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sabato 22 febbraio 2020

195. La natura selvaggia e gloriosa dei THE HAUNTING GREEN


Foto by Riccardo Modena

INTRO
Chi segue con regolarità Edp, sa che abito in Trentino ma sono di origini friulane, per tale ragione questo duo è uno che ho seguito fin dagli albori (fantasticando a volte di aver potuto condividere i palchi, se restavo in regione...), pur non avendo ancora dedicato loro il doveroso approfondimento. Col tempo mi sono sempre più affezionata alle loro sonorità, scure ma sublimi, e alle personalità dei due componenti, come si delineavano dai post sui social e dalle interviste, fino a sviluppare una vera e propria empatia con il loro progetto. E' quindi con gran piacere che inauguro la stagione redazionale 2020 (anche se un po' in ritardo...) presentandovi i THE HAUNTING GREEN, duo dalle coordinate metal estreme ma con sonorità dilatate ambient-drone ed elettronica dark; il tutto, con signorina alle pelli...

BIOGRAFIA
THE HAUNTING GREEN nasce a Udine nel 2012 dallo scioglimento del quintetto post-hardcore A Cold Dead Body, del cui organico sopravvivono il chitarrista Cristiano e la batterista Chantal. Chantal Fresco, in realtà, nasce nel 1981 a Genova e, dopo la laurea triennale in D.A.M.S., trasloca in Friuli, nelle terre di origine della famiglia materna. Già in Liguria aveva suonato nella band Varusclis (il destino vuole fosse un duo basso-batteria...) per cui una volta trasferitasi nella nuova regione non ha avuto problemi ad inserirsi in un altro progetto musicale.


Il pordenonese Cristiano Perin, classe 1978, è invece un ingegnere edile che per molti anni ha lavorato a Udine nel ramo della bioedilizia, suonando anche la chitarra negli  Zune, storica band HC recentemente riformatasi. La musica è una vera passione per lui e in quegli anni inizia anche a collaborare come volontario e promoter con il circolo ArciCas’Aupa  di Udine dove organizza concerti, workshops e rassegne; ancora oggi fa parte del direttivo artistico. Nel frattempo è anche il socio fondatore dell’Associazione Sherpa, la quale ogni estate organizza un concorso per band emergenti e una serata di musica live allo scopo di raccogliere fondi per la ricerca e cura delle malattie cardiovascolari.

E' in quel periodo che conosce e contatta Chantal su Myspace per un side-project tra il dark e lo psichedelico, ma in realtà, di lì a breve, il batterista degli A Cold Dead Body lascia la band ed è su di lei che cade la scelta del sostituto, accantonando l'idea del progetto parallelo. Purtroppo non è mai facile far quadrare una band di molti elementi ed è così, che dopo un lungo periodo di agonia, all'uscita del primo, soffertissimo album, la band si scioglie definitivamente.

Chantal e Cristiano, forti di una solida amicizia e un'intesa quasi telepatica (nonostante questo e diversamente da quanto si possa immaginare non sono una coppia nella vita), decidono di continuare l'avventura musicale assieme fondando così gli Haunting Green. Siamo nel 2012 e Cristiano riarrangerà per una sola chitarra il materiale migliore dell'album mentre con Chantal si preparano a creare nuovi pezzi che prendono sempre più le coordinate post metal, attingendo a piene mani dagli ascolti black di Cristiano e aggiungendo una vena poetica, del tutto personale, che rende la musica del duo molto riconoscibile e assolutamente incantevole. Amplificatore da basso e sintetizzatore, sono gli strumenti aggiuntivi per raggiungere tale risultato; batteria elegante a confezionare il tutto; qualche abbellimento nell'album ma nessuna base in fase live.

Il 2014 è l'anno in cui si inaugura la discografia della band, pubblicando dapprima un Ep omonimo, (in tiratura limitata e ormai esaurito), un 5 pezzi dove la scrittura di Cristiano già rivela la sua predisposizione per la melodia struggente di nordica memoria e il canto (quando c'è) si esprime in un growling sofferto. A fine anno è invece il turno di un'insolito split album con quel genio della sperimentazione che è il bolzanino Claudio Rocchetti, parte di una serie limitata di split edita dalla Final Muzik di Gianfranco Santoro (qui un video live)

A parte la speciale incursione in una compilation dedicata al locale fiume Tagliamento (Tiliaventum, Final Muzik 2017), dobbiamo attendere l'inizio del 2019 per un nuovo lavoro in studio, ma ne vale proprio la pena. Natural Extinctions raccoglie 7 brani per una cinquantina di minuti d'ascolto durante i quali ci si può perdere e incantare. Molto spazio è dedicato agli strumenti che, tra chitarra ed elettronica, costruiscono atmosfere sospese e melodie struggenti, il tutto in una maniera assolutamente ben rifinita e curata in ogni suo dettaglio.

Mi piace sottolineare la speciale collaborazione con due cari amici di Chantal: il compositore e polistrumentista genovese Fabio Cuomo, intervenuto con un delicatissimo outro di synth e pianoforte in "Where Nothing Grows", il pezzo chiave del disco, e la sua compagna, l'illustratrice Jessica Rassi (TheGiant's Lab), che ha contribuito a questo bel lavoro interpretando al meglio il lato forte e selvaggio della natura, nella cover del disco, come da concept base dell'intero progetto Haunting Green. Dalla carcassa di un animale selvatico, sboccia e impera la natura in forma di fiori lussureggianti. 

In Natural Extinctions la natura viene vista e interpretata come la fonte prima da dove proveniamo e dalla quale, nel nome dell'evoluzione, ci siamo sempre più allontanati, fino a considerarla qualcosa di estraneo, di cui approfittare e depredare. Un percorso di lontananza che prevede anche l'abbandono dell'istinto, dell'innocenza del fanciullo; estinzione naturale come metafora del disconoscimento dello Spirito Puro che dimora in ognuno di noi. 
La natura selvaggia del Friuli la ricordo bene, ed è quella che ha incantato Chantal e dato forma al Cacciatore Verde, la figura mitologica il cui compito è di ricondurre l'uomo alla sua primordiale e gloriosa natura, e che negli Haunting Green usa le note magiche di Cristiano per riportare ogni anima travagliata alla sua originaria dimora di pace. Musica elegiaca e messaggi profondi per un duo dalla sensibilità inusuale... A proposito di questo: l'album è dedicato a Black Mamba, una bella Rottweiler ormai scomparsa che più che la mascotte della band, era proprio da considerarsi il terzo membro segreto del duo, e che sempre li ha seguiti in sala prove, ai concerti e nelle trasferte dei tour. Un animale che seppur nella sua dolcezza era il ponte d'unione tra i musicisti e la natura pura e selvaggia di cui decantano, una specie di inconsapevole musa ispiratrice a cui rendere, così, degno onore.

A rappresentanza di tutte queste tematiche, ecco il videoclip della seconda traccia, "Where Nothing Grows", uscito ad anticipazione dell'album stesso. Un'esperienza che vede Chantal nella figura di attrice e sceneggiatrice, in un bucolico paesaggio fatto di verdi colline e torrenti cristallini, tra cavalli e l'antica e nobile arte della falconeria. 

Cosa dire ancora di questo splendido duo? Che la loro musica e il messaggio correlato si stanno divulgando a livello nazionale grazie ai molti live che li vedono impegnati, ma anche internazionale grazie alla collaborazione con l'etichetta indipendente canadese Hypnotic Dirge Records. Numerose sono per esempio le recensioni per webzine Statunitensi, Canadesi e Spagnole... Una scelta fatta non solo per comune estetica musicale ma anche per i valori che stanno alla base dell'etichetta stessa, come da breve approfondimento qui a seguire. Procederemo poi con i dettagli di tutte queste tematiche grazie all'intervista con i diretti interessati: Chantal Fresco e Cristiano Perin del duo elettrico friulano The Haunting Green, mentre nel post successivo lasciamo spazio al nostro fido collaboratore Cesare Businaro che, con la sua recensione, vi condurrà, in maniera colta, tra tutti i risvolti di Natural Extinctions. Buona lettura, buon ascolto, e che sia un viaggio illuminante per tutti voi, verso il ritorno sacro e naturale delle nostre radici più selvagge. Prima che sia troppo tardi e che l'estinzione divenga l'unico panorama possibile.

