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lunedì 14 ottobre 2019

189. RECENSIONE65: Tense Up! by Tense Up!





TENSE UP! è un duo reggiano che non poteva uscire senza il punto esclamativo! Si tratta di una concept band strumentale che basa tutto il suo immaginario attorno alla figura dei film noir del secolo scorso e la cui musica è una vera e propria colonna sonora moderna per i thriller dai quali traggono ispirazione. Vi potrete riconoscere la velocità e frenesia degli inseguimenti, le atmosfere misteriose e lugubri, i momenti di suspense caratteristici di questi film, i cui dialoghi campionati vengono sapientemente amalgamati alla musica dei due. Loro sono Vincenzo Mellita e Luca Bajardi e vi sapranno stupire con una proposta originale benché estrema, tra hard e math rock, riverberi a molla e attitudine punk.

Anche i video a supporto dell'omonimo Ep, uscito autoprodotto nell'aprile di quest'anno, sono come episodi di un ipotetico film di cui i musicisti sono sceneggiatori, registi, attori e ovviamente compositori delle colonne sonore. Che ne dite di approfondire la realtà del duo con l'articolo ed intervista appena pubblicati (qui)? Qui proseguiamo con i dettagli tecnici dell'album e l'ascolto guidato dalle parole del nostro recensore Nicola Cigolini. Buon ascolto e buona lettura, ad alta tensione adrenalinica...

Video:

Contatti Band:


Tense Up! credits:I Tense Up! sono: Vincenzo Mellita (chitarra ) e Luca Bajardi (Batteria)
Tutti i brani suonati dai Tense Up!
Batterie registrate presso l’Elfo studio, Piacenza (PC) da Luca Trovato (Giugno 2017)
Chitarre registrate presso il Found Studio, Parma (PC) da Luca Trovato (Settembre 2017)
Reamped presso lo Zeta Factory, Carpi (MO) da Mirko Sghedoni (Gennaio 2018)
Editato e mixato presso lo Zeta Factory, Carpi (MO) da Mirko Sghedoni (Marzo 2018)
Mastrizzato presso lo Studio 73, Ravenna (RN) da Riccardo Pasini (Luglio 2018)


Qui lo ascolti

Tense Up! 2019
Autoprodotto/Dischi Bervisti (Surf Rock'n'core)

1. Mr. Memory
2. Carrusel
3. I Killed Him
4. Astraphobia
5. The Key
6. Private Traps

RECENSIONE
TENSE UP! "Tense Up!"
(Autoprodotto, Dischi Bervisti) Aprile2019

Il duo reggiano Tense up! È formato da Vincenzo Melita alle corde e Luca Bajardi alle pelli.
Un progetto molto intrigante quello di questo duo emiliano, dove cinema, batterie smoderate, chitarre tra l'hard rock e l'arabeggiante, organetti e altri ammennicoli vari si mischiano per dare vita a questo lavoro di 6 tracce che tanto hanno da raccontare.

Si definiscono tra il garage punk e il surf rock, con contaminazioni di alternative e latin jazz, ma dentro questo disco c'è molto di più, davvero molto di più, ci possiamo ritrovare i Motorhead, ci possiamo ritrovare i Battles con il loro math rock, ci possiamo ritrovare anche molto effetto colonna sonora di film anni '60/'70 (da dove, senza nasconderlo, si ispirano moltissimo), insomma questo album nella sua interezza è un kaleidoscopio di generi, emozioni, sapori, un lavoro veramente a tutto tondo, che spiega anche il perchè di tanto tempo tra l'inizio del concepimento (2015) e le registrazioni (2018); tutto è perfettamente al suo posto, tutto studiato nel dettaglio, ogni nota, ogni colpo, ogni dialogo di film, fa sì che l'ascoltatore sia trasportato nel mondo noir e frenetico dei Tense Up!.

A livello tecnico un lavoro egregio, registrazioni molto convincenti (grazie a Luca Trovato, Mirko Sghedoni e Riccardo Pasini), che fanno sì che il lavoro risulti ancora più fruibile ed apprezzabile, ed ovviamente anche all'amico Nicola Manzan che con la sua Dischi Bervisti aiuta a far conoscere ed apprezzare anche quella parte di musica italiana che tanto avrebbe da dire ma che ha sempre meno spazi!

Come sempre aspetterò un loro live dalle mie parti per andarmi a godere uno show che non credo deluderà le mie aspettative, specialmente perché voglio capire come faranno a riprodurre “l'assolo di cane” presente in un loro pezzo, volete sapere quale? Ascoltate il disco!!!!!

Nicola Cigolini
7/10





Articolo ad opera di Giusy Elle





188. Quanta suspense con i TENSE UP!



INTRO
Dopo la musica da ballare della nuova formazione cibernetica dei CYBORG ZERO (qui) passiamo oggi a tutt'altro genere musicale per incontrare atmosfere più haevy e tensioni metriche anticipate persino dal nome del duo, TENSE UP! Non ci sono dubbi, in tal senso, per questa seconda 2-piece col punto esclamativo... (qui invece l'articolo sugli SDANG!)

BIOGRAFIA
Stacchi secchi all'unisono di matrice math rock, violenza sonora che ricorda il grind, campionamenti di dialoghi da vecchi film anni '50... i TENSE UP! non potevano che finire alla Dischi Bervisti di Nicola Manzan (anche se solo per la promozione con Nunzia Tamburrano), fondatore del progetto musicale BOLOGNA VIOLENTA, da non molto in duo (qui), al quale i nostri di oggi sembrano quasi rifarsi... Vincenzo e Luca, in realtà, uniscono le loro esperienze maturate nelle band del passato (hardcore per il chitarrista; stoner, indie e post punk per il batterista) amalgamando le influenze in un prodotto personale, felicemente riuscito. Loro lo chiamano "Surf Rock'n'roll" e, certo, il riverbero a molla lo si percepisce, ma tale definizione ci richiama alla mente atmosfere decisamente più rilassate! Solo con l'aggiunta dell'aggettivo 'Eerie' (inquietante, angoscioso), che i due hanno cura di aggiungere alla definizione, tutto inizia a prendere più senso. Il frenetico e angosciante Rock del duo strumentale reggiano ci investe come un treno in corsa, non fatto solo di potenza e impatto ma anche di suspense e inquietudine, tensione che oscilla tra normalità e follia, insomma, una colonna sonora moderna per vecchi thriller in bianco e nero. Un grandioso serbatoio, quello dei film di suspense da cineteca, da cui trarre ispirazione a piene mani per porre base al concept della band.

