Post più popolari

giovedì 16 maggio 2019

180. RECENSIONE61: Feral by Nadsat





Nadsat, duo strumentale chitarra-batteria da Bologna: forza, potenza, presenza scenica, pogamento, sperimentazione... questi i sostantivi che gli si possono abbinare... Al terzo album ci presentano un math rock venato di noise e jazzcore ma con ulteriori sperimentazioni latin e afro molto più azzardate: poliritmia tra chitarra e batteria (3 su 4), giochi di pattern tra battere e levare, un originale misto di noise e riffoni con deframmentazione e scansione del tempo, sopra strutture circolari... Michele Malaguti (chitarra) e Albeto Balboni (batteria) non cessano di stupirci. Ne hanno fatta di strada da Terminus, l'Ep di esordio del 2016! Crudo, dell'anno successivo, ne definisce l'estetica mentre Feral, quest'ultimo lavoro discografico, targato Subsound Records e pubblicato ad aprile 2019, porta ai confini della sperimentazione tutta la loro musicalità.

In calce potrete approfondire la natura dell'album con la recensione di Cesare Businaro, noto fan della band e gran cultore di Edp, mentre se desiderate conoscere qualcosa di più sulla formazione del duo, l'evoluzione dei loro suoni, oppure vi incuriosisce la loro esperienza live appena conclusasi in Russia, non mancate di leggere l'articolo Edp pubblicato su questi argoment (qui)i, con relativa intervista a Michele ed Alberto. Buona lettura, buona musica e tanto Nadsat a voi!



Contatti Band:



Feral credits:
Masterizzato da Claudio Adamo @Fonoprint
Artwork by Inserirefloppino
Prodotto da Subsound Records, Enrico Baraldi e NADSAT
I Nadsat usano NUDE guitars, Magnitude Labs, Cyclone Devices, Dron. ed EVO Drumsticks


Qui lo ascolti

Feral 2019
(Subsound Records/Goodfellas)
(Mathrock, Noise, Strumentale, Sperimentale)

1.Mesozoic
2.Atp
3.Novus
4.Carcharodon
5.Umhlaba
6.Sivik
7.Droid
8.Dolomite

RECENSIONE
NADSAT "Feral"
Lp 2019 Subsound Records

Ho già scritto dei Nadsat, a proposito del loro concerto all’Area di Carugate il 17.3.2018, quale tappa brianzola del tour – non solo nazionale – di supporto al loro disco di debutto sulla lunga distanza, “Crudo”, che ho apprezzato particolarmente per la capacità del duo di tenere alta l’attenzione dell’ascoltatore, pur proponendo un genere, sostanzialmente Noise, per i più tutt’altro che appetibile e orecchiabile, a maggior ragione in veste strumentale e quindi ben lontano dalla “rassicurante” forma-canzone (impossibile non battere il piede o scuotere la testa sull’incalzante ritmo di “Novus”, tanto per fare un esempio della capacità di trascinamento della band). Ed alzi la mano, a questo proposito, chi – ormai qualche decennio fa – ha realmente consumato o comunque ascoltato senza alcuna difficoltà, i dischi dei precursori e forse capostipiti del genere, i Don Caballero, pacificamente ritenuti tali, soprattutto per l’originale miscela di Noise e (ciò che sarebbe stato successivamente classificato come) Math, analogamente riproposta dai Nadsat.

Se quello era dunque il pregio di “Crudo”, con il suo successore, “Feral” (che traduco – dall’inglese – in “ferino” o “selvaggio”), il duo bolognese cambia decisamente rotta, oltre all’etichetta (ora la Subsound Records, in coproduzione con gli stessi Nadsat e il loro tecnico di studio, Enrico Baraldi, presso i Sotto il Mare Recording Studios & Waiting Room Audio di Villafranca, già noto agli appassionati del genere, anche per suonare il basso e la chitarra baritona negli Ornaments).

Un cambio di rotta, dicevo, all’insegna anzitutto dell’inasprimento dei suoni e di una netta accelerazione della velocità di crociera della band, che si cimenta in soluzioni ritmiche sempre più complesse (qui più Math, che Noise), complice l’innalzamento evidente del livello tecnico e dell’intesa fra i due, a suon di date accumulate pure all’estero per la promozione di “Crudo”. Una crescita, questa, testimoniata anche dall’ingresso di Michele Malaguti, il chitarrista, nella rosa di endorser di un marchio di chitarre artigianali, la fiorentina Nude Guitars, con il suo stravagante e innovativo catalogo di strumenti dal manico in alluminio, specificamente progettato per aumentarne la risonanza.

Soprattutto sul piano ritmico, “Feral” si propone quindi fin dal primo ascolto come un disco molto più complicato e spigoloso di “Crudo”, un disco – per dirla in parole povere – che mette alla prova, ma che al contempo – complice forse la sua breve durata, come in “Crudo” al di sotto dei 40 minuti – continua a tenere in sospeso l’ascoltatore, accompagnandolo rapidamente dall’inizio alla fine del platter e in questo caso proiettandolo, per così dire, in una sequenza di ambienti sonori, che sia per la “ferocia” delle distorsioni (ancor più spesse e rumorose che in “Crudo”), sia per l’ossessivo ripetersi di certi fraseggi (cito, per esempio, le due note su due, che vanno ad introdurre convulsamente la seconda traccia, “Golem”), sembrano costringerlo a uno stato di fuga, dirigendolo e incalzandolo verso un orizzonte che mai raggiungerà, di traccia in traccia ed anzi gli sprofonderà sotto i piedi – anche con la saturazione totale dei volumi nella reprise in coda all’ultimo pezzo, “Rosengarten” – fino al definitivo annichilimento sonoro: così mi piace interpretare pure l’immagine di copertina del CD, che mi giunge in formato digipack e nella quale intravedo la sagoma di un volto trasfigurato, in mezzo a dei frammenti di carta stracciata con primitiva violenza, mentre la tracklist – composta, come già in “Crudo”, da titoli curiosi o di non facile comprensione – sembra evocare una serie di entità o divinità mostruose, a completare questo scenario distruttivo (“Rhino”, “Golem”, “Ogun”).