Link video:
"Where Nothing Grows" (2019) https://www.youtube.com/watch?v=q46pxzi8r1I
"Our Days in Silence" (2015) https://www.youtube.com/watch?v=6qf9pZHKTcg
"Blind Me now" Live@Spazio Zero https://www.youtube.com/watch?v=2luthyO7z4Y


LABELS
Hypnotic Dirge Records http://hypnoticdirgerecords.com
HDR è un'etichetta indipendente di Black e Doom Metal fondata nel 2008 a Esquimalt (Canada). Nicolas Skog ne è stato il fondatore e attorno a lui, ad oggi, si è raccolto un piccolo team di lavoro, distribuito nelle due sedi di Saskatchewan e Quebec.
La filosofia dell'etichetta è molto interessante, basata su valori di equalità e collaborazione, prima ancora che economici. Pubblicano musica di band underground da tutto il mondo purchè questa sia genuina, viscerale e che abbia un forte aspetto emozionale; da questo punto di vista il genere è riduttivo e in catalogo troviamo infatti anche generi che esulano dal metal. Il rapporto con gli artisti prodotti è paritario e non si impone mai una filosofia di mercato: lasciano alle band totale autonomia sulle decisioni finali affiancandosi soltanto come partner con esperienza. Notevole la strategia di mercato della Hypnotic Dirge che, nel rispetto del fruitore finale ma anche dell'artista, rilascia tutto il proprio catalogo su Bandcamp in forma di free download. Gratuito o a piccola donazione, il meccanismo si è rivelato vincente: il numero dei download, e di conseguenza della circolazione della musica, è aumentata notevolmente mentre la somma delle donazioni spontanee alla fine ha raggiunto se non superato il circolo di affari del download a prezzo imposto. Ma non si tratta di una mera questione di affari, i valori dell'Hypnotic Dirge sono più profondi: "The internet is meant to be free. Files are meant to be shared. Open-source is the future. Mutual respect and voluntary support is the best way to forge non-coercive values". L'etichetta inoltre pubblica periodicamente compilation con i brani dei propri artisti e nel tempo si è anche organizzata nella distribuzione per il Nord America di altre etichette metal: Solitude Productions (Russia), Throats Productions (Messico), Vendetta Records (Germania) e Les Acteurs de l'ombre (Francia). https://hypnoticdirgerecords.bandcamp.com/



INTERVISTA
1. Un cordiale saluto, cari Cristiano e Chantal, e benvenuti negli spazi virtuali dell'Electric Duo Project. Del duo, di come è iniziato e si è evoluto, abbiamo già parlato nell'articolo di presentazione, vediamo qui di approfondire la nostra conoscenza: Chantal, come è iniziata la tua passione per la batteria e come sei arrivata al tuo personalissimo drumming?
CH: Ciao a tutti, è un piacere!
Sono una di quelle bimbe cresciute negli anni '80 a cui non hanno comprato la batteria di Topolino, nonostante gli innumerevoli appelli. La mia passione per la batteria tornò all'epoca del liceo, poco prima del rientro a scuola dopo le vacanze estive che trascorrevo come da tradizione in Friuli. Un amico batterista mi invitò ad assistere alle prove: rimasi affascinata dal suono della batteria, e gli chiesi di farmi provare. Ricordo che mi insegnò un tempo in levare, cosa non proprio da principianti, ma ci riuscii! Dopo pochi giorni sarei rientrata a Genova, e il primo giorno di scuola la disperazione da rientro fu mitigata dalla presenza di un ragazzo che distribuiva all'entrata volantini di una scuola di musica, che includeva corsi di batteria. Diciamo che è come se il colpo di fulmine per questo strumento avesse acceso un lume dentro di me, rendendomi visibile alle occasioni che la vita pone innanzi ai nostri occhi: a noi tocca il compito di saperle cogliere.
Dopo circa un anno di demotivazione da solfeggio cantato arrivò la mia prima batteria (una Ludwig Rocker nera), e armata di Walkman e cassette (!) iniziai finalmente a suonare provando nello scantinato andando a orecchio. Il primo gruppo è arrivato molto dopo, e facevamo schifo, tanto da riascoltarmelo tutt'oggi per ridere a crepapelle! Di batteristi ne ammiro moltissimi ma non mi ispiro a nessuno: piuttosto assimilo ciò che mi piace e lo lascio emergere.

2. In Liguria avevi già suonato in un duo, nello specifico basso-batteria (Varusclis): come mai quella line-up e quali le differenze con uno con la chitarra? 
CH: Appena iniziata l'università iniziai a suonare in alcuni gruppi. I Varusclis nacquero dalla voglia di sperimentare, divertirsi, e fare tanto casino senza particolari aspirazioni. L'approccio era molto punk e finalizzato a suonare dal vivo: basso suonato a caso e batteria che dà senso a tutto...
The Haunting Green è un progetto serio e ben più articolata è la materia sonora. Oltre a suonare la chitarra, Cris gestisce l'elettronica, e canta. Io da dietro le pelli suono anche il synth tramite un sample pad: questo permette di ampliare la gamma di sonorità nei nostri arrangiamenti.
Alle nostre sonorità dedichiamo un'attenzione puntualissima, e dietro a ogni nota c'è una ricerca, delle idee, e una scelta consapevole.

3. Cosa ti ha spinta a trasferirti in Friuli, nelle terre di origine di tua madre? Le memorabili vacanze dai nonni hanno lasciato il segno della Terra d'Origine?
CH: Io sento di appartenere a questi luoghi da sempre. Non mi sono mai sentita a casa a Genova, e fin da piccola ogni rientro dalle vacanze, a settembre, era un momento di disperazione. Mi attendevano mesi di reclusione lontana dai miei inseparabili amici: i grandi spazi circondati da quei monti, quei fiumi, quei boschi, quei panorami, quei silenzi, quei temporali e quei tramonti. Nessun luogo ha mai avuto un'influenza così benefica, antalgica, come dove ho scelto di vivere.
Ho sempre avuto un legame speciale e profondo con la Natura e un rapporto empatico con gli animali, oltre che un bisogno viscerale di solitudine e introspezione, necessaria a disintossicarmi dalle brutture (soprattutto umane). Amo contemplare la bellezza essenziale della natura, che ha sempre ragione, e trova sempre il modo per insegnarti qualcosa di saggio. Ciò che alcuni definiscono“il nulla” per me era, è stato ed è “il tutto”.

4. Ciao Cristiano, devo ammettere che il tuo writing mi ha profondamente coinvolta, ci sento molta anima, dentro. Immagino che tu non viva la musica come uno sfogo o semplice divertimento, c'è molto di più in tutto questo. Ci vuoi spiegare la valenza che dai alla musica e come si sviluppa il tuo processo creativo e compositivo?
CR: Non vivo di musica, ma essa è per me un rifugio, un luogo dove evadere dalla quotidianità, e visto che la quotidianità fa schifo, puoi immaginare quanto sia importante per me la musica. A volte è tutto quello che ho. A volte mi ha salvato.
Il processo creativo è una cosa che andrebbe allenata ogni giorno. Purtroppo non ho sempre il tempo di farlo. Capita spesso però che le idee mi vengano dopo che in qualche modo sono stato colpito da qualcosa di forte: può essere anche la visione di un film, una qualsiasi opera d’arte o anche un luogo. Tecnicamente mi trovo bene a comporre avvalendomi dell’ausilio di una daw che mi permetta di arrangiare subito tutti gli strumenti e ascoltarne subito il risultato, avendo così più facilmente una visione globale del pezzo. Credo che ciò aiuti anche ad essere il più possibile obiettivi riguardo la propria creazione, avendo da subito la possibilità di concentrarsi sull'ascolto del risultato più che sull'esecuzione. Non sono un fan delle lunghe jam session.

5. I suoni dell'album sono articolati e c'è anche una traccia di basso: come vi comportate durante i live?
CR: Su disco ho voluto incidere anche una traccia di basso, ma solo per una questione di qualità sonora e per la maggiore facilità di gestione in fase di mixaggio. Dal punto di vista dell’arrangiamento quello che c’è su disco non si discosta quasi mai da ciò che poi suono dal vivo con la chitarra, splittando il segnale processato con un octaver in amplificatore da basso.