Il progetto viene inizialmente concepito nel 2015 nella mente del chitarrista Vincenzo Mellita ('80) e prevedeva, oltre che un normale organico di musicisti, anche tutte le sue passioni: dai film noir di cineteca alla vena garage punk. Dopo diverse evoluzioni e cambi di membri, sarà l'incontro con Luca Bajardi (classe 1990) a dar forma finalmente alla 2-man band, aggiungendo sonorità surf, alt rock e latin jazz al progetto originario di Vincenzo. Imprevedibilmente, l'insieme si trasforma in un cataclisma in arrivo, un'orda di barbari infuriati pronti a far tabula rasa di ogni ostacolo che incontrano. Frenesia, tensione, sospensione, queste le emozioni che pervadono la musica dei due o come ci rivelano essi stessi nel Press Kit: "Tense Up! è l’incrocio fra la strada del thriller e quella del rock, l’intersezione a raso tra le atmosfere del cinema noir e i riverberi della surf music. Nessun traffic light in aiuto, segnale o voce amica: freddi dialoghi di nervose pellicole in bianco e nero che dilatano il tempo, contraggono i momenti, sono i soli compagni di questa corsa sfrenata contro il tempo e gli schemi".

Anche la breve recensione di Radiocoop riassume al meglio il progetto Tense Up!: "Il duo reggiano abbraccia il terrorismo cinematografico strumentale dei Naked City di John Zorn, lo filtra attraverso le fantasie splatter di Quentin Tarantino, passando per le colonne sonore poliziesche italiane degli anni '70 e un’anima surf. Condendo il tutto con un approccio e un’attitudine hardcore punk. Originale e devastante". 

A fine 2018 si concludono le registrazioni del primo, omonimo Ep e da qui iniziano i loro tour, che li vedono impegnati sia in Italia che all'estero. Seguono una serie di video promozionali dove la reale storia del duo si intreccia con sceneggiature inventate. Il disco, un 6 pezzi di poco più di venti minuti, viene registrato, mixato e masterizzato in vari studi della zona. Pubblicato in maniera autonoma a fine aprile di quest'anno, mi arriva a casa avvolto in una simpatica copertina dove un ipotetico quotidiano, piegato ad origami, svela questa news in tutti i suoi ipotetici risvolti, politici economici sociali e fors'anche ecologici. Solo il timore di non saperla ricomporre mi ha frenato di dispiegare il tutto e leggere per bene le trovate dei due...

Non ci resta quindi che curiosare più a fondo nel combo grazie alle parole stesse dei suoi musicisti, Vincenzo Mellita e Luca Bajardi del duo reggiano Tense Up! per poi addentrarci nelle atmosfere sonore del loro album con l'aiuto prezioso del nostro collaboratore Nicola Cigolini (qui). Buona tensione a tutti voi!

Link video
Link album



INTERVISTA
1. Un saluto a voi Vincenzo e Luca. Interessante questo nuovo duo che avete fondato. Vincenzo, so che eri partito pensando a un trio canonico, qualcosa non ha funzionato e infine la line up vincente si è dimostrata quella del duo chitarra-batteria: ci racconti quindi la genesi dei Tense Up!?
V: Il progetto TENSE UP! È nato nel 2015, con l’intento di creare un percorso musicale alternativo, diverso dalle mie precedenti esperienze. Ho composto buona parte del nostro primo materiale da solo, immaginando una band tradizionale o di poco allargata. Le prime formazioni prevedevano effettivamente più elementi, con un impostazione da power trio, ma l’impresa stentava a decollare e le persone inizialmente coinvolte hanno preso altre strade. L’incontro con Luca è stato assolutamente necessario per dare nuova sostanza al progetto, in una formazione ridotta, ma con entrambi gli elementi attivamente coinvolti nell’arrangiamento del vecchio e nuovo materiale. In un duo, idee e groove, non si disperdono: è stata la scelta migliore e, col senno di poi, la più naturale.

2. A monte di questa, che potremmo ben definire 'concept band', c'è tutto un immaginario legato ai film noir da cineteca. Quando e come nasce questa tua passione e in che senso intendevi trasportarla in musica?
V: Più che passione, la definirei ricerca. Come per tutte le altre forme d’arte, anche nel cinema, da spettatore, ho sempre cercato qualcosa che stimolasse la mia curiosità, magari riscoprendo generi e pellicole appartenenti a un passato nemmeno troppo lontano. Il cinema noir ha tutte le caratteristiche che volevo riportare nel mio mondo musicale: tensione, suspense, mistero, fascino e follia. Diciamo che i film noir erano la perfetta rappresentazione estetica dell’idea di musica che avevo in testa all’inizio del progetto e, viceversa, la musica che ho cominciato a scrivere è diventata un tributo sonoro a quelle pellicole.

3. Luca, ti sei inserito in questo contesto solo dal punto di vista musicale oppure condividi anche tu le medesime passioni cinematografiche di Vincenzo?
L: Con Vincenzo condividiamo la passione per la ricerca e la sperimentazione, ma è stato lui ad introdurmi al cinema noir e a tutto il suo immaginario. Ho apprezzato da subito la sua capacità di infondere nella musica la velocità e la frenesia degli inseguimenti, l’armonia misteriosa e lugubre, i ritmi serrati e, all’occorrenza, sospesi. Certo conoscevo i classici del genere, ma la sua ricerca mi ha aiutato a sposare il progetto e la sua filosofia, coinvolgendomi nella selezione del materiale da cui trarre ispirazione.

4. Ci sono altri power duo con un'impostazione molto simile alla vostra, ossia che prendono spunto dal mondo cinematografico. Penso per esempio ai basso-batteria THE INFRAMEN (qui il nostro articolo) e al loro immaginario fantascientifico legato ai film tokusatsu (il genere giapponese dei super eroi). Li conoscete?

V: No, ma approfondiremo certamente. Credo che ogni power duo condivida qualcosa oltre la musica, ossia la necessità di creare qualcosa di rumoroso e originale: il confronto diretto, l’interplay fra gli strumenti e la necessità di fare molta economia nella composizione, unisce tutte queste realtà e crea un legame che va oltre la definizione di genere.

