
maturare.
Le Vollmer Industries sono i distributori della zona per Due (2016) dei CANI DEI PORTICI mentre nel loro roster sono presenti anche i PASTEL (power
duo poi passato al trio), i riminesi SAN LEO (Dom 2017) e i NADSAT (Crudo 2017). www.facebook.com/VOLLMERindustries
Etichetta indipendente
fondata nel 2016 a Fossano (CN) da Simone Calvo. Oltre a
produrre e distribuire album di matrice Noise, PostCore, Sperimentale, Grunge,
Stoner e Psichedelica, si occupa di promuovere le band a tutto tondo, con
servizi di artwork e booking; organizza essa stessa interessanti eventi
musicali. Per i duo, già nel loro roster gli HIBAGON e i TRISTAN DA CUNHA con
il loro recente Onda Do Mar (NB: da non confondere con la Brigante
Records da Tours (Francia), imperniata invece sulla divulgazione della musica
reggae e dub). www.facebook.com/Briganterecordsandproductions
Longrail Records è nata a
Dicembre del 2015 in provincia di Torino ad opera di Francesco Girasole. Questa
etichetta ha lo scopo di promuovere musica indipendente attraverso co-produzioni
con altre etichette e distribuire dischi autoprodotti. Longrail Records si è
occupata anche di organizzare concerti e house show, sempre secondo l'etica del
DIY. I CANI DEI PORTICI sono l'unico duo da loro prodotto; prima
dei NITRITONO (Eremo 2020) hanno invece avuto in distribuzione anche La
capitale del male del duo sludge toscano HATE and MERDA.
1. Un saluto a voi Siro e Luca,
benvenuti qui a Edp. Domanda a brucia pelo: cosa rappresenta per voi il duo
Nitritono?
S: Ciao, un carissimo saluto a voi
e grazie di cuore per lo spazio. Per me è uno spazio mentale indispensabile, in
cui posso sfogarmi liberamente. Il momento in sala prove è uno stacco da tutto
il resto, la nostra ora d’aria.
L: Un modo per non finire nel repartino.
2. Siro, non sono in molti i
musicisti classici ad esprimersi al di fuori dei propri confini. Come ti sei
avvicinato alla musica rock, anche estrema, e quando hai deciso di suonare
anche la chitarra elettrica?
S: il mio percorso in realtà parte
proprio con la musica rock. Quando ero piccolo mio padre accendeva la musica
praticamente ogni momento della giornata (quando ha smesso di farlo lui, ho
iniziato io), per cui sono cresciuto ascoltando rock, metal e cantautorato in
dosi molto massicce. Quando ho deciso di imparare a suonare la chitarra, mi
sono iscritto alle scuole medie ad indirizzo musicale (dove il percorso era di
chitarra classica) con l’idea di “farmi le basi”, per poi passare alla chitarra
elettrica. Strada facendo però ho trovato nella chitarra classica un mondo che
mi piaceva sempre di più, questa passione è poi sfociata nel percorso in
conservatorio e la coltivo tutt’ora.
3. Qual è la tua formula, Siro,
per rendere nel formato a due?
S: Nel duo ho dovuto imparare a gestire con il giusto
equilibrio tutta l’effettistica in pedaliera oltre ad equilibrare il suono di
tre amplificatori, perché le sonorità che andavo a ricercare erano completamente
diverse da un suono di chitarra “normale”. Nello specifico, uso due
ampli da chitarra e uno da basso. Il segnale entra in una a/b box ed esce da
una parte sul basso (passando solo per octaver e overdrive), l’altro passa in
overdrive, delay, riverberi (la sala giochi per intenderci) e poi passa in
un’altra a/b box che va nei due ampli da chitarra. La scelta l’ho fatta quando
volevo cambiare la mia prima testata (un muletto da poco) e, comprata la
seconda, per curiosità le ho usate entrambe. Così riesco a coprire molte
frequenze in più perché gli ampli sono settati in modo diverso: quello da basso
lavora sulle frequenze basse e i due da chitarra sono uno molto medioso,
l’altro settato più sulle medio alte. Inoltre ribasso l'accordatura in La.