6. Ho letto in un'intervista che al momento di affrontare la sfida che un duo comportava, avevi pochi modelli a cui fare riferimento (Dark Castle, Urfaust...); ovviamente per quanto riguarda il tuo genere musicale... eppure un po' tutti i generi hanno ormai adottato soluzioni simili. Come sei arrivato a costruire il tuo suono? L'elettronica aiuta molto, direi, soprattutto nel creare atmosfere.
CR: Sbattendoci la testa contro e commettendo molti errori all'inizio. Dal vivo non volevamo adottare delle basi preregistrate, come fanno molte bands. Nel primo EP non ce ne sono proprio, mentre per quest’ultimo disco ce ne sono giusto un paio e tutt’ora le parti di synth sono suonate live direttamente da Chantal con l’ausilio di un pad per batteria. Tieni poi conto che molte parti “atmosferiche” che senti su disco sono in realtà ottenute con la chitarra.

7. Considero il vostro ultimo album, Natural Extinctions, un prodotto maturo, frutto di uno studio meticoloso dei particolari. Parlateci un po' della sua genesi e del suo sviluppo, durato parecchi anni.
CR: Ha avuto sicuramente una genesi travagliata. Le idee erano praticamente già pronte da anni, ma poi, nella nostra sfera privata, ci sono state un sacco di difficoltà, cambiamenti, imprevisti e dolori che ci hanno più volte costretto a rallentare e mettere da parte la musica per un po’.
CH: Siamo stati entrambi pazienti, e l'attesa non si è rivelata tempo sprecato, perché abbiamo potuto lavorare maggiormente sui particolari. Sono soddisfatta su tutti gli aspetti, dalla produzione di @El Fish Studio di Genova curata egregiamente da Emi Cioncoloni, all'intervento di @Fabio Cuomo al piano e synth nel finale di Where Nothing Grows, alle grafiche di @Jj at the Giant's Lab, anche lei di Genova. Fabio e Jessica sono cari amici che conoscono bene The Haunting Green sia come persone che come musicisti, sanno cosa c'è dietro a questo album e hanno fatto un lavoro eccellente: spero che si senta, e che si veda!

8. La scelta dell'etichetta con la quale rilasciare l'album è ricaduta su una label straniera. Cosa vi aspettate da questa collaborazione con la canadese Hypnotic Dirge Records? Per il momento ci vedo l'internazionalità del messaggio, per esempio avete ricevuto delle belle recensioni da riviste spagnole, statunitensi, canadesi ovviamente...
CH: Hypnotic Dirge Records (Canada) è sicuramente l'etichetta più adatta al suono di The Haunting Green, inoltre abbiamo apprezzato la velocità con cui si sono proposti di far uscire il disco. C'è un bel dialogo tra noi e tutto è gestito in un clima sereno, nonostante la distanza non ci abbia permesso ancora di conoscerci di persona. Condividiamo anche il principio di permettere di scaricare a offerta libera l'intero catalogo.

9. E' nota la vostra attrazione per la Natura e il mondo selvaggio, tutto il concept del duo ruota attorno a questo argomento. Com'è nato il nome della band? A me ha sempre ricordato la figura del Green Man, l'Uomo Verde emblema del legame tra Uomo e Natura, il "Jack in the Green" dei Jathro Tull; oppure richiamato alla memoria il Cavaliere Verde della Tavola Rotonda e la mitologia che ci sta dietro, fino al Cacciatore Selvaggio, in grado di ristabilire la connessione interrotta tra Uomo evoluto e Natura primordiale. Il vostro nome è un richiamo a tutto questo bagaglio simbolico?
CR: Letteralmente “il verde infestante” è una metafora per indicare la capacità della natura di risorgere (in noi) e riappropriarsi di ciò che le è stato sottratto. E’ anche un augurio a riconciliarsi col lato più puro e primordiale che c’è in noi. Ne abbiamo sempre più bisogno.

10. L'Estinzione Naturale rientra invece in un contesto diverso, è sì il distacco dal nostro essere primordiale per vivere in un mondo che ci siamo costruiti (bellissimo l'epilogo di 'Where Nothing Grows': "We used to nurture what cannot last and keep on sowing where nothing grows"), ma mi pare di capire sia anche il possibile destino del genere umano se persiste nel suo percorso di allontanamento dalla Natura, una vera e propria estinzione della razza ("there's no hope to survive this time / we are a natural extinction"). Una specie di rivalsa della Natura sulla follia e presunzione dell'Uomo, se vogliamo, ma anche il fallimento della missione equilibrante del Cacciatore Selvaggio, in questo caso... Quanto c'è di speranzoso e quanto di fatalmente irrecuperabile, nella vostra visione del mondo, dell'Uomo e del suo rapporto con la Natura?
CH: L'estinzione di cui parliamo non è intesa in senso squisitamente ambientalistico, ma investe anche gli aspetti dell'interiorità umana. Ci stiamo suicidando lentamente da anni. Siamo corresponsabili della distruzione dell'habitat di miliardi di esseri viventi, inclusi esseri umani, e solo per la nostra abitudine a sfamare appetiti consumistici indotti dal capitalismo, mascherati da necessità.
Ormai è difficilissimo compiere gesti quotidiani responsabili nei confronti dell'ambiente e del prossimo, perché la nostra coscienza civile e ambientale è frammentata, perché non abbiamo abbastanza tempo o soldi, e per l'inerzia dei governi criminali che non forniscono risposte adeguate né concrete ai problemi ambientali, a quelli sociali umanitari da esso generati: a loro interessa che consumiamo e che non ci informiamo. A cosa serve sapere quando puoi riceverlo direttamente a casa? Viviamo nella società del “vabbé, per una volta una succede niente”, e del “se non si vede non succede”.
Basta pensare da chi gli italiani hanno scelto di farsi rappresentare per comprendere che l'evoluzione ce la siamo fatta scappare per sempre. Si è tornati a scambiare l'aggressività e la prevaricazione con la forza, a credere che alzare la voce, le mani o le armi sia accettabile, persino giustificabile. Il leader in natura è il più valido e sano esemplare del branco, che il rispetto se lo guadagna poiché si dimostra in grado di gestire il benessere comune. Anche in questo andiamo contro natura, e per vedere le conseguenze basta un click.
Osservare a che vergognoso livello è arrivato nel 2020 l'essere umano rende concreta nonché ottimistica la prospettiva di estinzione. Non ce lo meritiamo questo pianeta. A mio avviso nulla è recuperabile, possiamo solo smettere di fare la guerra alla vita e al prossimo nel tentativo di arginare i danni.

11. Cristiano, da ingegnere che operi nella bioedilizia, qual è invece il tuo parere professionale sull'argomento? Riuscirà l'Uomo a trovare un equilibrio tra la propria esistenza e quella del pianeta che lo ospita?
CR: Non la vedo per niente bene. Purtroppo lo sforzo di pochi è continuamente vanificato dall'indifferenza degli altri. Ci siamo già mossi troppo in ritardo e la situazione è già molto compromessa. C’è la necessità di prendere a livello politico delle decisioni che sarebbero per forza molto impopolari, perché ci costringerebbero a ridurre il nostro tenore di vita, che al momento è totalmente incompatibile con un vivere in equilibrio con la natura e con le risorse a disposizione. Un sistema capitalistico incentrato sulla crescita continua già per propria natura rema contro, e inoltre purtroppo sappiamo bene che ciò che interessa alla politica è il consenso, quindi dubito che ci sarà nell'immediato qualcuno che avrà il coraggio di muoversi con forza in questa direzione.