5. I vostri background musicali messi assieme farebbero pensare a una musica un po' diversa... la combinazione delle vostre esperienze si tramuta invece in questo progetto in un'amalgama di suoni e generi imprevedibile, seppure ben riuscita. E' sempre l'ispirazione ai thriller che chiama tensione, angoscia, inquietudine e suspance. Come pensate possa essere percepita dal pubblico, in assenza di immagini appropriate?
V: Durante i live cerchiamo sempre di portare un po’ di noir nelle nostre performance, partendo dal nostro abbigliamento fino alle scelta di oggetti scenografici che richiamano quel mondo. Cerchiamo di non perdere quel senso di urgenza e tensione che caratterizza la nostra musica, mantenendo sempre l’intensità al massimo e coinvolgendo nella nostra ricerca l’ascoltatore: all’interno della nostra scaletta, trovano sempre posto estratti audio tratti dai classici del genere, cercando di stimolare la curiosità e di mantenere alta la concentrazione. Dopo le nostre esibizioni, è bello ricevere domande su questi aspetti, perché capisci di esserti avvicinato all’obiettivo.

6. Avete mai pensato di aggiungere ai vostri live la proiezione dei film, o stralci di essi, a cui vi ispirate? I vostri video prendono in effetti più questa strada...
L: Stiamo lavorando a qualcosa del genere, per rendere l’esperienza dello spettatore più completa e unica. Per cominciare, abbiamo cercato di riproporre quelle atmosfere nei nostri video, immergendoci totalmente in essi e coinvolgendo alcuni amici nella loro realizzazione. Abbiamo già realizzato alcuni “episodi” di questa storia, ispirandoci ad alcuni classici del cinema in bianco e nero. Per il futuro non escludiamo di sperimentare anche con altre tecniche di ripresa, magari portando i nostri attori ai nostri live, in un mix di realtà e finzione, dove il pubblico potrebbe diventare parte della storia.

7. Quale il film famoso che vi piacerebbe ri-musicare e la trama di un ipotetico film per la cui colonna sonora starebbero già bene i brani del vostro primo lavoro discografico? I videoclip che avete realizzato seguono questa via, in effetti...
V: Non abbiamo ancora provato a musicare un film edito, ci siamo spinti verso una direzione differente, provando a creare delle colonne sonore per film che abbiamo solo immaginato, stereotipati. Sicuramente sarebbe bello musicare uno dei film di Hitchcock, il maestro del brivido. Scrivo sempre io le trame dei nostri videoclip, cercando di tradurre in immagini la nostra musica: il cerchio si chiude, creando le immagini per le nostre colonne sonore. E’ un processo solo apparentemente disordinato, perché in realtà prevede un discreto rigore e impegno.

8. Approfondiamo i retroscena di questi riuscitissimi videoclip. Si tratta di un mix tra live musicali, esperienze personali della band e immagini tratte dai vecchi film thriller. Come li avete concepiti e a chi avete affidato le registrazioni?
V: Realizziamo personalmente i nostri video episodi, con un attitudine DIY. Questo ci permette di mantenere anche un’immagine lo-fi, che è in parte ricercata e in parte il risultato di budget non troppo alti. Ci piace arrangiarci: creiamo i costumi, la scenografia, lavoriamo ai personaggi, coinvolgiamo amici e cerchiamo di rendere l’esperienza quanto più personale possibile. Mi occupo personalmente di riprese e montaggio, e questo mi ha permesso di sviluppare un metodo per arrivare al risultato sperato: probabilmente in futuro ci faremo aiutare anche da qualcuno, ma l’esperienza acquisita grazie a questi primi esperimenti ci permetterà di esprimere al meglio le nostre idee.

9. Il vostro primo Ep esce autoprodotto. Vi avvalete della valida realtà di Dischi Bervisti per quanto riguarda la promozione. Non avete mai pensato di appoggiarvi totalmente all'etichetta indipendente di Nicola Manzan? Le vostre sonorità sono proprie del loro catalogo... Conoscevate già il duo BOLOGNA VIOLENTA (qui il nostro articolo) il cui fondatore è Nicola stesso?
L: L’autoproduzione è stata in parte una scelta, in parte una necessità. Avevamo voglia di far conoscere al mondo le nostre idee, e sarebbe stato utile avere qualcuno in grado di aiutarci a trovare il modo migliore per farlo. Tuttavia sentivamo che il materiale era già ad un buon punto, e una volta cominciate le registrazioni, abbiamo deciso di autoprodurre totalmente l’EP. Forse è stata anche questa urgenza a farci incontrare i ragazzi di Dischi Bervisti. di cui apprezziamo praticamente ogni pubblicazione. Sarebbe bello continuare a collaborare con loro, ma a riguardo non abbiamo ancora definito le prossime mosse: staremo a vedere!

10. Come mai questo peregrinaggio tra uno studio e l'altro per le registrazioni degli strumenti e l'elaborazione dei suoni?
V: Le sessioni di registrazione, come spesso accade, possono essere spalmate su lunghissimi periodi di tempo. Nel nostro caso, sono durate quasi un anno. Avevamo delle idee precise riguardo al nostro suono, e non volevamo rinunciare alle sfumature a cui avevamo lavorato durante la pre-produzione. Abbiamo quindi scelto lo studio migliore per ogni esigenza anche se, ogni tanto, abbiamo anche dovuto fare marcia indietro e ripetere intere sessioni. E’ stato bello coinvolgere persone diverse, stimolate dalla sperimentazione e dalla voglia di fare qualcosa di insolito. Credo che sia stato un momento di crescita per la band e per chi ha collaborato a questo disco, ed è stato bello appagare l’ambizione collettiva che si era generata intorno al lavoro.

11. Nessuno di voi aveva precedentemente militato in un duo chitarra-batteria. Ci volete parlare della vostra esperienza in tal senso? In cosa avete dovuto adattare il vostro playing? Quali i pro e contro che avete riscontrato?
L: All’inizio l’idea ci spaventava, perché temevamo di dover rinunciare ad una buona parte del nostro impatto. Era la prima volta per entrambi, ma conoscevamo e ascoltavamo già diversi gruppi con questo assetto. Siamo partiti da quello: abbiamo fatto un po’ di ricerca, e abbiamo trovato la strada giusta per affrontare questa nuova esperienza. Non c’era alcun “lutto” da affrontare, poiché le persone con cui avevamo suonato avevano lasciato il progetto amichevolmente. Quindi abbiamo approfittato di questo tempo per approfondire le nostre competenze. Oggi tornare indietro sembrerebbe strano, anche perché il suono sta evolvendo verso qualcosa di ancora diverso, e siamo sicuri che in buona parte sia dovuto al nuovo assetto. Inoltre questo ci ha permesso di concentrarci positivamente sulla nostra intesa, migliorando la nostra capacità di condividere le idee.