La complessità ritmica, che certamente mette in particolare risalto il tentacolare stile del batterista, Alberto Balboni, si snoda prevalentemente in sequenze sincopate, tempi dispari e in levare, per certi versi riconducibili all’Industrial dei Therapy? in “Nurse” (vd. “Ogun”) o al Crossover dei Primus in “Pork Soda” (vd. “Brento”), se mi è concesso utilizzare etichette più consone al mio decennio di formazione musicale (ovviamente gli anni ‘90), anziché i tag con cui gli stessi Nadsat classificano la loro proposta (Experimental, Noise, Math, Jazzcore); il tutto va a scandire un assalto sonoro – a tratti di helmetiana memoria (vd. “Bateman”) – più o meno costante per l’intera durata del platter, salvo alcuni intervalli più atmosferici e di tregua “apparente”, accompagnati dall’uso di Droni e Synth sullo sfondo (vd. “Hooves”), dal “congelamento” di armonici lancinanti con un sound retainer (vd. “Rhino”, già anticipata dal vivo a Carugate e in cui Michele ripropone il suo pedale Freeze, ormai un marchio di fabbrica) o persino di silenzio, a suo modo comunque assordante (vd. l’interludio a metà della già citata “Golem”: un minuto scarso di rumore sordo ed isolati colpi di batteria talmente riverberati, da risuonare come l’eco di passi inquietanti in un ambiente confinante a quello in cui il fuggitivo di cui sopra, ha forse cercato un momentaneo riparo, prima d’essere nuovamente sorpreso dal suo predatore, qui con sembianze “gollumiane”).

E’ tuttavia difficile un esame track-by-track (e qualsiasi giudizio, a maggior ragione un voto, suonerebbe prematuro), perlomeno dopo una manciata di ascolti a caldo, in cui pezzi come “Vostok” e “Furia”, peraltro i più frenetici e Hardcore del disco, forse non spiccano immediatamente rispetto agli altri, riproponendo schemi già tracciati nella prima metà del platter, ma a conferma del suo spessore, la sensazione è che ascolto dopo ascolto il livello di gradimento dell’album possa soltanto crescere e in misura esponenziale. A un primo approccio, l’alto tasso di sperimentazione, sia a livello ritmico, che nel saper “domare” musicalmente rumori e dissonanze pur portati all’estremo, sembra voler proporre in “Feral” anche un disco di possibile transizione, verso un album che sappia coniugare gli indubbi pregi tecnici del duo (che spero di poter al più presto riassaporare in concerto), con la “crudezza” dell’opera precedente (che rimane a mio parere di più facile accostamento), magari approfondendo pure quella dose di melodia, di cui solo per un catartico frangente (in “Hooves”, a 2’35’’), i Nadsat ci concedono un assaggio (e che assaggio…), svelando d’essere ancor più immensi, di quanto già non appaiano (e va ricordato che stiamo parlando di un gruppo di due soli elementi…).

Questo vuol essere soprattutto un sincero augurio, per una band che ha comunque più di un motivo per sentirsi, per così dire, già “appagata” da un’impresa del livello di “Feral”, autodefinendola – nel press kit giratomi da Giusy – come “la massima espressione di ciò che sono i Nadsat al momento attuale” e solo in questa prospettiva – a richiesta del Blog – concludo esprimendo un voto.

Noise Matters!

Cesare Businaro
9/10


Articolo ad opera di Giusy Elle



179. Le nuove sperimentazioni latin e afro nel postmetal dei NADSAT

Altri post correlati:


INTRO E AGGIORNAMENTO
I NADSAT sono un duo della Bassa Bolognese che abbiamo avuto il piacere di seguire fin dai suoi esordi (2015), in occasione del primo ep Terminus. Con piacere li abbiamo visti evolversi fino ad afermarsi come uno dei più interessanti power duo chitarra-batteria della regione -e non solo- con uno stile proprio, inconfondibile, anche se in sottile mutazione. Dallo sci-fi degli esordi si sono subito assestati in un post-metal ibridato di noise, math rock e divagazioni jazzcore. Crudo, il secondo album del duo, ne definisce la figura stilistica.

A distanza di due anni Michele Malaguti (chitarra) e Alberto Balboni (batteria) si ripropongono con un nuovo full lenght, Feral, dalle inaspettate frange sonore. Mentre un bel sound di base fa pogare il pubblico sotto il palco, i due si sono divertiti a complicarsi l'esistenza introducendo incastri poliritmici tra chitarra e batteria (3 su 4), giochi di pattern tra battere e levare, sonorità latin su tappeto metal che, miracolosamente, ci sta alla perfezione; insomma, un originale misto di noise e riffoni con deframmentazione e scansione del tempo, sopra strutture circolari... Un lavoro complesso ma raffinato, quest'ultimo album dei Nadsat, che ci fa apprezzare ancor di più il percorso stilistico del duo.