4. Per quanto riguarda il tuo
approccio alla batteria, Luca, è cambiato qualcosa tra suonare in una band e in
un duo? Oppure ti esprimi diversamente soltanto per via dei generi diversi?
L: Sinceramente non saprei dirti se cambio stile o meno.
Quello che mi sento di dire è che cerco sempre di fare ciò che richiede il
brano. A volte mi concedo qualche tecnicismo, ma con Siro in particolare non
penso si senta la mancanza ad esempio del basso. Sicuro però quando mi sono
trovato a suonare con altri ho sempre cercato di far esaltare le linee di basso
o comunque la parte ritmica della chitarra.
5. Nel 2012 siete partiti con
l'idea di sperimentare. Come siete arrivati al complesso linguaggio musicale
del 2020? Evoluzione spontanea o risultato ricercato e voluto?
S: Suonare in duo è una lama a doppio taglio; da un lato si
ha la fortuna di poter comunicare in modo molto diretto, dall’altro lato gli
arrangiamenti devono essere studiati nello specifico. All’inizio abbiamo
sperimentato molto senza essere troppo consapevoli di questo aspetto, poi con
il tempo abbiamo iniziato a selezionare le soluzioni più funzionali e a
scartare quelle che invece funzionavano meno. Alla fine è stata un'evoluzione
che si è portata avanti per tentativi, fallimenti e risultati, guidata da
un’idea di suono che volevamo raggiungere.
6. Entrambi avete passione per la
natura cruda e selvaggia, in particolar modo per l'alta montagna. Su Fb, Siro,
vedo spesso i resoconti fotografici delle tue escursioni. Quando è scaturita
l'idea di realizzare un concept album in tema?
S: Sì, la montagna è da sempre stata una parte della mia
vita. Da bambino arrampicavo, poi ho dovuto scegliere tra la chitarra classica
e l’arrampicata; a parte una parentesi adolescenziale in cui a vincere è stata
la pigrizia, la mia passione per gli spazi montani si è trasformata nelle
grandi camminate e nel cercare cime nelle nostre montagne. L’idea del concept è
nata da un’idea di Luca di accostare lo stato di pace e serenità che proviamo
negli spazi naturali con quello che percepiamo in sala prove a scrivere nuovi
pezzi. Sono due modalità diverse di chiuderci nella nostra idea di eremo.
7. Sono nati prima i brani, e poi
avete scelto i titoli in base alle ambientazioni ispirate, oppure avevate bene
in mente dei luoghi specifici da dipingere con le vostre note?
S: Sono nati sempre prima i pezzi e poi decidiamo i titoli
in base al tipo di messaggio emotivo che ci lasciano. Per ora, non abbiamo mai
provato a comporre musica “a tema”, ma potrebbe essere un’idea interessante.
L: Direi sicuramente prima la musica. Forse il fatto di
avere questa passione ha dato sicuramente qualche fonte d’ispirazione in più.
Qualcuno diceva che fare la musica solo con la musica è impossibile…
8. Enrico Cerrato, aka Petrolio,
è un interessante artista elettronico noise e post-industrial vostro corregionale.
Quando lo avete conosciuto e com'è nata l'idea di collaborare in questo album?
L: Conoscevo Petrolio per la sua attività negli Infection
Code. Un giorno gli scrissi per cercare di organizzare una data insieme e mi
propose il suo progetto solista che era ancora in fase embrionale. Da lì è nata
un’amicizia musicale davvero bella e sono molto contento di come il suo
progetto sia andato a gonfie vele fin da subito!