Grazie ancora ragazzi per il vostro contributo alla causa dei duo elettrici. Vi lascio concludere con una vostra affermazione e... buona carriera a voi! Musicale o cinematografica che sia...
V e L: Ci piacerebbe chiudere con la citazione di un dialogo, contenuto in uno dei nostri pezzi:
Chi siete?” – “Io dico che dovresti saperlo.”

Link band


DISCOGRAFIA
TENSE UP! 2019, Autoprodotto/Dischi Bervisti (Surf Rock'n'core)

1.Mr. Memory 2.Carrusel 3.I Killed Him 4.Astraphobia 5.The Key 6.Private Traps



Qui l'ascolti
Qui la nostra recensione




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Articolo e intervista ad opera di Giusy Elle

martedì 17 settembre 2019

187. RECENSIONE64: Live@La Darsena

LISTA RECENSIONI




Cyborg Zero è un chitarrista capitolino che per anni ha militato nei The Cyborgs, una grandiosa two-man band mascherata formata da chitarra-voce + batteria-tastiere. Alla fine di questa brillante carriera (8 anni di grandi soddisfazioni musicali) è ora il fondatore di un duo ancora più scarno (chitarra e batteria) ma dall'impatto decisamente più incisivo, a cui ha regalato il suo nome. La musica è la stessa, visto che in entrambi i progetti è il chitarrista Zero a comporre i brani, ma il kit completo di Mr. G si fa sentire e i suoni di chitarra che escono anche dall'ampli per basso, adesso, rendono il loro rock'n'roll più aggressivo e potente, un vero punk'n'roll! Come amano definirlo gli artisti stessi... Di sicuro, ciò che li accomuna con i Cyborgs del passato, è la gran voglia di ballare che sanno comunicare al pubblico presente.

Formati nel 2017 a Treviso, i nostri cibernetici iniziano subito una carriera live, segnata da prevedibili successi. Prima di esordire con un album in studio, la cui uscita è prevista comunque tra qualche mese, registrano questo album dal vivo, tanto per darci un assaggio di cosa dobbiamo aspettarci dai due. La sede: il noto locale umbro sul Lago Trasimeno dove passano le band più interessanti in circolo per lo Stivale. I sette brani: un misto tra nuove composizioni e proposte del passato.

Avremmo potuto attendere l'uscita del tanto atteso album d'esordio per presentare di botto la nuova formazione, ma non ho saputo resistere a questa anteprima e ho dato così il benvenuto ai THE CYBORGS con quella che probabilmente sarà l'unica recensione a questo piccolo lavoro discografico, inteso quasi un punto di passaggio tra una formazione cibernetica e l'altra. Si concentreranno tutti sul Cd dalla copertina rigida; noi di Edp li abbiamo anticipati sul tempo, grazie all'analisi di Mario Caruso, un chitarrista che già del rock blues più sporco aveva dato il meglio di sé nei caricatissimi SAMCRO. Chiuso il duo aretino, il legame con Edp non è andato a svanire e come il suo collega alle pelli Nicola Cigolini, lo ritroviamo a firmare le recensioni ai più bei duo nazionali.

Se poi desiderate sapere qualcosa in più di questo nuovo progetto a due del mitico "Zero", o meglio ancora vi incuriosisce un'intervista con i due fondatori, non perdetevi l'intervista che qui ad Edp abbiamo appena pubblicato! I THE CYBORGS sono tra noi e sono pronti a inocularci una dose letale di punk'n'roll... Non opponete resistenza.

Video:

Contatti Band:


Live@La Darsena credits:
I Cyborg Zero sono: Cyborg Zero (chitarra e voce) e Mr. G (Batteria)
Tutti i brani scritti da Cyborg Zero e suonati dai Cyborg Zero
Registrato e mixato da Daniele "Boda" Rotella @La Darsena (PG), 6 Ottobre 2018


Qui lo ascolti

Live@La Darsena 2018
Autoprodotto
(Blues, Garage Punk, Rock'n'roll)

1. Catfish
2. Rock'n'real
3. Cyborg Blues
4. Danger
5. Hi Ha DoobieDoo Ha
6. Dancy/Electric Chair
7. 2110


RECENSIONE
CYBORG ZERO "Live@La Darsena"
2018 Autoprodotto

Quando in Italia si sente parlare dei Cyborgs – e se ne sente, e se ne sentirà – l’immagine è immediata: garage-blues, talvolta delta-blues, dress-code inesorabilmente nero, maschere da saldatori, gran bel sound. Ma questa storia riguarda il passato. Nel presente di questa scena italiana un po’ ambigua, un po’ omologata ai gusti discutibili dell’ascoltatore medio che in genere odia le chitarre, uno dei due cyborg-blues, ossia “Zero”, al bivio di una lunga e anonima route sul deserto – qual è il blues, oggi, in Italia – ha deciso di prendere un’altra direzione. Il nuovo punto cardinale richiama senz’altro la via lasciata, ma l’idea vincente, a mio avviso, sarebbe di schiacciare l’acceleratore e sgommare su una strada del tutto nuova. Ho ascoltato con immenso piacere il disco-live dei (o di?) Cyborg Zero, registrato alla Darsena nel 2018 – uno dei locali umbri, sul bel Trasimeno, con la programmazione più interessante. Senza alcun dubbio è un ottimo lavoro: la registrazione e il missaggio sono soddisfacenti, sul batterista Mr. G non ho davvero nulla da dire se non che pare sia l’elemento giusto. Il nuovo duo, dal vivo, sembra essere perfettamente amalgamato; i pezzi girano molto bene, scorrono che è una bellezza. Questo disco-live, insomma, mi è piaciuto, ma sono in attesa di ascoltare il lavoro in studio, di prossima uscita.
In qualità di recensore di un nuovo progetto e di grande ascoltatore del progetto precedente, ammetto che avrei molto gradito aspettare, ascoltare e valutare per primo il nuovo lavoro in studio, poiché già il tocco, il suono (che, per gusto personale, non mi ha mai convinto) e la voce di Cyborg Zero già li conoscevo. A prescindere da questa puntualizzazione, tuttavia mi sarebbe piaciuto ascoltare qualcosa di nuovo, qualcosa che mi stupisse, che si staccasse, cioè, dal progetto originario che tanto ha fatto e tanto di buono ha portato in e alla musica italiana. Ma non è una prematura stroncatura la mia, tutt’altro: è una fremente attesa di una novità nel panorama rock italiano che valga la pena di seguire, di qualcosa forse più tendente al punk come suggeriscono i suoni secchi e ruvidi e nondimeno il cantato di Cyborg Zero. Sono in attesa di una svolta decisa (e decisiva) che possa sì rievocare il notevole vissuto, ma che lo faccia in maniera sottile e non a mo’ di continuazione. È sempre un’emozione, tuttavia, ascoltare la carica sonora di cui Zero ne ha fatto un marchio di fabbrica. Inutile lamentarsi: Cyborg Blues – Dancy/Electric Chair-Danger è un trittico che spacca, è una tripletta che dal vivo ti fa muovere davvero la testa. E ti muoverebbe anche il culo, magari, per andare al banchino del merchandising, se solo ci fosse un gran disco in studio da comprare, ancor meglio se ci fosse l’aggiunta di un brano chitarra acustica e voce, uno solo di rumori, uno che voglia significare fantasia e novità. Io quel disco lo aspetto. Per il momento, do una valutazione discreta a quello che del nuovo progetto ho ascoltato: un voto in più l’avrei dato per un lavoro in studio, un altro per la novità, un altro per la varietà dei brani. È questo che mi aspetto dalla mente creativa e dal talento di Cyborg Zero: l’eccellenza.