Un paio di mesi prima dell'uscita del disco ho avuto il piacere di ascoltare in anteprima dal vivo una carrellata di 4 pezzi che, come un termometro, servivano per testare la reazione del pubblico. Ricordo che mi son detta: "Se questo è il preludio, ci sono buone aspettative...". Sì perchè dopo la voluta "crudezza" raggiunta con l'album precedente (Crudo, 2017), ora Michele e Alberto possono rilassarsi ed abbellire, iniziare a decorare e costruire sulle solidi basi della propria musica. La formula sottostante, infatti, è quella di sempre: riff veloci e ripetitivi, stacchi all'unisono, potenza all'ennesima potenza -inevitabile il gioco di parole-, ma è come se avessero preso il meglio di Crudo per svilupparne il potenziale: il risultato è qualcosa di coinvolgente che induce il pubblico a pogare con maggior facilità. Per il resto, il "solito" spettacolo, e dici poco! Balboni, dall'alto della sua mole, non serve che prenda la rincorsa per picchiare con potenza sulle pelli, mentre il collega alle sei corde brandisce lo strumento come una vera e propria ascia: tra stazza, attitudine e folta barba rossa, pare uno storico guerriero vichingo appena sbarcato dalla sua nave.

La musica dei Nadsat è quindi interessante ma, nel suo rigore, squadratura e quasi freddezza, a volte, sicuramente si apprezza di più in fase live dove i due danno il meglio di sè. Hanno presenza scenica, imponenza scenica, direi quasi, pur essendo solo in due, difatti i live e i tour non mancano di certo nel programma del duo. Ad oggi il numero delle esibizioni non si contano, visto che si sono esibiti in tutta Italia, più volte in Europa e, meraviglie delle meraviglie, dopo il debutto di Feral al Freakout Club di Bologna e un mini tour nazionale -che però ha toccato l'intero Stivale-, hanno persino organizzato un tour in Russia! I due omaccioni non hanno paura di nulla e tra la prestanza fisica e una musica sicuramente più in linea con il sentire rock e metal dell'Est Europa, questa esperienza è indubbiamente alla loro portata.

Li becchiamo così al rientro da questo tour, per parlare con Michele e Alberto delle soluzioni musicali originali adottate nel nuovo disco ma, ovviamente, anche di quest'ultima, insolita esperienza. Non mancheremo di chiedere della nuova scelta di etichetta, che dopo la cordata dell'album precedente, unione di forze tra le più rinominate labels dell'underground nazionale, si assesta sulla più storica Subsound Records. Goodfellas per la distribuzione. Riconfermata invece la presenza di Claudio Amato (Cani dei Portici) al master e l'artwork ad opera di Inserirefloppino, ossia il batterista ipnotico del duo riminese San Leo.
Nell'articolo a seguire approfondiremo al meglio tutti gli aspetti tecnici di Feral con l'aggiunta di una ricca recensione ad opera del loro fan, e nostro abile collaboratore, Cesare Businaro (qui). Come sempre, buon ascolto e buona lettura.


LABELS
Subsound Records www.subsoundrecords.it
Si tratta di una storica etichetta indipendente nata a Roma nel 2005 (ex Produzione Deflore) dall'idea del fondatore, Davide Cantone. Nomi bellissimi nel suo eclettico roster dove troviamo produzioni dai generi molto vari, dall'Industrial allo Sperimentale, dal Metal al Jazzcore, dal Grind all'Afrogrind, dalla Musica d'Avanguardia al Drone... è proprio l'ecletticità il marchio distintivo della label. Tra gli artisti citiamo giusto i Mombu, gli Inferno ma anche Surgical Beat Bros, Osso, Lili Refrain... Zolle sono il primo duo chitarra elettrica e batteria a sfondare le porte della label (con il loro terzo album InFesta) www.facebook.com/subsoudrecords

Narcotica nasce come agenzia stampa e promozione di Subsound Records ma ora i servizi sono allargati anche ad altre etichette o artisti. Ricopre anche il ruolo di Publishing gestendo i diritti discografici di molte bands. Dal 2010 è anche etichetta di distribuzione e fanzine.

Goodefellas (label, distro e promo) https://www.facebook.com/goodfellasdistribuzione/
Nata nel 2000 dall'incontro di addetti ai lavori con numerose esperienza alle spalle, Goodfellas si impone da subito per l'accuratezza e la qualità delle sue proposte fino a diventare, oggi, tra le più rispettate realtà indipendenti internazionali.
Le attività di distribuzione esclusiva e promozione -oltre al lavoro di scouting sul territorio nazionale come etichetta discografica- ne caratterizzano l'operato.
Ad oggi, il grosso del lavoro è rappresentato ancora dalla vendita dei Cd con il download digitale in continua ascesa ed il vinile come zoccolo duro; grande attenzione, infatti, è sempre stata rivolta nel corso degli anni al formato vinile, rilanciato anche attraverso un puntuale programma di ristampe di titoli classici e non.
Goodfellas è impegnata parallelamente anche nel lavoro di sincronizzazione, valorizzando alcuni degli artisti in catalogo ed introducendoli allo sterminato mondo della cinematografia e della pubblicità. Più di ogni altro cenno biografico parlano però i titoli in catalogo e le prestigiose realtà indipendenti con cui da anni collaborano.