9. Di quest'ultima traccia con
Petrolio è stato girato anche un videoclip in bianco e nero. Il brano
"Costa da Morte" si riferisce a una delle zone marine più
impervie della Terra, nel nord della Galizia, eppure il video sembra quasi un
sunto dell'immaginario di tutto l'album: vi è sì il mare nero, alla fine, ma
anche la foresta, il Monviso, gli stambecchi... Com'è stato girato il video?
S: In effetti il videoclip è un po’ una convergenza
dell’idea che sta alla base del disco, riunisce i luoghi che sono descritti
nelle varie tracce. Le riprese sono state fatte in (minima) parte da me nelle
mie gite montane, da mia cugina (che si è occupata di tutto il montaggio e
della regia) e da un suo amico. Siamo a dir poco entusiasti del risultato, è un
prodotto che ci è piaciuto davvero tantissimo ed è perfettamente attinente allo
spirito del disco!
10. Dalla Edison Box del
precedente Panta Rei a una cordata di ben cinque etichette per il vostro
Erisimo. Come siete arrivati a questa decisione? Ognuna di queste labels
ha già avuto a che fare con duo chitarra-batteria, è un caso o le avete scelte
proprio per questo?
L: Bè semplicemente le abbiamo scelte perché ascoltiamo
molte delle band presenti nel loro catalogo. Quindi ci sembrava l’unica cosa
giusta da fare.
11. L'artwork delle vostre
copertine è ad opera di Cristina Saimandi, che poi è tua madre, Siro. Sei
quindi figlio d'arte? Come ricordi la tua infanzia, in questo senso?
S: Si sono un figlio d’arte in effetti. Mia madre crea opere
d’arte da sempre, per cui sono cresciuto vedendola al lavoro sin da quando ero
più piccolo. La cosa interessante è che quando ero bambino era in una fase
abbastanza monumentale e materica e lavorava spesso con grandi lamiere o grandi
pannelli di legno. Quello che mi è rimasto più impresso è il lavoro che avevamo
rinominato la “cozzata” (che ovviamente era intitolato diversamente); si
trattava di una lamiera piuttosto grande con delle concrezioni materiche fatte
di cozze annegate nella resina plastica. In più ho partecipato a molte mostre
d’arte, sia quelle più grandi come la Biennale di Venezia, sia quelle più
modeste in provincia (ovviamente la grandezza non corrisponde sempre alla
qualità dei lavori esposti).
12. Viviamo ancora tutti in una
realtà sospesa che ci tiene lontani dai palchi. Appena si può ripartire avete
in mente di organizzare un tour promozionale dell'album? In estate, immagino,
quando entrambi avete più tempo libero dal lavoro, visto che siete entrambi
insegnanti.
S: Non vediamo l’ora e speriamo davvero tanto di poter
tornare a fare qualche concerto. Come a tutti nel nostro ambiente, il palco ci
manca tantissimo (sia suonarci, sia stare sotto).
L: L’amarezza per non aver potuto suonare questo disco in
giro è tanta. Nel 2020 avremmo dovuto suonare davvero tanto in Italia e si
stava iniziando ad aprire uno spiraglio per l’estero. Speriamo di poter fare qualcosa
questa estate… intanto noi continuiamo a provare a programmare cose nuove.
13. In riferimento alla vostra professione, visto il continuo contatto con i giovani studenti, come ci descrivete
gli adolescenti del nuovo millennio? Si raccontano tanti luoghi comuni sulle
nuove generazioni, mi piacerebbe una testimonianza più diretta.
S: Le nuove generazioni sono molto promettenti. Come in
qualsiasi generazione, ci sono ragazzi più brillanti e sensibili e altri molto
meno; ma eravamo così noi alla loro età, come credo anche i nostri genitori.
Personalmente mi trovo molto bene a lavorare con le nuove leve, trovo
stimolante rapportarmi con loro e accompagnarli nel loro percorso di crescita.