Mario Caruso
7/10


Articolo ad opera di Giusy Elle
www.facebook.com/groups/ElectricDuoProject

186. CYBORG ZERO, il viaggio cibernetico continua...



INTRO
The Cyborgs è stato un duo mascherato molto interessante di garage blues nella line up tastiere-chitarra-batteria. Li ho seguiti virtualmente per lungo tempo, nei loro live per tutto lo Stivale e nella crescente scia di successo che si lasciavano alle spalle, in particolare perché dietro la maschera del chitarrista si celava un nome già militante in un duo capitolino chitarra-batteria. Ora che la 2-piece cibernetica si è divisa e che il chitarrista ha fondato un suo duo nel formato più asciutto ed essenziale e a noi congeniale, non potevo che accaparrarmi un'intervista con il combo! Nuovo batterista e nuovo nome per loro...

BIOGRAFIA
Il chitarrista capitolino mascherato CYBORG ZERO, dopo otto anni di militanza nello spumeggiante duo The Cyborgs, conclude questa avventura formando un nuovo duo battezzato a suo nome e tornando a una formazione a lui familiare, ossia al combo chitarra-batteria a noi tanto caro. Nei suoi progetti mascherati l'istrionico artista ha sempre deciso di mantenere l'anonimato, altrimenti le maschere a che fare? Pertanto, pur noi di Edp conoscendo benissimo le sue origini blues, il duo chitarra-batteria che l'ha visto coinvolto agli inizi di questo millennio, le esperienze negli States e il nome che si celava dietro il mistero dei The Cyborgs, manteniamo il riserbo su tutte queste informazioni, in linea con le volontà del suo fondatore.

Detto questo possiamo solo passare ai fatti... Lasciati i palchi importanti e mondiali in cui i Cyborgs si sono esibiti (condividendoli con artisti internazionali del calibro di Bruce Springsteen, Deep Purple, Iggy Pop e moltissimi altri) il fondatore cibernetico decide di seguire il suo percorso musicale in compagnia di un altrettanto ignoto e misterioso batterista che si fa chiamare Mr. G, nel nuovo progetto a due, figlio del precedente, e del quale condivide la vena stilistica. Tanto blues alle spalle, tanto garage nelle vene, grinta da vendere e maschere (da saldatore e passamontagna alla MILF), per un dannato punk'n'roll che non può altro che farvi ballare. Il batterista concentrato sul solo drum kit e non impegnato a suonare in simultanea anche le tastiere, infatti, conferisce ora una marcia in più ai live del duo.

Il campo base dei Cyborg Zero resta Treviso, dove il fondatore ha da anni cambiato residenza, e da lì i due stanno ribattendo a tappeto i locali dello Stivale. Dopo l'ultimo concerto come The Cyborgs, il 9 dicembre 2017, Cyborg Zero e Mr.G sono quindi di nuovo in pista, come tradizione della band, assolutamente da vedere nel loro scoppiettante live. Live band, quindi... Tant'è che il primo album li vede esordire proprio con la registrazione di un concerto, al mitico La Darsena sul Trasimeno, registrato e mixato da Daniele "Boda" Rotella. Sette pezzi originali (di cui alcuni in eredità dal duo precedente) e nessuna cover per loro, chitarra in tiro, voce graffiante, batteria serrata, pubblico in delirio... giusto un assaggio in attesa dell'album in studio, già in fase di registrazione, la cui uscita è prevista per il prossimo autunno-inverno.

In attesa di scatenarci con le nuove registrazioni, godiamoci pure questo live, la cui recensione del nostro Mario Caruso (chitarrista dell'ex duo aretino Samcro) è pubblicata qui, nell'articolo appositamente dedicato. Intanto noi approfondiamo l'avventura del duo con i suoi cibernetici musicisti, Cyborg Zero e Mr G., nell'intervista a seguire. Buon rock'n'roll a tutti!


Link video:



INTERVISTA
1. Ehi ciao anonimi cibernetici, che piacere avervi tra noi! Mi rivolgo al fondatore del duo: finito un duo iniziato un altro, immagino che consideri vincente questa line up, cosa mi dici al riguardo?
CZ: La line-up è vincente, forse anche più di prima. Sono andato via dai the Cyborgs perché tra me e l’altro non c’era più sintonia, per cui avevo voglia di tirare fuori ciò che avevo in mente. Purtroppo sono stato sostituito per “ingordigia”; ma chi va a vedere i live si rende conto delle differenze.

2. Nei The Cyborgs c'erano anche le tastiere e il synth, oltre la chitarra e batteria. Qui è tutto più all'osso: come ci descrivi le differenze tra le due soluzioni?
CZ: Utilizzo un ampli da basso per sostenere quelle frequenze, collegato all’ampli chitarra. Onestamente sono contento perché in realtà ora possiamo suonare dei pezzi molto più hard grazie alla batteria completa suonata da 4 arti, non da soli due...

3. E tu Mr.G, avevi mai militato in una band così scarna? Hai dovuto adattare il tuo drumming per accompagnare una sola chitarra?
CZ: È tutto molto più power, in linea con i brani che volevo tirare fuori, ma che non riuscivano durante le prove con the cyborgs.
MG: No mai; con Cyborg Zero suono come più mi viene naturale, nel modo in cui sono stato programmato...