INTERVISTA
1. Bentrovati Michele e Alberto, tra vita reale e virtuale capita spesso di incontrarci e ciò non può che farmi piacere. Questa volta parliamo ovviamente del vostro nuovo album, Feral. Cosa avevate in mente di ottenere con questo nuovo prodotto? Continuità ma anche evoluzione, mi pare...
A. Ciao Giusy e grazie per la chiacchierata, è sempre un piacere. Con “Feral” non avevamo un’idea precisa di quello che avremmo potuto ottenere, abbiamo cercato di mescolare ciò che ci piace di più suonare e ciò che ci diverte di più, con qualche cono in più, con qualche bacchetta rotta in più. Probabilmente siamo arrivati all'estremizzazione di ciò che siamo ora, di quel sound nato con “Crudo”.

2. Con Feral avete osato... aggiungendo strutture circolari su quadrature math, poliritmia con riffoni metal e cose del genere... immagino non sia stato facile trovare un equilibrio tra queste sonorità diverse e culture lontane tra loro. Come vi è venuta l'idea di sperimentare tali soluzioni e com'è stato l'approccio e il percorso per arrivare alla mirabile fusione da voi ottenuta? Avevate dei riferimenti precisi in mente o è stata pura ricerca personale?
A. Mi fa piacere che tu abbia colto il particolare delle strutture circolari. Nel contesto di un suono così ricco di tempi dispari, riffoni e violenza sonora, abbiamo cercato di far quadrare tutto utilizzando le strutture più dirette ed immediate, a volte con parti che si ripetono o che ritornano. Niente riferimenti precisi in mente, solo istinto.

3. Dopo la cordata di etichette per Crudo, per Feral vi siete accasati con la storica Subsound Records. Coem siete giunti a questa scelta?
A. E’ stata una sorpresa per noi, dopo una ricerca di etichette disponibili a distribuire il disco, è arrivata la risposta da parte di Subsound con piani ben precisi per noi. Abbiamo valutato e siamo arrivati a decidere di affidarci a Davide (titolare della label) e provare questa soluzione diversa rispetto alla cordata di etichette.

4. Michele, sei anche endorser di tutta la tua strumentazione: chitarra, ampli, effetti per pedali. Ci parli del tuo equipaggiamento e di come sono nate queste collaborazioni?
M. Utilizzo una chitarra artigianale con manico in alluminio, la “Nude #026". È costruita da Gabriele Fabbri di Nude Guitars a Prato. Gabriele costruisce questi strumenti incredibili e la chitarra che ha realizzato per me ha davvero svoltato il mio suono. Non esiste altro strumento che mi dia le stesse sensazioni e lo stesso feeling. Per quanto riguarda le casse utilizzo due cabinets artigianali da chitarra Magnitude Labs, costruite da Gianluca Turrini. Anche qui la scelta è stata dettata dalla compatibilità con la mia idea di suono, quelle costruite da Gainluca sono semplicemente le casse migliori che abbia mai sentito. Per il suono “basso” utilizzo una Ampeg 810, il classico “frigo", ma chissà magari in futuro potrei optare per un'altra Magnitude. Per quanto riguarda i pedali mi affido a Dron (Mattia Capozzolo) e Cyclone Devices (Diego). Costruiscono pedali fantastici, dai semplici fuzz alle più assurde noise boxes. Davvero bravi.
Alberto utilizza bacchette EVO Drumsticks (da Torino). Sono molto ben fatte e si trova davvero bene. 

5. Ed ora arriviamo all'originalissimo tour in Russia. Di chi è stata l'idea di spingere i Nadsat e le loro sonorità così lontano? Come è stato l'impatto con questa nuova realtà? Visto la maggior familairità del pubblico dell'Est Europa con certe sonorità più estreme, non fatico ad immaginare una ricezione immediata della vostra musica e un'accoglienza al di fuori del comune. E' stato così? Andate pure con le prime considerazioni a freddo...
A. Ad Andrey Efimenko e a Loud Sound Booking Russia dobbiamo la meravigliosa riuscita di questo viaggio in questa grande terra. Abbiamo ricevuto un’e-mail, con tutti i dettagli per poter portare un po’ di noise in Russia e sapendo che lo stesso aveva curato il tour russo dei Viscera ed altre band non potevamo lasciarci scappare questa occasione. L’impatto è stato chiaro fin dall’inizio: “Siamo qui, vediamo cos’avete in serbo per noi” e noi non abbiamo fatto altro che alzare il volume degli ampli e picchiare il più forte possibile su pelli ed. Le realtà interessanti ci sono e il feedback è stato positivo, ci vorrebbero solo più Andrey o promoter come i regaz dell’Ohm Collective di San Pietroburgo per farla vivere più forte. Con i loro balli, pogo sfrenato, urla di delirio e abbracci a fine concerto ci hanno dato il benvenuto; condividiamo le stesse emozioni, abbiamo tutti voglia di muovere la testa e fare balotta, geografia a parte siamo così lontani ma così vicini.