12. Chantal, il videoclip di 'Where Nothing Grows' è svolto sulle colline e pedemontana del pordenonese e ti vede operare nei ruoli sia di attrice che sceneggiatrice. Ti vediamo a cavallo mentre pratichi l'antica arte venatoria della falconeria: ci parli di queste tue passioni e di come è nato e si è svolta la realizzazione del video?
CH: E' stata scelta Where Nothing Grows ché è il pezzo chiave dell'album, nonostante sia stato necessario ridurne il minutaggio sacrificando il bellissimo outro di Fabio Cuomo. Il videoclip è un'opera autobiografica scritta da me, che ho realizzato con l'aiuto prezioso di alcuni amici e conoscenti. Ho deciso di ambientarlo nei luoghi prediletti dei The Haunting Green, primo di tutti il Tagliamento, ultimo fiume europeo allo stato selvaggio -minacciato dagli speculatori- nonché una sorta di tempio che amiamo frequentare.
Il videoclip nasce da un bisogno interiore di piantare i semi di un'esperienza personale, di cui l'album Natural Extinctions si è rivelato la colonna sonora. Avevo da poco dovuto dire addio alla mia adorabile compagna di vita, a cui abbiamo dedicato il disco. Black Mamba era una splendida ed esuberante Rottweiler, vivevo da sola con lei da 12 anni ed era sempre con me. Di conseguenza faceva un po' parte anche lei del progetto The Haunting Green: ci rubava la “scena”, e ci ricordava di non prenderci MAI sul serio!
Una notte a Novembre, poco prima che firmassimo per Hypnotic Dirge, stette improvvisamente e irreversibilmente molto male, e non ci fu nulla da fare che prepararmi a separarci. Vissi intensamente ogni istante del tempo che ci restava per onorare la nostra unione, più che piangere una separazione imminente: quest'ultima non era ancora avvenuta, e nel qui e ora eravamo insieme. Chi sta per morire non merita altri dolori oltre a quello che già lo affligge. Io, avrei avuto tutto il resto della vita per sentire la sua mancanza, e il dolore per la sua perdita ha trovato la pace proprio il giorno dell'uscita del video, che ho voluto coincidesse con il primo anniversario dalla sua sepoltura, sigillando e onorando la memoria di questi anni. Su quella terra ho piantato un Loropetalum, cespuglio sempreverde dalle foglie nere, che le somiglia moltissimo.
Arriva un momento per tutti in cui la sola strada che possiamo percorrere è dire addio, e noi umani ne soffriamo terribilmente perché siamo tendenzialmente attaccati al passato, alla materia e ai condizionamenti più che al presente. E' difficile accettare che qualcosa possa finire, cambiare o esaurirsi, però è anche l'unica certezza che abbiamo, è la cosa più naturale che possiamo aspettarci.
Da qui la scelta di esprimere visivamente incontro, separazione e solitudine come fasi necessarie in un cammino interiore. Per questo trovo una cavalla (la Quarter Hot Negrita) che mi accompagnerà fino a che sarà disponibile a farlo. Per la Falca Sacra ho contattato un amico falconiere: ho tratto ispirazione da una leggenda Sioux che narra di due innamorati desiderosi di amarsi in eterno, a cui uno sciamano chiederà di legare un falco e un'aquila per una zampa. I due ragazzi assisteranno a ciò che li aspetta se non saranno in grado di lasciar libero l'altro, e capiranno che andare contro natura è qualcosa di distruttivo, che con l'amore non ha nulla a che fare. Capiranno che cosa non è l'amore.
Nel videoclip anche il rapace mi abbandonerà, e io proseguirò da sola, serenamente per i miei luoghi esattamente come ho iniziato, fino a che non troverò il posto adatto a mettere a dimora quel cespuglio sempreverde dalle foglie nere che mi porto dietro, per lasciarlo finalmente andare. Quel luogo è il greto del Tagliamento in secca, dove nulla cresce.
L'ispirazione viene dall'inarrivabile Il Cavallo di Torino di Béla Tarr. C'è una scena in cui la ragazza implora al cavallo di mangiare, ma egli non ha più neppure la forza: lei si rassegna all'evidenza che la fine sta arrivando, chiude la porta della scuderia, proiettando ombra sulla stanza. La cavalla sparisce nell'ombra, lei si ritira tra le mura della sua impotenza ad aspettare la fine mentre un forte vento di distruzione affligge il mondo.
E noi, siamo in grado di riconoscere quando è arrivato il momento di lasciare andare? Siamo in grado di agire in armonia con la natura? Siamo in grado di ascoltarla e di ascoltarci?
Spero che qualcosa di quanto volevo esprimere arrivi a chi guarderà il videoclip. Il cambiamento deve partire da noi, il cammino non deve arrestarsi: a questo ci penserà l'Estinzione.

13. Dopo tutta questa intensità di sentimenti ed emozioni, quali i progetti dei The Haunting Green per il prossimo futuro?
CR: Scrivere nuovi pezzi.

Grazie della vostra preziosa partecipazione alle interviste dell'Edp, Cristiano e Chantal. Tra messaggi di speranza e constatazione di una misera realtà, The Haunting Green è un duo che ha sicuramente molto da dire: quali le vostre considerazioni per concludere?
CH: Grazie a voi per lo spazio dedicatoci su EDP! Supportate la musica e l'arte, andate ai concerti se volete tenere in vita quel variegato sottobosco di progetti indipendenti validissimi che ci sono in Italia: aiutiamoci a rendere questo mondo più tollerabile.


Link band



DISCOGRAFIA
NATURAL EXTINCTIONS 2019, Psychedelic Dirge Records (Doom, Black Metal, Ambient)

1.Lazarus Taxon 2.Natural Extinctions 3.The Void Above 4.Litha 5.Where Nothing Grows 6.Rites of Passage 7.Luminous Lifeforms

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Qui la nostra recensione



CLAUDIO ROCCHETTI / THE HAUNTING GREEN Split Album 2014, Collana "Cd singles Club" by Final Muzik

1.Freedom Day
2. Blind me, Night

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THE HAUNTING GREEN Ep 2014, Autoprodotto (Doom, Black Metal, Ambient)

1.The Mournful Sons 2.Our Days in Silence 3.Eradicate
4.IIII 5.V

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Link ad altre recensioni

Link ad altre interviste



Articolo e intervista ad opera di Giusy Elle


lunedì 30 dicembre 2019

194. ELENCO ARTICOLI 2019






Anche quest'anno è volato, tra nuovi album e duo che nascono o si sciolgono. Una buona parte di tutto questo ve lo abbiamo raccontato con i nostri articoli e, se ne avete perso qualcuno o avete piacere di rileggerne qualcun altro, ecco qui una bella guida ai 23 pubblicati nel corso del 2019: 7 presentazioni di nuovi duo, 4 aggiornamenti con 2-man band già di nostra conoscenza, 11 recensioni di album, un articolo per 1 video... Buona lettura, quindi, buona musica e Buone Feste!!!!


ELENCO ARTICOLI 2019

171) La nostalgia degli SDANG! 15.1.2019
Terzo appuntamento con i nostri amici bresciani Nicola Panteghini e Alessandro Pedretti. L'occasione è la pubblicazione del nuovo album, che esce a 5 anni di distanza dalla formazione del duo. Una proposta musicale originale, quella degli Sdang!, che con la loro versione di rock strumentale, tra il tecnico e il poetico, si distinguono nel panorama dei power duo nazionali. Musicisti professionisti, viaggiano in tour per l'Italia anche con un altro progetto che li vede suonare in trio con Colin Edwin dei Porcupine Tree. Tutto questo e altro nell'articolo-intervista di aggiornamento.

Dopo un Ep di avviamento e un full lenght, il 2018 segna l'uscita di una terza pubblicazione in studio per i nostri Sdang!, un concept album che li vede consolidare il proprio stile inconfondibile e che ci parla dell'importanza dei ricordi e di coltivare la memoria delle cose. Recensione a firma Mali Yea (Anice)

Eccoci alla prima presentazione dell'anno di un nuovo duo: loro sono Francesco Quanilli e Giuditta Cestari, due musicisti dalla grande esperienza musicale (Giudi -cantante e batterista del duo- è per esempio figlia d'arte, ha fondato band in giro per il mondo e suonato come tournista in Europa) che ci hanno positivamente incuriositi in merito alla loro proposta musicale: sano rock, anima soul e attitudine punk. Con questa formula incantano tutti, vengono compresi ed apprezzati da varie fasce d'età e i loro concerti in giro per il Triveneto non si contano più. Tanta sana allegria per questo duo che esordisce da subito con un full lenght e che vanta 4 ore di repertorio live grazie alle numerose cover ripresentate nel proprio stile.

Primo album per il giovane duo veronese che ci presenta però da subito un full lenght di ben 10 pezzi, recensiti per voi dal nostro collaboratorte Bob Cillo (Dirty Trainload). Se avete voglia di danzare e divertirvi, non perdetevi l'ascolto!