4. Come ti ha trovato Cyborg Zero e come ti ha convinto a diventare un batterista incappucciato dall'anonimo appellativo di Mr.G?
MG: Cyborg Zero mi ha riattivato chissà dopo quanto tempo (come potete vedere nel video "Cyborg Zero is Back"), per quello suoniamo insieme, la nostra intesa è perfetta, e se venite a concerti ve ne renderete conto. 

5. La maschera separa, nasconde, isola; nello stesso tempo rappresenta una seconda identità e apre le porte a nuove forme di comunicazione. Qual è la valenza che voi date alle vostre maschere, tanto da permettervi di mantenere segrete le vostre identità?
CZ: Le maschere in realtà sono le nostre facce...

6. Chi celate e chi impersonificate?
CZ: Noi stessi, noi stessi..

7. The Cyborgs erano sostanzialmente una live band, così mi pare si ripresenti la nuova line up, tant'è che il primo prodotto discografico del duo è un mini album in versione live. Com'è la vostra esperienza del live, da sopra il palco e, ovviamente, da dietro le maschere?
CZ: In realtà già con i The Cyborgs ero io, Zero, a creare l’empatia col pubblico. Sto solo continuando con la mia indole di intrattenitore pronto a far ballare e divertire il pubblico. Il nostro è uno show e il pubblico è coinvolto anche attivamente dall’inizio alla fine.

8. Siete già in studio per la registrazione dei brani che andranno a formare il vostro primo vero album di debutto, cosa ci potete anticipare? Sarà un full lenght? Titolo? Autoprodotto o vi appoggerete a qualche etichetta indipendente?
CZ: Abbiamo già registrato e mixato tutto al Lesder Studio. Saranno 9 brani. Siamo soddisfatti, il resto è ancora in movimento.

9. Stilisticamente, che differenze ci dobbiamo aspettare dai The Cyborgs ai Cyborg Zero? Del resto, chitarrista mascherato, eri sempre tu alla composizione dei brani, giusto? Si può dire che ci sia continuità tra i due progetti?
CZ: Il genere è molto più punk e anche hard Blues. L’unica continuità è data da alcuni brani che proponiamo in live alcune volte, brani che ho scritto quando ero con i The Cyborgs come 'hi ha doobie doo ha', 'dancy', '2110' ed 'Electric Chair'.

10. Diamo un'occhiata generale al panorama musicale italiano, tra underground, proposte del mainstream, possibilità di esibirsi... qual è la vostra opinione la riguardo?
CZ: Con l’impegno si arriva ovunque, l’Italia è comunque un paese dove il rock in generale non è che vada alla grande.

Vi ringrazio enormemente per la vostra visita, anche se in incognito, qui all'Edp. E un augurio di lunga vita a questo nuovo capitolo cibernetico! Grazie, vi aspettiamo a ballare sotto al nostro
palco!


Link band


DISCOGRAFIA
Live@LaDarsena 2019 Autoprodotto (Punk'n'roll, GarageBlues)

1. Catfish 2.Rock'n'real 3.Cyborg Blues 4.Danger 5.Hi Ha DoobieDoo Ha 6.Dancy/Electric Chair 7.2110




Qui lo ascolti
Qui la nostra recensione



Articolo e intervista ad opera di Giusy Elle

martedì 27 agosto 2019

185 RECEN63 Addendum One by Hyperwülff

LISTA RECENSIONI


Novità dallo spazio: The Sarge e The Wülff, del duo bolognese Hyperwülff, stanno fuggendo da Erion, il proprio pianeta, dopo la sua distruzione da parte del robot meccanico Robogoat che ha pure disintegrato (nella forma ma non nello spirito) L'Iperlupo, il saggio custode del pianeta. Dall'oblò della loro navicella Infinite Titan, i due piloti lanciano un ultimo sguardo straziato alla desolazione che li avvolge, un pianeta distrutto da un potente conflitto; dietro alcuni synth, come alla postazione della console di volo, Christian e Nicola ne musicano la colonna sonora.
Per i primi due brani, così, gli Hyperwulff si staccano momentaneamente dai canonici strumenti chitarra e batteria per approfondire i suoni elettronici siderali che ben si addicono a questo tipo di artmosfere. Col terzo brano li ritroviamo invece in postazioni più familiari, per una cover dei Pink Floyd che degnamente conclude questo triste momento della saga galattica dell'Iperlupo.

Addendum One è quindi un Ep aggiuntivo al precedente Volume Two: The Devide, una specie di postilla in attesa dell'evoluzione della saga, per la cui trama completa invitiamo alla lettura del nostro articolo di presentazione della band (qui); per l'intervista specifica, in riferimento alla pubblicazione di questo 3 pezzi, rimandiamo invece all'articolo appena pubblicato (qui).
Opera per lo più autoprodotta, esce per Erionita Dischi, il marchio stesso della band, in Cd formato digipack e in edizione limitata a 100 copie; la versione audiocassetta è invece curata dalla già nota Teschio Dischi. In calce a quest articolo potete trovare l'approfondimento di Addendum One grazie all'indispensabile contributo di Mali Yea, chitarrista del duo reggiano Anice, che con la sua recensione ci guida all'ascolto di questa breve ma intensa pubblicazione.

Video:
Ergs” video: https://youtu.be/-WUWgkyGdk0

Contatti Band:

Addendum One credits:
Tracce 1 e 2 registrate e mixate da Hyperwülff tra Aprile e dicembre 2018; musiche degli Hyperwülff
Traccia 3 registrato e mixato nel 2017 da Bruno Germano presso il Vacum Studio di Bologna; musica e testo di Roger Waters per EMI Columbia, 1968
Masterizzato da Alessandro Berto, 2019
Fron cover art di SoloMacello; Progetto e Layout by Nero
Pubblicato il 25 Maggio 2019
Formato Cd (Erionita Dischi) digipack in edizione limitata a 100 copie
Formato Audiocassetta (Teschio Dischi) in due varianti: una standard e una super limitata
Dedicato a Carl Sagan


Qui lo ascolti

Addendum One 2019
(PostMetal, Ambient, Sci-fi)

1. Ergs/Dawning Sequence
2. Rude awakening
3. Set the Controls for the Heart of the Sun



RECENSIONE
HYPERWULFF Addendum One
Ep 2019 Erionita Dischi, Teschio Dischi

I Bolognesi "The Wülff" e "The Sarge", a meno di un anno di distanza da Volume Two: The Divide, aggiungono un ulteriore episodio (targato Erionita Dischi e Teschio Dischi) alla saga dedicata all'eterna lotta, a suon di metal, tra lo spirito del grande lupo Hyperwülff e il malvagio Robogoat, spietato capra-robot alla ricerca dell'ultimo frammento della Stele di Laar, oggetto che gli garantirebbe il potere di distruggere l'intero multiverso... curioso e ironico concept che contraddistingue tutto il lavoro del duo Hyperwülff. 