6. Avete raccolto qualche aneddoto durante il vostro viaggio?
M. A Volgograd (ex Stalingrado) abbiamo avuto la fortuna di vedere l’unico edificio rimasto in piedi dopo la fine della Guerra, è stato emozionante.
A. I villaggi in mezzo al niente, strade vittime di qualche pioggia di meteoriti, le bellissime chiese con cappelle dorate. Il karaoke scattato a Cheboksary sulle note di “Fat Bottom Girl”, “Highway to Hell” e “Without Me” di Eminem insieme ad Artiom, il preservativo usato (?) sul palco del Rebel Pub di Zelenograd ed infine il mega party con i regaz dell’Ohm Collective di San Pietroburgo, tutto stupefacente.

7. Quali i progetti per l'immediato futuro, adesso?
A. Quest’estate suoneremo in qualche festival nella Penisola, siamo sempre alla ricerca di date e spazi dove suonare, ci stiamo già muovendo per un tour europeo previsto per l’inizio del 2020. Vediamo cosa salterà fuori, di sicuro continueremo a provare, variare il sound e cercare nuove soluzioni perla resa live del disco.

In attesa di un nuovo concerto dove incontrarvi di persona, vi lascio chiudere l'intervista con una vostra considerazione. Buon proseguimento a voi, Michele e Alberto! Speriamo di vederci presto e... con tanto rumore!

Link band:


DISCOGRAFIA
FERAL 19.4.2019, Subsound Records (Mathrock, Noise, Strumentale, Sperimentale)

1.Mesozoic 2.Atp 3.Novus 4.Carcharodon 5.Umhlaba 6.Sivik 7.Droid 8.Dolomite

Qui la nostra recensione


CRUDO 12.4.2017, Toten Schwan, Upupa Produzioni, Vollmer Industries, E' un brutto posto dove vivere, Koe Records, Oh! Dear Records (Mathrock, Noise, Strumentale, Sperimentale)

1.Mesozoic 2.Atp 3.Novus 4.Carcharodon 5.Umhlaba 6.Sivik 7.Droid 8.Dolomite



Qui lo ascolti / Qui la nostra recensione


TERMINUS EP 2016, Kaspar House (Sci-fi, Mathrock, Noise, Strumentale, Sperimentale)

1.Kepler-452B 2.Landing 3.Ares3 4.R.Romina 5.Eta Carinae





Qui lo ascolti / Qui la nostra recensione







Articolo e intervista ad opera di Giusy Elle



sabato 30 marzo 2019

178. RECENSIONE60: Ice Cream by Dissociative Tv





I DISSOCIATIVE TV sono un duo che proviene dal nord del Friuli, una coppia nella vita formata da Alessandro De Cecco (chitarra e voce) e Jessica Bortoluzzi (batteria). Suonano in casa un set assolutamente minimalista, registrano album e video tra le mura domestiche in versione lo-fi, suonano punk melodico il tutto nella più tipica tradizione DIY, eppure, nella loro semplicità, piacciono alla grande alla stampa del settore e ai locali o alle radio dove vengono ripetutamente chiamati per suonare: a un paio di anni dalla formazione vantano un'ottantina di live tra Italia ed estero e tre full lenght, con un quarto che vedrà la luce entro la fine del 2019.
Un duo prolifico quindi, attivo e dinamico, e anche profondamente impegnato nel sociale (Alessandro lavora in una cooperativa per disabili) e nella salvaguardia dell'ambiente: entrambi vegetariani, sono volontari del gattile di zona nonché accudiscono una colonia di gatti a casa propria di oltre 30 esemplari! Che dire, l'età non conta (entrambi ai primi -anta), ciò che conta e crederci e farlo con tutto sé stessi, i risultati non possono che arrivare...
Se vi ho incuriositi con la storia dei Dissociative Tv potete approfondire l'argomento (retrospettiva e intervista) nell'articolo appena pubblicato (qui), oppure continuare in questa sede con l'approfondimento di Ice Cream, l'ultimo album del duo, e la sua recensione ad opera del nostro collaboratore Mali Yea, chitarrista del duo reggiano Anice.


Video:



Contatti Band:


Ice Cream credits:
Suonato da Alessandro De Cecco (guitars and vocals) e Jessica Bortoluzzi (drums)
Testi di Alessandro De Cecco
Musica di Dissociative Tv
Registrato da Alessandro De Cecco a Liariis di Ovaro (UD)
Mixato da Luca Rainis e Alessandro De Cecco
Masterizzato da Luca Rainis
Artwork by Andrea Marincich
Press by Lunatik
Formato album 10 tracce
Pubblicato il 15.12.2018

Qui lo ascolti

Ice cream 2018
Norway Records
(Punk melodico, grunge, pop, lo-fi))

1. Cake in the Face
2. Expering Inspiration
3. Ice Cream
4. Foxtrot
5. 2 Minutes
6. Technology
7. Nothing
8. Move the Washing Machines
9. They are not well
10. The Cat is Washing

RECENSIONE
DISSOCIATIVE TV "Ice Cream"
Lp 2018 Norway Records

Ice Cream è il titolo del terzo disco dei Dissociative Tv, un album di 10 tracce che di recente ha fatto il suo debutto in società, più precisamente lo scorso 20 dicembre 2018. 

Il power duo friulano muove i primi passi nel 2017 ed è originario di Liariis, piccola frazione di Ovaro (UD), la band è formata dalla coppia Alessandro De Cecco (chitarra e voce) e Jessica Bortoluzzi (batteria), a quanto pare entrambi grandi appassionati di “caffè e gattili”.