Siamo a Bologna con un duo rodigino che in questa storica città ha messo radici già dal 2013. Christian (Love in Elevator, Marnero, Graad) e Nicola, amici fin dall'infanzia, sviluppano in questo concept duo tutta la propria passione per la cinematografia di fantascienza musicando un proprio ipotetico racconto, che si snoda di album in album come se si trattasse di capitoli di un romanzo. La storia parla di un IperLupo, anima saggia di un pianeta di un'altra galassia, dove gli umani vivono in pace ed armonia. L'equilibrio però viene sconvolto da un'invasore e i due eroi della saga, impersonificazione dei nostri stessi musicisti, devono fuggire verso la Terra per chiedere l'aiuto degli umani che, grazie alla forza riparatrice e all'incommensurabile potere della musica, possono contribuire a risanare il pianeta Eiron. Interessante la versione metal del duo Hyperwulff che riesce con originalità a coniugare stoner, sludge, noise, doom, in una miscela del tutto personale.

Volume Two è il sequal naturale del Volume One, uscito già nel 2015. Con la guida del recensore Nicola Cigolini (Samcro), entriamo nella storia dell'IperLupo e di questi umani di un pianeta lontano. Interessanti gli adattamenti del metal del duo, a sottolineare i punti salienti della saga.

Siamo in Friuli, nelle fredde terre di confine della Carnia, e come nella più storica tradizione alla White Stripes, il chitarrista Alessandro De Cecco piazza un'ignara compagna, tale Jessica Bortoluzzi, dietro alle pelli per formare un duo scarno, immediato ma mordace, che con il suo punk alla Green Day furoreggia in tutto il Triveneto. I brani sono brevi e sono tanti, altrettanti i video, per lo più casalinghi, come buona tradizione Diy comanda. Simpatica intervista, tra argomenti di musica, gatti e attività nel sociale.

Un gelato al bar dà il via a una serie di brani che vengono raccolti in questo primo album, da subito un Long Play. Lisce proprio come un gelato che si scioglie, le canzoni si dipanano nei 25 minuti di ascolto, guidati dalla penna del nostro collaboratorte Mali Yea, del duo reggiano Anice.

Nadsat, Bologna 2015... è da allora che seguiamo Michele Malaguti e Cesare Balboni nelle loro evoluzioni sonore. Partiti in sordina con un Ep sci-fi, si evolvono da subito verso coordinate meno spaziali, più concrete e graffianti, tra schemi math e aggressività postcore. Influenzati da una scena bolognese a due molto attiva ed interessante, riescono col tempo a definire uno stile del tutto personale, che li eleva tra le 2-piece più attive e rinomate dello Stivale. Non potevamo saltare l'aggiornamento all'uscita del lor nuovo album.

I Nadsat amano evolversi e stupire. Con questa loro terza pubblicazione in studio, ci sbaragliano e stupiscono riuscendo ad introdurre le complesse poliritmie afro e ritmi latin, in quello che rimane un durissimo mathcore strumentale, con i dovuti abbellimenti. Recensione di Cesare Businaro, nostro unico collaboratore al di fuori di una 2-piece, ma grande seguace di Edp e fan della band di quest'oggi.

Anche dei San Leo abbiamo già scritto, fin dall'inizio della loro carriera (2013). Duo riminese formato da Marco Tabellini e Marco Migani, propongono sonorità del tutto particolari, sospese e dilatate, oscillanti tra momenti di calma e scoppi sonori. Lunghi titoli a descrivere lunghe composizioni strumentali, gloriose e potenti, che ci hanno fatto innamorare del duo.

Giunti al terzo album, i San Leo chiudono un'ipotetica trilogia incentrata sullo studio alchemico del Conte Cagliostro, che sulla rocca di San Leo venne appunto incarcerato. Medesime atmosfere di sempre che non ci fanno rimpiangere alcuna virata musicale. Il tutto recensito dal nostro Mali Yea (Anice) che con la sua etichetta indipendente metterà la firma al lavoro successivo del duo, uscito in questi ultimi mesi del 2019 e del quale avremo presto occasione di parlare.

I Milf sono un duo a intermittenza. Suonano, sono in tre con un personaggio dietro le quinte, poi spariscono, poi tornano, poi svaniscono di nuovo ed infine, ecco, adesso tornano in un formato a due che più duo non si può. Sono strumentali e sono cattivi, soprattutto irriverenti. Come da nome della band, seguono un concept incentrato sulla sessualità, o meglio sulla pornografia, che dilaga e pervade tutti gli strati della società. Invece di celare ciò che molti nascondono nell'armadio, ne parlano apertamente, con allegria e sfrontatezza, intessendo pure video a tema. Sebbene espliciti ma mai volgari, il primo pubblicato viene segnato dalla censura della rete. Pubblichiamo qui il secondo videoclip, casualmente più soft e conseguentemente sopravvisuto ai tagli del perbenismo, oltre che a farci una chiacchierata con Alejandro e Carlito sulla loro filosofia di base...

I nostri The Sarge and The Wülff continuano a sviluppare la colonna sonora di un ipotetico film sci-fi. Per questo Ep si soffermano nel momento straziante dell'abbandono del pianeta Erion, tra scenari di distruzione fisica e desolazione dell'anima. Interessante l'aggiunta e lo sviluppo di suoni sospesi grazie all'ampio utlizzo di vecchi synth analogici.

Conosciamo gli Hyperwülff come raffinati metallari che inseriscono certe sonorità elettroniche a sottolineare le atmosfere siderali del loro concept. In questo Ep sviluppano maggiormante questo aspetto, tralasciando fuzz e batteria per spostarsi alla consolle di guida della loro navicella spaziale, fatta di sintetizzatori, sampler e controller. Ciò che ne esce non fa più parte di un duo elettrico, ma non potevamo farci scappare questa piccola chicca, per un Ep che li vede comunque cavalcare i propri vecchi strumenti. C'è anche un video a sottolineare queste nuove atmosfere rarefatte di un mondo apparentemente distrutto.

The Cyborgs è stato un originalissimo duo per ben otto anni e centinaia di live in giro per il mondo. Non essendo prettamente chitarra-batteria, non li ho mai inseriti nella nostra Community. In realtà il chitarrista, un one-man band dalla formazione blues, aveva già militato per anni in un duo capitolino. Ora i cibernetici si dividono, l'uno mantenendo il nome e la formazione, l'altro lo stile. E questo altro, di cui non possiamo dire molto in quanto la mascheratura dei personaggi fa parte del concept fin dai suoi esordi, ha optato nuovamente per un set up chitarra-batteria. Il rock'n'roll, graffiante e coinvolgente, è quello che da sempre abbiamo amato.

I Cyborg Zero, come i precedenti The Cyborgs, sono sostanzialmente una live band: l'aspetto scenografico e l'abilità su palco non danno adito a dubbi. In attesa del primo album di questa nuova formazione esce quindi la registrazione di un loro live, nientemeno che alla mitica Darsena sul Trasimeno. 7 pezzi originali, di cui un paio ereditati dalla formazione precedente, ci fanno ricordare quanto sia glorioso danzare con la musica di questi Cibernetici, storici o nuovi che siano. Recensione ad opera di Mario Caruso (Samcro).

Nuovo duo per musicisti già navigati. I Reggiani Vincenzo Mellita e Luca Bajardi intessono un progetto interessante seppure estremo: tra math rock e violenze sonore di vario tipo, i due aggiungono campionamenti di dialoghi tratti da vecchi thriller, nell'ottica di sviluppare una specie di colonna sonora per film noir in bianco e nero. Sonorità surf, alt rock e latin jazz, servono a creare atmosfere precise, sospese e di tensione, come le emozioni che queste vecchie pellicole sapevano comunicare. A condimento del tutto, una serie di videoclip totalmente Diy (dai costumi alla scenografia) in tema con l'estetica del duo.

La penna di Nicola Cigolini ci conduce nei meandri di questo Ep ad alta tensione, tra la frenesia degli inseguimenti e i momenti di suspense caratteristici dei vecchi thriller da cineteca.