Addendum One è il titolo di questo ultimo EP, la colonna sonora della fuga dei due nostri eroi dal pianeta Erion ridotto a un cumulo di macerie dal cattivo caprone meccanico, una ventina di minuti che filano via lisci come un unico piano sequenza ma che per arcane necessità della band è stato suddiviso in tre distinti segmenti narrativi. La recente "scelta stilistica" potrebbe lasciare spiazzati i loro ascoltatori più fedeli abituati ai corposi riffoni d'indirizzo stoner/sludge che li caratterizzavano in precedenza, "Ergs - Dawning Sequence" svela una inaspettata vena ambient, il generoso utilizzo di synth, sampler e controller (rigorosamente senza l'aiuto di alcun computer) dà un riconoscibile taglio "sci-fi" anni '60/'70 che catapulta l'immaginazione nelle profondità dello spazio siderale. "Rude Awakening" è una traccia intermedia dal sapore visionario e ascendente, che sembra servire più che altro da collante per il terzo e ultimo brano dell'EP: "Set The Controls For The Heart Of The Sun", una cover di un pezzo dei Pink Floyd annata 1968. Confesso di non essere un estimatore delle cover in generale, né tanto meno dei blasonatissimi Pink Floyd (spero dopo questo di scampare al linciaggio...) ma questa versione dai toni cupi e scuri devo ammettere che ha un suo certo fascino, al punto tale da risultare preferibile all'originale e questo è un ottimo punto a favore per i nostri due eroi spaziali.

Mali Yea



Articolo ad opera di Giusy Elle




184. HYPERWüLLF, la saga continua...

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INTRO
Non è da molto che abbiamo presentato gli Hyperwüllf (qui, 19.3.2019), storico duo metal chitarra-batteria bolognese, ma della loro saga spaziale ci siamo così appassionati che non potevamo che aggiornarvi sul suo sviluppo, anche se solo musicale, questa volta, più che di trama.

I Bolognesi Christian (Love in Elevator, Marnero, Graad) e Nicola, fondano il loro duo chitarra-batteria già nel 2013 e da subito si presentano come una concept band il cui interesse ruota attorno al mondo dello sci-fi. Col tempo pubblicano due album di post-metal (dentro c'è molto di più, ma tanto per capire le coordinate...) con i quali dipingono una storia. Se gli eventi in sé sono tipici del genere (distruzione della Terra ad opera di malvagie entità -qui il pianeta è Erion, dove comunque abitano alcuni umani-, fuga dal Pianeta in cerca di nuove terre dove trovare rifugio ecc.), originale è una delle soluzioni riparatorie all'equilibrio distrutto delle cose: anche la razza umana, con la propria musica, può contribuire a dar energia rivitalizzante al reintegro del Bene, impersonificato nella figura dell'IperLupo. Ecco allora che i due musicisti si identificano appieno nella storia (per il cui riassunto rimandiamo al nostro articolo di Marzo, qui) con i nomi in codice di THE SARGE (chitarra e voce) e THE WüLFF (batteria e droni), interagendo direttamente negli eventi della trama. 

AGGIORNAMENTO
Dopo un album del 2015 e un secondo uscito nel 2018, è ora tempo di un aggiornamento con l'uscita di un Ep, Addendum One (un tre pezzi come nota aggiuntiva all'ultimo full lenght), che ci presenta un duo stilisticamente rinnovato. Se la storia dell'IperLupo era giunta ad un livello avanzato, ora ci fermiamo con la trama per approfondire, sonicamente, alcuni eventi chiave della saga stessa. I due eroi dell'ipotetico romanzo/film di fantascienza, si concentrano ora nel triste momento in cui, a seguito dell'intervento distruttivo di Robogoat (una gigantesca macchina frutto di una tecnologia avanzata e sconosciuta che vaga di pianeta in pianeta alla ricerca di nuove fonti di energia da sfruttare), gli Eroniti sono costretti ad abbandonare il proprio pianeta in cerca dell'aiuto dei Terrestri. Lo scenario è alienante, la distruzione impera ovunque e la desolazione che ne consegue è il tema chiave di questa nuova pubblicazione. Per sottolineare ancor più questo stato d'animo, ma anche per agganciarsi maggiormente ai suoni interstellari del nostro immaginario, The Sarge e The Wülff abbandonano temporaneamente i loro strumenti canonici per sedersi dietro una schiera di synth... proprio così, chitarra e batteria ritornano soltanto nel terzo brano dell'album (cover della storica "Set the Controls for the Heart of the Sun" dei Pink Floyd), mentre le prime due tracce ci catapultano in un'atmosfera rarefatta e sospesa che ben si addice alla storia descritta. Dal primo pezzo dell'Ep, "Ergs", è inoltre stato registrato un videoclip in tema.

Vestiti da astronauti dell'Apollo 12, o giù di lì, e come dietro a una console di volo, maneggiano con maestria tre synth, un sampler e un controller. Non usano computer, solo macchine e il tutto suonato live! Mentre a vederli su palco paiono proprio i due piloti The Sarge e The Wülff in fuga sulla navetta Infinite Titan... L'album invece lo potete ascoltare sul loro profilo Bandcamp dove potete anche acquistarlo in uno dei due formati a disposizione: Cd e Cassetta. Il primo a cura di Erionita Dischi in formato digipack e in edizione limitata a 100 copie, il secondo per Teschio Dischi, in due varianti: una standard e una super limitata per far impazzire gli appassionati di retro-gaming anni ‘90. Una nota a riguardo... Erionita Dischi non è una vera e propria etichetta indipendente ma il marchio con il quale i due musicisti segnano le proprie autoproduzioni, nato apposta per l'uscita di Addendum One e che da adesso in poi firmerà anche le prossime pubblicazioni del duo.

Preparatevi ora ad approfondire queste tematiche con l'intervista ai nostri due eroi dello spazio, the Sarge e The Wülff del duo Bolognese Hyperwülff, mentre nell'articolo a seguire (qui) troverete la recensione di Addendum One a firma Mali Yea, chitarrista del duo reggiano Anice nonché figura attiva della scena musicale locale (organizzatore di festival e fondatore dell'etichetta Priceless Tapes). Come direbbero quindi gli Hyperwülff stessi: ALL HAIL THE WÜLFF!