I Dissociative sono ironici e sembrano prendere la musica alla “leggera”, senza troppe menate, parlano poco ma suonano tanto. Sono un ottimo esempio di come oggi ci si possa ancora divertire, superata la quarantina, suonando un genere come il punk-rock, fregandosene altamente delle contemporanee tendenze musicali, che però va anche detto, a volte lasciano il tempo che trovano. 
Il loro ultimo album ha un sapore esplicitamente "nineties", lavoro interamente registrato in casa ma successivamente mixato e masterizzato in studio dal fidato Luca Rainis, punto di riferimento della formazione e loro fonico personale fin dall'esordio. Tutte le canzoni sono cantate in inglese e risultano parecchio orecchiabili, forse troppo, aspetto che dipende dalla spiccata attitudine pop della band… i circa 25 minuti complessivi dell’album scivolano via veloci, facilmente, come acqua sulla pelle, sono come una birra ghiacciata durante un barbecue estivo in compagnia di amici universitari, tutti rigorosamente fuori corso.   

Impossibile durante l’ascolto non avere reminiscenze di gruppi come The Offspring, in particolar modo la seconda traccia intitolata "Expering Inspiration" ricorda senza dubbio la più famosa "Why Don’t You Get A Job?" del 1998, oppure i Green Day o i primissimi Weezer... 
Tuttavia, un brano degno di nota è il settimo, intitolato “Nothing”, a mio avviso, l’unico che si discosta dalla linea guida generale dell’album che, come detto precedentemente, è un chiaro tributo ai "tempi d'oro" del punk-rock melodico californiano. Qui il sound si tinge di scuro e finalmente si sente la ciccia sfrigolare sulla griglia, anche se l'ispirazione ai Nirvana è palese, ciò nonostante il pezzo spinge verso una direzione che in un qualche modo lascia ben sperare. 

Gusto del “gelato” consigliato agli amanti del generis o nostalgici cronici degli anni '90.

Mali Yea

Articolo ad opera di Giusy Elle




177. Gli Anni Novanta dei DISSOCIATIVE TV


INTRO
Come secondo articolo di questo 2019 abbiamo presentato i GIUDI E QUANI (qui), un duo veronese con componente femminile alla batteria. Ecco, oggi ci ritroviamo nella stessa line-up, come da storica tradizione alla White Stripes. I DISSOCIATIVE TV, il duo di oggi, come nel caso precedente compone canzoni: intro-strofa-ritornello-testo cantato... una formula tradizionale ma che nei combo italiani a due sembra avere perso presa... molti duo chitarra-batteria sono infatti strumentali e vocati al rumore, inteso come noise, postcore, metal, sludge o sperimentale che sia. Ogni tanto una sana 'canzonetta' mitiga un po' l'atmosfera... Ecco quindi che mi accingo a presentarvi questo duo friulano, con doppio piacere, visto che richiama la mia terra natia...


BIOGRAFIA
Vengono dal Friuli, dalla fredda regione carnica al confine con l'Austria, sono in due e come tutti i duo fanno baccano per quattro. Qui la potenza è data dalla grinta e dall'attitudine punk, visto che il minimalismo strumentale predomina: un set di batteria essenziale e la chitarra senza ingrossamenti legati a splittagi del suono su ampli per basso.

Alessandro De Cecco e Jessica Bortoluzzi hanno già fatto la festa per i loro primi -anta eppure non demordono, dimostrano attitudine punk, sono pieni di energia e amano rifarsi alla musica con cui sono cresciuti. Gli anni '90 predominano infatti sulla loro cifra stilistica.

Il chitarrista Alessandro milita in varie band fin dal 2001 e i generi che si alternano sono più o meno quelli: grunge, punk, new metal, punk/folk per variare... una volta trovata in Jessica la compagna di vita (entro quest'anno le nozze!) risulta comodo suonare in casa, quindi perché non insegnarle i rudimenti del tempo? Come nelle più pure tradizioni dei duo chitarra-batteria, la fiaba si ripete... e in breve Jessica si trova a suo agio persino durante i live; imparato qualche accordo base alla chitarra, i due non disdegnano di scambiarsi pure i ruoli agli strumenti (qui)! Siamo a settembre del 2017 e il duo casalingo è fondato, in quel di Liariis, piccola frazione di Ovaro, in provincia di Udine, a quota 700 s.l.m. 

I brani vengono tutti registrati da Alessandro nel piccolo studio casalingo, in versione assolutamente lo-fi, per poi essere mixati e masterizzati presso lo studio dell'amico Luca Rainis. Le canzoni sono semplici ma d'effetto e scorrono veloci come l'acqua, e con la stessa velocità di un ruscello in piena escono dalla mente del duo, tanto che ad oggi, a due anni dalla fondazione, hanno già visto la luce tre album mentre il quarto è in uscita per dicembre di quest'anno. Anche i live non mancano, oltre 80 ad oggi (tra locali, festivals, live in radio, anche una condivisione di palco con i Ritmo Tribale), sia in Italia che all'estero! Sempre apprezzato il punk melodico di questo duo...