Le coordiante musicali cambiano con la presentazione di questo duo umbro, dove il rock e il metal prevalgono. 'Poca', ossia il fondatore Simone Matteucci (liutaio e insegnante di chitarra), è l'unico membro originario dei Craving for Caffeine, che da trio a duo con batteristi vari, giunge all'attuale line up con alle pelli Matteo Cavallaro. Un solido tappeto di elettronica, da avviare come base durante i live, è la loro soluzione alla mancanza delle freqeunze del basso.

Dopo un primo Ep d'avvio, ormai del 2013, seguono due album unificati nel concept dall'immagine di un coniglio in formato cartoon (la penna è di Lori Meyers), sempre più arrabbiato di disco in disco; una specie di rivalsa del più debole contro le angherie del mondo intero. Vi lasciamo entrare nei meandri dei dieci brani sotto la guida del nostro fidato Cesare Businaro.

Concludiamo in bellezza con l'ultima presentazione dell'anno, un giovane duo partenopeo che punta al futuro con uno sguardo decisamente rivolto al passato. Gli anni a cui si rifanno Antonio Scimonetti e Cristiano Del Gaudio precedono la loro infanzia e sono il decennio d'oro nientemeno del grunge, che i due sanno sapientemente miscelare con l'hard rock e un pizzico di condimento noise. Una formula ben riuscita che lascia ben sperare nelle nuove generazioni di 2-man bands. Il suono dei due è già in evoluzione, ma intanto noi ci godiamo questa ventata di nostalgica memoria musicale che farà impazzire tutti gli amanti delle camicie di flanella a quadretti...

L'omonimo Ep d'esordio dei Mushtooms è un 6 pezzi che ha mandato in fibrillazione il nostro recensore Cesare Businaro, tanto da strappargli di mano un bel dieci pieno, voto mai visto nella lunga storia delle recensioni di Edp. Ma del resto come dargli torto? Anche la Jestrai Records, etichetta di 'Mamma Verdena', molto attenta alle nuove proposte underground, non se li è voluti far scappare... Non perdetevi quindi l'ascolto di questo splendido album, tra echi di Mudhoney, Alice in Chains, Smashing Pumpkins, Melvins e molto altro.

194) ELENCO POST 2019 28.12.2019
Here we are... in attesa di ripartire con le nuove avventure a due del 2020! Buon anno a voi, fidi lettori e seguaci di Edp, ci faremo una bella compagnia... :)


Articolo ad opera di Giusy Elle

martedì 10 dicembre 2019

193. RECENSIONE67: The Mushrooms by The Mushrooms

LISTA RECENSIONI
LISTA RECENSORI



Vengono da Napoli ma hanno il cuore a Seattle, sono i MUSHROOMS partenopei ma non sono lisergici, loro sono i funghi della muffa, che in breve invaderanno il panorama sonoro dell'underground nazionale. Seppur molto giovani, sanno ricreare alla meraviglia l'atmosfera degli anni '90, dai Mudhoney agli Alice in Chains, con una freschezza moderna che non sa necessariamente di clonazione.
Escono con un Ep omonimo di 6 pezzi, pubblicato su Cd ma anche nella nostalgica versione tape, sulla cui copertina compare il logo Jestrai: una garanzia sotto tutti gli aspetti, che invita a non farsi perdere l'ascolto di questo gioiellino...

Qui a seguire la recensione del nostro fido Cesare Businaro; nell'articolo appena pubblicato (qui), tutto sulla genesi del duo, un paio di righe per presentare la Jestrai Records ed infine la piacevole chiacchierata con Antonio Scimonetti (chitarra e voce) e Cristiano Del Gaudio alla batteria.
Per tutti voi dalla camicia a quadretti in flanella, buon ascolto nostalgico!


Video
The Mushrooms - Full Of Dust (live at B studio) 
Youtube -ascolto "Why Am I So Angry With You?"
https://www.youtube.com/watch?v=9YN4a8qljow

Contatti Band:


The Mushrooms credits:
Composto ed eseguito da The Mushrooms: Antonio Scimonetti -Chitarra e voce e
Cristiano Del Gaudio -batteria (Batteria)
Ep d'esodio "The Mushrooms"
Pubblicato il 18 ottobre 2019
Formato: Cd, Audio tape, Digitale
Genere: grunge, stoner, sludge metal, noise rock
Mixato e masterizzato da Danilo Turco 'Danjlo'
Etichetta Jestrai Records 


Qui lo ascolti

The Mushrooms 2019
Jestrai

1. Why Am I So Angry With You?
2. Full Of Dust
3. CaAgbe
4. The Endless Melancholy Of My Mind
5.
Sprout
6. Fantasma


RECENSIONE
THE MUSHROOMS "The Mushrooms"
Ep 2019 Jestrai Records
Grunge, Sludge metal, Noise rock e Stoner
Ricevo un pacchetto dal formato insolito: sembra una di quelle palline di carta ricoperte di scotch, che si facevano alle elementari per giocare a calcio fra i banchi della classe durante la ricreazione… Sopra c’è attaccato un foglietto con il nome e il cognome del mittente, che non riconosco e sale la curiosità, anche perché questo pacchetto mi viene recapitato in ufficio (e sto parlando di uno studio legale…).

Mi aiuto con le forbici per tagliare lo strato di scotch (chi l’ha spedito avrà fatto fuori un rotolo...) ed apriti cielo: “Grande Giove!”, esclamo come un improbabile scienziato del secolo scorso, come se una Delorean alimentata da un vasetto di plutonio, toccate le 88 miglia orarie, mi avesse riportato a cavallo fra gli anni ‘80 e i ‘90, quando ricevetti l’oggetto che mi avrebbe accompagnato nella tasca dell’Invicta dalle superiori in poi, giorno dopo giorno, sui miei viaggi in autobus da casa a scuola, che ci fosse un’interrogazione o una manifestazione e così fino all’avvento del CD…

Sto parlando naturalmente del mio fedelissimo e - con mia sorpresa - ancora funzionante Walkman, perché ciò che fuoriesce dalla pallina rivestita di scotch è proprio lei: una cassetta! Apro la custodia e il colore della cassetta, viola trasparente, mi ricorda il case del terzo disco degli Alice in Chains, quello con il cane a tre zampe in copertina e scoprirò poi, ascoltando il nastro, che il collegamento ha un senso, almeno per me…

Estraggo la copertina, un semplice cartoncino nero, ripiegato in tre lembi, col disegno di un fiore sul lato frontale, un numero (#1) e il titolo dell’EP sul dorso e all’interno cinque titoli apparentemente scritti a mano, più un bonus, fra parentesi, intitolato “Fantasma”, evidentemente una ghost-track che più-ghost-non-è, in quanto svelata fin dai titoli di copertina, per l’appunto (mi ritroverò poi a riavvolgere in avanti il nastro, per ascoltarla…).

Quel mio “apparentemente scritti a mano”, non è tuttavia soltanto una questione grafica: ne ho il sospetto e il sospetto diventa (quasi) certezza, avvicinando il cartoncino al riflesso della lampada accesa sulla mia scrivania… Questa copertina sembra disegnata e compilata a mano! L’apprezzamento viene in parte smorzato quando mi accorgo peraltro che la stessa copertina è rovesciata, rispetto al senso di apertura della custodia, da destra a sinistra: un errore grossolano?
[N.d.t.: la cassetta recapitata era effettivamente handmade, inviata al recensore in attesa delle originali, quest'ultime con la copertina ovviamente stampata.]