Come insegnante di chitarra poi ho la fortuna di poter fare lezione uno ad uno,
avendo modo di conoscerli a fondo. In più la musica ha davvero il potere di
veicolare emozioni molto forti. Per quanto riguarda i luoghi comuni,
onestamente, lasciano il tempo che trovano. Da sempre le generazioni più
stagionate guardano quelle più giovani con pregiudizio (“ai miei tempi…bla bla
bla).
L: Io personalmente li vedo sicuramente un po’ spaesati.
Detto ciò mi sento di dire anche che per certe cose forse sono un minimo più
positivi rispetto alla mia generazione (nati nel ’90 circa). Non so se quelli
della mia età si portano strascichi di quegli anni, ma noto che per certe cose
i ragazzi comunque di oggi abbiano un pelo di positività in più. Inoltre se
indirizzati in un certo modo, scoprono spesso cose di cui poi rimangono
affascinati.
14. Siro, a livello musicale hai
un'apertura mentale a 360 gradi. Come vedi la musica dei giovani d'oggi? E come
ti sembrano predisposti alla musica suonata, questi stessi giovani?
S: Mi verrebbe da dire che i giovani d’oggi ascoltano musica
di merda, ma a pensarci bene lo facevano già i miei compagni di classe quando
avevo la loro età hahaha. A parte gli scherzi, oggi il problema più grosso
nella diffusione della musica tra i ragazzi risiede nella totale mancanza di
consapevolezza di ciò che ascoltano (non tutti, ma tantissimi). Mi spiego
meglio, “ai miei tempi” (oddio, l’ho scritto davvero) ascoltare un certo tipo
di musica era anche un segno di appartenenza ad un gruppo, per esempio ci si
scannava tra truzzi e metallari. Ad oggi, questo senso di appartenenza non
esiste più, per lo più sono onnivori (che sarebbe anche una cosa positiva, da
un certo punto di vista), ma manca un po’ di chiarezza di fondo. Per farti un
esempio, una volta in gita io e il mio collega di lettere (bassista dei
Premarone) eravamo davvero stufi di quasi due ore di trap e abbiamo chiesto un
attimo di tregua ai ragazzi, proponendogli un paio di brani da ascoltare. Ci
siamo lanciati sui Black Sabbath, la prima cosa che ci era venuta in mente, e
gli abbiamo solamente chiesto di arrivare alla fine della canzone prima di
esprimere un giudizio. Risultato: quasi tutti hanno apprezzato tantissimo la
nostra proposta, ma avevano difficoltà a descrivere le differenze tra un genere
e l’altro.
L: Sul discorso della musica spesso quello che sento dire
loro è che non sanno bene dove cercare perché c’è troppa roba. Una cosa utile
da fare invece di lamentarsi a caso è almeno tentare di guidare all’ascolto e
dire “hey... guarda che c’è anche questa roba qui”. Spesso molte persone non
ascoltano semplicemente perché non sanno che esistono certe cose… è un discorso
lunghissimo e ne avrei altre da dire, ma credo di aver già detto abbastanza.
Bene, allora direi che siamo
arrivati alla fine. Vi lascio concludere con parole vostre, mentre restiamo
tutti in trepidante attesa di ripartire... Grazie ancora, Siro e Luca, per il
vostro contributo nei nostri spazi e tanta buona musica live, al di fuori dei
luoghi isolati, però!
S: Grazie mille a te per lo spazio concesso, è sempre un
piacere! Speriamo di poterci incontrare presto!
L: Grazie a te per le domande e per il tuo tempo! Speriamo
proprio di vederci dal vivo al più presto!
DISCOGRAFIA
EREMO 2020, I Dischi del Minollo, Shove
Records, Vollmer Industries, Brigante Records & Productions, Longrail
Records (Noise, Ambient metal, Sperimentale)
1.Re di pietra2.Samos3.Passo di Terre Nere
4.Hospitales5.Bric costa rossa6.Costa da Morte (feat. Petrolio)