Norway Records 
Ice Cream è attualmente l'ultimo disco dei Dissociative Tv e quello di cui tratteremo quest'oggi, distribuito dalla piccola etichetta indipendente Norway Records di Norimberga. Dieci brani che si gustano come un buon gelato d'estate e proprio davanti a un gelato (metafora del clima rigido della Carnia) nasce l'idea dell'album. I brani, tutti sotto ai 3 minuti, richiamano alla mente i Green Day e i Bad Religion, come i Nirvana o il comic rock dei Bloodhoud Gang. I Dissociative Tv stessi si considerano ironici, parlando nei testi di vita quotidiana, accadimenti divertenti, storie di gatti... quella dei gatti infatti è una passione che lega Jessica ed Alessandro, visto che entrambi sono volontari del gattile locale, contano loro stessi un incredibile numero di mici a casa (oltre una trentina!), sono vegetariani, combattono gli abusi sugli animali (trovate Alessandro su Facebook con lo pseudonimo 'Controlepellicce') nonché tutto il ricavato della vendita dei loro dischi è proprio destinato al gattile dove prestano i loro servizi. Non c'è nessuna discrepanza in tutto ciò: si può essere personaggi 'cattivoni' ma persone dal cuore grande, sensibili all'ambiente in cui si vive e a tutte le problematiche ad esso legate..

Da Ice Cream vengono estratti due singoli da cui i video: "Cake in the Face" è il primo pezzo dell'album, un buon esempio della vena pop che pervade l'intero disco, mentre "Nothing", la settima traccia da cui il secondo video, si distingue notevolmente dal resto della produzione dissociata del duo: brano più duro, suoni di chitarra più aggressivi, persino l'equalizzazione inscurisce la voce tesa di Alessandro, facendo di questo pezzo sicuramente il più interessante dell'intero album. Appoggiati come Ufficio Stampa alla Lunatik, Ice Cream raggiunge tutta la stampa del settore venendo positivamente recensito da testate come Rumore, Rockerilla, Alias -Il Manifesto, Music Map, Classic Rock ed altro ancora.

Ecco, la Tv dissociativa ci porta tutte queste novità: musica punk ma anche pop, un duo isolato nei monti carnici che non disdegna di macinare chilometri per suonare in ogni dove, leggerezza nei testi ma forte impegno sociale nella salvaguardia degli animali e dell'ambiente... andiamo quindi ad approfondire questi temi con gli interessati, intervistando Jessica ed Alessandro, mentre nell'articolo a seguire potrete approfondire l'album grazie alla penna incisiva di Mali Yea del duo reggiano Anice (qui la sua recensione ad Ice Cream)

Link video:


I Dissociative Tv si esibiscono sia in versione amplificata che completamente acustica

INTERVISTA
1. Ciao a voi Jessica ed Alessandro. Che piacere intervistare dei corregionali! Non sono molti infatti i duo friulani chitarra-batteria... Quanti ne conoscete? Con quali avete avuto modo di condividere il palco? E che modello avevate in mente quando avete deciso di suonare insieme?
A: In effetti conosciamo solo un altro gruppo duo come noi che sono i NEW TALKERS fanno rock italiano (no cover) e abbiamo instaurato un bel rapporto con loro e spesso giriamo assieme. Quando abbiamo iniziato a suonare il nostro unico riferimento era il punk californiano, dapprincipio molto stile Green Day ma nel futuro anche qualcosa di più new metal, comunque sempre punk di base. In effetti ci sono sempre stati pochi duo chitarra-batteria nella vostra regione. Resistono ancora i Dolcetti, da Udine, e gli Haunting Green.

2. A leggere la vostra storia sembra tutto facile... Alessandro abbisogna di un accompagnamento ritmico e insegna alla compagna i rudimenti di batteria, la quale li assimila in pochi mesi tanto da essere in grado di sostenere dei live. Ma Jessica, imparare a suonare il primo strumento implica in realtà imparare innanzitutto la musica, come te la sei cavata col tempo? E la coordinazione degli arti? Inoltre, non disdegni di suonare qualche brano anche alla chitarra... ero soltanto io che dopo 10 anni di chitarra mi sentivo sorpassata in bravura dai figli dei miei amici appena approcciati allo strumento???
J: E' facile perché la musica è facile! In effetti Ale ha accelerato tutto perché diceva che tenevo già il tempo bene e che a lui bastava, e così è iniziata la nostra avventura... Col tempo ho migliorato la tecnica. Come coordinazione degli altri sinceramente non ho mai avuto grandi problemi, in ogni caso nel gruppo la batteria resterà sempre molto base anche nel futuro.

3. Anche la creazione dei vostri pezzi segue la stessa logica dell'immediatezza: quattro full lenght in due anni!!!! Ci descrivete il vostro percorso compositivo? Come fate ad essere così prolifici?
A: Questi 3 album sono stati scritti tutti di getto. Avevamo in testa già mille idee, bastava solo registrarle. Le canzoni nascono da un riff di chitarra e da alcuni “Strambolotti inglesi” che col tempo si trasformano in un testo, spensierato sì ma che comunque abbia il suo senso.

4. Dissociative Tv è proprio un duo minimalista: a differenza di molti vostri colleghi optate per la semplicità strumentale, niente loop station, ampli aggiuntivi di basso o artifici di altra sorta. Com'è la reazione del pubblico di fronte a un modo di essere così nudo e diretto? C'è ancora qualcuno, a quasi vent'anni del terzo millennio, a lamentare la mancanza del basso? Nel recording però qualche sovrincisione c'è, e anche qualche traccia di basso...
A: Dal vivo si gioca sul fare “Casino", un “Casino” sensato, comunque, e quindi la gente apprezza il live semplice, senza aggiunta di effetti. Poi, sinceramente, non sono portato per lo “Smanettare con le pedaline”. Nel disco aggiungiamo solo un traccia di basso che segue la chitarra per rendere le canzoni più complete.