So poco o niente della band in questione, ma una foto rapidamente cercata su Google mi fa supporre che i Mushrooms abbiano - come minimo - una decina d’anni in meno, rispetto al destinatario del pacchetto e così mi convinco che la cassetta possa essere la scelta stilistica di giovani neo-nerd, per non chiamarli Millennial, affascinati da un decennio musicale che non hanno vissuto (poveri loro…), tanto da “cannare” - per inesperienza (?) - il verso della copertina…

L’ascolto del nastro, rimuoverà peraltro qualsiasi dubbio: questi non recitano nessun copione, questi sanno il fatto loro e se non fossero di Napoli, ma della città più piovosa d’America e il loro EP d’esordio fosse uscito, indistintamente, il 1.10.1987, il 20.10.1988 o il 15.6.1989 e ancora, se a bordo della Delorean di cui sopra, impostassi il timer del flusso canalizzatore su ciascuna di quelle date, per poter tornare in uno di quei negozi reali (oggi chiusi per passare il testimone a quelli virtuali…), in cui la musica la compravo su cassetta, troverei senz’altro i Mushrooms sullo stesso scaffale dello Screaming Life EP dei Soundgarden, di Superfuzz Bigmuff dei Mudhoney o di Bleach dei Nirvana…

Il Seattle Sound è servito, dal lato A al lato B di questa cassetta, su un piatto d’argento, perché i Mushrooms me lo ricordano, eccome se me lo ricordano, ma senza affatto scadere in macchiette o in sicuri scarti della Sub Pop…

Dunque, la mia destinazione temporale è impostata e il flusso sta “flussando”, per cui inserisco il nastro, imposto il selettore normal/chrome, quasi fosse lo switch di una chitarra vintage e schiaccio play… Ci vuole un pochino, perché la bobina raggiunga l’inizio del primo pezzo, ma il silenzio “forzato”, com’era tipico delle cassette, per proteggere con un segmento “vergine” il nastro registrato, rende ancora più d’impatto l’incipit del primo pezzo, fra il leggero fruscio di una testina magnetica un po’ provata dagli anni…

Il brano di apertura (Why Am I So Angry With You?), mi rimanda istantaneamente ai già citati Mudhoney: suona infatti come la risposta dei Mushrooms alla loro “Touch Me I’m Sick” (o “Dick”, per chi non ricordasse l’originale, ma la versione cantata da Cliff - alias, Matt Dillon - con alcuni membri dei Pearl Jam, nel film che Cameron Crowe ha dedicato al Seattle Sound e che nel Belpaese fu distribuito con il titolo “L’amore è un gioco”). Come il celebre singolo di debutto dei Mudhoney, questo pezzo consiste in tre-accordi-su-tre, “zappati” con la stessa veemenza della band di Seattle, ad accompagnare una linea vocale in cui il cantante e chitarrista dei Mushrooms, ha come espliciti riferimenti uno “svogliato” Kurt Cobain sulla strofa e uno “spettinante” Mark Arm sul ritornello.

La seconda traccia (“Full Of Dust”), è la prima delle due strumentali presenti nell’EP: qui, il duo, dopo un’introduzione arpeggiata dalle tinte post/rock e uno “one-two-three-four”, presumibilmente urlato dal batterista, sterza verso il noise dei primissimi Tad, scandendolo con la pesantezza sludge/metal di un riff stoppato, prima di esplodere in una sequenza di “frustate” sonore, con “morelliani” colpi di (pedale) Whammy.

Il titolo del terzo brano (“CaAgbe”), parrebbe indicare una sequenza di power-chord o forse l’accordatura usata dal chitarrista, se non fosse che ho imbracciato la mia seicorde per verificarlo e il risultato non è proprio quello che si sente nel pezzo; ad ogni modo, dopo un’introduzione nuovamente incupita da un arpeggio in toni minori, il duo riprende la veemenza sludge/metal già anticipata in “Full Of Dust”, ma per accompagnare questa volta una linea vocale, nuovamente “cobainiana”, tanto che potrebbe trattarsi di un’out-take del già citato Bleach, se non fosse per il controcanto del ritornello, che mi si conficca in testa in un nanosecondo, dando un senso evidente al paragone di cui sopra, fra il colore di questa cassetta e quello del terzo CD degli Alice in Chains. Ciliegina sulla torta: un finale dissonante e distruttivo, di quelli su cui “qualcuno” dei già citati capostipiti del grunge, avrebbe ridotto a pezzi il suo strumento…

Giro il nastro e per il quarto brano (“The Endless Melancholy Of My Mind”), è stato amore al primo ascolto! Qui, la Delorean, per una sosta ai box di oltre 6 minuti (tanto dura quella che è la traccia più lunga dell’EP), fa rotta dal litorale di Seattle, fin verso il lago Michigan, bussando - anche per il titolo che ne ricorda l’epico doppio album - agli Smashing Pumpkins di “Porcelina Of The Vast Oceans”… Due sole parole per descrivere il brano: intensità e coinvolgimento, dalla prima all’ultima nota di questa mini-suite strumentale.

A seguire il quinto ed ultimo pezzo della playlist “ufficiale” (“Sprout”) e la successiva ghost-track (“Fantasma”, come detto): nella prima i Mushrooms ritornano sulle sonorità del già citato Bleach, con “lisergiche” sferzate sludge/metal, ad accompagnare urla “annichilenti”, mentre nella seconda si congedano con un riff rinforzato su due ottave, alternato a dissonanze “lancinanti” e bordate noise, che vanno ad aggiungere i roboanti Melvins (come se non bastasse…), al già “succulento” repertorio d’influenze del duo napoletano.

Il mio voto, manco a dirlo, è un 10 su 10 ed è il mio primo 10 da quando scrivo per Giusy Elle, ma tant’è: non saprei davvero cosa si possa migliorare in questo EP d’esordio, sia per l’autenticità con la quale i Mushrooms interpretano il genere proposto, quasi lo suonassero dalla nascita (loro e/o dello stesso genere), oltretutto in formazione ridotta all’osso (e senza evidenti stratagemmi per supplire alla mancanza di altri elementi, a parte il summenzionato pedale), sia per essere (sorprendentemente) la loro prima pubblicazione.

Li aspetto dal vivo, in camicia di flanella, non appena ritornato al futuro!

Cesare Businaro
10/10



Articolo ad opera di Giusy Elle
www.facebook.com/groups/ElectricDuoProject


192. Che bel viaggio con i MUSHROOMS


INTRO
Dopo la pubblicazione dell'articolo dedicato agli Umbri CRAVING FOR CAFFEINE (qui), restiamo ancora nel sano e bel rock con i giovanissimi THE MUSHROOMS, la cui terra natia è la Campania ma che potrebbero benissimo essere giunti direttamente dagli States... vediamo assieme perché. 

BIOGRAFIA
Il tempo scorre anche per i duo chitarra-batteria, tant'è che abbiamo a che fare con la generazione Z, parlando dei Mushrooms... Originari da Napoli, città che ci ha già nel tempo abituati a duo di una certa caratura (MESMERICO, PSYLOCIBE -guarda caso- e molti altri), i due fondatori appartengono infatti alla classe 1999 e sono Antonio Scimonetti alla chitarra e voce e Cristiano Del Gaudio alla batteria.

Iniziano a suonare assieme all'età di 14/15 anni restando il nucleo pulsante di tutta una serie di progetti e andirivieni di musicisti. Anche i Mushrooms nascono come trio, ma alla fine, il duo, risulta la soluzione più naturale. Siamo nel 2016 e il sound hard rock e grunge, con l'aggiunta di un doveroso noise, sono gli ingredienti base con i quali i due decidono di imbastire il proprio progetto musicale. L'Ep omonimo che ne esce, un 6 pezzi di recente pubblicazione, è il sunto di questa ricetta che li vede esordire con gran maturità: tutto è al posto giusto e nessun brano scade mai di livello. L'album viene pubblicato su Cd ma anche in formato audio-tape, in memoria degli anni d'oro ai quali il duo fa riferimento.

Un bell'assaggio, questa prima presentazione dei funghetti nostrani, tanto da smuovere la curiosità di casa Jestrai, la prestigiosa etichetta di famiglia Verdena, che pone la sua firma nella produzione dell'Ep. I sei brani della tracklist ci riportano a memorie precise: il grunge dei Mudhoney, il desert stoner, i riff di sabbathiana memoria, gli inconfondibili controcanti alla Alice in Chains, il noise... Spesso tutto questo non è amalgamato in un unico stile ma distribuito, seppur nella giusta misura, nei vari pezzi dell'Ep, rendendo i brani una personale interpretazione dei vari generi, uniformati da uno stile che inizia a definirsi all'interno del progetto. Dalla registrazione dell'album, Antonio e Cristiano hanno già evoluto il proprio sound, e come non diversamente, vista la loro giovane età! Sono convinta quindi che in breve i due sapranno amalgamare a dovere queste belle influenze in un marchio preciso che renderà i Mushrooms uno tra i più interessanti duo in circolazione. Intanto, sono decisamente una bella promessa, e la sicurezza che la line-up coltiva degni eredi.