Link video:
Ergs” video: https://youtu.be/-WUWgkyGdk0


LABELS
Recentissima etichetta indipendente nata a Padova nel 2018 dall'opera congiunta di Alice e Francesco, con lo scopo di pubblicare dischi (in formato analogico, vinile o cassetta) in tiratura molto limitata ma nel contempo molto curata. Tutte le uscite vengono numerate e timbrate a amano, ogni dettaglio viene curato assieme alla band e al team di supporto grafico (gestito da Deesorder) il tutto infine serigrafato (The Mesh). Il Volume2 degli Hyperwulff è la prima collaborazione dell'etichetta con un power duo chitarra-batteria, seguita a ruota dall'Ep Addendum One. Auguriamo sicuramente lunga e prospera vita a questa realtà dell'editoria indipendente dell'underground.



INTERVISTA
1. Bentrovati nei nostri spazi, Sarge e The Wülff! A stretto giro di posta, questa volta... in compenso portate tante novità con Addendum One, il vostro ultimo Ep, una su tutte la vostra nuova postazione dietro i synth. Come mai questi nuovi strumenti? Quando li avete imparati a suonare? Indubbiamente creano sonorità e atmosfere più in linea con una storia di fantascienza, ma pare così strano, da parte di un duo chitarra-batteria…
H: Ciao Giusy, grazie per averci invitati ancora una volta! Ahah! Siamo devoti ai fuzz e ai piatti grossi, ma siamo anche grandi appassionati di sintetizzatori ed annesse diavolerie. Già dai tempi di Volume One gli avevamo ritagliato dei momenti da protagonisti qua e là. C’è voluto un po' per capire come e cosa usare, soprattutto dal vivo, e abbiamo provato soluzioni differenti a più riprese, fino al punto da dedicargli lo spazio necessario con un EP. L’idea ha preso corpo durante la fase finale dei mixaggi di Volume Two, elaborando e mettendo insieme frammenti che avevamo composto per i momenti più “cosmici” del live. Da lì si è evoluto tutto in maniera piuttosto rapida ed istintiva, così com’è la nostra musica del resto. Volume Two ha dei momenti di psichedelia più marcati rispetto al disco precedente, nonostante il mood generale sia più dritto, e ci aveva lasciato una gran voglia di andare più a fondo. Anche il concept ha giocato a nostro favore permettendoci di isolare un momento all’interno della macro-storia per sprofondare in atmosfere più fantascientifiche. È un esperimento, un po’ come il resto.

2. Come gestite i live a questo punto? Di certo si è abbandonata la praticità di girare in due, con poca strumentazione... cosa e come suonate Addendum One, su palco?
H: In realtà buona parte delle cose che usiamo per Addendum One erano già nel nostro setup, quindi non c’è una differenza sconvolgente. Abbiamo aggiunto un sequencer e un paio di synth, ma abbiamo cercato di restare sul compatto per evitare di impazzire sia in sala prove che dal vivo, dovendo mediare tra la voglia di espandere la palette di suoni e le limitazioni fisiche di essere solamente in due. Per gli appassionati di sintetizzatori, ci teniamo a dire che usiamo solo hardware, no computer: sequencer, un paio di campionatori e qualche synth compatto.
Per la gestione live, The Sarge comanda un campionatore e un synth “solista” mentre The Wülff ha una valigetta delle meraviglie da cui controlla il sequencer e tutti gli strumenti annessi.

3. Da "Ergs", il primo estratto dell'album, avete anche realizzato un bel videoclip: raccontateci come è nato.
H: Abbiamo messo insieme un piccolo contributo visivo mescolando una serie di immagini che rimandano all’alba sul pianeta Erion, dal quale i nostri personaggi sono in fuga a questo punto della storia. È un momento di calma dopo la tempesta, ma ha anche il sapore malinconico di chi sa che non vedrà più il luogo che per lui è casa.

4. Con il terzo brano dell'Ep tornate ai vostri strumenti canonici, ma questa volta per proporci una cover. Azzeccata la scelta di questo storico brano dei Pink Floyd.
H: Beh, poche band hanno toccato il tema del viaggio nello spazio così profondamente come hanno saputo fare i Floyds. Sono un gruppo che amiamo da sempre e che ha dato un enorme contributo al nostro orecchio musicale. Avevamo registrato questa cover da un paio d’anni e aspettavamo l’occasione per pubblicarla. Ci sembrava incastrarsi alla perfezione nello scorrere dell’EP, che essendo un capitolo aggiuntivo a Volume Two, si ricollega al viaggio nello spazio, l’ignoto e l’approdo a nuovi mondi.

5. Con il prossimo capitolo intendete proseguire la trama del racconto? Stiamo attendendo l'intervento degli Umani e della loro miracolosa musica per ridare forma e corpo all'Iperlupo e nuova vita ad Erion!!!
H: Certamente! Continueremo a raccontare gli eventi che ci hanno spinto fin sulla Terra. Dipenderà dai terrestri prendere o meno parte alle vicende dell’Iperlupo. Questa parte della storia è ancora da scrivere...

Grazie ancora, Eroi dello Spazio, attendiamo il sequel della saga…
H: Grazie ancora a te e ai tuoi lettori! Buon viaggio intorno al sole!


Link band


DISCOGRAFIA

ADDENDUM ONE 2019, Erionita Dischi, Teschio Dischi, (PostMetal, Ambient, Sci-fi)

1. Ergs/Dawning Sequence  2.Rude awakening 3.Set the Controls for the Heart of the Sun

Qui la nostra recensione



VOLUME TWO: The Divide 2018, Shove Records, Deathcrush, Dischi Bervisti, Teschio Dischi, Roughness Noise (PostMetal, Sludge, Sci-fi)

1. Erion Chant  2.Hypersphere 3.Recall! Recall! 4.Ghost Wolf 5.Last Ride 6.Stele Chant 7.Shattered Ground  8. 17 45 40.045 -29 00' 27.9  9.Omniverse  10.Infinite Titan

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VOLUME ONE: Erion Speaks 2015, Fallo Dischi, Martire, Shove, Deathcrush Distro, Taxi Driver, Icore Produzioni (PostMetal, Sludge, Sci-fi)

1.Impactor/White Heat  2.Hyperwülff  3.Robogoat 4.Entering 5. 20 Pillar  6.In Ruins  7.Raging Hunger 8.Several Bones

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Articolo e intervista ad opera di Giusy Elle