5. I vostri testi sono leggeri, parlano di eventi del quotidiano, spesso in maniera ironica. Eppure nella vita avete preso posizioni molto impegnate! So che avete una colonia di gatti da accudire, a casa, oltre ad impegnarvi attivamente nel volontariato presso il gattile locale. Persino il ricavato della vendita dei vostri Cd è destinato a tale fondazione! C'è discrepanza tra la vostra vita artistica e quella impegnata nel sociale?
A+J: Oddio, non riteniamo questa cosa un impegno anzi, per noi è un piacere farlo. Questo disco ad esempio era per il gattile, il prossimo potrebbe essere per qualche persona o famiglia che necessita aiuto, chissà.! I testi sono ironici perché ci piace sdrammatizzare quasi su tutto... quasi eh!!

6. Tra gatti e musica suonata in casa, come ve la cavate col vicinato?
A+J: Abbiamo un vicinato eccezionale, sono tutti favorevoli alla musica e ci appoggiano. Non si potrebbe vivere in un posto sperso migliore!!!

7. Alessandro, nei tuoi brani di oggi si sente la reminiscenza degli anni belli, in cui siete cresciuti. Ci racconti del tuo percorso musicale, i generi che ti hanno influenzato, e come mai dopo i 40 anni celebri ancora gli anni dell'adolescenza?
A+J: Sì, ci sentiamo ancora adolescenti, è semplice, la musica fa anche questo, ti fa rimanere sempre giovane (almeno dentro) Negli anni abbiamo ascoltato di tutto: Sex Pistols, progressive italiana, Clash, Beatles, system of a Down, Nirvana, Green Day, Nofx, Sepoltura, Prozac+, Area, Pfm, Melvins, Teatro degli Orrori, cantautori e molto altro. Per farti l'elenco dovremmo stare qui mezza giornata e sicuramente dimenticheremmo qualcuno.

8. Componevi già nei gruppi precedenti ai Dissociative Tv? E dopo tanti anni di militanza in full bands come descriveresti la tua esperienza in duo?
A: Da quando ho iniziato a suonare la chitarra ho subito iniziato a comporre; diciamo che il duo è una figata perché puoi sicuramente portare avanti al meglio le tue idee.

9. Parlateci un po' dei due video girati fino ad ora. Il set cinematografico è casa vostra, vero? Chi vi ha seguiti nella registrazione e montaggio dei videoclip?
A: I video sono fatti di getto e senza alcun aiuto, con una go-pro e un montaggio veloce. In futuro però faremmo qualcosa di più professionale con l'aiuto di un nostro amico esperto in questo settore. I set quasi sempre a casa, sì, fa freddo fuori!

10. Come siete arrivati a firmare con una label tedesca? So che l'Austria è dietro le vostre porte di casa, e spesso ci andate a suonare, ma Norimberga è ben un po' più in là... inoltre il vostro album è il numero 1 nel loro roster, è corretto?
A: Top secret.. sveleremo tutto nel futuro!

11. Non vi chiedo quali sono i vostri progetti prossimi... so già che continuerete a suonare moltissimo e a finire di registrare il vostro quarto album, in uscita a fine anno. Cosa ci dobbiamo aspettare, invece, da questo nuovo prodotto discografico? Novità o continuità della tradizione Dissociative Tv?
A: Stavolta si cambia: molto più punk-newmetal-rap. Ci staccheremo dai Green Day per seguire un percorso diverso e sicuramente più nostro.

Un saluto e un abbraccio da tutti noi dell'Edp, cari Jessica ed Alessandro. Vi lascio chiudere con parole vostre mentre noi vi auguriamo una felice vita insieme: musicale, di coppia e di gattari...
A+J: Siamo noi che ti ringraziamo e come diciamo spesso: "si può suonare sempre, non ha importanza che età uno abbia... è come rompere i coglioni, l'età non conta". Ciao Edp, un super abbraccio!!



DISCOGRAFIA
ICE CREAM Dicembre 2018, Norway Records (punk melodico, grunge, pop, lo-fi)

1.Cake in the Face 2.Expering Inspiration 3.Ice Cream 4.Foxtrot 5. 2 Minutes 6.Technology 7.Nothing 8.Move the Washing Machines 9.They are not well 10.The Cat is Washing

Qui la nostra recensione


TROPICAL ISLAND Dicembre 2017, Autoprodotto (punk melodico, grunge, pop, lo-fi)

1.Tropical Island 2.The home of Dissociative Tv 3.Beggers will ride 4.Is not my Way 5.Ironic Song 6.Sebastian Rock 7.Routine 8.Radio Je 9.Rendundant 10.Riff on the Ruff




CLASSIC VIDEOGAME Agosto 2017, Autoprodotto (punk melodico, grunge, pop, lo-fi)

1.To Climb 2.Look waht heppened 3.Breaks to the next 4.All Zero 5.Time went by 6.Guys full of shit blind me 7.Punch in the mouth 8.The Cemetery is the Holiday 9.Thanks for coming to me 10.Classic Videogame






Link ad altre recensioni:


Articolo e intervista ad opera di Giusy Elle