A seguire una breve presentazione della Jestrai Records e un doveroso approfondimento del duo con l'intervista ai diretti interessati: ci aiuteranno a capire come le nuove generazioni di duo chitarra-batteria approcciano la line up e le sue sfide. Per ascoltare la bomba di oggi, nessun problema, troverete The Mushrooms su Spotify, iTunes, Pandora e tutte le altre piattaforme streaming. Qui invece la penna sempre interessante di Cesare Businaro che ci mostrerà, con la sua recensione, tutte le sfaccettature e le promesse di questo giovane duo. Il viaggio è iniziato, libero sfogo ai funghetti!

VideoThe Mushrooms - Full Of Dust (live at B studio)


LABELS
Jestrai Records http://www.jestrai.com/
Etichetta indipendente nata a Bergamo nel 2002 dall'iniziativa di Mariateresa Ragazzoni, madre di Alberto e Luca Ferrari dei Verdena, che l'anno precedente aveva fondato la Jestyrai Edizioni al fine di pubblicare i testi della band. In breve si dedica alla produzione di degni esponenti dell'underground tra i quali troviamo anche power duo chitarra batteria! Come i MAYBE I'M (2012 e 2014), i .CORA. (2009), e ancor prima i bergamaschi FIUB.
L'etichetta cura anche il booking dei propri gruppi promuovendo concerti: è' del 2001 il primo JestraiRock, evento che in breve diviene un Festival itinerante.
Nel 2013 il campo d'azione e di scouting si allarga, con la fondazione di una sotto etichetta, la Factum Est Records, dedicata a produzioni più sperimentali rispetto alla casa madre.



INTERVISTA
1. Un gran benvenuto a voi, Antonio e Cristiano. Siete nati a fine millennio ma la vostra musica attinge a piene mani dagli anni novanta indietro, quali sono stati i vostri ascolti ed influenze, fino ad oggi?
A: Le mie influenze oggi sono molto varie, vado dagli anni ’60 fino ad oggi su generi abbastanza
diversi. La prima influenza su tutte sono i White Stripes e Jack White (cosa molto palese), poi man
mano sono finito in generi più pesanti o sperimentali, come lo shoegaze e la dark wave tipo: A Place To Bury Strangers, My Bloody Valentine e Cure. Ovviamente l’EP ha avuto una forte influenza da parte dei Melvins, sia per i riff che per l’approccio musicale, altro gruppo degno di nota che ci ha influenzato entrambi sulla registrazione dell’EP sono i Verdena, questi sono alcuni dei gruppi che hanno influenzato me e Cristiano.
C: Le mie prime influenze sono stati gruppi rock classici come i Beatles e i Rolling Stones che mi
hanno aiutato a crescere musicalmente. Crescendo ho cominciato a variare approcciando generi e
gruppi molto diversi tra loro, come lo stoner, il noise, il grunge (Melvins, Sonic Youth, Mudhoney,
Nirvana, Soundgarden), ma anche altri generi come la new-wave di fine anni ’70 (Talking Heads,
Police, Blondie, Cure) e gruppi più moderni e validi come i Royal Blood, Slaves e altri ancora.

2. Il vostro duo, The Mushrooms, è nato per caso e per necessità, però quando avete deciso di restare in due, avevate già questa line come riferimento, quindi.
A&C: Sì, avevamo in mente i già citati White Stripes ma anche i Royal Blood e Black Keys.

3. Quali le vostre accortezze per ovviare alla carenza delle basse frequenze?
A: Per ovviare alla carenza del basso faccio passare il segnale della chitarra per vari pedali tra cui
un octaver polifonico che mi sdoppia il segnale mandandolo ad un ampli per chitarra e uno per
basso che riporta appunto l’ottava bassa; invece sul segnale dell’amplificatore per chitarra va il
digitech whammy 4 che mi da un’altra ottava così da ricreare una sorta di stereofonia di ottave live.

4. Siete un duo dei giorni nostri, raccontateci: c'è ancora qualcuno, tra il pubblico o i musicisti, che si meraviglia della mancanza del basso?
A&C: Si. Noooo! Dopo tutti questi decenni ancora la formazione a due nel rock non è sdoganata...

5. Napoli, città che in questo millennio ha dato i natali a ottimi duo chitarra-batteria. Conoscete, di nome o di fatto, alcuni dei vostri predecessori?
A&C: Conosciamo per lo più power duo che suonano tutt’oggi nella nostra scena, come i Ga-rage,
Alca Impenne, The Devils, Eloise D’Egidio (da poco “defunti”). Tra i vecchi duo che non sono più
fra noi ricordiamo i Arduo, Buddha Superoverdrive e i Mesmerico.

6. Cosa ci raccontate della scena musicale attuale del vostro territorio? C'è fermento o stasi? Quanto spazio c'è per suonare e per il divertimento dei giovani?
A&C: La scena musicale attuale qui a Napoli è in movimento ed è piena di gruppi (forti e non) ma i
posti scarseggiano di anno in anno; Il genere che ora “va forte” è l'emocore e l’hardcore, pieni di
finti punk che vivono in un ricordo idealizzato del punk anni ’70, senza rendersi conto che sono
solo una copia sbiadita di tutta quella scena, infatti il genere che suoniamo noi non è così diffuso e
molte volte abbiamo difficoltà ad inserirci tra questi “punk”. Per quanto riguarda i locali/spazi dove
suonare, scarseggiano sempre di più, non ospitano più serate live ma quizzettoni per famiglie o djset
improponibili o meglio gli stessi proprietari formano un gruppo per suonare hit classiche.
La musica underground ringrazia!

7. Al primo Ep siete già in accordo con la prestigiosa Jestrai Records: com'è nato il vostro rapporto? Cosa vi aspettate da una collaborazione di tale portata?
A: Semplicemente era una notte insonne e ho cominciato a contattare a raffica locali ed etichette,
fino a quando non mi sono ricordato della Jestrai (che provammo a contattare già anni prima senza
successo); ho inviato l’EP che fortunatamente è piaciuto moltissimo a Mariateresa Regazzoni che
oggi ci sta aiutando molto nella sponsorizzazione. Con la Jestrai quindi è una collaborazione
avvenuta dopo la realizzazione dell’EP (mix e mastering di Danilo Turco, in arte Danjlo).
Non abbiamo idea di cosa aspettarci con la Jestrai in futuro.

8. Oltre al Cd avete pubblicato in formato audio-tape. Com'è ricaduta la scelta sulle vecchie cassettine?
L'abbiamo fatto sotto consiglio del nostro produttore Danilo Turco, dato che stanno ritornando un po' i vecchi supporti come cassette e vinili. Inoltre pubblicare il nostro disco su cassetta, c'entra comunque con l'estetica generale e il sound del duo. Comunque lo sappiamo... siamo dei nostalgici di un'epoca che non ci appartiene hahahahah.

9. So che siete in ulteriore evoluzione sonora dopo la registrazione dell'Ep d'esordio. Siete quindi ancora alla ricerca della vostra identità musicale? In che direzione vi state muovendo? Tutto nasce spontaneamente, immagino, e non frutto di un disegno preciso...
A&C: Tutto nasce sempre in modo spontaneo ma questa volta cerchiamo di spingerci più in avanti
per sonorità nuove, il tutto sta prendendo una piega più shoegaze a tratti ma sempre con riff ciccioni
e massicci. Maggiormente sperimentiamo con nuove accordature, effetti o nuovi approcci alla
scrittura, variando anche certe volte le strutture dei brani.

10. I vostri progetti prossimi?
A&C: Fare un nuovo EP e andare in tour per toccare un po’ tutta la penisola e perché no anche
l’Europa!

Grazie mille per averci mostrato il vostro approccio al mondo delle two-man band, Antonio e Cristiano. Vi auguro una lunga e proficua carriera, come i presupposti lasciano immaginare, mentre qui vi lascio concludere con parole vostre.
Siamo i funghi e siamo nati dalla muffa, che si estenderà per tutto il territorio fino a conquistare il
mondo!

Link band


DISCOGRAFIA
THE MUSHROOMS 2019, Jestrai (grunge, stoner, sludge metal, noise rock)

1.Why am I so Angry with You? 2.Full of Dust 3.Caagbe
4.The Endless Melancholy of my Mind 5.Sprout 6.Fantasma



Qui lo ascolti
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Link ad altre recensioni



Articolo e intervista ad opera di Giusy Elle